Sri Lanka e Maldive: cronache prima dello Tsunami - 1

in viaggio con Ivan Sgualdini in Maldive , Sri Lanka

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Sri Lanka e Maldive: cronache prima dello Tsunami - 1

 

 

Sono ormai più di tre mesi che rincorriamo questo viaggio! La nostra meta, a differenza dell’anno scorso dove la Thailandia si è subito affermata come destinazione univoca, non è mai stata per niente chiara, soprattutto in vista del nostro obiettivo principale: un viaggio di almeno due settimane da fare a ottobre che non costasse un patrimonio.
Sono saltati fuori tanti nomi, che sono stati anche doverosamente approfonditi con letture e ricerche: ne è nato un vero e proprio studio di tanti paesi, luoghi e itinerari, ed un contemporaneo acculturamento geografico non da poco. Abbiamo iniziato col Messico e l’itinerario classico da Cancun verso le rovine delle antiche città Maya. Splendido e affascinante, ma troppo caro davvero da qualunque parte lo si guardi! Abbiamo cercato l’Egitto con la crociera e l’estensione sul Mar Rosso, di cui l’offerta migliore è parsa quella del Veraclub. Non certo economica nel complesso, ma davvero interessante per due settimane in questo millenario paese ricco di archeologia, storia e meraviglie naturali. Abbiamo sfogliato decine di cataloghi tra cui quelli interessantissimi del CTS sulle proposte dei tour Contiki per ragazzi entro i 35 anni. Dai parchi dell’Ovest U.S.A. con le grandi metropoli, fino all’Australia dove un nostro amico, appena tornato dopo 3 mesi di soggiorno, ci parla egregiamente sollevando in noi l’invidia più feroce! Si è nominata persino la Florida, approfittando della Lonely Planet regalata a mio fratello per il compleanno, che mi sono letta per intero… un bell’itinerario: da Orlando e i parchi Disney, a Miami, le Florida Keys, la riserva delle Everglades.
Ma ad un certo punto è spuntata prepotente la Malaysia, con un articolo di “Partiamo” sul Sarawak e Sabah (la parte orientale) che traccia un itinerario avventuroso e  fantastico nei parchi nazionali. Sono subito nate una lunga serie di ricerche su Internet, tra siti di turismo e racconti, diari, impressioni di turisti che l’hanno visitata. Pareva finalmente la nostra meta perfetta: un viaggio che poteva coprire una ventina di giorni, con un budget inferiore di quello di due settimane previsto dalle altre parti, e tanti posti meravigliosi da vedere. Abbiamo tracciato persino due possibili itinerari: la parte orientale, partendo da Kuching nel Sarawak per spostarci verso Nord, risalendo il fiume per alloggiare nel Pelagus Resort, disperso in mezzo alla jungla tropicale, e ancora più su tra i diversi favolosi parchi nazionali con flora e fauna da urlo fino a Miri e Mulu; oppure la parte occidentale, partendo da Kuala Lumpur, visitando il Taman Negara National Park con un po’ di trekking nella jungla primordiale che a tutt’oggi risulta la più antica del mondo, spostandoci nella costa orientale della penisola alle isole Perenthian che paiono il paradiso tropicale per eccellenza, per poi finire a Singapore. Ecco, questo è il viaggio perfetto per noi! Città, mare e trekking, di tutto e di più! Unico problema cruciale la SARS, la quale ormai però non si è fatta sentire dall’inizio dell’estate. Ed eccola rispuntare, lo stesso giorno che andiamo a chiedere informazioni per il volo, ormai decisi definitivamente, proprio a Singapore! Pazzesco, abbiamo persino comprato la guida e un libro sui parchi nazionali! A questo punto scoppiano dubbi e incertezze: e se riprende l’epidemia dei mesi scorsi? Forse è un caso singolo e forse no, di sicuro sono un sacco di rogne negli aeroporti e compagnie varie, più ancora del pericolo in sé stesso della malattia. Ed ecco il sogno Malaysia cadere in frantumi nella delusione… che peccato.
La promessa è che sia solo rimandato, e a tal proposito pensiamo pure di fare un viaggio di una settimana più economico, per poi aspettare l’inverno e se tutto fila liscio partire in Malaysia in primavera, dove tra l’altro il tempo alle Perenthian è decisamente più azzeccato. Siamo agli sgoccioli e bisogna decidere. Sorge l’idea di andare in una capitale europea, come Budapest e Parigi. I voli aerei optano decisamente per quest’ultima. Sempre del CTS i prezzi migliori, dove tra un catalogo e l’altro salta fuori un bellissimo tour archeologico di una settimana nello Sri-Lanka a un prezzo interessantissimo. Però per ammortizzare il volo ci vorrebbero almeno due settimane, e quindi si tratterebbe di estendere una settimana al mare che purtroppo, in questo periodo, sembra sia brutto per via dei monsoni. Anche un’offerta alle Canarie, di cui siamo ben documentati, non dispiacerebbe affatto. Insomma siamo veramente indecisi e siamo ai primi di ottobre!
La soluzione finale arriva improvvisa da un’agenzia Blu Vacanze: le offerte sono tante, ma veniamo colpiti da un last minute Sri Lanka + Maldive per 16 giorni e 14 notti, pensione completa più bevande e 2 escursioni incluse ad un prezzo stracciato di 1269 euro. Possibile? Certo, il tempo sarà brutto e magari gli hotel non molto rinomati. Per curiosità mi fermo a chiedere un preventivo e il prezzo già sale subito a 1536 euro, tra tasse, iscrizioni, tessera, e volo Cagliari - Milano Malpensa da aggiungere al pacchetto. Nonostante la continuità territoriale, a noi sardi quei 100 e passa euro in più per tutte le partenze dei viaggi da Roma e Milano non ce li toglie nessuno. In ogni caso il prezzo finale non è mica male; a guardare nel catalogo con questo prezzo non ci esce neanche la settimana alle Maldive nel resort più economico…
