Il colore del cuore

in viaggio con Giosuè Bolis in Mali

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Il colore del cuore

Una proposta insolita e di grande spessore umano che Ci Sono Stato è orgoglioso di divulgare: un viaggio effettuato da un bambino di sette anni con i genitori a Timbuctu ed Araouane scoprendo i luoghi e le genti con cui i genitori avevano viaggiato al seguito delle Azalai, le carovane del sale, e creato progetti di cooperazione nel villaggio di Araouane.Un viaggio in Mali visto dagli occhi di un bambinoNon vi è mai capitato di trovarvi all’improvviso a vivere un bel sogno? A me sì! Un grande sogno, uno di quelli che si fanno da tanto tanto tempo… da quando…
Ma non vi ho ancora detto che mi chiamo Ruben ed ho sette anni e, fin da quando mi ricordo ch’ero piccolo, beh!, mamma e papà, ogni volta, prima che mi addormentassi la sera o quando mi annoiavo dei soliti giochi mi raccontavano infinite storie meravigliose e fantastiche! Storie che… ma non inventate! Cioè, fino ad un po’ di tempo fa anch’io credevo che fossero come le fiabe lette sui libri, inventate per tener buoni i bambini. Invece ora so che sono storie vere, proprio vere vere, perché loro mi hanno proprio portato “dentro” una loro storia! E così, l’ho vissuta anch’io e in questa storia ho incontrato anche un nuovo amico.

La mia casa io me la ricordo sempre piena di cose e persone strane… cose e persone che non trovavo e non vedevo mai a casa dei miei amici. Ed ogni oggetto strano che c’era, per i miei genitori aveva una sua storia bellissima da raccontare, che mi portava lontano lontano, verso paesi e mondi dove la gente vive in un modo curioso o dove ci sono animali straordinari e dove avvengono fatti straordinari...
Mamma e papà mi raccontavano che quegli oggetti li avevano portati da lunghi viaggi fatti sui cammelli dentro a deserti di sabbia che non finivano mai, sulle piroghe che scendono dei fiumi così larghi che addirittura non si vedono le due sponde fra loro, in mezzo a foreste di alberi altissimi che non lasciano vedere il cielo…e loro li hanno visti tante volte questi posti e mi promettevano che un giorno anch’io, forse…
Ma se fosse stata tutta una bugia?

Però intanto, dentro mi è cresciuto un sogno sempre più grande: quello di partire un bel giorno con loro… Allora chiudevo gli occhi e… E pensate come sono stato felice quando finalmente mi hanno detto che era ormai venuto il momento di partire, di andare veramente con loro…
In un attimo che non finiva mai, ero già sull’aereo e guardavo dall’alto il mondo che si faceva piccolo piccolo, come quando si è su un’alta montagna, ma ancora di più… Incominciavo a capire che forse era vero quello che succedeva, era proprio una grande storia in cui c’ero anch’io, una storia che mi portava là, lontano lontano, dove avevo sempre sognato di arrivare: in Africa!

L’Africa, la prima volta che la vedi, è diversa! Cioè, in Africa ci sono davvero tutte le cose che ti raccontano… gli animali, le case che sono fatte di fango e di paglia, la gente che è quasi tutta nera e si veste in modo strano, colorato… ma ci sono anche tante altre cose che non ti raccontano mai e che bisogna essere proprio lì per scoprirle e vederle… come il caldo che ti fa sudare anche se è inverno; gli odori ed i profumi che arrivano dappertutto, dentro le case e nelle strade; la voce della gente che grida e ride sempre e non si capisce proprio niente di cosa dice…. Ci sono anche grandi montagne con le rocce come da noi, alte, che sembra un po’ di essere a casa sotto la Grigna, ma poi comincia anche il deserto da attraversare ed un grande fiume che si passa su un battello fino a Timbuctu, dove ci sono i tuareg, “gli uomini blu”… i cavalieri del deserto.
Io ascoltavo il papà che mi raccontava e mi spiegava tutto: una volta era difficilissimo arrivare fino a Timbuctu che è una città grande, con moschee e palazzi di argilla ed un tempo arrivavano lì tantissime carovane di cammelli che avevano attraversato tutto il deserto del Sahara! E nelle vecchie storie, Timbuctu era chiamata “la regina delle sabbie”. Ed è vero! Perché la sabbia c’è dappertutto: nelle strade che sono fatte di sabbia, sui pavimenti delle stanze delle case e addirittura un po’ di sabbia c’è anche nel pane che si mangia! E la senti sotto i denti! Addirittura prima solo i mussulmani potevano venire in questa città, perché era una città santa e chi disobbediva poteva anche essere ucciso, come i primi esploratori che sono arrivati qui, che si travestivano per non essere scoperti…
Ma nelle strade, oggi che è diverso e si può girare senza paura, uno può vedere ancora che arrivano delle carovane di cammelli che portano il sale da lontano e poi le botteghe, all’ombra dei vicoli bui e stretti, dove nell’ombra lavorano gli artigiani in mezzo a tante merci colorate e profumate… E la gente ha vestiti lunghi e qualcuno nasconde anche la faccia e si vedono solo gli occhi… Entro anche nella grande Moschea. Che strana, sembra un labirinto. E’ finito il ramadan, che per loro è una tradizione religiosa che celebrano ogni anno come per noi il Natale e tutti pregano nella piazza della grande Moschea che è come la nostra chiesa! E poi c’è festa coi suonatori, che si chiamano griot, a casa di Alphadi, un tuareg che è amico del papà…

