Alla ricerca degli uomini renna!

in viaggio con lunasiatica in Mongolia

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Alla ricerca degli uomini renna!

Questo articolo fa seguito a quello pubblicato sul nostro sito (“Nelle steppe di Gengis Khan”) che si riferisce ad un viaggio compiuto nel 2001.
Nel giugno – luglio 2002 Graziella è nuovamente partita per la Mongolia, sempre accompagnata dal fido autista Mejet, (Contatta qui Mejet!)!

ATTENZIONE: rispetto alle informazioni pubblicate nel precedente racconto, sono cambiati alcuni dettagli; le info precedenti restano per la maggior parte valide, tuttavia vi consigliamo questa mail per gli aggiornamenti. Chiedi informazioni a Graziella!Avventura in MongoliaPrevedere vestiti leggeri per l'estate ma sempre un buon pullover e calze perché le notti possono essere fredde a causa dell'altitudine. D'inverno pensare a portare vestiti per proteggersi bene dal freddo, dal vento e della pioggia. Portare sempre con sé un sacco a pelo più o meno caldo a seconda della stagione scelta per il viaggio e una tenda perché nella steppa si deve essere autonomi anche se esiste la possibilità di dormire nelle iurte pagando circa 5 usd a persona ed a notte, con inclusa la cena mongola a base di un'eccellente zuppa, formaggi ed airak.Graziella ha seguito un itinerario che l' ha portata verso il lago Kovsgol, Tsagan Nur Sun, presso la tribù dei Tsaatan (raggiunta a cavallo) e quindi verso Kharakorim, Orkon Valley, il deserto del Gobi per rientrare infine ad Ulan Bataar in tempo per il Naadam, la grande festa del popolo mongolo celebrata con giochi virili tradizionali, quali la lotta, il tiro con l’arco, la corsa dei cavalli ecc.
Prima colpisce l'immensità poi il silenzio e infine questi occhi a mandorla ridotti a semplici fessure, per meglio apprezzare le distanze in quell'oceano che muta a seconda dei capricci del tempo. Siamo di ritorno nel paese di Gengis Khan alla ricerca degli uomini renna. Ma prima d'incontrarli abbiamo un importante appuntamento...
Il tamburo rimbomba nella piccola capanna di legno dove regna l'oscurità, la cerimonia sta per iniziare, il grande sciamano di Tsaagan Nur Sun ha accettato di praticare la sua arte per noi. Siamo venuti a chiedergli d'implorare gli dei per la buona riuscita della nostra gita
dai Tsaatan. Le nostre offerte, vodka, sigarette, vari dolciumi e qualche biglietto di banca sono benvenuti ed esposti sull'altare.
Preghiere, magie, incantesimi, litanie, canti, gesti… lo sciamano caccia gli spiriti maligni e implora gli dei a raggiungerlo nella sua danza di trance. Ad ogni fase del rito intervengono la moglie e la sorella con movimenti mille volte ripetuti. Ad un tratto lo sciamano inizia a volteggiare, il ritmo va accelerandosi: lo sciamano è posseduto! Pochi secondi dopo è di nuovo quieto ma la sua postura e le sue gesta non sono più le stesse: oramai è abitato da un potente spirito. Il dado è tratto, tre persone vengono scelte nell'assemblea tra cui il nostro amico autista che non sa se sentirsi onorato di accompagnare lo sciamano nel suo delirio. Ci rallegriamo di non essere stati scelti, ma non immaginavamo che presto sarebbe venuto il nostro turno e saremmo stati flagellati con i lunghi nastri del suo mantello blu, avremmo ricevuto in testa la corta ma robusta bacchetta di legno che usa per suonare il tamburo. Ci chiediamo cosa sta per succedere: lo sciamano sembra avere una preferenza per una di noi, passa più volte sul suo corpo la sua bacchetta dando grandi colpi al suo stomaco, s'informa sui sintomi che sente e alla fine esegue speciali incantesimi per liberarla dei demoni.
Anch'io ho avuto lo stesso trattamento ma in forma meno violenta; un'anziana signora viene scaraventata a terra dallo sgabello sul quale sedeva, il nostro autista come penitenza non dovrà bere alcool per sette giorni. Ad un bambino, che faceva i compiti invece di stare attento alle evoluzioni magiche del gran maestro, lo sciamano sputa nelle orecchie.
Finalmente il tamburo si fa di nuovo sentire con insistenza, lo spirito soddisfatto è pronto a rientrare nel suo universo e a rendere il corpo preso in prestito al suo legittimo proprietario. Dopo mille giravolte la moglie inizia a spogliarlo ad uno a uno dei suoi vestiti da cerimonia, quando ad un tratto lo sciamano cade a terra e solo il fumo di una brace spolverata di erbe benefiche, riposta vicino lo farà tornare tra noi. Dividiamo con l'assemblea la vodka e i biscotti; ilresto viene distribuito alle famiglie vicine, lo sciamano ci assicura che godiamo tutti di un'ottima salute ma che la nostra amica deve coprirsi bene e consultare uno stregone moderno. Ripartiamo con la certezza di essere stati benedetti malgrado l'ira degli dei perché la cerimonia in nostro onore si è svolta di giorno e le divinità, si sa, preferiscono il fitto buio per esprimersi…
In una mattina che fatica a sorgere, la nostra carovana composta da una decina di cavalli si muove per raggiungere la tribù dei Tsaatan. Avevo messo dei fiori nella criniera del mio cavallo chiamato per l'occasione Gengis Khan. I nostri corpi ballano seguendo il ritmo dei nostri destrieri, la steppa come un film senza fine, senza orizzonte che si possa toccare col dito, passava davanti ai nostri occhi. Solo il rumore degli zoccoli e i nitriti turbavano ad intervalli la quiete di questi luoghi magici, poi si chiudeva il silenzio dietro di noi, quasi per meglio cancellare le nostre tracce: la steppa deve sempre rimanere intatta.
Ebbri di libertà, inebriati di aria pura, portata dallo zefiro della steppa, udiamo un canto che sale dalla profondità della terra: è la nostra guida che canta l'amore per i suoi cavalli e la sua patria. Suoni gravi si sprigionano dalla sua gola per volare trionfanti sino al blu del cielo; mai avevamo conosciuto una tale pienezza e nemmeno una tale armonia con la natura. E quando la musica abbandona all'aria leggera i suoi ultimi accordi restiamo immobili, pensando cosi di poter fermare l'istante, prolungare questo presente all'infinito. Qui, anche la musica riflette l'anima profonda della Mongolia, le note comunicano totalmente con la natura.
