Singapore e Malesia

in viaggio con SANDAP in Malaysia , Singapore

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Singapore e Malesia

Tutto il viaggio fatto in piena autonomia, solo tre prenotazioni tramite il circuito Venere: Singapore, Kuala Lampur e l’ultima settimana a Langkawi, per il resto decideremo sul posto dove andare e cosa vedere, anche in base alle condizioni climatiche che troveremo, che stando alle statistiche meteorologiche dovrebbero essere piuttosto "umide".
Per questo motivo tutta la costa orientale è stata scartata a priori, ragion per cui abbiamo dato la preferenza a Langkawi piuttosto che alle Perenthian o alla più inflazionata Tioman.
Il pacchetto dei voli (2 pax) Singapore Airlines: Roma- Singapore/ Singapore-Kuala Lampur/ Langkawi- Singapore/ Singapore - Milano acquistato a Firenze presso la mia agenzia di fiducia 2370 Euro, il previsto volo di ritorno Singapore – Roma fu annullato pochi giorni dopo aver acquistato il pacchetto.
Tutto il viaggio da quando siamo usciti di casa a quando siamo rientrati,compreso il treno Eurostar A/R, pernottamento e cena a Roma la sera precedente, taxi da e per aeroporto alla fine è costato per due persone (arrotondando per eccesso) poco più di 6.000 Euro senza farci mancare nulla e a volte eccedendo anche un po’.Un mese fra le bellezze di due perle del sud-est asiatico9 gennaio venerdì Volo Singapore
Dopo aver dormito a Roma la sera precedente arriviamo prima possibile in aeroporto siamo già lì intorno alle 9.30; sono i giorni di continue agitazioni dei dipendenti Alitalia, per fortuna è tutto tranquillo. Facciamo check in e ci concediamo una sana colazione. Il volo Singapore Airlines SQ 365 parte in orario alle 12:00. Il servizio a bordo è veramente eccellente, non ci viene a mancare nulla, viene offerto un aperitivo, il pranzo, poi ci concediamo un piccolo riposino, ovviamente non è facile prendere sonno, dal proprio schermo è possibile un’ampia scelta di film e giochi d’intrattenimento.

10 gennaio sabato Singapore
Torniamo a Singapore dopo due anni,ne avevamo un bellissimo ricordo, quindi ho previsto tre giorni pieni di soggiorno, anche perché alcuni punti non li avevamo visti.
Arriviamo in perfetto orario alle 6:45 ( + 7 h ore rispetto all’Italia), è ancora buio ma quando siamo fuori sentiamo subito una temperatura gradevolmente calda. Cambio 150 euro al tasso di 1: 98 quindi ricevo quasi 300 S $. Un’ordinatissima fila fuori per il taxi, la distanza alla fine non è molta, arriviamo all’ Hotel Albert Court già prenotato via internet con il circuito Venere. La prenotazione è OK, mi viene confermato il prezzo 180 S $, ma la colazione non è compresa. Per fortuna la camera è già pronta, quindi ci concediamo un giusto riposino e una sana doccia. L’albergo è un vecchio edificio o ufficio coloniale completamente restaurato all’interno di una piccola corte, veramente molto confortevole ai margini del quartiere di Little India. Usciamo intorno alle 11 e ci dirigiamo subito verso il quartiere indiano, riconosciamo subito alcuni posti visti già due anni prima, comincia già a porsi il problema pranzo, vediamo tanti piccoli ristorantini che a prima vista non garantiscono né un’ elevata condizione igienica, nè una buona qualità, alla fine veniamo invitati a visitarne uno ci sembra andar bene e ci sediamo, ma Ivana ha un improvviso mal di pancia, il gestore che la vede non mangiare le chiede se gradisce qualcos’altro ma gli facciamo capire che si tratta solamente di dolori intestinali. io alla fine mangio poco e male. Rientriamo in albergo per riposarci un paio d’ore. A piedi arriviamo ad Orchard Rd, la distanza non è molta. Entriamo al Museo Nazionale, la volta precedente era chiuso per restauro, è quasi l’ora di chiusura ma possiamo visitare lo stesso un paio di sale. All’interno sono riposte varie immagini e reperti dell’epoca coloniale ed anche del periodo precedente.Continuiamo la nostra passeggiata, Singapore ci appare come già la sapevamo ordinata,pulita ed in pratica un immenso e continuo centro commerciale, con ristoranti, bar negozi delle principali marche d’abbigliamento, all’interno e fuori c’è tantissima gente forse anche perché è sabato pomeriggio. Siamo veramente indecisi sul dove andare per cena, il pranzo è stato veramente scarso, alla fine andiamo al Food Republic, si trova ad un piano rialzato di un centro commerciale. Si tratta di un food center con numerosi ristoranti tutti però di cucina cinese, prendiamo dei totani saltati in salsa e dei gamberi fritti, sarebbero anche buoni ma non sono i sapori a cui siamo abituati, due boccali di birra Tiger, contribuiscono a mandare meglio giù il tutto.Nel menù fotografico era riportata pure l’immagine di un’invitante zuppa di noodles con frutti di mare, ma purtroppo il tutto si traduce in un’immangiabile brodaglia dove sguazzano due o tre gamberetti.Alla fine ci sentiamo abbastanza stanchi preferiamo rientrare in albergo con il taxi.

11 gennaio domenica Singapore.
Usciamo intorno alle 9,00, ci siamo fatti il caffè in camera con il bollitore ma dobbiamo trovare il posto per fare colazione. Alcuni bar sono ancora chiusi, entriamo alla fine in un locale gestito da cinesi, facciamo colazione all’americana con uova e bacon, niente di particolare, soltanto dopo ci rendiamo conto che poco più avanti ce ne sarebbero stati dei migliori. Entriamo nella chiesa di San Pietro e Paolo e nella vicina chiesa presbiteriana all’inizio di Orchard Road, proseguiamo poi verso la Marina. Entriamo al Raffles Hotel ovviamente è troppo presto per l’aperitivo con il Singapore Sling, ma giriamo per le varie boutique dell’albergo Vogliamo raggiungere il Monte Faber e l’Isola di Sentosa, chiedo informazioni ma c’è da percorrere molta strada, quindi ci vuole un altro taxi per arrivare al punto di partenza della funivia per il monte. C’è molta gente in fila , ovviamente alla domenica rappresenta una destinazione frequentata. Il biglietto per la funivia comprende anche l’ingresso all’isola ed alcuni servizi Con la funivia ci fermiamo prima al piazzale del Monte Faber, poi si continua e si ridiscende all’Isola di Ventosa Una volta arrivati e dopo aver mangiato degli orribili satay,.scendiamo verso la spiaggia utilizzando il bus-trenino gratuito, in pratica si tratta della zona balneare di Singapore, fa abbastanza caldo, c’è tanta gente, in riva al mare, Sentosa c’appare come un immenso parco divertimenti, con scivoli, trenini seggiovie che collegano i vari punti dell’isola, risaliamo verso il Merlion che rappresenta il simbolo della città,un’enorme statua di pietra metà leone e metà pesce. Il nome originale della città Singapura pare derivi da una parola sanscrita che indica la città del leone. Da lì poi torniamo verso la cabinovia per rientrare in città. Con il taxi ci facciamo portare al Raffle Plaza, uno dei principali centri commerciali dove almeno possiamo rinfrescarci dalla calura esterna. Torniamo a piedi verso l’albergo, dopo essersi cambiati raggiungiamo il Newton Circus food center, ne avevo un buon ricordo dalla prima volta che ero stato a Singapore nell’ ormai lontano 1985, addirittura pensavo che fosse scomparso. Ma quando arriviamo Ivana si sente male, ancora non si è rimessa a posto con lo stomaco o ha avuto una piccola congestione con l’aria condizionata, rientriamo quindi subito in albergo, le preparo del the in camera con il bollitore e scendo a cercare dei biscotti, io vado a mangiare al ristorante indiano Sish Mahal di fronte all’albergo.

