Libia: appunti di viaggio

in viaggio con Pilotti in Libia

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Libia: appunti di viaggio

Un paradiso da riscoprireLe impressioni di viaggio andrebbero scritte subito, soprattutto per un paese come la Libia.
Qui tempo, spazio, odori, suoni, colori assumono tonalità completamente diversi e solo la registrazione estemporanea consente di conservare l'aspetto più vero.
Questo paese del Nord Africa conserva un angolo privilegiato nei miei ricordi: ho cominciato ad esplorarlo ai tempi in cui l'embargo imponeva estenuanti trasferimenti in taxi dalla Tunisia e proseguo oggi con i comodi voli da quasi tutte le capitali europee.
Purtroppo non sono ancora riuscito a visitare l'interno che mi dicono essere la parte più spettacolare, ma mi sono ripromesso di tentare questo prossimo autunno, quando la temperatura sarà tollerabile.
Attualmente l'ingresso in Libia è molto più agevole.
Numerose agenzie di viaggio sono in contatto con altre società specializzate nel rilascio di visti consolari turistici. Oppure ci si può rivolgere direttamente all'Ambasciata libica di Roma o al consolato di Milano. Non ci sono obblighi sanitari: è tuttavia raccomandabile seguire le solite precauzioni come per una qualsiasi escursione in paesi con clima molto caldo: bere acqua imbottigliata, mangiare solo cibi cotti o frutta con buccia, non esporsi al sole nelle ore centrali della giornata.
Il periodo migliore per visitare il nord Africa va da Marzo a fine Maggio e da Settembre a Novembre. Non piove e non fa troppo caldo.
Gli alberghi lasciano parecchio a desiderare; consiglio di non alloggiare in hotel con meno di 4 stelle (che corrispondono a circa 2 stelle italiane). Tutti gli alberghi sono gestiti dallo stato e solo quelli a 5 stelle possono offrire un servizio decente (El Mehari a Tripoli oppure Tibesti a Benghazi).
Attenzione a non capitare in Libia nel periodo del Ramadam; questa epoca i libici mangiano e bevono solo prima del sorgere del sole e dopo il tramonto. Di conseguenza il periodo di chiusura degli esercizi (di qualsiasi tipo) è particolarmente lungo e anche gli hotel fanno servizio ridotto (un solo ristorante aperto a mezzogiorno nel miglior albergo di Benghazi; come alternativa il solo servizio in camera).
Libia è sinonimo di Gheddafi.
Tralasciando qualsiasi commento politico, si deve comunque riconoscere che mr. Gheddafi ha avuto il merito di unificare le varie tribù della zona in un unico grande popolo orgoglioso di essere tale. Ha dato a tutti una casa, un auto, un lavoro. Ha tenuto fuori dal paese l'estremismo islamico che ha insanguinato i paesi limitrofi. Non è tuttavia riuscito a dare una libertà di parola e di azione a tutti, relegando il potere in poche, pochissime mani. Il libico è una brava persona: non resterete mai fermi a lungo, a lato di una strada. Verrete presto avvolti da una giocosa folla interessata al problema della vostra macchina, alla vostra nazionalità, ai vostri affari, alla vostra vita, pronti a dispensare una miriade di consigli. Se siete fortunati, troverete anche qualcuno che si rimboccherà le maniche e cercherà di trarvi d'impiccio.
Ci sono tantissimi atteggiamenti dei nordafricani che ci infastidiscono, visti qui in Italia. Se avrete modo di viaggiare in questo paese con un atteggiamento esplorativo limitando al massimo i pregiudizi, forse comincerete a comprendere quanto sia normale il loro comportamento: perché affrettarsi ad attraversare la strada di corsa quando si sa che l'auto suonerà ma si fermerà e soprattutto tenendo conto del fatto che con 40 gradi all'ombra si suda tantissimo?
Altri consigli importanti. Non indossare calzoncini o gonne corte. Le persone più anziane potrebbero non gradire e crearvi qualche problema. Attenzione alla guida; gli autisti non hanno alcuna regola. Tutto funziona alla meraviglia (per loro), ma un europeo alle prime armi potrebbe avere seri problemi. E' necessario prestare la massima attenzione e non guidare di notte: cani, cammelli, esseri umani sono soliti saltare fuori nei luoghi e con modalità impensabili. Nell'ultimo viaggio, alle ore 19.30 di un giorno di Gennaio (buio totale), su una strada a quattro corsie non illuminata, nel raggio di tre chilometri ho rischiato quanto (nell'ordine): uscita di strada perché un gruppo di pecore stava pascolando sullo spartitraffico centrale; investimento di due persone che hanno attraversato la carreggiata cinque metri davanti alla macchina; incidente con un pick-up senza fari che decide di fare un'inversione a U; distruzione della fiancata destra del mio veicolo per collisione con un albero caduto in mezzo alla corsia di marcia. Quindi attenzione!!!

