Il sud del Marocco - Parte seconda

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Il sud del Marocco - Parte seconda

E' la seconda e conclusiva perte del resoconto di viaggio dal medesimo titolo, già presente sulle pagine di questo stesso sito.Ancora una serie di scenari mozzafiato, fra deserto, villaggi e mare1 gennaio 2010: ERG CHEGAGA - TARROUDANNT
Mi sveglio alle 6.10 al suono del cellulare che abbiamo puntato per risalire sulle dune e vedere l’alba. Resterei qui nel mio tepore, sotto le mie coperte, ma sono nel deserto e non posso certo farmi scappare questa occasione! Sotto si è formato un bel microclima caldo, ma appena mi scopro congelo! Ci vestiamo di corsa e usciamo dalla nostra tenda che la temperatura esterna è ancora bassa. Balbetto dal freddo. Non è così buio ma il sole è ancora lontano, sorgerà alle sette. Il soffitto magico del deserto è così chiaro, di un blu luminoso. Saliamo le dune fredde sotto la luce bluastra, mentre diversi uccelli neri sorvolano la sabbia. Cornacchie tra le dune rosa e il cielo azzurro. Un berbero con il vestito tradizionale nero con il cappello a punta che sale le dune sembra una visione, qui nel silenzio dell’alba che arriva.
Il sole inizia la sua salita verso il cielo e l’alba è qualcosa che ancora non scorderemo. Nella fredda luce del primo giorno dell'anno, l'alba toglie il buio azzurrino e scalda le dune con il suo riflesso dorato. Ne fa emergere le creste, i dolci pendii modellati dal vento secco del deserto e scopre le sue forme di meringhe. Le ombre si fanno violacee mentre le parti illuminate delle dune divengono di rosa rossastro molto caldo. La terra che non è coperta dalla sabbia è bianca e squamata. Strati sottilissimi di terra secca come una crosta, che si sgretola e si quama sotto il caldo atroce. Sono i giochi di luce e di ombre che mutano ogni secondo sotto un sole che sta sorgendo ed allunga i suoi raggi, scopre lentamente la parte superiore delle dune, per poi salire in alto e illuminare tutto. Ci sono dei fiorellini gialli e dei cespugli verde smeraldo che non pensavo di trovare sulle dune.
I colori sono più tenui del tramonto e più rosati. Da una parte c’è ancora la luna e dall’altra il sole. Sembra irreale. La luna piena così argentea su queste dune nei toni rosso fuoco verso il violetto sembra un montaggio. Il primo sole dell'anno si poggia sulla nostra guancia ci scalda. Si sente proprio che è un sole africano.
Torniamo al bivacco per la colazione, affamati come non mai. Per fortuna il cibo è abbondante. Crepes e pane di vario genere, jogurt, spremute, tè alla menta, marmellate, miele, olio e frutta.
Ripartiamo con la jeep, l’autista e la guida del deserto. Partiamo da Erg Chegaga per arrivare a Tarroudannt. Oggi i chilometri sono tanti. Arriveremo verso sera.
Uscendo dalle dune che si fanno sempre più basse e rade, ci allontaniamo dal bivacco e ci addentriamo nell’altra parte del deserto. Passiamo attraverso dunette piccole ornate da piante verde smeraldo che fan frutti gialli che sembrano mele. Ce ne sono tantissimi a terra. Poi capiamo perchè, la pianta è velenosissima! Però, come spesso accade alla specie tossiche, è molto invitante. Lentamente le dunette terminano e lasciamo spazio a terra e sassi. Ci sono delle montagne ogni tanto che emergono dal nulla, con quel loro color cacao e le forme tondeggianti.
Passiamo sull’enorme lago secco Iriqui, una distesa piatta di terra biancastra per il sale, tutta crepata dalla siccità. Una volta c’era un lago qui ed era molto grande. Il suo letto salato è tutto quel che resta ora. All’orizzone la calura crea un miraggio, è favoloso, sembra di vedere con i propri occhi un lago bellissimo con tante piante. Sembra vero! Cerco di immortalarlo in una foto. Il risultato non è proprio lo stesso, ma va bene. C'è persino una cicogna sul lago secco. Sola in queso deserto si sabbia e sale.
Ci fermiamo in una scuola nomade ma è chiusa. In realtà vi è un cartello: ecole nomade. Dopo un pò di strada si incontra una bandiera del Marocco che si staglia fiera contro il cielo, ora azzurro perchè la tempesta è scomparsa come d’un tratto. La scuola è una tenda in cui ci staranno al massimo dieci persone. Impressionante. Mi chiedo come facciano i bambini a orientarsi e trovare la scuola in questo nulla. Mi chiedo anche quanta strada facciano visto che all'orizzonte non vedo nulla.
Facciamo sosta allora da una famiglia nomade che vive in una tenda. Ci sono la mamma e i quattro bambini. Vivono in questa tenda di stoffa sorretta da qualche bastone. Un pezzo di casa è di fango. Lei sta facendo un tappeto. Un gatto e una capra sono gli animali che possiedono. Ci offrono un tè. Compriamo dalla bambina un braccialetto di perline. I bambini sono di una dolcezza commuovente e i loro occhi rimangono impressi nel cuore.
Riprendiamo la strada tra scenari che cambiano in continuazione, montagne che puntano dal nulla e alberelli, terra che passa dal marrone cacao al giallo ocra, al grigio e al nero.
Arriviamo a Foum - Zguid, il primo villaggio che si incontra e lasciamo giù la guida del deserto.