Richiedono immediate e urgenti informazioni in merito, da prelevare come sempre nell’immensa ragnatela e banca dati del web. La connessione ADSL in questo caso è una gran cosa: quanto tempo risparmiato nelle connessioni e nello scaricamento di centinaia di pagine! Il primo fattore da appurare sono la qualità e la posizione dei villaggi  che vengono proposti: il Dickwella nello Sri Lanka e il Bandos alle Maldive. Una semplice ricerca trova subito i siti ufficiali di entrambi. Il secondo in particolare è un bel sito completo di tutto, soprattutto del guestbook dove i vari clienti scrivono in continuazione impressioni ed emozioni del loro soggiorno. Praticamente tutte positive, così come pure i commenti di altre persone con siti personali che vi sono stati e hanno inserito foto e racconti: pare davvero il paradiso! Per il Dickwella c’è molto meno materiale, ma un sito in particolare di un fotografo panoramico elimina ogni dubbio in proposito, mostrando straordinarie riprese a 360° (vedi links). Magnifiche! Il catalogo che ci viene dato il giorno dopo in agenzia è altrettanto grandioso. Il tour operator è Azemar, che opera nello Sri Lanka, alle Maldive, alle Mauritius, alle Seychelles e persino in Sardegna. Le foto sono stupende, ma per decidere manca ancora un fondamentale dettaglio: il clima.
Come mai un last-minute tanto vantaggioso? Non è che il tempo è pessimo e ci tocca stare sotto la pioggia tutto il giorno? Altre ricerche portano in realtà un pò di confusione su questo punto: l’unica cosa certa è che il mese di ottobre è bassa stagione da entrambe le parti. Che non vuol dire necessariamente che sia negativo, anzi. L’anno scorso a fine ottobre a Krabi, in Thailandia, era ancora bassa stagione e abbiamo trovato un tempo meraviglioso con prezzi dimezzati e pochi turisti! La temperatura nello Sri Lanka e alle Maldive non sarà comunque di certo un problema, sempre compresa tra i 26° e i 30°, con 27° costanti per quella dell’oceano; quello che può essere spiacevole sono le piogge portate dai monsoni. Il Dickwella a questo proposito assicura che la sua particolare posizione nell’estremo sud dello Sri Lanka, tagliando in due gli effetti dei monsoni principali e  smorzandone l’effetto, permette un buon soggiorno tutto l’anno. Per le Maldive si leggono le cose più disparate dalle guide e dai vari siti: pare persino che il clima sia così complesso che diversi resort propongono prezzi diversi per ogni settimana dell’anno. Le risposte dirette di Thoha Ali alle mie domande lasciate nel guestbook del Bandos sono comunque rassicuranti: c’è sole e si sta bene, qualche pioggia breve ma in generale un buon periodo. Del resto, leggo su qualche sito la stessa offerta a noi proposta, con gli stessi villaggi per 16gg e 14 notti, in vari periodi dell’anno, a prezzi comunque più cari e ad agosto, clamorosamente, di ben oltre 500 euro a persona! Dico clamorosamente perché agosto pare uno dei mesi peggiori come clima alle Maldive. Ma si sa, ad agosto gli italiani vanno in vacanza in esodo di massa e i prezzi salgono alle stelle anche nel posto peggiore del mondo. Ecco uno dei motivi principali per i quali non prenderò mai le ferie in quel periodo, visto che posso scegliere.
Insomma è tutto a posto (a parte i comuni e soliti rischi di fare una vacanza al mare) e così la decisione fatidica è finalmente presa in un paio di giorni. Torniamo all’agenzia a prenotare: si parte il 21 ottobre! Ancora qualche piccolo dubbio rimane, soprattutto in base a quelle che, secondo le nostre esigenze, doveva essere un viaggio un po’ più avventuroso come quello in Malaysia. Non ci annoieremo stando una settimana in un’isola di 4 Kmq assolutamente piatta (il punto più alto, come in tutte le isole maldiviane, non supera i 2 metri dal livello del mare!)? Le numerose gite che vengono proposte paiono eliminare momentaneamente queste perplessità, soprattutto nello Sri Lanka dove, nonostante i tour archeologici dell’interno siano indubbiamente più affascinanti, il soggiorno a mare dove stiamo e le cose da vedere sembrano tante e variegate.
Mentre aspettiamo i biglietti e la convocazione, acquistiamo subito la guida della nostra seconda meta: “Maldive” della Lonely Planet. Apparentemente un piccolo libricino, ma come al solito ricco di tantissime informazioni, comprese le foto con descrizioni analitiche dei vari pesci della barriera corallina. Qualche giorno dopo acquistiamo anche quella dello Sri Lanka, sempre della Lonely Planet (anche perché non c’è un granchè di scelta ed è ancora un paese poco studiato dal punto di vista turistico). Troviamo anche “Traveller” intitolato proprio “Sri Lanka e Maldive”, in una vecchia uscita del 2001, con splendide foto.
Mancano dieci giorni alla partenza, il tempo di leggere velocemente le guide, fare i preparativi e andare a goderci questo nuovo viaggio. Vedremo se i nostri piccoli dubbi erano fondati o se ci aspetta veramente il paradiso!