Volendo stilare un ipotetico programma di viaggio per un "trip" esplorativo, potremmo dividere la regione in quattro settori: le città moderne, la costa, le città antiche, il deserto.

Le città sulla costa mantengono alcuni tratti derivati dal periodo coloniale e mischiano il fascino di angoli misteriosi a brutture architettoniche che ricordano lo stile socialista. Cercando di osservare il particolare, si scoprono ritagli d'Italia e scorci che ci riportano a fasti di un tempo passato oppure alla magia di una notte berbera.
... ci vuole fantasia ...
Tripoli è forse la città più viva. La fine dell'embargo ha decretato la conclusione definitiva del regime monopolistico quando trovavi a prezzi esorbitanti e solo per un certo periodo pochi singoli prodotti; poi più nulla fino all'arrivo di nuovi carichi.
Adesso nuovi negozi sorgono come per incanto e si cerca di ritrovare quell'Europa che le antenne paraboliche mostrano così vicina. Incontri ragazzini e anziani che passeggiano per mano, signore ingioiellate che fanno shopping, manager rampanti nelle fiammanti macchine d'importazione, poveri vecchi che chiedono l'elemosina. Al loro fianco camminano anziane signore avvolte nel tradizionale lenzuolo bianco che lascia scoperto solo un occhio, mercatini improvvisati si materializzano sul marciapiede, si aprono negozi che vendono un oro quasi ramato per le ceste della dote di nozze (che qui durano 7 giorni e 7 notti). Di Tripoli e di altre città che passerete conviene visitare la Medina (o Souk): non sono quartieri caratteristici come a Tunisi oppure a Marrakesh ma si può incontrare il vero libico.
Qui si vende qualsiasi cosa e di qualsiasi marca: Nikke, Citezen, Enrico Caveri, Armanni. ... attenzione ai falsi!

La costa conserva angoli splendidi.
Ci sono spiagge lunghissime e praticamente deserte. Basta cercarle avventurandosi per le stradine che portano verso il mare (attenzione alle zone militari). La strada che dalla Tunisia porta all'Egitto, passa abbastanza vicino alla costa; ad esclusione dei tratti in cui ci si allontana parecchio dal mare per evidenti installazioni militari, da cui è bene stare alla larga, si vedono spiagge con palme sulla sabbia, piccole insenature bianche, isolotti.
Purtroppo altre baie splendide sono state completamente rovinate dalla spazzatura e dai libici che cambiano l'olio all'auto scaricandolo direttamente al suolo. Purtroppo questo paese non ha ancora alcun genere di rispetto ecologico e si vede. Meglio quindi non frequentare località troppo vicine alle città.
Attenzione poi all'esposizione eccessiva del nostro corpo. Siamo comunque in un paese musulmano; anche se alcune libiche fanno il bagno con costumi occidentali, moltissime vestono ancora lunghi camicioni anche in acqua. Quest'ultimi quindi mal sopportano la frequentazione della spiaggia con i disinibiti europei. Meglio quindi luoghi solitari oppure espressamente per stranieri. Ultimo ma non per importanza, attenzione al sole che qui scotta davvero.

