Il Marocco più autentico: in viaggio tra la gente!

in viaggio con Rataplam in Marocco

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Il Marocco più autentico: in viaggio tra la gente!

Quanto segue è indirizzato ad una utenza budget, che sta a dire a chi viaggia con zaino, vuole conoscere annusare curiosare senza essere IMPICCIONE, con un occhio attento, molto attento alle spese senza per questo privarsi qualche volta del superfluo…
Questa politica di viaggio che fa di necessità virtù mi ha spesso riservato delle gradite sorprese, dovendo per forza penetrare nel tessuto socioeconomico dei paesi in cui sono stato ed il Marocco non ha fatto eccezione.
E' gradito un cenno di riscontro (leggasi critica costruttiva) da parte di chi legge e soprattutto da parte di chi condivide la mia stessa politica per rimpolpare di altre nozioni quanto segue. Grazie.Un quadro di grande umanità di un popolo a noi sempre più vicinoMoroccos on tour
Il tour è ovviamente Torino-Casablanca o Casà come la chiamano in patria.
Il tutto è nato da una idea suggeritami o meglio suscitatami dalla constatazione assai triste che nei rapporti tra Italiani ed immigrati si tende a generalizzare scaricando su questi ultimi tanti o tutti i problemi di sicurezza.
Avendo visitato più volte il Marocco ed ivi constatato il clima sostanzialmente pacifico che regola le relazioni, ho creduto che fare un viaggio andata e ritorno nel periodo del Ramadam e conversare delle loro condizioni in Italia e di tutto quanto potesse servire a capirsi, potesse essere “cosa buona”, stuzzicando la curiosità che genera conoscenza ed a sua volta produce la tolleranza.
Ho incontrato la sensibilità di varie agenzie (Eurolines nella persona del direttore comm.le Bertini, di Stefania Rossi e del Sig. Botto di Italatlas di Torino) che mi hanno agevolato il compito e quanto segue è la copertura redazionale…