Il villaggio è annunciato dalla porta con l'arco bianco e le torrette marroncine. Gli edifici sono rosa con piccoli bordi bianchi. Sul lato destro della collina il motto del paese: Dio, Patria, Re, scritto in bianco, con sassi, in lingua araba. Il paese è una via su cui si affacciano le poche case. Edifici di al massimo due piani con le facciate rosa. Al piano terra piccoli portici rotondi. Al loro interno porte di ferro azzurre aprono per offrire piccoli negozietti. A fare da sfondo a questo piccolo insediamento montagne e palme. Il sole è bello caldo. Per le strade la poca gente del posto si muove lenta e svogliata, molti sono seduti ai lati delle strade o appoggiati al muro della moschea.
Da qui riprende l’asfalto e dopo una breve sosta ripartiamo per Tarroudannt.
Facciamo sosta a Tiznit. La città è circondata da possenti mura d'argilla. Ha un aspetto molto autentico e vogliamo fermarci per fare un giro con calma. Non sembra per nulla turistica. D’altronde non vediamo nulla per turisti e nemmeno stranieri. E’ bello essere immersi in questa realtà. La città è famosa per la lavorazione dell'argento e l'animata piazza del mercato gremita di bancarelle di frutta, spezie e molto altro. Tiznit era uno dei mercati preferiti dai berberi che però adesso si sono ritirati verso l'interno e soprattutto nel Mali. E’ celebre per l’acquisto di gioielli berberi, si dice sia il posto migliore del paede. Adesso nel souk dei gioiellieri si possono trovare copie dei loro monili a volte anche di un certo pregio. L’autista si offre di portarci nel posto migliore per acquistare i gioielli, ma decliniamo l’invito.
Ci fermiamo a telefonare in una teleboutique, visto che a casa vogliono notozie. Delle bambine e delle ragazzine mi guardano incuriosite dietro una porta. Mi chiedono di che paese sono e se possono farmi una foto. Certo, anche io faccio sempre le foto a loro, con volti, colori e abiti così differenti dai nostri. Compriamo un sacchetto di datteri, sono ottimi e ovviamente ne faccio una scorpacciata!Finiamo il nostro giro per le vie fantasticamente berbere di questo villaggio, in cui il tempo sembra essersi fermato tanto tempo fa. Ci sono molte bancarelle e merci esposte dappertutto: nelle piccole bottegucce senza finestre o per terra.
Riprendiamo la strada seguendo la direzione di Tarroudannt e ci fermiamo per vedere una vecchia kasbah. Giusto qualche minuto e riprendiamo il viaggio. Per raggiungere Tarroudant passiamo valli di arance sconfinate. Adesso è proprio la stagione delle arance e i camion per la strada sono pieni di frutta e persone che tornano dai campi. Sono così carichi, da dubitare sul fatto che riescano ad arrivare a destinazione senza perdere nulla di tutto quello che riescono a caricare. Il territorio è pianeggiante ed agricolo, ci troviamo nella Valle del Souss. Il souss è il fiume che attraversa e da il nome a questa pianura alluvionale del sud del Marocco racchiusa tra le catene dell'Alto e dell'Anti Atlante. Quest'ultimo funge da divisorio orografico con le zone desertiche del Sahara.
Taroudannt è la capitale storica di questa valle. Nel passato era la quarta città del Marocco.
Arriviamo a Tarroudannt verso le 16.30 e subito ne rimango affascinata. Non riesco a rimanere indifferente al fascino che si prova avvistando per la prima volta le sue imponenti mura di argilla. Il fascino dell'antico passato. Mura antiche che sono sopravvissute fin ora. Le mura in francese vengono chiamate: La Ceinture de Rempart. Sono lunghe cinque chilometri. Imponenti sono i bastioni che offrono bei panorami dei dintorni. Il colore delle mura è uguale a quello di Marrakech, con le stesse tonalità ocra circondate dal verde accesso delle palme. Subito saliamo sui bastoni per ammirare la città, quasi tutta racchiusa nella medina. Calessi che fanno il giro, carretti e molte persone per la strada.
Prima di fare un giro andiamo a posare i bagagli nella fattoria berbera, dove alloggeremo per la notte. Si trova a 3 km dalla Medina di Tarroudannt ed è un’oasi di pace e bellezza. La struttura ha una grande porta di legno con lanterne e mura color ocra. Tutto intorno campi e fiori bellissimi. C’è il giardino anche al centro della struttura contornato da portici con divani e tappeti. E’ a dir poco fantastico! Questo è il loro sito: http://www.taroudant.info/riadelaissi.php
Peccato non poterselo gustare di più, ma ora vogliamo vedere la città. Vicino a noi c’è l’hotel dove alloggia abitualmente l’ex presidente francese Chirac, che dice di voler morire qui. Ed il fascino di questa città mi ha già conquistata, quasi quasi lo capisco. L’autista ci accompagna e ci lascia davanti alla porta principale della Medina.
L'imponente cinta muraria si innalza al di là di un immenso nastro di giardini e frutteti. L'acqua sembra non mancare anche se in estate dicono si arrivi a temperature veramente torride.
Al tramonto la luce del sole infiamma la possente mole di terra. Le merlate mura esterne assumo toni rosso fuoco con affscinanti ombre di palme e merletti. Facciamo il giro di queste mura spettacolari e bellissime. Le teste delle palme e i merletti che sti stagliano verso il cielo donano scorci meravigliosi. Qualcosa che non dimenticherò.
