Asante sana, Kenya!

in viaggio con ilariab81 in Kenya

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Asante sana, Kenya!

Il diario di questo viaggio nasce dalla voglia di condividere esperienze, scambiarsi opinioni e racconti, ma soprattutto consigli per chi ama scoprire e vivere nuovi posti e nuove culture come me.
In particolare voglio lasciarvi i nomi ed i numeri dei ragazzi con cui sono entrata in contatto prima di partire per il Kenya. Rasta e Mosè hanno organizzato trasferimenti, l’alloggio, e ci hanno supportato nell’organizzazione del safari e delle altre escursioni. Sono delle ottime “guide” e sapranno supportarvi in toto ed esaudire le vostre richieste (anche quando significa stare soli).
Rasta 00254724892038
Mosè 00254724813516
Questo è il mio modo per ringraziarli e aiutarli nella loro attività. È un piccolo contributo allo sviluppo della cultura del lavoro e al miglioramento della loro condizione.
Io ero affascinata dall’Africa prima di partire, lo sono di più, ora che sono tornata: questo è solo un piccolo aiuto per la gente che ho incontrato.
Ho nel cuore i paesaggi, i colori del cielo all’alba e al tramonto, la luce accecante delle stelle di notte; ancora di più i sorrisi della gente, la loro spontaneità nel comunicare, la tranquillità del loro vivere, la serenità e la semplicità nell’affrontare la quotidianità.
Ricordate che amare l’africa significa anche amare le sue contraddizioni, la povertà della gente, la semplicità dell’alimentazione, ma soprattutto accettare e superare piccoli imprevisti.
Per chi ha pazienza buona lettura.
Ilaria
Itinerario
Sabato 01/09/2007
Partenza con VOLO EUROFLY Roma 00:30 – Mombasa 08:30
Abbiamo viaggiato benissimo… io ho dormito tutta la notte; una nota non troppo positiva il cibo non eccellente… ma in aereo si sa che non si mangia un granché!
Per entrare in Kenya si paga un visto di 40 €; noi lo abbiamo fatto all’ambasciata Keniota a Roma, ma è possibile farlo direttamente all’Aeroporto.
Dall’Italia avevamo il contatto di un ragazzo del posto che ci ha organizzato il trasferimento da Mombasa a Watamu e l’alloggio per le due settimane di permanenza.
Rasta ci aspettava fuori con l’autista del taxi: destinazione Watamu. La strada per Watamu è lunga e piena di buche; non ci si deve scoraggiare ma semplicemente ammirare gli splendidi paesaggi e godere il primo assaggio di vita africana.
Arrivati a Watamu, lasciamo i bagagli nel nostro appartamento davvero carino: vicino al mare, con piscina, cucina dotata di tutti gli elettrodomestici principali, arredato in un perfetto stile minimalista africano.
Infilato al volo il costume, Rasta ci accompagna a fare il primo giro in Spiaggia: Watamu beach. Mentre camminiamo ci sia affiancano numerosi beach boys che dopo i soliti convenevoli ci propongono di acquistare nei loro duka (negozi). Siamo ancora troppo storditi per contrattare, ma ascoltiamo con interesse le storie di vita personale che ognuno di loro ha da offrirci.
C’è la bassa marea, così possiamo arrivare a piedi all’Isola dell’amore. Camminando vediamo un pesce palla ed una “murena che fa l’amore con il polipo” (come commentano i locali).
L’isola dell’amore è meravigliosa. L’acqua è limpidissima… ci immergiamo e restiamo a mollo fino a quando non è ora di tornare… la marea risale velocemente.
Piccola nota: la marea è influenzata dalla luna e cambia ogni sei ore. Durante la prima settimana ci sarà alta marea la mattina e bassa la sera; viceversa la seconda settimana.
Avendo mangiato per pranzo solo cocco e bevuto latte di cocco, andiamo con Rasta a fare la spesa nello loro tipiche bancarelle. Compriamo il necessario per la cena, che il nostro amico cucinerà per noi ed un po’ di frutta per colazione e merenda: Mango (il mio preferito), banane (che qui hanno tutt’altro sapore), papaia ed ananas (spettacolare!).
Passeggiamo con Rasta dentro il paese di Watamu, passiamo davanti casa sua… ci stupiamo per la povertà, per le mosche ed i forti odori; vorremmo lasciare qualcosa a tutti i bimbi che incontriamo.. regaliamo qualche penna e caramella, ma vorremmo fare di più. Le immagini sono forti ed il cuore ci si stringe… poi scopriremo che quella sulla costa non è vera povertà: i turisti sono una grande risorsa di ricchezza. Vedremo posti e persone più povere.
Rasta ci accompagna in agenzia di viaggio per scegliere il safari; vorremmo visitare il Masai Mara e il Lake Nakuro, ma il prezzo di partenza è alto. La soluzione più economica prevedeva tenda senza servizi da “gestire” fai da te. Non ce la sentiamo, essendo la prima esperienza di safari e optiamo per un Safari di 3 giorni in Jeep prima nello Tsavo Est e poi nel Parco Amboseli, per vedere i famosi Masai. Partenza lunedì mattina… non vediamo l’ora!!
