Il Messico... dei Messicani!

in viaggio con mokina in Messico

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Il Messico... dei Messicani!

Il Messico che vi voglio raccontare è un Messico un po’ insolito, molto meno frequentato dagli “stranieri” rispetto al viaggio classico per mare e piramidi; lo potrei definire un Messico alternativo, ricco di storia e bellezze naturali.
Naturalmente anch’io come tutti, durante le mie precedenti visite a questo paese, mi sono lasciata sedurre dai colori del mare dello Yucatan e dalle piramidi atzeche, ma avevo voglia di tornare, soprattutto per fare il Barranca del Cobre, mitico ferrocarril che collega la Sierra Madre con il Pacifico, passando nelle terre degli indiani Tarahumara.
Siamo partiti in quattro il 5 agosto 2004, con in tasca il solo volo e la prima notte in hotel a Città del Messico, poi… tutto all’avventura!Il Nord e Baja, lontano dagli itinerari più battutiDiario di viaggio: 5 - 22 agosto 2004
Il volo con Iberia prenotato a gennaio è costato 710 euro + tax, effettuando due scali: Milano - Barcellona - Madrid - Città Mex, molto puntuale con coincidenze praticamente quasi senza attese.
Una volta arrivati in aeroporto, abbiamo cercato subito l’ufficio della Mexicana, per comprare i biglietti delle due tratte aeree interne (Mex-Chihuahua e La Paz-Mex), non particolarmente a buon mercato (circa 350 euro a testa per entrambe), ma che ci avrebbero permesso di risparmiare un sacco di tempo, visto il nostro ben nutrito programma di viaggio.
Nel giro di un quarto d’ora avevamo in mano le prenotazioni (i biglietti in Messico sono elettronici) ed abbiamo potuto prendere un taxi collettivo che con 200 pesos (in 4) ci ha portato in centro, al nostro Hotel Estoril.
Dopo una bella dormita ed un’abbondante colazione in albergo, ci dirigiamo a piedi verso lo Zocalo, la grande piazza cuore di Città del Messico; la prima cosa che noto è il traffico che trovo sia anche peggio di 10 anni fa.
Città del Messico è sempre stata caotica ed inquinata ma ora… ha raggiunto quasi l’incredibile! Più tardi ne vedremo delle belle per riuscire ad uscire in macchina…
Nel frattempo mi colpisce un’altra cosa: il numero incredibile di polizia in circolazione, pari ad almeno 50 volte quella che circola normalmente a Milano; non è un bel segno...
Arrivati sulla piazza entro nella cattedrale, imponente fuori, ma abbastanza deludente dentro; stessa cosa dicasi per il mercatino adiacente, me lo ricordavo più caratteristico.
Mi rifugio allora nel Palazzo del Governo: durante la precedente visita non avevo visto i murales di Diego Rivera e ne approfitto ora.
Effettivamente sono bellissimi e raccontano la storia messicana dipinta nell’arco di quarant’anni (a cavallo fra l'800 ed i primi del '900) dal famoso pittore; il più scenografico è sicuramente il primo all’ingresso che occupa tutta la scalinata per salire al primo piano del palazzo.
Ma il tempo stringe perché vogliamo raggiungere Theotihuacan nel pomeriggio; prendiamo un taxi e ci facciamo portare in aeroporto, dove ci sono tutte le agenzie che noleggiano auto; dopo aver confrontato tutti i prezzi (ci vuole quasi un’ora!) decidiamo per una Focus Berlina (le borse sono 5!) alla National (circa 80 euro compreso tutte le assicurazioni).
Ora viene il difficile: recuperare i bagagli in hotel e percorrere la famosa Insurgentes Norte per arrivare al sito archeologico, possibilmente prima che chiuda.
L’impresa si rivela abbastanza ardua, prima di tutto per il già citato traffico, poi per i sensi unici e tutto il resto: fatto sta che, una volta recuperati i bagagli ed imboccata la strada giusta, ci perdiamo l’uscita Piramides (mi aspettavo almeno il nome del sito!).
Chiediamo la strada un sacco di volte, la allunghiamo di almeno 30 km (i messicani sono gentili, ma non sempre hanno le idee chiarissime sulle direzioni!), ma alla fine riusciamo ad arrivare intorno alle 17,30; è appena terminato un acquazzone, c’è una luce bellissima e pochissima gente, un vero colpo di fortuna!
