Viva San Corrado!

in viaggio con Federico in Italia

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Viva San Corrado!

Una bella lezione per due “nordofili” come noi, sempre alla ricerca delle scogliere ventose, delle luci del Nord e del fresco nel bel mezzo dell’estate: per colpa delle tonsille di mia figlia, che sembrano due palline da golf, di qualche mal di gola di troppo e dei consigli della pediatra, eccoci nel Meridione che più Meridione non c’è, solo una volta in precedenza provato (e apprezzato) in tanti anni di viaggi-vacanza.
Il risultato? Ne sono entusiasta, entusiasta dei posti, della gente, del mare e dell’arte, della cucina; perfino il clima, a cavallo tra agosto e settembre, è stato molto meglio di quanto temessi, soprattutto nella zona occidentale della Sicilia, dove il caldo secco e ventilato non è stato per nulla un problema.
D’altronde, sapevo che non poteva essere diversamente, per luoghi di tale fascino e fama.
Per carità, l’anno prossimo si torna “in su”, a beccare un po’ di umidità, ma che bella, la Sicilia!!

Clima

Abbiamo trovato clima secco e ventilato all’ovest, mentre molta più umidità, aria meno tersa e caldo più fastidioso all’est; avendo un’esperienza più che limitata, non ne avrei certo scritto, ma dato che mi è stato detto che questa differenza è abbastanza una costante, la riporto, con la dovuta cautela.

Come spostarsi

Questa volta abbiamo rinunciato alla classica soluzione del Fly & Drive, tante volte sperimentata: siamo approdati in Sicilia in pompa magna arrivando dal mare, a bordo della lussuosa “Superba”, della flotta Grandi Navi Veloci ( Traghetti nel Mediterraneo ). Sì, non avendo mai viaggiato in nave, abbiamo scelto di provare un’esperienza nuova, che ci permettesse tra l’altro di poter disporre della nostra macchina e di avere maggiore spazio per il bagaglio. Dal punto di vista economico la soluzione non era del tutto conveniente: abbiamo speso circa 900 euro per andata e ritorno di tre persone con autovettura, e sistemazione in cabina tripla interna (NB. Le cabine quadruple, triple, doppie o singole sono perfettamente identiche: due letti, altri due “a scomparsa”, un armadio e un bagnetto, quello che cambia è semplicemente il numero degli occupanti). La tariffa era superiore a quelle ottenibili con volo low-cost Wind-Jet e noleggio auto, inferiore invece prendendo in considerazione altre compagnie aeree.
Il tragitto viene coperto in circa 20 ore, dalle 21 alle 17 del giorno successivo; tempo per stufarsi non ce n’è, anche perché la sera passa alla scoperta della nave ed il giorno successivo dura solo fino alle 15 circa, quando i passeggeri sono invitati a radunarsi presso i punti prestabili per organizzare lo sbarco. Le navi sono belle e lussuose, decisamente, mettono a disposizione piscina e idromassaggio, cinema, sala giochi, piano bar e animazioni varie, con un programma fin troppo fitto. Purtroppo, abbiamo constatato come la nave su cui si capita sia particolarmente importante, vista la differenza enorme di qualità e servizi tra la “Superba”, che ci ha portati all’andata, e la nave che ci ha accompagnati nel ben più triste ritorno (ho scordato anche il nome), nettamente peggiore quanto ad ambienti e qualità del servizio.
Altra nota stonata hanno rappresentato per noi le complesse procedure di imbarco e sbarco, che comportano tempi, disagi e fatiche secondo me eccessivi per chi abbia pagato un biglietto tutt’altro che economico.
Tirando le somme, se penso all’andata consiglio alla grande la scelta della nave, una vera e propria tappa della vacanza che va ben oltre il semplice trasferimento, se penso al ritorno, rimpiango il mio vecchio fly&drive.
Vengo alla Sicilia. Innanzitutto, una buona notizia: le autostrade non si pagano, salvo qualche tratto (per noi, da Giarre a Taormina). Per il resto, abbiamo trovato traffico scarso nelle zone extra-urbane, con percorrenza decisamente tranquilla, anche se inevitabilmente abbastanza lenta. Nettamente diversa la situazione tra il “far-west” trapanese (inteso semplicemente come estremo Ovest) ed Est dell’Isola, dove le strade sono meglio tenute e la segnaletica addirittura presente…
Per quanto riguarda le città, e soprattutto Palermo (mi dicono che per Catania valga lo stesso), direi che il traffico è già più un problema, anche se mi aspettavo ingorghi ben maggiori, dopo aver sentito in tante occasioni racconti drammatici di situazioni invivibili. Tutto sommato, ho trovato il solito traffico eccessivo, tale e quale alle intasate città del Nord. Ben diverso, invece, è il “tipo” di traffico che si incontra: luoghi comuni a parte, le regole della viabilità sono ben poco rispettate, se esistono. La gente del posto dice che si tratta di un “gioco di sguardi”, nel senso che agli incroci si decide chi passa in base a rapide intese fatte di occhiate; niente di drammatico, comunque, ne sono uscito indenne con relativa tranquillità, il problema maggiore semmai erano i motorini che, per essere visti, hanno la buona abitudine di procedere al centro della carreggiata…
Altra nota molto ma molto dolente: il parcheggio. Non ci credevo, ma è proprio così: a Palermo non c’è posto per parcheggiare. Non è che si trovi difficilmente, proprio non c’è!! Per quanto mi riguarda, me la sono cavata con le indicazioni dei nostri ospiti dell’agriturismo: la prima, non molto regolare ma indubbiamente efficace, consiste nel parcheggiare all’interno della cittadella universitaria, giusto a ridosso del centro, approfittando della scarsa attenzione delle guardie ai cancelli; l’altra, trovare un buco nell’unico parcheggio centrale che esiste, il cosiddetto Parcheggio Ungheria dove, incredibile a dirsi, si può trovare posto a pagamento come in qualsiasi città del mondo!