Questa città berbera era sorta attorno ad un mercato e ha conservato l'antico fascino di una piccola città posta su una rotta di carovane. Ancora oggi da la sensazione di cittadina che ruota sul mercato locale. E' chiamata anche la Nonna di Marrakech perchè sembra, una Marrakech in miniatura. Un pò per i bastioni delle mura che la circondano anche se, a differenza di Marrakech, Tarroudannt contiene quasi tutta la città entro le sue mura. Sicuramente è meno caotica e meno tusitica. Vediamo solo gente del posto. Dopo aver giranto per un pezzo le mura entriamo in una delle porte e ci tuffiamo nel caos armonico di colori e suoni di questa città. E’ incredibile, zero turisti, gente di ogni tipo. Alcuni moderni, altri tradizionali, alcune donne coperte e alte no. Asini e carretti tra le strade piene zeppe di gente. Caffeucci, bottegucce e negozietti che non esistono più da noi.
Ci perdiamo quasi per queste vie contorte e fuori dal tempo. C'è molta gente per la strada. un pò di tutte le età. Le donne però non siedono nei bar e vanno in giro in gruppo o accompagnate da uomini. Non tutti portano qualcosa in testa per coprirsi, c'è un mix tra vestiti tradizionali e occidentali. Ci sono tantissime merci in vendita. Qui compriamo le nostre teiere marocchine.
Nel frattempo si è fatto buio. Avevo letto da qualche parte di fare un giro di notte delle mura. Noi abbiamo fatto un giro breve al buio ed è affascinante. Bello il contrasto del colore oro delle mura merlate contro il cielo scuro della sera in giochi di ombre di palme, mura, bastioni e merletti.
Ci spiace tornare in albergo e finire la nostra passeggiata, ma abbiamo la cena. La sera è bella fresca e la luna nel giardino della fattoria dona un’atmosfera magica. E’ un luogo molto bello, un peccato restare una sola notte. Nella sala da pranzo della fattoria pilastri in legno, mura ocra e uccellini fanno da contorno. Cous cous e tajine che mangiamo in compagnia del nostro autista ed impariamo anche a mangiare con il pane. Loro mangiano tutto con il pane, senza posate, versano un goccio d’acqua al centro del tajine e tirando su carne e verdura con i pezzi di pane. Tutto è molto buono e le porzioni abbondanti. Immancabile il delizioso tè alla menta.
Un giretto per la fattoria e a nanna, di notte fa davvero freddo. Prendo un’aspirina perchè ho un mal di testa incredibile. Stanchissima mi addormento come un sasso sotto le coperte morbide del letto della nostra bella camera.

2 gennaio 2010: TARROUDANNT - SIDI IFNI - MIRLEFT
La sveglia tra galli e uccellini è deliziosa. E' già luminoso anche se è mattina presto e mi sento di nuovo bene e piena di energia. Una colazione abbondante per partire e un giretto nell’orto con la fontana al centro e dei bellissimi fiori coperti di rugiada. Aranci carichi di frutti e pieni di uccellini nel cortile. E’ già tempo di lasciare Tarroudannt, anche se vorrei tanto restare. Mi ha proprio conquistata questa città con la sua bellezza un pò schiva, un pò timida. Da scoprire. Ma altro ci aspetta e non vedo l’ora. Dobbiamo passare da Sidi Ifni e dormire nel villaggio di pescatori di Mirleft. Ci tenevo tanto a vedere questa parte di Marocco e finalmente eccoci.
Come ogni giorno il cielo è azzurro e il sole caldo e splendente. Dicembre si è rivelato un ottimo mese. Siamo stati molto fortunati. Presto arriviamo a percorrere la bella strada costiera con vista sull’oceano atlantico. Vedere il mare dopo le città, il deserto e le montagne berbere è ancora più emozionante. Ci fermiamo per una sosta sigaretta e per salterellare un pò sulla spiaggia. Qui ha piovuto per una settimana e la pioggia ha fatto danni. In tutta la parte sud ha piovuto e verso il mare ha fatto molti disastri. Lo vedremo i prossimi giorni. L’atmosfera è particolare. I villaggi di fango hanno lasciato posto a paesini completamente bianchi con le imposte azzurre. Villaggi di mare minuscoli e solitari, qui nel profondo sud. Case cubiche come scatole adagiate sui dolci pendii che vanno al mare. Le rocce, le spiagge, il mare e le onde grandi dell’oceano sono le immagini che scorrono nei nostri occhi. Andiamo subito a Sidi Ifni, poi torneremo nel villaggio Mirleft.
Sidi Ifni è un antico avamposto spagnolo situato poco sopra le Isole Canarie. Un luogo solitario e romantico. Storicamente, Sidi Ifni dovrebbe essere la localizzazione di Santa Cruz de la Mar Pequena, il luogo dell'antica fortezza spagnola tra Agadir e Tarfaya. E' un altro di quei luoghi che mi ha colpito subito. E' affascinante arrivare a Sidi Ifni e vedere che sembra davvero un paese abbandonato. Sentire per le strade solitarie e assolate, i bagliori di un passato che fu e che ora sembra scomparso. Le porticine azzurre in ferro delle botteghe chiuse, l'una accanto all'altra che danno sulla strada. Il bus bianco dalle strisce rosse e arancio. Le cabine del telefono nuove in fila, in questo paese dai muri scrostati e le strade vuote. Il bianco delle case ravvivato da murales colorati accanto a palme verdi. Le impronte rosse e azzurre delle mani dei bambini sui muri, che si dice, portino fortuna. I tappeti colorati messi ad asciugare sui tetti. Ha un'atmosfera vagamente art decò. Strade deserte e quasi dimenticate. Qualche tappeto sui tetti ad asciugare da un pò di colore alla città bianca. Pochi i bar aperti, ne troviamo solo un paio. Fa caldo e il sole scalda bene. Ci facciamo un bel giro per il paese. Qualche murales azzurro intenso con manate rosso fuoco da un po' di colore. Le impronte delle mani portano fortuna e tengono lontano il malocchio. Le strade sono quasi deserte e quasi tutto è chiuso. Eppure lo trovo molto affascinante. Ci fermiamo in piazza e mangiamo quello che sarà il tajine di pollo più buono della vacanza.