Saliamo subito sulla Piramide del Sole (ci affrettiamo perché si può salire solo fino alle 17,45) dalla cui cima ci godiamo lo splendido panorama del sito archeologico; sotto di noi il Viale dei Morti ed in fondo sulla destra la Piramide della Luna.
Inizia ad imbrunire, quindi finiamo il giro al sito archeologico, diamo un occhio alle bancarelle e ci dirigiamo al parcheggio; decidiamo di pernottare qui in paese.
Per caso troviamo la Posada Sol y Luna che si rivela azzeccatissima: camere carine e pulite per 500 P; per la cena torniamo al sito archeologico dove però risulta essere tutto chiuso (molto probabilmente i ristoranti sono frequentati solo durante l’apertura del sito, poi alla sera chiudono!). Torniamo allora in paese e mangiamo sul ristorante della piazza La Terrazza, senza infamia e senza lode.
Prossimo spostamento Tula, altro sito archeologico (questa volta Tolteco) un po’ particolare; infatti su una delle piramidi svettano i Giganti, colossi in pietra che ricordano le statue dell’Isola di Pasqua.
Proseguiamo poi per Queretaro, dove decidiamo di pernottare; la città in sé non è bellissima, ma merita l’atmosfera "serale"; infatti le sue viuzze pedonali sono "farcite" di bancarelle bellissime e ci sono parecchi ristoranti che fanno venire l’acquolina!
La nostra scelta cade sul San Miguelito, ristorante ricavato nel cortile interno di un’antica casa messicana, una di quelle caratteristiche con le camere che danno sul terrazzo al primo piano, molto simili alle fazende spagnole.
Il posto è bellissimo, con tanto di orchestra in sottofondo, ma ancora migliore il menù, a cominciare dallo splendido cestino del pane (non ne troveremo altri di questo tipo!) pieno di panini caldi dai mille gusti.
Cena superba per la modica cifra di 15 euro a testa: questo sarà il massimo che riusciamo a spendere in questa parte del Messico.
La prossima tappa ci porta a San Miguel de Allende, dove visitiamo la cittadina: la piazza con le sue case colorate ed i portici, la cattedrale e le sue viuzze; prima però ci concediamo uno splendido cappuccino con muffin in un caffè.
Proseguiamo per Guanajuato, una delle più belle cittadine coloniali; lasciamo l’auto nel parcheggio custodito (a differenza dell’Italia costa pochi pesos all’ora e i bagagli nel baule hanno un minimo di controllo) ed iniziamo a girare la città.
Guanajuato è tutta un saliscendi, dove incontriamo bellissime piazzette pedonali, l’imponente Università con la sua gradinata di marmo, il teatro e terminiamo con la salita in teleferica sulla collina adiacente, dalla quale si domina la città.
Per il pranzo decidiamo di seguire le indicazioni della Lonely Planet e mangiamo uno splendido pollo, cotto sul girarrosto nel forno a legna: si spende pochissimo (80 P per un pollo intero!), ma non abbiamo mai mangiato della carne così buona!
Dopo pranzo ci aspetta un altro po’ di strada per raggiungere San Luis de Potosi; arriviamo un po’ stanchi e prendiamo una camere all’Hotel Napoles (ci ricorda tanto l’Italia!).
Non mi soffermo a descrivere la cittadina perché, sinceramente, non mi è molto piaciuta, anzi il consiglio che vi do è di evitarla, ci sono posti decisamente più interessanti da vedere.
Un’altra storia è Zacatecas che raggiungiamo dopo ben quasi cinque ore di macchina, ma solo 260 km.; purtroppo bisogna sempre fare i conti con il traffico e le strade!
Non troviamo immediatamente l’albergo che ci consiglia la guida (Hostel del Rio) così, stanchi di prendere quella maledetta strada super trafficata e a senso unico sempre all’altezza del numero civico sbagliato, ci fermiamo al primo hotel che ci ispira, subito accanto alla cattedrale (Posada de la Moneda); si rivela una buona scelta, anche se il costo è tre volte superiore a quello che ci indicava la guida (600 p. per una camera molto carina con finestra in un cortiletto interno).
Siamo però in una posizione super centrale e possiamo girare (come al solito) la città a piedi; inoltre dall’altra parte della strada c’è un locale dove si mangia molto bene (Acropolis), anche se visto da fuori non sembra un granché perché ricorda una sala da the più che un ristorante (prendete l’arrachera, una bistecca marinata cotta alla griglia veramente buona, come ottimi sono i dolci).