Dove alloggiare

Abbiamo soggiornato in due agriturismo, uno in provincia di Trapani e uno nell’entroterra siracusano.

Il primo è l’Agriturismo Case Colomba (Case Colomba ) a Buseto Palizzolo (Tp), posto nel mezzo delle colline che si trovano grosso modo sotto il capo di San Vito, appena a sud della strada n.187 che congiunge Castellamare con Trapani.
Si tratta di un vecchio “baglio”, piccole case in pietra riunite attorno al suggestivo cortile impreziosito da un pozzo, che i proprietari Fabio e Anna hanno ristrutturato con passione, gusto e grande attenzione al rapporto con la Natura, tanto che Case Colomba sta ottenendo il riconoscimento Ecolabel.
Veramente gradevole l’accoglienza riservata dai padroni di casa, sempre gentilissimi, prodighi di consigli utili e disponibili a piacevoli chiacchierate con gli ospiti, seduti in cortile a godersi la brezza serale sotto una volta di stelle indimenticabile.
Per quanto ci riguarda, ci siamo sentiti davvero a nostro agio, dalla mattina, quando la colazione viene servita sotto il pergolato dalla fintamente burbera Maria (fichi d’India, biscotti e yogurth fatti in casa non mancano mai), fino alla sera, quando al piacere della compagnia si univa quello sorprendente di dover indossare una felpa per difendermi dalla frescura delle colline.
Forse, un piccolo disagio lo si avverte per la distanza che separa il Baglio dalle strade di grande comunicazione, per cui ogni volta vanno percorsi alcuni chilometri di tortuose stradine secondarie; disagio comunque superabile, direi, lo intenderei piuttosto come lo scotto da pagare per godere della tranquillità che deriva dell’essere immersi nelle colline.