Ripartiamo in direzione Mirleft e ci fermiamo alla spiaggia di Legzira. Avevo letto che ci sono degli archi di roccia molto belli. Si dovrebbe andare quando la marea è bassa, perchè gli archi si trovano in riva al mare, proprio sulla spiaggia. Quando si arriva non si vede nulla. Ci sono delle scale e un bar sulla spiaggia. Sulla sinistra bisogna superare le rocce e proseguire sulla spiaggia. In lontananza si cominciano a vedere i grandi archi. Purtroppo nel pomeriggio era già salita la marea e non siamo riusciti a raggiungerli, ma solo vederli un po' da vicino. Il posto comunque merita.
Ripartiti dalla spiaggia arriviamo a Mirleft. Il villaggio bianco è molto piccolo. Solo qualche botteguccia e negozio locale. Una parte si sviluppa vicino al mare e l'altra sotto la collina di terra rossa, sulla cui cima vi sono le rovine di un castello di fango.
Facciamo un giro nella spiaggia dove ci sono molti giovani. Le barche ed i pescatori non ci sono perchè l’alluvione ha portato la terra in mare e non si può pescare. Ci dicono che l’oceano qui ha un colore spettacolare, ora però a riva il rosso della terra ha invaso il mare. Anche se è comunque bello e affascinante, mi chiedo com’era prima. Il paesino è una via con qualche botteguccia, delizioso angolo di mondo.
Alloggeremo in un hotel che si trova proprio sotto le rovine del castello, sulla collina. Si chiama Les 3 Chameaux (http://www.3chameaux.com/default.php). C'è una bella vista sull'oceano e sul paese. Ci son poche persone, tutti francesi surfisti che leggono e sorseggiano il tè in silenzio assoluto. Ci gustiamo il tramonto da qui, con il nostro tè alla menta e la superba vista sul paesino bianco che prende il colore aranciato del sole che allunga le sue ombre, riscalda i colori e si tuffa in mare colorando il cielo. Quasi sembra un foglio di carta che prende fuoco dai bordi.
Saliamo verso le rovine del castello che il sole ha appena toccato l’orizzonte del mare, il bordo del mondo dal quale la grossa arancia del sole lancia i suoi ultimi raggi.
Il castello è di terra, parzialmente caduto con la pioggia della scorsa settimana, delle rovine diciamo. Troviamo il nostro autista e due ragazzi. Uno è un pescatore e lasciamo che ci faccia da guida tra le rovine. Gli daremo una mancia. Ci spiega un po' le stanze, c'erano persino delle prigioni, altre stanze per i cavalli ecc. e ci fa fare il giro completo.
Tutti insieme finiamo nello stesso punto e restiamo ad ammirare il tramonto finchè il cielo si scolora e si fa più buio. La vista dal castello è magnifica. Davanti a noi il paesino bianco sembra una manciata di zollette di zucchero in riva all’oceano. Tutt’intorno colline d’africa, verdi e rosse, dolci pendii dall’atmosfera senza tempo. Le mura del castello in rovina sono in controluce e i profili neri tra merletti e pezzi franati, piccoli buchi e il minareto, spiccano facendo da cornice al sole rosso e roseo del tramonto.
Rientrati andiamo a cena e mangiamo pesce fresco alla griglia e tajine di pesce. Sempre acqua da bere e sorpresa ci danno anche un dolce buonissimo.
Ci beviamo un tè alla menta all’aperto, guardando la luna nel cielo bluastro della sera. Si sente il rumore dell'oceano, delle sue onde. In fondo così simile al deserto, come ci fa notare la guida, "il deserto del mare" lo chiama. Le onde infondo sono come le dune, infinite, di sabbia o di acqua che siano. Il cielo è un manto di stelle e la luna si pecchia fiera nelle acque buie dell'oceano danti a noi.
Andiamo a dormire presto come sempre. La stanza è molto spaziosa e molto bella. Lampade marocchine, color rosso internamente con un tavolino in legno, una bella finestra e una plafoniera esterna in terracotta rossa traforata a stelle e lune.

3 gennaio 2010: ESSAOUIRA
Sveglia presto anche oggi, colazione alle 7.30 e partenza alle 8.00. Facendo tappa ad Agadir, raggiungeremo la città di Essaouira.
Lasciamo il piccolo villaggio di Mirleft un pò a malincuore. Vorrei essere una vera viaggiatrice, quella che ha il tempo di fermarsi dove vuole e quanto vuole. Il paesino non si è ancora svegliato. Tutto è chiuso e il sole comincia a scaldare. Sempre un bel cielo limpido e un’altra bella giornata.
Salutiamo Mirleft con le sue case cubiche bianche con le inferiate azzurre e la collina alle sue spalle rossa con piccoli cespugli verdi, un castello in rovina sulla sua cima e l'immancabile scritta bianca: Dio, patria, re.
