Le meraviglie del Madagascar settentrionale

in viaggio con silviaf26 in Madagascar

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Le meraviglie del Madagascar settentrionale

Protagonisti del viaggio: io (Silvia) e il mio fido compagno (visto che per lui essere paragonato ad un cane è un complimento… ne approfitto per mantenerne il richiesto anonimato).

Ormai era diventato un tormentone “ma perché avete scelto il Madagascar come meta?”: ce lo chiedevano tutti almeno una volta. Noi non avevamo risposte, se non “perché no?”.
Al momento della scelta infatti avevamo solo poche informazioni su questo Paese - Isola, ci piaceva però la descrizione che alcuni conoscenti ci avevano fornito al loro ritorno.
“Il Madagascar non è una destinazione per tutti, ma solo per coloro che hanno spirito di adattamento e voglia di vedere e scoprire, anche se con qualche imprevisto, un affascinante Paese” recitava una locandina di un tour operator…
Poi avevamo una “bazza” come dicono a Bologna (si può tradurre con “facilitazione”, “occasione”…): la conoscenza di un ragazzo di Bologna che, trasferitosi ad Antananarivo capitale del Madagascar, ha aperto un’agenzia viaggi specializzata in escursioni nell’interno dell’Isola.
I presupposti c’erano tutti e quindi meta dell’estate 2004 Madagascar sia. E Madagascar è stato.Le straordinarie diversità della splendida isola africana!Pur essendo un Paese tropicale, ha caratteristiche climatiche e fisiche molto differenti. Al centro del Madagascar si trova una catena montuosa (altipiano) che si estende per tutta la lunghezza del Paese. Ad est  prevalentemente il clima è umido e la vegetazione è quella tipica delle foreste pluviali mentre le regioni della costa sud occidentale hanno un clima piuttosto arido con una vegetazione più tipicamente “africana”.
In base alla zona in cui si decide di andare quindi è meglio informarsi bene nello specifico. Io ho visitato il Nord ad agosto e ho incontrato notevoli sbalzi termici tra un posto e l’altro: Antananarivo e Montagne d’Ambre presentano temperature piuttosto basse (da maglioncino di lana / pile per intenderci), mentre all’Ankarana, a Sainte Marie e a Nosy Be si stava tranquillamente in costume da bagno!Abbigliamento: a “cipolla” (v. sopra) con buone scarpe da trekking.
Farmacia da viaggio: quella classica a discrezione del viaggiatore, non dimenticarsi comunque un olio per il corpo da spalmare contro le sand flies. Se riuscite portate con voi qualche medicinale in più (antibiotici ad ampio spettro per es.) da lasciare nei dispensari dei villaggi.
Varie: non dimenticare una torcia con relative pile perché non sempre troverete l’energia elettrica nelle sistemazioni più semplici.Tappa 1
Bologna - Milano Malpensa - Antananarivo (31 luglio 2004)
Emozionati come il primo giorno di scuola partiamo con gli zaini in spalla e già alla stazione di Bologna ci sentiamo in viaggio… direzione Madagascar!
Io non riesco (da settimane ormai) ad avere altra lettura che non sia la guida turistica e non vedo l’ora di arrivare allo scalo di Malpensa, anche perché lì ho appuntamento con Lucilla, una ragazza conosciuta on line con cui negli ultimi mesi ero in contatto, anche lei in partenza per Antananarivo. Lucilla è una Viaggiatrice (proprio con la V maiuscola) decisamente più esperta di me: ha già appoggiato il suo zaino in luoghi lontani ed affascinanti ed è piacevole quindi ascoltarla mentre aspettiamo al cancello di imbarco.
Una volta saliti sul Boeing dell’Air Madagascar mi rilasso e sfoglio la rivista della compagnia aerea, insaziabile di foto e notizie sul Paese che tra circa 10 ore avrei raggiunto.
“Eccolo!!!” A questo grido mi affaccio al finestrino ed effettivamente compare, già bellissima, la Grande Terre.
L’aeroporto è, come dire… essenziale!
Ci mettiamo in coda per acquistare i bolli per il visto 240.000Fmg (circa € 20), passiamo ad una seconda fila per le domande di rito (ci chiedono il nome dell’albergo in cui soggiornerneremo la prima notte e, siccome non ne avevamo ancora prenotato alcuno, dichiariamo il primo letto sulla guida), aspettiamo quindi che altri due funzionari aeroportuali studino (?) il nostro passaporto, lo passino ad un terzo funzionario che sorridendo ci timbra finalmente il visto.
Ci accoglie all’aeroporto l’efficiente e gentilissima Zoe della “Madagascar Explorer” (l’agenzia del nostro amico bolognese che da anni abita ad Antananarivo) per darci istruzioni in merito all’escursione nei Parchi naturali del Nord che faremo con l’ausilio della loro organizzazione (v. tappa 4).
Presi i dovuti accordi con Zoe, effettuiamo il cambio di valuta e ci sembra di aver svaligiato una banca tante sono le colorate banconote che ci ritroviamo in mano! La moneta malgascia è, tra l’altro, appena cambiata: si usano gli AryAry al posto dei vecchi Franchi Malgasci ma i prezzi spesso sono espressi ancora nella vacchia valuta. Non è comunque difficile utilizzare questa moneta perché sulle nuove banconote AryAry è riportato anche il controvalore in franchi malgasci (1 AryAry = 5.000Fmg) (€ 1= circa 12.000 Fmg).
Decidiamo di trovare prima di tutto un posto dove dormire, vicino all’Aeroporto visto che l’indomani mattina saremo ripartiti con un volo interno per l’isola di Sainte Marie. L’autista del taxi ci consiglia un albergo con giardino molto grazioso nelle vicinanze ad un buon prezzo, accettiamo sia questo consiglio che quello di farci accompagnare in un tour di Antananarivo.
L’impatto con Tana è forte. Per un bel pezzo guardiamo dai finestrini del taxi restando in silenzio: per entrambi è il primo viaggio in Africa. Tana è un susseguirsi di cemento e baracche di latta, polvere e pozze d’acqua, fogne a cielo aperto, mezzi a motore di ogni forma e dimensione e biciclette e carri trainati da zebù e tanta, tantissima gente di cui la maggior parte vive per la strada. I contrasti si intensificano di metro in metro: a volte restiamo estasiati da un sorriso, uno sguardo, un volto, un paesaggio mozzafiato, dalla moltitudine di colori altre volte invece è un pugno allo stomaco.
Antananarivo è situata a 1300 metri di altezza, si estende su 12 colline ed è circondata da ampie pianure coperte da risaie. Sulla collina più alta si trova il Rova che andiamo a visitare, era la sede delle Regine Ravalanoma (I, II, III) e del Re. Ci stupiamo nel trovare così poca gente a visitare il complesso che invece è degno di nota anche grazie alla utile illustrazione della guida che abbiamo assoldato. Oltre a noi, unici occidentali, infatti ci sono solamente una quindicina di persone tra cui alcuni malgasci intenti in riti e preghiere. Il Rova infatti è un luogo sacro per gli animisti e, su indicazione della guida, anche noi entriamo avanzando prima con il piede destro nella capanna del Re e ne usciamo, senza voltare le spalle, sempre usando prima il piede destro.
Dal giardino del Rova il panorama di Tana è visibile nel pieno della sua bellezza, noi ne approffittiamo per rifrancarci del viaggio godendo del silenzio di questo posto.
Vista l’ora ormai tarda andiamo a provare la cucina malgascia! Il nostro amico taxista ci conduce in un ristorante posizionato sulla sommità di un’altra collina di Tana e qui, nonostante le raccomandazioni fatteci prima di partire, trasgrediamo a tutte le buone regole di viaggio: evitare di mangiare verdura e frutta cruda non sbucciata, evitare di mangiare salse e condimenti non confezionati, evitare le uova…etc. A nostra discolpa posso dire che è veramente difficile dire di no a chi con tanta gentilezza e premura ti consiglia le pietanze da provare… Così tolto ogni indugio assaggiamo anche la steak zebù per la prima volta e le nostre papille gustative ancora ci ringraziano!
(Per la cronaca non siamo mai stati male durante il viaggio).
La stanchezza unita alla sazietà per l’ottimo banchetto ci porta verso il letto dell’albergo.
Il giorno dopo, praticamente all’alba, siamo nuovamente all’aeroporto di Tana, partenze nazionali.