Itinerario

1°-2° Giorno: Volo Cagliari - Milano Malpensa - Colombo. Tour in bus per la capitale dello Sri Lanka. Alloggio al Trans Asia.
3° Giorno: 6 ore di bus verso Sud. Visita al centro tartarughe. Arrivo al Dickwella village. Passeggiata e primi contatti con i bambini locali. Tramonto.
4° Giorno: La spiaggia del Dickwella. Massaggio Ayurveda. Tour a Mawella per vedere il Blow Hole, il soffione dell'oceano.
5° Giorno: Mercatino locale. Tempio buddista di Wewurukannala Vihara. Tour: Weligama (visita fabbrica gemme), Matara (visita fabbrica batik, passeggiata per la città).
6° Giorno: Pipistrelli. Casa artigianale di lavorazione del legno. Massaggio Ayurveda. Visita casa locale a Dickwella. Tramonto in spiaggia. Spettacolo di danze tradizionali.
7° Giorno: Safari allo Yala National Park.
8° Giorno: Dickwella. Tour al tempio di Mulkirigala. Lo spettacolo finale dei fuochi in piscina. Riflessioni e contraddizioni al Dickwella
9° Giorno: Dickwella - Colombo (7 ore di bus). Volo Colombo - Male (Maldive). Arrivo all'isola di Bandos in speed boat. Tramonto in spiaggia. Briefing e spiegazioni sul resort e sull’isola
10° Giorno: Il primo impatto nel reef dell'isola di Bandos. Snorkelling e spiaggia.
11-12° Giorno: Snorkelling e spiaggia.
13° Giorno: Visita della capitale Male: moschea, mercati locali, cimitero, palazzo e uffici del presidente, negozi di souvenir.
14°15° Giorno: Tempesta durante lo snorkelling. Il taglio di un pesce chirurgo. Isola di Kuda Bandos.
16-17° Giorno: Ultimo snorkelling. Barca veloce per aeroporto. Volo Male-Milano Malpensa-Cagliari.

Da non perdere

 

21/10/2003: Il viaggio di andata
Siamo a Elmas, sono le tre del pomeriggio appena passate. Il nuovo aeroporto di Cagliari, da poco ampliato, è del tutto irriconoscibile. Adesso finalmente assume sembianze più internazionali! Abbiamo poco da aspettare: un veloce check-in ed il volo è puntuale alle 16:10 per Milano Malpensa.
Arriviamo dopo un’ora e poco più. Sbrighiamo con calma le formalità e il ritiro dei bagagli, del resto abbiamo molto da attendere. L’agenzia ha cortesemente chiamato ieri comunicando un bel ritardo di un’ora e mezza per il volo Milano Malpensa - Colombo. Anziché partire alle 23:00 tocca aspettare fino a mezzanotte passata. Facciamo un bel giro di perlustrazione per tutto l’aeroporto e scegliamo un posticino tranquillo dove aspettare. Stefania compra qualche giornale, più o meno culturale, e inizia a leggere. Nella noia, giro qualche ripresa con la videocamera per documentare questa lunga attesa. Almeno c’è l’entusiasmo del viaggio, sappiamo che ne vale la pena e che al ritorno sarà molto peggio, visto che dobbiamo passare l’intera notte buttati da qualche parte in aeroporto! Consultiamo ripetutamente il monitor delle partenze: finalmente compare il nostro volo. Raggiungiamo l’area gruppi cercando il nostro tour operator Azemar. Ci viene consegnata tutta la documentazione del viaggio, l’itinerario, i voucher per i resort e i biglietti aerei. Ci regalano persino uno zaino non proprio bellissimo con quei colori azzurro-marron e la scritta Azemar, e un borsello sullo stesso stile. Sistemiamo nel borsello tutta la documentazione ma dello zaino proprio non sappiamo cosa farne! Ci coglie impreparati, abbiamo già i nostri, così troviamo il modo di infilarlo nella valigia di Stefania alla bene e meglio.
Andiamo a fare il check-in, ci liberiamo dei bagagli (due valigie più un borsone per l’attrezzatura da snorkelling), e attendiamo impazienti gli ultimi minuti prima del volo.
Il decollo arriva addirittura all’una di notte, giusto in tempo per tentare una sofferta dormita in aeroplano. Il volo Eurofly è comunque tutto sommato comodo, senz’altro più dei piccoli posti della China Airlines che abbiamo preso per andare in Thailandia l’anno scorso. Inutile dire che dal finestrino non si vede niente, è buio pesto, così non rimane che consolarsi con il monitor del sedile per vedere se c’è qualche film interessante e per scrutare la posizione dell’aereo che inizia a tracciare lentamente la linea bianca del tragitto sulla cartina e a macinare quelle oltre 4000 miglia che ci separano dallo Sri-Lanka. Vengono spente finalmente le luci e possiamo riposare abbassando i sedili.