Sabato 16 ottobre - Torino ore 15
La stazione bus è già affollata di viaggiatori e soprattutto di bagagli. Quando arrivo proveniente dalla mia città recupero il biglietto: check in molto professionale e presentazione al capoautisti (in numero di 3), cui viene spiegata la mia funzione a bordo…
Partenza in leggero ritardo. Siamo una ventina circa ma i bagagli sono di un esercito: i Moroccos che ritornano in patria recano con sè di tutto e di più. C’è un’arietta frizzante e non solo fuori. Faccio un primo giretto nel corridoio per osservare gli occhi e in essi leggo tanto languore… finalmente siamo partiti e l’orologio del count-down si è messo in moto. La fauna è equamente distribuita in quanto a sesso ed età. Noto che a bordo non sono l’unico straniero (cioè non moroccos), c’è una coppia molto giovane che parla inglese,. cerco di capire da dove vengono, credo Australia o Nuova Zelanda.
Alle ore 18 inizia l’ascolto delle preghiere su audiocassetta, che durano una bella mezz’ora e ricreano sul pullman la magico atmosfera del Magreb;.questo canto monotonale, simile al nostro gregoriano, penetra come l’aria nell’anima. Chiudo gli occhi e grazie alla nenia religiosa ripercorro con l’immaginazione gli itinerari percorsi nei viaggi precedenti... rivedo Fes Rabat Essaouira Ouarzazate. Nel frattempo costeggiamo il mar Ligure immerso in un bel tramonto che incendia le acque.
Alle 20 circa ci fermiamo perché il Ramadam per oggi è terminato e quindi i mussulmani osservanti possono mangiare bere e fumare. Un autogrill viene preso d’assalto: chi ha “le palanche abbondanti” mangia al self-service, chi invece è tradizionalista o “arma peggio” consuma nel parcheggio le cibarie tipiche e cioè Harira, sbekkia, uova sode datteri e tantissimo pane. Ovviamente io bighellono e mi caracollo tra questi ultimi annusando i profumi e cibandomi con i soli occhi mentre addento una maximela. Il ghiaccio non si è ancora rotto!
Alla ripartenza, il boss mi presenta ufficialmente ai passeggeri e qui inizia il mio lavoro di intervistatore…
(nota 1 chiamerò tutti con nomi inventati)
Aisha è una giovane di 24 anni: ha conosciuto dei turisti italiani a Moullah Idriss (città santa vicino a Meknes) che, visto il suo livello culturale e la sua gentilezza ed intelligenza, l’hanno invitata in Italia come turista dapprima quindi come lavoratrice per circa un anno, in cui ha imparato perfettamente la nostra lingua (cosa facile per lei vista la difficoltà della sua) e conosciuto il nostro sistema paese. ne è rimasta entusiasta e spera, ottenuta la laurea, di poterci ritornare. Questo è un caso al limite, molto molto fortunato, comunque è maturato grazie alla buona volontà di una coppia di Torino (cui va la mia riconoscenza) che hanno voluto inserire un immigrata.
Mi parla del suo arrivo, dei primi momenti difficili o meglio di spaesamento in una realtà con cui ebbe a misurarsi e convivere…. ha tanto apprezzato l’allegria ed una certa gioviale spensieratezza di Torino, ma ha anche constatato quanto duramente bisogna lavorare per potersi permettere tutto quanto il consumismo offre allettando.
Alla mia domanda su eventuali critiche al nostro paese, molto velatamente e diplomaticamente ci fa carico di una certa impulsività, che a volte trova eccessiva.
Le parole di Aisha producono reazioni (era quello che volevo) vicino a lei: a parlare ora è un giovanotto sui 30, Mohammed, tecnico elettricista che lavora immaginate Voi dove a Torino? mi dice che è riuscito ad entrare grazie al classico colpo di fortuna, è in Italia da 8 anni, ha incontrato le canoniche difficoltà di ambientamento, di alimentazione ed altro all’inizio ma poi pian piano si è integrato, ora scende a Khourigba, per sposarsi e portare in italia la giovane moglie; di una cosa si lagna, vista la sua professionalità è diventato caposquadra di una decina di operai di diverse nazionalità: ebbene gli italiani, a vedersi coordinare da un moroccos, storcono un po’ il naso. Cerco di confortarlo e lo sprono a non demordere ed ad imporsi con la sua professionalità e non con l’autorità…
Siede vicino a lui Rashid, un omone grande e grosso e dal volto segnato da una vita trascorsa al lavoro manuale (quando alla fine mi stringerà la mano per salutarmi praticamente me la stritolerà ma io avvertirò in quella morsa solo una veicolazione di grande calore e piacere di aver fatto una conoscenza). Anche lui viene dalla provincia di Khourigba, località non lontana d Casablanca situata nella piana e famosa fino a poco tempo fa per le sue miniere di fosfati, che in tempi passati hanno offerto lavoro a molti ma che ora sono esaurite: a Torino c’è una folta comunità proveniente da questa cittadina.
Rashid proveniente dall’entroterra agricolo lavora in campagna dalle parti di Aosta, quindi per lui il passaggio è stato meno duro: dalla campagna Maroccos a quella Italiana; grande è stata la sua sofferenza nei primi anni per adattarsi al clima rigido. Mi confessa che il primo anno credeva che il cervello stesse congelandosi ed impazzendo; io lo capisco perché in tempi passati ho provato la stessa identica sensazione a Mosca, ma anche una nota poetica e leggiadra; mi elenca tutta una serie di cose che gli frullarono nella testa quando vide per la prima volta la neve; anche li sembrava diventare pazzo, ma di sorpresa…
In Italia da 12 anni non ha mai voluto portare la famiglia in quanto troppo numerosa; attualmente ricopre la funzione di casaro e quindi può permettersi di ritornare in patria una o due volte l’anno. Gli chiedo come mai non investe la sua professionalità in Marocco e mi risponde che la cultura del formaggio e latticini sono al di là da venire… Richiesto di fare un bilancio della sua esperienza in Italia conferma che “abbiamo il cuore in mano”, almeno per quanto gli riguarda; c’è ancora un po’ di diffidenza verso persone di religione diversa e soprattutto critica l’immaginario collettivo che abbina arbitrariamente il mondo arabo in toto al terrorismo. Concordo pienamente e consolido le sue affermazioni riportando alla mente gli anni di piombo laddove le brigate rosse o il fronte della gioventù imperversavano nel nostro paese: non provenivano da Rabat o Khourigba.
Ora tocca a Fatima, una bellissima donna, in tutto vestita all’araba, che fa ritorno per la prima volta in patria dopo essersi congiunta al marito due anni fa. È un tipo abbastanza espansivo e non malcela i suoi pensieri; ha due occhi neri nerissimi con cui incenerisce tutto quanto la circonda, è emozionantissima e molto vogliosa di rivedere la mamma e famiglia per raccontarle della vita in Italia, ma anche è “appiccicata” al marito. Nel corso del viaggio ad ogni fermata credo che abbia consumato una intera scheda per chiamare Torino e Casà… Ha trovato lavoro come cameriera, dopo un corso accellerato di italiano; è soddisfatta del lavoro però, essendo un po’ orgogliosetta, non manda giù l’intolleranza ed il razzismo, pur ammettendo che molti suoi connazionali, contravvenendo al precetto del Corano, il venerdì e sabato sera si ubriacano combinando poi “monellerie” per usare un eufemismo e con questo avvelenano un po’ i rapporti con gli italiani. Altra critica, una costante in quasi tutti, l’atteggiamento di rifiuto spocchioso della loro religione: accenna alla legge in Francia contro il velo e “si accende”. Fortuna che Raffarein non la fronteggia altrimenti lo brucerebbe con lo sguardo…
Intanto la sera è calata ed il mostro d’acciaio ha arrancato sulle montagne francesi per scendere nella pianura di Marsiglia. Tra un po’ tutti cercheranno di dormire o quantomeno riposarsi; vorrei farlo anche io ma nella zucca frullano miliardi di cose, di emozioni, di dati e di sensazioni… ci scappano anche due chiacchiere con gli stranieri: sono Neozelandesi, insegnanti di inglese che hanno lasciato la patria per fare il giro del mondo sostenendosi finanziariamente insegnando inglese: dopo il Marocco, Nuova Zelanda via Londra. Beati loro che non hanno problemi nel trovare un posto di lavoro facilmente al ritorno in patria… occhi pesanti, piombigni, magari schiaccio un pisolino anche io…

