Namibia 1999: "Il Viaggio"

in viaggio con Fabrizio Ronzi in Namibia

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Namibia 1999:

Itinerario

Un viaggiatore non è semplicemente 'uno' che va in ferie. Il viaggio inizia fin dal primo istante, da quando si chiude la porta di casa, lasciandovi dentro i pensieri sempre uguali di ogni giorno (cit. da F. Ronzi 1999)


Sabato 7 agosto 1999

Il decollo dal piccolo aeroporto di Lugano è già uno spettacolo, il turboelica 'Crossair' si leva in volo su un lembo del lago antistante la pista, e prende quota virando intorno al Monte S. Salvatore passando tra Morcote e Porto Ceresio, per sorvolare poi Lugano ad una quota già consistente.
Lo spettacolo è sensazionale, solo con aerei così si gode veramente del panorama dall'alto, e si avverte molto meglio la sensazione del volo. E pensare che certa gente sarebbe terrorizzata da questo volo.... come sarebbe noioso un viaggio senza un po' di vento ballerino, in fondo sono emozioni anche queste.
La destinazione è il grande scalo internazionale di Zurich, dove arriveremo con 20 minuti di ritardo, e già ci chiediamo se i 40 min. che ci rimangono saranno sufficienti ad eseguire il transfer sul volo per Johannesburg.
La mezz'ora di volo scorre veloce, non solo il panorama è godibilissimo, ma le due hostess contribuiscono ad elevare il livello qualitativo della piccola compagnia...cioè volevo dire che, accidenti, queste ragazze in mezz'ora ci hanno portato champagne, cioccolato, cocktails, spuntini vari, e frutta ! Tra il panorama, la sensazione di volo, e tutto questo ben di Dio, volerei con questo Saab turboelica fino in Africa !
La pista di Zurich tuttavia arriva sotto di noi, non curante dell'idillio tra me, il volo, il Saab e soprattutto l'hostess; ed ecco che devo scendere. Non sarà un caso che i nostri sguardi si incrociano, mi saluta con un 'ciao' e solo a me dà questa confidenza. Ma rimaniamo coi piedi per terra, nel senso che scendo dall'aereo e mi dirigo nella grande aerostazione...ah già il dubbio di prima, ce la faremo a cambiare sul volo per JHB ? Sì, ce l'avrei fatta anche ad acquistare un Baileys dove affogare i miei ricordi sul personale Crossair.
Saliamo sul volo Swissair per Johannesburg, ci accomodiamo sistemando il notevole bagaglio a mano portato a spalla (!), e cerchiamo di sistemarci al meglio per il lungo tragitto, ma.... cosa vedo ? Una giovane hostess bionda ! Brigitte, è scritto sul badge. E... ma, diamine, in mezz'ora ho già dimenticato la qualità del servizio di bordo Crossair ! No, non posso buttare in aria (!) una storia appena iniziata! Basta, chiedo un rosso cabernet sudafricano e non se ne parli più ! Davvero avrei voluto volare col Saab, che palle nove ore sul cadreghino del MD11.
E vabbè incominciamo a mangiare; è bello mangiare vicino a Ska, è un tipo molto selezionatore riguardo al cibo, così mi mangio anche metà del suo vassoio..... però il vino se lo beve tutto lui.
Scende la notte, sopra e sotto di noi, il monitor ci tiene costantemente informati sulla posizione. Per Giove ! Passiamo sopra Milano... e siamo andati fino in Svizzera per salire su questo coso. Ma pensa !
Il mondo scorre sotto di noi: passiamo il Mediterraneo, Malta, Tunisia, Libia, Ciad, Zaire, Zambia e... alle cinque ca. una visione affascinante: sorvoliamo lo Zimbabwe, e all'orizzonte, ecco, l'alba sul Mozambico ! Finalmente siamo veramente in viaggio, ora lo capiamo !
Puntuale come un orologio svizzero, l'MD11 svizzero (che non aveva i buchi come l'emmental) si posa sul suolo sudafricano.
Usciamo. Saluto la/le hostess; Brigitte mi saluta in modo professionale: 'che freddura' penso, ci siamo frequentati per nove ore ma lei pensa solo al lavoro.
Un'arietta a nove gradi mi riporta alla realtà: altro che Africa col sole a picco, qui sembra ottobre !
Sette ore a Johannesburg....avete presente la nuova Malpensa ? Ecco allora ricordatevi com'era la vecchia; non è proprio così tutto nuovo e bello.
Sono quasi le due quando ci imbarchiamo sul A320 Air Namibia che ci porterà a Windhoek. Qui si prenderà cura di noi uno steward: non avrò bisogno di alcunché per quelle due ore scarse di viaggio.
Sorvoliamo per intero il deserto del Kalahari nelle sue tre estensioni: Sudafrica, Botswana, e Namibia. Che spettacolo ! Lentamente penetriamo nel viaggio, nell'entità stessa del viaggio, nell'essenza del viaggiare. Solo in questi momenti capisci che il mondo esiste, e quanto è piccolo il tuo mondo di ogni giorno, e quanto è povero chi non gira il mondo. Eros mi fa notare le strade dall'alto, incredibili interminabili linee diritte, senza una curva forse per centinaia di km.
Windhoek si trova su di un enorme altipiano a 1600 mt. di quota; scendiamo lentamente e spettacolarmente: la zona è molto ventosa, per cui gli aeromobili volano piuttosto veloci, traballando al punto che è difficoltoso anche solo bersi un caffè. Poi, l'atterraggio, avvenuto sbattendo a terra l'aereo con un contraccolpo tale che su una qualsiasi linea europea avrebbe scatenato le proteste dei viaggiatori. Ma qui siamo in Africa, e questa sarà la nostra sveglia dal torpore del vecchio 'primo' mondo.
Arriviamo a Windhoek sulla Toyota noleggiata all'aeroporto, guidando a sinistra come in tutta l'Africa del sud-ovest, e ci dirigiamo all'hotel Continental dove il mattino stesso avevo prenotato telefonicamente.
E' una città di 150.000 anime, veramente multicolore (no per favore, non pensate multirazziale, questa idiozia esiste solo nelle parole false dei politici italioti e dei loro servitori), con un bel centro moderno, qualche edificio old-german, ed una vasta periferia.
L'hotel Continental è un pezzo di architettura decadente anni sessanta, ma è molto pulito e per poco più di 90 Euro ci viene dato un appartamentino di due stanze con bagno, TV, frigo e colazione.
Acci... è domenica, usciamo per una passeggiata verso le 4, c'è molta poca gente in giro ed i negozi sono chiusi. Usciamo per cena più tardi, ci rechiamo al 'Gathemann', forse il migliore locale della città, dove gustiamo una succulenta bistecca di Orix (antilope), tanto per entrare nella situazione, e ceniamo sulla balconata.
Andiamo a letto presto.