Il secondo è l’Agriturismo La Perciata (La Perciata ), situato una decina di chilometri nell’entroterra tra Siracusa e Fontane Bianche.
La struttura è composta da un corpo centrale, in cui si trovano la reception, il ristorante e la piscina, e da diverse villette disseminate lungo una collinetta rocciosa. La Perciata offre altri servizi, quali un campo da tennis ed un maneggio (non pronto al momento della nostra vacanza), in un ambiente decisamente elegante e ben curato, soprattutto nella zona della piscina, contornata dal verde delle palme, e del giardino antistante la casa principale.
Noi abbiamo alloggiato in una cosiddetta “villa”, cioè una vera e propria abitazione singola con tanto di cancello in ferro battuto, giardino con bellissima vegetazione tipicamente mediterranea, portico tutt’intorno alla casa e meravigliosa zona barbecue sul retro; l’appartamento (dotato di aria condizionata) è decisamente spazioso e perfettamente attrezzato, tanto che il nostro rammarico era di non aver “vissuto” a pieno le opportunità che poteva offrire.
Certo, l’impostazione è totalmente diversa da Case Colomba: La Perciata, più che un agriturismo ci è sembrato un albergo; sicuramente un albergo di buona qualità, semplicemente adatto a quanti vogliano godersi una struttura di qualità, più che a quanti amino l’ambiente dell’agriturismo nel senso più tradizionale del termine.
Un’ultima annotazione, purtroppo non positiva: il ristorante, dove abbiamo cenato per una sera, ci è sembrato caro e di qualità inferiore rispetto all’offerta abitualmente riscontrabile in Sicilia, in modo talmente evidente che trovo sia sicuramente meglio cucinare per conto proprio, se si dispone di una cucina, o uscire in un qualsiasi locale della zona.

In cucina

La cucina siciliana non ha certo bisogno della mia testimonianza, è SPLENDIDA!!
Una cosa va comunque confermata: i prezzi sono accettabili e andare al ristorante non è una chimera, anzi, è rimasta un’esperienza piacevole e abbordabile.
Tanto che, per una cena con antipasto e primo (o secondo) di pesce, solo una volta abbiamo superato i 20 euro a testa, in un ristorante “alla moda” di Trapani.
Seguendo i fidati consigli del proprietari del nostro agriturismo, abbiamo provato alcuni ristoranti che vale la pena di ricordare:
- Busith, di Buseto Palizzolo (Tp), da segnalare soprattutto per la fantastica pizza (che nostalgia, le pizze a 3-4 euro…) e per le verdure. Indirizzo: Via Roma 131, Busto Palizzolo, tel.0923 852676
- Il Radicchio, a Trapani, ottimo per il pesce, tra l’altro convenzionato con l’equipaggio di Luna Rossa per la imminente America’s Cup. Indirizzo: via Bugio 10, Trapani, tel.0923 29333
- Monte S.Giuliano, a Erice (Tp), per provare soprattutto i piatti di terra. Indirizzo: vic. S.Rocco 7, Erice, tel.0923 869595
- La Sirena, a Bonagia (Tp), scorpacciate di pesce a prezzi ottimi, che fanno dimenticare all’istante un ambiente tutto sommato abbastanza insignificante.
- Pizzeria La Balata, a Marzamemi (Sr), in un posto veramente incantevole, con i tavoli direttamente affacciati sul porticciolo, gustosi piatti di pesce, a prezzi “di una volta”…. Indirizzo: Largo Balata, Marzamemi, tel.338 3874786
- Trattoria Pescomare, sull’isola di Ortigia a Siracusa, proprio accanto alla piazza principale in un suggestivo cortiletto: anche qui, pesce e ancora pesce, costi di tutta tranquillità. Indirizzo: via S.Landonina 6, Siracusa, tel.0931 21075
Ancora due indirizzi, anche se non sono ristoranti:
- Il primo è una pasticceria in Siracusa, con annessi enoteca-gastronomia e negozio di artigianato, “Le Antiche Siracuse”, in via della Maestranza n.2. Ho provato granite ottime in altri posti, ma qui ho gustato una granita al caffè veramente strepitosa e in più ho avuto l’occasione di risolvere il problema dei “regali” con prodotti di buona qualità e ben confezionati.
- Il secondo è la cantina Fazio Wines, a Fulgatore (Tp), una buona cantina per acquistare ottimo vino trapanese, tra cui il rosso PietraSacra e l’aromatico moscato passito Ky; non che i prezzi siano particolarmente economici, ma si tratta di una cantina “emergente” di sicura qualità.