Domenica 17 ottobre
il bus va e divora la strada la costa spagnola. Barcellona. In mattinata ci fermiamo (il bus sosta regolarmente ogni 4 ore circa) in area vicino a Valencia e qui constato che il ghiaccio dei rapporti interpersonali con i Moroccos è felicemente rotto, vengo avvicinato da tutti, chi mi chiede le solite cose: ma per quale giornale scrivi etc etc., chi invece più confidenzialmente vuole sapere se conosco la sua città di origine e lo dice con un guizzo di orgoglio negli , occhi (ammetto di avere abbozzato per stuzzicare una descrizione particolareggiata che regolarmente finiva in un invito formale; li avessi dovuti onorare tutti sarei stato ospite per un mese in casa dell’uno o dell’altro... mi viene voglia di pizzicarmi energicamente per realizzare di non vivere un sogno ma una meravigliosa realtà!)
Ricordo improvvisamente che è iniziato da mo’ il Ramadan e quindi le mie necessità di caffè e mangiolica varia vanno controllate. Lo faccio con grande scorno del pancino.
È ora di risalire sul bisonte e riprendere il cammino, strada ce n’è tanta ma il count down per il traghetto viaggia con noi scandendo un tempo che cerco di immaginare come fluttui nelle loro teste, come il fulmine, vedo che hanno fatto amicizia per età e nella loro incomprensibile lingua divino quali siamo i topici: il lavoro, la mancanza della patria, i rapporti con i datori con gli indigeni italiani, 'sto rompiscatole di impiccione etc.
Nei primi posti siedono due anziani, una signora corpulenta sui 60 ed un tipo alto e secco della stessa età. Mi avvicino e riesco a strappar qualche parola alla signora grazie all’interprete, perché parla solo arabo: è una vedova, venuta dal lontano sud per ricongiungersi con la famiglia del figlio che tanto ha insistito perché i figli potessero avere una educazione tradizionale mussulmana. Il suo contatto con l’italia è minimo ma non negativo, ci considera buona gente...
Mohammed2, il tipo secco secco, è in Italia da 7 anni (arrivato clandestino ora ha regolarizzato la sua posizione) e fa l’ambulante di vestiario nella cintura torinese, proviene da Khourigba, si dichiara soddisfatto specialmente ora che può permettersi due viaggi all’anno in patria; fa qualche riferimento alla legge Bossi-Fini esternando alcune critiche ma con molto garbo.
Chi invece garbo ne ha poco è un giovanotto dell’apparente età di 30 anni che chiameremo Moustapha, per convenzione: si scaglia verbalmente contro il duo di politici italiani accusandoli di razzismo ed altro; chiedo delucidazioni: tra le varie cose mi dice che un immigrato non ha diritto alla maturazione di alcuni diritto pensionistico e per cui, anche dopo 15 anni di lavoro non gli spetta nulla. Io riporto paro paro quello che afferma riservandomi di controllare quando al ritorno… di professione cameriere, rappresenta la linfa fresca, le nuove generazioni di immigrati; in Italia da tre anni, ha appreso velocemente la lingua, aveva un esercizio pubblico vicino a Marrakech e grazie a questi suoi trascorsi ora lavora in un bel ristorante, dopo avere fatto la gavetta in pizzerie varie… A parte il discorso Bossi-Fini, si dichiara sostanzialmente soddisfatto del nostro paese; ha creato una specie di club ove si ritrovano gli young Moroccos e funge da fulcro logistico.
Il piccolo microcosmo (bus) è arrivato in fondo alla Spagna e l’eccitazione non si tiene più a freno, lo si vede dalla frequenza con cui ridono, scherzano e si lasciano andare; nel corso di una sosta c’è chi comincia a telefonare in patria, chi acquista dalle bancarelle, disposte tatticamente, quanto dimenticato di fare in Italia ed in particolare delle coperte multicolori che sono presenti in tutte le case maroccos;gli autisti del bus fanno incetta di latte a lunga conservazione, chiedo il perché e loro mi spiegano che durante il Ramadan c’è un grande consumo di latte che quindi risulta di difficile reperimento con conseguente aumento dei prezzi.
Ore 19: arriviamo ad Algeciras, punto d’imbarco ed anche ora di pappatory… Amorevolmente assistiti dagli autisti, saliamo sul traghetto che ci inghiotte assieme ad altre centinaia di persone per poi ritrovarci nella grande sala comune, ove si consuma la cena (la prima cena) ed a questo punto vengo invitato, meglio vengo forzato a sedermi con loro (buon segno, proprio così antipatico non devo essere) ed a consumare il cibo in linea con la tradizione araba del Ramadan.
L’euforia è indescrivibile ed anche i più timidi cominciano a parlare mentre musica e canti etnici rallegrano l’atmosfera. Mi scuso con i neozelandesi con cui avevo programmato di consumare la cena, mi capiscono ed assentono… poi ho la bella pensata di andare sul ponte più altro per vedere avvicinarsi la costa di Tangeri: è una serata magnifica illuminata da una stella luminosa e scorgo un paio di passeggeri che piangono silenziosamente e credo anche involontariamente. Quatto quatto lascio la zona per rispetto e torno nella pancia della nave perchè tra un po’ si attracca.
Dopo un bel po’ trascorso in dogana guadagniamo la strada che ci porterà a Casablanca e dopo un’oretta sosta per la cena in patria. Io non ho fame (con tutto quello che ho ingurgitato prima), ma gli autisti vogliono assolutamente che faccia loro compagnia ed io non posso sottrarmi pensando ai rotoletti di ciccia che si creeranno, ahimè ma è gioco forza devo e faccio onore alla tavola…
