Min-gala-ba Myanmar (Salve Myanmar)

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Min-gala-ba Myanmar (Salve Myanmar)

Prima di dare inizio al resoconto del nostro viaggio, vorrei subito precisare che la visita del Myanmar non ha creato alcun tipo di problema dal punto di vista della sicurezza, non siamo mai stati assillati né da venditori né da gente che chiedeva denaro (intendo in maniera stressante), anzi il ricordo dei loro sorrisi e dei loro saluti lo porteremo sempre con noi poiché ci ha contagiato.
Voglio soprattutto elogiare l'organizzazione di Aung: per il suo ottimo italiano, per le nozioni di carattere storico che ci ha dato del Paese, per la prontezza nel capire certe nostre esigenze, per la scelta sia degli alberghi che dei ristoranti dove ci fermavamo a pranzo, tutti veramente ottimi. Per chi ne fosse interessato, l'Agenzia di Aung è “Advanced Zealous Travels Co., Ltd” e il suo indirizzo email è aunggiovanni@googlemail.com.
Infine farei un grosso ringraziamento a Paolo che ci ha dato l'opportunità di effettuare questo viaggio e di averci fatto conoscere nuovi amici come Cristina, Laura, Leonarda, Pino e Silvana con cui abbiamo trascorso in allegria giorni magnifici.
Un indimenticabile viaggio fra le infinite bellezze di uno dei più affascinanti Paesi del sud-est asiaticoAlle ore 9 del 25 novembre 2012 all'aereoporto di Yangon compattiamo il gruppo con cui visiteremo il Myanmar.
Ecco i componenti: la guida Aung, il “boss” Paolo, le veneziane Cristina e Laura, la cagliaritana Leonarda, il sardo/genovese Pino ed infine il gruppo Genova: Marina, Silvana, Enzo, Lino e Nino.
Dopo un riposino ristoratore in hotel, iniziamo subito con un piatto forte, la Shwedagon Paya. C'è una moltitudine di fedeli, essendo domenica ai turisti si uniscono molti locali, fortunatamente il complesso è molto grande, si ha solo qualche problema nel fare foto.
E' un insieme di piccole pagode, templi e statue che fanno da cornice all'enorme stupa centrale tutto ricoperto di lamine d'oro e impreziosito di gemme nell'ombrello sulla cima. Il tutto è reso ancora più affascinante dalla presenza di molti monaci alcuni in preghiera altri in visita.

Lunedì 26
Iniziamo la giornata con una passeggiata nel centro di Yangon. Si gira tra bancarelle che vendono di tutto dalla frutta alle lamette da barba, dalle frittelle ai CD, troviamo vecchi negozi dove sembra che il tempo si sia fermato. Fotografiamo vecchi palazzi in stile coloniale fortunatamente alcuni in via di restauro, sono il Municipio, il Palazzo di Giustizia, la Posta e Telegrafo.
Passiamo alla visita della:
- Botataung Paya, una delle tre grandi pagode di Yangon, la leggenda vuole che vi siano custoditi dei capelli di Buddha provenienti dall' India;
- Chaukhtatgyi Paya, un meraviglioso Buddha dormiente di 27 m di lunghezza e 16 m di altezza, la cui corona è impreziosita da diamanti e pietre preziose.
Nel pomeriggio trasferimento in aereoporto e volo interno per Heho nello stato dello Shan.
Alloggeremo per 4 notti al Paradise Inle Resort, un complesso alberghiero molto caratteristico costruito su palafitte nel mezzo del Lago Inle.

Martedì 27
Giornata dedicata a scorazzare in barca su alcuni canali del lago o a piedi per visitare i villaggi degli Intha, la popolazione che vive su queste acque.
Navighiamo tra canali che penetrano tra canneti formanti una fitta giungla e, come ho letto da qualche parte, sembra proprio di rivivere un'atmosfera da Apocalypse Now, fortunatamente non spunta alcun elicottero.
Visitiamo il sito di Shwe Inn Thein Paya, un complesso di 1050 zedi posti su una piccola collina costruiti fra il XVII e il XVIII secolo; alcuni sono proprio ruderi ma si sta lavorando per il recupero. Molto interessante il colonnato coperto che scende dai templi alla base della collina.
Sulla via del ritorno in barca costeggiamo un'infinità di orti e giardini galleggianti, veramente un'opera ingegnosa con coltivazioni di pomodori, zucche, verdure varie e tanti fiori.

