Il Messico vissuto alla giornata

in viaggio con fabrizio48 in Messico

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Il Messico vissuto alla giornata

Il consiglio più utile per chi e' in procinto di partire per il Messico è quello di acquistare la mitica LP (Lonely Planet) e di non pianificare troppo gli spostamenti; scegliete un itinerario (ruta) ma siate pronti a modificarlo di giorno in giorno. Il motivo e' semplice: troverete posti che vi faranno venire voglia di rimanere più di quanto previsto, oppure vorrete visitare posti che qualche personaggio del posto vi indica come imperdibili o semplicemente perché in quel momento è la cosa migliore da fare...
I viaggi in Messico durano normalmente troppo poco per capire e godere a fondo di una terra immensamente bella e di un popolo estremamente generoso e vitale. Anche il viaggio che verrà descritto e' tra questi, ma abbiamo potuto almeno assaporare una minima parte di ciò che per molte persone si trasforma in una febbre.Tanti consigli vissuti per gustare al meglio una Terra incantevoleGrazie ai nostri amici Giovanni e Azul, abbiamo potuto utilizzare degli zaini da campeggio per mettere tutto il necessario. A parte il peso totale di questi oggetti fantastici, che si aggirava (ad inizio vacanza) sui 20 kg, la comodità e' estrema.
A parte questi zaini, che abbiamo imbarcato verso la destinazione finale sia all'andata che a ritorno, ci portiamo uno zaino, un marsupio e un'altra borsa semivuota per eventuali piccole compere... sssssi, alla fine della vacanza la suddetta borsa era piena di struffaglietti e altri oggetti meravigliosi e ne abbiamo comprate altre due, di cui alla fine solamente una era piena.
In realtà ci siamo limitati, perché se avessimo potuto avremmo portato in Italia un centinaio di kg a testa.

LE MEDICINE
Se leggete la cara LP, al paragrafo delle malattie che potreste contrarre in terra messicana, vi viene voglia di non partire più o farvi una 30ina di vaccini come profilassi. Quindi, la cosa migliore e' portarsi dietro le medicine essenziali, quelle cioe' che vi salvano da una bella mangiata di fagioli e tacos, da una febbre da insolazione, dai pizzichi di zanzare, e poco di più. Anche perché sono sicuro che la maggior parte di voi e' composta da turisti miti, che non vanno cioè nella giungla tropicale se non per brevi tour guidati della durata di mezz'ora. Se così non e' allora la profilassi e' forse consigliabile. In bocca al lupo!CITTÀ DEL MESSICO
Quando sono arrivato a Città del Messico, tutto ciò che sapevo su questa capitale era limitato ad informazioni ottenute dalla mitica LP (Lonely Planet) e dalla nostra amica Azul. 18 milioni di abitanti, molto traffico, rumori ed odori penetranti, ma un fascino non comune e non descrivibile. Per prima cosa, all'aeroporto abbiamo cambiato dei pesos messicani, cercando di individuare il banco più conveniente all'interno di una sfilza interminabile. Nel periodo del nostro viaggio 1 euro equivaleva a circa 13 pesos; i cambi che abbiamo effettuato, più o meno vantaggiosi, hanno sempre oscillato tra 12.80 e 13.10. Insomma, dopo un primo cambio di 100 euro, giusto per renderci conto di quanto ci sarebbero durati, ci avviciniamo finalmente all'uscita dell'aeroporto per prendere un taxi, destinazione un quartiere chiamato Condesa, dove i nostri amici Giovanni e Azul ci avevano prenotato un bell'albergo a 4 stelle, solo per riprenderci dal viaggio.
A questo punto la scelta del taxi, quale prendere? Potete scegliere quelli proposti dai classici che si avvicinano e ti propongono il trasporto, ma noi, da bravi lettori di LP, abbiamo evitato di dare confidenza a questi loschi figuri (forse gli stessi che potete incontrare a Fiumicino, ma più abbronzati...) e ci siamo avvicinati ad uno dei chioschi dove vendono il biglietto. Basta dire dove si deve andare e ti fanno un biglietto avente il relativo costo. Quindi, al tassista dovrete in tal caso consegnare solo il biglietto rilasciato dal chiosco ed una eventuale mancia a fine corsa. Anche qui c'è differenza da chiosco a chiosco, quindi se non avete fretta e volete assolutamente iniziare la vacanza con un bel risparmio netto di circa 2 euro, allora fate un minimo di indagine. Per andare a Condesa (Hotel Franklin), per esempio, abbiamo speso 190 pesos, compresa una mancia di circa 20 pesos. Dopo un paio di giorni inizierete quasi sicuramente a dare mance a tutti, anche a chi vi dà un'informazione per strada...
Col tassista abbiamo scambiato poche parole in uno spagnolo sbiascicato, anche perché costui era molto preso dalla piccola televisione che aveva posizionato al centro dell'automobile, proprio sopra il cambio, e ogni tanto dal posizionamento dell'antenna, anche questa interna all'abitacolo. Dopo circa 45 minuti di viaggio in un traffico molto simile a quello della tangenziale est di Roma alle 7.30 di un qualunque lunedì mattina dell'anno, eccoci arrivati al famigerato Hotel Franklin. Da fuori niente di che, ma che ce ne importa!!, finalmente ci possiamo stendere mezz'ora su un letto! Il sogno si infrange alla reception, dove riusciamo a capire solamente che la prenotazione era scaduta... la tipa afferma che ci aspettava per il giorno prima e quindi non se ne fa più nulla. Avete presente? A Città del Messico, appena arrivati, dopo 15 ore di viaggio... ma chissene... siamo in vacanza. Giovanni e Azul ci avevano lasciato proprio alla reception un foglio con su scritti alcuni consigli su cosa fare e dove andare, tra cui anche un posticino per la colazione proprio lì vicino.Oltre a questo, ci proponevano anche una modifica al nostro iniziale programma del tour, prospettandoci la possibilità di raggiungerli a Piè de La Cuesta, un favoloso posto di mare vicino Acapulco, che poi si sarebbe rivelato paradisiaco... L'idea ci piace ma per ora abbiamo una priorità, quella di fare colazione, trovare un albergo e toglierci le scarpe per qualche minuto...
A poche centinaia di metri dall'albergo sòla si trovava un grazioso posticino chiamato "A cup of coffee" che Giovanni e Azul ci avevano consigliato per fare colazione. Ci dirigiamo lì con gli zaini al seguito ed entriamo quando avevano appena finito di fare le pulizie del mattino. Non dobbiamo aver fatto una bellissima impressione, carichi come due muli (nulla al confronto di come siamo poi ripartiti a fine vacanza...) e facce stravolte dalla stanchezza. Fatto stà che ci sediamo ad uno dei graziosissimi tavoli, scaricando a terra tutto ciò che tenevamo in mano e sulle spalle, riempiendo praticamente il pavimento facendolo sembrare una camerata militare. Le ragazze al bancone ci portano il menù, prendiamo dei dolci esposti e qualcosa da bere. Subito dopo il pensiero torna alla ricerca della sistemazione, così ci viene in mente che forse ci possono aiutare le ragazze del locale. In uno spagnolo stentatissimo misto ad un italiano mattiniero cerchiamo di spiegare cosa ci serve. Loro capiscono e immediatamente si danno un incredibile da fare per trovarci qualcosa. Hanno telefonato all'agenzia del turismo, chiedendo la disponibilità per un posto adatto alle nostre esigenze (nel frattempo avevamo deciso di andare a dormire al centro, almeno eravamo più vicini alle attrazioni principali) e alla fine hanno addirittura strappato la mappa dei trasporti della città dall'equivalente delle nostre pagine gialle. Noi rimaniamo allibiti, cerchiamo di fermarle, non c'è bisog... troppo tardi, prima di finire la frase abbiamo in mano la pagina e loro stanno chiamando l'albergo segnalato per prenotare. Che dire... un'esperienza che ha trasformato la nostra prima giornata in Messico e ci ha dato una prima bella immagine di questo popolo meraviglioso.
Con la pancia bella piena, ci avviamo verso il nostro nuovo albergo. La fermata Patriotismo della metro era proprio a due passi, dopo una mezz'ora di viaggio con un cambio di linea siamo in pieno centro. L'uscita più vicina all'Hotel Canada è quella corrispondente allo Zòcalo, la piazza più grande di Città del Messico e una delle più grandi del mondo. E' immensa, quadrata, 200 metri di lato, ci sentiamo piccoli piccoli.
Siamo impressionati da una commistione di rumori, palazzi giganteschi e fiumi di macchine che rischiano di farci fuori. In effetti, col passare del tempo ci siamo resi conto che probabilmente circolano più taxi che auto private. I taxi, in maggioranza maggioloni bianco-verdi che non avrebbero passato la revisione per i rumori e i gas di scarico neanche dietro tangente..., sfrecciavano a zig-zag tra pedoni e lenti camioncini, ma siamo comunque riusciti ad immortalarne uno mentre rispettava in pole position la sosta al semaforo.