Verso le 24 siamo a Casablanca.
Qualche rilievo? SPASSO (non è un invito ad andare a...)Bene, ammettiamo che siate arrivati in Marocco. Nel Paese ci sono 12 ostelli conosciuti da tutti come “l’auberge” aperti tutto l’anno e con costi che variano dai 30 ai 45 dhiram (2,5 3,8 euri): sono discreti, vedi elenco su Lonely Planet.
Poi troverete alberghi di varia taglia e costi dai 3 euri a notte in su; quelli più economici sono sempre localizzati nella Medina, a volte in fabbricati splendidi (a Tangeri ho dormito in un vecchio founduc per 2,5 euri).E' un dato di fatto assodato che stupire un italiano all’estero sotto il punto di vista artistico e soprattutto dal punto di vista culinario è impresa ardua assai, tanto offre la nostra nazione; ma per non cadere nell’eccessivo patriottismo, voglio sottolineare che la curiosità stimola la voglia di assaggiare quanto un Paese straniero offre e trarne le debite conclusioni.
In Marocco la materia prima è eccellente: sardine enormi e molto gustose, carne di capra e bovina, frutta e verdura in abbondanza ed alle volte mai vista, e sovrano il pane presentato in svariati formati e gusti.
Un appunto mi preme farlo: los Moroccos mangiano tantissimo e soprattutto mangiano tantissimi dolci, il che giustifica dentature traballanti e multicolori… La tradizione, il così chiamato boccato è duro ad essere modificato, per cui dentature a parte, il diabete incombe malevolo e tignoso. Durante il Ramadam si può assistere, passeggiando in una delle tante Medine, al festival dei glucidi con enormi montagne di dolcetti fatti di pasta fritta inzuppata nel miele che si chiama sbekkia; altrettanto gustoso è lo svuff, una polvere color cioccolato di cui non sono mai riuscito a capire gli ingredienti.
Veniamo alle specialità, invero assai poche, per quanto mi riguarda: cous cous, che tutti conoscono, e Tajin, uno stufato di carne o pesce cotto in recipiente conico (appunto il tajin) a fuoco molto lento, ove viene adagiata sul fondo la carne/pesce poi ricoperta di verdure a strati a seconda del tempo di cottura: più dura è più all’interno va.
I costi della verdura e frutta sono abbastanza proibitivi per los Moroccos: esempio banane a 1,2 euro al kilogrammo, non lontano dai nostri prezzi, come pure proibitivi sono i latticini: cari intendo per uno stipendio medio di 3.500 dirham/mese, circa 320 euro; ½ litro di latte 3,5 dirham, per non parlare dei formaggi di cui ho assaggiato una sola varietà, una specie di ricotta un po’ acida. Una specialità servita durante il Ramadam è l’Harira, zuppa di legumi, pomodoro e vermicelli stracotti; altra specialità è la pastilla, strati di pasta sottilissima che avvolgono carne di piccione con uva sultanina.
Per il bere famoso e superconsumato è il the alla menta servito dolcissimo.
Se devo tirare le somme, l’aspetto culinario è quello che meno mi manca del Marocco, tolto il sapore del pane... A proposito di pane, molte famiglie se lo fanno in casa poi lo portano al forno di quartiere a cuocerlo:. se siete curiosi come me, e vi siete intrufolati in qualche forno (non nel senso letterale) può capitarvi di vedervi rifiutata la vendita del pane. Per forza, è il pane di altri…
Per un curioso come me (curiosità presto appagata in quanto la cucina maroccos offre una varietà abbastanza modesta di cibaria, io mi sono scatenato con la frutta e verdura) sono sempre stati sufficienti 5 o 8 euri per pranzare con il culetto su sedia (ristorante o bettola intendo) una volta al dì ed il resto arrangiandomi in ostello o per strada.
Per i golosi: maroccos sono golosissimi e potrete trovare in questa nazione pane anzi dolci per il vostro pancino poi non lamentatevi maledicendomi ed inviandomi i livelli stellari dei tricicli e polistirolo… La frutta e verdura, specialmente se di stagione, è deliziosa: pappatevi quella, ha gusti che in italia non troverete più. Buon tutto!Ho raggiunto il Marocco in molti modi:
1. via aereo, quando la agenzia Wellcome offriva i biglietti invenduti dei vacanzieri VIP ad Agadir a cifre decenti (130 euro a/r da Milano Malpensa) con Royal Air Marocco;
2. in sistema combinato con aereo Volareweb fino a Madrid da Venezia (50 euro a/r), quindi in bus dalla capitale iberica fino ad Algeciras (44 euro a/r, 18 ore complessive), quindi traghetto veloce fino a Tangeri (50 euro circa a/r, 3 ore complessive);
3. solo via bus con Eurolines da Torino (250 euro a/r, 27 ore a tratta), che mi ha permesso di essere già in Marocco a Torino, ove sono salito, essendo il pullman carico di soli indigeni, quindi poter dialogare e conoscere quel paese nel corso del tragitto potendo interiorizzare molti aspetti etnici ed altro.
La iniziale timidezza ha poi lasciato il posto ad una generosa ospitalità, per cui avrei avuto il soggiorno garantito per un mese nel caso avessi rispettato gli inviti…
Dal punto di vista umano senz’altro quest’ultima esperienza è stata la più gratificante e le numerose ore di viaggio sono scorse lisce lisce grazie anche al confort del mezzo meccanico e ad una calibrata politica di soste che in men che non si dica mi hanno trasferito “gently” dall’Appennino Ligure all’assolata Andalusia; ogni sosta equivaleva ad uno svestimento di abbigliamento (viaggio effettuato a fine ottobre). Se userete il bus, ricordo che al momento del ritorno vi viene richiesta la somma di dirham 60 come tassa d’imbarco.