Tappa 2
Antananarivo - Sainte Marie (02-09 agosto 2004)
Scopro (con piacere) che la prima colazione malgascia ha subito le influenze della colonizzazione francese, quindi, mentre aspettiamo l’imbarco sull’aereo che ci porterà a Sainte Marie, acquisto caffelatte e croissant!
L’aeroporto di Sainte Marie è composto da una striscia di asfalto con una cupola di legno in fondo. I bagagli vengono scaricati e trainati a mano, per ritirarli (questo in tutti gli aeroporti del Madagascar) devi prestare attenzione : quando l’incaricato urla il tuo numero vai a ritirare il tuo.
A sud di Sainte Marie, separata da pochi metri d’acqua, c’è l’isolotto di Ile aux Nattes dove avevamo deciso di soggiornare se possibile, così, all’uscita dall’aeroporto indugio con lo sguardo sulla lavagnetta portata in mano da un ragazzo per pubblicizzare l’albergo Chez Regine (mi sembrava di ricordare si trovasse all’Ile aux Nattes quell’albergo), è bastato questo: arpionati dal ragazzo della lavagnetta - Francis - e da Ruki (il suo amico) ci ritroviamo presto in cammino verso Chez Regine.
Ile aux Nattes non è una sistemazione comoda per chi decide di visitare Sainte Marie: la stretta striscia d’acqua che separa le due isole si percorre in piroga in 10-15 minuti, dall’imbarcadero per raggiungere il centro di Sainte Marie (da cui partono tutte le escursioni più interessanti) bisogna prendere un taxi che di norma, senza intoppi (più frequenti di quel che si pensa), ci impiega un'ora! Ma se mai tornerò a Sainte Marie la decisione sarà sempre quella: Ile aux Nattes!
Francis e Ruki ci trasportano (diventeranno i nostri traghettatori ufficiali) con la loro piroga fino al nostro albergo che si rivela essere un’ottima scelta: è composto da 6 bungalow di paglia (ne scegliamo uno a 5 metri dalla riva), un corpo centrale (unico dotato di energia elettrica fornita da pannelli solari) che funge da reception, ristorante e saletta e i bagni/doccia in comune. Siamo rallegrati dall’aver trovato subito una bella sistemazione e felici per l’incanto di paesaggio in cui ci troviamo immersi.
I giorni successivi a Sainte Marie passano velocemente (anche troppo) per le mille cose da fare. Ovviamente al primo posto fra le cose da non perdere c’è l’escursione in barca per vedere le balene megattere, che proprio in questo periodo migrano verso il Madagascar. Le abbiamo “rincorse” per un po’ ma alla fine le abbiamo viste: che emozione e quale spettacolo vedere questi giganti del mare danzare nell’acqua, saltare e piroettare come prime ballerine.
Sulla barca, di ritorno dall’escursione, insieme ad altri ragazzi italiani progettiamo per l’indomani una visita all’intera isola. Così di buon'ora ci ritroviamo nel centro di Saint Marie con tre moto da cross, più o meno funzionanti, e una cartina improvvisata la sera prima da Francis e Ruki sul tovagliolo del ristorante.
L’entusiasmo è tanto ma l’unica strada di Saint Marie rende difficile la nostra avventura: la strada è in realtà una pista di terra rossa bagnata frequentemente dalla pioggia e cosparsa di solchi e buche a volte molto profonde (e in cui spesso ci impantaniamo!).
Arriviamo comunque al capo nord dell’isola chiamato Piscine Naturelle e veniamo accolti dai bambini del villaggio, evidentemente sorpresi di vedere dei turisti avventurarsi fino lassù. Lo spettacolo delle piscine naturali, gioco d’acqua dovuto dagli alti scogli su cui si abbattono le onde che da questo versante sono piuttosto alte, ci ripaga dello sforzo e degli spaventi presi. Dobbiamo però ridiscendere verso il centro presto se non vogliamo essere sorpresi dal buio che in questa stagione arriva verso le 18. Riconsegnate le moto ci rendiamo conto di aver compiuto una piccola follia ma… ne è valsa la pena!
Gli ultimi tre giorni a Sainte Marie decidiamo di trascorrerli totalmente sull’Ile aux Nattes in relax, senza grandi spostamenti; accettiamo però la proposta di Francis e Ruki di fare snorkeling sulla barriera corallina accompagnati dalla loro inseparabile piroga. Non è semplice scendere e salire dalla piroga con le pinne ai piedi ma è molto divertente… soprattutto per Francis e Ruki!
All’Ile aux Nattes abbiamo anche il nostro primo incontro con i lemuri! Ci sono infatti degli stupendi esemplari di lemuri vari (uno di questi decide anche di sedersi al nostro tavolo per scroccare qualche tozzo di pane). Non credevo che queste proscimmie potessero piacermi tanto: suscitano un’innata simpatia e staresti delle ore in loro compagnia ad ammirare i loro salti, le loro acrobazie e soprattutto i loro musetti con quegli occhi spiritati.
Anche gli ultimi giorni scorrono in questo paradiso in terra… salutiamo lo staff di Chez Regine e sappiamo già che ricorderemo con nostalgia la loro simaptia, la squisita cucina (i brochette di zebù più buoni del Madagascar), il rito della lampada a petrolio portata sulla soglia del nostro bungalow la sera (anche per farcelo trovare vista l’oscurità!)… au revoir!
Salutiamo anche Galeno (taxista che ci veniva a prendere alle ore più improbabili all’imbarcadero) e naturalmente Francis e Ruki e rivoliamo ad Antananarivo!

