Perché in Nicaragua?

in viaggio con Michele Spiriticchio in Nicaragua

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Perché in Nicaragua?

Se cercate una vita tranquilla se amate la "libertà", il rispetto e la dignità dei Nicas vi faranno sentire come a casa!

Una scelta "difficile" e strana quella di andare in Nicaragua.
Eppure già da tempo desideravo visitare questo Paese, da più di un anno quando mi erano arrivate molte interessanti notizie di questa martoriata nazione centroamericana.
Dopo Messico, Guatemala e Honduras, forte era la convinzione di continuare ancora in Centroamerica, e il Nicaragua avrebbe rappresentato forse la migliore sintesi di questi Paesi.
Con l'aiuto impagabile di amici che non si sono risparmiati nel coinvolgermi in questo desiderio e con la curiosità che diventava sempre più grande, finalmente decisi che il 2003 sarebbe iniziato con questo sogno: un viaggio in Nicaragua!

Itinerario

8 gennaio 2003
Parto con Maurizio, mio fidato amico viaggiatore che già nel 2002 mi ha accompagnato in Venezuela, alle 11.55 da Milano Malpensa con il volo della Iberia 6165 destinazione Managua, con scalo a Madrid (volo IB 3641) e poi a Miami. L'arrivo previsto a Managua è a mezzanotte.