Già, Timbuctu, ed il deserto del Sahara, perché non vi ho ancora detto che mamma e papà mi hanno portato in un Paese dell’Africa che si chiama Mali. Un paese così grande che non finisce più, tanto è grande, ma molto ma molto più grande dell’Italia messa tutta insieme!
Intanto, per i miei genitori, gli abitanti di Araouane, un villaggio che è proprio dentro il deserto, hanno inventato una festa, coi tamburi e i canti e le danze attorno al fuoco nella notte… E a me sembrava così strano e diverso…
Lì, loro hanno molti amici che ti salutano e ti portano nelle strane loro case coi tappeti per sedersi per terra e anch’io, mentre ero lì, ho pensato subito di conoscere nuovi amici, così posso tornare in Africa anch’io quando voglio, come fanno loro! Detto fatto…
Come? Mentre con il fuoristrada andavamo per una lunga strada nel deserto del Sahara, ci avevo pensato bene e poi… Mi sono tolto le scarpe e zac… mi sono travestito da bambino africano. Semplice, no? Però mi hanno aiutato delle signore amiche della mamma, altrimenti…!
Mi sentivo un po’ strano all’inizio, vestito così, ma mi hanno detto che somigliavo proprio a un bambino del deserto, un vero berger, che vuol dire pastore! E allora… nessuno se ne sarebbe accorto…

Araouane è un villaggio proprio sperduto nel deserto. Ci vuole un intero giorno di viaggio in fuoristrada per arrivarci e poi ti trovi in un paese quasi coperto dalla sabbia! Altro che Timbuctu: qui non c’è proprio niente. Anche la gente è poca e sta all’ombra nelle case di argilla, piccole piccole. Una volta da qui passavano tante carovane con stoffe, incensi, tabacco, sale, ma adesso… Chi passerà mai in questo deserto? Mio papà mi ha però raccontato che un tempo lontano Araouane era una vera grande città, con ricchi palazzi, strade larghe e con tante scuole religiose ed anche una grande biblioteca! Oggi molte case di argilla sono crollate e la sabbia le ha quasi coperte completamente e da lontano è difficile vederla, perché sparisce nella sabbia.
Però gli amici di Araouane ci hanno subito ospitato in una loro casa e io mi sono guardato un po’ in giro tra le case e le vie strette e sabbiose. Poi ho cercato subito dei bambini come me, e figurati se non li trovi a scuola… una scuola però anche lei in mezzo alla sabbia del villaggio e che mio papà mi ha detto che ha costruito Les Cultures, anche con l’aiuto dei bambini di varie scuole di Lecco, da dove vengo anch’io…
Sono entrato senza dare nell’occhio, ma… parlavano in modo così strano questi bambini ed all’inizio non capivo proprio niente di quello che mi dicevano. Però mi sembrava anche che loro fossero contenti di vedermi e di vedere che ero vestito come loro. Ma come facevo a farli diventare miei amici?
Papà mi ha rivelato allora un piccolo segreto. In Africa, quando un ospite arriva, tutti gli fanno festa, e lui porta sempre un piccolo dono per i suoi nuovi amici. Così, ho pensato alla mia scorta di caramelle… Ne ho data una a ciascun bambino della classe, perché volevo che tutti diventassero miei amici… Ed è vero! Quanti amici mi sono fatto! Non erano pochi come nella mia classe! Nelle classi delle scuole africane i bambini non finiscono più, sono tantissimi… e così la festa l’hanno fatta, sì, a tutte le mie caramelle!
Pazienza! Per fortuna erano proprio tante… e magari mi avrebbero fatto male alla pancia se le avessi mangiate da solo!

Così, mentre ormai disegnavo e succhiavo caramelle con gli altri, sentivo i bambini della classe che facevano gli esercizi in francese ad alta voce con la loro nuova maestra. Ed ho provato anch’io. Ripetevo ad alta voce insieme agli altri le parole che lei diceva e alla fine gridavamo tutti. Ed è finita che mi ha perfino interrogato alla lavagna! E allora ho deciso che le maestre sono proprio uguali in ogni parte del mondo! Quindi fate attenzione se un giorno vi capita di andare in una scuola in Africa!