 

22/10/2003: L’arrivo a Colombo. Tour per la città. Visita templi induista e buddista. Alloggio al “Trans Asia” Hotel.
Difficile dire che ore sono, i finestrini dell’aereo sono ancora chiusi e siamo in mezzo all’oceano indiano in coincidenza di qualche fuso orario. Il personale ci serve la colazione e attendo sonnecchiando l’arrivo a Colombo. Apriamo finalmente i finestrini. Si vede ancora solo mare ma la mappa segna che l’aereo sta arrivando a destinazione. Inizia la discesa verso la capitale dello Sri Lanka. L’atterraggio avviene alle 14:30 ora locale, per cui, tolte le cinque ore di fuso orario, diventano quasi nove ore di volo da Milano.
L’aeroporto di Colombo appare spartano ed essenziale. Ritiriamo in fretta i bagagli e cambiamo allo sportello 50 euro per prevenire le spese iniziali. Il cambio appare buono a 107,59 per un totale di 5379,5 rupie. Molto superiore a quello citato nella Lonely Planet ormai risalente a qualche anno fa.
Ci ritroviamo così all’uscita, dove si riunisce il nostro gruppo di italiani dell’Azemar sotto l’unica guida di Gianfranco, un ragazzo sulla trentina. Tutti insieme sappiamo ora chi sono i nostri compagni di viaggio: una coppia di ragazzi come noi, Luca e Marzia, una coppia di signori, Ambrogio e Gabriella, due ragazze, Doriana e Patrizia, e poi ancora un’altra signora, Franca, e un altro ragazzo, Mauro. Dieci in tutto, provenienti da diverse parti d’Italia e di età diverse.
Aspettiamo Gianfranco che sbriga qualche commissione e formalità, per avviarci finalmente al nostro bus. Due ragazzi, tra i tanti in fila che non aspettano altro, come usanza da queste parti, portano le valigie al nostro posto per cento metri e spendiamo subito le nostre prime 50 rupie di mancia. Fa parecchio caldo e il sole picchia.
Saliamo sul nostro autobus, del tutto simile ai nostri italiani, che risulta praticamente vuoto essendo solo in dieci! Durante il primo tratto, Gianfranco ne approfitta per presentarsi e spiegare alcune cose su usi, costumi e tradizioni locali. Prima di tutte: non spaventarsi per la guida tremenda dei singalesi, che superano e si infilano da tutte le parti senza apparente ragione, non risparmiando di tagliare la strada di netto e suonare il clacson a più non posso. Ce ne rendiamo subito conto nei primi chilometri…
A questo punto, essendo il volo in ritardo, ci ritroviamo a dover azzardare una scelta non da poco: al posto di andare subito in hotel come previsto inizialmente dal programma, e poi fare il giro della città compreso nel pacchetto, Gianfranco propone di optare prima per il tour, visto che sono già le tre e mezza del pomeriggio e alle sei in punto fa buio. Dopo un giorno di viaggio intero, soprattutto per noi che da Cagliari abbiamo dovuto aspettare tante ore a Milano, risulta un po’ massacrante, ma decidiamo comunque all’unanimità di non perdere la possibilità di vedere Colombo. Il sogno di una bella doccia, un lauto riposo e di un pasto decente è solo rimandato: del resto, siamo in vacanza bisogna essere super attivi!
Dopo un’ora di tragitto passiamo di fronte al nostro hotel. Difficile dire quanti chilometri abbiamo fatto dall’aeroporto, di sicuro è invece lineare affermare che la città di Colombo appare sterminata tra un susseguirsi continuo di case, negozi, veicoli di ogni genere (dai carretti ai tuk-tuk, agli autobus sgangherati alle utilitarie, assai rare le auto lussuose). Me l’aspettavo assai più piccola e contenuta, ma probabilmente è molto estesa per la mancanza di palazzi alti. Per il resto il panorama è quello tipico dei paesi orientali: tanti mercatini, bancarelle colorate, traffico indemoniato.
La nostra prima tappa è un tempio induista. Appena scendiamo dal bus l’impatto non è davvero dei migliori, devo dire assai più duro e crudo di quello che si avverte passeggiando per le strade di Bangkok. Alle catapecchie decadenti si affiancano angoli di immondezzaio totale, dove gatti e cani randagi, quasi tutti con evidenti segni di malattie e in condizioni precarie, cercano qualcosa da mangiare. Per fortuna non ci sono anche persone. Tutto questo in appena cento metri di strada che ci separano dal tempio. Speriamo che il resto della città non sia tutto così!
Osserviamo esterrefatti la facciata del tempio, ricca di statue e sculture che fuoriescono da tutte le parti creando giochi di profondità superbi e colorati. Subito dei mendicanti appostati iniziano ad avvicinarsi al nostro groppo, in chiaro atteggiamento d’elemosina. Pochi centesimi di euro per questa gente sono soldi che valgono. Gianfranco ha spiegato nell’autobus che il loro stipendio medio mensile varia tra i venti ai cinquanta dollari per chi è più fortunato. Dare cento rupie di mancia, che equivalgono più o meno a un euro, vuol dire regalare un’intera giornata di duro lavoro ad un singalese. E’ anche vero che chiedere l’elemosina non è mai bello, come non è bello vedere queste povere persone dalle facce sofferenti e tirate, spesso a petto nudo e scalze, tutte intorno a te che aspettano di ricevere qualcosa.
Lasciamo le scarpe all’ingresso ed entriamo nel tempio. La parte visitabile non è molto grande, si fa solo il giro di qualche stanzone. Gli affreschi e l’interno in generale sono un po’ lasciati andare, ma in tempi migliori doveva davvero essere bello e splendente. Un signore anziano ci segue e improvvisa qualche parola in inglese per fare una sorta di guida. Inutile dire che all’uscita chiede la mancia, la quale Gianfranco ci informa comunque non essere affatto obbligatoria in nessun caso. Mentre riprendo le scarpe lascio così venti rupie al signore, che non pare molto contento o soddisfatto e continua a chiedere con un atteggiamento che quasi mi indispettisce.
Torniamo al bus e proseguiamo per un altro tempio, stavolta buddista, quello di Gangaramaya. L’ingresso è a pagamento e costa 100 rupie a testa. Beh, almeno così si mettono le cose in chiaro da subito: si paga e niente mancia! L’entrata è stravagante, con tanti gingilli, statuette e doni sparsi ovunque. All’interno pare una sorta di museo, con oggetti e reliquie di ogni genere, alcune molto colorate e alquanto bizzarre. L’antico si fonde col moderno senza vie di mezzo. Usciamo all’aperto in un cortile interno, di fronte a centinaia di statue disposte in modo organizzato ed equidistanti che creano un bel colpo d’occhio. Di lato un’auto d’epoca perfettamente conservata rende ancora più l’idea del museo stravagante. Un’altra sala di oggetti e sbuchiamo in un altro cortile con un gigantesco albero Bodhi. Dopo qualche spiegazione di Gianfranco in italiano e della guida del tempio in inglese, torniamo infine all’autobus.
La nostra prossima meta è un grosso negozio di souvenir, dove Gianfranco consiglia di guardare per iniziare a rendersi conto dei prezzi. Di passaggio, prima di arrivare, possiamo osservare velocemente dai finestrini alcuni monumenti tipici di Colombo, quali il tempio sul lago, il Trade Center, persino l’originale Municipio costruito come identica copia della Casa Bianca!
Arriviamo dunque al nostro negozio, diviso in tre piani, ognuno ricco di numerosi oggetti e souvenir di ogni genere: statuette in legno, maschere tipiche, stoffa e batik, vestiti, parei, dipinti, prodotti artigianali, spezie, cartoline, davvero di tutto. Nonostante io e Ste avessimo promesso prima di entrare di non spendere nulla, visto che questo è solo il primo negozio che visitiamo, non possiamo non essere colpiti da innumerevoli cosettine che farebbero davvero gola da portare a casa. E’ così la nostra scelta finale ricade su un simpaticissimo e davvero per noi originale elefantino, ricavato scolpendo una noce di cocco, con tanto di proboscide e tratti dipinti in nero. Meraviglioso! Il suo costo è di 360 rupie (3,5 euro).
Finito lo shopping è giunta, per la gioia di tutto il gruppo, l’ora di andare finalmente in hotel a riposarci e a riempire il nostro stomaco con un pasto decente che non vediamo ormai da due giorni. Entriamo al “Trans Asia” hotel (5 stelle e probabilmente il migliore di tutta la capitale), rimanendo subito colpiti dalla lussuosa hall d’ingresso, spaziosa e tutta luccicante. Veniamo accolti in un’atmosfera cortese e rilassante, ci sediamo tutti attorno ad un tavolo dove ci viene offerto un ottimo soft-drink di benvenuti, mentre Gianfranco sistema le formalità alla reception e ritira per noi le chiavi delle stanze. La nostra è la n° 134 al primo piano. Rimaniamo d’accordo col gruppo di cenare tutti insieme e diamo un appuntamento alla sala ristorante.
Saliamo le scale per il primo piano, il quale appare, come in quasi tutti i grossi hotel di questa categoria, un enorme labirinto di corridoi lunghissimi e porte tutte uguali. Troviamo la nostra stanza, bella e spaziosa, praticamente nulla da obiettare. Tranne che le prese di corrente non sono europee e il nostro adattatore non “adatta” poi tanto bene… in ogni caso riusciamo a risolvere il problemino, e nel frattempo arrivano i facchini a consegnarci le valigie. Altre 30 rupie di mancia. Facciamo una bella doccia e, neanche il tempo di aprire le valigie, tocca già scendere a cena all’appuntamento. Non potevamo prendercela con più calma?
Scendiamo al ristorante passando per il salone, dove una ragazza singalese canta dal vivo sotto una piacevole musica di un pianoforte a coda, e troviamo già tutti a tavola: ma come hanno fatto a fare così in fretta? Dopo pochissime parole di Gianfranco a capotavola, andiamo a prelevare tutto il possibile e l’inimmaginabile dal buffet. La nostra prima cena non delude certo le aspettative: il cibo è vario, abbondante e buono. Passiamo dagli stuzzichini ai primi, secondi, verdure e dolce. Nonostante mi sforzi di leggere la descrizione delle pietanze, ammetto che mi risulta molto più semplice andare a “naso” e occhio: quello che mi ispira prendo, il resto può aspettare un altro giorno. Avendo Gianfranco a lato, ne approfitto per chiedergli qualche informazione e scopro con stupore e piacere che anche lui è sardo, delle parti di Olbia!
Più che soddisfatti della cena, torniamo in stanza a riposare. Domani tocca alzarsi alle 6:30 per trasferirsi al Dickwella nell’estremo Sud dello Sri Lanka. Non possiamo che rimanere a bocca aperta nel sentire che ci aspettano cinque ore di bus per fare 180 chilometri…