Tappa 3 (ovvero come utilizzare più mezzi di trasporto in un solo giorno…)
Sainte Marie - Antananarivo (9 agosto 2004) - Nosy Be - Antsiranana (Diego Suarez) (10 agosto 2004)
Sapevamo già dalla fase di programmazione del viaggio che questo sarebbe stato il nostro “giorno più lungo” il D Day della nostra avventura in Madagascar. Stretti tra l’unico appuntamento prenotato del viaggio (l’escursione nei parchi con la Madagascar Explorer) e i voli interni che eravamo riusciti a prendere non perfettamente calzanti con l’itinerario ci siamo ritrovati con questo “tappone” di trasferimento da compiere in un’unica giornata. Con le strade e i mezzi di trasporto malgasci- … ci saremo riusciti?
Da Sainte Marie con scalo a Tamatave raggiungiamo l’ormai familiare aeroporto di Tana e questa volta il taxista di turno ci porta al Menoir Rouge a dormire. Qui ci sistemano per 120.000 Fmg in una dependance/casetta su due piani veramente carina con tanto di vista panoramica sulla città: anche questa volta siamo stati fortunati! Ceniamo e ci ritiriamo subito perché l’indomani ci aspettava il “tappone”!
Non è il migliore degli inizi: non ci vogliono far entrare al check del volo per Nosy Be. Chiediamo spiegazioni all’agente che ci blocca ma non otteniamo molto se non il consiglio di rivolgerci al banco della Air Madagascar. Dopo aver fatto la spola tra il banco e l’entrata 3/4 volte ci fanno passare. Il perché resta un mistero.
Scendiamo all’aeroporto di Nosy Be assieme al gruppone dei turisti che si dirigevano al Venta Club e ci ritroviamo infatti da soli a proseguire per il porto. Ci accompagna un taxista, Jeannot, che si rivelerà utilissimo per la nostra ultima tappa (v. tappa 5).
Dal porto di Nosy Be aspettiamo una barca veloce che ci porti sulla Grande Terre (aspettare e pazientare sono cose che bisogna imparare per entrare nello spirito del Madagascar, filosofia di vita esemplare, riassumibile in parte dalla esortazione “mora mora” ).
Dal porto di Ankify sempre prendiamo un taxi, una vecchia Renault 4 (in cinque persone più bagaglio), che ci scarica ad Ambanja. In questo villaggio, punto di passaggio dei taxi brousse diretti a Antiranana (Diego Suarez), aspettiamo a lungo assieme a molta altra gente locale e due ragazzi francesi diretti al Parco dell’Ankarana. Il villaggio è trafficato di persone che trasportano ogni genere di cosa in ogni genere di contenitore, su ogni genere di mezzo di traspoto dalla bicicletta, al carro trainato da zebù, all’auto… al taxi brousse come il nostro che finalmente arriva.
Caricato all’inverosimile di persone e merci il nostro taxi brousse parte destinazione Diego Suarez… anzi no, fa ancora una paio di giretti nelle vicinanze per far salire altre persone (a noi sembrava già pieno così), per caricare qualche pacco, per comprare qualche cosa da mangiare per il viaggio.
Dopo un’ora circa ci mettiamo sulla strada per Diego (mora mora).
A parte un’asse di un ponte crollato, la strada sconnessa, il buio, il fatto che per percorrere 200 km ci impieghiamo 8 ore… il viaggio è ottimo e arriviamo a Diego Suarez.
Decidiamo di coccolarci e scegliamo quindi uno dei migliori alberghi di Diego Suarez, Hotel Colbert***, dove troviamo per la prima volta da quando siamo in Madagascar… l’acqua calda! Abbiamo anche un contatto con il resto del mondo tramite la TV in camera dove abbiamo la fortuna di assistere alla vincita di una medaglia d’oro italiana nella scherma alle Olimpiadi.