Però, mentre la maestra mi interrogava, di nascosto mi suggeriva Baba, un bambino che è più grande di me, ha dodici anni, e le parole in francese le sapeva tutte. Voi dite che è troppo grande? Ma in Mali è normale che i bambini vanno a scuola quando possono, anche quando sono più grandi, perché magari prima non hanno potuto e sono stati tanto tempo nel deserto a pascolare le pecore o i cammelli.
Beh! Poco importa. Baba mi ha suggerito e lui ed io siamo diventati subito amici davvero ed allora lui mi ha invitato a casa sua, a trovare suo zio ed i suoi cugini…
Come parlavamo? Beh!, dicevo sempre di sì, e quando non capivo proprio, facevo dei gesti con le mani, adagio adagio, e ci capivamo benissimo… E’ un sistema che funziona!

Poi mi ha raccontato che va a scuola ad Araouane, ma la sua famiglia abita molto lontano nel deserto e immaginatevi quando ho scoperto che la sua casa non è neanche in argilla, ma è una grande tenda, sotto cui ci si ripara dal sole! Quanto alla pioggia non c’è pericolo. Magari ne venisse un po’ ogni tanto! Niente da fare! Splende sempre un sole infuocato!
La tenda veramente è di suo zio, perché suo padre abita ancora molto più lontano nel deserto del Sahara ed è sempre in giro con delle lunghe carovane di cammelli che portano il sale e si chiamano Azalai.
Coi cammelli si attraversa lentamente il deserto, così si portano i datteri in posti molto lontani e lì si prende il sale che serve alla gente che abita ad Araouane, ma anche a Timbuctu ed a Mopti… una città molto più grande e lontana sul fiume Niger…

A dire il vero, sotto una tenda dei tuareg c’è ben poco da vedere, però è bello fresco e Baba è gentile e mi ha presentato prima di tutto i suoi zii, che mi hanno salutato e poi hanno preparato il the! Ero un ospite di riguardo e il the è la prima cosa che ti danno in questo caso. Ma poi ho capito che è anche l’unica cosa che hanno da bere… Intanto ho conosciuto i cugini di Baba. Loro non vanno a scuola, ci va solo Baba. Per questo dicono che lui è davvero fortunato! Perché va a scuola e qui ci vanno ancora solo in pochi! Tutti gli altri allora lo guardano con un po’ di invidia.
Mi mostrano anche gli oggetti che ci sono nella tenda: le stuoie per dormire, pochi vestiti, le bardature per i cammelli, la ghirba, un grande recipiente per prendere l’acqua al pozzo… una volta, mi spiega Baba, era fatta tutta di pelle, ma ora ce ne sono anche di fatte con la camera d’aria delle ruote dei camion… sono più leggere e non lasciano filtrare l’acqua.
L’acqua qui è molto preziosa! Quando Baba parla dell’acqua, quasi gli brillano gli occhi come se dicesse una cosa importante!
Io non è che ci capisco molto. E’ tutto così strano e diverso e, a dire la verità, puzza un po’ tutto di cammello. Forse pensano che sono un po’ tonto se non capisco subito? Ma queste cose io non le ho mai viste prima!

Ecco, siamo rimasti da soli sotto la tenda e Baba pensa che, se devo diventare un bravo bambino del deserto, devo almeno sapere cosa fare durante la giornata!
Mi spiega allora che ci si sveglia presto sotto la tenda, dove dorme tutta la famiglia! Le pecore e le capre a quell’ora sono già lì fuori in attesa, pronte per essere portate al pascolo! Già, perché portare al pascolo le pecore e le capre, oppure badare ai cammelli, è un lavoro importante quando non ci sono le carovane del sale! Sono soprattutto i bambini che lo fanno.
E non è facile! Perché provate voi a trovare nel deserto dei posti con un po’ di erba per le pecore! Bisogna percorrere chilometri e chilometri. I bambini pastori partono allora al mattino e tornano solo verso sera, quando le pecore e le capre devono essere munte. Così si beve un po’ di latte e si prepara la cena che è l’unico vero pasto del giorno.
Anche Baba, quando torna da scuola o c’è vacanza, fa il pastore coi suoi fratelli e cugini… Andare a scuola è importante, e pensate che solo pochi bambini lo possono fare! E se non si va a scuola, Baba dice che si vive come gli animali…