12 gennaio lunedì Singapore
Onde evitare ulteriori disturbi ad Ivana facciamo colazione in albergo, poi arriviamo al giardino botanico ed al parco delle orchidee. Il tutto in un ambiente ben tenuto, dove sono raccolte numerose specie di piante e fiori. Pranziamo con un panino al bar ristorante dentro il parco che è gestito da oltre un anno da un ragazzo italiano che comunque lo lascerà dopo pochi mesi. Con il taxi torniamo in albergo, del resto è abbastanza distante ed è quasi impossibile raggiungerlo a piedi, forse ci sono degli autobus ma non ci siamo informati. Usciamo nuovamente verso le 17, siamo attesi da per cena, da un amico di mio suocero che da qualche anno vive a Singapore ed ha aperto un elegante ristorante in Fullerton Rd alla Marina. Per evitare di fare un’inutile sudata ci avviciniamo ancora con il taxi, passiamo ancora del tempo all’interno del vicino centro commerciale naturalmente molto animato anche se si tratta di una giornata lavorativa. Siamo accolti con estrema simpatia da Osvaldo e da sua sorella Laura, ci viene offerta una gustosa cena, restiamo poi a chiacchierare con loro e ci scambiamo gli indirizzi. Alla fine rientriamo in albergo quasi alle 23

13 gennaio martedì Singapore
Torniamo nuovamente verso la Marina, in un centro commerciale facciamo qualche acquisto, il pomeriggio lo passiamo nel quartiere di Little India, visitiamo un tempio induista e successivamente un altro di una setta particolare, Shree Lakhsminarayan,dobbiamo attendere qualche minuto che sia finita una breve cerimonia. Ceniamo al ristorante indiano davanti all’albergo, Ivana ormai si è ristabilita, poi la cucina indiana è una delle nostre preferite.

14 gennaio mercoledì Kuala Lampur
Arriviamo alle 9:30 in aeroporto il nostro volo SQ 5326 parte alle 12:45. Girelliamo per il Duty free, l’unico ovvio acquisto è rappresentato dalle sigarette. Il volo dura poco meno di un’ora, anche l’aeroporto di Kuala Lampur è molto grande, si deve prendere un trenino interno per arrivare alla zona immigrazione e ritiro bagagli. Nessun problema o controlli particolari. Sapevo già di dovermi recare al counter dei Taxi per arrivare in città, questa è una regola che evita inutili malintesi e possibili truffe, faccio una breve fila dopo aver cambiato i soldi (1€ = 4.65 RM.) L’aeroporto è molto distante dalla città, quasi 70 Km, ma la tariffa è abbastanza bassa 65 RM, una veloce autostrada porta quasi fino in città dove finisce in una fila abbastanza lunga e rumorosa molto simile al traffico a cui siamo abituati ,a differenza di Singapore dove non si sente mai suoni di clacson. L’albergo è il Royal Bintang , anche questo prenotato con il circuito Venere, la prenotazione è ovviamente confermata, mi fanno scegliere la tipologia della stanza, il prezzo pure è confermato 168 RM a notte con colazione compresa. Scendiamo per un rapido snack ed usciamo subito per un primo giro di perlustrazione. La posizione si rivela quasi strategica a pochi passi dalla stazione della monorotaia sopraelevata, poco più di cinque minuti dalla stazione degli autobus di Poduraya e ancora poco di più dalle Twin Towers delle Petronas. Le raggiungiamo nella nostra prima passeggiata per avere conferma degli orari di visita. Ci viene confermato che le visite iniziano alle 9, ma un vigilante non sa dirmi quanti permessi vengono concessi, ci consiglia di arrivare prima possibile. Ai primi piani vi è un altro centro commerciale che rispecchia da vicino quelli di Singapore. Torniamo verso l’albergo la zona di notte è molto animata ci sono tantissimi saloni di massaggi, di dubbia moralità e riflessologia plantare, oltre a bar e ristoranti. Per Ivana si ripone il problema di cosa mangiare, noto un’insegna “ The best steak of the city”, un buttadentro ci mostra il menù, il ristorante è The Ship con l’immagine di un veliero, prenotiamo per le 20,30 del resto è praticamente davanti all’albergo…. Meglio di così.
Quando entriamo troviamo un ambiente decisamente originale camerieri e cameriere sono vestiti con eleganti divise da marinai. Il locale è molto affollato, la prenotazione era solo verbale ma comunque troviamo posto, Ivana ordina un filetto ovviamente well done, io mi prendo una french onion soup e uno spiedino di gamberi, il tutto annaffiatola un paio di boccali di Tiger. Ci concediamo pure un dessert ed un ‘altra birra a mezzo, il conto alla fine sono 123 Rm. Poco più di 26 euro !