Le città antiche, a mio parere il secondo motivo che, dopo il deserto, giustifichi pienamente un viaggio in queste terre. Ci sono svariati siti archeologici in tutto il territorio libico: Leptis Magna, Cirene, Zabratha, Tokrah, Ptolemais, Apollonia sono solo alcuni dei più famosi.
Svariate epoche e numerose civiltà si sono avvicendate cercando di domare queste tribù: romani, bizantini, greci, turchi, arabi, italiani, inglesi ecc. ecc. Si spazia da vere e proprie località archeologiche con graffiti di civiltà preistoriche (sono quasi tutti nel deserto) a città vere e proprie dove osservare tutte le attività di un tempo. Se si è poi parecchio fortunati, si possono fare incontri molto particolari: dal vecchietto che ha partecipato alla campagna di Libia come attendente di un ufficiale italiano (che ti intrattiene per ore con i ricordi delle battaglie e con aneddoti spassosi della sua famiglia e della sua vita) al professore di archeologia dell'università di Benghazi che, in una giornata piovosa di Febbraio ti mostra in anteprima mondiale una piccola statuetta di Bacco appena ritrovata. Alcuni siti sono famosi e ben conservati, altri sono allo sbando più completo (in una cava piena di tombe greche hanno fatto una discarica di lattine).
Ovunque, però, si ha l'impressione di entrare in un'altra dimensione, in un altro tempo.
Fino a poco tempo fa si poteva vagare per ore senza incontrare anima viva: la mente poteva immaginare liberamente come fosse stato il tempo passato. Camminare per piazze, cattedrali, teatri, terme, castelli, mura, piscine e spiagge, tra colonne abbattute e statue perfettamente conservate.
Tutto nella più assoluta tranquillità.
Ci si può fermare stupiti di fronte a mosaici quasi perfetti, piazze gigantesche, statue, tutto immerso nel silenzio rotto solo dal rumore del vento e delle onde. Non credo sia possibile rendere a parole quello che si prova quando ci si trova di fronte a tanta storia nel silenzio. Forse solo un senso di pace e di vera misura di noi, di quanto siamo piccoli di fronte al tempo che non si ferma mai.

Il deserto.
La mia esperienza di deserto non va oltre l'attraversamento della fascia costiera, l'ultimo lembo prima del mare, e qualche gita nei dintorni immediati delle grandi città. Nonostante questo credo fermamente che una gita nell'interno sia doverosa. Dei miei viaggi ricordo la sensazione del nulla, il silenzio assoluto, il buio vero, quello che noi ormai abbiamo perso, circondati come siamo da tanto caos, luce e civiltà.
Vorrei spingermi oltre quella che è la normalità della mia giornata e spingermi verso quella forma di ignoto che dovrebbe indurci a guardare dentro di noi. Ascoltando i racconti di chi c'è già stato, si racconta di spazi infiniti, di gitanti della domenica dispersi e ritrovati a fatica. Consigliano tutti un viaggio con gente del luogo, persone che viaggiano su jeep scassate sempre ferme per una qualche riparazione ma comunque riparabili, cosa che non sempre avviene per le costose fuoristrada piene d'elettronica. Questa gente conosce la sabbia, la sente.
Ho guidato per un giorno nel deserto roccioso e vi assicuro che non è facile seguire una pista malamente indicata o del tutto assente.
Si parte con taniche d'acqua e di benzina e si viaggia con il sole; quando arriva poi il crepuscolo, bisogna fermarsi o pregare di essere già arrivati a destinazione: una sosta notturna non equipaggiati non è augurabile. Credo che il mio prossimo viaggio "privato" sarà proprio tra le sabbie del deserto libico. Questa esperienza non può mancare al viaggiatore che sta "cercando" di conoscere il mondo in cui vive.

Sconsiglio vivamente la Libia a tutti coloro che, pieni di pregiudizi, si avvicinano al Nord Africa con piglio colonialista.
Questi popoli hanno difetti e pregi come ogni altra popolazione di questo mondo. Affrontarli con superiorità vuol dire perdere ogni possibilità di contatto, resta solo la superficiale visione di un paese diverso. Ritengo che sia necessario adeguarsi a loro; dopo tutto siamo nel loro paese e loro vivono qui da molto prima: sanno benissimo cosa fare. Non spaventatevi per le difficoltà e scomodità che si debbono affrontare: penso che ne valga la pena.

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