9 gennaio
Invece arriviamo all'aeroporto Augusto Cesar Sandino di Managua alle 1.33 del 9 gennaio.
Le procedure doganali sono veloci e paghiamo al controllo passaporto la tassa d'entrata nel paese di 5 $. In aereo ci viene consegnata anche la tarjeta d'ingresso che compiliamo e che ci viene timbrata all'aeroporto (da tenere sempre con sè con il passaporto; consente la permanenza in Nicaragua per 3 mesi).
Ritiriamo lo zaino e usciamo dall'aeroporto; è notte e subito alcuni tassisti ci offrono il loro servizio, sparando tariffe facili per un turista appena arrivato, ma grazie ai miei informatori conosciuti via email (Claudio, Mirco, Lemy, Massimiliano) so che non dovrò spendere più di 15-20 cordobas, la normale tariffa diurna a Managua per qualsiasi destinazione. Anzi, dovrei anche evitare i tassisti fuori dall'aeroporto e andare direttamente sulla strada di fronte, uscendo dai cancelli, per un taxi dal lato opposto che vada verso sinistra (verso ovest insomma).
Ma il buio e l'impatto così precipitoso ci fanno alla fine cedere a uno di questi che ci conduce nel barrio Martha Quezada per ben 10 $ (ma altri chiedevano fino a 20 $!).
Dico al taxista di portarci all'hotel Jardin de Italia che però sembra sia chiuso a quell'ora, come peraltro la maggior parte degli hospedajes di Managua. Questo secondo i tassisti furbacchioni...!
Le strade sono deserte e buie, l'illuminazione è ai minimi termini e non c'è nessuna insegna di hotel accesa; come primo impatto Managua mi appare come una città appena uscita da un bombardamento, dispersa in quartieri lontani fra loro, con ampi viali male asfaltati e pieni di buche e fratture che costringono l'autista a continui rallentamenti. E questa è Managua, la capitale del Nicaragua !
Ma non si può non vedere che ogni casa, palazzo, negozio, ufficio, insomma ogni abitazione è "chiusa" da cancellate, fili spinati, gabbie metalliche cha fanno molto pensare; sembra che la delinquenza qui sia a livelli insopportabili; o è solo un retaggio degli anni passati?
Davanti al Jardin de Italia, ci si para davanti un ragazzo che sembra monco; il tassista subito blocca le portiere e tira su i finestrini, suona per svegliare qualcuno dell'hotel, dalla finestrella dietro una grata la signora ci manda al diavolo, forse spaventata dal trambusto del taxista e del ragazzo che chiede qualcosa e alla fine si crea la confusione cercata e ottenuta dal taxista (furbo lui, e polli noi) che infine riesce a condurci al "suo" hotel, perchè noi ormai siamo stanchi morti, senza voglia di imporre altre soste qui al buio (non mi raccapezzo dove sono, potrei anche essere altrove...), di notte, quando tutti dormono e sono chiusi dentro.
"Ok, va bene, portaci al Morgut", dico io, che è vicino al terminal degli autobus per León, visto che tra qualche oretta partiremo proprio per questa cittadina.
Il Morgut è un hotel tre stelle, un vigilante appostato appena dietro la portafinestra vede il taxi fermarsi e allora ci apre; alla nostra richiesta di una camera va a svegliare un signore che dorme profondamente.
Beh, per una camera "doble" con bagno in camera da 40 $ riesco a scendere solo a 35 $ da saldare subito; "porque sono precios impuestos" mi risponde il señor, ma noi dovremo dormire solo per 5-6 ore, presto lasceremo la capitale per dirigerci a León; della televisione non so che farmene, l'aria condizionata la spengo subito perché non voglio ammalarmi il primo giorno (almeno aspettiamo una settimana...) e poi è rumorosa (come sempre...). Maurizio accenna che potevamo starcene in aeroporto, e aspettare che faccia giorno, ma sono solo parole così, dette col senno di poi.
Verso le 8 lasciamo il Morgut e in taxi (costo 14 cordobas = 1 "dollarito"...) ci facciamo portare al terminal Israel Lewites, dove c'è anche il mercato omonimo. Prima però passiamo davanti alla cattedrale vieja, abbandonata e in disuso dal 1972, anno in cui il terremoto rase al suolo Managua. Non ci sono fondi per ripararla e alcune transenne impediscono di entrarci. Dalla cattedrale, proprio vicino c'è il malecon sul lago di Managua, inquinatissimo e con un susseguirsi di bar e comedores.
Ma il ricordo più grande che vorrei esprimere è la sensazione di "vuoto" che dà Managua, un'atmosfera surreale, quasi da città fantasma, che appare più una periferia continua di una presunta grande città, per giunta capitale.
Dopo aver cambiato i nostri primi 100 dollari in banca (1456 cordobas e niente commissione), arriviamo finalmente al terminal, si fa per dire, dove partono i bus per León e il norte (Estelì, Chinandega, Matagalpa, Ocotal, la frontera con l'Honduras, ecc.).
Saliamo sull'ex scuolabus americano giallo diretto a León (va fino a Chinandega), il biglietto si fa a bordo (come poi anche per tutti gli altri, al passaggio dell'esattore), costo 15 C$. Due ore di strada rovinata, passando da Nagarote e La Paz Centro e dopo aver raccolto tutti coloro che alzano la mano fermando così la "bagnarola".
Il panorama sulla destra è contraddistinto dai vulcani Momotombo e Momotombito (che è un'isola sul lago di Managua o Xolotlàn), mentre da León si possono scorgere i vulcani Telica, Cerro Negro e Las Pilas.
A León, scegliamo di alloggiare all'Hostal Clinica, visto che Mirco (via email) pochi mesi prima c'era stato e me l'aveva consigliato.
Ma il taxista non conosce il "Clinica", e allora, grazie all'indirizzo perfetto di Mirco, iniziamo la ricerca che in fondo non è così difficile.
Dalla Telcor (telefoni) due calles e mezzo a sud (abajo): facile, no?
Sì, ma il Clinica dov'è ? Siamo sulla via giusta ma... ah ecco, il Clinica è... una Clinica dental!
O no?! Non è sbagliato, l'Hostal prende il nome dall'ex Clinica dental della dottoressa che lo gestisce e che lavora fuori León, in ospedale. Si entra e si passa direttamente attraverso il bel soggiorno della famiglia con le immancabili sedie a dondolo (sillas "abuelitas"... nonnine in italiano!).
La nostra camera è l'ultima in fondo, solo due letti, un ventilatore e niente altro per 100 C$ (poco più di 3,5 $ a testa). Certamente la camera è quello che è, ma sapremo apprezzare l'Hostal per il carattere familiare e amichevole. E poi si incontrano tanti viaggiatori...
I prezzi al Clinica sono: 60 C$ una singola, 100 per una doble, 140 per tre persone; mentre per quelle con bagno aggiungere rispettivamente 10, 20 e 20 cordobas. Tutte le camere con abanico, ventilatore.
Discorso bagno: lavabo esterno, due quelli in comune, di cui uno in comproprietà con una camera che ce l'ha in privato; quindi potrete sentire bussare dall'altra parte dagli ospiti che lo richiedono... La doccia è piuttosto spartana, ma è solo l'inizio...
E siamo pronti per conoscere un po' León, dopo però aver mangiato qualcosa! Su segnalazione della nonnina del Clinica, andiamo al "Buen Gusto" poco dopo la cattedrale (in piazza e poi la prima destra fino a dopo il mercato). È un comedor familiare tipo mensa, dove vai in cucina e scegli cosa vuoi, paghi e te ne torni indietro ai tavoli per sederti dove c'è posto.
Devo ammettere che non ho capito esattamente cosa avevo ordinato! Riso, arroz, sì quello lo riconosco, poi carne... trita (molida), e verdura tipo... boh... forse patate... oppure yucca... non lo so. Il conto? Con un refresco di naranja, solo 22 C$. E abbiamo mangiato proprio bene, tutti e due, anche Maurizio che di solito è abbastanza scettico... Un locale tipico, da raccomandare!
In fondo Leòn è un grosso paese che ha dato tanto al Nicaragua. Un paese ora tranquillo, con lo schema urbano classico coloniale spagnolo, la cattedrale che è stupenda e che mi piace tantissimo (forse proprio per quell'aria di "antico" dovuta ai segni neri come colati lungo le pareti e la maestosa facciata), enorme, la più grande del Centroamerica! E al suo interno la tomba di Rubén Dario, il poeta più famoso in Nicaragua, amatissimo e morto alcolizzato.
C'è sempre messa in Cattedrale, e con le porte spalancate così da ascoltare anche da fuori, in piazza... La piazza in cui la gente siede sulle panchine, i bambini giocano e i venditori ambulanti cucinano sulla brace.
Ma a León di chiese ne troverete tante altre, vecchie e nuove sparpagliate un po' in giro.
In pratica il pomeriggio scivola via così, bighellonando per le calles e le avenidas di Leòn, osservando come gli "internet point" spuntino come funghi un po' dappertutto.
Alla "Telcor" faccio la mia prima (e ultima!) chiamata in Italia, la tariffa minima (fino a 3 minuti) è di 118 C$ (circa 8 Euro); in seguito utilizzerò solamente il sistema internet-email-sms... Ma è anche possibile chiamare con la tarjeta telefonica da 100C$ dai telefoni pubblici.
..."Il Nicaragua in questo momento è in una fase di transizione, si sta proprio bene, con dolcezza..."
Ceniamo, si fa per dire, al "Pollos Brosteados" in Plaza Metropolitana, dove vengono preparati piatti ovviamente di pollo arrosto impanato e fritto (30 C$ per 1/4 di pollo e 55C$ per mezzo pollo), sandwich, ecc. In due paghiamo 71 C$ (circa 4,5 €).

