Namibia - settembre 2013

in viaggio con Goodstock in Namibia

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Namibia - settembre 2013

NAMIBIA - settembre 2013

Cominciamo con le strade, perchè son queste che ci troviamo davanti fin dall’inizio.
Andando verso nord, dalla capitale a Etosha, e viaggiando nelle zone limitrofe, ci si trova
di fronte a delle normali strade asfaltate a due corsie, in buono stato, come una nostra
statale; spesso anche con la segnaletica orizzontale, le indicazioni delle distanze ogni
dieci chilometri e le piazzole di sosta.
E sono diritte. Non è inusuale incontrare rettilinei di 15 o anche 20 chilometri. Con un
traffico davvero rado. D’altra parte non potrebbe che essere così: il paese è tre volte
l’Italia, a fronte di una popolazione di tre milioni di abitanti, di cui il dieci per cento nella
capitale. E’ quindi uno dei paesi con più bassa densità; non è inusuale fare cinque minuti
a 120 km/h prima di incrociare qualcuno.
Finchè si rimane sulle statali o sugli sterrati leggeri (come nel caso di Etosha), un
fuoristrada quattro per quattro è inutile, soprattutto nella stagione secca. Diverso il caso
di chi vuole fare da sè, oppure per raggiungere zone rurali.
La scelta di Etosha scaturiva dalla determinazione di visitare un parco pieno di animali ed
è stata assolutamente centrata. Etosha è uno dei più antichi, grandi ed importanti parchi
naturali del continente, a livello di Naivasha, Nakuru, Ngoro-Ngoro, Amboseli, Tsavo,
Kruger; per forma e dimensioni ricorda l’Emilia Romagna. Nello stesso tempo la scelta
risulta da un compromesso tra la modalità da esploratore e quella da turista. Certamente
farsi portare in giro con una corriera è più facile che non muoversi in libertà e organizzare
tutto da sè, ma la soddisfazione è diversa. Mentre l’ipotesi di andar in giro nella savana
richiede una notevole disponibilità all’adattamento: dal dormire in tenda ( con
temperature minime di 5 - 10 gradi) alla mancanza di bagni, all’impossibilità di
organizzarsi un giorno di riposo, in cui sistemare le cose, pensarci su, scaricare le foto.
Va detto che buona parte della Namibia turistica è coperta da cellulare e gli alberghi
locali, i lodge, offrono solitamente un servizio di collegamento wi-fi, quanto meno nelle
parti comuni.
Etosha quindi, nella sua struttura organizzativa, offre un buon compromesso: è un’area
protetta, e quindi in qualche modo artificiosa, in cui gli animali trovano un rifugio; ma
solo dall’uomo. Per il resto sono lasciati a sè stessi e sta a loro procurarsi il cibo e tutto il
resto. Le pozze di solito sono pre-esistenti e la Sopraintendenza del Parco si limita ad
assicurare l’approvvigionamento tramite pozzi. Esiste un recinto di protezione, che però
purtroppo le bestie di tanto in tanto scavalcano per uscire e finire puntualmente uccise da
pastori, agricoltori o anche bracconieri.
Esiste anche la possibilità, sfruttata da tantissimi, di girare da soli, senza guide: la metà ad
est è percorsa da una strada sterrata che attraversa il parco da est a ovest, da Namutoni a
Okaukuejo, per circa 120 km. Ci sono inoltre molte diramazioni che portano alle pozze
d’acqua.
L’ultimo giorno, nel trasferimento dall’albergo alla zona dei San, e cioè
nell’attraversamento del parco, ci si rende conto di quanti animali si possano intravedere
anche non accompagnati, senza particolari accorgimenti o esperienze. Nello stesso tempo
però, girare con una guida locale, pagata a caro prezzo, dà la possibilità di vedere molto,
ma molto di più. Queste guide, così come accade - ad esempio - nella foresta amazzonica,
sono del luogo; conoscono i posti, gli animali, gli orari. E fanno un ottimo lavoro. Questo,
sia chiaro, non significa che siano in grado di far apparire i leoni a comando, come per