Ci fermiamo più volte durante la strada. I panorami sull’oceano sono molto belli. Rocce chiare, di un giallino ocra che fanno da contorno a spiagge ampie e lunghissime di sabbia. Molti gli sportivi che praticano surf, body surf o kite surf. Ci sono rocce a picco sul mare con onde spumeggianti che sbattono sulle scogliere. Spiagge fatte solo da conchiglie e piccoli villaggi di un paio di vie caotiche sulla strada.
Ci fermiamo a pranzare insieme all’autista con un tajine di pesce, in uno di questi posti in cui mangia solo la gente locale. Insegne della coca cola interamente scritte in arabo, tajine sul fuoco che ognuno apre e sceglie da solo. Per un totale di 4,00 euro a testa e un cibo ottimo. Immancabile il buon pane marocchino, con cui prendiamo porzioni di tajine senza l'uso delle posate. Siamo proprio berberi.
Ripartiamo ed arriviamo ad Agadir. Il nome significa in lingua berbera, granaio fortificato. Si affaccia sull'oceano ai piedi dei monti dell'Atlante poco a nord rispetto a dove il fiume Sous sfocia nell'oceano. Nel 1960 la città venne distrutta da due forti terremoti, circa 15.000 persone persero la vita. La città attuale venne ricostruita due chilometri a sud dell'epicentro.
Negli ultimi anni il turismo è cresciuto in maniera esponenziale. Agadir è tutta nuova, tripudio di hotel, bar e discoteche per turisti. Ci rimaniamo solo dieci minuti, giusto il tempo di un giro in spiaggia. Appena arriviamo sulla sabbia un ragazzo marocchino mi dice in inglese che si possono affittare ombrelloni, sdraio, giocare a volley ball. Mi giro, sorrido e dico no grazie in arabo (La, la... shoukran). Rido, perchè un gruppo di ragazzi dietro di noi scoppia a ridere e mi batte le mani, troppo brava! Dovrei chiedere anche io un dirham per lo spettacolo!
Ripartiamo subito, perchè Agadir è molto turistica e non ha nulla di tipico. Cerchiamo luoghi autentici e da scoprire.
Per la strda vediamo i danni dell'alluvione per la prima volta. Una settimana di pioggia ha portato via intere piantagioni di banane, molto diffuse in questa zona.
Arriviamo ad Essaouira verso le 16.00. Il nostro autista ci ricorda che è la città del vento e per tutto l’anno il tempo è variabile e sempre imprevedibile. Sole, pioggia, nuvole e poi di nuovo sole nello stesso giorno, non sono un’eccezione. Rimane scioccato si ferma e vede la spiaggia. L’alluvione ha distrutto tutto e non sembra la stessa città di prima. La spiaggia è molto ampia e bella, se non fosse per la quantità di tronchi, legna e fango che i fiumi han versato nel mare. Ed il mare, si sa, riporta tutto a riva. Il colore azzurro del mare di una volta è diventato color fango, galleggiano un sacco di rami. Sulla spiaggia i detriti degli alberi saranno alti un paio di metri tutti. Molte ruspe sono al lavoro per portare via questa mole gigantesca dalla spiaggia. Dei ragazzi del luogo si fermano con lui per parlare dei danni, che una sola settimana di pioggia ha provocato una decina di giorni fa.
Nonostante tutto, è bellissimo. L’atmosfera è particolare e molto piacevole. Qui la città nuova quasi non esiste, ci sono solo delle mura giallo oro bellissime, all’interno delle quali si trova la Medina. A differenza delle altre città, Sidi Ifni e Mirleft a parte, il colore delle case è bianco e azzurro. Ci sono tantissimi gabbiani nel cielo di questo pomeriggio. Parcheggiamo e scarichiamo i bagagli, perchè non vediamo l’ora di fare un giro. Il Riad Lalla presso il quale alloggeremo si trova all’interno della Medina. Questo è sito internet: http://www.riadlallamogador.com/
Il Riad è molto bello, sui tre piani con terrazza e il giardino interno, si affacciamo le poche camere. E’ arredato con molto gusto e l’atmosfera è piacevole. Una gentile signora ci mostra la stanza. L’interno č quel rosso porpora lucido, tipico marocchino. Una tenda sulla destra da accesso ad una stanza con un letto matrimoniale, una panca e due bajour. Davanti un caminetto e sulla sinistra il bagno e il soggiorno. Leggermente rialzata è la parte del salotto, in puro stile marocchino, con cuscinoni e tappeti e una bella finestra.
Come al solito, giusto il tempo di lasciare la valigia ed andiamo a fare un giro. La mediana mi piace da subito. Molto calma, anche se piena di gente che passeggia o fa i lavoretti più impensabili. Qualcuno per strada crea fili di lana da una matassa. Piccoli sarti. Piccole botteghe che vendono di tutto. L’impatto è molto meno forte che a Marrakech. Qui nessuno ti ferma e ti chiede di entrare. Con i suoi souq, i suoi vicoli contorti, le botteghe degli artigiani ha un aspetto tranquillo e non molto affollato. La parte vecchia della città è chiusa verso il mare dai possenti bastioni della fortezza portoghese, testimone dell'antica presenza portoghese, su cui si può salire per godere di un bel panorama della costa, mentre rabbiose onde s'infrangono rabbiose sugli scogli sottostanti. Proseguendo lungo le mura, attraverso uno stretto vicolo, si arriva sulla grande Piazza Moulay Hassan animata da numerosi e simpatici localini, ancora pochi passi e si arriva al mercato del pesce rinomato per la sua quotidiana vivacità, nei pressi piccoli ristoranti ambulanti servono invitanti grigliate di pesce, crostacei ed granchi enormi, mentre alle loro spalle nugoli di gabbiani volteggiano bassi attirati dal lavorio incessante degli uomini intenti a pulire il pescato che da lě a poco passerŕ direttamente sulla griglia. Questo è anche uno dei punti migliori per ammirare il profilo della cittŕ vecchia, una chiazza di bianco, sospesa tra l'azzurro del cielo e del mare. Attiguo al mercato del pesce si apre il piccolo porto, dove ancora oggi abili artigiani costruiscono le tipiche imbarcazioni di legno utilizzate per la pesca. Ci fermiamo sull’estremitŕ del porto per ammirare il piů bel tramonto marocchino della vacanza. Il sole che scende colora di rosso il visi e le facciate bianche e giallastre delle case.