Torniamo a casa, doccia veloce e vediamo Rasta arrivare con la nostra cena pronta: riso a cocco con sugo di polipo, barracuda alla brace con chapati,e mango… una meraviglia per il nostro palato.
Siamo distrutti e crolliamo dopo poco… ci fa effetto coricarci sotto una zanzariera ed ascoltare le voci della natura che ci cullano dolcemente.

Domenica 02/09/2007
Ci svegliamo ascoltando il rumore del vento che muove le foglie, ancora increduli di essere arrivati nel cuore dell’africa tanto sognata. Mangiamo frutta e barrette di cereali portate dall’Italia e iniziamo ad andare verso spiaggia. Vogliamo fare il Safari Blu e cerchiamo di prendere informazioni dai ragazzi del posto che subito si avvicinano. Incontriamo una coppia di romani, Leo e Flo, che si erano organizzati per fare lo stesso giro. Ci aggiungiamo a loro ed attendiamo l’arrivo di Rasta e di Sandro il loro Beach boys.
Tagliando per il paese, arriviamo alla spiaggia del Blu bay dove ci attende la nostra imbarcazione.
Su questa spiaggia le alghe sono numerose in questa stagione, ma a gennaio dicono essere la baia più bella. Per quanto riguarda il fenomeno delle alghe, in questa stagione ci sono, ma non ovunque. A noi non hanno creato problemi, soprattutto perché ci siamo sempre spostati alla ricerca di nuove spiagge e nuovi posti da visitare e posso assicurare che in tantissimi posti le alghe non ci sono affatto.
L’imbarcazione che ci aspetta, è una piccola barchetta colorata a due piani. Costeggiamo la costa e vediamo le varie baie, ci fermiamo per il primo bagno e risaliti sulla barca ci piazziamo sul prendisole per godereci il panorama scaldati dal sole dell’equatore. Vediamo le mangrovie e scendiamo a Mida creek, una spiaggia dove calmi ed indisturbati riposano numerosi fenicotteri. La sabbia ha una caratteristica particolare, per cui camminando si affonda nel terreno. Ripartiamo per il nostro giro e finalmente pranziamo… i ragazzi del posto si fermano su una spiaggia dove hanno organizzato un favoloso pranzetto: riso a cocco con sugo al polipo (again!), grigliata di gamberi, gamberetti, aragosta, gamberoni, barracuda con patate e frutta a volontà: banane, cocomero, ananas, cocco…. Che dire…. Tappa successiva: snorkelling nel parco marino di Watamu… solo dall’imbarcazione si vedono numerosissimi pesci, ma in acqua con la maschera è una meraviglia! Pesci di tutte le dimensioni coloratissimi; rimpiango di non avere una macchinetta subacquea.
Alle quattro siamo di rientro… andiamo a mangiare il gelato con i ragazzi italiani (neanche a farlo apposta scopro che Leo lavora nella mia stessa sede… guarda il caso... è proprio vero che il mondo è piccolo). Scegliamo gusti alla frutta del posto, il gelato è ottimo, peccato che questi ragazzi italiani ci abbiamo fregato la nostra idea: lasciare l’Italia ed aprire una gelateria in Kenya.
Rientriamo a casa, prepariamo la borsa per il safari, mangiamo della frutta e ci addormentiamo come due bambini... soprattutto perché la sveglia suonerà alle 4.30 del mattino!

Lunedì 03/09/2007
Wow!! Safari!!
Sveglia a parte siamo eccitatissimi. La jeep ci viene a prendere davanti casa, salutiamo Rasta, carichiamo gli altri quattro ragazzi e siamo pronti per la partenza! Sulla Jeep siamo in 9: io e Met, Mauro Eleonora Cristina e Giuseppe (i ragazzi di Torino), l’autista, la guida Tomas e un poliziotto che ci scorterà fino all’entrata del parco.
Anticipo che la compagnia è stata splendida, (tant’è che nella settimana successiva abbiamo fatte diverse gite con Cry e Pepe) e la guida strepitosa… io adoro Tomas, per me nel suo lavoro è imbattibile: grandi conoscenze, voglia di insegnare usi, costumi, caratteristiche degli animali e la lingua del posto lo swahili. Con lui ci siamo trovati benissimo e garantisco per lui al 100%.
Prima tappa: Tsavo East
La strada è piena di buche, e sembra di essere dentro ad un idromassaggio… ma il paesaggio è meraviglioso. A parole non è possibile descrivere quello che si apre ai nostri occhi: savana alberata immersa nel silenzio dove si possono ascoltare solo il rumore del vento ed il verso degli animali.