15 gennaio giovedì Kuala Lampur
Sveglia ore 6:15, facciamo colazione, il buffet lascia ampia possibilità di scelta,arriviamo a piedi alle Petronas che sono passate da poco le 8. Troviamo già molta gente in attesa, alla fine ci tocca il secondo turno delle 9.30. Nella sala d’attesa ed esposizione sono riportate le varie fasi della costruzione, ci viene poi mostrato un breve filmato anche questo sulle particolari tecniche di costruzione, saliamo poi allo Sky Bridge che collega le due torri a circa 170 metri d’altezza Il panorama è leggermente offuscato dal denso smog della città, al tempo stesso non ci viene concesso molto tempo, giusto per fare qualche foto, dobbiamo fare salire quelli dopo di noi.
Prendiamo un taxi per raggiungere Merdeka Sq., seguiamo l’itinerario consigliato dalla Lonely, visitiamo solo da fuori i palazzi della piazza, entriamo alla St. Mary Cathedral,alla Masijid Jamek, una delle moschee più importanti della città, continuiamo poi per Little India. Facciamo un rapido snack al vecchio albergo coloniale Coliseum continuiamo la passeggiata nel quartiere indiano fra vari negozi e bancarelle. Dobbiamo cominciare anche a pensare al futuro, per cominciare c’è da pianificare il trasferimento a Melaka. Quindi prima di tutto devo prenotare i posti sul pullman. Non mi sono ancora chiare le distanze, con un taxi mi faccio portare alla stazione di Puduraya. Tutto si rivela molto più facile del previsto,in effetti all’interno vi sono tanti counter di altrettante compagnie, negozi ed una moltitudine di gente, una delle migliori compagnie è sicuramente la Transnasional, la trovo subito ha un suo banco informazioni mi da gli orari, poi da un’altra parte c’è la biglietteria vera e propria , compro i biglietti andata per il 17, ritorno per il 19, RM 24.60 A/R a testa, si raccomandano soltanto di arrivare mezz’ora prima per eventuali riconferme e sapere da quale piattaforma parte il bus. Rientriamo in albergo a piedi, all’interno c’è un’agenzia di viaggi, chiedo informazioni per i voli per Kota Kinabalu. Avevo già chiesto al tassista che c’aveva portato dall’aeroporto in albergo quanto potesse costare un biglietto A/R, lui mi aveva detto che orientativamente il prezzo poteva essere intorno ai 600 RM. L’impiegata dell’agenzia mi spara una cifra assurda, del resto sono già abbastanza stanco, starei per dare conferma ma Ivana mi dice di lasciar perdere e di sentire da un’altra parte. Saliamo in camera per schiarirci le idee e rileggere la guida prima di prendere altre decisioni. La compagnia Air Asia ha un ufficio presso la KL Sentral, altra stazione di autobus. La raggiungiamo facilmente con la monorotaia, si trova proprio al capolinea. C’è molta gente in fila regolata da un numeratore a video, abbiamo davanti 60 numeri ma in meno di 45 minuti è il nostro turno, nel frattempo ad un terminale mi collego al sito della Compagnia e controllo disponibilità e prezzi. Abbiamo deciso di fare all’andata il volo per Kota Kinabalu e rientro da Sandakan. Il pacchetto del volo KUL/ BKI – SAN/KUL mi viene a costare solamente 1420 RM per tutti e due tasse incluse andata per il 21 gennaio ritorno 25 gennaio. Ivana ha un diffuso arrossamento sulla pelle nei bracci e nella schiena,entriamo in una farmacia ma ci consigliano di andare all’ambulatorio al piano di sopra. Un medico la visita e ritiene che si tratti di una forma allergica ma niente di preoccupante, le prescrive degli antistaminici ed una pomata,presentiamo la ricetta alla farmacia dell’ambulatorio paghiamo visita compresa solamente 40 RM. Rientriamo in albergo per cambiarci e doccia per cena cerchiamo un altro ristorante che possa soddisfare le nostre esigenze ce ne sono un’infinità, alla fine diamo retta alla Lonely Planet,scegliamo l’Oversea di cucina cinese, è considerato e ritenuto uno dei migliori molto frequentato dalla gente del posto. Quando arriviamo è tutto pieno, almeno questo può essere un buon segno, dopo una breve attesa ci viene preparato il tavolo, in effetti siamo gli unici occidentali presenti in quel momento. Mangiamo abbastanza bene con dei grossi noodles che richiamano alla mente i miei più familiari pici conditi con un sugo di seppie e dell’anatra arrosto con le varie salsine di prammatica. Spesa 85 RM dove come al solito il 25-30% è rappresentato dalla Tiger

16 gennaio venerdì Kuala Lampur
Sveglia in comodità e colazione al buffet, prossima destinazione le Batu Caves, si potrebbe anche raggiungerle con i mezzi pubblici ma fra arrivare alla fermata ed arrivare perderemmo troppo tempo, con un taxista contrattiamo il prezzo andata/ritorno e tempo di attesa necessario alla visita, alla fine ci accordiamo per 80 RM, forse sono troppo ma la Lonely riporta una tariffa di circa 20 RM a tratta, quindi raddoppiamo per il ritorno, facciamo un rapido aggiornamento del prezzo, l’ attesa ci siamo quasi.. Scoperte casualmente da un naturalista americano,William Hornaday, sono state dedicate al culto hindu con un tempietto all’interno. Esternamente è situata una statua dorata di Muruga, una delle tantissime divinità del pantheon della religione induista e da lì comincia la lunga scalinata che conduce alla grotta, sono 272 gradini, non c’è nemmeno pericolo di sbagliarsi sono numerati uno per uno! All’interno il tempio principale è decorato con fiori e luci, vi sono alcuni sacerdoti e fedeli in preghiera. E’ comunque abbastanza suggestivo, riscendiamo poi la scalinata osservando le tantissime scimmiotte che si aggrappano alla ringhiera o se ne stanno appollaiate su i lampioni, a differenza di altre volte, dove le scimmie erano veramente quasi insopportabili, queste si comportano bene e non sono per niente fastidiose. Fuori ci sono altri piccoli tempietti,alcune tartarughe a sguazzo in un laghetto, ma niente di particolarmente attraente. Torniamo all’albergo, congediamo gentilmente l’autista che si sarebbe offerto per accompagnarci per il resto della giornata, e consultiamo la guida nella hall per decidere dove andare. La scelta è per il Thean Hou Temple,facilmente raggiungibile, almeno così parrebbe con la monorotaia. Scendiamo alla fermata indicata, ma le successive indicazioni della Lonely Planet non sono troppo precise, c’è scritto che una volta scesi di uscire dal sovrappasso e di salire sulla collina, in effetti ci troviamo davanti un sentierino in salita che alla fine non porta a niente. Torniamo giù, c’è un istituto religioso femminile, una ragazza mi vede con guida in mano, mi chiede dove voglio andare ed io le faccio vedere il nome del Tempio. Mi dice che non siamo i primi a sbagliare, mi indica la strada e mi dice che più avanti troverò un cartello con le indicazioni. In effetti è così, troviamo il bivio ma sono 400/500 mt, poi c’è da salire al tempio sopra la collina. Il Tempio è dedicato a Thean Hou o Madre celeste, la cui statua si trova al centro della sala principale, poi vi sono altre statue di divinità buddiste, è in pratica un insieme di religione Tao e Buddista che difficilmente si trova da altre parti.
Un piccolo snack nel ristorantino posto al piano terreno del Tempio e poi ce ne torniamo in albergo, fa caldo e siamo sudati fradici. Finiamo la giornata passeggiando ed entrando in qualche negozio e centro commerciale, troviamo un invitante locale messicano, ci prende un’ irrefrenabile voglia di margarita ma quella che ci portano è praticamente solo ghiaccio tritato dove hanno strusciato a mala pena la bottiglia della tequila, lo facciamo presente al gestore il quale scusandosi ce ne offre un’altra, è un poco meglio ma niente a che fare con quelle di Plaza Garibaldi a Città del Messico! Ceniamo abbastanza bene all’Heritage proprio davanti all’albergo con una grigliata mista di carne e pesce.