 

 

23/10/2003: Spostamento in bus verso la costa Sud. Visita ad un centro tartarughe marine. Arrivo al Dickwella village. Passeggiata e primi contatti con i bambini locali.
La sveglia è alle 6.30 in punto. Scendiamo a fare colazione, sempre insieme al nostro gruppo Azemar, dopodiché andiamo alla reception per il chek-out. 490 rupie per le bevande della cena, che non erano incluse nel pacchetto (solo per la prima notte, gli altri giorni per fortuna sono all-inclusive). Un po’ care in effetti, ma si sa, negli hotel di lusso funziona così!
Alle 7:30 ci troviamo tutti all’ingresso. Arriva il bus e partiamo. Le prime due ore e mezzo di viaggio sono tutte nel centro abitato, un continuo scorrere di case basse e bancarelle, persone che vanno a lavoro, scolaresche, gruppi di persone in chissà quali manifestazioni locali che ai nostri occhi appaiono, a dir poco, folcloristiche. Non capisco più ormai se siamo ancora a Colombo, in periferia, o chissà dove.
Finalmente si vede l’oceano, con scorci sempre più frequenti. Stiamo seguendo pari pari la costa, tra paesaggi ripetitivi e pianeggianti, ma in alcuni punti pure molto belli e suggestivi. Le abitazioni diradano lasciando spazio ad una lussureggiante vegetazione verde di alte palme, mentre i sorpassi, per noi azzardati e senza senso, si ripetono costanti su una strada ad appena due corsie, stretta e non certo in perfette condizioni. Fatti da un autobus poi appaiono ancora più inopportuni, ma così è la guida nello Sri Lanka! Tutto sommato però non si corre ad alta velocità, e non ci si ferma praticamente mai per l’assenza di semafori o ingorghi. Si tiene una velocità costante sui 40-50 chilometri orari: tutto ciò che va più lento viene superato, compresi veicoli, automezzi, altri autobus, che siano su rettilineo o in curva. Ovviamente discorso analogo vale per chi va più veloce di noi, che non si risparmia di operare il sorpasso del nostro bus tra suonate continue di clacson e virate brusche per rientrare in corsia.
Sostiamo di passaggio ad un centro tartarughe, per osservare la crescita e l’allevamento di questi meravigliosi animali centenari. Il biglietto d’ingresso costa 100 rupie (1 euro). Da un pezzo di terreno, protetto da un recinto, sbucano dei bastoncini di legno: qua sono deposte le uova delle tartarughe, ci viene spiegato dalla guida. Più avanti invece una vasca contiene centinaia di piccolissimi esemplari appena nati che si fanno le prime nuotate. Ne prendiamo una in mano per accarezzarla, è bellissima! In altre vasche ancora ci sono quelle più grandi, le quali mostrano un guscio stupendo, che pare disegnato dalla mano di un grande artista. Si fanno accarezzare tranquillamente senza ritrarre la testa, sono abituate alla presenza umana. Siamo proprio di fronte ad una bella, lunghissima spiaggia oceanica, con sabbia d’orata e tratti di un bel prato verde acceso sovrastato da alte palme di cocco. Scopriremo presto che questo è il tipico paesaggio costiero singalese.
Lasciato il centro, proseguiamo il tragitto sostando solamente un’altra volta per la cosiddetta pausa “toilette”, del resto doverosa dopo ore e ore di autobus… E’ una sorta di market che vende stuzzichini e bibite di vario genere. Durante l’attesa mi guardo intorno alla strada: siamo davvero in un altro mondo, che non assomiglia per niente a quello occidentale!
Passiamo Galle, importante città costiera del Sud dal punto di vista commerciale per la sua posizione, storico per il forte portoghese, e culturale per i caratteristici pescatori. Ne vediamo alcuni in mare, pescando, appesi a quel loro singolare trampolo che li ha resi tanto famosi.
Passiamo anche Matara e, superato il punto estremo meridionale dello Sri Lanka, giungiamo finalmente dopo pochi chilometri a Dickwella, un modesto e piccolo paese di pescatori e artigiani. Il nostro hotel, che prende il nome dello stesso villaggio, è sulla strada principale. Entriamo che sono le 14:30: sono passate sette ore dalla nostra partenza! Il primo impatto non è per niente male e nonostante abbia visto le stupende foto panoramiche da Internet, rimango comunque sorpreso dalla bellezza di questo posto.
Veniamo accolti con una allegra cerimonia di rito che consiste, tra suoni di tamburi e strani strumenti a fiato, nell’accendere una candela ed esprimere un desiderio. Tocca prima alle donne e poi agli uomini. Beviamo un drink dissetante e veniamo accompagnati in stanza, la n° 37, la quale risulta accogliente, spaziosissima, con finestra e uscita anche dalla parte opposta verso il prato verde che dà sulla spiaggia. L’arredamento è tutto in legno, le lenzuola sono decorate con petali colorati, e un grande sole dipinto risplende sorridente sopra il nostro letto. Che dire, siamo contenti ed eccitati come inizio va benissimo!
Mi affaccio alla finestra e scorgo due sdraio per prendere il sole ed un appendino per stendere i vestiti, poi un ragazzo in lontananza mi saluta e mi dice di andare da lui. Ma non c’è tempo di esplorare adesso, non apriamo ancora le valigie e usciamo subito a pranzare visto che sono le 15:00 passate. Percorriamo il pittoresco vialetto coperto, anch’esso tutto di legno, che dalla reception porta alla nostra e alle altre stanze e più avanti al centro del villaggio, dove c’è una bella piscina, due palme altissime e una sala all’aperto dove si tengono i pasti quando fa bel tempo, come in questo caso. Delle simpatiche e colorate rappresentazioni di pavoni ed elefanti sui muri, con tanto di senso di profondità da farle apparire quasi sculture, rendono il tutto molto gradevole alla vista.
Troviamo anche stavolta tutto il gruppo già a tavola: ma questi sono dei fulmini! Andiamo a verificare immediatamente che il menù sia di nostro gradimento. Le pietanze non sono numerosissime ma c’è il nostro caro e amato forno a legna con un cuoco pronto a preparare delle invitanti pizze. Perché rifiutare una proposta così allettante? Durante il pranzo Gianfranco parla un po’ di come è costituito il villaggio, cosa possiamo fare, degli orari da rispettare e così via. Suggerisce che è sempre meglio, come in tutti gli hotel, non lasciare denaro contante in giro per la stanza, ma di non preoccuparsi minimamente per altre cose, anche di valore, poiché una denuncia per furto da queste parti è considerata molto grave e sarebbe la rovina del dipendente che tiene caro al suo lavoro e alla sua dignità. Spiega poi che i tour sono tutti di mezza giornata e si svolgono durante il pomeriggio. A tal proposito possiamo scegliere tra diverse alternative e stabiliamo subito, per cominciare, i giorni in cui vogliamo fare le due gite incluse nel pacchetto, quella a Matara e quella al tempio di Mulkirigala.
Finito il pranzo percorriamo un giro istruttivo del villaggio insieme a Gianfranco, che ci porta tanto per iniziare al centro di massaggi Ayurveda. Conosciamo il dottore responsabile, dall’aria giovanile e simpatica, il quale offre una seduta di massaggio ai piedi a tutti,  da provare quando si vuole, per assaggiare le delizie delle tecniche Ayurveda. Ci spiega i principi e i benefici in termini di salute e benessere che si possono raggiungere con più sedute, le quali ovviamente sono più vantaggiose, sia in termini monetari che di risultati, prese a pacchetti di più giorni rispetto alle singole. Verremo senz’altro a provare il nostro massaggio nei prossimi giorni!