Lunedì 9
Ci leviamo dai comodi giacigli della nostra 'suite' abbastanza presto. Così d'altronde sarà per tutta la durata del nostro soggiorno in quanto sotto l'equatore ora è inverno, ed il sole tramonta alle cinque e mezza.
La colazione è ottima e abbondante, la sala da pranzo è stranamente frequentata solo da militari, boh ! Paghiamo e andiamo, ma prima di scorazzare verso nord, facciamo un po' di compere, provviste e pentole, utili alla nostra sopravvivenza quando saremo accampati.
Verso mezzodì usciamo dalla megalopoli (!), guidati dalle cartine che abbiamo comprato; ne abbiamo più di una, dato che talvolta contrastano pure tra loro ! Pensare che quel burlone di Eros aveva promesso che avrebbe portato il GPS.
E via sulla strada principale del Paese, direzione Okahandja / Otjiwarongo. Già dopo alcune decine di Km il traffico si dirada, e dopo un po' mi accorgo di non avere effettuato curve forse da 30 o 40 Km ! Questa strada sembra fatta con la bussola in mano, l'ingegnere tedesco che la costruì sul finire dell'800 disse: avanti dritto verso nord ! Eh sì, penso sia stato proprio così, poi ogni 40 Km avrà dato un'aggiustata alla direzione: ecco perché queste piccole curve senza ostacoli apparenti da aggirare.
Alle 14.55 ora locale, Ska, incaricato momentaneamente della guida del Toyota, scorge alcune giraffe ! Grande è l'emozione, frenata rapida, inversione di marcia, e scarica di foto sull'animale avvistato. Ne vedremo a centinaia in seguito !
Le strade principali sono interamente costeggiate da una rete metallica per evitare l'improvviso attraversamento di animali, così le nostre giraffe non appena ci vedono, fuggono nella loro savana, ed intravediamo solo i lunghi colli sbucare dalla bassa vegetazione.
La strada prosegue diritta; l'avevo già detto, acquistiamo confidenza col mezzo, e superiamo pure i 100 Km/h; Eros vuole provare l'ebbrezza della guida a sinistra.....
Io invece si che sono un veterano, che ho guidato a sinistra nel mezzo del caos di Dublino, Belfast, Edinburgh e Glasgow ! Ma a dire il vero trovo molto peggio Milano, specialmente da quando è guidata a destra !
Giungiamo finalmente ad Otjiwarongo, in anticipo sul tempo stimato, e chiedo indicazioni ad uno strano tipo in divisa (vigile ? parcheggiatore ? Esercito della Salvezza ? Boh), dovendo raggiungere il camping comunale. Sappiamo che si trova vicino all'allevamento di coccodrilli, e per questo lo troviamo facilmente seguendo le indicazioni. Una volta arrivati mi sorge un dubbio; guardo meglio il voucher... maledizione ! La prenotazione era per il 'Bernabè de la Bat Rest Camp' nel Waterberg, e non lì ! Cavolo, io che sono l'organizzatore ho portato la spedizione a 70 Km dalla destinazione del secondo giorno ! E' tutta colpa di quelle Hostess che mi hanno sconcentrato !
Ska, che in certe situazioni diventa dinamico e si solleva dalla condizione di stand-by che normalmente lo contraddistingue, si scaglia alla guida, e via di corsa verso il Waterberg Park, che raggiungiamo prima del tramonto. Sani e salvi.
Montiamo la tenda per la prima notte all'addiaccio (nota di colore), ci ambientiamo subito e scopriamo l'organizzazione turistica namibiana: veramente notevole. A nostra disposizione ci sono bagni puliti, docce con acqua calda, barbecue, acqua corrente e piastre cottura....
Cala la notte, buia, ma....veramente buia! Non si vedeva un cavolo dato che la luna era interamente calante: io non ho mai visto (!) un buio così, e alle spalle avevamo la foresta! Che sensazione puntare il fascio di luce nel bosco nero, con il pensiero di scorgere due occhi illuminati che ti puntano !!
Andiamo a letto, cioè in tenda nel sacco a pelo. Dopo una mezz'ora Eros si agita sentendo dei rumori: qualcuno o qualcosa zampetta vicino alla tenda ! Porgo il Baileys ad Eros, lo tranquillizzerà per la notte.
Ho imparato fin da subito a conoscere l'istinto animale: per quanto grosso e selvaggio possa essere, non entrerà mai in una tenda, il suo istinto lo guida, non gli interessa ciò che non conosce, anzi lo evita, e vive secondo natura, non caccia ciò che non costituisce una preda e non uccide se non per necessità di sopravvivenza.Perché temerlo ? Qualunque animale esso sia stato quella notte, era un mistero affascinante, un contatto diretto con la natura, in sua totale balìa, dove la tua tecnologia non serve più a nulla.