Itinerario

Lo scopo era di godersi una vacanza finalmente non itinerante, con ampi spazi dedicati al mare. Quindi, una settimana fissi nel trapanese, in un agriturismo sulle colline di Buseto Palizzolo, un’altra in provincia di Siracusa, nell’entroterra in corrispondenza della spiaggia di Fontane Bianche. Di fatto, abbinare il mare alla visita delle irrinunciabili mete turistiche siciliane ci ha costretti tanto per cambiare ad un bel tour de force e ad un notevole numero di chilometri, d’altronde non si poteva certo rinunciare né alle escursioni, né alle spiagge, nè al mare cristallino che circonda l’Isola.

Da non perdere

La Sicilia è raccontata da centinaia di anni, chissà quanti turisti e viaggiatori ne hanno scritto; ha una tale storia, tradizioni così radicate, un’attualità talmente discussa e “cartoline” così viste che mi sembra di non poter dare un contributo significativo offrendo un semplice e tradizionale diario di viaggio.
Allora, mi viene in mente un gioco, un modo diverso per raccontare la “mia” Sicilia accostandomi ad uno degli aspetti di maggior sensazione: la cucina.
La Sicilia è terra di sapori forti, di profumi, di colori accecanti e di contrasti stridenti. La Sicilia, della pasticceria dolcissima e ridondante, della verdura che incredibilmente “sa” di verdura, dei gelati cremosi e gustosissimi; la Sicilia del pesce e del tonno, cucinati con dovizia secondo ricette antiche; la Sicilia del vino, forte, profumato e complesso come la terra da cui nasce.
Il gioco sta nel provare a raccontare ciascuno dei luoghi partendo da un abbinamento con un cibo che me ne ricordi le caratteristiche.
Cominciamo:

Innanzitutto la SICILIA stessa, che E’ il “suo” VINO, di carattere, ricco di storia e tradizioni secolari. Come il “suo” vino ha un aspetto variegato e può essere gustata in diversi modi: può essere forte e orgogliosa come un Rosso d’Avola, scuro, gustoso e rotondo ma quasi impenetrabile; sa essere limpida come un Bianco d’Alcamo, solare, fresco e immediato come un piatto di pesce di fronte ad un mare azzurro; può essere dolce e socializzante, da assaporare pian piano, come un Passito, ma anche intrigante, quasi pericolosa come un Marsala, dai riflessi dorati, simbolo di una città e di una terra dal carattere indiscutibilmente marcato.

La RISERVA DELLO ZINGARO è come il FICO D’INDIA, difficile da avvicinare, faticoso da raggiungere ma con un interno dolce e colorato, profumatissimo per chi ne gusti le spiaggette lontane dagli “spinosi” abitati della costa.
Alla Riserva, che occupa la fascia orientale del capo, si accede dai due ingressi posti all’estremità sud e nord; l’interno è percorribile unicamente a piedi, lungo un sentiero che conduce alle calette (tutte ghiaiose) affacciate su un mare dai colori irreali.
Il sentiero è sufficientemente agevole in entrambe le direzioni, mi è sembrato tra l’altro che non sia necessario addentrarsi di molto per godere di spiaggette (e mare) migliori, già le prime che si incontrano sono una meraviglia.
I colori sono splendidi: il sentiero percorre zone assolate, con una vegetazione abbastanza scarsa ma accesa dai colori del fico d’india e di altri fiori bellissimi; il mare poi, presenta tutte le sfumature dell’azzurro e del blu con una trasparenza eccezionale, in un susseguirsi di calette, piccole grotte, scogliere. In acqua, con la semplice attrezzatura da snorkelling si possono vedere numerosissimi pesci di svariati forme e colori, in particolare seguendo la costa rocciosa, anche a pochi metri dalla gente in spiaggia.

