Il Marocco: deserto, ma non solo

in viaggio con Massimo Cavallo in Marocco

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Il Marocco: deserto, ma non solo

Ognuno di noi almeno una volta dovrebbe vedere un deserto, non è necessario compiere grandi imprese, traversate, è sufficiente entrare a piedi per un giorno, due, trascorrervi la notte e respirare.
Il Marocco è stato la casa dei popoli più illustri della storia: Fenici, Cartaginesi, Berberi, Bizantini, Romani e, dopo la metà dell’VIII secolo, anche degli Arabi. Questo stato Nordafricano è un costante spaccato di oasi, deserto, mare, oceano, montagne e storia ed è a causa di questi differenti modi di essere che il Marocco bisogna visitarlo per intero: solamente così lo si può capire in modo totale.Un nuovo viaggio in Marocco per coglierne gli aspetti più autenticiSbarcati a Tangeri, puntiamo subito in direzione di Volubilis, il più importante sito romano del Marocco, dove si possono ancora vedere splendidi mosaici, il più importante dei quali vede raffigurato Nettuno, il re dei mari. Rivolgiamo subito il pensiero alle prime due Città Imperiali: Meknes e Fes.
Arriviamo a Meknes nel tardo pomeriggio, così troviamo subito posto in hotel, e dopo la prima delle innumerevoli docce a causa del caldo, approfittiamo della sera per una bella escursione notturna in cerca di un ristorante caratteristico. Il mattino dopo iniziamo a visitare Meknes, detta la Verde, cominciando a percorrere parallelamente le mura della città vecchia e visitando due delle più importanti porte (Bab) di accesso alla città: Bab Mansour e Bab El Jadid. Trovata una guida ci avventuriamo nei Souk della Medina, dove solo all’interno si può capire quella che è la vita marocchina di tutti i giorni. Molto interessante è la visita della Medersa (scuola di Corano) di Bou Inania, ma è comunque affascinante vedere scene di normalissima vita quotidiana come i vari quartieri dei fabbri o dei falegnami. L’aria che si respira a Meknes non è quella delle altre città imperiali: questa infatti sembra semiaddormentata e immalinconita dal ricordo di uno splendore che non esiste più. Torniamo in albergo verso sera ormai immersi nell’atmosfera "africana".
Il giorno successivo visiteremo Fes: la più antica tra le città imperiali concentra i più importanti monumenti in stile moresco, che coprono lo spazio di un millennio e che meritano senz’altro di essere visitati. Si trova a 400 mt circa sull’altopiano del Sais, ed è la terza città del Marocco in ordine di grandezza. E’ una città che evidenzia tutto il suo conservatorismo, segnando i nomi delle vie esclusivamente in arabo.
Fes è sicuramente la città islamica del Maghreb che ha mantenuto più di tutti il suo aspetto originario,è infatti caratterizzata da un labirinto di viuzze intricate brulicanti di gente. Reduci da Meknes da troppo poco tempo, troviamo però Fes abbastanza simile, anche se visitiamo il quartiere dei conciatori non considerato a Meknes, che nonostante la puzza irresistibile rimane una delle cose più suggestive del viaggio; infatti dopo aver visto molte foto di queste caratteristiche pozze dove le persone locali si immergono per tutto il giorno, conciando pelli di montone e altri animali, la sensazione è dal vivo totalmente diversa, e chissà che non sia proprio la puzza a renderle così avvincenti.
Dopo aver visitato questa prima parte del medio Atlante, puntiamo verso Errachidia percorrendo la P21, facendo tappa ad Azrou dove esiste una bellissima foresta di cedri secolari e dove in vista del deserto si può far provvista di "aria fresca"; percorrendo una pista di 10 km si può arrivare al cedro Garaou, quello con il diametro maggiore.
La meta è ora Midelt dove si può sostare in un bellissimo hotel, il Kasba Asma, per poi arrivare ad Errachidia attraversando la valle du Ziz. In questa valle possiamo vedere le prime oasi pre-sahariane, il paesaggio è senza dubbio affascinante, il caldo si fa intenso, i distributori di benzina si rarefanno e tutto questo lascia intendere che il deserto non è più molto lontano.
Arrivati ad Erfoud abbiamo un’anticipazione di quello che ci aspetterà nei successivi due giorni, infatti la temperatura si fa quasi insopportabile (circa 50 gradi) e l’unico bar all’interno del quale si trova la sempre presente Coca-Cola se ne accorge. Trovata la guida che ci porterà ai piedi delle dune partiamo in direzione Merzouga, percorrendo 90 km di pista sull’amada sahariana, dove tutto intorno oltre alla sabbia e alle dune non c’è niente. Ci fermiamo a prendere un tè alla menta all’interno di una tenda berbera, per poi arrivare all’imbrunire a Merzouga che non è nient’altro che una kasba che ha per sfondo il Grand Erg Orientale.