10 gennaio
Peccato che al "Clinica" ti fai una schiena spezzata in due sui letti sfondati con i materassi ormai da buttare. E le zanzare non scherzano.
Maurizio che ha schierato la sua cara zanzariera è sopravissuto, mentre io ho dovuto faticare un po' per capire il meccanismo alla ricerca del riposo assoluto: i calzini! Sì, perchè questi mosquitos ti pungono sui piedi e sulle caviglie, lasciano da parte testa e gambe e ti risparmiano così di ammazzarti se non ti copri completamente!
Al Clinica si può fare anche colazione. Mi alzo verso le 8 e mangio il mio primo "gallo pinto", cioè riso e fagioli con le uova al tegame, cafè negro e pane sul tavolino fuori, in completo relax. Sì, inizio a trovarmi bene, a trovare quello che stavo cercando.
Dal mercato vicino alla cattedrale prendiamo un bus, cioè un furgoncino pick-up che per 2 C$ ti porta fino al "mercadito" di Subtiava da dove partono i bus per le spiagge di Poneloya e Las Peñitas (6 C$) in circa 45 minuti e a 20 km.
E così arriviamo a Poneloya verso le 10. Una lunga spiaggia nera, noi due e basta sulla sabbia piatta e dura, con alcune case eleganti di vacanza chiuse in settimana. A piedi ci incamminiamo sulla spiaggia verso sud fino al promontorio roccioso che separa Poneloya da Las Peñitas, "La Peña del Tigre". Poco prima si supera l'Hotel Lacayo con i muri verdi incastonato tra gli alberi.
Non c'è quasi nessuno sulla spiaggia, solo qualche nuotatore solitario, ma saremo in tutto una decina lungo le spiagge chilometriche. Il tutto ha l'aria di abbandonato, solitario, triste. Ma via via si può respirare una bella sensazione, la solita atmosfera piacevole di ultima fermata, un luogo dove fermarsi e guardare il cielo!
Qui il sole non scherza e siamo costretti a non esagerare con l'esposizione ai forti raggi, così cerchiamo subito un riparo che potrebbe salvarci la pelle!
E subito dopo la Peña del Tigre, una stradina sterrata a sinistra fino al baretto deserto, dove la solita coca ci porta quel refrigerio che qui è come il paradiso! Vicino c'è il bar Caceres che fa anche da ristorante.
Durante la settimana Poneloya e Las Peñitas sono deserte, solo qualche visitatore isolato mentre il fine settimana arrivano in massa al mare.
Il mare è pericoloso; le onde sono traditrici per la forte corrente che spinge verso il largo. La zona è famosa per la pericolosità delle acque, non bisogna scherzare troppo con questo mare, l'Oceano Pacifico. L'acqua è caldina, penso sui 24-25 gradi. Ma oggi si può fare il bagno abbastanza tranquilli, pare che il mare sia più calmo.
L'ombra è assente: come fare per non scottarsi oltre a spalmarsi di crema (la prima e ultima volta che mi spalmerò)…
I pellicani che si tuffano in picchiata in acqua per pescare, il riflesso del sole, e una pace fantastica! La sabbia scotta, non si può camminare a piedi nudi fino al mare!
Al bar Caceres entriamo per mangiare qualcosa. Ci sono altri Nica che stanno consumando generose porzioni di pescado mentre a un tavolo fanno baldoria con ron y coca! Noi scegliamo pescado entero fritto, un pargo (simile al dentice… o è un dentice?) all'ajillo con arroz e un sughetto squisito; spendendo 100 C$ a persona. Un buonissimo pranzo, condito dalla piacevolissima brezza che sale dal mare.
Dopo la sosta abbronzatura, ma sempre con attenzione, andiamo sulla stradina ad aspettare il bus per tornare a León (il bus da Poneloya arriva fino a Las Peñitas per poi tornare sui propri passi).
A León è possibile comunicare via internet in molti negozi e bar. Di solito costa 15 C$ ogni 30 minuti ma ce ne sono anche di più economici.
In piazza ceniamo seduti all'aperto mangiando da una signora che cucina sulla brace pollo e, naturalmente, gallo pinto.
León non offre molto; alcuni localini carini dove si può bere qualcosa sempre a prezzi stracciati (una cerveza per 12-13 C$, meno di un euro...). Noi siamo stati al Via Via (del servicio Agricola Gurdiàn 75 varas al sur), un hotel economico in una casa coloniale che fa anche da bar, un luogo "famoso" tra i viaggiatori, dove si può alloggiare in dormitorio per 45 C$ oppure in camera privata (100 C$ per persona oppure 130 per due). C'è anche il servizio lavanderia, video, noleggio biciclette, organizzano tours nei dintorni ai vulcani e alla laguna, ecc.