Sulla punta del promontorio troviamo SAN VITO LO CAPO, che mi ricorda il COUS COUS, il piatto nordafricano per eccellenza che trova larga diffusione in Sicilia, in particolare nel trapanese e nelle isole all’estremo sud. A San Vito lo offrono tutti i ristoranti, addirittura a settembre si celebra annualmente una Cous Cous Fest; comunque, quello che accomuna San Vito al celebre piatto è soprattutto l’atmosfera vagamente africaneggiante, con le case bianche, basse, inondate dal sole, la terra marrone, le palme a contornare una grande spiaggia di sabbia chiara, bagnata da un mare di un azzurro pastello meraviglioso. E poi i profumi e, perché no, gli odori delle botteghe, il camioncino che vende origano, capperi e pomodori secchi, le bancarelle di abiti stile marocchino, le tende chiuse a difendere gli ombrosi interni da un sole implacabile. Certo, a San Vito si trova anche un po’ di Italia, nelle gente che passeggia per strada (anche qui, quanti in costume in paese, brutto vizio che andrebbe adeguatamente represso!), nelle numerose gelaterie che offrono gelati e granite strepitosi, nei negozi di ceramiche e nei piccoli “stabilimenti” balneari presenti qua e là sulla spiaggia per offrire ombrelloni e qualche pedalò.

E PALERMO? Palermo è la celeberrima GRANITA, di mille gusti, sapori e colori, ricca come la mandorla e il pistacchio, aperta come il cioccolato, in alcuni aspetti più aspra e difficile da approcciare, come il limone e il gelso.
Palermo è una città meravigliosa, con un centro storico molto esteso che racchiude opere d’arte immense, quali la cattedrale, la Fontana Pretoria o i Quattro Canti; e infiniti scorci di suggestione. Le vie brulicano di vita, soprattutto nei quartieri popolari della Kalsa, che le opere di restauro stanno riscoprendo in tutto il suo splendore, e di Vucciria , un intrico di vicoli di un’Italia che non c’è più, dalle sensazioni senza dubbio forti.
Descrivere Palermo è difficile, a maggior ragione se come me si dispone di una visione limitata, frutto di due brevi visite, due mezze giornate in tutto.
Comunque, ripeto che la mia prima impressione è quella di una città con contrasti evidentissimi: ti lascia sbalordito per i monumenti, e ti colpisce per la vitalità e il fascino di certe zone, come via Calderai, un suggestivo susseguirsi di botteghe che vendono e riparano caldaie, il mercato della pulci o le bancarelle di via Bandiera e via S. Agostino ; d’altro canto, lascia sconcertati per le condizioni dei cosiddetti quartieri popolari, Vucciria in testa, in cui si trovano case diroccate nel vero senso della parola, sporco, rifiuti per strada, ad ogni angolo facce poco rassicuranti che inducono ad accelerare il passo. Si legge sulle guide che questo è il fascino della vecchia Palermo, che l’odore delle botteghe racconta di vecchie storie, che qui è l’incrocio tra la vecchia e la nuova città. Sinceramente, ho tratto conclusioni diverse: non ho trovato né folkloristico o affascinante il degrado totale di certe zone; né mi è sembrato parte del colore la disorganizzazione del porto, il traffico selvaggio o l’assoluta mancanza di parcheggi, nemmeno a pagamento (conosco chi, non avendo a disposizione suggerimenti di gente del posto, ha rinunciato a visitare la città dopo ore di inutili ricerche di un posto libero); di più, non mi sento in alcun modo razzista, anzi mi fa veramente incazzare quando tali problemi sono descritti come parte del colore, come se un mucchio di spazzatura abbandonata all’angolo della via principale della città, fosse solo una simpatica manifestazione delle contraddizioni italiane.
Certo, mi fa notare con tono accalorato Fabio, proprietario del nostro agriturismo, Palermo di problemi indubbiamente ne ha (e ovviamente, anche di più gravi, di cui non posso certamente trattare da estraneo), ma davvero molto è stato fatto rispetto a qualche anno fa, per migliorare un centro storico in cui, mi dice, erano carenti persino l’acqua e la corrente elettrica e quando nelle vie dei quartieri più degradati, dove adesso sembra sufficiente accelerare il passo e abbassare gli occhi, non ci si poteva proprio andare.
Speriamo che i risultati continuino a concretizzarsi, la città è comunque bellissima e la gente splendida, con eleganza di modi e simpatia innate che mi hanno sinceramente sbalordito.
Per quanto riguarda le attrazioni turistiche, abbiamo visto le più note anche se mi dispiace segnalare ancora un aspetto che non ho condiviso, ritengo eccessivo il biglietto richiesto per visitare alcuni dei siti principali: 6 euro per l’interno della chiesa dei Cappuccini, altrettanti per il solo chiostro di Monreale (e una cifra spropositata che non ricordo per l’acquisto della guida ai capitelli), del tutto fuori luogo il pagamento per accedere alle tombe all’interno della Cattedrale, tra cui quella di Federico II, niente più che uno dei monumenti ammirabili in decine di chiese italiane.
Mi si permetta un’ultima nota: Monreale è fantastica, stupendo il celebre chiostro, ma ancor di più i mosaici della basilica, con la raffigurazione del Ciclo dell’Antico e del Nuovo Testamento. Eccezionale!!!!