Decidiamo di cenare nelle famose bancarelle del pesce. Mangiamo buon pesce fresco.
Piacevole è passeggiare la sera, dopo un tè alla menta in riva al mare o nel dedalo di vie della Medina. Quando le botteghe chiudono, le strade si svuotano e andiamo a dormire anche noi.

4 gennaio 2009
Essaouira è anche svegliarsi la mattina al suono dei gabbiani. Numerosissimi sfrecciano nel cielo e il loro verso si sente in ogni angolo della città. Stamattina sveglia presto, sempre alle 7.15. Abbiamo a disposizione fino alle 13.00. Poi si riparte e si torna a Marrakech. Dopodomani abbiamo il volo del ritorno. Meglio non pensarci! Andiamo in terrazza a fare colazione insieme a una coppia tedesca ed il tempo in 5 minuti cambia e inizia a piovigginare.
Dopo l’abbondante colazione usciamo anche se pioviggina ancora un pò. Il tempo è strano. Le nubi sono a tratti e in certi punti si vede il cielo azzurro e il sole, in altre strisce grigie di pioggia. Il vento è forte. L’atmosfera di questa città è molto affascinante, così come il suo vento. E poi tutti quei gabbiani che ti svegliano la mattina con i loro versi e che ora corrono nel cielo sopra di noi. Per le strade è tutto chiuso. Le porte delle botteghe sono ancora serrate. Entriamo nei bastioni portoghesi con i cannoni e le belle torrette da cui si vede la città. La marea si è abbassata e ora emergono le rocce scure punteggiate dalle migliaia di gabbiani. C’è vicino un’isolotto con una spiaggia coperta di gabbiani. Da qui la città bianca e azzurra dietro le mura ocra è fantastica. Sicuramente è il punto migliore per osservarla ed ammirarla in tutta la sua magnetica bellezza. Le mura gialle ocra sono sul mare e da dietro spuntano le case della Medina. Incastate l'una nell'altra.
Da qui è bello anche il panorama verso il porto, le barche azzurre in secca e il mare.
In un attimo torna il sole che piano piano inzia a scaldare ed sciugare le strade fradice. Appena il sole fa capolino aprono a poco a poco tutte le botteghe e le attività. Essaouira deve la sua fama alla rinomata ed apprezzata lavorazione artigianale del legno, in particolare quello della Tuia, un albero della famiglia delle cupressaceae. Ha anche la fama di essere il posto meno caro dove acquistare oggetti ed artigiano in legno e oggi approfittiamo per fare qualche acquisto.
Passeggiamo ancora per la Medina, ogni volta i venditori da cui abbiamo comprato salutano e ci offrono il tè. Passeggiamo per il souk dei gioiellieri e per la parte del mercato che si tiene all'aperto ed ognuno espone la sua mercanzia direttamente per terra, su sacchi di iuta, spezie, ortaggi, frutta, oggetti e articoli per la casa, vestiti, scarpe e quant'altro. Si vedono mestieri che da noi non esistono più. Si vedono le vie senza turisti e si assapora la quotidianità della vita marocchina. Una vita che sembra la rappresentazione di una piazza del medioevo. Dove ogni persona interpreta un ruolo preciso. Noto che le donne quasi non prendono parte alla vita del mercato. Sembra un mestiere da uomini. Raramente sono in giro sole. Ma sembra anche che il mercato sia una scusa per incontrasi, salutarsi e passare la giornata. Mi dicono che i berberi hanno escogitato secoli fa un antico linguaggio muto, cioè che si tengano la mano e senza parole si trasmettano qualcosa di personale. Avevo notato in diverse occasioni uomini per le strade che si danno la mano. Mi spiegano che in realtà stanno parlando.
Compriamo un sacco di dolcetti in una delle pasticcerie. Hanno forme e colori molto curiosi e sono tutti ottimi! Ci fermiamo a prendere un tè con i due ragazzi berberi da cui abbiamo acquistato ieri. E mentre loro ci offrono un delizioso ennesimo tè alla menta, io divido i dolcetti che ho comprato prima.
Alle 13.00 arriva il nostro autista nel Riad e ripartiamo con destinazione Marrakech. Alessio si è già affezionato a questa città, la sua preferita del Marocco. La strada è meno panoramica rispetto ai primi giorni, meno spettacole ma sempre bella. Attraversiamo ora una zona con estese coltivazioni di olivi ed agrumi, mentre sui bordi della strada pascolano tranquilli greggi di capre, abili arrampicatrici che arrivano fino su sulla cima delle piante di argan per cibarsi delle foglie. In questa zona sono i pastori che le lagano ai rami, per attirare i turisti. Nel resto del Marocco le capre dell'argan salgono naturalmente per mangiare le foglie. E' buffo vedere queste capre che salgono veloci fino alla cima degli alberi e agilmente cambiano ramo.