11 gennaio
Partiamo presto lasciando León, ma solo dopo aver salutato la señora Mercedes Galo dell'hostal Clinica promettendole tanta pubblicità per la sua attività e per la simpatia! In taxi arriviamo al terminal e poi ancora in autobus fino a Managua con quello delle 7.30.
Sì, bisogna sempre tornare ogni volta a Managua quando si vuole cambiare destinazione, arrivando da nord e si scende verso sud...
Al terminal del mercato Israel Lewites siamo alle 9.30 ma subito ripartiamo con un altro autobus (10 C$) per Pochomil, una località balneare sulla costa del Pacifico a meno di 60 km. da Managua.
Lo scuola bus americano giallo non ha uno spazio per i bagagli che lasciamo nel retro e che continuamente teniamo d'occhio... non si sa mai!
Il viaggio, lentissimo, si svolge attraverso strade sempre malridotte, con buche e voragini, lavori in corso e soste per nuovi passeggeri. Ma durante le fermate salgono venditori di ogni cosa, refrescos in sacchetti di plastica, tortillas, nacatamales, pollo fritto, biscotti, galletas, caramelle, patatine, ecc.
Dal Crucero in poi la strada è in discesa e si arriva al mare, a Masachapa. Poi a sud a 5 km. circa c'è Pochomil.
Arriviamo in una piazzetta a fondo cieco e quasi subito, presi alla sprovvista, riceviamo gli inviti di qualche signora che può ospitarci invece di scegliere un albergo. Decliniamo l'invito gentilmente, ma siamo decisi a fermarci al noto Hotel Altamar proprio sul mare e che dovrebbe avere un buon ristorante. All'Altamar l'accoglienza è fredda, non sembra di stare in Nicaragua, e la camera che ci viene proposta è ancora da preparare. Una camera essenziale, due letti matrimoniali, il bagno è in comune poco distante. Ma per la doccia è necessario pomparsi l'acqua dal pozzo in un secchio e dirigersi nei bagni per "sciacquarsi" anzichè lavarsi nel fatiscente bagno che pare abbandonato!
L'hotel però dispone di un ristorante in alto da cui si ha un bel panorama della spiaggia di Pochomil. Ci fermiamo così a mangiare qualcosa, visto che da stamattina non abbiamo buttato giù niente.
Un buon filete di pescado con il solito arroz e insalata per 70 C$. Per l'aragosta si spendono 200 C$ (circa 14 €) mentre per un pescado intero si spendono 140 C$ (10 € circa).
Dal ristorante si scende direttamente in spiaggia, una lunghissima spiaggia che a nord continua con Masachapa e poi fino a Montelimar, l'unica località del Nicaragua con un grosso stabilimento di livello internazionale nella villa dell'ex presidente Somoza. In spiaggia ci sono poche persone, c'è bassa marea e tanto spazio, alcune capanne con le amache stese per dormire oppure sedersi a un tavolo e mangiare. Alcuni offrono giri a cavallo per pochi cordobas.
In serata, dopo la "sofferta" doccia a secchiate, pensiamo di perlustrare Pochomil, uscendo dall'hotel in strada ma non arriviamo oltre la rotonda dove girano i bus. Qui ci aspettano i pochi comedores che fanno a gara per averci al loro tavolo. I soliti piatti di pollo alla brace, tacos, pescado conditi dalla cerveza locale Toña e Victoria.
Considerando che oggi è sabato ci aspettiamo un po' di vita qui al mare, invece tutto è deserto: noi due, qualche gruppetto di ragazzi di passaggio e nessun altro. Evidentemente il "giro" è da qualche altra parte.
A un comedor mangiamo qualcosa e ascoltiamo il proprietario che inizia a parlare di politica, contestando il governo attuale liberale, mentre con il Sandinismo al governo c'era più lavoro...

12 gennaio
Programma di oggi: relax totale in spiaggia al sole! Passeremo la domenica in spiaggia, sull'amaca sotto la capannina, ma promettiamo alla signora che più tardi mangeremo da lei. Queste capanne, o meglio "ranchitos", offrono riparo dal sole e sotto di esse ci si può fermare a mangiare, solitamente piatti a base di pesce.
Per colazione un gallo pinto con uova, queso e tortilla (35 C$).
Il vento soffia di continuo e aiuta notevolmente a scordarsi del sole, ma attenzione che vi ritroverete con la pelle scottata senza una crema di protezione. Ma con questo vento è quasi impossibile starsene stesi a terra, polveroni di sabbia si alzano e invadono le persone. Per cui, se avete un'amaca bene, altrimenti la doccia dell'Altamar non riuscirà a togliervi di dosso tutta la sabbia che avrete "incorporato"!
Domenica significa ozio e riposo. In spiaggia arriva gente, tanta gente che però non riesce ad affollare la lunga spiaggia. Non esiste il concetto di stabilimento balneare come da noi. A cavallo, a piedi, in gruppi e sotto i ranchitos, tutti i Nicas passano questo giorno all'insegna del dolce far niente.
Per l'almuerzo, come d'accordo con la signora Adelia, ci facciamo preparare pescado blanco (80 C$) con salsa (vi consiglio di farvela fare a parte, così non annega il pesce...) all'aglio (ajo) e cipolla, tostones e insalata. E per fortuna che ho scelto un pescado pequeño... Tutto buono e saporito, mangiando nelle retrovie su un tavolo sotto a un ranchito, proprio di fronte alla casa della signora Adelia. Ma la parola casa è sproporzionata per spiegare la catapecchia o baracca in cui vive con i due figlioletti! Avremo aspettato più di un'ora dopo l'ordinazione; non si può dire che i piatti non siano preparati al momento!
E il tramonto a cui assistiamo qui a Pochomil, sull'amaca in spiaggia è un autentico spettacolo indescrivibile!