17 gennaio sabato Melaka
Lasciamo il grosso del bagaglio in deposito in albergo, prenoto la camera per quando torniamo il 19 e ci portiamo solo lo stretto necessario per i prossimi due giorni. Arriviamo a piedi alla stazione, mi indicano il punto di partenza che è fuori e non nelle sottostanti piattaforme. Partiamo puntualmente alle 9:00 con un confortevolissimo pullman a due piani. Il viaggio dura quasi due ore su un’autostrada a quattro corsie. Intorno si notano vaste piantagioni di palma da olio. Il terminal è abbastanza decentrato prendiamo quindi un taxi per arrivare in città Ho scelto l’Hotel Mimosa basandomi anche su relazioni riportate da alcuni viaggiatori alla fai da te, c’è posto, il prezzo è più o meno quello riportato anche dalla Lonely: 128 RM la prima notte, 112 la seconda, con colazione, evidentemente per l’ week end aumentano i prezzi. E’ molto semplice ma pulito, unico inconveniente una piccola moschea, che ci darà la sveglia. Usciamo subito, siamo a poche centinaia di metri da Town Sq. Visitiamo la chiesa di S.Francesco Xavier e la Christ Church un po’ il simbolo della città, costruita dagli olandesi nel 1753 e rivestita di un intonaco colo rosa-ocra. Nel pavimento vi sono numerose lapidi tombali ed il soffitto è retto da travi lunghe 15 metri ricavate da un unico tronco. Seguiamo in parte l’itinerario proposto dalla Lonely, visitiamo il Baba Nonya Heritage Museum , che riproduce una residenza del XIX secolo con mobili e ceramiche del periodo anche di origine coloniale. Arriviamo verso la zona della marina dove crediamo di poter trovare un ristorante per mangiare del buon pesce, ma la nostra speranza rimane delusa non troviamo niente di quanto stavamo cercando. Fa caldo, siamo sudati, torniamo verso l’albergo per riposarci un paio d’ore ed uscire nuovamente quando sarà più fresco. Torniamo nuovamente verso il centro, la strada principale nel frattempo è stata chiusa al traffico e sono state allestite ai lati numerose bancarelle che vendono di tutto da frutta,cibo vario,articoli d’artigianato, arnesi c’è in pratica di tutto. C’è molta gente a giro sia locali che turisti, è già quasi buio le innumerevoli lanterne e lampioncini rossi accesi creano uno scenario molto particolare. Ci rendiamo conto che sono iniziati i festeggiamenti del Nuovo Anno cinese, è l’anno del bue, ed è una festività molto sentita, le scuole sono chiuse e tantissima gente anche non cinese prende ferie dal lavoro.In fondo alla strada è stato allestito un palcoscenico dove si esibiscono dei gruppi corali e di ballo. Vi è anche tanta gente mascherata che improvvisa dei balli lungo la strada. Si avvicina l’ora di cena, valutiamo tanti locali ma non sappiamo deciderci, poi Ivana non se la sente di affrontare ancora la cucina locale, ci fermiamo in un pub il Geographer, ordiniamo spaghetti aglio e olio che sono stati ordinati anche da altri avventori, senza infamia e senza lode, stona soltanto il sottofondo di musica” La vie en rose”, che proprio non s’addice allo scenario.

18 gennaio domenica Melaka
Usciamo presto per camminare con il fresco,arriviamo subito alla chiesa di St.Paul costruita dai portoghesi nel 1521 ed ampliata negli anni seguenti con la costruzione di un campanile ma con la dominazione inglese alla fine cadde in rovina e fu sconsacrata, adesso rimane solo il frontale e le mura esterne, continuiamo verso la Porta di Santiago, che era l’entrata principale della fortezza portoghese “a Famosa“,scendiamo verso il Memorial Indipendence Palace, dove sono raccolti documenti fotografici e riproduzioni che portarono all’indipendenza della Malesia nel 1957. Visitiamo la moschea Kampung Kling e il Sanduo Temple cinese, molto frequentato dalle donne in cerca di maggiore fertilità. Mangiamo un orribile panino, anzi Ivana non mangia nulla,ci dirigiamo verso il quartiere indiano, che è praticamente dietro il nostro albergo ma non offre nulla di particolarmente attraente,a parte le solite bancarelle e negozietti. Ci concediamo il solito riposino e poi andiamo a visitare il palazzo del municipio Stadthuys che ospita il museo di storia ed etnografia. Torniamo verso il centro, riprendiamo fiato con una birra ed un piatto di patatine al Geographer poi essendo ormai quasi ora di cena restiamo lì, il menù non offre granchè ordiniamo ancora un piatto di pasta. Almeno quella sera un artista locale ci delizia con della musica dal vivo. Usciamo poi per osservare ancora i festeggiamenti del capodanno.

19 gennaio lunedì Melaka- Kuala Lampur
Ho la prenotazione per il ritorno alle 14, non sapendo cosa fare e ritenendo di poter trovare posto andiamo subito al terminal dei pullman. Riesco a trovare posto per le 11, il viaggio dura sempre un paio d’ore. Alle 13,30 siamo nuovamente al Royal Bintang , ci facciamo preparare un sandwich ed usciamo nuovamente. Andiamo prima ad acquistare i biglietti del pullman per le Cameron Highlands, mi danno però solo un buono di prenotazione, il biglietto definitivo verrà rilasciato prima della partenza. Arriviamo al centro commerciale Pavillon , compriamo un paio di sciarpe foulard da regalare, giriamo ancora nei dintorni, ceniamo nuovamente al Heritage ed andiamo subito a dormire dovendoci alzare presto.

20 gennaio martedì Kota Kinabalu
Sveglia ore 6:00, colazione lascio ancora il bagaglio in albergo e confermo ancora la camera per quando torniamo il 25, precisando che arriveremo tardi dopo le 21.00. Alle 7,30 prendiamo il taxi c’è un po’ più di traffico impieghiamo quasi un’ora per arrivare Il terminal dei voli nazionali è a fianco di quelli internazionali..Il volo Air Asia AK 5110 parte in orario alle 10:30. Atterriamo alle 12:50 . Ho scelto quasi caso l’Hotel D’Borneo basandomi come al solito sulle indicazioni della guida. Piccolo ma pulito ed accogliente,situato in una parallela al lungo mare, 160 RM con colazione. Cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa velocemente alla fine finiamo in un KFC, poi una lattina di birra e due dolcetti acquistati in una pasticceria. E’ molto nuvolo e minaccia un temporale, rientriamo in camera, infatti dopo poco comincia a piovere. Usciamo per la cena, sul lungomare c’è un immenso ristorante cinese con molti pesci esposti in vasche, ma non ci sono gamberi o altri crostacei, non fanno grigliate forse non incontrerebbe il nostro gusto, finiamo in uno pseudo ristorante italiano ma mangiamo decisamente male.

21 gennaio mercoledì Kota Kinabalu
Consultiamo la guida per trovare una località facile da raggiungere e che possa avere un certo interesse, ma a parte le vicine isole, un parco degli uccelli che sinceramente non c’interessa resta praticamente solo il museo nazionale. Sulla Lonely Placet c’è scritto di conservare il biglietto perché è valido anche per la visita della casa di Agnes Keith a Sandakan Vi sono raccolti diversi reperti storici e tribali delle popolazioni del Borneo con anche mostre della flora e fauna del Sabah. All’esterno è stato ricostruito un villaggio tipico. Rientriamo in città abbastanza accaldati, passiamo il resto della giornata a giro per negozi e bancarelle nel vicino mercato.