Vediamo coccodrilli (enormi e vicinissimi), ippopotami assonnati nel fiume tsavo, elefanti, antilopi, antilopi giraffa, antilopi d’acqua, dik dik, giraffe, elefanti, bufali, zebre, faraone, meravigliosi e coloratissimi uccelli, aquile e due leoni che riposano riparati dall’ombra delle palme.
Sono emozioni che non scorderò, la felicità era tale da non sentire il sonno, il fastidio per la strada sterrata e la sabbia sul viso e negli occhi.
All’una arriviamo al Voi Wildlife Lodge & Safari Spa… il posto è come sempre meraviglioso. Offre una vista splendida su una pozza d’acqua dove numerosi animali si alternano per abbeverarsi. Inutile dire che spettacolo vedere avvicinarsi l’elefante con tua la sua calma e maestosità. Unico neo del posto, un po’ troppo grande e più turistico rispetto al campo tendato. Ci offrono un ottimo cocktail di benvenuto ed anche il pranzo è buono. Io scelgo tutti piatti tipici ed assortimento di frutta.
Dopo un piccolo riposino, si riparte per il game drive… scimmie, babbuini, cercopitechi, manguste… ma il meglio deve ancora venire: davanti ai nostri occhi si apre un’immensa distesa di animali… innumerevoli e pacifici non si preoccupano del vago movimento della leonessa che inizia ad avvertire fame… ci appostiamo a lungo per vedere il pacioso leone rilassato tra le fitte erbe (purtroppo troppo distante per fotografarlo… ops… dimenticavo il BINOCOLO è fondamentale), che osserva la leonessa muover i primi passi verso le sue prede: fiera e silenziosa, elegante e maestosa in ogni movimento inizia la sua caccia. Siamo stregati! La terra è rossa, un rosso brillante: in africa tutti i colori sembrano più vivi, più vivaci. Il tramonto toglie il fiato, vediamo il sole scendere dietro ai monti ed far brillare la pozza davanti al lodge con una calda luce arancione che produce sull’acqua riflessi di color argento. Cala il buio, dopo uccelli ed antilopi si avvicina un elefante. I suoi movimenti sono lenti, continuamente si avvicina con la proboscide l’erba alla bocca. La pozza ora è illuminata da un faro, ma il pachiderma non sembra accorgersi della luce artificiale né del vocio delle persone che lo filmano, fotografano o semplicemente osservano. Tutto crea un grande senso di pace e la luce che batte sulla terra rossa rischiara la scena che tutti guardiamo ammirati.
Stanchi ma felici, posizioniamo la sveglia alle 5.45 per goderci l’alba e affrontare l’indomani una nuova giornata di safari.

Martedì 04/09/2007
La nostra stanza ha un’ampia vetrata che guarda verso la pozza d’acqua. Aperti gli occhi ci godiamo lo spettacolo del nascere del sole, che piano piano colora la savana. Mi vesto velocemente e corro a scattare un paio di foto ricordo… in questi momenti posso solo ringraziare per quello mi è stato donato di vedere. L’aria è fresca e pungente, il panorama è rasserenante, solo i tempi stretti per l’appuntamento per il game drive mi riportano alla realtà. Colazione veloce e partenza per la nostra seconda tappa: il Parco Amboseli.
Chilometri e chilometri di strada rossa si aprono davanti ai nostri occhi; la strada è interminabile, sembra guardare una striscia infinita, che continua senza mai giungere ad una meta. Ci si affiancano mandrie di mucche e di pecore, al pascolo con i masai. Dobbiamo far attenzione potrebbero non gradire le nostre fotografie. Attendiamo perché sappiamo che nel pomeriggio avremo l’onore di visitare il loro villaggio.
Il paesaggio piano piano cambia; la terra rossa lascia il posto a distese chiare e brulle, con poca vegetazione. Il paesaggio è davvero incantevole: ora si che la savana si lascia ammirare in tutta la sua bellezza. Entriamo nel parco amboseli e mentre la nostra guida discute all’entrata per un disguido, numerosi masai moderni si avvicinano per invogliarci ad acquistare le loro opere o a barattarle con qualcosa di nostro. Arrivano a chiederci persino le mutande; sono molto insistenti e alla fine concludiamo un affare: Matteo scambia il suo cappello per un braccialetto… speriamo non si ustioni la testa!
Riprendiamo il game drive nel parco. Ci saltano alla vista dei turbini di terra e polvere, sembrano piccoli tornado; numerosi davanti ai nostri si mostrano i magic amboseli.
Sole e vento, non ci impediscono di alzarci in piedi sulla jeep per non perderci neanche un frammento di questo nuovo paesaggio. E il parco ci regala anche la vista dei primi animali; gnu (settembre è il periodo in cui migrano dalla Tanzania al Kenya), zebre, struzzi, elefanti.