13 gennaio
Bueno! Alle 6.10 siamo già in piedi belli svegli e in piazzetta ad aspettare il bus che torna a Managua. Oggi la nostra destinazione è Granada, che si affaccia sul lago di Nicaragua.
Per arrivarci ci sono diverse possibilità: o tornare a Managua e poi da lì proseguire per Granada con un bus diretto, oppure prendere inizialmente il bus per Managua e scendere poi al Crucero da dove "de paso" riprendere un altro bus per Jinotepe e da qui un altro ancora per Granada.
Noi decidiamo di fare questo tour con diversi autobus. Con 10 C$ arriviamo fino al El Crucero, sulla Panamericana. Non facciamo nemmeno tempo a "mettere a fuoco" il momento che già siamo su un combi collettivo, un furgoncino che ci porterà velocemente a Jinotepe per 5 C$. A Jinotepe saliamo su un bus con destinazione Rivas. Ma a un altro incrocio all'altezza di Nandaime scendiamo e aspettiamo il bus che va a Granada (6) e che arriva da Rivas. A mio parere da Pochomil è meglio tornare a Managua e poi prendere un bus diretto a Granada, ma non mi è spiaciuto fare questo sali e scendi continuo nel cuore del Nicaragua! (anche perchè non abbiamo mai aspettato tanto tempo i bus lungo la strada).
Arriviamo a Granada verso le 11.00 al terminal vicino al mercato. La prima sensazione è piacevolissima, certamente una città molto differente rispetto a Leòn! Una città con un grande fascino "antico", di una città dimenticata e deliziosa nonostante la presenza del turismo internazionale.
Il mercato è come sempre affollato e sporco, caotico ma "genuino" e simpatico.
Ci incamminiamo zaino in spalla lungo calle del Comercio verso nord fino a quando svoltiamo a destra per il Parque Central con la Catedral. Dalla Plaza Central prendiamo per il lago lungo La Calzada, la via che porta direttamente al lago. In questa via ci sono diverse posadas e hospedajes.
Scegliamo di alloggiare all'Hospedaje Cocibolca, subito dopo l'Hotel Central, su segnalazione di amici. L'ambiente è familiare e pulito, senz'altro un'ottima sistemazione sotto tutti i punti di vista. All'entrata campeggia un bel quadro colorato con Che Guevara, mentre alla sinistra sono a disposizione alcuni computer per internet. Gli ospiti hanno anche la facoltà di utilizzare la cucina al pian terreno.
La nostra camera al pian terreno è un po' chiusa; costa 170 C$ (12 $), con bagno, doccia e ventilatore. Conosco subito il proprietario, Carlos, che è molto molto simpatico e che conosce l'Italia. Lui è fiero del suo paese e della "lotta" contro gli invasori americani.
Di lui ricordo la frase: "La revoluciòn in Nicaragua ha permesso di mantenere una propria identità. Identità che si è persa completamente in altri stati vicini come Costarica e Panama!"
Non so spiegare bene l'atmosfera che pervade Granada.
Un paese piuttosto che una città (come d'altronde tutte le località in Nicaragua) con una tranquillità piacevole e romantica. Granada appare come addormentata dolcemente sulle sponde del Lago di Nicaragua. Le case coloniali colorate, le immancabili sedie a dondolo di legno e vimini in ogni cortile, salone e sui marciapiedi.
Penso a Granada cento o più anni fa, la differenza non doveva essere così grande!
I turisti sono sempre pochi e rispettosi anche se Granada è la località del Nicaragua più famosa turisticamente parlando. Il clima poi è eccezionale, con un sole che splende ma non graffia mai grazie alla brezza che sale dal lago. E' piacevole scoprire Granada camminando e perdersi tra le calles per ritornare sempre al Parque Central.
La gente è molto povera ma sempre dignitosa. La paga giornalierà varia da 50 a 100 C$, l'equivalente di 3-7 euro.
Ceniamo con due amici incontrati a Leòn, Fabrizio e Serena e l'inglese Marcus in un comedor (non ricordo il nome) di fronte al bar Flamingo, a poca distanza dalla cattedrale. Non raccomando, anzi sconsiglio questo posto per la cattiva qualità dei piatti; per lo meno il nostro che era davvero insignificante (per 60 C$ un piatto con un miscuglio di carne, wurstel, chicharròn, crema di fagioli, queso scuro, un piatto senza capo né coda!)