La pianura è interrotta qua e là da qualche minuscolo insediamento, in un paio d'ore siamo di nuovo a Marrakech. Torniamo al Riad dei primi giorni e il ragazzo ci trova anche ingrassati. Bè, abbiamo gustato il cibo marocchino, innegabile.
Ci perdiamo per la Medina, sempre deliziosa. Rispetto al primo giorno Marrakech mi fa un effetto molto diverso. Dopo aver visto Tarroudannt senza turismo e piccoli villaggi sperduti, il sud ancora così schivo, da scoprire, fatto di sorrisi timidi e persone riservate, così povere e così cordiali il contrasto con l'astuzia e la furbizia di Marrakech è notevole. Immancabilmente ci fermiamo nella piazza prima che arrivi il tramonto, ci sediamo in alto e ci godialo lo spettacolo. Questo piazzale deserto che si riempie di tutto, cibo, persone, animali, serpenti... sotto le ombre che si allungano e si ingialliscono. Il suono dei tamburi e dei vari strumenti insieme al vociferare delle persone è il sottofondo. Un tè alla menta da sorseggiare piano mentre il sole va giù e tinge il cielo africano di giallo, arancio e rosa. E in un attimo è buio. Nel blu scuro della sera risaltano le luci e fumi che salgono dalle griglie.
Ceniamo in piazza con teste di capra, lingua di mucca e carne di capra cotta con arance, ottimo. E pensare che il primo giorno mi facevano impressione. Il tè alla menta nelle bancarelle costa solo 1 dhr. 10 centesimi circa. Ed è delizioso.

5 gennaio 2010: MARRAKECH
Dedichiamo la giornata alla scoperta del resto di Marrakech. Mi piace l'atmosfera intima del Riad, dove ora ci siamo solo noi. Colazione in questo silenzio e cielo azzurro, con le solite pite marocchine, marmellate e olio. Mangiamo un sacco, caspita sembro senza fondo!
Partiamo dalle concerie, certo non sono le più grandi del Marocco, ma servono a farsi un'idea. Ci andiamo la mattina presto e sono ancora semideserte. Un signore ci accompagna perchè la Medina sembra un labirinto e chiediamo indicazioni ogni dieci metri! Ci da un rametto di menta da annusare per sentire meno il forte odore. Chissà con il caldo d'estate. Ci sono un sacco di vasche per la conciatura delle pelli e qualcuno già è al lavoro. Vasche per sbiancare per tingere. Vasche dai liquidi rossi, marroni, gialli. Uomini in mezzo a queste vasche, con degli stivali, che su e giù tirano le pelli.
La nostra visita è abbastanza breve, torniamo a perderci per le vie della Medina in direzione della piazza. Dal momento che ho sentito parlare bene dei giardini della città, decidiamo di visitare il giardino Majorelle. Sicuramente in estate o primavere deve essere eccezionale. Soprattutto il contrasto tra il caos della Medina e la pace assoluta di questo angolo. Anche in una giornata soleggiata di questo dicembre, però hanno il loro fascino. Il giardino ospita una villa blu in centro, quella che fu la dimora del pittore Majorelle. Esternamente è completamente blu, quel blu magnetico, quasi elettrico, che è stato chiamato blu Majorelle, dal pittore che lo inventò. Nel giardino, per lo più a bambù, piante esotiche e cactus, ci sono vasi dai colori fosforescenti gialli, arancioni e blu, che creano un contrasto unico. Sassolini rossi coprono il terreno e molti giardinieri tengono in perfetto stato questo angolo pacifico. Uno stagno grande e un monumento a Yves Saint Laurent, morto lo scorso anno. Sicuramente valgono la visita.
Approfittiamo di uno dei numerosi calessi trainato dai cavalli per fare un giro e tornare in Piazza. Facciamo il giro delle mura rosse, ornate da palme, cha fanno da cornice al bel cielo azzurro.
Mi chiedo perchè non si possa vivere viaggiando. Nutrendosi di queste visioni celestiali e questi paesi ogni volta così affascinanti nella loro diversità.
Vediamo poi le tombe Saadite, nel quartiere della Kasbah, dove si trovano le tombe dei principi Saaditi. Sono decorate da zellige multicolori, nei toni del giallo, dell'arancio, del verde e del nero. Un luogo molto bello. Nel cortile ci sono le tombre dei servi, tutte uguali nel prato, decorate in superficie con mosaici. Le tombe dei discendenti della dinastia sono invece finemente decorate con arabeschi, l'edificio ha delle volte stuccate e ornate con pregiati marmi italiani,sembrano quasi dei ricami. Alzando la testa, oltre alle chiome delle palme, si vedono i nidi delle cicogne. Danno un tocco quasi magico a queste tombe, insieme agli aranci ricchi di frutti.
Erano in fase di restauro e uno dei ragazzi che stava lavorando ai mosaici, mi ha spaccato un agnolino rosso a forma di cuore, lo ha dato al mio ragazzo perchè potesse donarmelo. Che gentile.
Facciamo poi un giro anche al Palazzo Palais Badii, che si trova lì vicino. Di questo bellissimo palazzo sono rimaste solo le mura perimetrali e quelle dei cortili, quattro vasche che si dice fossero le piscine delle quattro mogli del sultano e alcuni padiglioni. Il colore dei muri tipico di Marrakech è bellissimo ed ha gran fascino, anche se è rimasto poco. I bastioni sono divenuti il rifugio preferito delle cicogne. Sulle sommità ci sono tanti nidi e questi uccelli volano con agilità da un nido all'altro. E' la prima volta che vedo delle cicogne dal vivo. Emettono un suono molto trano, sembrano quasi dei motorini! Dalla terrazza si ammira un'incomparabile vista sulla città. Spuntano tetti, piccole terrazzine, un sacco di antenne paraboliche, minaretei, palme e cicogne. E' di sicuro un bel punto da cui guardare la città dall'alto.