TEOTIHUACAN
Il sito azteco di Teotihuacan dista circa 50 km da Città del Messico. Per arrivarci, sono piuttosto comodi ed economici i pullman colectivos, sui quali è possibile anche entrare in contatto con le persone del popolo. Noi siamo arrivati in metropolitana alla stazione Central Norte e da lì abbiamo preso uno dei tanti pullman diretti a Teotihuacan. Il viaggio dura meno di un'ora. Scendiamo al Gate 1 e dopo qualche foto all'ingresso del sito facciamo il boleto, 38 pesos cada. Le mete principali le abbiamo già chiare in mente, sono le piramidi; quella del Sole, la terza piramide al mondo dopo quella di Mitla (sempre in Messico) e di Cheope (Egitto faraonico) e quella della luna, leggermente più bassa della prima. Prima di arrivare alla piramide del sole ci fermiamo presso una delle prime piramidi incontrate; nonostante l'evidente stato di ristrutturazione, c'è una bella sorpresa; uno dei tanti venditori ambulanti che si aggirano nei dintorni è più gentile degli altri e ci spiega come ascoltare il grido del dio della pioggia e della fertilità, Tlaloc. Occorre posizionarsi davanti alla piramide, ad una distanza di qualche metro; a questo punto, battendo le mani due o tre volte, una volta smesso si ode in effetti un suono molto simile a quello di un'aquila. Anche questa è una esperienza, gruppi di turisti divertiti stanno già ripetendo questa pratica, e il dio Tlaloc sembra rivivere ancora ed ancora nella sua antica dimora. Dopo questa bella scoperta, felici della nostra "perla di saggezza" da raccontare agli amici, acquistiamo dal simpatico ambulante due oggetti di ambra, una bellissima pietra preziosa, di cui questa terrà e ricca. La leggenda vuole che sulla sommità delle piramidi si porti un oggetto, uno qualunque, che abbia un qualche significato, affinché questo oggetto si ricarichi di energia, che verrà quindi trasferita a chi porterà con se quell'oggetto. Le rappresentazioni del dio del Sole e quello della Luna, quale scelta migliore?
Adesso il desiderio di vedere le attrazioni principali è irresistibile. Ci dirigiamo verso la piramide del Sole. E' imponente, la scalinata è davvero ripida, l'emozione si fà sentire, si tratta di una costruzione dal significato mistico ed è stata eretta da un popolo incredibile in un luogo metafisicamente attraente.
Saliamo quindi lentamente le rampe a gradoni, girandoci di tanto in tanto per godere dello spettacolo mozzafiato. In lontananza si staglia la piramide della Luna, altrettanto imponente e mitica, la nostra tappa successiva. Arrivati in cima ci godiamo il panorama a 360 gradi, i minuti di raccolta con l'oggetto in mano sono toccanti, penso alla mia Paola e a quando questo oggetto sarà suo...
Anche qui i balordi sono arrivati, purtroppo pennarelli e sigarette storpiano anche questa bellezza storica; non ci possiamo fare niente più che lanciargli le migliori maledizioni delle divinità del posto...
La nostra attenzione è attratta da un gruppo di ragazzi in meditazione, che si muovono con lentezza e secondo sequenze dinamiche derivanti dalla ricerca del mistico. Quindi scendiamo con cautela le ripide scalinate e prima di visitare l'altra piramide ci concediamo un meritato pranzetto, una locanda nei pressi del sito presso la quale ho potuto assaggiare i nopalitos, le ottime "pale" dei cactus cotte e condite.
Ci voleva proprio. La piramide della Luna è proprio davanti all'uscita della locanda. Arriviamo sotto e con la flemma di chi sta digerendo affrontiamo questa stupenda fatica. Anche dalla sommità di questa piramide lo spettacolo è indescrivibile, la città di Teotihuacan si apre sotto di noi in tutta la sua maestosità e per qualche attimo le urla degli antichi aztechi riecheggiano, lasciando un senso di meravigliosa paura mistica dentro di me....