Martedì 10
Alzata alle 6.45, smontaggio tenda, colazione, pieno di carburante, e via. La metà sarà il Parco Nazionale dell'Etosha, raggiunto passando a nord-est il massiccio del Waterberg Plateau, e raggiungendo Grootfontein.
Viaggiamo per più di cento km su sterrato, ottimo ma polveroso. Già, la polvere, o la sabbia, sarà una costante del viaggio: sabbia come il talco che penetra nell'abitacolo nonostante tutto sia chiuso, e te la ritrovi ovunque; sabbia che ricopre interamente la carrozzeria e si insinua dappertutto dando un tono vissuto alla nostra vettura.
Una particolare curiosità che già notammo il giorno prima, sono i numerosi termitai, curiosissimi nidi di termiti appunto, costituiti da una protuberanza di terra rossa che spunta dal terreno, alti fino a 3/4 metri. Se ne scorgono a decine nella bassa vegetazione della savana.
Percorriamo più di 100 Km su strade in terra battuta, fino a raggiungere in tarda mattinata l'Hoba Meteorite, che come si può immaginare è un frammento di meteorite caduto sulla terra. Più esattamente è il più grosso frammento esistente al mondo, un blocco di materiale metallico ferroso, di ca. tre o quattro metri di lato, pesante 55 tonnellate.
Proseguiamo per Grootfontein. Curiosi eh questi nomi tedeschi ? La Namibia fu, a cavallo del '900, una colonia tedesca in terra d'Africa: ecco spiegata questa germanizzazione che si nota un po' ovunque.
Sono quasi le due. Fame. La città offre un locale consigliato dalla guida, 'Le Club', dove mangeremo, anzi ci abbufferemo di carne alla griglia, un vero ben di Dio a ca. 22 Euro per tre ! E pensare che doveva essere un posto caro, come l'arredamento 'english style' faceva supporre.
Proseguiamo per la meta dell'Etosha, su strade asfaltate ora, ma sempre diritte, molto diritte.
Giungiamo al cancello del 'Von Lindequist Gate' nel tardo pomeriggio, registriamo l'ingresso, e andiamo verso il primo campo di Namutoni che si trova a ca. 15 Km. Lungo questo tratto numerosi dik dik sbucano dall'erba ai lati della strada guardando incuriositi, come a darci il benvenuto in questo paradiso della natura !
Ecco la porta del 'Namutoni' avanti a noi, entriamo; alla reception controllano il voucher e ci viene assegnato il posto tenda per i prossimi due giorni. L'area camping si trova proprio dietro al vecchio fortino tedesco ristrutturato.
All'inizio del secolo, Namutoni era un avamposto tedesco e doveva essere un posto per veri uomini: la guarnigione era infatti composta da sette soldati ed un ufficiale di comando, ed all'epoca (1900-1912) vi immaginate cosa voleva dire arrivare qui e starci per dei mesi ? Furono decimati dall'attacco dei Khoi-khoi e solo alcuni riuscirono a scappare nella notte (quando la popolazione dei predatori era 7/8 volte quella di oggi !). Il museo attiguo alla vecchia torre di guardia ci presenta dei cimeli e soprattutto delle fotografie originali di rara suggestione... Il tramonto visto dalla vecchia torre è lo stesso di 90 anni fa... unico ed indimenticabile come solo i tramonti sulla savana possono essere. Da lì sopra si scorgono le teste delle giraffe sbucare dalla boscaglia ...

