Trekking in Nepal: alte le montagne, profonde le emozioni!

in viaggio con Enzo Bevilacqua in Nepal

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Trekking in Nepal: alte le montagne, profonde le emozioni!

Come già nel 2003 e nel 2004, il CAI di Arenzano ha organizzato anche per quest'anno un viaggio in Nepal.
Di quello svolto nel novembre 2004, comprendente anche quattro giorni in Tibet con "fiore all'occhiello" il Campo Base dell'Everest, è presente in questo stesso sito il resoconto (vedi links) per penna di mia moglie Marina.
La "spedizione 2005" - composta da venti soci - è stata incentrata su un trekking di cinque giorni ed è riuscita perfettamente grazie al consueto impeccabile coordinamento dell'amico Domenico ("in arte" Meco) Bocchiotti, ormai abilissimo a destreggiarsi tra gli operativi di volo e l'organizzazione della logistica sul posto.
Una menzione è anche doverosa per l'impegno umanitario che il CAI di Arenzano sta dedicando, fino dal primo viaggio, alle popolazioni nepalesi più bisognose (vedi il sito indicato nei links, alla voce "Diario").Da Lukla a Tyangboche, tra scenari mozzafiato e intensa spiritualitàIl trekking ha la durata di cinque giorni, con partenza ed arrivo a Lukla (m.2840). Il "giro di boa" avviene al monastero di Tyangboche (m.3830), con eventuale ulteriore puntata fino a quota 4000. Da lì in avanti il percorso si fa più duro in mancanza di preparazione alpinistica, sia per la quota che per la scarsità dei punti di appoggio e le oggettive difficoltà.
Il tratto fra Lukla e Namche Bazar è obbligato sia all'andata che al ritorno, mentre per la discesa da Tyangboche a Namche Bazar le nostre guide hanno individuato una via alternativa a quella di salita.

DIARIO GIORNALIERO

Venerdì 7 ottobre 2005
Giornata esclusivamente occupata dal volo.
Partiamo da Genova alle 7.00 con arrivo a Roma Fiumicino alle 8.00
Partenza alle 14.15 con arrivo a Kuwait City alle 20.00
Partenza alle 22.30 ed arrivo a New Delhi alle 4.45, "leggermente" bolliti!

Sabato 8 ottobre
La giornata è dedicata quasi per intero alla visita, inevitabilmente sommaria, alla capitale indiana. Trasferimento in pullman all'Hotel Tay Palace, dove giungiamo alle 6. Un buon bagno in piscina e una sontuosa colazione a buffet ci restituiscono un buon stato di forma, del che fanno le spese gli ospiti dell'albergo, inopinatamente svegliati dalla gazzarra che facciamo nella hall in attesa della guida che ci accompagnerà in giro per la città. E' tardivo il cazziatone che il concierge rivolge agli inservienti che così male hanno salvaguardato il sonno dei clienti e nessuno si rammarica della nostra partenza!
Il tour ha inizio alle 8,30 e si svolge con soste alla Moschea, all'India Gate, arco eretto del 1921 a ricordo dei 90.000 soldati indiani morti nella Prima Guerra Mondiale, al Mausoleo di Gandhi e alla tomba del Primo Ministro Mogol. Effettuiamo anche un breve giro in risciò tra i vicoli della città. La giornata è caldissima e nei vari spostamenti in pullman ci appisoliamo in continuazione.
Ci portiamo infine in aeroporto, dove alle 19.25 decolliamo con destinazione Kathmandu, che raggiungiamo alle 22.
Ad attenderci troviamo Dilip della Greenhill Tours, che già l'anno scorso organizzò la logistica delle nostre attività. C'è un piccolo contrattempo riguardante il cambio dell'hotel previsto, ma viene subito risolto, cosicché possiamo in breve sprofondarci nei sospirati letti.

Domenica 9 ottobre
Ritemprati da un buon sonno ristoratore, ci alziamo alle 6. Trasferimento in aeroporto e partenza per Lukla con un bimotore della Yeti Airlines.
L'atterraggio è impressionante: il minuscolo aeroporto è una striscia asfaltata che solo all'ultimo momento si scorge tra pendii boscosi e, come se non bastasse, la pista in discesa ha termine sull'orlo di uno strapiombo.
Eccoci comunque mettere piede ai 2840 metri di Lukla.
Anche qui ci aspetta una faccia nota, quella di Kumari: notiamo subito che il suo italiano è migliorato rispetto all'anno scorso e sarà di nuovo un piacere averlo come guida. Mentre veniamo accolti con le consuete collane di fiori, le formalità per i bagagli e i portatori procedono senza intoppi e alle 11, zaino in spalla, il trekking ha inizio!
Il paesaggio che attraversiamo è molto bello, in prevalenza in mezzo al verde intervallato da piccoli agglomerati case nei quali si svolge la vita quotidiana. Ci imbattiamo anche in un ponte tibetano, il primo dei tanti che caratterizzeranno tutte le giornate del trekking.
Meta della tappa odierna è Phakding (m.2610), che raggiungiamo nel pomeriggio. La sistemazione è prevista nella Guesthouse Saino Lodge, una struttura decisamente confortevole. All'intorno è tutto un affaccendarsi di guide ed escursionisti, parte dei quali pernotteranno in un coloratissimo campo tendato.
Per cena ci vengono serviti zuppa e riso con verdure, un menu che nelle prossime sere offrirà ben poche varianti…