TRASPORTI NAZIONALI: a parte il treno che non ho mai preso e che ahimè sembra essere snobbato da molti visto i costi sensibilmente superiori, il mezzo di trasporto per eccellenza è l’autobus ed in merito esistono compagnie di serie A (CTM-SUPRATOUR), con materiale (autobus) di gran classe e costi un po’ più alti, ed una miriade di altre compagnie di classe popolare con costi leggermente inferiori e servizio un po’ discutibile in termini di pulizia e soprattutto di sicurezza (un solo autista per tratte lunghissime ed osservanza elastica dei limiti di velocità).
Una cosa tengo a precisare. A differenza del nostro Paese, in Marocco si paga anche il trasporto del bagaglio, malgrado non compaia scritto su nessuna guida; questo può ingenerare una serie interminabile di equivoci anche perché, per essere sinceri fino alla brutalità, partiamo un poco prevenuti verso il mondo arabo (ed è sbagliato): per cui, al sentirci chiedere un tot per il trasporto bagaglio si pensa alla classica fregatura. mentre invece è una regola, discutibile finché si vuole ma sempre regola è; se si vuole apprezzare ed andare d’accordo con il Paese che si visita, le regole bisogna rispettarle, altrimenti… l’Italia è così grande e bella!
Torniamo a fagiolo: dicevo, il costo del bagaglio per le compagnie di serie A è proporzionale al peso e alla lunghezza, esempio una valigia di 20 kili circa per il tratto Casablanca-Laayounne costa 17 dirham, mentre per le compagnie B è rituale pagare un prezzo omnicomprensivo di 5 dirham. In caso di discussioni osservate quanto pagano i locals e quindi fate altrettanto: non incavolatevi, serve solo ad inacidire l’animo ed a dipingervi come il turista arrogante, bensì discutete con calma e fermezza, in fondo poi il viaggio dovete farlo e meglio farlo in atmosfera cordiale e con la valigia nel bagagliaio possibilmente.
A differenza del bus, sul treno non si paga nulla per il trasporto bagaglio fino a 30 kilogrammi.

