Namibia, la terra dove la strada è il viaggio

in viaggio con JinjaBrown in Namibia

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Namibia, la terra dove la strada è il viaggio

La nostra Namibia in cifre:
15, i giorni di tempo a disposizione
2, noi
3112, i km percorsi
1800, il numero di foto scattate, per difetto
8, a testa, i kg del ns bagaglio
12728, i granelli di sabbia ritrovati nelle tasche, scarpe, zaini, pieghe.. una volta arrivati a casa

Abbiamo iniziato ad informarci da marzo/aprile e subito le brutte notizie. Non si trovano i voli!
Alla fine, a malincuore, decidiamo di prenotare i voli tramite agenzia e di prendere spunto per l’itinerario da alcuni tour operator, allungando però a 15 giorni l’itinerario che loro propongono in 12.
E’ un po’ un peccato, perché è un viaggio che si può organizzare tranquillamente da soli, prenotando voli e alloggi da Internet, con un po’ di tempo e pazienza.. e va bene, sarà per la prossima volta, anche perché è certo, ritorneremo!
Il nostro giudizio è assolutamente positivo, la Namibia è un paese bellissimo, con paesaggi incredibili, strade infinite, distanze siderali, persone gentilissime, tanti animali. Non sembra davvero di trovarsi in Africa, di certo non ne “La mia Africa” dei nostri cliché Europei e, pur confinandoci, non ricorda neanche lontanamente il Sudafrica, molto più “Europeo”, - penso alle scogliere di Cape Point e al Capo di Buona Speranza, ai vigneti di Stellenbosch, ai boschi verdi dell’ Mpumalanga- insomma, a parole è impossibile da raccontare: dovete andarci!
Due settimane "on the road" fra le bellezze del Paese africanoDomenica 10 Agosto ..che l’avventura abbia inizio!
Partenza da Linate e dopo 3 voli, il giorno dopo a mezzogiorno finalmente arriviamo, stanchi ma felici, a Windohek. I voli con la SA vanno complessivamente bene, sono puntualissimi e anzi più confortevoli di quelli con la British, con cui abbiamo volato finora, lo spazio tra i sedili è sicuramente maggiore.
L’aeroporto di Windhoek non ricorda per nulla quello di una tipica città africana, è piccolo e ordinatissimo e nessuno ti assale per proporti i suoi servizi.. eredità tedesca? Anche il clima è piacevolissimo, 20/25 gradi, ventilato e secco. Cambiamo i soldi e ritiriamo l’auto al banco AVIS, stipulando una polizza aggiuntiva sui danni a ruote cerchi e copertoni per circa 80 NaD al giorno. Ispezione accurata all’auto-da fare assolutamente, anche se siete stanchi per il viaggio e non vedete l’ora di andare: non vorrete correre il rischio in mezzo al nulla di accorgervi solo allora.. che non avete il cric?- e poi via, verso l’Hotel. Abbiamo chiesto indicazioni al ragazzo del noleggio ma orientarsi non pare difficile, le strade per ora sono asfaltate, il traffico scarseggia e già si aprono paesaggi sconfinati.. Arriviamo al Safari Court, poco fuori città, grande e moderno e decidiamo, prima di collassare a letto, di avventurarci in città per dare un’occhiata e fare un po’ di provviste. Per non riprendere l’auto andiamo con il pulmino dell’Hotel che parte ogni mezz’ora e lascia proprio “in centro”, di fronte al Kahalari Sands.
Windohek è davvero minuscola –il centro, almeno- diamo un’occhiata alla Christuskirche e alle meteoriti esposte in Post Street Mall e percorriamo Indipendence Avenue dando un’occhiata ai negozi, ma per lo shopping è un po’ presto. Facciamo la spesa in un supermercato Pick and Pay - acqua, succhi, cracker, banane e biscotti, più una scorta di pile per la macchina fotografica-
Per le 17 e 45 siamo in hotel di nuovo- alle 17.30 tutti i negozi chiudono ed è praticamente buio- e visto che la stanchezza ormai è tanta, decidiamo di mangiare in camera, cheesburger e patatine. Probabilmente siamo gli unici italiani in Namibia che non sono andati a cena da Joe’s Beerhouse.. un po’ ci spiace, ma domani mattina partiamo presto e preferiamo riposare. Alle 9 infatti ci addormentiamo.

12 agosto Windohek- Namib Desert
Sveglia all’alba (6.15 ca) colazione mega-la prima di tante- e partenza. Decidiamo di prendere la C26 che attraversa il Gamsberg Pass, abbiamo letto che è bella e non troppo difficile, il ragazzo alla reception a cui chiediamo indicazioni su come raggiungerla dall’Hotel pare molto perplesso, dice che è sterrata (!) e parla di cavalli selvaggi che la attraversano..bah, ormai comunque abbiamo deciso e non ci facciamo spaventare. Dopo pochissimi km siamo già sullo sterrato e già in mezzo.. al nulla… Per 3, 4 ore incontriamo si e no 3 macchine (ovviamente ci si saluta tutti) e nessun centro abitato, negozietto, benzinaio..nulla..
Foto di rito al Gamsberg Pass, bello, e ancor più bella la discesa tra le montagne, poi ritorniamo “in pianura”, la strada bianca si snoda tra distese gialle e montagne striate di nero in lontananza.. io seguo con attenzione tutte le possibili deviazioni sulla mappa (che riporta anche tutti i lodge e tutte le pompe di benzina-che in questo tratto però non ci sono proprio) ..quando finalmente verso mezzogiorno vediamo il cartello Walvis Bay/Solitaire ci sentiamo sollevati. Foto al cartello e altre mini-soste foto al Gaub Canion e al Tropico del Capricorno.
In un'altra oretta arriviamo (finalmente) a Solitarie, sosta benzina (siamo già a metà serbatoio) e Apple crumble. Ebbene sì, è appena sfornata, abbondante e buonissima (costo 20 NaD, più 8 Nad una tazzona di caffè)
Alle 14 rifocillati ripartiamo lungo la C19;in un’altra oretta siamo a Sesriem, dove finalmente incontriamo il cartello con l’indicazione per il nostro lodge (Kulala Wilderness Camp) e tiriamo un altro sospiro di sollievo. Fino ad ora, pur cercandolo su internet, non avevamo ancora capito dove fosse di preciso.. è in una concessione privata che “divide” con il Sussusvlei Wilderness Camp, come apprendiamo dal cartello all’inizio della deviazione. Gli ultimi 7 km per raggiungerlo sono i più duri, la stradina è davvero dissestata, procediamo a 20km/h ma ciò non ci impedisce, quando manca poco all’arrivo e già intravediamo il manager del lodge e un paio di sue assistenti ad attenderci, di prendere una sonora botta –il fondo della nostra auto è troppo basso- …per le 15.45 alla fine arriviamo a destinazione.
Bè, il lodge vale davvero la pena di tanta fatica, a parte il corpo principale, tutto in legno, con piccola piscina, è composto da 10 tende rialzate su palafitte con solo il bagno in pietra e con la possibilità di far collocare il letto sul tetto per guardare le stelle.. il tramonto dal terrazzino della tenda col sole che colora di arancio la pianura secca e le montagne in lontananza è davvero impedibile.
Cena al lodge (e dove sennò? Siamo davvero in mezzo al nulla… fa anche un po’ paura a pensarci) e chiacchierata con una coppia di italiani che sono alla fine della vacanza e hanno fatto più o meno il nostro percorso e con una guida italo/sudafricana. Estorciamo qualche prezioso consiglio e per le 10.. a letto, la Southern Cross è già alta nel cielo e domani ci aspetta la levataccia ..più levataccia di tutta la vacanza: 4.30.