Tappa 4 (11 - 15 agosto 2004)
I parchi naturali (Parco della Montagne d’Ambre e Parco dell’Ankarana)
La mattina ci viene a prendere, con un fuoristrada solido e ben rifornito, una delegazione della Madagascar Explorer (la Ibonia Travel) così composta: un autista, una guida, una cuoca… tutti per noi due! Non siamo abituati a tanto lusso e all’inizio siamo un po’ impacciati e imbarazzati. L’atmosfera diviene dopo poco più tranquilla e serena grazie alla loro simpatia e gentilezza.
Ci dirigiamo a sud di Diego Suarez verso il Parco della Montagne d’Ambre. La strada da percorrere è lunga e per gran parte non asfaltata, lungo il tragitto ci fermiamo per comprare un po’ di frutta fresca e perché Loren, la guida, avvista dei camaleonti a bordo pista (come li abbia notati resta un mistero, ma altre volte ci darà nozione della sua incredibile vista).
Giungiamo al lodge nel centro del parco e scarichiamo quanto ci servirà per dormire e mangiare. La struttura è accogliente (anche se c’è un gran freddo!) e ricorda in parte i nostri rifugi alpini. Abbiamo qualche ora di tempo prima del pranzo, che già ci stanno preparando, e Loren ci dirige verso la nostra prima escursione nel parco.
Camminiamo a lungo nella foresta pluviale accompagnati dalle sempre precise ed accurate descrizioni della guida. Sono addirittura io ad avvistare sugli alti alberi che circondano il lodge una famiglia di lemuri che sembra non avere alcun timore del nostro avvicinamento né delle numerose foto che scatto loro. Sono al settimo cielo! La visita al parco continua anche in versione notturna e anche in queste condizioni la guida non si smentisce: riesce a notare, nel fitto della foresta, minuscoli camaleonti addormentati. Ne ammiriamo molti (il più bello è senza dubbio il camaleonte dal naso blu) e riflettiamo sul fatto che senza la guida probabilmente non ne avremmo notato alcuno, tanto meno il geko con la coda a foglia (leaftale geko) un raro esemplare di geko mimetico all’inverosimile!
L’avventura nei parchi naturali del Nord del Madagascar continua nella riserva dell’Ankarana, per raggiungerla la strada non è né breve né comoda… ma il fuoristrada della Ibonia ci porta sani e salvi al campo dove quasi con orgoglio piantiamo la nostra tenda.
L’Ankarana ci regala degli scenari indimenticabili costituiti da grotte profonde, canyon mozzafiato, fiumi sottorranei, baobab e…gli tsingy: agglomerati rocciosi dalle forme lunari ed appuntiti come lame sui quali solo i lemuri riescono a camminare (noi ci proviamo ma il risultato è tutt’altro che elegante). Nemmeno qui mancano incredibili e simpaticissimi animali: manguste, pipistrelli, geki, e tantissimi lemuri. Abbiamo la fortuna di incontrare in modo molto ravvicinato con una famiglia di lemuri coronati che, attirata dal mio spuntino a base di banane, ci salta addosso e si appende ovunque!
I giorni nei parchi scorrono veloci (anche troppo), regolati dalla luce del sole, da lunghe camminate ed escursioni diurne e romantiche notti stellate.
Così è triste salutare gli amici dell’Ibonia Travel che ci hanno guidato ed accompagnato nel tragitto ma con l’anima leggera affrontiamo il lungo percorso in taxi brousse a ritroso verso Nosy Be.