14 gennaio
In questa giornata abbiamo intenzione di visitare Masaya, il centro dell'artigianato in Nicaragua, dopo però esser stati al Parco nazionale "Vulcano Masaya" a pochi km. da Granada, sulla strada per Managua.
Con un autobus (5C$) per Managua, ci facciamo lasciare all'entrata del Parco subito dopo Masaya in prossimità del paese di Nindirì, al km. 23 della carretera Managua-Masaya. All'entrata il biglietto costa 60 C$ per accedere alla lunga strada asfaltata di 5 km. che salendo conduce fino alla sommità del vulcano, ai crateri. È stato il primo parco nazionale inaugurato nel 1979 con un'area di 54 kmq. Il vulcano Masaya, conosciuto anche con il nome di Popogatepe, che significa "montagna che arde" nella lingua chorotega, sorge maestosamente dal centro del parco. Uno dei suoi crateri, il Santiago, attualmente mostra attività gassosa e lava incandescente al suo interno.
Durante l'epoca precolombiana, il vulcano Masaya era oggetto di venerazione da parte degli indigeni che credevano che le eruzioni fossero segnali di furia generata dagli Dei e per ingraziarseli offrivano sacrifici che potevano essere bambini e ragazze. L'ultima eruzione fu nel 1772, mentre quella del vulcano Nindirì nel 1670.
Tutto il faticoso cammino sotto un sole cocente lo facciamo assieme a due italiani padre e figlia che incontriamo già all'entrata. L'uomo si è trasferito da 8 mesi circa qui in Nicaragua, vive sull'isola di Ometepe dove ha inaugurato la finca "El Zopilote" con amache e un dormitorio con possibilità di cucinare.
La salita alla cima è abbastanza faticosa, soprattutto per la continua pendenza e il sole. Il paesaggio è gradevole e si vede la lava nera sparsa fra i campi bruciati.
Una volta giunti in cima si può scorgere da un parapetto il cratere Santiago del vulcano Nindirì, ancora attivo. Il cratere del Masaya è invece ricoperto dalla vegetazione. Dal cratere Santiago ogni tanto sale una nuvola azzurrina carica di zolfo e gas irritanti per gli occhi e per la respirazione.
Purtroppo non è possibile camminare lungo il sentiero che gira attorno al cratere più interessante, quello del Nindirì: alcune guide impediscono il passaggio; non si può salire neanche fino alla cruz de Bobadilla del XVI secolo.
Dall'alto si può scorgere Masaya e la sua laguna, mentre a ovest Managua. La discesa è meno faticosa e al Centro de visitantes c'è un piccolo museo galleria con modellini in scala di ogni tipo di formazione del vulcano, del parco e dei dintorni.
Salutati gli amici italiani prendiamo un bus di passaggio per Masaya (3 C$) dove arriviamo presto al polveroso terminal proprio accanto al mercato nuovo. In questo mercato una parte è dedicata all'artigianato locale ed i prezzi sono sicuramente inferiori rispetto a quelli nel mercato viejo di Masaya, il mercato più famoso del Nicaragua.
Io non trovo oggetti particolarmente belli, ma ci sono amache (100-150 C$), oggettistica da souvenir, come portachiavi, placche ricordo, cappelli, quadretti, pitture, tappeti, borsette, oggetti in pelle e legno, ecc. Il vasellame è abbastanza carino, le ceramiche di San Juan de Oriente sono forse le cose che più mi hanno colpito.
Finito il nostro giro turistico nel mercato saliamo su un altro bus per Santa Catarina (3C$), uno dei cosiddetti "pueblos blancos" assieme a San Juan de Oriente e altri ancora.
A Santa Catarina andiamo per vedere la Laguna de Apoyo che si raggiunge dopo una breve camminata poco in salita che termina proprio al mirador con una bellissima veduta della laguna, come un lago tondo e calmo.
Dal mirador torniamo sui nostri passi e sempre con un bus de paso (3C$) arriviamo di nuovo a Masaya dove questa volta ci dirigiamo al mercato viejo. Il mercato con una bella facciata è senz'altro pulito e turistico ed i prezzi sono leggermente superiori, anche se si possono forse trovare cose meglio rifinite e carine.
Da Masaya rientriamo in bus (5 C$) quindi a Granada in serata.
Visto il "compito" per un amico, mi fermo ad acquistare dei sigari nicaraguensi da Doña Elba, una casa a gestione familiare dove fabbricano i propri sigari artigianalmente. L'indirizzo di questo "negozio" in una bella casa marrone è: De iglesia Xalteva 1 c. al oeste. tel: 860-6715 552-3217. Silvio Reyes proprietario. Acquisto dei puros naturales a 20 C$ al sigaro.
A cena ci fermiamo alla pizzeria Don Luca proprio accanto all'hospedaje Cocobolca: Luca è un italo-svizzero che prepara buone pizze con ingredienti italiani. Una margherita grande costa 37 C$; la pizza è ok ma non aspettatevi la pizza napoletana!

15 gennaio
Lasciamo presto Granada e il Cocibolca per trasferirci con il bus delle 7.30, che partirà poi alle 8, a Rivas (15 C$), da dove andremo alla vicina San Jorge, il punto di imbarco per Ometepe.
Con un traghetto che parte alle 10.30 (il biglietto lo si può fare prima o a bordo: 20 C$) si raggiunge l'isola lacustre più grande del mondo di 276 kmq, arrivando dopo circa un'ora a Moyogalpa sul lato nord-occidentale dell'isola, ai piedi del vulcano Concepciòn.
L'isola ha due vulcani, il Concepciòn alto 1610 m. a nord e ancora attivo, mentre il Maderas è alto 1394 m. ed è spento.
A Moyogalpa scendiamo e con il bus pronto (9C$) andiamo ad Altagracia, dove arriviamo dopo 40 minuti. La strada è in condizioni pietose e continuamente veniamo sobbalzati su e giù a causa delle buche e dei tratti sconnessi. Ad Altagracia ci fermiamo all'hotel Castillo, Parque Central 1 c. al sur, 1/2 c. al oeste.
Con noi c'è Marcus un ragazzo inglese di origine olandese che si è aggregato. Prendiamo così una camera per tre che costa 70C$ a persona (circa 5 euro) con bagno, doccia, ventilatore. L'hotel è carino e raccomandabile e fa anche da ristorante con prezzi modici (30-70 C$), sotto a una veranda in un ambiente piacevole e rilassato. Purtroppo non siamo in riva al lago. Internet costa 75 C$ all'ora!
In attesa di domattina, quando andremo al vulcano Maderas tentando la scalata fino alla laguna in vetta, giriamo un po' per il paese di Altagracia, un paesello di campagna con alcune statue precolombiane giusto a lato della chiesa nel parque central. A piedi, andiamo a vedere alcune spiaggette vicine attraversando piantagioni di banani e platano. La prima, playa Angul, non è molto bella e interessante, anzi tutt'altro, mentre la seconda, Taguisapa, è appena discreta e si può fare il bagno.
Al Castillo incontriamo Enrica di Roma e compagni (Claudia e Nello) con cui avevo iniziato una stretta collaborazione ancora prima di partire per il Nicaragua e con cui avremmo dovuto incontrarci proprio qui in Nicaragua. Loro dal Costarica erano da poco entrati in Nicaragua e così, del tutto casualmente e a sorpresa ci siamo incontrati! Un incontro fortunato!
Così abbiamo cenato in gruppo, 6 italiani e un inglese al vicino comedor Buen Gusto sulla via principale, poco prima dell'hotel Kencho, sulla sinistra andando verso il parque central; mangiamo bene a prezzi bassi (circa 40 C$ un pescado fritto, mojarra con cervezas).
Convinciamo tutti alla scalata di domattina al Maderas, con l'aiuto della guida Silvio Sevilla Gana che incontriamo al Castillo. Siamo d'accordo con Silvio per 60 C$ a testa e partenza presto per prendere il primo bus per Balgüe ai piedi del vulcano: sveglia alle 4 (l'autobus parte alle 4.30 dal parque)!