13 agosto: Dune!
Abbiamo deciso di fare la visita alle dune con il Lodge e nonostante sia un po’ cara (950 NaD) pensiamo ne sia valsa la pena. La nostra guida, David, si è dimostrata molto brava e preparata e ci ha portato in luoghi “non turistici” che da soli non avremmo individuato. Inoltre, visto che il Kulala si trova già all’interno del parco -anche se 30 km più a sud- non dobbiamo ripassare da Sesriem e in circa 30/40 minuti siamo già alla Duna 1 (Vegetation Dune) in attesa dell’alba. Siamo solo noi 2, David e una coppia di inglesi, Hellen e Rob.
Dopo il solito centinaio di foto delle dune all’alba e delle mongolfiere che si alzano da terra e si stagliano nel cielo rosa, ripartiamo lungo la strada- asfaltata, in mezzo al deserto- David ci spiega che l’hanno fatto perché altrimenti sullo sterrato ogni auto prendeva la strada che gli pareva per aggirare le buche, sconfinando di parecchio e rischiando di rovinare il deserto. Aaah.
Sosta foto a 3 / 4 dune, compresa la famosissima duna 45, già invasa di scalatori. Noi proseguiamo, arriviamo fino al parcheggio delle 4 x 4, anche questo invaso di turisti che aspettano i “taxi” e proseguiamo fino a Big Daddy, la “nostra” duna, una delle più alte. E’ lei che scaleremo!
Vista da sotto sembra davvero un’impresa, gli scarponcini affondano nella sabbia e ci fermiamo spesso con la scusa delle foto..David inoltre scova e ci indica un bel po’ di animali che popolano il deserto, e io mi diverto a prenderli in mano tutti- compresa la White Lady, un enorme ragno bianco, i vari scarafaggi che zampettano veloci tra le dune e le lucertoline verdi.. gli altri sono inorriditi.
Dopo poco più di un’ora arriviamo in cima, e il paesaggio che si apre è incredibile.. un mare di dune rosso/arancio/rosate a perdita d’occhio..davvero indescrivibile. Non riusciamo a smettere di contemplare il panorama e di scattare foto, le dune sono davvero fotogeniche. Dopo il solito centinaio di foto, e dopo esserci rifocillati e riposati un pochino, siamo pronti per ridiscendere, già, ma da che parte? –“We’ll fly”, David risponde. E infatti, dopo averci fatto togliere calze e scarpe, si lancia a perdifiato facendo ruote e capriole lungo un pendio ripidissimo, quello proprio sopra il DeadVlei. Lo seguiamo prima poco convinti poi sempre più esaltati, rotolando saltando e scivolando lungo il lato della duna che ha una pendenza da pista nera. La sabbia morbida attutisce le cadute e le dune “cantano” quando ci affondiamo i piedi. Un vero divertimento. Siamo ora ai margini del DeadVlei, il lago asciutto, rimettiamo le scarpe e lo attraversiamo, fermandoci a fotografare gli alberi rinsecchiti che coi loro tronchi neri contrastano magnificamente col rosso delle dune e il bianco del fondo. Sono circa le 11 e il caldo comincia a farsi sentire, non invidio i turisti che arrivano ora.. come faranno? Altra sosta a Sossusvlei per un po’ di foto poi risaliamo in jeep; pranzeremo in una radura non lontana dall’ingresso del parco, per poi visitare Il Sesriem Canion. David allestisce un tavolino sotto ad un albero e mangiamo salsicce, pollo e pasta fredda chiacchierando. Davvero incredibile come luogo, se penso alle pause pranzo a Milano…
Dopo pranzo siamo aL Sesriem Canion che esploriamo in una mezz’oretta, breve sosta a Sesriem- da segnalare i 3 bidoni per la raccolta differenziata, visto che ci troviamo ai margini del deserto..e in Italia non riusciamo ancora a farla? Bah.- Per le 15.30 siamo di nuovo al Kulala, saluti e ringraziamenti e (purtroppo) ripartiamo alla volta di Solitaire- non abbiamo trovato posto né al Kulala né in alcun altro lodge in zona e siamo costretti a risalire verso nord.
A Solitaire arriviamo poco prima che faccia buio,il Solitaire Country Lodge non è male, sono delle camere semplici ma carine e pulitissime disposte intorno ad una piscina e anche la cena a buffet (130 Nad più 11/15 Nad per le bevande a testa) non è niente male.

14 agosto Solitaire
Non avendo appunto trovato posto né in lodge in zona Sesriem né direttamente a Walvis Bay pernottiamo 2 notti a Solitaire. Eravamo abbastanza perplessi inizialmente ma tutto sommato la giornata di riposo si rivelerà utile per riprenderci dalla faticata di ieri, rilassarci in piscina e pianificare le prossime tappe del viaggio. In particolare prenotiamo l’escursione giornaliera a Walvis Bay e telefoniamo ad un’agenzia specializzata in scenic flights per prendere informazioni sui voli panoramici per il giorno dopo.. il costo (ca 2500 Nad a testa) e il percorso proposto- Sossuvlei e Sandwich Harbour- ci lasciano un po’ perplessi e alla fine desistiamo. Avremo fatto male? Chissà, il volo panoramico è una delle cose che faremo nella prossima visita in Namibia. La giornata trascorre tra passeggiata nei dintorni, torta di mele e caffè al bar, sistemazione dell’auto-facciamo sgonfiare leggermente le gomme, mossa che si rivelerà azzeccata- e osservazione della popolazione che transita per questo angolo sperduto di mondo- tra cui molti italiani-. Cena e a letto presto-ma va?!-
NB: Da Solitaire è possibile,anzi consigliata,la visita al Naukluft Park- con diverse possibilità di trekking. Siamo noi che abbiamo optato per il relax!