Per pranzo arriviamo al campo tendato: Kibo Safari Camp. Questo si che è un vero campo! Le nostre tende sono immerse nella savana, solo una rete divide noi e dagli animali. Le tende sono confortevoli, ed anche dotate di bagno e doccia. Il posto ci piace da impazzire. Anche qui cocktail di benvenuto (succo di passion fruit) e pranzo. Poi si riparte per il game drive. Ancora elefanti, gnu, bisonti e giraffe, gazzelle ed antilopi… distese di animali… vediamo la iena, gli avvoltoi, il facocero, e poi finalmente il ghepardo. Ci fermiamo a lungo; solo Tomas lo vede tra gli arbusti. I nostri occhi abituati solo allo schermo del pc hanno difficoltà ad individuare gli animali tra i colori della savana. Dopo una lunga osservazione ad occhio nudo e con il binocolo, per prima lo vedo. Lancio un urlo di gioia e la guida mi guarda severa. Attendiamo pazientemente, tutti riusciamo a metterlo a fuoco e poi finalmente si muove. Fotografarlo è una gioia; l’attesa è stata premiata. La savana ci regala ancora immagini stupende: famiglie di elefanti che passano accanto alla nostra jeep. Gli elefanti generano in noi una dolcezza incredibile; i piccoli sono tenerissimi.
La giornata ancora non è finita. Eccoci arrivati al villaggio masai. Solo io e Matteo entriamo; in effetti il costo per la visita è di 10 €. Esoso, ma ci consoliamo sapendo che i soldi verranno investiti per costruire la scuola per i bimbi masai. Il mio spirito fortemente femminista non comprende le usanza di questo popolo, ma questo non limita la mia curiosità. I masai vivono in capanne fatte di sterco di mucca essiccato; sono le donne che si occupano della vita nel villaggio e della costruzione delle case ogni cinque anni. Gli uomini sono pastori ed è quella la loro principale occupazione, oltre a fare chashnaga chashnaga con tutte le loro mogli... e ne possono avere fino a 20... ti credo che usano una radice assimilabile per gli effetti al nostro viagra. Il figlio del capo villaggio ci parla delle loro tradizioni, ci fa entrare nelle buie piccole e basse case, ci mostra come si accende un fuoco e ci illustra tutte le radici che sostituiscono i medicianali. Usano i frutti della terra per curare mal di testa, mal di stomaco, dolori, nausee e persino la malaria... e noi che ci stiamo pure bombardando il fegato con il malarone! Faccaimo foto, riprese e immortaliamo anche la loro danza... un pò angosciante soprattutto quando Tomas ci fa avvicinare a loro per farci fotograre insieme. Un esperienza che non dimenticheremo.
Eccolo il Kilimangiaro... finalmente la coltre di nubi che circondava la sua cima si è dissolta... il ghiacciaio si illumina, ora di rosa ora ,di rosso, di arancione. Mi inchino davanti alla maestosità della natura.
Altro giro nel parco, altri animali, poi finalemente cena e riposo. Non prima di ammirare quello che in assoluto ho apprezzato di più del Kenya... il cielo di notte, così vicino, così impossibile non restare con gli occhi sbarrati per minuti e minuti a contemplare le enormi e luminose stelle. La sensazione è quella di poter alzare il braccio, scegliere una stella e portarla a casa... fortuna che potrò almeno conservarle nei miei ricordi.
I masai cantano in nostro onore davanti al fuoco; l’aria è fredda, è ora di dormire… è strano addormentarsi con sottofondo i rumori della savana… l’immaginazione vola ed i pensieri non si fermano… il tuo corpo mi riscalda, il tuo calore mi avvolge e mi intorpidisce fino a che gli occhi non si chiudono: ringrazio ancora e sogno i colori dell’alba.

Mercoledì 05/09/2007
È l’alba che mi sorprende ancora, sono i raggi del sole tra i rami delle acacie e degli alberi ad ombrello. Sono le 5, fa freddo, ma l’aria sul viso aumenta solo la mia voglia di vedere, ancora vedere e vivere nuovi posti.
Ancora game drive, ed ancora numerosi animali, soprattutto scimmie ed elefanti, poi finalmente altri due ghepardi… abbiamo voglia di vedere le bestie… leoni, leopardi e ghepardi… ma è ora di riprendere la lunga strada verso Watamu.
Ci fermiamo a pranzo al panoramico Voi Lodge: … grazie per questo scorcio… grazie per la vista dall’alto di una natura brulla ed incontaminata… grazie per il pranzo con Tomas a tavola con noi.
La strada è lunga; passiamo davanti al tristemente famoso ponte dove 130 indiani persero la vita sbranati da due feroci leoni (vedete il film: spiriti nelle tenebre), osserviamo cittadine, villaggi; ci fermiamo e diversi venditori si avvicinano al finestrino della macchina. Non prendiamo la strada classica per Watamu, giriamo per una scorciatoia. La strada ci regala una vegetazione più verdeggiante, palme altissime, risaie, enormi distese verdi. In questa spettacolare natura fanno capolino i visi dei bambini che corrono dietro la nostra jeep, salutando JAMBO e chiedendo caramelle. Noi gli lanciamo qualche caramella, i loro sorrisi ci riempiono di gioia. Ci fermiamo in un povero villaggio e distribuiamo penne, quaderni, pennarelli, biscotti… la gioia di queste persone, i volti felici pieni di gratitudine, gli sguardi semplici e sinceri sono il dono più spontaneo che questa gente inconsapevolmente ci regala.