Solo una giornata, purtroppo, l’abbiamo trascorsa a FAVIGNANA, che abbinerei alla combinazione ORIGANO, OLIVE, e CAPPERI, i sapori “essenza di Mediterraneo”, forti, solari, immediati e senza “zone d’ombra”, proprio come la “regina” delle Egadi.
Ripeto, solo una giornata, ma sufficiente per innamorarci di questa meravigliosa isola, del suo mare, delle sue case basse, della sua atmosfera calda e del suo carattere orgoglioso.
Favignana è comodamente raggiungibile dal porto di Trapani con comodi aliscafi che impiegano circa mezz’ora per coprire lo stretto braccio di mare.
NB A Trapani, è inutile raggiungere in macchina l’imbarco, in quanto il parcheggio (l’unico disponibile) è situato un po’ prima, grosso modo dietro il palazzetto dello sport, e da lì una navetta porta al molo ogni 5-10 minuti; il sistema è ben organizzato, peccato che le indicazioni siano carenti.
Per muoversi sull’isola è fondamentale disporre di un mezzo di trasporto: il paese è strapieno di negozietti di noleggio auto-moto-bici, i prezzi mi sono sembrati ovunque gli stessi. Credo che la soluzione migliore sia lo scooter, che consente di andare ovunque e di “sentire” l’aria tiepida dell’isola senza fatica sotto il sole; anche la bici va comunque benissimo (noi abbiamo dovuto sceglierla per forza), visto che le strade sono praticamente prive di traffico e le salite insignificanti.
Il centro abitato è decisamente gradevole nelle vie e nelle piazzette che ne compongono il nucleo vecchio: soprattutto verso sera, in un’atmosfera allegra dal sapore di luogo lontano, vagamente africano, le strade si affollano di gente che si siede ai tavolini delle gelaterie per gustarsi una granita o al ristorante si perde in piatti di pesce da svenimento.
Nella nostra giornata abbiamo girato le zone accessibili alla bicicletta: prima di tutto Lido Burrone, l’unico dell’isola vagamente attrezzato, e le calette poco distanti dallo stesso, in cui abbiamo preferito fermarci per godere di un po’ di privacy in più. Questa è la zona più indicata per i bambini, in quanto il mare è facile da avvicinare e c’è un minimo di sabbia.
Straordinari i colori di Cala Azzurra; qui la spiaggia in effetti non c’è più, da quando la costa è franata ricoprendola, per cui ci si deve accontentare di sistemazioni poco agevoli sui massi. Il mare, in compenso, è straordinario. Tra l’altro, qui si trova facilmente accessibile l’argilla, con la quale molti bagnanti si cospargono il corpo, per un trattamento estetico molto naturale e decisamente esotico.
L’acqua di un blu irreale della celeberrima Cala Rossa è la più difficile da raggiungere, in quanto al mare si accede soltanto con un piccolo tuffo dalle rocce; noi, arrivati alla cala verso sera, abbiamo goduto dei fantastici colori del mare alla luce della sera, ma non abbiamo potuto fare il bagno, in quanto un vento fastidioso alzava onde poco rassicuranti in prossimità degli scogli.
La nostra Favignana si è chiusa alla sera, con una cartolina del porto, delle case basse e delle bancarelle improvvisate dove i pescatori vendono ciò che è rimasto del pescato del giorno, delle barche colorate e del mare azzurro che si fa scuro.