PIÈ DE LA CUESTA
Ci troviamo quindi puntualissimi alla stazione metro di Barranca del Muerto (capolinea arancione) alle 11.00. Avevo conosciuto Nadjeli qualche mese prima in Italia, alle 11.05 arrivano in macchina i nostri compagni di viaggio, lei alla guida, Orazio già pronto per un bel pisolino, ci aspettavano almeno 4 ore di viaggio.
Almeno un'ora l'abbiamo impiegata per uscire da Città del Messico, ingorghi e file davvero mostruosi, ma alla fine prendiamo finalmente la direzione di Acapulco e iniziamo a cimentarci con il messicano.
Tra un dialogo in italiano con Nadjeli ed uno in ispano-italo messicano con Orazio, passano i km e si fa ora di pranzo. I nostri amici ci propongono un posto sull'autostrada chiamato "4 vientos", praticamente una semplice osteria dove l'atmosfera è veramente incredibile, seduti a tavolini apparecchiati alla meno peggio e con un chiasso infernale. Rispettando il consiglio di Orazio, ordiniamo "cecina" per tutti, un piatto di carne di manzo che si mangia con le tortillas e con varie salse più o meno piccanti. Inutile dire che rimaniamo soddisfattissimi, se vi capita andateci, si trova ad una mezz'ora di macchina fuori dalla capitale percorrendo l'autostrada a pagamento per Acapulco.
Ci rimettiamo in macchina pronti ad affrontare il resto del viaggio. Dopo circa 4 ore e mezzo di viaggio, durante il quale abbiamo effettuato varie soste per comprare birra, arriviamo finalmente nel nostro resort. Che dire? Indescrivibile, le foto sotto non rendono, camera a 3 metri dalla piscina e 20 metri dal mare. Di notte sentivamo le impetuose onde dell'oceano Pacifico infrangersi, distesi sulla spiaggia si potevano ammirare tutte le stelle del cielo.
In posti come questo è indispensabile che il letto sia protetto da una zanzariera, perché altrimenti rischiate di non dormire o svegliarvi mezzi gonfi. Ma nulla di grave...
La colazione si poteva consumare sotto ombrelloni di foglie di palme sistemati a bordo piscina oppure direttamente in spiaggia, comodamente sdraiati. Ci siamo sbizzarriti con frutta fresca tipica (papaia, mango, banane, ananas), toast con marmellata fresca e, per i più temerari, omelette con fagioli. Una cosa che vi consiglio di provare è il vero cocco, del quale conosciamo solamente la noce interna. Quello vero è verde, se ne può succhiare il latte con la cannuccia e, una volta finito, farselo aprire mangiandone il contenuto, morbido e polposo, completamente differente da quello duro e legnoso cui siamo abituati.
Le giornate sono trascorse tranquille e divertenti, tra prove di kite sulla spiaggia e tuffi tra le onde altissime e potenti. E' possibile degustare una bella Corona sdraiati tranquillamente oppure fare una merenda con frutta fresca acquistata a pochi pesos da qualcuno dei venditori ambulanti. Se il piccante non vi fa paura provate il mango con polvere di chile sopra, fantastico! Il dolce del mango azzera l'effetto del peperoncino.
La sera potete mangiare anche lì oppure provare qualcuno dei ristoranti a poche centinaia di metri, dove con 15 euro a persona si può fare una cena a base di pesce, prima di bersi un bel cocktail seduti su una delle poltrone adiacenti.