15 agosto Verso Walvis Bay
Sveglia alle 6 e sorpresa..piove!una pioggerellina finissima, inglese, da non credere in mezzo al deserto. Non invidiamo chi vedrà le dune oggi. A colazione ci dicono che ad agosto capita spesso la pioggia in zona e a volte dura una settimana intera.. Il manager del lodge ci augura buon viaggio e ci raccomanda di andare piano: un’auto di italiani passati da Solitaire il pomeriggio prima ha avuto un brutto incidente cercando di raggiungere Swakopmund.. Aiuto!
Il nostro viaggio invece va benissimo, passiamo il Gaub Canion e Il Kuiseb Canion, in particolare in questa zona il paesaggio è molto bello con rilievi ondulati gialli e neri e zebre, orici e struzzi che pascolano.. più ci avviciniamo a Walvis Bay più il panorama diventa ghiaioso, piatto e monotono, poco prima di arrivare in città ricompare l’asfalto..e le dune, questa volta dorate. Per le 11.30 siamo all Hotel (Pelican Bay, un Protea molto carino, di fronte alla baia) il tempo di fare il check in e siamo di nuovo in auto, verso Swakopmund.
Da WB a Swakopmund ci sono circa una 30 di km, surreale – e cosa non lo è da ‘ste parti?- il paesaggio con la strada asfaltata, oceano a sinistra e dune di sabbia dorata a destra, col vento che spinge la sabbia abbondantemente sulla carreggiata. Arrivati a Swakopmund facciamo un breve giro in macchina ed entriamo in un paio di ristoranti finché non optiamo per il “The Ocean Basket”, una catena specializzata in pesce, dove con 100 Nad a testa comprese bibite caffè e mancia mangiamo un enorme plateau di calamari, cozze, 2 tipi di gamberoni, Kinglip etc etc.
E’ tempo di andare, abbiamo deciso di fare la famosa Weltwischa Drive, per cui acquistiamo il permesso presso l’ufficio della NWR (90 Nad) dove ci danno la mappa del percorso e..via. Il percorso, che parte dalla C fuori Swakopmund è numerato con 12 “beacon”(pietre). Tutto bene la percorrenza fino al Beacon 6, e particolarmente belle le vedute del MoonLandscape; dopo la strada, come ci avevano detto i ragazzi toscani incontrati al Kulala, diventa decisamente bruttina per la nostra Polo.. e appena mostro a Giovanni la foto della Weltwischa meta finale del percorso.. decidiamo di lasciar perdere. Non avendo particolari interessi botanici non vuole rischiare di spaccare una sospensione, come appunto è capitato alla coppia di italiani, e io non insisto più di tanto.. Invece di ritornare indietro per la stessa strada prendiamo la D… che si inoltra proprio nel MoonLandscape e passa il letto del fiume Swakop prima di ri–immettersi, dopo una ventina di km tra colline striate di nero (dolerite? Dice la nostra guida) sulla B2.
Di nuovo a Swakopmund prendiamo un caffè all’Out Of Africa, che entrambe le nostre guide indicano come il posto dove bere il miglior caffè della Namibia. In effetti è un Lavazza! Girando per le vie del centro scoviamo una Libreria/caffè molto bella e ben fornita, con tante mappe e guide dell’Africa, introvabili in Italia e tanti libri fotografici sulla Namibia. Acquistiamo la mappa/libro dell’Etosha, per iniziare a farci un’idea dei percorsi che faremo all’interno del parco e..Miracle at the speedy motors, l’ultimo libro della serie “The Number 1 Lady’s Detective Agency” di Alexander Mc CallSmith, di cui sono un’assidua lettrice e che in Italia non è ancora uscito - consigliatissimo, la serie è ambientata in Botswana e racconta con semplicità, humor e saggezza antica la vita in Africa dal punto di vista di una “traditionally built lady”-.
Ritorniamo verso Walvis Bay e attendiamo il tramonto a metà strada, sulla spiaggia vicino al relitto che si presta benissimo a foto“artistiche”.