La cosa più bella e più particolare da visitare è sicuramente la miniera: la Mina El Eden, aperta tutti i giorno dalle 10 alle 18 (ingresso 30 p).
La miniera ha due ingressi ma noi abbiamo preferito entrare dal Socavon El Grillo a piedi ed uscire dopo un’oretta circa con il trenino sotterraneo; la visita naturalmente è guidata e, volendo, si può uscire dalla stessa parte in cui si è entrati.
Si visita solo il terzo livello dei sette esistenti, poiché dal quarto in poi ormai sono allagati: è incredibile vedere i tunnel scavati a mano dai minatori e le falde di rame ancora esistenti; quante vite umane rimaste quaggiù per sempre!
Un altro giro paesaggisticamente interessante è quello della collina della Bufa, sulla quale si arriva con la teleferica (42 p A/R) o, in alternativa, con l’automobile; da qui si gode uno stupendo panorama di Zacatecas!
Con un autobus siamo arrivati anche alla vicina Guadalupe per visitare il santuario della Madonna Indigena (ha il volto scuro); però sono rimasta un po’ delusa perché me la immaginavo diversa.
Il tempo incalza e proseguiamo il nostro viaggio: oggi ci aspetta un "tappone dolomitico" per arrivare fino a Guadalajara (306 km. Per 5/6 ore di viaggio).
Il trasferimento da Zacatecasa a Guadalajara però, anche se faticoso, è bellissimo: attraversiamo foreste e montagne, vero paesaggio montano!
Purtroppo la città di Guadalajara non ci piace molto poiché la troviamo troppo caotica e non particolarmente bella; ci limitiamo quindi ad un breve giro in centro e scappiamo subito alla più vicina Tlaquepaque, piccolo gioiellino con dei negozi carinissimi.
Per il pernottamento arriviamo a Chapala (42 km.con l’autopista) sul lago, dove ci indicano l’Hotel Montecarlo, posto carinissimo affacciato sul lago con tanto di piscina e campo da tennis; ci dirigiamo a piedi verso il paese, percorrendo la caminata sul lungolago.
Sono ormai le 19, il sole sta tramontando sul lago e la luce è bellissima, inoltre in paese ci sono le bancarelle è l’aria di festa è ovunque: che bel posto questo!
Ceniamo al ristorante La Lena, dove con 100 p a testa si mangia un'ottima carne cotta sulla griglia del forno a legna.
A questo punto siamo arrivati al giorno 11 agosto: oggi ci aspetta un altro "tappone" di avvicinamento a Città del Messico in quanto domani abbiamo l’aereo per Chihuahua.
Decidiamo comunque di non prendere l’autostrada e percorriamo la panoramica (SS.15) fino a Morelia; ci impieghiamo quasi 5 ore, allungando il tragitto di un’ora buona, ma il paesaggio è così bello che non ci pentiamo proprio della scelta!
Morelia è una cittadina veramente graziosa con la sua cattedrale ed il mercato artigianale, ma la ricorderemo sicuramente per il bellissimo ristorante (La Fonda Dolores) nel quale abbiamo pranzato! Ambiente raffinato (ricavato da una casa antica), cibo squisito (non scorderò mai più il mitico dessert: banane flambée) spendendo in due l’equivalente di 30 euro!
A questo punto del viaggio per accelerare un po’ i tempi, prendiamo l’autostrada fino a Toluca, autopista comodissima e vuota, forse per via dei pedaggi non proprio a buon mercato (riusciamo a spendere ben 80 p); Toluca non ha particolari attrattive, se non quella di essere a soli 50 km. dalla capitale.
A questo punto apro una piccola parentesi sulle strade messicane.
La prima cosa da ricordare è sicuramente che spesso le strade sono piuttosto brutte poiché piene di buche, cunette (alcune volte nemmeno segnalate!) e animali che improvvisamente decidono di attraversare la strada e la seconda è di fare attenzione alla polizia messicana: ce n’è in tutti gli angoli, pronta a tirar fuori la paletta se non si rispettano i limiti di velocità o non si indossano le cinture (le multe sono piuttosto salate!); per la cronaca la benzina in Messico costa 6,40 p.al litro.
Arrivati a Chihuahua dopo un volo "svizzero" ( è decollato in perfetto orario!) di circa 90 minuti, corriamo con un taxi alla biglietteria del ferrocarril per acquistare i biglietti di prima classe del treno Cheope del mattino successivo (costo 1095 p a testa per la tratta fino a Los Mochis con sosta a Creel), poiché leggiamo sulla guida che la biglietteria chiude alle 17,30 e non vogliamo rischiare di prenderli l’indomani all’ultimo minuto (anche se comunque alcuni lo hanno fatto senza problemi).