Montagne spoglie, boschive, fiorite, rotte, sassose, nevai, torrenti, passaggi stretti e tortuosi dove i nostri bagagli s'impigliano e le nostra ginocchia si sbucciano, sentieri quasi invisibili dove anche una capra tibetana esiterebbe a condurre la sua prole. Dobbiamo però proseguire in quell’ universo minerale e vegetale verso la salita cosi irta, il terreno così scivoloso, inzuppato e fangoso che fatichiamo assieme ai nostri cavalli che a volte sprofondano sino a metà coscia.
Impressione di vertigine. E se il tempo non esistesse? E se questa vita lontana da tutto ma cosi vicina alla natura fosse la verità? E se questi nomadi (e uomini renna) avessero trovato la chiave per vivere fuori dal tempo nel presente?
Delle nuvole bianche come la neve scherzano col sole disegnando forme arabesche su questo mare d'erba o di sassi, ci avviciniamo in silenzio per non intimidire gli uomini renna e finalmente come ricompensa dietro l'ennesima montagna ecco che i primi urt, simili alle tende dei Pellirossa, con le loro fumate blu si offrono alla nostra visione.
I nostri sensi si mettono in allerta: quale accoglienza i Tsaatan ci faranno? Il nostro timore viene presto dimenticato , subito si preoccupano di servirci cibi caldi per riscaldare i nostri muscoli indolenziti, ci portano della legna e ci aiutano a montare le nostre tende moderne nelle quali geliamo durante la notte. La nostra salita si conclude dopo dieci ore di lunghi sforzi nel reame dei cervi delle nevi; qui le renne hanno soppiantato la più nobile conquista dell'uomo (il cavallo) nel cuore di questa tribù: la vita si organizza e dipende totalmente dalle renne.
Figlio di una natura grandiosa ma ostile, il piccolo popolo dei Tsaatan sta scomparendo e silenziosamente chiede aiuto. Ad ovest del lago Kövsgöl, là dove la steppa cede il posto alla taiga, in una terra solcata da innumerevoli fiumi, dove l'inverno è rigidissimo, abita un piccolo ed antichissimo popolo nomade. Questa tribù conta circa 200 anime in totale simbiosi con i suoi animali, tanto che i mongoli li hanno chiamati uomini renna, dalle parole tsaa buga, cervo delle nevi e tsang, popolo. La loro sopravvivenza dipende, infatti, interamente dalle renne: la loro carne e il loro latte quattro volte più ricco del latte vaccino rappresentano quasi gli unici prodotti dei quali si cibano. La pelle viene utilizzata per fabbricare calzature e copricapo, le corna tagliate direttamente sull' animale vivo, molto apprezzate come afrodisiatico nella farmacopea cinese, sono utilizzate come merce di scambio per procurarsi prodotti indispensabili come il riso, la farina, il tè e il sale.
I Tsaatan hanno conservato le loro tradizioni ancestrali e praticano lo sciamanismo. Venerano e temono gli spiriti del cielo e della terra e rispettano gli antichi riti funebri. I bambini imparano tutto per imitazione osservando gli adulti compiere il loro lavoro; anche i più piccoli sanno badare alle mandrie, e si preparano così ad affrontare la dura vita della tribù e le migrazioni annuali. Come per tutti i popoli dell'Asia centrale il nomadismo non è causato dalla necessità di trovare nuovi pascoli, (in queste terre sconfinate l'erba non manca): il nomadismo ha un profondo significato spirituale legato ai cicli della vita che permette la relazione tra terra e cielo, fra visibile edinvisibile.
I Tsaatan hanno rinunciato a una vita più facile al villaggio di Tsagan Nur, al comfort hanno preferito vivere senza catene la loro cultura e spiritualità, hanno scelto la libertà. Ma la lotta è impari, ora che a loro è stato vietato far pascolare le mandrie nella vicina Siberia, la brucellosi decima uomini e bestie e se nulla verrà attuato fra pochi anni questo popolo dalle lontane radici sarà soltanto un ricordo.
Sul cammino del ritorno, ripartendo verso nuovi sublimi paesaggi e indimenticabili incontri, pensiamo a lungo agli uomini renna laggiù nascosti nelle foreste confinanti con la Siberia.
Ci hanno dato una formidabile lezione d'umiltà, loro che lottano ogni giorno per una precaria sopravvivenza, conservando con tenacità il valore della libertà.A Ulan Bataar ci sono vari hotel e guest houses. Noi eravamo ospiti dal nostro autista che affitta camere: il tel/fax è 00 976 11 45 41 67 inglese e russo; inoltre vedi l’indirizzo e-mail pubblicato.
Le guest house nella capitale sono spesso degli appartamenti di 3 locali adibiti a hotel: quindi non si deve aspettare grande lusso, in ogni modo sono confortevoli, con servizi e possibilità di fare da mangiare nella cucina. Durante il Naadam non è raro essere in tanti per ogni camera perché la capitale manca ancora di un numero sufficiente di camere.
NELLE IURTE: dormire sotto una iurta, dividere la vita tradizionale dei mongoli rende il viaggio in Mongolia indimenticabile e unico: è un'esperienza da non perdere. Prima di partire, si paga al mattino alla padrona di casa circa 5 USD/notte/persona inclusi la cena: formaggio, minestra mongola, airak e latte in abbondanza (l'autista vi indicherà il prezzo esatto da pagare). Portate con voi dei regali che saranno i benvenuti perché gli abitanti di queste zone non hanno nulaa. I regali i più apprezzati, perché utili, sono: coltelli tipo svizzero, accendini, fiammiferi, candele, batterie per la radio, penne e matite, filo e aghi da cucire, sigarette perché i mongoli amano fumare. Per i bimbi abbiamo privilegiato i palloncini gonfiabili, le penne e matite colorate, berrettini, magliette, nessun dolciumi :pensare alle carie! I dentisti oltre a essere cari sono quasi inesistenti o lontani.
Possibilità di dormire nei tourist camp per circa 20 a 50 Usd a notte e a persona cena inclusa. Molto ben tenuti, sono dei campeggi con una decina di iurte molto spaziose, i servizi sono in un locale a parte (se dormite dall'abitante i servizi sono all'aperto. e vi laverete una volta ogni.5 giorni come noi visto che abbiamo sempre dormito sotto le iurte).
Inoltre nella steppa potete campeggiare con la vostra propria tenda, in ogni modo dovete portarla perché nella steppa non si è mai sicuri di niente e anche a volte di trovare una iurta nella zona dove siete.

