La Villa di Livia: celebre residenza imperiale.

Uno dei monumenti di maggior spicco della Roma antica.


Tra i monumenti più noti dell’antichità romana è certamente la villa appartenuta a Livia, sposa di Augusto, riconosciuta già agli inizi dell’Ottocento sulla collina che domina, al IX miglio della Via Flaminia, il quartiere di Prima Porta.

Un primo complesso di ambienti si dispone intorno ad un atrio (D), ristrutturato a partire dal II secolo d.C., con mosaico a fondo nero ed una fascia con motivo a mura di cinta intorno all’impluvio. All’originaria fase augustea risale il quartiere privato comprendente due cubicoli con alcove e decorazioni musive aperti su un portico (E) che circonda un piccolo giardino. Un lungo corridoio pavimentato a mosaico con fasce ondulate mette in comunicazione il complesso dell’atrio con un vasto impianto termale (F), anch’esso in gran parte frutto di restauri del II e III secolo d.C., con un grande frigidarium e vani minori riscaldati. Il peristilio occupa l’area scoperta (G) su cui prospettano ambienti in parte ancora della fase augustea, ma con i pavimenti in mosaico rifatti nel II secolo d.C.
Una scala parzialmente antica scende agli ambienti sotterranei (H): da un vestibolo con pavimento a mosaico due passaggi ad arco contrapposti immettono da un lato in una cantina (con volta a botte e presa di luce) e dall’altro nella sala, verosimilmente un triclinio estivo, le cui pareti rivestite di una cortina di tegole che le isolava dall’umidità, recavano le celebri pitture raffiguranti un fresco e lussureggiante giardino (oggi si trovano presso il Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo, Roma). La volta a botte, già decorata in stucco con disegno a lacunari, venne ricostruita dopo gli scavi ottocenteschi. La grande aula costruita sopra il triclinio sotterraneo è affiancata da ambienti analoghi, con raffinati pavimenti in opus sectile o a semplici mosaici bianchi di età augustea, coperti nel II secolo d.C. da altri figurati in bianco e nero. Si conserva in questo settore della villa la parte inferiore delle pareti, decorate a incrostazione marmorea o, nel corso dei rifacimenti del II secolo, ad affresco con ripartizioni architettoniche schematiche racchiudenti pannelli, figure volanti e piccole immagini di animali.
Una scala documenta l’esistenza di un piano superiore.
Un’altra scala, nel cui pianerottolo erano inseriti due piccoli forni, conduce in un vano sotterraneo da cui si dipartono corridoi di servizio per i diversi quartieri.
Tra i risultati dei recenti scavi vi è l’accertamento della prosecuzione del muro di sostegno (I) in reticolato, con contrafforti, su tutto il fronte verso il Tevere, seguendo l’andamento della roccia, a costituire il terrazzamento dell’intera costruzione.
La conservazione delle strutture, ma soprattutto delle decorazioni parietali e pavimentali, senza ricorrere all’usuale e rovinoso principio del distacco per queste ultime e alle pesanti integrazioni murarie che continuano a sfigurare i nostri monumenti più antichi, ha richiesto la realizzazione di un elaborato sistema di copertura con tettoie permanenti.

UN'AQUILA ED UNA GALLINA. La Villa di Livia è ricordata nelle fonti letterarie (Plinio, Svetonio e Cassio Dione) per un evento prodigioso che le avrebbe dato la denominazione “Ad Gallinas albas” che riporto testualmente: “a Livia Drusilla…..un’aquila lasciò cadere dall’alto in grembo….una gallina di straordinario candore, e….teneva nel becco un ramo di alloro con le sue bacche. Gli aruspici ingiunsero di allevare il volatile e la sua prole, di piantare il ramo e custodirlo religiosamente. Questo fu fatto nella villa dei Cesari che dominava il fiume Tevere, che perciò è chiamata “alle Galline”; ne nacque prodigiosamente un boschetto. In seguito Cesare (Ottaviano) nei suoi trionfi tenne in mano un ramo e portò sul capo una corona presa da quel bosco e così fecero tutti gli alti imperatori.
Si trasmise l’abitudine di piantare i rami che essi avevano tenuto in mano ed esistono ancora i boschetti con l’indicazione dei loro nomi; e si vide che alla morte di ciascuno di essi l’albero da lui piantato si inaridiva. Così nell’ultimo anno di Nerone la selva intera arse sino alle radici e tutte le galline morirono. E fu colpita improvvisamente la sede dei Cesari, nello stesso istante caddero le teste di tutte le statue e anche lo scettro di Augusto gli fu strappato dalle mani” (Svetonio, Galba).

2 commenti in “La Villa di Livia: celebre residenza imperiale.
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    mmmmmmmm............
    06/03/2007 16:11

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  2. Avatar commento
    faschion 4ever
    06/03/2007 16:09

    secondo me...è stato veramente bello....(anke se 1 noia mortale)...vabbè ciao ciao

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