Pernottiamo all’Hotel El Campanario (camera a 500 p, 5 min.in taxi dalla stazione) e ceniamo in un altro ristorante famoso (devo dire ci siamo trattati piuttosto bene in questo viaggio!) Los Mezquites, dove in assoluto abbiamo mangiato la carne più buona dell’intero giro (prezzo 170 p a testa).
Sveglia alle 4,30 (il treno parte alle 6!) e taxi fino alla stazione; ci hanno assegnato dei posti molto buoni (i primi della fila) anche se devo ammettere che sono tutti molto comodi.
Inizia il nostro viaggio attraverso campi coltivati a mele, poi il treno inizia ad arrampicarsi e la pianura lascia il posto alla montagna, uno spettacolo dal finestrino!
Arriviamo a Creel intorno alle 11,30 e ci dirigiamo subito alla Posada Margarita Plaza, dove contrattiamo per 200 p.a testa la mezza pensione (le camere al piano terra sono più grandi); mi raccomando, tirate sul prezzo, perché qui a Creel hanno il vizio di inventarsi il costo della camera a seconda del momento e non esiste il listino prezzi esposto.
Direttamente in posada compriamo subito l’escursione del pomeriggio (partenza alle 14); con 150 p. a testa ci offrono un giro abbastanza completo della zona.
Effettivamente la cosa che poi ci è piaciuta di più è sicuramente la cascata Cusarare, alta circa 30 m., dove abbiamo incontrato le donne indios dei Tarahumara, poi il resto (il lago Arareko, la missione, la valle delle rane e la valle dei funghi, la caverna) lasciano un po’ a desiderare; infatti mentre per la cascata c’è una bella passeggiata a piedi (poco impegnativa) e si raggiunge la base tramite una lunga scalinata, il resto è piuttosto banale: la vecchia missione, la valle delle rane e dei funghi dove si vedono dei sassi con quelle forme, il lago per una breve passeggiata e la caverna dove la guida ci spiega che vive ancora una famiglia, affermazione questa che a noi ha lasciato seri dubbi perché ci ha dato più l’idea che la famiglia si fermasse in quel luogo ad uso e consumo del turista in visita.
Eccoci di nuovo in treno (incredibile, è arrivato in orario alle 11,30!) per effettuare la seconda parte del viaggio, la più lunga e sicuramente la più bella; saliamo velocemente per prendere i posti a sedere (in questa tratta non sono più assegnati) e attendiamo di arrivare al Divisadero, dove finalmente vedremo il Barranca del Cobre, il canyon del rame.
Il treno purtroppo ferma solo venti minuti, così corriamo a scattare qualche foto (il canyon è veramente maestoso e per fortuna c’è un bellissimo sole!) e mangiamo delle buonissime arepas farcite di carne e formaggio comprate sul posto; la scelta di mangiare si rivela ottima poiché, una volta risaliti sul treno, scopriamo che la carrozza ristorante ha finito i viveri e non vende che sandwiches, cari e un po’ "tristi".
Questa parte del viaggio è molto lunga, ma non ci sono parole per spiegarvi la bellezza dei paesaggi!
Potrei dirvi: "immaginate le Dolomiti, aggiungete cascate e fiumi, un treno lentissimo che sbuca dalle gallerie e cavalca i ponti che sembrano sospesi, aggiungete delle rocce nascondiglio dei puma, le mucche, le mandrie di cavalli" e… quasi ci siamo!
Ormai però è buio, abbiamo accumulato tre ore di ritardo (sembra sia perfettamente normale, anzi ci dicono che siamo stati molto fortunati a trovare un tempo così buono) e iniziamo ad essere stanchi; arriviamo alle 23 a Los Mochis e scopriamo dal taxista che il sabato sera il traghetto per Baja non parte.
Ci facciamo allora portare in albergo (Hotel Felix, che di felice non ha nulla e lo sconsiglio caldamente!) un po’ contrariati per l’intoppo: pensavamo proprio di prendere al volo il traghetto di mezzanotte!
Dopo una brutta nottata, con il solito taxi andiamo a Topolomambo per acquistare i biglietti della Baja Ferries (610 p. a testa + la cabina a 720 p.per 4 persone); abbiamo davanti a noi l’intera giornata e, per evitare l’orrido clima caldo e appiccicoso della città, ci facciamo lasciare alla spiaggia di El Marivi dove almeno la calura è mitigata dal mare.