22 gennaio giovedì Sandakan
Usciamo dall’albergo alle 7; alle 7,25 siamo al terminal degli autobus,quando arriviamo un inserviente con tanto di maglietta gialla e badge della compagnia Syarikat mi chiede dove voglio andare, mi indica la biglietteria il pullman per Sandakan parte dopo pochi minuti.(33 RM a testa) Il viaggio dura quasi sei ore compresa una breve sosta, ma scorre abbastanza veloce. Anche in questo caso il terminal è abbastanza decentrato, altro taxi per arrivare in centro. Scelgo con i soliti criteri l’Hotel Sandakan 154 RM con colazione, siamo alle solite dobbiamo trovare un posto dove mettere qualcosa nello stomaco,ci dirigiamo verso il vicino lungomare, ci sono tanti locali alcuni però sono chiusi, alla fine,tanto per cambiare, mangiamo un pessimo panino, ci rifacciamo con alcune paste comprate nella rinomata pasticceria Fat Cat . Avrei pensato di dedicare uno o due giorni alla Tartle Island e una giornata d’escursione lungo il fiume Kinabantang. Arriviamo alla SI Tours che si trova a due passi dall’albergo. Un’ impiegata molto gentile mi dice che sconsiglia l’escursione all’isola delle tartarughe perché è ancora stagione delle piogge e la visita potrebbe essere irrimediabilmente rovinata né tanto meno ha senso andarci dalla mattina alla sera se si vuole fare soltanto il bagno, in parte un po’ ci dispiace ma abbiamo ancora vivo il ricordo del Tortuguero in Costa Rica , per quanto riguarda la navigazione lungo il fiume ci richiede una cifra sproporzionata, quindi rinunciamo dopo averla ringraziata per la sua gentilezza. Continuiamo la nostra passeggiata sul lungo mare, ma comincia a piovere, anche se solo leggermente c’impedisce di proseguire. Vogliamo raggiungere il King Sea Food Restaurant ma è a quasi 5 Km dal centro, fermiamo quindi il primo taxi di passaggio.E’ un locale su palafitte proprio sul mare molto grande, quando arriviamo facciamo ancora due passi intorno giusto per far venire l’ora di cena non sono ancora le 19,00 poi ci rendiamo conto che all’interno c’è già tanta gente. Il titolare ci viene incontro e ci fa accomodare, poi c’invita a vedere le vasche dove possiamo scegliere quello che desideriamo. Ci sono pesci,aragoste, gamberoni e molluschi vari, chiediamo se è possibile averli grigliati, purtroppo ci risponde di no, comunque mangiamo abbastanza bene con un piscione lesso e gamberi cotti al vapore oltre ad un piccolo contorno di verdure cotte, il conto sono 115 RM,ovviamente sempre birra compresa.

23 gennaio venerdì Sandakn Sepilok Park
La stazione degli autobus è vicina,siamo già lì alle 8 ma il primo bus per il Sepilok Park parte alle 9, con noi salgono tanti altri turisti. Il trasferimento dura poco più di mezz’ora In questo parco vi ero già stato più di vent’anni fa e ne conservavo un bel ricordo dove mi fu possibile avvicinare alcuni Oranghi. Nel parco sono infatti ospitati numerosi esemplari per la rieducazione e cura di coloro che sono rimasti orfani o feriti. Anche se vivono in ambiente praticamente naturale, ormai sono quasi tutti abituati alla presenza dell’uomo e molti aspettano solo l’ora in cui i vari ranger li nutrono con frutta ed altri alimenti vegetali. Quando arriviamo siamo indirizzati su una passerella che conduce al punto d’osservazione c’è molta gente possiamo comunque assistere al loro pasto. Ci sono pure altri piccoli macachi “ scrocconi “ come sono definiti dalla Lonely. Continuiamo sulla passerella ma questa finisce e con un altro passaggio riporta all’ingresso. Torniamo sui nostri passi per fortuna possiamo incontrarne uno da vicino appollaiato sulla balaustra del camminamento, ha uno sguardo quasi umano e molto dolce,mi faccio fare alcune foto vicino a lui, viene quasi voglia d’abbracciarlo. Sul depliant che hanno dato all’ingresso c’è scritto che c’è la possibilità di seguire numerosi sentieri,chiedo informazioni ad un ranger, mi risponde che sono ancora, date le piogge, molto scivolosi e pericolosi, che la direzione non si assume nessuna responsabilità e quindi uno lo può fare solo a proprio rischio e pericolo, senza contare anche la quasi certezza di riempirsi le gambe di sanguisughe. Probabilmente quando venni l’altra volta in agosto erano più facilmente praticabili essendo stagione relativamente più secca, o non erano state adottate particolari misure di sicurezza. E’ stato veramente molto bello ma alla fine forse i 30 RM del biglietto possono anche essere considerati eccessivi. Con il primo bus utile rientriamo in città, mi informo ancora su possibili escursioni, sulla possibilità di raggiungere alcune spiagge vicine ma non sono in grado di darmi nessuna soddisfazione.Non ci rimane altro da fare che restare in città, a questo punto mi rendo conto che i prossimi due giorni saranno forse sprecati ma cercare di cambiare i il volo di ritorno anche se possibile comporterebbe una penale abbastanza elevata, restiamo a Sandakan.

24 gennaio sabato Sandakan
Andiamo a visitare la casa di Agnes Keith ,presento i biglietti del Sabah Museum ma l’impiegata mi dice che sono scaduti, chiedo maggiori spiegazioni e lei mi dice che in effetti sarebbe valido se la visita venisse fatta nello stesso giorno, io gli rispondo ancora che bisognerebbe essere Superman per potere effettuare le due visite nello stesso giorno, lei si mette a ridere ma non c’è niente da fare.La casa è stata ricostruita e restaurata dopo un lungo periodo d’abbandono Agnes Keith visse in quella casa con suo marito che fu un responsabile e direttore degli studi sulla flora e fauna del Borneo per conto del governo inglese negli anni dal 1925 al 1952. In quel periodo scrisse numerosi libri sulla vita in Borneo il più famoso rimane “ Land below the wind” A piedi ci riportiamo verso il lungo mare, sinceramente non sappiamo cosa fare mangiamo qualcosa al ristorante California proprio davanti all’albergo.Nel pomeriggio girelliamo per negozi compriamo delle stoffe ed un paio di pantaloncini per me. Finiamo la serata all’Harbour bistrò mangiamo decisamente molto meglio delle altre volte con dei totani fritti e gamberi in salsa d’aglio, inizia quasi inaspettato un breve spettacolo di fuochi artificiali che vengono sparati dal vicino molo.