Tornano in piazza ci gustiano in tè sul caffè panoramico. Osserviamo la più famosa piazza d'Africa ripopolarsi di ogni cosa. Sarà anche molto turistico, ma devo ammettere che ha il suo fascino.
Cena alla bancarella delle teste di capra, con tè a volontà. Ormai ci sentiamo affezionati. All'inizio mi facevano impressione queste teste, ma superato il primo impatto sono molto buone. Il fumo bianco si alza dai pentoloni e dalle griglie, invade il cielo blu con le luci e profuma tutto di cibo. Torniamo al Riad per l'ultima notte marocchina. Già mi spiace che il tempo sia quasi terminato. Passiamo la serata a chiacchierare con il ragazzo. Scopriamo che è un berbero del deserto. E' qui solo da qualche settimana e tra qualche giorno farà ritorno nella zona di Merzouga. E' venuto per raccimolare qualche soldo, ma non resiste. Marrakech è la città dei furbi e tutti lo fregano. Hanno venduto a lui della legna bagnata, a peso ovviamente, e ora nemmeno si riesce ad accenderla.
Dice che si lavora troppo e non è abituato a questo ritmo. Vuol vedere le foto del deserto fatte da noi, perchè siamo stati a Erg Chegaga verso Zagora. Lui non ci è mai stato e vuol capire se è diverso dal suo deserto. Come tutti ci dice che ci aiuterà se torneremo in Marocco e ci farà vedere altre zone, altri deserti, altre storie. E' bello chiacchierare insieme e scoprire che anche se noi non parliamo francese e lui non sa l'italiano, poco importa, tanto ci capiamo e ci raccontiamo tutto lo stesso.

6 gennaio 2010
Marocco è partire la mattina per l'aeroporto con un taxista amico del ragazzo del Riad, che è arrivato ieri dal deserto, per la prima volta a Marrakech. E' capire che in mezzo a quel traffico a lui fin ora sconosciuto, si sente come in un arena con i leoni. E' capire che non sa la stada per l'aeroporto e si ferma a chidere indicazioni. Niente di grave, solo mi fa sorridere un pò con tenerezza. Mi affascina anche un pò quest'arte di improvvisarsi.
È già ora di tornare e prendere il volo. Dieci giorni passano in un baleno, ma la vacanza è stata straordinaria.
Non immaginavo che questo paese mi avrebbe così stupito ed affascinato. Non scorderò le mura di Tarroudannt che viste sotto la luce calda del tramonto assumono i toni cangianti del rosso e ti senti dentro una fiaba delle mille e una notte. Le ombre delle palme si riflettono sulle mura rosse e le loro chiome fanno capolino dai merletti delle mura. I calessi con sopra il baldacchino in stoffa colorata, trainati dai cavalli che passano per la città, che portano quasi solo le persone del posto. Entrare nella Medina e trovare il caos più totale di persone, bici, carretti e motorini. E accorgersi che, nonostante tutto, è completamente tranquillo e sereno, qui, in questo incessante andirivieni.
Il cielo che si tinge di rosa per il tramonto e le luci dorate delle bottegucce che si accendono in questo crepuscolo di gennaio, in un clima che non riusciamo ad identificare come inverno. Curiose sono le macellerie marocchine, buchi di due metri per due, senza finestre, che come tutti i negozi, quasi sembrano piccoli garage. Gli animali che vengono appesi fuori in bella vista e fa un po' impressione, ma sembra un'invito all'acquisto visivo. Polli interi appesi per i piedi, sotto la luce delle lampadine che li mette in risalto.
È affascinante riprendere la strada la mattina e vedere la città avvolta da altri colori. Dal cielo azzurro intenso e le mura di quel color fango così schiette sotto la luce ora violenta del sole.
Il bel colore della terra scura e rossastra in netto contrasto con i germogli verdi intensi delle piantagioni. I taxi per la strada che qui son tutti mercedes azzurre puffo o beige. I camion carichi fino a sopra il limite, con la parte superiore più carica di quella inferiore. E' bello perdersi tra le bancarelle e le minuscole botteghe dalle porte e finestre azzurre. Vedere la strada invasa da persone a piedi e in bici con andatura flemmatica, completamente non curanti del fatto che stia per sopraggiungere un veicolo. Gustarsi l'ennesimo tè alla menta. Pensando al marocco che ho visto rivedo la polvere delle strade della casbah di Tamegroute. La sua ceramica, terra rossa cotta al sole, lo stesso colore del suolo, del fango della casbah e delle terre che lo circondano. La scritta di vernice bianca “Maison sahara” sulla porta di legno vecchia e bruciata dal sole di una delle case della kasbah. La scritta Dio, Patria, Re, che si trova in ogni angolo. Porte in ferro battuto azzurre o marroni con decorazioni bianche verniciate, incastrate in cubi di fango.
Poi le soffici dune mobili del deserto scosse e rigate dal vento in piccole ondine che le fanno sembrare un mare sconfinato. Le orme dei nostri piedi nudi che salgono affannosi sui pendii sabbiosi. Arrivederci Marocco, di sicuro torneremo.

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