16 agosto GIRO NELLA BAIA DI WB E IN 4X4 A SANDWICH HARBOUR
Giornata di escursioni, al mattino la Seal Cruise, che parte alle 9.00 dallo Yacht Club di WB, per nostra fortuna attaccato al nostro hotel, stamattina possiamo fare le cose con un po’ più di calma, dobbiamo solo farci trovare lì per le 8.30.
Siamo in una decina di persone, più lo skipper; non facciamo in tempo a salire sulla barca che un’otaria balza sulla barca e plana sulla panca sulla quale ci stavamo per sedere, tra l’ilarità generale..iniziamo bene! Lo skipper dopo avercela presentata e averla coccolata un po’ le getta in mare un paio di pesci e poi..via a tutto spiano, altrimenti Spotty ritornerebbe immediatamente a bordo! Così proseguiamo, con l’otaria che ci segue velocissima, e noi che non riusciamo a smettere di ridere.
Le otarie sono solo una delle specie di animali che vedremo, non mancano infatti i gabbiani e i pellicani che accompagnano la barca, e che si accostano quando lo skipper-non ricordo più il suo nome, comunque anche lui si è dimostrato molto bravo e preparato- getta loro dei pesci.
Ma il bello deve ancora venire: mentre siamo fermi al largo per ascoltare alcuni racconti sui pellicani.. l’otaria ritorna a bordo! Lei è Otty, un po’ più piccola dell’altra, pesa “solo” un quintale.
“Chi vuole fare la foto con Otty?” -ci chiede lo skipper, io alzo la mano immediatamente, ignara di quello che accadrà: lo skipper mi fa sedere e mi stende un asciugamano sulle gambe..e Otty mi si mette in braccio!Incredibile! Tutto avrei pensato ma non di abbracciare un’otaria.. è bagnata, ma sorprendentemente non puzza e sembra perfettamente a suo agio al centro dell’attenzione, un’attrice –pardon..attore- nato.
Confortati dalla mia esperienza, anche molti altri si faranno fotografare, sempre tra l’ilarità generale. Vedremo anche migliaia di “amiche” di Otty e Spotty ad una colonia di foche a cui ci avviciniamo con la barca, sono davvero tantissime, una distesa, non voglio sapere come si presentano le 25.000 di Cape Cross- infatti, dopo aver visto questa mini-colonia, decideremo di lasciar perdere la visita alla Seal Colony. Infine, in mare un po’ più aperto, andiamo alla ricerca dei delfini: a turno ci sistemiamo a prua e ci sporgiamo a guardarli mentre passano giocando sotto la barca o fanno capriole saltando fuori dall’acqua e giocando con le onde lunghe dell’oceano..
La mattinata insomma trascorre così, tra visite improbabili, spiegazioni sulla vita e le abitudini degli animali e delle cose più interessanti che incontriamo- relitti, faro, Bird Island per la produzione di guano, allevamenti di ostriche..- A tal proposito, la visita si conclude con un bel pic nic in mare a base di ostriche namibiane freschissime, calamari fritti e spumante..non male!
Se la mattina è stata un vero divertimento, non so cosa aspettarmi dal pomeriggio; ho deciso di fare la visita in 4x4 a Sandwich Harbour fondamentalmente per accontentare Gio, pensavo infatti si trattasse di una dimostrazione di bravura da parte dell’autista che si sarebbe lanciato in evoluzioni da stuntman sulle dune..non proprio il mio genere.
Ma mi sbagliavo di grosso: andare in 4x4 sulle dune..è divertentissimo!M e ne accorgo pochi kilometri dopo le saline di Walvis Bay, quando lasciamo ogni parvenza di ..civiltà e rientriamo nel Namib-Naukluft Park: il primo tratto è poco diverso da una spiaggia, su cui le nostre 3 jeep sfrecciano, ben presto però le dune si fanno sempre più alte.. e noi le scavalchiamo con un’agilità sorprendente. Il nostro driver è Douglas, un signore sui sessant’anni che di guida sullo sterrato..e di deserti ne sa un bel po’: infatti ci spiega un bel po’ cose sulla sabbia, la sua composizione chimica, la sua formazione, le forme di vita che la abitano. In questa gita lo accompagna anche Joe, che scopriremo presto è proprio il proprietario di Joe’s Beerhouse! La Namibia è davvero piccola! Giusto per raccontare le ultime news, sta aprendo un ristorante anche a Swakopmund!
Dopo un po’ di salite e discese da pendenze improbabili, ci fermiamo. Lo spettacolo che si apre ai nostri occhi è incredibile: la distesa di dune altissime e dorate si getta a picco nell’oceano, che intravediamo sotto di noi in fondo a un pendio quasi verticale. Dune enormi, gialle, bianche, dorate accarezzate incessantemente dal vento a sinistra, oceano immenso blu argento a destra. So che l’ho già usato, ma incredibile è l’unico aggettivo che mi viene in mente.
Ci fermiamo un po’ in questo luogo magico a cavallo tra la sabbia e il mare, facciamo le solite migliaia di foto e ci stupiamo a pensare che siamo appena a una cinquantina di km dalla città.
Tra salite e discese a pendenze praticamente verticali, riattraversiamo le dune, la pianura, il delta del Kuiseb e la spiaggia, e per il tramonto siamo di nuovo a Walvis Bay. Ho un po’ lo stomaco sottosopra tra onde e dune ma la giornata è stata assolutamente indimenticabile.
Per concludere..in bellezza, stasera cena al The Raft, ristorante molto elegante sul mare, dove con l’equivalente di 25€a testa mangiamo una grigliata di gamberoni/calamari/aragosta/frutti di mare pesci vari bibite contorni e dessert.. che ci fa meditare il definitivo trasferimento in Namibia.