Proseguiamo sul lato mare, di fronte ai nostri bungalow (chiamiamoli così, ma sembrano vere e proprie casette sul prato verde a pochi metri dalla spiaggia), dove raggiungiamo gli sdraio e il bar, e torniamo alla reception, dove su un lato c’è il negozio di artigianato e souvenir di Gianna. Gianna è un’italiana che sta qui al Dickwella e fa un po’ da mediatrice. La sua figura è ambigua quanto importante. Di fatto è lei che fa un po’ da padrona e direttrice, organizza le gite, dà ordini al personale singalese, divide il suo tempo ed i pasti con noi. Stiamo un po’ nel suo negozio e compriamo un bel pareo per Stefania a 600 rupie.
Torniamo così in stanza, riposiamo qualche minuto e usciamo per una passeggiata sulla spiaggia da soli, prima del tramonto. Il posto è davvero bello: la spiaggia d’orata si perde sulla sinistra fino all’orizzonte insieme alle altissime palme che la costeggiano, le quali a tratti arrivano fino all’oceano perennemente mosso. Sulla destra invece gli scogli segnano la punta del Dickwella, dove le onde si infrangono con fragore provocando alti spruzzi d’acqua. In riva come in mare notiamo alcune barche di pescatori locali, dalla strana forma e costruzione. Il posto sull’imbarcazione è piccolo, al massimo per due o tre persone, lungo e stretto, tutto da un lato. Dal lato opposto, collegato con due archi in legno, c’è una sorta di contrappeso, evidentemente per questioni di equilibrio, il quale mi ricorda buffamente quella sorta di strana imbarcazione di tubi che Conan, nella fortunata serie di quel meraviglioso ed indimenticabile cartone animato, aveva creato per fuggire via dalla sua isola nativa. E’ proprio vero che la realtà supera di gran lunga la fantasia.
Torniamo al centro del villaggio, dietro la piscina, dove un muro bianco segna la recinzione del Dickwella verso l’altra spiaggia dove il sole tramonta. Qui l’arco di spiaggia è più piccolo e riparato, ciò non toglie che l’oceano sia comunque sempre mosso e anzi, all’orizzonte, alquanto suggestivo con possenti onde che si infrangono sugli scogli. Qua si vedono molti più pescatori al lavoro, mentre al cancello che dà sulla spiaggia d’orata veniamo catturati dai bambini locali, che iniziano a parlare in italiano, sorprendendoci non poco. Sono in tre, un maschietto e due femminucce, ma la più sveglia è la bambina che porta il nome di Nilani. Stefania si butta subito nel dialogo mentre io continuo le riprese e le foto. Una guardia del Dickwella dietro di noi tiene d’occhio la situazione, probabilmente per evitare che i bambini scavalchino la recinzione.
I bambini si mostrano molto simpatici e, tra qualche parola in italiano e gesticolazioni varie, riusciamo a scoprire i loro nomi, quanti anni hanno, dove vivono e cosa fanno.
Terminiamo il nostro giro, proprio al calare del tramonto, sopra la terrazza panoramica dove si tengono anche gli spettacoli di notte in una sorta di mini teatrino. La musica di Michael Jackson in sottofondo ci accompagna mentre ammiriamo sbalorditi la visuale a 360° della costa. All’orizzonte si scorge chiaramente anche il faro di Dondra, estremo punto del Sud dello Sri Lanka. Conosciamo un animatore del posto, un ragazzo della nostra età, anche lui molto simpatico, cordiale, e incredibilmente loquace con una gran voglia di parlare in italiano ed imparare parole nuove. Dice che è quattro mesi che lo sta imparando, il che mi sembra fantascienza visto che lo parla già benissimo…
Rispuntano i bambini sotto di noi, che si fermano a parlare ancora per qualche minuto. Li osserviamo poi mentre giocano sugli scogli con gli spruzzi d’acqua. Hanno tutti degli splendidi sorrisi e dei bellissimi visi, che trapelano gioia e serenità, cosa che ci conforta molto dal momento che a Colombo la situazione sembrava assai più disastrata.
Alle sei in punto il sole tramonta, regalandoci uno splendido e breve spettacolo di un colore rosso intenso, che non manchiamo di documentare con tante fotografie e riprese. Non resta che tornare in stanza e aspettare la cena.
La cena si svolge in una apposita sala di ristorazione, grande ed accogliente, con la solita formula buffet e prima bevanda inclusa. Le pietanze sono più varie del pranzo, troviamo qualcosa della cucina italiana e qualcosa di tipicamente locale. Siamo sempre tutti insieme, il gruppo Azemar al completo più Gianfranco e Gianna, i quali propongono per i giorni successivi di organizzare una cena più particolare a base di aragosta e pesce. Un’idea interessante che viene accolta con successo!
Notiamo, come a pranzo, che in tutta la sala ci siamo praticamente solo noi e una famigliola di inglesi. Ed è effettivamente così: in tutto il villaggio, che può contenere 165 persone circa, siamo solo noi! Situazione che, ci renderemo subito conto, ha i suoi pro ma anche contro. I vantaggi sono che si ha tutto per sè e si gode questo favoloso posto senza vedere turisti in giro: del resto già dalla passeggiata di stasera abbiamo subito realizzato che siamo lontani anni luce da luoghi iper gettonati o affollati. Qui pace e solitudine regnano sovrani in mezzo a suoni, odori e immagini di una natura solitaria ed primordiale. I contro di conseguenza sono che, essendo così pochi, abbiamo tutti addosso, dal personale del Dickwella ai procacciatori della spiaggia.
In quanto a questi, Gianna e Gianfranco ci mettono subito in guardia. Li chiamano i “Beach Boys”, sono dei ragazzi pescatori che per arrotondare lo stipendio, molto povero, abbordano i clienti del villaggio proponendo di fare gite e visite di posti nelle vicinanze. Non sono cattivi o per forza truffatori, però è stato segnalato qualche spiacevole inconveniente in passato nei confronti di alcuni turisti. Ci viene consigliato perciò, se vogliamo passeggiare in paese o optare per alcune escursioni, di chiedere comunque ai ragazzi che lavorano al Dickwella, che possono dare maggiori garanzie e sono sotto la responsabilità dell’hotel. Lo davamo in realtà per scontato già da prima, ma ci accorgeremo presto che le cose non sono poi così semplici e si è instaurato un particolare e complicato rapporto di amore e odio tra il Dickwella, villaggio costruito sotto la direzione italiana, nei confronti della popolazione e del paese omonimo.
Alle dieci pomeridiane in punto, finita la cena, saliamo sulla terrazza panoramica dove c’è il teatrino, per assistere al nostro primo spettacolo serale intitolato “Jubox”. Gianfranco presenta scherzosamente la serata al microfono, calano le luci e iniziano diversi balletti di svariate canzoni, interpretati devo ammettere con grande foga e precisione da un gruppo di sei animatori, considerando tra l’altro che il pubblico è di appena dieci persone! Si muovono davvero bene questi singalesi e rimaniamo sorprendentemente colpiti dal loro innato senso del ritmo, fisici scolpiti, grinta e volontà, che rendono lo spettacolo divertente e originale.
Terminato il tutto, passeggiamo una mezz’oretta ammirando per prima cosa il meraviglioso cielo stellato dalla terrazza panoramica, spostandoci poi nella piscina illuminata in notturna di fronte all’oceano, e nel vialetto coperto dove, prima di tornare in stanza, chiacchieriamo per lungo tempo con Franca. Scopriamo così che, oltre ad essere una persona estremamente in gamba, è una donna che viaggia tantissimo da sola ed ha accumulato esperienze umane profonde e straordinarie durante le sue avventure memorabili. Rimango colpito in particolare da quelle in Africa, dal fascino della sua popolazione e delle riserve protette.