Mercoledì 28
La giornata ci riserva molte ore di navigazione sul lago poiché percorriamo quasi tutto il canale verso sud fino alla cittadina di Sankar. Imbarchiamo una guida locale, una graziosa signora di etnia Pao di nome Lalla.
Il tempo è splendido e gli spettacoli di luce sul lago sono affascinanti, molto belle le distese di fiori delle piante acquatiche dai colori rosa, giallo, bianco e azzurro.
Riusciamo a visitare anche il sito di Tharkong, complesso di zedi ormai in rovina che risalgono ad almeno 500 anni fa; è un luogo con un certo fascino poichè si passeggia in assoluto relax essendo una zona poco frequentata da turisti.

Giovedì 29
La mattinata la dedichiamo alla visita di alcuni laboratori artigianali.
Il primo è un laboratorio di manifattura di sigari e sigarette, le ragazze al lavoro hanno una manualità veramente incredibile; non essendo fumatori non abbiamo potuto gustare il loro prodotto.
Il secondo è un grosso complesso di laboratori di tessitura, infatti all'avvicinarsi si sente un forte ticchettio prodotto dai telai manovrati da ragazze con una sveltezza e concentrazione che ti sembra quasi di recare fastidio nel solo fotografarle. Qui le signore del nostro gruppo hanno fatto acquisti poiché i manufatti erano veramente pregevoli.
Nel pomeriggio visitiamo il sito religioso più sacro dello Stato Shan, la Pagoda Phaung Daw Oo e il monastero Nga Hpe Kyaung, famoso per i gatti ammaestrati dai monaci nel saltare in un cerchio ma noi non li abbiamo visti, mentre abbiamo apprezzato le pregevoli antiche statue di Buddha nei vari stili: tibetano, shan e altri.

Venerdì 30
Lasciamo il lago Inle con un po' di rammarico tanto questo posto ci ha affascinato per giorni. Oggi la nostra meta è Kakku.
Per alleggerire il viaggio in pullman, lungo la strada facciamo sosta al monastero di Shwe Kyaung dove vivono molti monaci novizi, in prevalenza fanciulli orfani che il monastero raccoglie dalla strada dando loro un riparo e una possibilità di istruzione e vita dignitosa. E' commovente vederne alcuni giovanissimi con il capo rasato, coperti dal mantello e concentrati nel recitare le preghiere giornaliere.
Arrivati al sito di Kakku dobbiamo aspettare per la visita poiché si scatena un violento temporale e ne approfittiamo per uno spuntino in un ristorante con vista sui templi.
Anche qui è d'obbligo essere accompagnati da una guida di etnia Pao.
Il sito è veramente un'infinità di stupa, circa 2500, e ognuno con una sua caratteristica che lo rende diverso dagli altri; dopo la pioggia si è creata una luce che lo rende ancora più affascinante.

Sabato 1/12
Giornata di trasferimento da Heho a Mandalay.
Colgo l'occasione per elogiare l'organizzazione di Aung che con semplicità e naturalezza provvede a tutte le formalità sia per i biglietti che per le valigie e per quanto a volte abbiamo bisogno senza che noi dobbiamo preoccuparci di nulla.
Nel percorso per l'aereoporto di Heho ci fermiamo per una visita ad un piccolo laboratorio dove i giovani di una famiglia si sono ingegnati nel fare manufatti con il legno del gelso. Dopo averlo inumidito e battuto ripetutamente lo sminuzzano mescolandolo all' acqua e con l'aggiunta di fiori e foglie fresche lo distendono su grandi pannelli che una volta seccati al sole diventano fogli di carta dipinta con i quali fabbricano carinissimi lampioni, ventagli, ombrelli di varie dimensioni, quaderni, ecc.

Domenica 2
Escursione ad Amarapura, antica capitale della Birmania, situata a 11 Km da Mandalay dove il luogo di maggior interesse è il ponte sul lago Taungthaman. E' un ponte pedonale in legno di tek della lunghezza di 1,2 Km e sembra che vanti il primato mondiale di lunghezza per un ponte in legno. Altra cosa interessante il monastero di Maha Ganayon Kyaung che ospita un'infinità di giovani monaci ed è diventata un'attrazione turistica assistere al loro unico pasto giornaliero.

Lunedì 3 - Martedì 4
Di prima mattina ci imbarchiamo su un caratteristico battello che sarà la nostra confortevole dimora per due giorni e iniziamo la navigazione lungo il fiume Ayeyaddy. Piccole escursioni movimentano la vita oziosa sul battello. Molto interessante quella di Mingun con la visita della Settwya Paya e della Mingun Paya, imponente pagoda di mattoni rossi che il terremoto del 1838 ha ridotto in rovina; Aung ci dice che dalla cima si poteva godere di una vista impagabile, ma purtroppo non è più possibile salirvi per motivi di sicurezza.
La visita prosegue con la Mingun Bell un'imponente campana di bronzo del peso di 90 tonnellate (sembra sia ritenuta la più grande campana sospesa e perfettamente integra del mondo) e con la Hsinbyume Paya che tutta dipinta di bianco sotto il sole acceca la vista. Le sue particolari onde, al contrario di quanto si possa pensare subito, non simboleggiano il mare ma bensì le catene montuose che circondano il Monte Meru.