La strada è ancora lunga e meravigliosa, stanchi ma felici arriviamo a Watamu; salutiamo gli altri ragazzi con la promessa di vederci venerdì per cena.
Rasta ci viene subito a trovare… è pur sempre un piccolo paese e le notizie circolano velocemente. Matteo gli dice di vederci per cena. Non sono d’accordo… vedute diverse si scontrano: io sono dell’opinione che possiamo girare da soli, lui che non è così e che dobbiamo aiutare ed invitare questa gente. Siamo esausti, le incomprensioni nascono, ed entrambi abbiamo ragione. Alla fine mandiamo un messaggio per l’appuntamento a Rasta che probabilmente non lo riceve. Così ci avventuriamo da soli. Ceniamo in un ristorante a basso prezzo… stile bettola pieno di mosche: Roasters Restaurant. Spendiamo veramente poco e mangiamo stratipico… Matteo carne con salsa di formaggio, io chapati e spinaci… Adoro i chapati!
Mi addormento pensando che ci sono sempre diversi punti di vista.

Giovedì 06/09/2007
Ci prendiamo due giorni di riposo a Watamu. Passiamo la giornata a Watamu beach. Ormai siamo diventati famosi tra i ragazzi del posto… siamo gli italiani che sono in appartamento: in questo periodo siamo solo io e Matteo a non stare in albergo. Siamo circondati dai beach boys e per sfinimento acquistiamo qualche souvenir. Passiamo gran parte della mattinata a parlare con Giordano, un ragazzo di 15 anni dolcissimo ed intelligentissimo. Ci affezioniamo tantissimo a questo ragazzetto; sa moltissime cose e gli piace studiare, nella vita vuole fare il dentista. Come molti ragazzi del posto, non può permettersi di studiare e deve lavorare nella speranza di guadagnare il necessario per la sua istruzione.
Passa un nuvolone e si scatena un temporale… neanche mezz’ora che il sole torna a splendere.
Passiamo una giornata in relax. Rasta per pranzo ci porta aragosta e tonno alla brace, e frutta tipica. Mangiare aragosta sulla spiaggia: ma quando ci ricapita!
Passiamo il pomeriggio a chiacchierare con Simba. Come lavoro fa il beach boys, ma nella vita ha avuto la fortuna di poter studiare. È laureato in economia, ma il lavoro come impiegato rende meno del lavoro privato. Uno stipendio medio oscilla dai 50 € agli 80 € al mese.
Decidiamo di andare a Malindi. Alle 6.30 Rasta ci viene a prendere. Non è propriamente puntuale e questo mi infastidisce. Facciamo un giro per Malindi. La città non ha niente di tipico, è piuttosto moderna, piena di locali alla moda e soprattutto brulica di italiani. La sensazione è proprio quella di visitare una colonia italiana. Per questo scegliamo di cenare in un ristorante tipico e non commerciale come il famoso Stardust. Il nostro ristorante Baobab è vista mare (anche se mancando le luci il mare non si vede). Scegliamo piatti tipici: io prendo il pollo cucinato con il latte di cocco con patate, Matteo il pesce cucinato sempre nel latte di cocco con riso. Rasta sceglie pollo fritto e patate fritte. Per dolce io scelgo una macedonia, che qui ha un sapore meraviglioso, Matteo la banana fritta col miele, Rasta il gelato. Soddisfatti ritorniamo verso Watamu. Ho omesso di dire che la strada è davvero brutta: piena di buche, trafficata… e aggiungo che il loro stile di guida non garantisce troppa sicurezza!

Venerdì 07/09/2007
Decidiamo di partire per Lamu. Sabato e domenica saremo su questa favolosa isoletta soprannominata da tutti la “piccola Zanzibar”.
Oggi restiamo in zona Watamu, ma ci spostiamo per vedere un’altra spiaggia. Finalmente ci liberiamo di Rasta; non per cattiveria ma non possiamo sempre stare solo con lui, anche perché questo significa non parlare con altre persone del luogo. Prendiamo un tuk tuk e ci facciamo portare ad Ocean Breeze. La spiaggia è bianchissima e lunghissima, e non ci sono quasi per niente alghe. Wow mi sento in un paradiso… peccato che anche qui iniziamo ad essere circondati dai beach boys. Sono al solito insistenti. Scendiamo a compromessi per mangiare un n cocco molle, ossia un cocco meno maturo: il succo è più dolce, ma preferisco il sapore del cocco duro. Contrattiamo per farci portare un po’ di frutta per pranzo, ma inizia a piovere. Sta volta non smette e decidiamo di tornare a piedi a Watamu. La strada è piuttosto lunga, ma non siamo soli… un ragazzo con cui avevamo parlato in spiaggia ci accompagna. Ovviamente vuole soldi, ma noi non cediamo: non è cattiveria, ma bisogna anche fargli capire che se si lavora si guadagna e che non si può vivere di sola elemosina.