 

 

24/10/2003: La spiaggia del Dickwella. Massaggio Ayurveda. Tour a Mawella per vedere il “Blow Hole”, il soffione dell'oceano.
La nostra prima colazione è alle 8:30, nella sala ristorazione dove ieri abbiamo cenato. C’è un bel panorama sulle vetrate che dà verso gli scogli, con l’oceano e le sue possenti onde che creano tanti spruzzi bianchi d’acqua. Il menù è il classico internazionale: thè, latte, caffè, brioche, bacon e salsicciotti per i più forti di stomaco, e così via. I succhi di frutta deludono un po’, nessun paragone con quelli thailandesi! Prima di andar via ci mettiamo d’accordo con Gianna per fare una passeggiata lungo la spiaggia più tardi.
Torniamo in stanza e alle 9:30 vediamo alcuni del nostro gruppo passare. Li raggiungiamo e iniziamo la lunga camminata verso l’arco di spiaggia d’orata, che parte dal Dickwella e si prolunga per ben tre chilometri fino all’orizzonte. Insieme a noi vengono alcuni ragazzi dell’hotel, e altri tre del posto, i cosiddetti “Beach Boys”. Rimaniamo un po’ allibiti dall’immediato battibecco che nasce tra questi ultimi e Gianna, con varie accuse a tratti anche pesanti per varie vicende successe qualche giorno fa. Cerchiamo, nel limite del possibile, di lasciare estranea la discussione e non rovinarci lo splendido paesaggio che ci circonda. La spiaggia è a tratti larga e a tratti quasi scompare sotto le altissime palme e fitta vegetazione retrostante, costringendo a camminare piacevolmente sull’acqua calda, quasi a temperatura corporea. C’è molto vento e l’oceano è mosso, per cui non siamo ispirati a fare il bagno anche se il fondale è molto basso e non comporterebbe alcun pericolo. Il sole purtroppo è per la maggior parte del tempo coperto dalle nuvole, ma a tratti, quando viene fuori, regala sul mare splendidi colori con tonalità che vanno dal verde smeraldo all’azzurro più intenso. Non si vede un solo turista su tutta la spiaggia fino all’orizzonte! Ci siamo solo noi e qualche raro singalese del posto che va a pescare, a fare il bagno al proprio cane o una passeggiata romantica con l’ombrellino.
I primi animali che incontriamo sono dei cagnolini, molti cuccioletti e altri un po’ più grandi, che vivono liberamente sulla spiaggia. Sono ovviamente randagi, e non devono avere vita facile visto che presentano evidenti segni di malattie. Meglio non accarezzarli per il momento, anche se poverini paiono innocui. Poi ci imbattiamo in un paio di mucche ferme, chissà, magari a prendere il sole. Non mi era ancora mai capitato di vederle in mezzo ad una spiaggia!
Nel frattempo i battibecchi continuano e i Beach Boys tentano assiduamente di parlare anche con noi, sostenendo la loro buona fede e il fatto che non siano imbroglioni. Una situazione un po’ difficile di cui non ci sentiamo di dare né giudizio né critica, dal momento che siamo appena arrivati  e non conosciamo le regole di questi posti! Nel dubbio cerchiamo ancora di evitarli e non dare confidenza. Siamo colpiti comunque dal fatto che anche loro parlino bene l’italiano, con discreta conoscenza della grammatica ed un ampio vocabolario.
Il prossimo appuntamento con la fauna locale è il macaco col berretto, una bertuccia molto comune nello Sri Lanka. Ce ne sono due per l’esattezza, legate ad una corda su un ramo di un albero: una beve da una specie di biberon e l’altra ci osserva indifferente. Chiediamo ad uno dei Beach Boys a fianco noi perché siano legate, poiché è evidente che ci balena subito per prima l’idea che siano messe lì apposta per i turisti. Risponde che non è così, sono là per altri motivi e presto verranno liberate come prima. Non è del tutto convincente, però gli diamo fiducia potrebbe anche aver ragione.
Rimaniamo un po’ dietro al gruppo, rallentati dalle numerose foto e riprese che sono d’obbligo. Li raggiungiamo dopo un po’, fermi ad ammirare un enorme riccio, piuttosto diverso dai nostri, con lunghissime aculei neri. Ci viene mostrato anche come si crea una resistentissima corda fatta con la peluria del guscio della noce di cocco, di cui non viene per sprecato proprio niente.
Passiamo alcune barche e casette di pescatori e arriviamo alla fine della spiaggia, ammirando tutto il golfo fino all’orizzonte, dalla parte opposta, dove si scorge chiaramente la pittoresca architettura del Dickwella. Franca è l’unica coraggiosa a farsi il bagno nonostante il vento, mentre il resto del gruppo, compresi noi, si accontenta di chiacchierare e guardare il bel panorama.
Si torna indietro, non prima però di osservare una stupenda aquila di mare che sorvola l’oceano in cerca del bottino quotidiano. Il resto del gruppo va avanti mentre io e Ste sostiamo diversi minuti estasiati da questo magnifico esemplare, che riesco a riprendere bene (e soprattutto a vedere!) con la mia videocamera digitale, la quale con uno zoom 20x è utilizzabile praticamente anche come binocolo!
Stavolta rimaniamo davvero molto arretrati e restano con noi solo i due Beach Boys, due ragazzi appena sopra la ventina che si chiamano Gian e Upal. La loro conoscenza dell’italiano è sorprendente  e così, anche se all’inizio con un po’ di diffidenza e malavoglia, intraprendiamo un lungo discorso approfondito sui loro usi e costumi. Ci spiegano che sono pescatori, ma al di fuori degli orari di pesca cercano di arrotondare qualcosa con i clienti del Dickwella. Non sono né procacciatori né venditori, fanno semplicemente da accompagnatori, ma sono in grado di procurare, a richiesta, quasi ogni cosa. Il loro modo di vivere è molto essenziale, hanno i beni di primaria necessità e lo stato li aiuta, distribuendo riso, vestiti di scuola per i bambini e così via. Ce lo spiegano appunto mentre passiamo di fronte ad un piazzale retrostante la spiaggia, dove una folla di gente aspetta in file ascoltando una voce al megafono. Nello stesso posto domani si svolgerà il mercato. Purtroppo tutto il mondo è paese e anche qua la politica gioca un ruolo a doppia faccia. Gli aiuti arrivano soprattutto in periodo elettorale, coinvolgendo molto donne e bambini che stanno in genere più in casa, mentre gli uomini sanno bene che una volta passate le elezioni tutto tornerà come prima. Rispondiamo a dovere con quello che succede in Italia, anche noi abbiamo i nostri problemi, anche se ad un livello diverso.
Torniamo al Dickwella verso mezzogiorno, e mentre i nostri compagni stanno facendo il bagno a mare ed alcuni in piscina, noi prendiamo la via dei massaggi Ayurveda. Visto che la prima prova è gratuita, approfittiamone subito! Incontriamo il medico all’ingresso che ci invita cortesemente ad entrare. E’ una persona gentile, giovanile e molto preparata. Spiega alcuni trattamenti e propone dei pacchetti interessanti, poi ci fa accomodare all’interno. Qua si usa ancora separare le donne dagli uomini e così io entro in una camera con il mio massaggiatore e Ste entra in un’altra a fianco con una massaggiatrice. Ogni particolare è mirato a portare un senso di relax fisico e mentale, come i dipinti sulle pareti e la dolce musica in sottofondo. Il massaggio inizia spalmando sulla parte interessata, in questo caso i piedi, un olio profumato, che dopo qualche minuto provoca una sensazione di freschezza sulla pelle del tutto simile a quella del balsamo di tigre, ovvero l’equivalente di una caramella alla menta exraforte per la gola. Il massaggio è proprio rilassante, molto più delicato di quello thailandese, e termina dopo un quarto d’ora circa. Assicuriamo al dottore che torneremo senza ombra di dubbio a provare qualcosa di più serio, e lasciamo il centro Ayurvedico ormai ora di pranzo.