La spiaggia è deserta, il mare ricorda quello di Rimini e, devo ammettere, per essere ferragosto è piuttosto deprimente; ci consoliamo almeno con il pranzo (ristorante El Marivi, come la spiaggia!), infatti mangiamo dell’ottimo pesce!
Rientriamo in albergo con l’autobus che decisamente è molto più conveniente del taxi (ci aveva chiesto ben 250 p. in 4), facciamo una doccia e torniamo al terminal della nave per le 21; quella è l’ora di imbarco per i passeggeri e la cena è compresa nel biglietto.
Scopriamo subito che il traghetto è di Bari e il capitano italiano poiché lo incontriamo sul ponte; ci invita nella cabina comandi, ci offre un ottimo caffè e ci intrattiene con qualche racconto da "lupo di mare".
Arriva in un batter d’occhio l’ora della nanna; riposiamo benissimo e alle 8 della mattina siamo già sbarcati.
Terminata la coda alla dogana (controllano i bagagli per via della droga che sembra circoli abbondantemente data la vicinanza al confine americano) prendiamo un taxi e ci dirigiamo sul lungomare di La Paz; ormai sono gli ultimi giorni della nostra vacanza e ci trattiamo bene (Los Arcos Cabanas, 5 stelle 900 p. a notte).
Scopriamo che lì vicino c’è giusto giusto la National (ci serve urgentemente un ‘auto!) ed un ottimo bar per le nostre prossime colazioni con tanto di cappuccino e brioches; ci fermiamo subito per sbrigare le formalità di noleggio (prendiamo una Polo SW per 50$ al giorno inclusa di tutte le assicurazioni), poi una bella passeggiata sul lungomare (che diventerà bellissimo quando avranno finito i lavori di pavimentazione!).
E’ ora di dare un’occhiata alle tante decantate spiagge di La Paz; percorriamo quindi i 17 km. che ci separano dalla spiaggia di Tecolote, anche perché vogliamo prendere una barca per vedere l’isola di Espiritu Santu.
La spiaggia è veramente bella, ampia ed in parte attrezzata; al chioschetto contrattiamo subito il giro in barca e spuntiamo 30$ a testa (solo noi 4) per una circumnavigazione dell’isola di circa 4 ore.
L’isola è veramente affascinante, un po’ brulla, con le scogliere a picco sul mare; vediamo i nidi delle fregate, una colonia di leoni marini e sbarchiamo con tanto di ombrellone in una spiaggetta deserta, degna di mari caraibici.
Rientriamo al calar del sole: il mare è un po’ montato per via del vento e la traversata diventa un po’ più lunga, ma ne è valsa veramente la pena.
Decidiamo di lasciare La Paz per visitare Baja; siamo indecisi se andare a Cabo San Lucas o a Loreto, ma troviamo degli italiani che ci sconsigliano l’estremo sud, in quanto mare oceanico da surfisti e posto di "vita" e di divertimento, elementi ai quali non siamo proprio interessati.
Decidiamo quindi di proseguire verso nord e percorrere i 346 km.che ci separano da Loreto; il viaggio dura quasi cinque ore poiché, appena usciti dalla città, troviamo i "lavori in corso" per il rifacimento dell’asfalto che ci costringono ad effettuare un lungo tratto su una specie di strada sterrata parallela (ricordo che in Baja esiste solo la statale n.1, non ne esistono altre!)
Arrivati stanchi a Loreto (anche se il paesaggio desertico a tratti è stato molto bello), ci pentiamo subito: qui fa molto più caldo!
Cerchiamo un hotel con l’aria condizionata sul mare: ci fermiamo all’Hotel La Pinta , residence di recente costruzione dove ci chiedono ben 1090 p. notte.
Il paese comunque è carino, ci sono dei bei negozietti ed il supermercato dove facciamo scorte per il nostro prossimo tour delle spiagge, in quanto abbiamo saputo che, vista la bassa stagione, sono deserte e non si trova praticamente nulla.
Di buon mattino partiamo per Mulegè, per visitare la missione di Santa Rosalia e le spiagge di Baja Conception, una punta di mare racchiusa in una penisola a forma di u; dopo pochi chilometri troviamo un posto di blocco, dove ci fanno scendere ed effettuano una sommaria perquisizione dell’auto (cercano la droga, naturalmente!).