magia; accade di girare un giornata intera e non trovare quello che si cerca.
Una mattina la guida fa una deviazione per arrivare ad una pozza: c’è un numero di zebre
enorme; a occhio saranno più di 400. Ritorniamo alla stessa pozza due giorni dopo, allo
stesso orario, e il luogo è assolutamente deserto. Evidentemente le zebre - così come gli
umani - decidono di trovarsi in un “locale” a seconda delle mode e del momento.
Quindi la probabilità si accresce di gran lunga con una guida, perchè questi vedono ciò
che noi non vediamo; teniamo presente che quando li avvertiamo che c’è in vista un
animale determinato, loro lo hanno già visto, catalogato e dimenticato. La cosa migliore
che noi cittadini possiamo fare è invece tener d’occhio gli assembramenti di autoveicoli:
dove ci sono auto ci sono animali.
Qualche ora più tardi addita una macchiolina molto distante e dice: “E’ un rinoceronte”.
Per noi non specialisti poteva anche essere una lavatrice. “Sta andando ad abbeverarsi:
volete vederlo da vicino?” Allora parte nella direzione opposta e dopo qualche minuto il
rinoceronte ci passa davanti, a circa otto metri di distanza. Attraversa la strada e si ferma;
si gira per guardarci, poi probabilmente decide di graziarci e se ne va a bere.
Viaggiando da soli, opportunità del genere non esistono.
Certo la quantità e varietà di bestie che si incontrano è comunque stupefacente: l’elenco
sarebbe degno di un giardino zoologico. Svariati tipi di gazzelle o antilopi (per noi tapini
sono pressoché lo stesso), giraffe, zebre, facoceri, kudù (che poi sono simili agli eland),
gnu, orici (quegli animali bellissimi, molto eleganti, con lunghe corna a scimitarra,
raffigurati talvolta nelle pitture rupestri).
Guidando da soli è possibile, anzi probabile incontrare qualche elefante isolato, ma -
appunto - la guida conosce gli animali, le pozze, le abitudini, gli orari; sa quando
arrivano: davanti a due branchi di elefanti, in tutto circa una settantina, viene da pensare
che uno difficilmente ne ha visti tanti in tutta la vita. Poi leoni, leonesse con i cuccioli;
certo non coccodrilli o ippopotami, chè la zona è desertica. Tuttavia ci sono altre specie
che sono comunque difficili da incontrare anche in settembre, quando l’erba è più bassa,
come leopardi, iene, ghepardi. Già aver visto a distanza ravvicinata due rinoceronti
significa esser stati fortunati.
Inoltre bisogna dire che gli animali non hanno la minima paura, nemmeno le antilopi;
sanno per esperienza che siamo innocui e non si spostano dai margini della strada anche
passando a pochi metri e guidando a 50.
La pericolosità di un viaggio del genere è piuttosto bassa ed è sufficiente fare qualche
controllo in rete per rendersi conto che non si trova traccia di incidenti aerei, aggressioni,
problemi con animali. Se difficoltà del genere fossero presenti, qualche notizia
trasparirebbe, se non altro per un calcolo legato alla quantità delle notizie. Non è
pensabile che una leonessa vada ad importunare un turista. Con le centinaia di gazzelle
che ci sono in giro, non viene loro in mente di mangiare carne in scatola. Certo è bene
rimanere dentro l’auto e - nel caso uno esca per una sosta fisiologica - è preferibile
fermarsi in una zona con l’erba molto bassa. Il vero pericolo, quello riportato sovente in
rete, lo corrono coloro che viaggiano di notte sugli sterrati: le probabilità di investire una
gazzella sono elevate.
Gli alberghi, detti lodge, pur costando relativamente poco, 55 - 75 euro, sono dei posti
favolosi; di solito le stanze sono ospitate in piccoli edifici singoli, stile bungalow: i
giardini sono curati, con tanto di piscina e fuoco serale, intorno al quale sedersi, pensare
o chiacchierare. Persino quello al centro di Windhoek, il vituperato Villa Verdi, aveva
una piccola piscina.

 

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