Alle tre pomeridiane in punto raggiungiamo la reception insieme a tutto il gruppo. Aspettiamo il pulmino con Gianfranco per il tour a Mawella, che ci è stato proposto all’economico prezzo di dieci euro a persona. Il conducente si fa attendere, e dopo mezz’ora di ritardo finalmente partiamo. La prima meta è la casa di Flavio, un italiano (ci spiega Gianfranco) che ha investito qui nello Sri Lanka comprandosi un magnifico terreno con visuale mozzafiato ed ha costruito una casa con piscina a dir poco invidiabile. Per arrivarci percorriamo una strada sterrata stretta molto suggestiva, piena di buche e a strapiombo sulla costa. Rimaniamo davvero colpiti dal panorama una volta entrati nella proprietà di Flavio. La tenuta sorge su un colle verde con alte palme, con il panorama sull’oceano e su un isolotto collegato alla terraferma da un istmo di spiaggia che pare, durante l’alta marea, persino scomparire. Il mare è molto mosso sulla parte destra dell’istmo e più calmo sulla sinistra. E’ qui che faremo un po’ di snorkelling.
Scendiamo un piccolo sentiero che porta alla spiaggia, dove troviamo diverse barche di pescatori con i relativi proprietari, incuriositi. Il cielo però è molto minaccioso e non tarda più di qualche minuto a scendere giù il diluvio! A questo punto ci dividiamo: io scelgo la nuotata con maschera e pinne seguendo gli incitamenti di Gianfranco, mentre Stefania insieme a qualche altro del gruppo si ripara in una capannina dei pescatori che ci guardano sempre più meravigliati.
Con il mare mosso, come prevedibile, la visibilità sott’acqua è piuttosto limitata, però riesco a vedere nel mio primo snorkelling di questo viaggio qualcosina di interessante. Dopo una mezz’oretta usciamo e la pioggia e già finita. Risaliamo a casa di Flavio e troviamo il resto del gruppo alle prese con la bertuccia addomesticata di nome Rudi. E’ un macaco col berretto per la precisione, basta tendergli le braccia e salta sopra, mettendosi a pulire teneramente la pelle in segno d’affetto. Stefania è tutta entusiasta di questa simpatico animale che le salta addosso diverse volte, mentre io non manco di riprendere e fotografare questi momenti esilaranti.
Si fa ora di andar via, dopo una doverosa chiacchierata con Flavio che racconta le sue disavventure sulla casa per problemi di titolarità, imbrogli e difficoltà in genere nell’acquistare e mantenere una proprietà all’estero in un paese così diverso dal nostro come lo Sri Lanka. Non è stato facile insomma, ma il posto è stupendo e direi che ne è valsa la pena!
Durante il rientro in pulmino sostiamo a grande richiesta di Gabriella e del gruppo in un villaggio di pescatori sulla spiaggia, che stanno appena rientrando con un grosso bottino di bestioni. Li scaricano dalle barche e li poggiano in terra su un apposito spiazzo. Si riconoscono dei tonni, ma non saprei dire altre specie…
Proseguiamo per Mawella, un altro villaggio diventato turistico per via del cosiddetto “Blow Hole”, il soffione dell’oceano, raro fenomeno conosciuto in soli dodici posti sul pianeta, di cui questo è il secondo per importanza. Così cita la Lonely Planet e noi ci crediamo per potercene vantare! Il tutto non è niente di più che un alto e potente spruzzo dell’oceano, il quale fuoriesce prepotentemente da una crepa sugli scogli (un vero e proprio buco) con la forte pressione che si crea a seconda delle onde e della corrente oceanica. Pare che nei periodi migliori possa raggiungere i 25 metri di altezza, che sono davvero tanti!
Parcheggiamo nei pressi del villaggio e siamo immediatamente circondati dai bambini, mentre i singalesi dietro le innumerevoli bancarelle ci invitano a comprare ogni genere di cosa. C’è molta sporcizia per terra ed il terreno è un po’ fangoso. Seguiamo a piedi la strada principale che porta fuori dal paese verso la costa mentre inizia di nuovo a piovere, per fortuna solo per qualche minuto.
Una salita a gradoni, caratteristica per il colore rosso della terra che stacca nettamente con tutto il verde circostante della prepotente e fitta vegetazione, porta in cima ad un promontorio, con la costa a strapiombo sull’oceano. Il paesaggio è molto bello non c’è che dire. Una folla di persone attende con ansia che il soffione spruzzi via dal buco. Mi sorprende che in realtà siano tutti singalesi, non ci sono turisti stranieri tranne noi e ho la chiara certezza ormai, dopo appena un giorno, che il turismo in questa zona all’estremo sud dello Sri Lanka, soprattutto in questo periodo, è una rarità quanto il Blow Hole stesso.
Il mare sembra calmo e la corrente trasversale per cui l’attesa si fa più lunga del previsto. Lascio la mia fotocamera digitale a Stefania e mi dedico alle riprese della costa, rimanendo stupito dalla vista in lontananza di un pavone solitario tra gli scogli.
Finalmente arriva il soffione tra la gioia e le urla di tutti! E’ davvero emozionante, lo spruzzo è alto, bianchissimo e preceduto da un fragoroso boato. Se ne susseguono diversi uno dietro l’altro, aumentando la nostra gratificazione per l’attesa. Sia io che Stefania riusciamo a riprenderlo davvero bene con la macchina fotografica e la videocamera, sarà un bel ricordo!
Non resta che tornare dunque al Dickwella, a pochi chilometri di strada da Mawella. Durante la passeggiata di rientro al pulmino, ci soffermiamo in qualche bancarella ad ammirare incuriositi i souvenir e la cucina di pesce. Scattiamo qualche foto con i bambini locali, che appaiono estasiati quando le mostro a loro un attimo dopo nel display della mia fotocamera digitale. Chissà quale meraviglia tecnologica penseranno che sia, eppure rimango io stesso stupito subito dopo dal fatto che in realtà sono molto più organizzati del previsto! Arriva un bambino che consegna a me e Franca, anche lei con una videocamera digitale che scatta foto, il suo indirizzo in singalese per spedirgliele! Quasi commossi dal sorriso di questi bambini, io e Ste promettiamo senz’altro di mandargliele quando torneremo a casa. Gianfranco ci suggerisce tra l’altro, se vogliamo donare loro qualcosa, di dare caramelle o penne per scuola, ma non soldi. Sono perfettamente d’accordo: dare soldi abitua la gente a chiedere e a vivere di elemosina. E già molti lo fanno. Mi viene in mente lo stipendio di venti dollari di un povero pescatore, e penso che se ogni turista lasciasse pochi centesimi di euro a testa a chi chiede l’elemosina, questi camperebbero senza far nulla a dispetto di chi invece suda per guadagnarsi da vivere. Questo non è un paese che ha carenza di risorse primarie come ne può avere uno africano tipo l’Etiopia, tanto per fare un esempio. Qui c’è acqua, terra fertile da coltivare, mare ricco di pesci. La loro povertà è assai diversa, e in ogni caso quello che noi intendiamo per “povertà” è alquanto soggettivo. Non si può negare che il loro stile di vita sia per molti del tutto essenziale, ma questa gente vive comunque in modo molto più naturale e semplice di noi. Quei bambini che ridono e giocano sulla spiaggia del Dickwella tutto il giorno, per esempio, vivono in quella che per noi è la tipica immagine di un paradiso tropicale, e per quanto io li possa vedere “poveri” credo fermamente allo stesso tempo che siano felici. Lo leggo nei loro volti. Chi dice e chi può assicurare che l’arrivo del progresso, delle nostre diavolerie tecnologiche, dei soldi e dell’influenza occidentale, tanto per intenderci, porti davvero maggiore benestare e soprattutto felicità da queste parti?
Mentre queste riflessioni mi balenano alla mente, mi rendo conto che forse conosco ancora troppo poco di questo posto per poter dare giudizi, meglio aspettare ai prossimi giorni! Arriviamo al Dickwella alle 18:30, giusto in tempo per riposare un po’ e andare a cena. Una succulenta cena stasera, a base di aragosta e pesce per la modica cifra di venti euro a persona. Dopo gli antipasti di mare, viene servito un bel piatto di spaghetti ai granchi. E che granchi! Me ne ritrovo quasi uno intero sul piatto con delle enormi chele più grandi di una cesoia! Poi arrivano in sequenza metà aragosta bollita, il sorbetto e l’altra metà aragosta arrosto con sughi speziati, dopodiché il nostro stomaco non ce la fa davvero più!
Soddisfatti dalla cena ci aspetta il simpatico spettacolo di cabaret, come ieri al teatrino sulla terrazza, che vede stavolta gli animatori impegnati in alcuni sketch e barzellette.

 

 

Il proseguimento del diario sarà pubblicato tra breve su questo stesso sito.

 

 

 

 

Dal colori di Sri Lanka al mare di Dickwella Village

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