OAXACA
La città di Oaxaca è una delle città coloniali messicane che attira più turismo. Il viaggio da Città del Messico, sempre accompagnato dalla pioggia battente, ci ha permesso di vedere paesaggi non comuni, intere distese di cactus di ogni tipo e dimensioni (il Messico è lo stato con il maggior numero di specie di cactus endogene, più di 1000!!). Siamo arrivati a Oaxaca in pullman alle 19.30 e siamo andati direttamente ad una posada indicata dalla LP (Las Mariposas-Le farfalle). Il tempo di sistemare le cose e siamo già nelle vie della città diretti verso il centro. Devo dire che fuori dal nucleo centrale non c'è granché da vedere. La piazza è dominata dalla cattedrale e su due dei suoi lati sono presenti bei porticati con colonne, sotto i quali non mancano ristoranti e negozietti.
La prima sera abbiamo fatto solo un giro veloce, anche perché proprio a Oaxaca hanno avuto inizio i famosi pomeriggi piovosi tipici della stagione delle piogge. La zona più carina è chiusa al traffico ed è ricca di locali eleganti e botteghe artigiane che espongono oggetti fantastici, dal manufatto in lana a quello in legno, dall'ambra ai quadri. Siamo affamati, quindi scegliamo un posto carino dove mangiare (Alcalà, situato su una bella via tranquilla chiamata Macedonio Alcalà) e rimandiamo al giorno dopo una visita più approfondita.
La mattina successiva usciamo di buon'ora perché la sera stessa saremmo dovuti partire per San Cristobàl de Las Casas. Dopo aver visitato la cattedrale e fatto qualche foto ai gradevoli palazzi colorati, ci siamo diretti verso la zona dei famosi mercati cittadini, ansiosi di acquistare qualche oggetto tipico a prezzi economici.
La zona dei mercati è caotica, sui marciapiedi si aprono decine e decine di esercizi che vendono di tutto, dall'artigianato alla carne, dai liquori ai medicinali. Ciò che ci colpisce subito sono dei cesti enormi pieni di chapulinas, le cavallette che i messicani e non solo degustano come se fossero pistacchi. Non riusciamo ad assaggiarle, anche la smania del turista non riesce a farci superare l'ostacolo mentale. Chi le ha provato dice che il sapore somiglia a quello delle patatine fritte, quindi basterebbe chiudere gli occhi e sgranocchiare..
La sorpresa del mercato e di quante cose bellissime fossero nascoste nei suoi meandri è stata graduale. Abbiamo iniziato a guardare distrattamente un pò tutto, ma nel giro di pochi minuti abbiamo sostato ovunque vedessimo coperte dai colori sfolgoranti, oggetti in legno e ceramica dai disegni più strani, magliette tipiche, tappeti di pregiata fattura, peperoncini di ogni tipo e liquori.
Dopo 2-3 ore passate a girare tra i banchi, decidiamo che è ora di rifocillarci e ci spostiamo in una zona un pò meno caotica, tranquilla al punto giusto per accogliere le nostre gambe stanche. Facciamo appena in tempo ad entrare nel Cafè La Antigua, qualche attimo dopo iniziava un violento acquazzone. Ci godiamo la pioggia e gli odori sedendoci ad un tavolo nel porticato, accontentandoci di un panino ed un dolce e rimandando al giorno successivo il piacere di una tavola imbandita. Sì, perché la sera stessa siamo partiti per San Cristòbal, partenza ore 20.00 e 12 ore di viaggio.
Le prime 3 ore di viaggio sono tremende, curve e tornanti minacciano il nostro stomaco e non ci fanno chiudere occhio. Ma poi la strada è migliorata e siamo riusciti a dormire qualche ora.

SAN CRISTÒBAL DE LAS CASAS
Siamo arrivati puntualissimi in quella che si sarebbe poi a noi rivelata come la città più bella e caratteristica del nostro tour. Durante le ore di viaggio avevamo individuato alcuni posti dove andare a dormire, cercando di raggiungere un buon compromesso tra costo e qualità. Appena scesi dal pullman ogni nostro programma viene sconvolto, perché ad attenderci c'era una moltitudine di ragazzi che proponevano posadas, bed&breakfast e altri alloggi. Dopo qualche minuto di raccoglimento decidiamo di dare fiducia alla Posada Mexico, offerta a 160 pesos con prima colazione, taxi per il trasferimento e utilizzo di Internet inclusi. Così montiamo in macchina e dopo 10 minuti scarsi siamo già a destinazione. Il posto è carino, un giardino esterno ben tenuto, attorno al quale si aprono le stanze. C'è anche una dignitosa camerata per chi ha bisogno di risparmiare. Facciamo colazione con altri ragazzi italiani appena arrivati: fette di pane con marmellata, huevos revueltos, caffè, cereali. Subito dopo la proprietaria ci propone alcune gite alternative per conoscere i dintorni di San Cristòbal. Scegliamo il giro a San Juan Chamula e San Lorenzo Zinacantàn, una scelta felicissima...