Arrivati a Watamu cerchiamo un posto dove mangiare nel villaggio. Ci fermiamo in un locale molto molto modesto sulla strada. Anche qui mangiamo quello che offre la cucina locale: io un piatto misto di carne, fagioli e spinaci, Matteo una sorta di brodo con carne. Siamo circondati da mosche e la pulizia non è il massimo… in realtà ci sentiamo che stiamo vivendo Watamu, mangiando nei posti dove vanno i locali.
Passeggiamo un po’ nel paese, ma non torniamo in spiaggia visto il tempo che non migliora. Sarà l’unico giorno di pioggia di tutta la vacanza. Facciamo qualche acquisto sulle bancarelle, un po’ di frutta, succo di mango e latte. Poi tutto riposo e relax.
A cena ci vediamo con Tomas ed i ragazzi conosciuti in safari. Andiamo a mangiare al Watamu Escort; un posto meraviglioso, tutto arredato in legno, ogni tavolo è isolato da tende bianche, e tutt’intorno siamo circondati da palme. Dicono che il Watamu Escort è il posto dove in assoluto si mangia meglio. In effetti prendiamo pasta col granchio e pasta con l’aragosta che sono una poesia… e spendiamo solo 10 €.
Ci scambiamo i numeri con i ragazzi di Torino. La prossima settimana ci saranno solo Cristina e Giuseppe e rimaniamo d’accordo per rivederci al ritorno della nostra visita a Lamu.
Con Tomas restiamo d’accordo di sentirci per organizzare un’escursione al Lago Nakuro. Nonostante desideriamo fortemente di visitare questo magnifico lago, sorvolato da migliaia di fenicotteri rosa, decideremo poi di non andare per goderci mare e relax. Tornado indietro probabilmente organizzerei dall’Italia gli spostamenti verso Nairobi per poter vedere anche i parchi del nord. Saranno la nostra meta nel prossimo viaggio in Kenya.

Sabato 08/09/2007
Inizia la seconda settimana, e purtroppo anche l’ultima.
Partiamo per Lamu, una piccola isola verso il confine della Somalia, soprannominata Piccola Zanzibar.
La sveglia è come sempre prestissimo. Non importa, non vedo l’ora di vedere un altro pezzetto di questo fantastico paese. Il viaggio è lungo; o meglio in Km non molto, ma le strade sono piene di buche e nell’ultimo tratto non sono asfaltate. Siamo 5 in una Toyota, dove io e Matteo gli unici italiani. Ripensando al viaggio, al disagio, ai posti di blocco, alla polizia armata che chiede la mancia per passare, e alla musica araba a palla ripercorro sensazioni in parte di disagio e sofferenza in parte di esaltazione… perché in effetti sono questi i momenti che ti ricordi di più; sono queste le volte in cui vivi il posto, in cui non pensi ai pericoli ma resti solo affascinato a guardare la natura incontaminata e i sorrisi genuini delle persone. Respiri l’aria dell’africa, ti ci confondi, ne diventi parte anche se per poco. Nel mio bilancio personale, finisco per consigliare a tutti di andare a Lamu in macchina… basta avere 5 ore di pazienza con la sicurezza di vivere qualcosa di irripetibile. Dal finestrino scorrono immagini di villaggi somali, fitta vegetazione, numerosi ed enormi baobab, miriadi di scimmiette che scappavano appena vedono le macchine avvicinarsi. Ci fermiamo a fare acquisti dal finestrino, fare colazione con pannocchie e banane, assaggiare i lori dolci tipici di zucchero e latte di capra (ammetto che questi non ci sono piaciuti)…. Irripetibile… Unico consiglio l’ipode: io sono una persona molto aperta alle altre culture, tollerante, ma vi assicuro che 5 ore di musica mussulmana equivale per il nostro cervello e le nostre orecchie abituate a ritmi occidentali, a sentire senza pausa 5 ore di lamenti, e versi che comunicano sofferenza e disagio… e menomale che questa erano canzoni d’amore… dopo 3 ore di viaggio l’ipode a palla nelle orecchie ci ha salvato dall’esaurimento!
Arrivati al porto, gli odori ci assalgono. Subito siamo catapultati su una barca che ci porterà a destinazione. Il vento addosso, l’accoglienza degli amici di Rasta tutto rende il momento indimenticabile. Costeggiamo la costa, si alternano mangrovie a distese di sabbia dorata, case di ricchi stranieri, tipiche case arabe, ragazzi che gareggiano sugli asinelli e file di dhow che si sfidano in una regata improvvisata. Il nostro albergo Sunrise non è fantastico, ma accettabile; ha una meravigliosa terrazza dove ci fermiamo a goderci il cocktail di benvenuto, succo di passion fruit, e poi un ottimo pranzo: il piatto del pescatore… granchio, aragosta, gamberoni, gamberetti, calamari… non credo ci capiti spesso di mangiare così bene davanti un panorama così meraviglioso, con sottofondo il vocio della gente al porto; pescatori, commercianti, donne con i loro figli.