ERICE è un posto strano: si trova in una della zone più desertiche d’Italia, nell’estremo lembo occidentale della Sicilia, eppure la collina su cui è “appollaiata” la cittadina è verdissima e quasi perennemente coperta da nubi basse che tanto assomigliano ad un vero nebbione e impediscono di godere di panorami altrimenti ampissimi (si legge che quando il cielo è limpido, dal Castello la vista può spaziare fino all’Etna).
Erice è una graziosa cittadina medioevale, dalle strade ben tenute e sapientemente ristrutturate; pur essendo molto turistica e molto commerciale, riesce secondo me a conservare un’atmosfera piacevole, di Sicilia, sapientemente esposta nelle invitanti vetrine delle pasticcerie che irresistibili costellano la via principale. Ecco, ERICE mi riporta alla PASTICCERIA SICILIANA e ai vassoi ben ordinati di dolcetti di PASTA DI MANDORLE.
Un’annotazione: non l’ho provata, ma dev’essere molto suggestiva, oltre che comoda la salita con la cabinovia, che porta praticamente davanti alla porta della città, sicuramente una valida alternativa ai tornanti della strada che sale da Valderice.

E le SALINE? Le saline sono rappresentate dagli ingredienti sapientemente indicati sulle buste di sale che si acquistano presso la bottega adiacente al museo: SOLE, VENTO, MARE, nient’altro.
Le saline sono un luogo ricco di fascino, senza dubbio. Noi, seguendo i consigli di tutti, ci siamo andati al tramonto, quando il sole basso all’orizzonte colora le varie vasche ed i mulini a vento, ora di violetto, ora di rosso, ora di rosa ed azzurro tenui. Se però per i colori il tramonto è effettivamente il momento migliore, l’ora tarda nega la possibilità sia di accedere all’isola di Mozia, sia di essere portati per un giro in barca in visita alle saline, visto che queste attività cessano prima.
Quindi, non rimane che prendere qualcosa da bere o da mangiare al bar-ristorante in loco: all’aperto, con tendoni che svolazzano alla brezza della sera, sedie colorate, molto suggestivo, certo, ma non sarebbe proprio il caso di prolungare le visite per favorire i turisti (non pochi) che arrivano verso sera? Almeno per evitare che la gente si faccia un bel pezzo di strada (mal segnalata, ci siamo persi sia all’andata che al ritorno) per una sosta dolceamara di pochissimi minuti.

Per attraversare la Sicilia e vivere la seconda metà della vacanza, abbiamo scelto di allungare la strada e vedere AGRIGENTO e la Valle dei Templi. Agrigento è storia, è cultura pluri-millenaria, è uno dei centri del mondo antico e lo spettacolo che si gode dall’alto della rupe dei templi con il mare sullo sfondo è veramente incredibile; ma per questo diario di viaggio Agrigento è il MANDORLO, questa pianta che fa da contorno allo splendore dell’area archeologica, proprio qui celebrata con la “Sagra del mandorlo in fiore” che si svolge annualmente in febbraio per festeggiarne la fioritura precoce e con essa l’arrivo della primavera.
Indicazioni per la visita? Sicuramente arrivare presto, il sole sulle pietre picchia da far paura; poi, parcheggiare all’entrata “in alto”, in modo da visitare il sito archeologico “in discesa” quindi con maggiore comodità, sacrificando poi una sola persona per il recupero della macchina.