SAN JUAN CHAMULA
Dopo appena un quarto d'ora eravamo già seduti su un pulmino con altre 3 persone, due italiani e un portoghese, e la guida, Alberto. Mezz'ora scarsa e siamo a San Juan, un paesino immerso in una valle e nel quale sembra che il tempo si sia fermato. Alberto saluta alcuni abitanti del paese in un messicano dialettale. La lingua parlata quì è lo tzotzil, praticamente un'altra lingua. Poi ci dà qualche ragguaglio, consigliandoci di non fotografare nulla senza aver prima chiesto a lui o perlomeno al soggetto, tantomeno in presenza di luoghi sacri o manifestazioni religiose. La credenza popolare è che con una foto si possa rubare l'anima. Avremmo poi verificato in seguito l'opportunità di seguire il consiglio, vedendo due turiste quasi assalite per aver scattato una foto e costrette a consegnare il rullino fotografico.
A parte questo, la gita merita davvero. Odori e sguardi non comuni, tradizioni immortalate dal tempo e credenze popolari incastonate nella memoria di un popolo antico. I manufatti offerti dalle bambine del luogo sono una facile attrazione per i turisti, pochi pesos per ricordare un posto che vive ancora di agricoltura, pastorizia e religione.

SAN LORENZO ZINACANTÀN
Il villaggio di San Lorenzo, a pochi minuti da San Juan, è anch'esso caratteristico, benché abbiamo avuto l'impressione di essersi adattato alle esigenze del turismo. La visita ad una delle abitazioni costruite con canne di bambù e argilla ci ha aperto uno spiraglio su un commercio artigianale degno di nota e su quanto questi popoli e le loro tradizioni possano rischiare a contatto con il turista tradizionale. Una nota: abbiamo scoperto con meraviglia che queste abitazioni resistono egregiamente alle scosse telluriche, molto frequenti in questa zona, in quanto la loro costituzione ne rende la struttura alquanto flessibile.
Abbiamo assaggiato tortillas preparate da una delle signore del posto e degustato il bosch, un liquore tipico con grado alcolico simile a quello della tequila. Alcuni minuti per scegliere cosa acquistare, non siamo abituati a questi prezzi e quindi la tentazione è forte, usciamo con un certo numero di tovagliette colorate, qualche coperta e qualche sciarpa, rimandando ai giorni successivi gli acquisti più corposi.
Salutiamo affettuosamente e prendiamo posto sul pulmino. Dopo mezz'ora siamo di nuovo a San Cristòbal, soddisfatti, affamati e bagnati, perché nel frattempo ha iniziato a piovere abbondantemente. Ringraziamo Alberto con una adeguata mancia (propina) e salutiamo gli altri del gruppo; abbiamo passato una bella giornata con loro. C'è il tempo di prendere un cappuccino con Gianni ed Elena, prima di andare a cena in un ristorantino multietnico, molto carino ed accogliente, il Mayambè.

LAGUNA DI MONTEBELLO
Il Chiapas è veramente una terra meravigliosa, in cui la natura varia e rigogliosa si contrappone a paesaggi brulli e alla povertà dei popoli.
Neanche la gita alla Laguna di Montebello era prevista nella iniziale pianificazione della vacanza. Entusiasti del tour a San Juan e San Lorenzo del giorno prima, decidiamo di provare anche questo, rimandando la visita di San Cristòbal all'ultima parte della vacanza.
Partiamo verso le 8.30 con un pulmino da 12 persone, ci ritroviamo come compagni di viaggio anche Elena e Gianni, due simpatici ragazzi romani. La prima sosta è dopo una ventina di minuti, la Gruta de San Cristòbal o Gruta de Rancho Nuevo. Si tratta di una grotta con un percorso pedonale all'interno; non ci ha provocato una particolare emozione, le Grotte di Castellana sono molto più belle e molto più maestose. Ma prendiamo lo spunto per comperare qualche oggetto in legno e per fare una prima veloce conoscenza con i membri del gruppo: 3 messicani, 2 olandesi, 4 romani e 1 ragazza romagnola che stava viaggiando per il mondo da qualche mese (beata lei...).

CASCATA CHIFLÒN
Dopo un'ora e mezza di viaggio arriviamo all'ingresso del parco della cascata Chiflòn, ci aspetta un percorso di mezz'ora nei boschi prima di arrivare ad uno spettacolo meraviglioso, del quale non abbiamo potuto avere fotografie in quanto l'impetuosità della cascata provocava una fitta e violenta pioggia. Non ci pensiamo 2 volte e rimaniamo scalzi e in costume, lasciamo gli zaini in mezzo a qualche arbusto e ci arrampichiamo al belvedere, da cui godiamo un bel bagno di pioggia, ritemprandoci del caldo umido sofferto fin lì.
Ancora una mezz'ora per tornare al luogo di partenza, cercando senza successo di immortalare farfalle dai colori vivaci. Biscotti e patatine ci bloccano un'acquolina incipiente e ripartiamo verso i laghi di Montebello; sono 59, ma ne vedremo solamente sette.