Pranzo e poi mare. Prendiamo la barca e andiamo a Manda beach; la spiaggia lunghissima, dorata, comunica senso di pace. Sarà per questo che numerosi italiani si sono costruiti dei mega villoni qui? Passeggiamo e ci fermiamo a prendere il sole. In acqua ci sono 5 bambini che stanno giocando soli (in Italia si direbbe che i genitori sono dei debosciati, soprattutto se si stanno rilassando ammazzandosi di bomboni nel capanno). La bambina più grande ha 8 anni, è sveglissima, parla già bene inglese, è curiossissima, fa un sacco di domande. Vogliono giocare e si divertono a scherzare con noi in acqua. Si affezionano e ci seguono anche quando ci stendiamo a prendere il sole. Si spalmano la mia crema solare… per loro è un gioco che le diverte da matte. Sono incuriosite dai miei capelli, vogliono toccarli ed accarezzarli…
Il pomeriggio passa veloce, l’unica nota negativa sono i moschito. Per cui, attenzione a sdraiarsi all’ombra degli alberi… sono piccolissimi e bianchi , ma micidiali, succhiano il sangue peggio delle sanguisughe!
Torniamo in albergo, doccia veloce e giro per l’isola. Andiamo con il proprietario amico di Rasta. Lamu da alcuni punti di vista non sembra Kenya. Sono quasi tutti mussulmani, e i loro costumi sono rigidi alle regole imposte delle religione. Le donne sono tutte coperte, ed anche la bambine portano il velo.La case sono costruite in mattoni e corallo le porte sono tutte in legno intagliato finemente. Solo qualche capanna rimanda alle case d watamu Le strade sono dei vicoli strettissimi, per alcuni versi affascinanti, per altri invivibili. I canali di scolo al lato delle strade fa circolare un odore invasivo, che si confonde con quello di frittura. Io quasi non resisto… l’odore è talmente persistente che mi scoppia la testa. Giriamo a lungo, passiamo davanti all’ospedale degli asinelli (unico mezzo di trasporto nell’isola), entriamo in qualche negozietto tipico, si fa buio, continuiamo a camminare immersi completamente nel buio, senza vedere dove mettiamo i piedi , facendoci guidare solo dalle fioche luci che arrivano dalle case, arriviamo dalla famiglia di Rasta. Entriamo in casa di sua sorella. Lui è accogliente ci invita a non restare sulla porta. Cerchiamo di non essere invadenti, ci sembra violare un qualcosa di più che privato. Più che la povertà, ci colpisce l’essenziale che è presente nella casa. Un letto con una zanzariera, qualche pentola e un fornello a gas, sono soli beni che posseggono… niente più dello stretto necessario per vivere. Salutiamo, il sorriso della donna è un dono meraviglioso; cullo il ricordo dei suoi occhi, risaltati dai colori smaglianti del suo abito. La sorella di Rasta è bella, ed è dolce l’immagine di lei che culla il più piccolo dei suoi bambini.
È ora di mangiare… Noi avevamo chiesto un posto tipico e siamo stati accontentati… Parte della famiglia di Rasta ci raggiunge e in pratica gli offriamo la cena. Assaggiamo i mandazi con una sorta di ragù, chapati con fagioli, pesce affumicato. Rasta quasi non mangia noi abbiamo ancora fame. Ci rendiamo conto di vivere nella società del consumismo. Con un paio di amici di Rasta andiamo poi in un bar, loro prendono un succo e noi un piatto di frutta che è eccezionale. Si esaltano quando lascio suonare dal mio cellulare la canzone di Bob Marley “africa united”. Ballano come matti e vogliono ascoltarne altre. È tardi; andiamo a letto.
Coraggiosi si, ma non immuni. Passiamo una notte infernale. Io più di Matteo che chiusa in bagno sudo freddo per ore. Mi salva la nostra farmacia di viaggio. È fondamentale portarsi dietro i farmaci di base; a noi sono stati utilissimi.

Domenica 09/09/2007
Ci svegliamo intorpiditi; forse lasciare l’hotel ed il letto è la cosa che desidero di più. Anche se dura cerchiamo di mangiare qualcosa: toast e banane per affrontare la giornata. Ci metto un po’ per carburare… in fondo non è stata una notte idilliaca.
Destinazione la splendida spiaggia di Manda beach. Ci vengono a prendere gli amici di Rasta che cucineranno per noi. Arrivati dobbiamo far capire a Rasta che vogliamo star soli e che non abbiamo bisogno che ci accompagni durante la nostra passeggiata. Sembra comprendere, ma si prende in ostaggio il mio ipode. Aimè la batteria sarà scarica per il viaggio di ritorno.