Io allora racconto com’è fatta invece la mia città, con tanti palazzi, le grandi strade asfaltate, le luci i negozi… e le montagne tutt’intorno, alte, ed il lago blu, con tanta acqua, tutta quella che vuoi! E i pesci dentro l’acqua, come nel fiume Niger di Timbuctu. Ci si può fare anche il bagno a volontà!
Loro mi guardano stupiti! Non hanno mai visto tanta acqua tutta insieme, solo l’acqua del pozzo!
E allora dico anche che a scuola ci vado alle otto e mezza del mattino, così non mi sveglio all’alba come loro. Mi piace dormire! Loro ridono… E racconto com’è la mia casa, alta e con tante stanze e una solo per me e a loro piace la mia stanza… Loro ne hanno una per tutta la famiglia!
Poi a scuola ho tanti amici e compagni ed addirittura tre maestre tutte solo per la mia classe! Pensare che loro hanno solo due maestri per tutta la scuola! E la maestra che mi ha interrogato stamattina è arrivata solo oggi da Timbuctu insieme noi! Non sa ancora se resta! E poi racconto che, finita la scuola, io posso giocare tutto il resto del giorno… E loro mi guardano increduli!

Qui invece, altro che gioco! Dalle parole dette sotto la tenda, Baba mi porta direttamente a conoscere il suo gregge. Intanto, per cominciare e non perdere tempo, mi fa vedere come raccogliere con le mani lo sterco secco dei cammelli. E già! Proprio la cacca secca dei cammelli! E’ preziosa qui, perché è con questa che accendono il fuoco gli abitanti del deserto dove non ci sono gli alberi e quindi non c’è la legna! Mi fa poi vedere come fare per radunare le pecore e come condurle al pascolo, come capire se hanno fame o se hanno sete…
Già, la sete! Io qui, col caldo che fa, ho sempre sete, ma non si beve mai! Anzi, già che ci siamo, Baba mi dice che è il momento di condurre al pozzo i cammelli e le capre. E sì, perché l’unica acqua che hanno loro è quella che si prende dal pozzo ed ogni giorno gli abitanti del villaggio e degli accampamenti fanno la fila per pescare l’acqua e abbeverare gli animali. Ma come è lontano il pozzo, non si arriva mai! E che caldo!
Baba mi ha mostrato come si indossa il turbante degli uomini del deserto, che non sono solo i tuareg, ma anche altre tribù che vengono per esempio dalla Mauritania come la sua. Così ci si ripara dal sole intenso del deserto!

Provo anche a salire su un cammello. Come sono in altooo! Spero almeno che il cammello sappia lui cosa deve fare, perché io non lo so proprio! Mamma miaaa! Ma come è lontano il pozzo, non si arriva mai! E che caldo!
Però eccoci ormai nelle vicinanze del pozzo. Sarà meglio che mi sbrighi allora con la mia ghirba sulle spalle, così magari mi fanno bere un po’ e se devo diventare un bravo bambino del deserto, devo fare per bene quello che Baba mi ha insegnato!
Il sole poi mi acceca e devo mettere gli occhiali da sole. E’ vero, un bambino del deserto con gli occhiali fa un po’ ridere, ma meglio così che cieco, no? Poi magari mi abituo come gli altri…

Finalmente eccoci al pozzo! Che faticata! Meno male che ci sono già quelli che tirano su l’acqua e non vorrei essere al posto di quel bambino che fa andare avanti e indietro il cammello! Non so se ce la farei! Guardo le capre che bevono ed il cammello che tira la fune.
Baba mi fa avvicinare al pozzo, ma io ho un po’ paura. E’ così profondo! Non vorrei cascarci dentro e finire subito la mia carriera di bambino del deserto. Però Baba mi spiega tutto quello che dovrei fare, con pazienza, ed io capisco. Del resto, neanche Baba ed i suoi cugini sono ancora capaci di tirar su l’acqua dal pozzo. Anche loro sono troppo piccoli come me… intanto imparano…

E’ tardi ormai e Baba deve tornare a scuola per le lezioni del pomeriggio. La scuola è troppo importante per lui! Non può perdere neanche una lezione! Così parte sul camioncino insieme agli altri. Io invece resto qui, con papà e mamma. Lo saluto con un abbraccio e sono contento.
Gli dico grazie, perché ha voluto farmi sentire per un giorno un bambino del deserto. E’ stato come un gioco per tutti e due, lo so, ma io ho capito com’è la sua vita.
E’ vero, a voi lo posso dire adesso. Essermi vestito come un bambino del deserto non ha imbrogliato nessuno: hanno capito tutti che non sono un nomade. Anche perché mi guardavano la faccia e le mani, e anche i piedi che sono bianchi e puliti, non abituati a lavorare ed a camminare sui sassi e sulla sabbia calda… E poi ho anche i capelli biondi!
E’ vero, il colore della nostra pelle è così diverso!
Però ho capito una cosa e ve la voglio dire. Se è vero che è diverso il colore della nostra pelle, adesso che ho conoscito Baba, sono sicuro che non è diverso il colore del nostro cuore.

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