LAGHI DI MONTEBELLO
Visitiamo velocemente un primo lago, al secondo (Pojoj) c'è la possibilità di farsi portare con una zattera su un minuscolo isolotto, sul quale crescono alcune specie di orchidee endemiche. Qualche minuto per farsi raccontare che da uno scoglio si è buttato Banderas per non so quale pubblicità e con Gianni scatta l'idea del bagno. Un pò titubanti per la temperatura dell'acqua, Gianni si tuffa per primo ed io lo seguo dopo pochi istanti. Decidiamo di tornare a riva a nuoto, così trascorriamo una buona mezz'ora a chiacchierare, alternando bracciate svogliate a dissertazioni tutt'altro che filosofiche.
Io e Gianni ci asciughiamo e rivestiamo, poi tutti rimontiamo sul pulmino verso gli ultimi 5 laghi. Ci gustiamo la serenità e la bellezza di quei luoghi, scherziamo un pò tra noi facendoci foto a vicenda. Alla fine, immancabile, la foto di gruppo.
Il viaggio di ritorno dura due ore e mezza. Siamo stanchi, chi sonnecchia e chi parla del più e del meno. A San Cristòbal decidiamo di terminare in bellezza la giornata, a cena tutti insieme. Non è facile scegliere un ristorante gradito a tutti, le esigenze vanno dall'economico al tranquillo, dal ricercato al romantico. Alla fine, per (s)contentare tutti entriamo in uno di quelli più turistici, ma inaspettatamente divertente e con bella musica. Alcuni si cimentano in balli latino-americani, tutti proviamo la tequila bum-bum con sombrero in testa e pugno sulla cabeza...Piuttosto stanchi, poco più tardi si va a nanna, la mattina successiva sveglia alle 6.00, partenza per Palenque.

ANCORA SAN CRISTÒBAL
Dopo essere tornati a Palenque dalla gita a Misol-Ha e Agua Azul, mangiamo qualcosa e torniamo in hotel appena in tempo, prima che il solito temporale fantozziano ci si scateni addosso. Con molto sollievo realizziamo che la mattina seguente saremmo partiti per tornare finalmente a San Cristòbal.
Il 4 settembre alle 9.30 partiamo dunque per tornare nella stupenda città di San Cristòbal. Il viaggio è tutt'altro che rilassante, tempestato di tòpes (dossi) e tornanti. Arriviamo alle 14.45, senza pensarci un attimo ci dirigiamo alla posada Mexico, che tanto avevamo agognato durante la permanenza a Palenque. Lasciamo le borse e subito ci dirigiamo verso il centro della città, che ci sembrava di conoscere già a menadito. Il mercato vicino il Templo de Santo Domingo de Guzman è irresistibile (foto a lato), una offerta ricchissima di tessuti coloratissimi ed oggetti etnici dei più svariati. Tra l'altro dobbiamo ancora acquistare gli ultimi regali (ma soprattutto le borse per contenerli...) e sicuramente non c'è di meglio che farlo qui. Un paio d'ore di shopping, giusto il tempo di portare il tutto alla posada e di nuovo al Templo de Santo Domingo per gustarci l'effetto del tramonto sulla sua facciata rosea. Ora siamo davvero stanchi e affamati, ci meritiamo una bella cenetta a prezzo fisso al ristorante El Alameda...Siamo solo noi, il cameriere ci tratta con i guanti bianchi, ci versa la birra e ci intrattiene parlando di calcio (ieri sera il Messico ha perso 2-0 con gli USA!, ma può ancora sperare nella qualificazione ai mondiali 2006...l'8 settembre c'è la facile sfida con Panama che deve per forza essere vinta). Stanchi, facciamo rotta per la posada, domani mattina presto la destinazione è lo stupendo Canon del Sumidero.
Il 6 settembre, dopo l'escursione al Canon del Sumidero, una ulteriore e doverosa visita a San Cristòbal. Imperdibili sono il Cerro de Guadalupe e il Cerro de San Cristòbal, due templi che si innalzano sulle relative alture e dalle quali si vede grossa parte della città. Inoltre, entrambi i cerri sono visibili dall'altro.
Il Cerro de Guadalupe è sicuramente il più affascinante, il faticoso percorso a gradoni viene ampiamente ripagato dalla particolarità della costruzione e dalla bella vista che si gode.
La prossima tappa è il museo della medicina maya. Dovete seguire le indicazioni della LP senza scoraggiarvi. La strada che vi conduce attraversa la periferia della città, laddove è possibile sentirsi a disagio più che altro a causa di condizionamento psicologico che dell'effettivo pericolo. E' evidente che il buon senso consiglia di non fare bella mostra di macchine fotografiche e oggetti di valori in generale...Il museo è molto affascinante, all'interno c'è addirittura un medico che effettua visite sfruttando i principi erboristici della medicina maya. Interessanti sono le informazioni sulle pratiche utilizzate fino a pochi anni fa, e un video sul parto di una donna maya è, in tal senso, molto istruttivo.
Tornati verso il centro della città, ci fermiamo a mangiare al ristorante El Frayle, subito all'uscita del mercato. Menù a prezzo fisso, 39 pesos. Ancora una puntata all'irresistibile mercato, questa è la volta delle meravigliose coperte colorate. Torniamo alla posada, e iniziamo a preoccuparci per la quantità di bagagli che abbiamo accumulato. Gli zaini scoppiano, non entra più neanche un accendino! Alle 17.30 siamo pronti, il taxi ci porta alla stazione ADO GL, dove alle 19.00 parte l'autobus per Città del Messico, 14 ore di viaggio per trascorrere un'ultima giornata nella capitale e salutare la nostra amica Azul.