25 gennaio domenica Sandakan
Durante la notte deve aver piovuto parecchio, è tutto bagnato ma quando usciamo c’è il sole.Decidiamo di andare a visitare le due chiese vicine, per prima visitiamo la chiesa cattolica di St. Mary, c’è molta gente in attesa che cominci la S. Messa, il giovane parroco ci vede e viene a salutarci,,ci dirigiamo poi alla vicina chiesa anglicana di St.Michael, in stile inglese normanno, quando entriamo dagli altoparlanti viene diffuso “ L’inno alla gioia”, poi inizia la celebrazione con canti e balli . Torniamo a piedi verso la marina, libero la camera e c’incamminiamo dentro ad un animatissimo mercato domenicale. Pranziamo ancora al ristorante California a questo punto non ci rimane altro da fare che aspettare l’ora per il trasferimento in aeroporto nella hall dell’albergo. Partiamo con un leggero ritardo ma comunque poco dopo le 21 siamo in albergo.

26 gennaio lunedì Cameron Highlands Tanah Rata
Salutiamo definitivamente Kuala Lampur e ci avviamo alla Puduraya Station, presento le prenotazioni al counter della Compagnia Kurnia Bistari, mi dicono di presentarmi ad un altro ufficio fuori della stazione per ritirare i biglietti, la partenza è poi poco distante da lì davanti ad un albergo Tutto un po’ complicato ma tutto fila liscio. Partiamo con un ritardo di circa 10 minuti, dopo circa un’ora ci fermiamo in un’officina, l’autista fa sostituire la batteria del pullman. Poco dopo il bivio di Ipoh inizia la strada in salita che è molto stretta e tortuosa, troviamo anche due incidenti e restiamo fermi per un po’ di tempo. Noto un’insolita moltitudine di gente e tante auto ferme lungo la strada , che mi sembrano anomale per un giorno lavorativo. Arriviamo a Tanah Rata alle 16.30, un tizio con un pulmino del suo albergo c’invita a salire dicendo che da lui c’è ancora posto. Ma è poco più di un ostello, nel frattempo abbiamo scambiato qualche parola con dei francesi anche a loro non risulta di loro gradimento,c’accompagnano allora da un’altra parte il posto sarebbe anche carino ma ci sparano una cifra assurda per quel tipo di struttura: 150 RM; replico dicendo che è praticamente un furto, pagare la stessa cifra di un albergo di 3-4 * per un B&B. Ci dicono che siamo nel pieno dei festeggiamenti del Capodanno cinese ed è praticamente tutto sold out.! Insieme a questi francesi troviamo una guest house KRS Pines, è una struttura molto semplice ma pulita e a pochi passi dal centro ci accordiamo per 70 RM a notte, abbiamo deciso di rimanere tre notti, unico inconveniente che la terza notte dobbiamo cambiare camera e prendere una twin bed invece di una double, poco male. La colazione non è inclusa ma la continentale viene solo 3,50 RM. Cerchiamo un’agenzia per effettuale le escursioni nelle vicinanze scegliamo la Kang Tours & Travel, 98 RM a testa per un’intera giornata con trekking all’interno, visita delle piantagioni di the e di fragole, villaggio degli aborigeni orang asli Ceniamo in un ristorantino indiano con tandoori e garlic naan.

27 gennaio martedì Cameron Highland
Ci vengono a prendere puntualmente alle 8:45 con un vecchio Land Rover ma ancora egregiamente efficiente, alla fine siamo in otto con noi ci sono un ragazzo svizzero,una coppia di cinesi,un’altra ragazza cinese, ed un’altra coppia un tunisino,lui e rumena,lei.Per arrivare al punto di partenza del trekking percorriamo una strada ai limiti della praticabilità, anche il Land Rover fatica non poco a procedere, è stato anche all’abilità dell’autista guida che siamo potuti arrivare, le ruote affondano fino all’altezza del mozzo. Tutto il trekking è dedicato a raggiungere la Rafflesia una particolarissima florescenza che cresce solo in quella zona e durante la stagione delle piogge. Il tutto si rivela molto più arduo del previsto, il sentiero dopo poco s’inerpica sulla collina, ma è estremamente fangoso e scivoloso e la pendenza è abbastanza forte, procedo veramente a fatica e spesso sostenuto dagli altri ragazzi. Il nome è dovuto al fatto di essere stato scoperto e studiato per primo da Sir. Thomas Raffles, si tratta in pratica di una formazione parassita che può raggiungere anche il metro di diametro. Ha un odore particolare che attira insetti e mosche che provvedono poi all’impollinazione di altre.piante Impieghiamo oltre un’ora e mezzo per arrivare ma alla fine anche se sfiniti siamo soddisfatti di avercela fatta. La discesa crea ancora qualche problema, due scivoloni non me li toglie nessuno, poi la preoccupazione di farsi anche male aumenta l’apprensione e rallenta il cammino; ci riposiamo e rinfreschiamo in un laghetto con una piccola cascata. La Land Rover appare come una liberazione e pone fine ad ogni preoccupazione, io sono infangato fino al cervello. Ci fermiamo al villaggio degli Orang asli, una popolazione aborigena che ormai è completamente integrata nella vita normale, i pochi che sono rimasti vivono in poche capanne ai margini della strada, anche se i bambini frequentano normalmente le scuole e gli uomini vivono con lavori di fatica in città, anche se quando siamo arrivati se ne stavano seduti a giocare a carte. Continuiamo l’ escursione programmata con le piantagioni di the, ma l’orario di visita alla raffineria dove vengono lavorate e confezionate le varie specie , è già passato, dobbiamo soltanto accontentarci di vedere le piantagioni da fuori che comunque offrono uno spettacolo veramente particolare. Tutte le colline circostanti sono ricoperte dalle piante che conferiscono un colore verde molto intenso Finiamo la giornata con le coltivazioni di fragole, particolari della zona, sono raccolte dentro grandi serre, assaggiamo al negozio marmellate e biscotti, finiamo con il parco delle farfalle ed insetti.

28 gennaio mercoledì Cameron Highlands
Andiamo subito alla stazione degli autobus, compro i biglietti per Penang Gorge Town. Contratto 60 RM con un tassista per tornare alle piantagioni di the, si rivela anche una valida guida e ci fornisce valide informazioni sulla coltivazione e sulla lavorazione. Andiamo alla Boh Tea Estate che è una delle più grandi ed importanti.Si trova su una collina nella vicina frazione di Brinchang Fu fondata nel 1929 su una superficie di 1200 ettari , come il vino il sapore e le proprietà del the sono influenzate dalle condizioni dove cresce,l’altitudine, le giuste temperature,la bassa acidità del suolo, creano un aroma unico al mondo. Vengono raccolte quotidianamente solo le foglie più tenere che vengono portate subito alla fattoria per essere lavorate. Le piante sono pronte per il raccolto solo dopo due anni; inizialmente le foglie vengono fatte asciugare naturalmente fra le 12 e le 20 ore, segue poi un processo di frammentazione e fermentazione, questo serve perché le foglie sviluppino il giusto sapore ed aroma. Segue poi un essiccamento a 120° per circa 10 minuti che pone fine alla fermentazione, le foglie assumono un aspetto croccante e arricciato che vengono poi ulteriormente setacciate, ed accuratamente selezionate prima di essere immagazzinate in locali asciutti e definitivamente confezionate nelle varie forme, il tutto è molto interessante ma dato il nostro scarso interesse a questo tipo di bevanda non compriamo nessuna confezione.
Rientriamo in città arriviamo ad un vicino convento cattolico con la chiesa ma è tutto chiuso.Nel pomeriggio comincia a piovere, aspettiamo fino alle 17 poi usciamo nuovamente, ci fermiamo per un caffè da Starbucks, ormai sappiamo che in questa catena di caffetterie è l’unica possibilità di bere un buon espresso e mangiare un buon pezzo di torta. Incontriamo Leonardo di Roma scambiamo qualche parola, fissiamo per cenare insieme, ci raggiunge con un suo amico Roberto, passiamo una bella serata chiacchierando del più o del meno.