Camminiamo a lungo su questa spiaggia infinita. Osserviamo due pescatori che buttano l’amo, barconi stracarichi di gente che portano i locali a fare la gita domenicale, le donne si tuffano completamente vestite, ci sembra strano che tutta questa apparente riservatezza non impedisca alle giovano coppie di scambiarsi affettuosità in pubblico. Ritorniamo da Rasta & Co e restiamo stregati ad osservare come preparano da mangiare. Con un tubo di foglie ricavano il latte dal cocco, strizzandolo fuori nel vero senso della parola. Preparano delle verdure che lasciano bollire nel latte di cocco con il curry. Mettono su una griglia di bambù quattro pescioni, compreso l’ottimo red snaps. Anche se il mio stomaco non è ancora totalmente apposto, non rinuncio a queste prelibatezze. Tutti insieme ci sediamo sul un telo di paglia intrecciata e gustiamo: riso al cocco, con verdure al curry, pesce alla griglia, frutta a volontà. Il cibo, la loro compagnia, il posto … tutto è fantastico. Miglioriamo la tecnica del mangiare sol con la mano destra, che abbiamo in parte appreso la sera precedente. Ci godiamo un altro po’ di sole…. E ripercorriamo il tragitto dell’andata all’indietro. Siamo stanchi e distrutti, ma troviamo ancora un po’ di forze per visitare Gede: le rovine della città vecchia. La luce del tramonto si infila tra i rami degli alberi e dona al posto un qualcosa di magico. La nostra guida è formidabile, divertente preparata e spiritosa… ci dice tutti i proverbi che conosce in italiano e sono tantissimi… un’altra coppia è in visita con noi… Magda nel film di Verdone… ma come si farà a sopportare certi uomini; ci divertiamo ascoltando i suoi racconti di vita del posto, ben diversi dai nostri, ma evitiamo qualsiasi commento. Io personalmente non critico gli altri ma non condivido la vacanza in un villaggio in Kenya… niente safari, niente cibo locale, niente giri per le spiagge… ma insomma che ci vieni a fare??? Resta in Italia!! Scusate… accettate il mio giudizio senza offese!
Finalmente torniamo a Watamu; doccia e via a cena. Passeggiamo per il villaggio. Entriamo nelle vie più interne e scegliamo una bettola che si merita questo nome per eccellenza. Matteo prende l’ugali ossia la polenta con il solito sugo di carne, io un mix di spinaci e carne brodosi. Non troppo convinti di quello che si trova nel nostro piatto mangiamo spinti dalla fame. Siamo ben felici quando arriva il conto. In due 2 €… mi sembra onesto!

Lunedì 10/09/2007
Solo 5 giorni alla partenza… vorremmo vedere tanti posti, continuare a girare per questo fantastico paese… sogniamo lake nakuro e ci informiamo da più persone sui costi, tempi e modalità: tutto troppo costoso o impraticabile per tempi e spostamenti. Avremmo voluto aver a disposizione più tempo e più denaro. Adesso con il senno di poi, organizzerei gli spostamenti dall’Italia; sul posto è molto più costoso soprattutto se abbinato ad un safari.
In ogni caso, Watamu è riserva naturale e ci sono tantissime spiagge da vedere. Per le indicazioni ringrazio la nostra proprietaria di casa, che ci ha dato un sacco di consigli e suggerimenti.
Come sempre di buon ora, ci incamminiamo verso Tartle bay. La strada è lunga. Passiamo prima per Blue bay, superiamo l’Hemingway e l’Ocean Sport e ci troviamo su una spiaggia lunghissima e deserta. Siamo solo noi ed un immancabile beach boys che dopo qualche tentativo di vendita deluso ci lascia a rilassarci in solitudine. Qui gli scogli formano come delle piscine naturali. Ovviamente il bagno è d’obbligo. Soffia un po’ di vento, ma la temperatura è ideale. Verso l’una la marea inizia a risalire. Purtroppo dobbiamo andare. È importante conoscere le maree: quando il mare inizia ad alzarsi spesso non si ha molto tempo per raccogliere le proprie cose ed andarsene. Ritorniamo camminando sulla strada interna; all’andata la passeggiata non ci era sembrata così lunga. Fortuna incontriamo due ragazzi in bici che ci offrono per pochi scellini un passaggio in bici… ci portano a destinazione… gli regaliamo per mancia 1 $ in più per ringraziarli per il divertimento ed anche per la paura su quelle strade piene di buche. Per pranzo optiamo per un mega gelato con frutta di stagione nell’ottima gelateria italiana: il gelato è favoloso solo che il prezzo è quello italiano; restiamo perplessi e riconosciamo che aprire un’attivitAncora un reportage dal Paese africano: finalmente un diario davvero utile, al di là delle solite trite ovvietà

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