PALENQUE
Prima di partire per una mèta come il Messico, c'è davvero l'imbarazzo della scelta nella scelta dell'itinerario, perché posti meravigliosi sono sparsi un pò ovunque.
Navigando su Internet alla ricerca di diari di viaggio ho scoperto che uno dei siti archeologici più incantevoli e suggestivi di tutta l'America Latina è proprio Palenque che, a questo punto, diventa di diritto tappa obbligata del nostro tour. Inoltre, siamo convinti che possa essere una base perfetta per raggiungere le rovine ed i siti naturalistici di Misol-ha e Agua Azul.
Il viaggio da San Cristòbal alla città di Palenque dura 5 ore. La strada è tortuosa, curve e dossi (topes) mettono a dura prova il nostro stomaco. Si attraversano tratti di giungla che avrebbero meritato di essere goduti, ma siamo stanchi e dormiamo qualche ora. In realtà la città di Palenque si è rivelata sporca, brutta e rumorosa; inoltre, è stata l'unica in cui ci siamo sentiti "fregati" economicamente. Per esempio, il tassista che ci ha prelevati all'arrivo dalla stazione degli autobus ci ha chiesto 30 pesos per fare solamente 300 metri di tragitto; ma a parte questo, il clima respirato era totalmente diverso dagli altri luoghi visitati. Fatto stà che della città di Palenque non abbiamo fatto neanche una foto...
L'hotel (scelto dalla LP) era comunque accogliente e dotato di aria condizionata. Anche trovare un ristorante carino non è stato facile; ma ci adattiamo facilmente, andiamo a prenotare il tour del giorno dopo (rovine, Misol-ha e Agua Azul, 120 pesos a persona), passiamo un'oretta a girovagare per negozi, mangiamo qualcosa e infine becchiamo la solita, ormai non inattesa, pioggerella.

La mattina successiva, alle 8.00 in punto, il pulmino ci aspetta sotto all'hotel. Solo 20 minuti e siamo già all'ingresso delle rovine, dove scopriamo che il costo dell'ingresso non era incluso (38 pesos cada). Inutile dire che le rovine sono davvero spettacolari, circondate come sono da una fitta giungla. Il percorso si snoda su prati verdissimi e sentieri costellati da venditori ambulanti (ancora una volta, decidiamo di riservare gli acquisti a San Cristòbal, ottima scelta...), il luogo si rivela tranquillo ma anche un pò troppo umido. Per visitare il sito abbiamo a disposizione 3 ore e mezzo di tempo, che sarebbero state sufficienti per la visita guidata della giungla adiacente, abitata da scimmie urlatrici che ci tenevano proprio a farsi sentire. Purtroppo abbiamo saputo di questo troppo tardi; la giungla è rimasta quindi da noi inesplorata, ma siamo comunque soddisfatti e, soprattutto, stiamo già pensando alle cascate di Misol-ha e Agua Azul!!
Ci incamminiamo dunque verso la caffetteria segnalata come luogo di partenza per gli altri siti.