Lunedì 10 ottobre
Sveglia alle 6 e partenza per Namche Bazar.
Il sentiero è agevole, seppure piuttosto trafficato per numerosi gruppi di trekkers, in un continuo susseguirsi di scenari stupendi. Molto emozionante è sempre lo scavalcamento dei ponti tibetani, robustissimi ma spesso alti sul fiume e molto oscillanti; in più, l'attraversamento deve essere il più veloce possibile, visti i frequenti incroci con gli yak carichi di bagagli che di certo non si scansano al passaggio di buffi "bipedi" dagli abiti variopinti!
Facciamo una sosta per ristorarci con aranciata calda alla Benkar Guesthouse, lasciata la quale ci attende un tratto con diversi saliscendi sul fiume mentre si scorgono i primi scorci sulla magnifica catena himalayana.
La pausa pranzo (riso e verdure) avviene al Mount Kailash Lodge, dopo il quale ci tocca un lungo tratto in salita che sembra non finire mai. Raggiungiamo quota 3440, in uno scenario che ci ripaga della fatica: davanti a noi si presenta Namche Bazar, un insieme di casette pittorescamente allineate ad anfiteatro ai piedi di un pendio.
Preso possesso delle camere nella confortevole Holiday Inn Guesthouse a noi riservate, abbiamo il tempo per un giro tra i negozietti lungo la strada, giusto per far venire l'ora di cena. Menù: nuovamente zuppa e riso con verdure.

Martedì 11 ottobre
E' la giornata che ci porterà alla quota più elevata del trekking, il punto dal quale avrà poi inizio la discesa con il ritorno a Lukla.
Lasciata Namche Bazar, si sale subito fino a un colle che offre una bella veduta sul villaggio; da lì, ulteriore salita fino a un punto panoramico con vista sull'Everest, ancora più mozzafiato per la giornata straordinariamente serena. Il luogo merita una sosta prolungata e una raffica di scatti fotografici: si allineano in tutto il loro splendore le vette del Thamsercu (m.6600), del Lhotse (m.8393), dell'Everest (m.8848) e l'inconfondibile piramide acuta dell'Ama Dablam (m.6856).
Sostiamo per la consueta aranciata calda all'Hotel Everest View, nome ben giustificato dall'ennesima splendida veduta. Siamo a quota 3865, raggiunta con una fatica in breve vanificata da una lunga discesa che ci fa scendere di 600 metri, un tratto lungo il quale sono frequenti gli incontri con bambini che ci vengono incontro chiedendo penne e bonbon. Impagabili le loro espressioni, altro ricordo struggente di queste giornate.
Giunti al livello del fiume, è il momento del pranzo, che avviene al Phunki Thanga Restaurant.
Di nuovo in marcia, per lo strappo finale. La salita è subito dura: per via del caldo e dell'altitudine, bisogna tenere l'andatura meno dispendiosa e più redditizia possibile, procedendo con lenta regolarità ed evitando movimenti bruschi. Guadagniamo infine il pianoro e varchiamo la porta del complesso del monastero di Tyangboche: la gioia per la raggiunta meta, la bellezza dello scenario e la spiritualità che il luogo emana ci fanno presto dimenticare la stanchezza. E anche la spartanità del Gomba Lodge (m.3830), nel quale ci sistemiamo in camere a tre letti, passa in secondo piano.
Dopo una breve ripulita, il gruppo è ricevuto dal Lama del Monastero: la cerimonia della benedizione è molto commovente e carica di fascino. Emozionante anche la foto del gruppo al completo con la bandiera della Pace sullo sfondo delle cime himalayane, un'immagine già destinata a un posto di rilievo nell'archivio del nostro CAI!
A completamento della piega mistica che ha preso la serata, si decide di ricavare bandierine da un vecchissimo paio di pantaloni di Meco: prima di cena le donne si danno da fare con forbici, ago e filo, dopodiché ciascun partecipante vi pone una dedica.
La cena consiste (indovinate?) in zuppa, riso e verdure, ma stavolta con l'aggiunta di ananas.
Un po' la stanchezza, un po' la sveglia antelucana che abbiamo predisposto per domani, fanno sì che alle 19,30 ci ritiriamo quasi tutti in branda.