Tappa 5 (16 - 21 agosto 2004)
Nosy Be e Nosy Iranja
Ultimi giorni di vacanza dedicati al relax: spiaggia e mare. Al nostro primo arrivo a Nosy Be (v. tappa 3) avevamo chiesto a Jeannot, un taxista del posto, di organizzare per noi un bivacco di tre giorni sull’isola di Nosy Iranja. Al nostro arrivo al porto di Nosy Be abbiamo la lieta notizia che questo sogno si può avverare.
Ed è veramente un sogno Nosy Iraja (isola delle tartarughe in malgascio)! Qui trascorriamo serene giornate immersi in una natura da cartolina unitamente alla solita inimitabile cortesia del popolo malgascio e ad un servizio cucina impeccabile e superbo.
Ci godiamo ogni giorno l’alba dall’apertura della nostra (ormai mitica) tenda per poi, giunta sera, languire di fronte al tramonto… dall’altro lato della tenda!
Eppure dobbiamo lasciare l’isola.
Unica nota dolente le malefiche sand flies della cui esistenza non avevamo idea e quindi non conoscevamo rimedio (per la cronaca e per la salute di chi ci andrà: il rimedio è spalmare sulla pelle olio di cocco o simili).
Con un’ultima escursione a Nosy Be che, a mio avviso, offre il meglio quanto a paesaggi ed interesse al suo interno molto più che nelle spiagge, termina il nostro viaggio nel nord del Madagascar ma inizia la voglia di ritornare per visitare il resto dell’isola e nasce da subito la nostalgia per questo splendido Paese.
Misaotra Madagascar!

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