17 agosto: Damaraland/Ugab Terrace
Giornata di grandi trasferimenti: la nostra prossima meta è l’Ugab Terrace Lodge e lungo la strada abbiamo intenzione di fermarci almeno a visitare le incisioni rupestri di Twifelfontein. Quindi, tanto per cambiare, sveglia alle 6. Percorriamo la C34 che costeggia l’oceano fino a Henties Bay e da qui si inoltra all’interno. Il paesaggio in questo tratto, una volta lasciata la costa, non è dei più..vari, ma è nella sua peculiarità sorprendente:intorno a noi non si stende altro che ghiaia, un’immensa pianura brulla e ghiaiosa tanto che non riusciamo a distinguere la strada dal paesaggio.
Ci fermiamo a Uis, per benzina e rifornimenti, in un supermarket ben fornito, dove diversi turisti fanno grandi spese probabilmente prima di inoltrarsi nel Kaokoland..Noi non siamo diretti in luoghi così sperduti ma la sensazione che abbiamo provato così tante volte in questi giorni -quella di essere “fuori dal mondo”, lontani da tutto e da tutti, sperduti- qui è davvero potente.
Dopo una breve consultazione decidiamo di depennare dalla lista delle cose che faremo oggi la visita al Brandemberg e alla White Lady of the Rocks- un’altra delle cose che faremo “la prossima volta”.
Per vedere il dipinto bisogna impegnarsi in un giro di un’ora e mezza e temiamo poi di non fare in tempo a vedere anche Twifelfontein.
Dopo una cinquantina di km deviamo quindi a sinistra per la D2612, il panorama si è fatto nel frattempo più vario e ora compaiono anche montagne, alberi, colline ondulate, piccole mandrie di mucche e poi .al ciglio della strada, venute da chissà dove, visto che non ci sono villaggi né tantomeno case in vista, persone, soprattutto donne e bambine, a volte vestite in costumi caratteristici Herero e Himba, che vendono le bambole tipiche. Siamo incuriositi da queste persone, come vivranno? Non sembra un luogo così turistico, non passano molte auto, a chi venderanno le loro bambole? come riusciranno a guadagnarsi da vivere? La tentazione di scendere e regalare qualcosa a queste ragazzine, a questi bambini che sventolano i loro poveri oggetti, qualche muffin o cracker che abbiamo con noi, è forte, ma gli servirà? Si userà qui o si riterranno offesi dei nostri miseri regali? Sarebbe meglio dare loro qualche soldo? Ma non si rischia poi di far sì che queste persone si aspettino sempre qualcosa dai turisti, o dai bianchi in generale,? E comunque tutti gli altri a cui i nostri soldi non arriveranno mai? I soliti scrupoli che l’Africa scatena, e che non abbiamo ancora risolto, se mai sia possibile risolverli.
Verso l’una, quando il termometro della nostra auto segna 37 gradi, arriviamo a Twifelfontein e con nostra grande gioia, il ragazzo del parcheggio ci fa mettere l’auto nell’unico posto all’ombra, la sua mancia con noi se l’è decisamente guadagnata! Paghiamo l’ingresso all’ufficio del parco e ci viene assegnata una guida che ci accompagnerà a visitare le incisioni. Jonas è un ragazzo alto che salta rapido e agile tra le rocce del percorso e ci spiega il significato delle principali incisioni che vediamo, ce ne sono davvero tante su questi massi rossi e davvero da un momento all’altro sembra di poter intravedere tra le rocce le popolazioni che li realizzarono. Il “graffito” che più ci colpisce è una rappresentazione di “Otty”, di una foca, come quelle che abbiamo visto a centinaia ieri.. solo che da qui il mare dista più di cento km! Davvero sorprendente. Pare che queste antiche popolazioni già molte migliaia di anni fa navigando lungo il fiume Ugab fossero giunte fino all’oceano.
Mentre camminiamo metto a dura prova la pazienza di Jonas cercando di farmi insegnare qualcosa nella sua lingua: il damara, una delle lingue più difficili al mondo perché composta tra l’altro da 4 tipi diversi di schiocchi; dopo svariati tentativi riesco forse a imparare “Come stai” “bene”ma mi ritengo già soddisfatta a sentir parlare Jonas in questa lingua così strana e melodiosa..
Dopo il giro, durato circa 45 minuti sotto a un sole cocente, ci rinfreschiamo al bar dell’ ufficio turistico con una bibita e poi..via verso l’Ugab Terrace. Decidiamo di proseguire lungo la D2612 che ci riporterà sulla C39. Lungo la strada, dopo vari cartelli, ovviamente falsi, che reclamizzano “Petrified Forest, weltwischa and Rock Paintings, e che sospettiamo conducano invece a negozietti di artigianato, scorgiamo la “vera” indicazione per la Petrified Forest”, ma per ragioni di tempo e di stanchezza tiriamo dritto. Arriviamo all’Ugab Terrace Lodge, o meglio, al cancello d’ingresso nella proprietà, verso le 17.00, dopo aver ri-incontrato l’asfalto dopo Korikhas ed esserci immessi sulla D2743. Il Lodge vero e proprio però, sta esattamente sopra di noi, sul ciglio della collina, arriveremo là sopra con la nostra auto? Uhm..
Subito una decina di bambini ci circondano e ci fanno cenno di parcheggiare sotto una specie di pergolato. Noi siamo un po’ perplessi, ma obbediamo e dopo qualche minuto arriva anche una mamma con un bimbo in braccio che ci spiega che qualcuno dal lodge verrà a prenderci. Ma ci vedranno? Chi li avviserà? I minuti passano e ormai il tramonto è vicino.. mentre aspettiamo non possiamo fare a meno di giocare con qualche bimbo che ci guarda incuriosito e si avvicina a noi, ce ne sono di tutte le età, dagli uno ai 10 anni, tutti bellissimi e mezzi nudi.. Dopo un po’ arriva un 4x4 dal lodge che ci carica a bordo, assieme ai nostri zaini, sempre più impolverati, e ci porta a destinazione. L’Ugab Terrace Lodge si rivela davvero una sorpresa..in positivo; dai vari racconti di viaggi avevamo letto che tutti vanno al Vingerklip, poco distante, ma ci sentiamo davvero di consigliare questo lodge per chi soggiorna in zona.
A parte il proprietario, Karl Heinz, un tedescone biondo poco socievole, tutto lo staff è assolutamente squisito e gentilissimo e le “stanze” sono davvero curatissime, ampie, con doppio bagno in pietra e si affacciano, tanto per cambiare, su un paesaggio sorprendente, ancor più sorprendente perché forse meno noto rispetto ad altri luoghi tipici della Namibia. Praticamente ci sembra di essere in Arizona, con una strada drittissima e bianca che si perde all’orizzonte e attraversa una distesa di pinnacoli rocciosi di diversa grandezza, tra cui appunto il Vingerklip, la roccia a forma di dito. La luna piena si staglia ormai alta nel cielo e illumina la valle che il Fiume Ugab ha scavato tra le rocce, Passo almeno un’ora a contemplare la valle imbiancata dalla luna con un po’ di musica classica nelle orecchie, mi sento in un posto davvero magico.
La cena non è da meno, infatti mangiamo il cudu bleu, filetto di cudu fatto a cordon bleu, con prosciutto e formaggio, buonissimo, con buona pace del cudu. Dopo cena ci allontaniamo dai vari gruppi, tutti di italiani, che hanno nel frattempo animato la sala e chiacchieriamo un po’ con ..perdono, anche qui il nome non ce lo ricordiamo, il ragazzo del bar, che ci aveva accompagnato nel giro di benvenuto. Lui è di Outjo, ma la sua famiglia ora vive nella fattoria sotto il lodge.
Un ultimo sguardo alla luna e poi.. a letto, oggi è stata una giornata molto intensa.

18 Agosto: Verso l’Etosha
Oggi avevamo deciso di prendercela un po’ più comoda, visto che da qui l’Anderssons Camp, nostra prossima tappa dista circa 3 ore e poi avremo ben 4 giorni per stare all’Etosha. In realtà, sarà ormai l’abitudine, sarà il sole che sorge ed entra dalle finestre senza alcuna tenda/persiana/copertura di alcun genere, alle 6 siamo svegli. Verso le 9.00, dopo aver fatto colazione con calma e aver contemplato e fotografato ancora la vallata, siamo pronti a ripartire. Alla fattoria ai piedi della collina ci aspettano ancora tutti i bimbi che avevamo incontrato il pomeriggio prima. Incontriamo anche “Il ragazzo del bar” che ci presenta con orgoglio il suo primogenito, Surprise, un bimbo di neanche un anno. A questo punto cambiamo programma e decidiamo, invece di distribuire le magliette che ci eravamo preparati, di dare a lui una “mancia”, per sé e la sua famiglia e le persone alla fattoria.
Lasciato l’Ugab, decidiamo di vedere più da vicino il Vingerklip, e procedendo lungo la strada drittissima che si perde all’orizzonte, arriviamo fino al cancello d’ingresso della proprietà dentro cui si trova questa strana roccia. Non entriamo, ma facciamo un po’ di foto al Vingerklip e alle formazioni rocciose che lo circondano, prima di riprendere la strada verso l’Etosha.
Procediamo veloci sull’asfalto e in breve arriviamo a Outjo. Questa cittadina ci sembra molto più “turistica” e curata, si vede che è proprio, come si proclama, la porta d’ingresso all’Etosha. Visto che è quasi mezzogiorno, decidiamo di fidarci delle guide e andiamo all’Outjo Beckerej, da entrambe descritto come una tipica pasticceria tedesca nel cuore della Namibia. In effetti il luogo è proprio piacevole, con diversi tavolini sotto a un pergolato. Scegliamo i nostri sandwich e le nostre torte –buone, ma è ufficiale, lo strudel di Solitarie è imbattibile -e ci rilassiamo per una mezz’oretta. Accanto alla pasticceria un negozio, con appeso fuori una bellissima scultura in legno a grandezza naturale, attira la nostra attenzione: è giunta l’ora dello shopping!Tra le altre cose acquistiamo alcune stoffe molto belle-riusciremo a regalarne qualcuna poi?- e una scultura in legno intagliato con un red billed hornbill e un gufo.
All’Anderssons Camp arriviamo verso le 3, il lodge è proprio vicinissimo all’Andersson Gate dell’Etosha, in una concessione privata. E’ formato da una quindicina di tende rialzate con un bagno in pietra all’ aperto, - bellissima la doccia con tinozza di latta- separato dalla tenda da…una zanzariera! Quanto freddo farà stanotte?
Dal terrazzino della nostra tenda, che affaccia sulla savana, vediamo avvicinarsi una giraffa.. bè, non male come inizio! Decidiamo quindi di trascorrere il resto del pomeriggio qui al camp, anche perché scopriamo che davanti alla zona ristorante c’è una piccola pozza, che pare ben frequentata, consultando il libro degli avvistamenti pare siano arrivati anche dei leoni! Mentre sorseggiamo un the e leggiamo qualche rivista di viaggi che troviamo nel salottino, vediamo la giraffa, giunta qui a bere, alcuni springbook e un wildebeest. Si, l’atmosfera anche qui è decisamente rilassante.
Giunta l’ora di cena, la sala è ormai animata, diverse persone sono tornate dai giri all’Etosha e come al solito ci sono molti italiani. Siamo ormai pronti a sederci a tavola quando l’arrivo di un ospite crea scompiglio: un rinoceronte nero è arrivato a bere alla pozza, e finché lui, dopo aver bevuto, non se ne sarà andato, nessuno di noi si siederà a tavola.
La cena è animata dall’enunciazione del menu da parte dei ragazzi del lodge in 4 lingue -inglese, oshivambo, oshiherero e damara/nama- procedura che ritarda ancora di più l’inizio della cena ma assolutamente divertente.
Dopo cena ci fermiamo ancora un po’ davanti al fuoco che è stato acceso in uno spazio circolare circondato di pietre e attendiamo l’arrivo di qualche altro ospite.. Verso le 10 però, non vedendo arrivare nessuno, ci dirigiamo verso la nostra tenda e ci addormentiamo sotto al nostro caldo piumino.