16 gennaio
Per la salita al Maderas è necessario partire presto la mattina con il bus delle 4.30 per Balgüe (8 C$). E' il solo bus che parte presto mentre il successivo parte alle 9.30.
Ci si impiega un'ora fino al pueblito di Balgüe, tutto al buio, arriviamo che albeggia e a piedi per 25 minuti circa saliamo fino alla finca Magdalena, una cooperativa di famiglie di contadini che coltivano caffè organico nata nel 1985.
L'hacienda Magdalena è anche una sorta di ostello in cui alloggiare in camere o nel dormitorio sulle amache. Per iniziare la salita al Maderas si pagano 20 C$ alla finca per il biglietto d'entrata. Alla finca facciamo colazione con caffè (4C$) pane, burro, uova e gallo pinto.
La salita fin sulla vetta è lungo un sentiero di 5 km., inizialmente facile ma sempre più ripido e difficile, visto che oggi è una giornata no dal punto di vista metereologico: le nuvole basse coprono tutto e l'umidità è alta. Fa sempre più freddo ma soprattutto il sentiero si fa sempre più scivoloso, fangoso, ripido.
Secondo Silvio, non vedremo nulla da lassù e vista la difficoltà che progressivamente aumenta per salire, ci prefiggiamo come meta finale il mirador, circa a 2,5 km., a metà strada verso la cima. Con noi abbiamo un "paquete" per la comida, una sorta di pranzo al sacco preparatoci al Castillo, che include uova sode, pane, un pezzetto di formaggio, arance.
Io, Maurizio e Marcus continueremo la salita, mentre Silvio tornerà indietro con Enrica, Claudia, Nello e Roberto. Ma la strada è sempre più impraticabile. Con le scarpe da ginnastica scivolo in continuazione rischiando di farmi male e inizio ad avere freddo visto che sono in maglietta e basta. Marcus invece è una furia e continua imperterrito avanti.
Con Maurizio infine decidiamo di fermarci a circa un'ora di cammino dalla vetta, non siamo stanchi ma le prospettive non sono buone, non credo che avremmo visto niente, nemmeno la laguna che si raggiunge dalla vetta scendendo per pochi minuti.
Poi non ho intenzione di proseguire in fretta e furia calcolando anche che l'ultimo bus parte da Balgüe alle 16.00, dopodichè non ci rimarrebbe che l'autostop.
Verso le 12.00 siamo di nuovo all'hacienda dove incontriamo i nostri amici lavati e riposati.
Dopo una sciaquata alla fontana e il lavaggio delle scarpe coperte dal fango, siamo di nuovo pronti a ripartire con il bus delle 13.30 fino a playa Santo Domingo, la spiaggia più importante di Ometepe. La spiaggia è carina e ci sono diversi hotels e hospedajes dove poter alloggiare o mangiare qualcosa; io faccio il bagno vestito così lavo via il fango appiccicoso del Maderas!
Torniamo ad Altagracia grazie al passagio su un pick-up (5C$) che ci evita di attendere il prossimo bus.
Ceniamo in hotel con un buon pescado (guapote) e brindando con il buonissimo ron Flor de Caña, visto che il gruppo si dividerà: io, Maurizio e Marcus ci dirigeremo a Managua in aeroporto con destinazione Corn Island, mentre Enrica, Claudia e Nello proseguiranno verso Granada.
A questo punto spiego se vale la pena di salire sul vulcano: secondo me l'escursione merita, visto la ricchezza della vegetazione, dove alcune scimmie si possono scorgere in alto sui grandi alberi, il sentiero è segnato bene e tutto sommato la giornata è interessante. Ma tutto questo è davvero meritevole se il panorama è aperto e limpido.
La vegetazione tropicale, la natura rigogliosa e la laguna all'interno del cratere, queste sono le attrazioni del Maderas. E' bene sapere che non è facile arrivare fino in cima perchè le condizioni del sentiero possono cambiare notevolmente a seconda del tempo.
Andarci con una guida o da soli? La mia opinione è quella di cercarsi una guida non solo perchè indica la strada giusta che comunque non è difficile da trovare, ma soprattutto per sapere i tempi che mancano e per l'organizzazione generale. Chi vuole può incamminarsi da solo partendo dalla finca, anche seguendo altri gruppi muniti di guida ai passaggi dubbi (ma ce ne sono solo pochi all'inizio, seguire sempre la sinistra e passare attraverso dei paletti due volte). Considerate che tra salita e discesa vanno via circa 7-8 ore di cammino!
Nel nostro caso la cattiva giornata, sfortunati per la nuvola bassa carica di umidità, con un sentiero quasi impraticabile per chi ha scarpette da ginnastica...
Ometepe offre molto, giri a cavallo, passeggiate in mezzo alla foresta, trekking, due vulcani abbastanza diversi nella vegetazione, il Concepciòn più difficile e duro, il Maderas alla portata di quasi tutti, lagune, spiagge e soprattutto tanta tranquillità!
Una escursione raccomandabile soprattutto per il tramonto è quella della laguna Chaco Verde e alla vicina playa Venecia.