29 gennaio giovedì Penang – Gorge Town
Il taxi fissato la sera precedente arriva puntuale, il pullman parte alle 9:00, il viaggio dura quasi sei ore comprese le soste a Ipoh, in un’area di servizio lungo l’autostrada e a Butterworth, Quando arriviamo a Gorge Town un tassista molto gentile ci chiede quale è il nostro programma e il nostro budget di spesa. Mi consiglia di acquistare subito i biglietti per il traghetto di Langkawi, sono ancora giorni di grandi movimenti; per la spesa dell’albergo mi tengo sul medio- basso circa 80-100 RM. Mi accompagna all’Hotel Cathay è un vecchio albergo all’interno di una vecchia villa cinese d’epoca coloniale; l’aspetto esterno è accettabile, ma le camere lasciano molto a desiderare, sono troppo trascurate, l’acqua dalla doccia viene giù ad una temperatura fissa medio – tiepida, non regolabile, per di più mi chiedono il pagamento anticipato per fortuna solo per una notte 75 RM. Decidiamo subito che cercheremo un’altra sistemazione per i prossimi due giorni. Infatti appena usciti prenoto all’adiacente Hotel Continental. C’incamminiamo lungo la strada che porta verso il lungo mare seguendo le indicazioni della Lonely Planet Per pranzo abbiamo mangiato solo un sacchetto di patatine, ovvio quindi aver fame e cercare un posto dove poter rallentare almeno per un paio d’ore i morsi della fame. Troviamo una specie di food center, sono esposti cumuli di gamberoni e totani fritti oltre a varie altre cibarie, ma sono freddi, vengono riscaldati con una salsa che non ci rassicura per niente, ne acquisto lo stesso solo un paio, Ivana mi guarda e basta, forse era meglio che mi fossi limitato anch’io solo alla birra. Torniamo sui nostri passi c’inoltriamo per il quartiere cinese, ci fermiamo al tempio Kuan Yin Teng dedicato alla dea della misericordia e della pace,molto venerato dalla comunità cinese, infatti molti fedeli bruciano come rito propiziatorio grandi quantità d’incenso in dei forni posti all’esterno, vicino c’è la Acheen Mosque, ma l’ingresso non è consentito ai non mussulmani,poi del resto le moschee all’interno non offrono mai niente da vedere.In un modo o nell’altro arriviamo intorno alle 19, proprio accanto all’albergo avevo notato uscendo un ristorante indiano Passage Thru India,mangiamo un ottimo masala e garlic naan. Mi arriva un SMS da Leonardo, c’incontreremo domani, quando arriveranno anche loro a Gorge Town.

30 gennaio venerdì Gorge Town
Trasferisco i bagagli all’ Hotel Continental, il costo della camera è 135 RM, facciamo lì colazione, non sapendo dove andare ovviamente pagandola extra, ma il buffet, non è niente di particolare e i prossimi giorni troveremo sempre le stesse cose. Seguiamo poi l’itinerario a piedi della Lonely,visitiamo prima la chiesa di St. Gorge e l’adiacente Cattedrale dell’Assunzione, siamo poi a pochi passi dal palazzo del City Hall e della Suprem Court. Entriamo poi all’interno del Fort Corwallis, che dal 1786 rappresentò il punto fortificato della città ed alloggiamento della guarnigione militare inglese. Inizialmente recintato solo da tronchi di palma, fu poi trasformato in varie fasi nell’attuale struttura in mattoni da Charles Corwallis Arriviamo davanti allo storico E & O ( Eastern and Oriental Hotel) E’ in pratica l’alter ego del Raffles di Singapore. Ci prende la curiosità d’entrare, in un’ampia sala è allestito un buffet faraonico, c’è veramente di tutto, non ce la facciamo a resistere, c’accomodiamo ad un tavolo all’esterno in giardino con vista sul mare. Il conto alla fine è in linea con il locale 42 RM a testa per il buffet poi ci sono le birre, Governament Tax, e Perrier, 164 RM il totale ma ne è valsa la pena, pare che si viva una volta sola !Nel pomeriggio torniamo verso China Town, prendiamo un ciclo risciò ma a parte l’aspetto puramente coreografico è più conveniente noleggiare una limousine con autista. Raggiungiamo la 100 Cintra Street, l’indirizzo ha dato il nome a questo storico palazzo che la Lonely Planet raccomanda di non perdere. E’ anche un semplice ostello, ma al piano superiore è racchiuso un piccolo museo culturale dell’arte baba- nonya con porcellane, mobili ed antichi mobili, ma è chiuso solo perché la custode è in maternità e nessun altro ha le chiavi o s’interessa a farlo visitare. Incontriamo casualmente Roberto e Leonardo, per cena torniamo al ristorante indiano.

31 gennaio sabato Gorge Town
Dopo aver preso il caffè tutti insieme al Strabucks raggiungiamo la Penang Hill con l’autobus 204. Quando arriviamo c’è una moltitudine di gente in attesa della teleferica, le partenze ci sono ogni 30 minuti, la prima utile è per le 11.30. A questo punto decidiamo di fare il biglietto per le 13,30, così possiamo andare a visitare nel frattempo il vicino Kek Lok Si Temple o dei diecimila Buddha. In effetti sono incalcolabili le varie raffigurazioni sia come statue, immagini dipinte sulle mura o a decorazione con mattonelle. Per arrivare passiamo attraverso un camminamento al coperto con ai lati bancarelle di souvenir, fino a raggiungere il cuore del tempio con una torre a pagoda alta 7 piani. Per erigere tutto il complesso furono necessari 20 anni a partire dal 1890 ed ancora adesso sono in corso ulteriori ampliamenti finanziati in gran parte dalla ricca comunità cinese. Senza accorgersene sono quasi le 13, torniamo indietro precipitosamente alla partenza della cabinovia e la strada da percorrere non è poca e poi sotto il sole cocente è ancora meno piacevole. Comunque ce la facciamo a salire, l’ascesa è abbastanza lenta con cambio di cabina a metà strada, la sommità della collina è a 820 mt circa slm , il panorama della città e degli isolotti vicini è in gran parte offuscato dalla calura . Facciamo una breve passeggiata poi decidiamo di scendere. Per cena Roberto e Leonardo non vengono sono completamente cotti. Noi ceniamo in un locale vicino all’albergo, notiamo che vi sono tanti tavolini all’aperto in un tratto di strada chiusa al traffico, vorremo ancora del pesce ma niente da fare, di grigliate neanche a parlarne ci sfamiamo con del garlic bread ( versione locale della fettunta ) ed un discreto piatto di spaghetti aglio e olio e tanto peperoncino, sarebbero anche buoni ma è la qualità della pasta che non regge troppo bene la cottura, comunque visto che avevamo saltato il pranzo, raggiungono lo stesso il loro scopo.