19 agosto: Etosha arriviamo
Ed eccoci qua, all’alba ai cancelli dell’Etosha. Ancor prima di arrivare ad Okaukuejo, ancora sulla strada asfaltata, ecco che un gruppo di zebre attraversa, le prime di una lunga serie qui all’Etosha. E poi, poco più in là, una giraffa, con le sue gambe lunghissime e il muso simpatico-sono tra le nostre preferite, le giraffe-
Questo è il nostro sesto parco africano e, come tutti quelli che abbiamo visitato in precedenza, ha le sue peculiarità, le sue caratteristiche e la sua bellezza. Data dal paesaggio, dagli alberi, dall’atmosfera, dai corsi d’acqua, dai rilievi e, soprattutto, dagli animali. E’una meraviglia ogni volta che si vedono degli animali selvatici liberi nel loro ambiente naturale, non importa che siano felini, big five o “banali” zebre. Qui, poi, questa è la nostra impressione, ce ne sono davvero tanti di animali, di tutte le specie, che attraversano la strada, che si intravedono lontani nella savana e soprattutto, alle pozze.
Come tutti, abbiamo acquistato una mappa dettagliata dell’Etosha e decidiamo di perlustrarlo passando da pozza a pozza. Nonostante sia inverno, stagione secca, quasi tutte le pozze hanno dell’acqua, e la loro processione di animali pronti ad abbeverarsi.
Fa molto effetto arca di Noè poi vedere tante specie diverse alle pozze, che sembrano seguire un loro misterioso ma precisissimo ordine nell’abbeverata. Elefanti, giraffe, zebre springbook, struzzi, wildebeest, kudu attendono il loro turno e si spartiscono gli spazi.
A meno che non ci siano i leoni…la loro presenza, anche se di solito durante il giorno sonnacchiosa, mette scompiglio e agitazione in tutti gli altri animali che non si fidano più ad avvicinarsi.
Nebrowni, Gemsbokvlakte, Olifantsbad, Aus, Salvadora, Rietfontein… Di pozza in pozza arriviamo fino al campo di Halali, che ci sembra polveroso e caotico, almeno in confronto a Okaukuejo, mangiamo un sandwich e facciamo un giro alla pozza, nel caldo dell’una però quasi deserta.
Torniamo attraverso la Rhinodrive, dove però di rhino..nessuna traccia. Ultima emozione della giornata 2 leoni,maschio e femmina, che si svegliano e attraversano la strada per andare a Rietfontein, non possiamo però seguirli fin là perché il sole ormai sta tramontando e stasera dobbiamo uscire dal parco.
Torniamo all’Anderssons Camp stanchi -ridendo e scherzando, anzi, scrutando e fotografando, abbiamo percorso 250km- ma soddisfatti
A cena chiacchieriamo con gli altri ospiti del campo e ci raccontiamo le avventure della giornata davanti a un filetto di orice. Stasera alla pozza non c’è molto movimento, a parte qualche springbook e qualche sciacallo. Prima che i generatori siano spenti, siamo a letto.