Certo non siamo in Francia. Nella capitale si trovano vari ristoranti con cucina internazionale, nella steppa il regime è a base di solo latte: airak (latte di cavalla fermentato), formaggi vari, yogurt, hormog (tipo lassi indiano), panna; di sera nelle iurte vi serviranno una zuppa a base di pasta e piccoli pezzi di carne e se avrete fortuna potrete provare la loro eccellente vodka.
Prima di partire nella steppa fare la spesa a Ulan Bataar: non lo ripeteremo mai abbastanza. Nella steppa uno deve essere autonomo in tutto; quindi prevedere acqua in bottiglia a sufficienza, mele se ne trovate, pasta per il pic nic del mezzogiorno, qualche salsa di pomodoro portata da casa, sale e pepe, zucchero, qualche marmellata per migliorare la colazione, bustine di te, e se avete la fortuna di avere la possibilità di cucinare prima di partire per la steppa fate bollire qualche uova. A Ulan Bataar non è difficile trovare i generi alimentare di prima necessità (ci sono molti supermercati). Per sapere cosa e quanto comprare chiedere al vostro autista: l'autista porta con sé il cucinino e un bidone d'acqua per cucinare il suo cibo ma pensate che questa è gente povera, ed inoltre senza il vostro autista sareste completamente perduti!

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