Mercoledì 12 ottobre
Sveglia alle 5.30. Fa molto freddo e mentre albeggia saliamo a un altarino poco sopra il villaggio. Qui improvvisiamo un rituale tutto nostro stendendo le bandierine ricavate dai calzoni di Meco, che si commuove visibilmente nel leggere le nostre dediche. E' un momento toccante, anche al pensiero che un paio di pantaloni che hanno camminato per anni sulle nostre montagne termineranno ritualmente i propri giorni ai piedi del "tetto del mondo".
Qualcuno sale ancora per un tratto per toccare quota 4000, dopodiché torniamo a Tyangboche, dove abbiamo il tempo per fare colazione e per un'ultima visita del monastero in occasione della cerimonia dei monaci.
E' il momento di intraprendere la via del ritorno, cosa che facciamo con vero rimpianto nel separarci da un posto così magico che ci lascerà ricordi intensi. La discesa è rilassante, in un misto di stupore nel renderci conto di quanta salita abbiamo fatto ieri e di ammirazione nell'apprezzare scorci meravigliosi che evidentemente la fatica aveva un po' penalizzato.
Sostiamo per il pranzo al Thamsercu Lodge (m.3645), superiamo un breve tratto in salita e seguiamo quindi un sentiero in costa con parecchie rientranze fino ad arrivare intorno alle 16 alla già nota Namche Bazar.
Abbiamo tutto il tempo per sistemarci al Tashi Dele Lodge, fare una buona doccia, un giro per acquisti e perfino un aperitivo con pizza e birra!
Finalmente una nota di merito per la cena: stasera bistecca di yak, ottima!

Giovedì 13 ottobre
Colazione e partenza per la tappa finale, che sarà molto lunga concentrando in un giorno solo (a ritroso) quelle del primo e del secondo giorno avendo come meta Lukla.
La diversa prospettiva della discesa ci fa apprezzare paesaggi che talvolta ci sembrano nuovi e rinnoviamo l'emozione dell'attraversamento dei vari ponti tibetani: il tutto contribuisce in parte a mitigare il caldo, che continua ad essere notevole.
Pausa pranzo al già conosciuto Mount Kailash Lodge, dopodiché proseguiamo con la stanchezza che comincia a farsi sentire. Arriva quanto mai opportuna un'ulteriore sosta al Saino Lodge (in cui pernottammo quattro giorni fa), dove ci ristoriamo con la solita aranciata calda e approfittiamo della fontanella per un benefico pediluvio.
Ancora diversi chilometri ci separano Lukla, finché il crescente movimento di portatori e yak ci fa capire che la meta si sta avvicinando. Raggiunta la cittadina, dopo un veloce lavaggio molti approfittano per un riposino fino all'ora di cena che, nonostante il "ritorno" di zuppa, riso e verdure, è improntata a morale altissimo per la soddisfacente conclusione del trekking.
Siamo in vena di allegria e decidiamo per una serata in discoteca, ma il nostro entusiasmo è frenato sul nascere: c'è il coprifuoco e non è permesso uscire. Quasi tutti ripiegano nelle camere da letto, tranne cinque "indistruttibili" (Ale, Goffredo, Meco, Antonio e io) che concludono la serata con il poker più ad alta quota della propria vita!

Venerdì 14 ottobre
Alle 8 siamo in aeroporto con qualche timore, visto che non di rado la nebbia impedisce il traffico aereo. Ma ben presto cominciano ad arrivare i primi aerei, sicché non ci resta che attendere la partenza del nostro: lasciamo Lukla alle 9,30 con rammarico e con l'ultimo brivido della pista in discesa che ci dà la sensazione di precipitare a valle.
Giunti a Kathmandu, abbiamo il tempo per una buona doccia e per gli ultimi acquisti prima del volo delle 14.00. Terminata felicemente l'esperienza, è il momento in cui non si vorrebbe essere immediatamente a casa; invece è ancora lunga, con gli scali di New Delhi, Kuwait City e Roma prima di toccare il suolo di Genova.
Intanto, mentre noi rimpatriavamo, una parte del gruppo si è trasferita per una settimana in Bhutan: un'altra storia, ed aspettiamo che qualcuno ce la racconti!Il trekking effettuato, vista la relativa facilità (pur di non avere problemi di quota), è uno dei più frequentati del Nepal; ne consegue che, secondo le leggi non scritte della domanda e dell'offerta, lungo il percorso sono frequenti le possibilità di pernottamento nelle guesthouses. Le strutture, talvolta modeste, sono però di buon conforto, anche perché la stanchezza accresce la disponibilità all'adattamento e le ambientazioni circostanti sono spesso da favola.
Nelle guesthouses abbiamo alloggiato con la formula della mezza pensione, anche se i menù non sono particolarmente variati.Ci siamo recati in Nepal con voli Genova - Roma - Kuwait City - New Delhi - Kathmandu - Lukla e viceversa per il ritorno.
In loco, i mezzi di locomozione sono stati ovviamente… le gambe, affidandoci a portatori locali a loro volta aiutati dagli yak che hanno pazientemente portato i carichi più grossi consentendo di muoverci con il solo zaino "di giornata".

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