20 agosto: Etosha
Zaini pronti, questa mattina un altro trasferimento, per fortuna di pochi km, per trascorrere 2 giorni dentro al parco, ad Okaukuejo. Mentre Giovanni compila i soliti moduli al cancello, una giovane donna con una bimba per mano si avvicina alla macchina e mi chiede se per favore possiamo darle un passaggio fino alla Clinica di Okaukuejo. Mi consulto con Gio e con la guardia al gate che ci dice che se ci va possiamo accompagnarla, le donne non sono pericolose, solo non vuole che importuni i turisti.
Quando però guardando con più attenzione scorgo, avvolto nelle coperte e legato alla schiena della mamma come un fagottino un bimbo, è deciso, li accompagneremo. In macchina la bimba sembra molto incuriosita dagli animali che ogni tanto attraversano la strada. Si chiama Linda, ci dice in inglese. La mamma, che avrà si e no 20 anni, ci dice che sta dalla sorella che lavora in un rest camp fuori dall’Etosha. Speriamo che qualcuno la riaccompagni là poi, altrimenti come faranno?
Lasciate le nostre ospiti, oggi decidiamo di dedicarci all’esplorazione della parte nord, in particolare della pozza di Okondeka, dove pare ci siano molti leoni. In effetti ne troviamo, seminascosti dall’erba gialla come il loro manto, ben 8, 6 femmine e 2 maschi. Uno in particolare dopo aver bevuto, decide di fare i suoi, ehm, bisognini e poi, proprio come un gatto, raschia con le zampe per coprire..il tutto! Anche il re della foresta ha le sue esigenze. Rimaniamo quasi tutta la mattina con i leoni di Okondeka, fino a quando il caldo non si fa quasi insopportabile, i 30/32 gradi si raggiungono ogni giorno, e decidiamo di prendere possesso del nostro bungalow.
Anche questo si rivelerà al di sopra delle nostre aspettative, non tanto per l’arredamento della stanza, comunque molto curato, etnico e dove tutto è pulitissimo, quanto per la posizione: siamo a pochi passi dalla pozza. Infatti, appena vi arriviamo, un gruppo di elefanti con i loro piccoli sta cercando di vincere la calura del primo pomeriggio con un bel bagno a base di spruzzi e fango. Sembrano incuranti del folto pubblico, direi quasi da stadio, viste le panchine e le tribune sistemate tutto intorno. Trascorriamo al campo il pomeriggio, tra la pozza, dove si alternano un gran numero di elefanti, zebre, gazzelle, orici, uccelli, sciacalli e un salto in piscina, bella e ben tenuta ma dall’acqua freddissima e almeno per noi inavvicinabile.
Usciamo al tramonto per un ultimo giro a Okondeka, i leoni infatti sono ancora là e iniziano a svegliarsi dopo il pisolino pomeridiano e a prepararsi per la caccia notturna. Tutti gli altri animali sembrano quasi..in fila per accedere all’acqua, e studiano con attenzione i movimenti dei leoni per capire se possono fidarsi o meno. Ci fanno molto sorridere un gruppo di giraffe che, approfittando di un momento di disattenzione dei leoni, sfilano dietro di loro con noncuranza e riescono ad arrivare all’acqua.
E tempo di tornare, il sole sta tramontando, ma alla “nostra” pozza troveremo ben presto altre sorprese: prima il bagno degli elefanti e dei loro piccoli, poi, scopriremo in seguito, puntualissimo, il rinoceronte delle 19.00. I riflettori illuminano quasi a giorno la pozza e permettono di scorgerlo molto bene, è davvero un buffo animale, con le sue due corna e il labbrone prominente.
Salutiamo il rhino solo per il tempo della cena e poi siamo di nuovo là; ora troviamo la mamma con il suo piccolo e, come molti altri, ci accomodiamo sulle panchine con un drink in mano per osservare lo spettacolo che abbiamo davanti. E’ davvero buffo pensare che a casa a quest’ora lo spettacolo che abbiamo davanti è invece quello della tv! Qui invece abbiamo Superquark in diretta e in prima fila.

21: Etosha
Le emozioni di oggi arrivano dagli animali, scovati come al solito in abbondanza alle pozze, in particolare a Goas. Un gruppo di leoni, maschi e femmine, prima si riposa nei pressi della pozza, seminascosto dall’erba, poi uno dei “lui” si attiva, si alza e..si accoppia con una delle leonesse, durata del tutto..30 secondi! E’ così rapido che non riusciamo nemmeno a fotografarlo.. I più rapidi di tutto il gruppo di auto appostate siamo noi, però, quando intuiamo per primi le intenzioni di due dei leoni e, quando attraversano la strada, riusciamo ad essere ad un metro da loro. La femmina in particolare mi lancia uno sguardo “da brivido” che mi fa subito tirare su il finestrino. Ora capisco perfettamente quello che provano antilopi, cudu, springbook quando non osano nemmeno avvicinarsi all’acqua in loro presenza; lo sguardo del leone è ipnotico.
Le emozioni di oggi arrivano anche dal paesaggio dell’Etosha, che oggi ci si schiude in tutta la sua bellezza e vastità senza confini. Arriviamo infatti fino all’”Etosha lookout” un punto in cui il pan, il “grande luogo bianco” si mostra senza essere nascosto da savana, arbusti, vegetazione, colline.. Per km e km, ovunque, di fronte a noi, all’infinito, un gran mare grigio verde si apre e si confonde con il cielo. E’incredibile pensare che si tratta di fango secco, ancora umido e ancor più incredibile è pensare a come deve essere quando dopo le piogge il lago si riempie di acqua..
Rimaniamo a lungo in silenzio in contemplazione di questo mare secco senza fine, abbacinati dalla sua luminosità, non interrotta da alcun segno di vita.
Emozioni, almeno per me, arrivano oggi anche dal fatto che oggi guido io, ed è la prima volta a sinistra e su fondo accidentato. A parte il fatto che probabilmente si è sparsa la voce all’interno del parco e praticamente tutti gli animali fanno a gara per attraversare la strada- sono venuti a salutarmi, lo so!-l’esperienza è positiva e decisamente preferibile alla guida nel traffico di Milano.
Le emozioni ci arrivano dal tramonto alla nostra pozza di Okaukuejo, oggi il cielo è più rosso che mai e rimaniamo a contemplare il sole finché non è stato inghiottito al di là dell’orizzonte.
Infine, le emozioni ci arrivano dalla “solita” visita dei rinoceronti delle 19.30 alla pozza, stavolta non ne arriva uno solo ma ben due grossi maschi che litigano e si prendono a cornate emettendo alte urla. Uno dei due maschi, il più litigioso, non contento di aver bisticciato con il collega se la prende anche con una mamma rhino e il suo piccolo che stanno cercando di bere e alla fine se ne va brontolando nei confronti di un gruppone di elefanti in avvicinamento.
Si, stare ad Okaukuejo si è rivelata sicuramente un’esperienza entusiasmante. Ci piace quest’atmosfera da campeggio che si respira al rest camp; anche la cena è passabile, è più cara di altri posti e sicuramente migliorabile ma qualcosa di “commestibile” si trova sempre, - solitamente manzo, orice e springbook più verdure- e per stare dentro l’Etosha si possono anche fare dei piccoli sacrifici.
E domani purtroppo sarà l’ultimo giorno qui..