Mercoledì 11
Wow, siamo nel terzo parco africano per estensione, cioè ca. tre volte la Lombardia (!)
Il ritmo, che prenderemo poi per tutto il viaggio, è da militari ! Normalmente alzata alle 6.30 e a letto verso le 9, la vita in tenda in questi ambienti c'impone questi ritmi, e sarebbe stupido non approfittare delle ore di luce.
Di buon'ora scopriamo con piacere che al ristorante del campo servono una luculliana english breakfast, dopodiché, attrezzati a tutto punto, usciamo dal gate principale.
Nel parco dell'Etosha si è liberi di girare come e dove vi pare, rispettando alcune regole principali : divieto assoluto di uscire dall'auto fuori dai luoghi cintati, divieto di circolare con cabrio e moto, divieto assoluto di disturbare gli animali, limite a 60 Km/h, divieto assoluto di fare del fuoristrada.
E vi assicuro che il primo impatto con questi animali 'veri' sarà indimenticabile !
I campi stessi sono già immersi nel parco, non è necessario fare molti km per osservare degli animali; ognuno dei tre campi dispone poi di una propria 'pozza' di osservazione, illuminata di notte, da cui si osservano gli animali abbeverarsi da poche decine di metri dalle vostre tende !
Percorriamo così alcuni km e subito ci imbattiamo in gazzelle ed antilopi di ogni tipo: dai simpatici springbok, agli eleganti gemsbok, ai magnifici kudu. E poi iniziano ad entrare in scena gnu, struzzi, zebre a non finire, uccelli di ogni colore e dimensione, facoceri e sciacalli (simpatico il Willy che alla sera faceva visita alle tende del campo).
Dopo avere visto numerose giraffe, splendidi animali, ce ne stavamo in osservazione di una con il rispettivo cucciolo, che cercava il momento opportuno per abbassarsi a bere... momento notoriamente pericoloso per questi animali, per cui impiegano anche una mezz'ora abbondante prima di decidersi. All'improvviso sbucano dalla savana una decina di enormi elefanti, passando davanti alla nostra auto a pochi metri !
Proseguiamo per la pozza di 'Andoni' dove un'altra visione paradisiaca ci attende: Andoni si trova proprio al bordo del 'Pan' la depressione arida interna al parco, e intorno alla acque sorgive si trovano semplicemente migliaia di animali, che danno luogo ad una visione sconfinata e magnifica.