GRAND TAXI: complementare ai bus, ma non totalmente sostitutivo, esiste il sistema dei grand taxi, cioè delle Mercedes 240d che trasportano sei persone oltre all’autista (tre davanti e quattro dietro) per tratte di circa 100-150 kilometri intorno ai grandi centri per cifre più o meno paragonabili a quelle dei bus economici; partono con maggiore frequenza ma solo quando sono al completo. Non temete, sono molto popolari quindi la copertura, in termini di tempi, di un certo tragitto corrisponde più o meno a quello del bus:. si viaggia in posizione sardina…
La concezione di tempo in Marocco non corrisponde alla nostra in cui si contano i nanosecondi; la parola stress (tranne che a Casablanca) non esiste, quindi il trasferimento da una città all’altra viene computato nell’ordine di una giornata o giù di lì. Altro che alta velocità…

PETIT TAXI: sistema di integrazione del trasporto urbano fornito in gran parte da Fiat uno diesel di colore uniforme a seconda della città con tassametro ed alle volte con contrattazione; economici ma attenzione, la sera la tariffa raddoppia (almeno a Fes è così) e non tutte le vetture hanno il tassametro parametrato, per cui chiedere sempre prima di salire il prezzo che troverete sensibilmente aumentato o di sera… Questo significa che non vi stanno fottendo soldi…

BUS URBANI: sono presenti solo nella grandi città ed il costo si aggira sui 3 - 3,5 dirham a corsa, per cui due persone di giorno risparmiano prendendo un petit taxi- Ogni mia rimostranza ecologica in merito è superflua, ma tant’è…

COSTI
Questa è la parte più discrezionale, in quanto ognuno si parametra con i suoi livelli di spesa, quindi il mio è solo un contributo indicativo e nulla più.
Per il popolo dei back-packers o viaggiatori on a budget raggiungere il Marocco non è molto economico, ora poi che Volareweb è andata a gambe all’aria… forniva voli no frills a pochi skei fino a Madrid da cui con bus fino ad Algeciras e quindi traghetto.
Rimane il bus (treno = costi proibitivi come pure l’aereo di linea) A/R circa 250 euri, consultare sito di Eurolines.
Altra possibilità è raggiungere Jerez de la Frontera via Londra con Ryanair e quindi Tarifa poi Tangeri o Ceuta (consigliabile perché porto franco), ma è un po’ brigoso e conveniente solo quando la compagnia aerea fa le offerte della serie Orio al Serio - Londra Stansted per 40 euri a/r. Controllare inoltre le varie coincidenze.

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