22 Agosto Etosha/Omaruru
Per salutare l’Etosha decidiamo di visitare la sua parte più occidentale, che ci sembra molto meno battuta; il paesaggio in questa parte è molto più boscoso, non radure e savana a perdita d’occhio ma alti arbusti e fitte macchie di alberi. Primo nostro stop è Spokieswound, la foresta degli alberi fantasma. Non si può dire che gli alberi siano belli così scheletrici e scarni, senza fronde, ma ci piace la leggenda della loro nascita- pare che Dio al momento della creazione non sapesse più dove sistemarli sulla terra e quindi alla fine li avesse scagliati giù dal cielo a testa in giù. Gli alberi atterrarono in Namibia dove misero radici così, capovolti-
Finora non abbiamo incontrato molti animali in questa parte, ma le sorprese non sono finite. Arriviamo infatti alla pozza di Ozonjutji m’Bari, al limite del parco, non possiamo più proseguire perché l’accesso è riservato ai tour operator namibiani registrati.. ma chi si muove da qui? Abbiamo infatti scorto, appollaiati su una vasca di cemento, due cuccioli di leone, 2 maschi adulti e 4 o 5 femmine che poltriscono placidamente.
Una schiera infinita di springbook, orici e wildbeest scruta i loro movimenti per capire se può azzardarsi ad avvicinarsi alla pozza e bere; dopo vari tentennamenti sembrano quasi decisi ad abbeverarsi quando dal gruppo di leoni una leonessa scatta improvvisamente e parte all’attacco. Ad assistere alla scena ci siamo solo noi ed un’altra auto. Il documentario è tutto per noi.
Alla vista della leonessa centinaia di animali scappano via sollevando nuvole di polvere, se la leonessa è stata fulminea nel suo scatto loro non sono da meno, e la maggior parte del gruppo si riesce a portare a distanza di sicurezza. Ben presto capiamo le intenzioni della leonessa: non vuole cacciare, ma delimitare il suo territorio e far capire chi comanda. Infatti, dopo aver messo in fuga ed allontanato tutti, si siede placida di fronte alla pozza. Un gruppetto di orici dopo qualche tempo riprova a tastare il terreno, sfidando la pazienza della predatrice che si rialza e li insegue seminando nuovamente il panico.. Anche questa volta dopo averci mostrato la potenza del suo scatto si risistema in mezzo alla radura.
Rimarremmo qui ad assistere allo spettacolo per ore, ma il tempo è tiranno e dobbiamo iniziare l’avvicinamento a Windhoek. Verso le 13 quindi a malincuore diciamo arrivederci all’Etosha, promettendo a noi stesi di tornarci, magari per visitare la parte più ad est, verso Namutoni.
E ora via, sulla strada ormai asfaltata, verso Omaruru, nostra prossima tappa.
Stop di nuovo per un pranzo veloce all’ Outjo Backerej di Outjo, e qui ri-incontriamo il biondissimo Karl Heinz e il suo aiutante, il papà di Surprise, venuti in città dall’Ugab per fare provviste. Ci fa molto piacere incontrare delle facce conosciute.. la Namibia è davvero piccola, dopo tutto!
Poco prima del tramonto arriviamo ad Omaruru, alla guest House in cui alloggeremo stasera.
La struttura è molto semplice, quasi spartana e anche la cittadina non sembra offrire particolari attrattive ma la signora Inge è davvero gentile e disponibilissima e ci offre the e torta fatta in casa nel suo giardino curatissimo pieno di limoni e altre piante da frutto.
Alle 7, quando anche l’altro gruppo di ospiti- gli italiani che abbiamo già incrociato a Walvis Bay e all’Ugab- torna dal giro in un’azienda vinicola vicina, ceniamo tutti insieme- zuppa di pomodoro e pollo al curry, davvero buoni e preparati in casa. Al termine della cena Inge chiede alle sue ragazze in cucina di cantare per noi alcuni canti tipici damara- quelli con gli schiocchi, i miei preferiti!- sono davvero bellissimi e commoventi e tutti noi rimaniamo affascinati dalla loro bravura.
Concludiamo la nostra ultima sera in Africa intorno al fuoco acceso in cortile, a guardare le stelle e chiacchierare con Inge, Julio, la guida italo - sudafricana- e un paio di altri italiani- tra cui menzione d’onore all’incontenibile Piero di Roma- e a salutare il cielo d’Africa
Vogliamo gustarcelo fino in fondo, fino all’ultimo questo momento perfetto, questo profumo di legna secca, quest’aria tersa, questo cielo stellato, dove spicca la Croce del Sud brillante e inconfondibile, questo tempo “perso” a guardare il cielo, a contemplare senza alcuna cognizione del tempo un’alba o un tramonto.. E ci ripromettiamo che anche a casa cercheremo di trovare il tempo per assaporare questi piccoli momenti.

23 agosto Verso Windhoek
Appena spunta l’alba siamo in macchina, per la nostra ultima tappa verso Windhoek.
Praticamente la vacanza è finita, cerchiamo però di gustarci fino all’ultimo le strade, d’ora in poi sempre drittissime e asfaltate e un po’ x tenerci svegli, data la levataccia, mettiamo la musica al massimo.. fa molto film americano avere la strada dritta e liscia davanti a sé e la musica che fa da colonna sonora; forse quella, nella discesa verso sud ci è un pò mancata, ma la radio lì non prendeva di sicuro.
Passiamo Okahandia, e raggiungiamo Windhoek, appena in tempo x gli ultimi acquisti in un negozio lungo Indipendence Avenue che avevamo addocchiato al nostro arrivo e poi di nuovo via verso l’aeroporto.
Riconsegniamo l’auto e quando, dopo averla sottoposta alle varie ispezioni e averle fatto il pieno la parcheggiamo, ci fermiamo a contemplarla, così coperta di polvere e striata di fango e una lacrimuccia ci scappa.
Grazie per non averci mai tradito, per non esserti fatta spaventare dai km, dalla polvere e dalle buche e per averci portato a scoprire questo paese la sua natura, le sue strade, la sua gente, le sue meraviglie che non dimenticheremo di certo.
11/08 SAFARI COURT HOTEL - WINDHOEK ( *** Hotel grande e anonimo, ma x una notte ok)
12/08 KULALA WILDERNESS CAMP SOSSUSVLEI-NAMIB DESERT (***** consigliato! spettacolare)
13/08 e 14/08 SOLITAIRE LODGE – SOLITAIRE ( **** magari non x 2 notti.. ma sistemazione carina e cena ottima!)
15/08 e 16/08 PELICAN BAY HOTEL - WALVIS BAY ( **** bell’hotel, ottima posizione)
17/08 UGAB TERRACE LODGE - OUTJO (*****consigliato, bellissimo, una rivelazione)
18/08 e 19/08 ANDERSSON CAMP (***** non potendo dormire dentro l’Etosha consigliatissimo)
20/08 e 21/08 OKAKUEJO- ETOSHA (*****da non perdere)
22/08 OMARURU GUEST HOUSE - OMARURU (*** normale, ottimo rapp qualità prezzo, molto gentile e disponibile la proprietaria)

I nostri voti:
*** = buono
**** = molto buono
***** = superVoli – South african Airlines

Linate-Francoforte 10/8 16.20-17.50
Fra-JNB 20.45-7.25 del 11/8
JNB-WDH 10.55-11.55

WDH-JNB 23/8 12.50-15.45
JNB-FRA 19.10-5.55 del 24/8
FRA-LIN 8.40-9.50

Auto: Polo Classic 1.6 (cat C) con AVIS
Assicurazione full coverage, più assicurazione aggiuntiva fatta a Windohek che copre danni a gomme, ruote, cerchioni (tyres, hubs and caps) consigliata!
2 ruote di scorta

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