17 gennaio
Il programma di oggi è arrivare a Managua per prendere un volo interno con destinazione Corn Island.
Anche oggi siamo in piedi prestissimo, già alle 3.50, per prendere il primo bus delle 4.15 che va a Moyogalpa e che parte dal parque central di Altagracia. E' notte, al buio percorriamo la strada in circa un'ora con un mal di schiena che costringe a tenere duro e aspettare l'arrivo sospirato.
Arriviamo giusto in tempo per salire sulla lancia delle 5.30 per San Jorge. A differenza del ferry dell'andata, il ritorno a San Jorge lo facciamo su una lancia più piccola a due piani (15 C$). Io avverto un po' di mal di lago, sembra di barcollare in continuazione e quando scendo sono contento...
A San Jorge c'è subito un autobus con destinazione Managua (30 C$), senza dover passare da Rivas in taxi come all'andata.
A Managua siamo al mercado central, al terminal de autobuses Roberto Huembes. E' presto per andare in aeroporto, dovrebbe esserci un aereo verso le 14.00 per Corn Island.
Così andiamo prima a fare colazione in una stradina dall'altro lato della strada principale. Per strada con gli zaini in spalla girovagando così senza sicurezza, riceviamo l'avvertimento di alcuni passanti di stare in guardia: è un quartiere pericoloso questo. Ci fermiamo in una specie di bar, in realtà una casa dove una gentilissima signora ci fa accomodare ai suoi tavoli per proporci la sua ricca colazione, come al solito gallo pinto con uova rancheras, tortillas, queso frito e cafè negro!
Poi in taxi (50 C$) andiamo in aeroporto. Il costo del taxi è superiore per andare in aeroporto, di solito in città si pagano 15 cordobas, ma l'aeroporto è più distante.
All'ingresso dell'aeroporto Sandino, subito prima dell'entrata per i voli internazionali ci sono gli uffici delle compagnie locali, Costeña, Atlantic Airlines, Aerosegovia. Quando scendiamo dal taxi siamo subito assaliti da due impiegati, uno della compagnia Costeña l'altro dell'Atlantic Airlines.
Entriamo e domando: "Quanto costa per Corn Island un volo andata e ritorno?". Per me non ci sono preferenze tra le due compagnie, l'orario è simile per entrambe ma con l'Atlantic avremo un ulteriore sconto solo per oggi (ci credete?) del 10%. Così acquistiamo il biglietto con l'Atlantic Airlines per Corn Island a 85 $ (con 23 C$ di tasse di imbarco), un buonissimo prezzo inferiore di 10 dollari rispetto a quello della Costeña. Non c'è bisogno di bloccare il volo di ritorno, ma è bene informarsi in anticipo sui posti del volo desiderato.
Partenza alle 14 con un bielica L410.
Prima di atterrare a Corn Island facciamo un breve scalo a Bluefields sulla costa atlantica, il capoluogo della Raas (regione autonoma atlantica del sur). Dopo circa 20 minuti si riparte e in circa 15 minuti siamo già sopra Corn Island, poco più a nord rispetto a Bluefields. Dai finestrini dell'aereo si notano subito le sfumature turchesi-verdi-celesti dell'Oceano Atlantico, il Mar dei Caraibi.
Atterriamo a Corn Island su una striscia di asfalto rovinato ma decente quanto basta per permettere al nostro aereo di non cappottarci. Un buon volo certamente!
Ritiriamo semplicemente e velocemente i nostri zaini e a piedi andiamo a cercare il modo di poter raggiungere subito la vicina Little Corn Island, un'isoletta ancora più a nord, meno turistica e alla "Robinson Crusoe".
La popolazione locale è tipicamente nera, di origine africana. Si parla inglese soprattutto ma anche spagnolo che viene capito comunque da tutti.
Al porticciolo c'è già pronta una lancia che va alla Isla Pequeña, il biglietto che si fa a bordo costa 70 C$ (5 dollari). All'entrata del porticciolo si paga una piccola tassa di 3 C$.
Dopo un'oretta scarsa di lancia tra salti e sobbalzi da motocross, arriviamo proprio al tramonto a Little Corn e subito apprezzo l'atmosfera di remoto, pace e tranquillità, niente macchine nè elettricità, solo qualche casetta tipica sulla spiaggia, alcuni alberghetti sparsi e nascosti fra le palme.
Per la prima notte finiamo all'hotel Los Delfines, proprio nel paesino, un albergo moderno e nuovo nuovo (di 6-7 mesi) che però non è assolutamente sul mare e per questo lo sconsiglio. La camera è bella e pulita, costa 30 dollari (150 C$ a testa) con bagno e doccia in una casetta. In precedenza avevamo lasciato una camera al Miss Bridgette, sempre in paese, al costo di 200 C$ per due camere (una da due e una da uno), il bagno era fuori in comune, ma a me non dispiaceva per niente. Al Miss Bridgette si può anche mangiare.
Ma l'indomani la nostra intenzione è quella di cambiare sistemazione a favore di qualcosa di più a contatto con la spiaggia e il mare.
Per cena siamo da Bridgette, dove mangiamo pollo fritto (45 C$) e cervezas (15 C$).
Siamo giunti a metà di questo nostro viaggio in Nicaragua. Dei dieci giorni che ancora ci aspettano parlerò nella seconda parte di questo resoconto.

Curiosità 

GUIDE UTILIZZATE:
Nicaragua, di Pietro Scòzzari, editore fuoriTHEMA
Mexico & Central America handbook 2000, di Ben Box & Sarah Cameron, della Footprint Books

Moneta locale: cordoba (molte volte sentirete parlare di pesos e di reales...)
Cambio 14,56 cordobas = 1 $ Usd (0.93 €) (gennaio '03)

COSTI:
755 euro tax incluse (Iberia) per il volo andata su Managua, Nicaragua, ritorno da San Josè Costarica.
600 euro circa in loco, di cui:
5 $ tassa entrata in Nicaragua
85 $ volo a/r per Big Corn Island
3 $ tassa terrestre uscita Nicaragua
17,5 $ hotel Morgut di Managua
10 $ Hotel Los Delfines a Little Corn Island
21 $ bungalow Derick's a Little Corn Island
20,5 $ hotel Alajuela a Alajuela in Costarica
400 $ cambiati in banca
Totale 1355 euro dall'8 al 28 (29 in Italia) gennaio.

Quando arrivate... guardate il cielo!

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