Mercoledì 5
Sbarchiamo dal battello a Bagan e prendiamo alloggio al Bagan River View, un magnifico hotel costruito sulle rive del fiume con antichi templi all'interno.
E’ a malincuore che lasciamo questo posto rilassante ma ci sono troppe cose da vedere.
Il programma propone la visita di un laboratorio per la lavorazione delle lacche (proprio qui a Bagan vi è la maggior produzione delle lacche del paese) e la visita della Pyathada Paya un’imponente pagoda con un’enorme terrazza da dove la vista del tramonto è davvero magnifica.

Giovedì 6
La giornata di oggi è dedicata esclusivamente alla visita dei magnifici templi di Bagan.
Dalla lussurreggiante pianura spuntano migliaia di pagode bianche, dorate e di ogni forma e dimensione.
Iniziamo con la Shwezigon Paya un imponente stupa con la caratteristica che in corrispondenza dei quattro punti cardinali sorgono dei piccoli santuari ospitanti ciascuno una statua di Buddha alte 4 m e realizzate intorno al 1100.
Proseguiamo con il tempio più venerato e meglio conservato di Bagan, l’Ananda Patho.
Il suo pinnacolo alto 52 m lo si vede luccicare già in lontananza e anche questo pare sia stato eretto intorno al 1100. La caratteristica di questo tempio sono le 4 statue di Buddha, alte quasi 10 m, che in posizione eretta sono rivolte verso l’esterno.
Nel pomeriggio giriamo in calesse tra i vari templi minori con una sosta al Sulamani Patho.
Collocato al centro di una cinta muraria e circondato da vegetazione offre veramente un’immagine stupenda; l’interno poi è ricco di elementi decorativi tra i più belli e meglio conservati dell’intera area.

Venerdì 7
Escursione al Monte Popa.
Si ritiene che il monte e l’area circostante sia ciò che rimane di un vecchio vulcano spentosi 250.000 anni fa; la roccia si alza per 737 m e sulla sua superficie si arroccano templi e stupa collegati da una ripida scalinata coperta e spesso affollata di scimmie. La salita non è poi così faticosa come può sembrare e dalla cima si gode una vista sulla pianura circostante davvero notevole.
L’organizzazione di Aung è davvero straordinaria e ci propone un magnifico tramonto dalla terrazza della Shwesandaw Paya, nota infatti come “Pagoda del tramonto”.

Sabato 8
E’ l’ultimo giorno di visita del sito archeologico di Bagan. Occupiamo la mattinata recandoci alla Dhammayazika Paya; anche questa pagoda risale intorno al 1200 ed è molto simile alla Shwezigon Paya che abbiamo visitato qualche giorno fa. Come sempre saliamo sulla terrazza per godere per l’ultima volta del magnifico panorama di questa pianura ricca di templi.
A malincuore lasciamo Bagan e con un breve volo ritorniamo a Yangon.

Domenica 9
Visita della città di Bago distante 80 km da Yangon dove possiamo ammirare uno stupendo Buddha coricato lungo 54 m e alto 16 m e la Shwemawdaw Paya, una bellissima pagoda d’oro alta 113 m e antica di 1000 anni considerata una delle più sacre del Myanmar.
Sulla via del ritorno non ci facciamo mancare la visita della Kyaik Pun Paya la cui caratteristica sono 4 Buddha giganti alti 30 m seduti schiena contro schiena.

Lunedì 10
E' giunto il momento del rientro in Italia, siamo tutti un po' tristi.
Aung furbescamente ci porta in un grande mercato di Yangon dove cerchiamo di risollevare il morale tuffandoci nei banchi di souvenir; le signore poi sono instancabili nella ricerca di oggetti caratteristici e nel far quadrare i conti in modo da spendere tutta la moneta locale.
Per ultimo non possiamo lasciare il Myanmar senza rivolgere un pensiero ai due personaggi che tanto hanno fatto e fanno per questo paese, quindi iniziamo con la visita del Bogyote Aung San Museum, la casa di colui che è considerato un eroe nazionale, nonché padre di Aung San Suu Kyi la “Signora” come la chiamano qui e premio nobel per la pace nel 1991.
E' un museo molto semplice con alcune foto di famiglia o di incontri con personaggi internazionali esposte in stanze disadorne ma che infondono molta commozione durante la visita.
Purtroppo la casa dove abita la “Signora” l'abbiamo potuta vedere solo passando col pulmino in quanto non visitabile.
Possiamo partire soddisfatti.

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