Giovedì 12
Trasferimento al campo di Halali, con arrivo previsto per il pomeriggio;durante il viaggio continuiamo con gli appostamenti presso le aree dove gli animali si abbeverano.
Una delle più spettacolari di queste è il punto denominato 'Etosha', in sostanza un'isola che si trova all'interno, per ca. 2 Km, della vastissima depressione salina, il 'Pan' grande ca. 4 volte il Maggiore (Lago), il quale per pochi giorni all'anno si riempie di qualche metro d'acqua e per il resto è un'indescrivibile ambiente, dove il terreno è completamente secco e screpolato dal calore e non corre un filo d'aria. Sul 'Pan' non ci sono animali, ma si scorgono le tracce che lasciano attraversandolo, orientandosi con l'istinto dato che nel mezzo in alcuni punti non si vede nemmeno dove inizia la vegetazione.
Altro punto indimenticabile sarà 'Rietfontein', come al solito pozza di abbeveraggio, in prossimità della quale notiamo che nessun animale si avvicina all'acqua: già, due bei leoni adulti si trovavano appisolati all'ombra lì vicino ! Inutilmente abbiamo aspettato che i felini si avvicinassero un po' all'acqua per vederli meglio.....

Venerdì 13
La mattina inizia, ormai come abitudine, vagando da una pozza all'altra, sempre immersi nel suggestivo panorama del parco.
Cammina cammina ci dirigiamo nella parte ovest, al limite della zona accessibile al pubblico, arrivando fino al terzo campo di Okaukuejo, dove facciamo rifornimento e acquistiamo la carne congelata per la grigliatona.
Okaukuejo è sicuramente il campo più bello in tutti i sensi tranne per i campeggiatori che troveranno parecchia polvere rispetto agli altri. Qui il posto di osservazione degli animali è assolutamente comodo: dalle panchine dietro ad un basso muretto si sta comodamente a guardare gli animali ad abbeverarsi.
Halali è il più recente dei tre campi governativi a disposizione dei turisti che intendono restare all'interno del Etosha, ed è quello che si trova all'interno della zona più densamente popolata di predatori.
Dispone della pozza di osservazione sicuramente più bella, in quanto si trova con una vasta savana intorno, ed il punto di osservazione è rialzato su delle rocce, in modo tale che sembra di essere a teatro. Oltre al fatto che il sole sorge prorpio lì davanti dando luogo al 'solito' stupendo spettacolo.
Fù lì che quella sera, vedemmo una cinquantina di elefanti, tutti insieme che bevevano pazientemente sotto i riflettori, nel silenzio più totale.... ma non era finita, perchè sia quella sera che la sera dopo avvistammo anche i rarissimi rinoceronti ed un paio di iene.

Sabato 14
Lasciamo a malincuore l'Etosha; sembra già che una parte del viaggio sia finita...
Ci dirigiamo a Khorixas, a ca. 300 Km, viaggiando su strade sempre più isolate e vuote e... diritte.
Si tratta di un semplice trasferimento verso un'altra meta, il viaggio non riserva particolari attrattive ma è curioso il fatto che continuiamo a scrutare l'orizzonte alla ricerca di animali. Il gusto del safari ci ha contagiato !
Giungiamo puntualissimi alla meta, la cittadina di Khorixas capoluogo dell'omonimo dipartimento territoriale, e riforniamo la Toyota all'unico distributore, che come al solito la guida ci ha segnalato con precisione.
Incredibili queste 'Lonely Planet' !
Ci attende una prenotazione al 'Khorixas Lodge' trovato su Internet, che pare essere l'unico posto con un po' di vita nella zona, ed effettivamente devo costatare che Khorixas è veramente un posto triste: battuto da venti micidiali che sollevano una sabbia pestifera, pochissime attività commerciali, un piccolo supermarket con una disponibilità di merce disparata, dove ho visto con i miei occhi, esposte alla vendita tra gli scaffali, bare e accessori funebri ! Il tutto a ca. 100 Km dall'insediamento umano più vicino.....
Ma per fortuna il nostro Lodge è un piccolo angolo, direi di paradiso in questo caso, dove si trova tutto a standard europei, bungalow con aria condizionata, piscina, un ristorante decente, un bar con loungue, e, dopo la nostra visita, un barista che sa preparare il 'Cuba Libre'!