MISOL-HA E AGUA AZUL
Dopo aver passato una mezz'oretta in attesa del pulmino, alle 12.30 si parte per Misol-Ha e dopo 40 minuti siamo a destinazione. Se andate, come noi, con una gita organizzata, avrete sicuramente il tempo contato, poco più di un'ora.
Il consiglio è quello di non perdere tempo a guardare e fotografare il primo laghetto con cascata che si incontra, ma di dirigersi subito verso la cascata principale, seguendo il sentiero indicato. Dopo un paio di minuti siamo sotto la cascata, non resistiamo...la bella pensata di indossare il costume viene pienamente ripagata; ci togliamo velocemente gli indumenti, lasciamo gli zaini e le scarpe sul sentiero in un posto riparato dall'acqua e percorriamo tra le rocce i pochi metri che ci separano dalla scrosciante natura. Una sensazione divina, il caldo viene dimenticato e per qualche minuto ci rilassiamo, facendoci ovviamente scattare qualche foto e restituendo il favore. Anche in questo caso siamo noi italiani i migliori, abbiamo lanciato l'ottima idea e avuto proseliti, generando anche una comprensibile invidia in chi aveva pensato bene di indossare scarponi da trekking e maglioncino di filo...Torniamo sul sentiero e proseguiamo brevemente, una scalinata molto affollata e inondata dal flusso dell'acqua conduce ad una grotta poco più in alto. Optiamo per un compromesso, ci regaliamo qualche momento sdraiati in mezzo a questo fiume ripido e viscido, rinunciando volentieri ad una attesa che non avremmo potuto permetterci, il pulmino incombeva!!
Giusto il tempo di asciugarci sotto gli occhi incuriositi dei nostri compagni di pulmino e ripartiamo, destinazione Agua Azul. Le foto che avevamo visto ci prospettavano una giustificata attesa per questo posto stupendo, acque veramente azzurre (vedere foto accanto), natura incantata e possibilità di fare il bagno nei punti più tranquilli. Ma settembre è il mese delle piogge... e il 2005 si sarebbe rivelato e Wilma (poi). Arriviamo dunque ad Agua Azul, prima dell'ingresso nel sito vero e proprio il pulmino si ferma e fa salire alcune bambine del posto, che ci offrono le ottime bananine tipiche. Ne acquistiamo 5-6 ad un costo irrisorio, generando invece un'allegria così spontanea... Entriamo nel sito e già dalle prime cascate ci accorgiamo che l'acqua non è azzurra come nelle foto, bensì marrone a causa del fango trascinato dalle acque tumultuose. Non ci facciamo scoraggiare, un sentiero costeggia il corso del fiume e, armati di costume e asciugamano, sognamo un bagno laddove la corrente del fiume fosse stata meno violenta, con la convinzione di poter vincere l'impatto con il colore fangoso. Il sentiero è costellato di negozietti che vendono cibo e manufatti stupendi.
Non resistiamo e acquistiamo due vestitini da bambino dai colori vivacissimi. Lungo il sentiero, a pochi metri dal fiume, sorgono abitazioni e posti di ristoro, in acqua qualche gruppo di bambini gioca o si lava. Proseguiamo in cerca dell'agognato micro-paradiso, ma niente da fare...ogni volta che cerchiamo di convincerci che questo o quello potrebbero essere adeguati, subito c'è qualcosa che ci scoraggia...Alla fine, mentre tento un timido approccio verso l'acqua, ecco che un segno divino ci libera da ogni dubbio... la pioggia!!!
Prima delicata, poi sempre meno... insomma, nel giro di qualche minuto ci ritroviamo sotto un bell'acquazzone, k-way fuori dagli zaini e più o meno tranquillamente ci incamminiamo per la via del ritorno. Arriviamo al punto di partenza zuppi ma con la solita fame da buongustaio che ci contraddistingue. Puntiamo un posticino tra i tanti e, con la scusa di asciugarci e cambiarci gli abiti, mangiamo qualche sandwich mentre giochiamo con i figli del gestore. Mi ricordano tanto la mia bambina di due anni, ma per loro c'è una differenza: le bambole e le costruzioni sono sostituite egregiamente da una trottola rudimentale, fatta con uno stuzzicadenti e un pezzo di cartoncino...
Attendiamo l'ora del raduno e ci avviciniamo al pulmino, tutti d'accordo anticipiamo la partenza perché siamo anche un pò stanchi.I VOLI
L'ANDATA
Siamo partiti da ROMA Fiumicino il 23 agosto 2005 alle 19.30 e siamo tornati nel medesimo aeroporto il 9 settembre alle 11.30. Sia il viaggio di andata che quello di ritorno prevedevano scalo a Madrid, il cui aeroporto (Barajas) si è rivelato uno dei più ostici dal punto di vista della facilità di individuazione delle porte di imbarco.
Il volo per Madrid è durato circa 2 ore e mezza, l'unica sorpresa è stata quella di non avere la "cena" servita a bordo del volo IBERIA da Roma a Madrid. Tutto era a pagamento, una scelta della compagnia. Abbiamo allora preferito sgranocchiare qualche tarallo pugliese durante il volo ed attendere l'arrivo a Madrid per mangiare qualcosa di più sostanzioso. In realtà abbiamo avuto una brutta sorpresa, perché all'aeroporto di Madrid era tutto chiuso tranne due postacci che vendevano panini con jamon e queso. Ma per due bocche come le nostre andavano più che bene...
Il volo da Madrid per Città del Messico è partito all'1.50 (ora locale) del 24 agosto ed e' arrivato a destinazione alle 6.10 ora locale (13.10 ora di Roma), impiegando quindi circa 11 ore. Visto che in aereo tra una mangiata e l'altra abbiamo dormito, l'ora di arrivo era perfetta per ammortizzare il fuso.
IL RITORNO
Come per ogni vacanza che si rispetti, il viaggio di ritorno è stato abbastanza penoso, nonché apparentemente più lungo di quello dell'andata.
Da Città del Messico siamo partiti alle 12.00 (ora locale) dell'8 settembre e siamo arrivati a Madrid alle 6.00 (ora locale) del 9 settembre, dopo circa 11 ore di volo. A questo punto, visto che siamo arrivati due ora prima del previsto e poiché il volo successivo sarebbe partito alle 11.35, ci restavano ben 5 ore da ammazzare. Il sonno c'era, visto che per il nostro orologio biologico erano le 23.00, e quindi, dopo aver mangiato qualcosa, ci siamo letteralmente sbracati sulle scomodissime sedie posizionate davanti al gate di imbarco. Ore lunghissime....ma alla fine siamo partiti ed arrivati in perfetto orario a Roma Fiumicino (14.00).

IL BUS PASS: cosa è, ma soprattutto, conviene acquistarlo?
Il Bus Pass è l'equivalente di una tessera che consente di viaggiare gratis su tutti i pullman di prima classe (primera) e lusso (ejecutivo) che percorrono rotte negli stati a sud-est di Città del Messico (Guerrero, Morelos, Yucatan, Chiapàs, ...). Pur avendo la tessera, c'è l'obbligo di prenotazione in anticipo del viaggio, contestuale all'acquisto del relativo biglietto. Il voucher deve essere acquistato obbligatoriamente in Italia, il costo di quello valido per due settimane è di circa 182 euro, comprese le spese di spedizione dei voucher da Milano a Roma.
Primo avvertimento: cambiare i voucher con la tessera non è stato un gioco da ragazzi. Nonostante ci fossero stati indicati tre siti di Città del Messico in cui effettuare il cambio, siamo riusciti a farlo solamente in uno, perché nelle altre non erano abilitati per farlo. Andate quindi direttamente alla mega stazione d'oriente TAPO. Anche qui, comunque, abbiamo impiegato una buona mezz'ora davanti alla cassa, aiutando l'impiegato ad utilizzare il programma, suggerendo di spingere F3 piuttosto che ENTER. Insomma, ormai saremmo in grado di emetterli anche noi questi famigerati Bus Pass!!
Secondo avvertimento: la convenienza c'è solamente se avete intenzione di viaggiare con una certa frequenza (almeno ogni 1-2 giorni) e su percorsi piuttosto lunghi. Noi ci siamo spostati abbastanza, ma alla fine siamo riusciti a cumulare una spesa di soli 140 euro a testa. Il costo del Bus Pass lo abbiamo comunque ammortizzato perché due notti le abbiamo trascorse viaggiando, risparmiando così il costo del pernotto.

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