La sveglia il mattino seguente è molto presto: le 03.30. Il caldo è importante, tanto che il motore della moto è ancora tiepido dalla sera prima, così con 45 minuti di cammello siamo sulle dune per ammirare l’alba ed è inutile provare a descriverla perché sarebbe impossibile. Dopo due giorni indimenticabili nel deserto risaliamo in direzione Rissani per arrivare a Todra. Il paesaggio è totalmente diverso: la valle di Todra con le sue gole offre uno scenario fresco a tratti simile alle nostre montagne, tant’è vero che le vicine gole di Dades dall’alto sembrano quelle del Verdon.
Partendo da Errachidia in direzione Ouarzazate, si va alla scoperta del Grande Sud del Marocco; sabbie infuocate, vette innevate, canyon vertiginosi e fresche oasi fanno da cornice alla "Via delle Kasbah", antiche e sontuose fortificazioni. Visitato questo tipo di scenario e scaricato un po’ di caldo accumulato nel deserto, percorriamo la P32 in direzione Quarzazate dove abbiamo come riferimento la Kasba Taourirt, che troviamo però chiusa perché set di un film in registrazione; recuperiamo così involontariamente del tempo per visitare il villaggio di Ait Benbaddou, magnifico scenario diviso da un fiume, anch’esso set di numerosi film come “Salomone” e “Il mistero della pietra verde” con Michael Douglas.
Ci dirigiamo ora in direzione Taroundannt dove, dopo aver visitato le mura e sostato un giorno, punteremo verso Tiznit per visitare il villaggio di Mirlheft affacciato sull’Oceano Atlantico. E’ qui che iniziano le sublimi spiagge di sabbia finissima, alcune addirittura percorribili con la moto, che ci portano quasi a Guelmin, la città degli "Uomini Blu", chiamati così a causa della polvere color indaco che, per ripararsi dal sole, si spalmano sulle zone del corpo non coperte da indumenti. Qui regna la tipica atmosfera sahariana, non a caso questo paese viene denominato Bab Sahara ovvero porta del deserto; da qui parte la P41, la strada che conduce in Mauritania.
Con un po’ di fortuna riusciamo a farci ospitare in una delle loro tende dove il loro capo Mohammed Ceboù, ci offre il più caratteristico dei tè alla menta; dopo un po’ di conversazione con gesti e un interprete che spiaccicava l’inglese, lasciamo l’accampamento per tornare a Guelmin, da cui, essendoci pochissima ricettività alberghiera, decidiamo di tornare a Tiznit per dormire.
La nostra prossima tappa sarà Essaouira, così transitando sulla P8 costeggiamo l’Oceano Atlantico, superando Agadir e gustandoci spiagge e mare eccezionali, che renderanno il trasferimento più lungo del previsto a causa degli innumerevoli bagni. Ad Essaouira cerchiamo Cap Sim, una spiaggia dove dune alte 10 metri scendono a picco nell’oceano, e visitiamo due fortezze.
Essaouira è una città alquanto turistica, così cerchiamo di fermarci il meno possibile, non sempre però il troppo turismo è nocivo, infatti è proprio qui che abbiamo mangiato i pesci migliori. Dopo due giorni direi di turismo classico, ci dirigiamo quindi verso Marrakech, la città dell’XI secolo costruita dagli Almoravidi, che nasce su di un oasi alle porte del deserto. Questa città del Marocco meridionale è un miscuglio di razze e religioni, con piazze enormi dove venditori, guaritori ed incantatori di serpenti urlano senza sosta. Tutte le strade confluiscono però a Jamaa El Fna, il cuore pulsante della città, la piazza più importante dell’intera Africa. L’interno della medina è caratterizzato dagli odori forti e speziati del couscous. L’emblema di Marrakech rimane comunque il minareto color rosso ocra di Koutoubia che al tramonto assume gradazioni particolari e raccoglie tutti in preghiera, con in sfondo la maestosa catena granitica dello Jabel Toubkal, la cima più alta di tutto il Nord Africa (4167 m.). Nessun’altra città del Marocco esercita lo stesso fascino della "Perla del Sud".
A 170 Km da Marrakech in direzione Azilal, visitiamo le cascate di Ouzoud, il cui salto supera i 100 metri: è un ottima escursione, primo per il paesaggio poi per il fresco che si incontra, e che in Marocco ad agosto non fa mai male. Lasciata Marrakech, convergiamo attraverso la P7 su Casablanca, che non visitiamo, così come Rabat di cui ammiriamo solo le mura degli Almohadi di color rosso forte e la torre di Hassan.
Decidiamo, vista la vicinanza dell’imbarco a Tangeri per il ritorno, di puntare su Larache per goderci ancora due giorni di mare, vediamo le rovine di Lixus e troviamo albergo ad Asillah, un bellissimo paesino con una medina bianchissima, ordinata e pulita, dalle cui mura contempliamo un meraviglioso tramonto sull’oceano. Purtroppo non ci resta che trovare albergo a Tangeri per affrontare il ritorno e la cosa più noiosa di un viaggio in Africa con la moto: la dogana.La soluzione migliore è quella di mettersi in moto sulle strade marocchine ed affrontare il viaggio nel modo più libero ed avventuroso possibile.

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