Il viaggio è veramente tranquillo, la strada praticamente deserta (bisogna sempre avere il pieno di benzina!) e dopo un paio d’ore arriviamo all’oasi di Mulege’; visitiamo la missione e saliamo sulla collina posta subito dietro di essa per vedere l’incredibile paesaggio del palmeto e del fiume sotto di noi.
Sembra di essere in Marocco, non nella zona desertica di Baja!
Pare che l’oasi si sia formata spontaneamente per via delle noci di cocco trascinate dagli uragani che, impiantandosi nel terreno, hanno generato le palme: sembra così strano, avrei giurato le avessero piantate!
Visto il caldo abbiamo proprio voglia di un bagno; ci dirigiamo allora alla prima delle spiagge che abbiamo deciso di visitare: Playa El Requeson.
La spiaggia è deserta e ci appropriamo di un capanno costruito per riparare dal sole; ci tuffiamo subito in acqua e... orrore, l’acqua è un brodo bollente!
Non ci rinfreschiamo proprio per niente, ma ci godiamo la tranquillità del luogo; ne approfittiamo quindi per rifocillarci, tirando fuori le cose buone del nostro cestino da pic-nic (ci siamo comprati anche il frigo di polistirolo con il ghiaccio!).
E’ ora di spostarci ed andiamo alla Playa del Burro (quella del Coyote la passiamo perché non ci sembra un granché): la spiaggia è ancora più bella della precedente, l’acqua purtroppo sempre troppo calda!
Sulla spiaggia ci sono parecchi capanni chiusi che un tizio del posto ci dice che affittano per 7 $ a notte; dopo un’oretta proseguiamo per Santispac, l’ultima delle spiagge da visitare.
Qui all’ingresso ci chiedono 20 p. per il parcheggio dell’auto; li paghiamo, anche se alla fine la spiaggia risulta essere meno bella delle precedenti e verso le 17 decidiamo di rientrare a Loreto.
Per la sera decidiamo di cenare al Nido: peccato che sembra che tutti i turisti abbiano deciso per lo stesso posto e non troviamo nemmeno un tavolo (il ristorante chiude alle 22)!
Quindi optiamo per La Terrazza, dove mangiamo abbastanza bene, ma sicuramente non quanto nell’altro posto.
Rientriati a La Paz torniamo nella zona di Baja Tecolote per vedere Baja Balandra e Playa Tesoro; rimaniamo letteralmente incantati dalla bellezza delle prima, che all’unanimità eleggiamo come numero 1 della nostra TOP delle spiagge più belle!
Immaginate un piccolo golfo riparato disseminato di spiaggette bianche, il contrasto delle rocce desertiche con l’azzurro del mare, dove l’acqua non supera il metro di altezza, pochissima gente: questa è Balandra!
Per l’esattezza della cronaca devo segnalare però un piccolo neo di questo posto idilliaco: nell’acqua ci sono delle piccole meduse urticanti, niente di pericoloso, ma non troppo simpatiche! Per fortuna non mi hanno colpito, ma c’è anche chi non è stato fortunato quanto me!
Decidiamo di consumare il pasto a Playa El Tesoro, ancora una volta scelta azzeccata perché il pesce è ottimo e freschissimo (vi consiglio i camarones al fuego, gamberoni leggermente piccanti, il pescado al mojo de aio, filetto di pesce con una salsina all’aglio ed il pescado fritto).
Purtroppo la vacanza a questo punto volge al termine: riconsegniamo l’auto in aeroporto e prendiamo il volo per rientrare a Città del Messico (con atterraggio nel bel mezzo di un temporale!).
Visto che ci rimane l’ultimo giorno da passare nella capitale, decidiamo di prendere il Turibus dallo Zocalo per effettuare il circuito turistico della città (100 p.a testa e 115 il sabato e la domenica); vi consiglio vivamente il circuito con l’autobus scoperto perché si ha una panoramica abbastanza completa della città e si può salire e scendere a piacimento per tutto l’arco di una giornata.
Percorriamo così la famosa Insurgentes, vediamo la Montenapoleone dei ricchi, il castello di Chapultepec con l’immenso parco e molti musei fra i quali, il più famoso, quello di storia naturale.
Il viaggio finisce veramente qui; trovo sia stato un viaggio un po’ faticoso ma bellissimo che ha concluso degnamente le mie avventure messicane.
Addio Messico dai mille colori e dai mille contrasti!

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