1 febbraio domenica Gorge Town
Con Roberto e Leonardo andiamo verso la zona coloniale. Ci fermiamo subito al Penang Museum, considerato uno dei migliori di tutta la Malesia, con una raccolta molto ampia di costumi,fotografie,riproduzioni di documenti, mobilia e strumenti musicali, illustra in modo esauriente gli usi e le tradizioni delle varie popolazioni di Penang e della Malesia, come pure degni d’interesse sono pure le ricostruzioni delle sale da fumo d’oppio con letti di legno intarsiati di madreperla.; per la visita alla fine ci vuole più di un’ora. Arriviamo al Fort Cornwallis, che noi avevamo già visitato ma alla domenica è chiuso per tutto il giorno. Arriviamo allora alla Cheong Fatt Mansion, ci sono solo due visite guidate al giorno alle 11 e alle 15. Per poco meno di un quarto d’ora la visita delle 11 è già iniziata e non ci fanno entrare. Con un taxi decidiamo allora di arrivare al Wat Chaya conosciuto anche come il Tempio del Buddha coricato, distante qualche Km dal centro.E’ in stile tailandese dipinto con vivaci colori e statue di guardiani all’esterno. Nella sala interna è custodita una statua di Buddha sdraiato su un fianco lunga 33 metri, che pare essere la terza per dimensioni al mondo. Visitiamo anche il Tempio buddhista birmano Dhammikarama che si trova proprio davanti, purtroppo dobbiamo fare piuttosto in fretta perché con il tassista abbiamo concordato solo mezz’ora di visita, tanto che viene a reclamare il ritorno. Torniamo in città e ci diamo nuovamente appuntamento per visitare la Cheon g Fatt La visita dura quasi un’ora e mezzo ma la parlata inglese della guida è molto veloce e biascicata, mi perdo più della metà di quello che dice, la costruzione e l’arredamento fu commissionata agli inizi del ‘900 dal ricco commerciante cinese Cheong Fatt, che riuscì a costruirsi un impero finanziario in tutto l’oriente partendo dal nulla. Tutta la casa è arredata con uno stile che riesce a fondere l’architettura cinese con quella occidentale con vetrate istoriate e pavimenti in ceramica.E’ stato utilizzato anche per girare alcune scene del film Indocina interpretato da Catherine Denueve ed è anche un esclusivo albergo con 14 suite, poste in un cortile interno..Ci ritroviamo per cena andiamo al Nyonia Baba Cuisine, Ivana è un po’ scettica ma alla fine mangiamo abbastanza bene con del maiale e un altro piatto che non abbiamo capito bene cosa fosse. Ci salutiamo loro proseguono il loro viaggio verso Kuala Lampur Melaka e Singapore, noi andiamo a Langkawi.

2 febbraio lunedì Langkawi
Partiamo con un aliscafo è praticamente pieno di soli turisti, la traversata non crea assolutamente alcun problema,impieghiamo oltre due ore per arrivare al porto e città principale di Kuah, all’uscita troviamo molta altra gente che proviene da altre zone, l’ufficio dei taxi ci fa arrivare una vettura, il prezzo è fisso 25 RM , dobbiamo arrivare a Pantai Cenang distante una quindicina di Km. Arriviamo all’albergo prenotato il Boutique Resort, tutto a posto, il gestore c’accoglie e siccome ci resteremo per una settimana ci mette a disposizione una delle camere migliori al piano rialzato e mi fa anche un piccolo sconto 160 RM a notte con colazione.La struttura è molto particolare con un’ampia hall aperta, le camere sono decisamente molto spaziose e confortevoli; nel giardino retrostante c’è pure una particolare piscina con il fondo in pietra e una piccola cascatella artificiale. Usciamo subito per prendere confidenza con la zona, il resort non è sul mare ma basta attraversare la strada, ci sono tantissimi negozi e mini market lungo la strada principale, l’isola è zona franca e i prezzi di certi articoli sono veramente molto bassi, la birra Tiger acquistata al mini market costa solo 2 RM, quanto una bottiglia d’acqua minerale. Riteniamo che sia la volta buona per mangiare del buon pesce dopo ampio peregrinare finiamo in un ristorante gestito da un coreano, propone una grigliata mista ma la qualità è veramente molto scarsa.

3- 9 febbraio Langkawi
Ci portiamo sulla spiaggia dove passeremo le prossime giornate, per 10 RM a testa ci viene dato sdraio e ombrellone, il litorale è bello sullo sfondo ci solo alcune palme, altri resort si affacciano direttamente sulla spiaggia,l’acqua al mattino non è eccessivamente molto calda, ma diventa quasi un brodo in serata, il sole si fa sentire, quindi dobbiamo stare attenti alle scottature. Passeggiamo più di una volta avanti ed indietro sul bagnasciuga ma dopo mezzogiorno è troppo cocente per poter restare sul mare. Ci fermiamo per un paio di volte a pranzo in un ristorantino messicano gestito da un libanese, ma finalmente a cena possiamo mangiare del pesce come lo abbiamo desiderato per tutto il mese c’andiamo tre volte è un ristorante cinese dove possiamo gustare gamberoni e pesce grigliato l’ Orkid Ria, è anche uno dei più frequentati, i prezzi sono molto accettabili, le altre sere siamo andati due volte all’Osteria, ristorante ovviamente italiano ma la scelta è limitata praticamente solo a pasta, buona, e pizza cotta a regola d’arte in un forno a legna. Un pomeriggio entriamo in un duty free shop compriamo una bottiglia di vino bianco australiano e facciamo rifornimento di sigarette. Ci sarebbero da fare alcune escursioni nelle vicinanze, ma in pratica si tratterebbe d’andare in un’altra spiaggia o a visitare il solito orto botanico o l’allevamento di coccodrilli, quindi alla fine decidiamo che non è il caso di andare a spendere inutilmente altri soldi, del resto anche se alla fine potrebbe essere monotono passiamo lo stesso in pieno relax le giornate al mare, Ivana non desiderava altro Per soli 50 RM in più trattengo la camera fino alla partenza, il volo di ritorno Silk Air per Singapore parte alle 20,45. Circa un’ora di volo e siamo in transito, partenza regolare 12 ore di volo e atterriamo alla Malpensa.

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