Domenica 15
Giornata interamente dedicata alla visita del massiccio montuoso del 'Brandberg', massima cima della Namibia con i suoi 2600 mt. Sul luogo sono stati scoperti pochi decenni fa dei graffiti preistorici; sotto una roccia si trova un dipinto con scene di caccia raffigurante la 'White Lady', una figura appartenente sicuramente ad un personaggio importante di ca. 4000 anni fa.
E' semplicemente incredibile pensare che l'inchiostro usato sia durato per millenni, passato indenne agli agenti atmosferici.... ora per ironia della sorte, il tutto è protetto da una griglia metallica contro eventuali vandali !
I graffiti si raggiungono con una breve escursione a piedi in meno di un'ora con guida locale ad un prezzo come al solito irrisorio, sotto un sole pesto ed un cielo azzurro, polarizzato da un'aria che non conosce particelle di monossido di carbonio !
Il viaggio per raggiungere il Brandberg è stato di ben 260 Km, attraversando il Damaraland centrale, che offre un panorama desertico sconcertante: sarà per il caldo, la scarsa vegetazione, le strane formazioni montuose mai uguali, ma questa zona appare veramente inospitale, nel senso che qui capite il significato di questa parola.

Lunedì 16
Di buon mattino, trasferimento verso il 'Palmwag Lodge' molti Km a nord, diciamo al limite massimo consentito ad automezzi non a trazione integrale.
Lungo il tragitto approfittiamo della presenza di alcuni siti interessanti: la 'Petrified Forest' è un'altra tappa immancabile, che come si può intendere è costituita da numerosi tronchi e pezzi di alberi risalenti a ca. 200 milioni di anni, incredibilmente fossilizzati nel tempo. Incredibile è l'aggettivo giusto, questi tronchi sembrano per forma e colore proprio dei pezzi di legno, ed è visibile anche da vicino il dettaglio della venatura e dei nodi del legno: tamburellandoci sopra emettono pure lo stesso suono del legno, invece sono proprio dei pezzi di pietra ! Questo luogo è il più grande sito del genere al mondo, con una quantità di reperti superiore alla più famosa Petrified Forest americana.
Continuiamo con una piccola deviazione verso la 'Burnt Mountain', una piccola collina di roccia nera vulcanica.
Passiamo anche per la formazione delle 'Organ Pipes', originalissime rocce con una forma verticale regolare ed incastonata tra loro, derivata dalla improvvisa solidificazione di una massa lavica. Molto simile, anche se più semplice, alla scogliera della 'Giant's Causeway' in Irlanda del Nord.
Si fa tardi, è meglio indirizzarci alla volta di Palmwag, non molto distante, ma la strada è parecchio dissestata costringendoci a viaggiare a 40/50 Km/h.
Ci addentriamo nel Kaokoveld sulla strada per Sesfontein per ca. 150 Km: il viaggio ci regala ancora nuove e profonde sensazioni 'africane', è da qui in avanti infatti che ha inizio la parte più sperduta della Namibia, dove non esistono alberghi, i rifornimenti non sono assicurati e le strade in pessime condizioni.
Incontriamo degli sperduti villaggi di pochi abitanti.
Per questo è incredibile arrivare al campo di Palmwag: ci si trova in una vera oasi con tanto di palme vere, piscina, bar e ristorante, e ordinatissimi posti tenda, praticamente a 200 Km dalla civiltà !!
Ci troviamo su una piccola collina, da cui la vista spazia per centinaia di Km verso una savana che si staglia contro delle formazioni montuose che catturano l'orizzonte, dietro alle quali scende un tramonto magnifico.
Diventa buio, i gruppi elettrogeni partono 'mettendo in moto' il campo, che si illumina rassicurante. Nella piccola pozza d'acqua circostante la zona bungalow, notiamo a fatica un rinoceronte semi nascosto nella bassa vegetazione; ci separano una ventina di metri ed un muretto, sul quale è affisso un cartello: 'non disturbate gli animali, dato che nel nostro lodge non ci sono recinzioni e potrebbero avvicinarsi !'
La sera stessa Eros si cimentò in una performance esuberante: i migliori spaghetti aglio & olio della vacanza, sotto un cielo stellato come non si è mai visto.
Palmwag è un posto semplicemente 'magico', dove ho avuto la più forte sensazione di essere fuori dal mondo.

Dalle grandi onde dell'Atlantico al vasto deserto del Namib, passando da canyon scavati nella roccia da secoli di erosione!

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