Ed eccoci nella Sicilia dell’Est, forse meno sconvolgente dal punto di vista paesaggistico, ma incredibilmente ricco quanto a storia, arte, tradizioni.

Come la nostra settimana, si parte da NOTO. Noto ha mille definizioni, come “giardino di pietra”, oppure “paese dei barocchi”, tutte riconducibili allo splendore dei suoi palazzi ed all’omogeneità del barocco che ne caratterizza l’architettura. Ma perché non associarla al CANNOLO siciliano, dolce come l’insieme uniforme dei palazzi color miele e come la ricotta che ne forma il ripieno; ricco, abbondante, quasi ridondante nelle vetrine delle pasticcerie, come lo è il Barocco più puro; con tesori “nascosti”, quali le gocce di cioccolato ed i cortili, gli scorci ombrosi che si aprono nelle ripide vie del centro.
L’atmosfera di Noto è accattivante, il semplice passeggio diviene una gioia, soprattutto verso sera, quando le strade si fanno particolarmente affollate; peccato per il complesso della Cattedrale, ancora chiusa e coperta da transenne dopo il crollo del 1996.
Siamo stati fortunatissimi: siamo incappati nella domenica in cui si festeggiava San Corrado, patrono della città. San Corrado viene festeggiato due volte all’anno, una a febbraio ed una l’ultima domenica d’agosto; noi abbiamo potuto godere della seconda festa, la meno importante, ma per noi ugualmente fantastica e coinvolgente. Alla sera si snoda un’affollatissima processione, che porta lungo le vie di Noto le reliquie del Santo, in una bolgia di colori, di luci, di “Evviva San Corrado” urlato con forza dai portatori anche quando stravolti dopo tre ore di fatica affrontano la salita finale che li riporta lungo corso Vittorio Emanuele.
Un’esperienza davvero indimenticabile!

Abbiamo dedicato una giornata “alla strada” e ci siamo spinti oltre Catania, per raggiungere le imperdibili mete dell’Etna e di Taormina.
L’ETNA, Il Vulcano. L’Etna è il PISTACCHIO che cresce lungo le sue pendici: una scorza dura, impossibile da gustare, nasconde all’interno la parte “viva”, il frutto del pistacchio e il magma che movimenta incessantemente le viscere della grande montagna.
La strada per arrivare al centro turistico ed al Rifugio Sapienza a quota 1.900 circa è decisamente lunga, ed interessante solo quando si supera finalmente la serie di intasatissimi paesini ed il nastro d’asfalto prende a salire per chilometri in un paesaggio roccioso e nero, teatro delle numerose eruzioni del vulcano.
Su in cima si trova un’accoglienza sorprendente: ristoranti, bar, un sacco di negozi di souvenir, ampi parcheggi con pullman e macchine in quantità; è da qui che partono o i sentieri che conducono a bocche minori, o la cabinovia che porta al Piccolo Rifugio, quota 2.500, veramente vicino alle fauci della “belva”.
Su in cima, si può ancora scegliere la camminata a piedi (circa due ore), o il trasporto tramite appositi “fuoristrada”, che portano in prossimità della vetta, a 3.000 metri circa, su una strada che sembra un ottovolante in un paesaggio veramente molto suggestivo. In cima i turisti sono attesi dalla guida per una breve escursione. Da qualche anno a questa parte pare che per motivi di sicurezza non sia più possibile affacciarsi al cratere principale; la guida accompagna quindi i turisti ad osservare alcuni crateri secondari, in particolare quelli dell’ultima eruzione, che mantengono tuttora fuoriuscita di vapori e rocce ancora calde, ed illustra brevemente ma con efficacia i fenomeni eruttivi.
Insomma, vale sicuramente la pena di salire sull’Etna e di partecipare a questa escursione, nonostante i chilometri siano tanti ed il prezzo della risalita decisamente elevato; d’altronde, quante altre volte ci capita di salire in cima ad un vulcano?
Un’ultima annotazione: sull’Etna fa freddo. Ma freddo veramente, tanto che al Piccolo Rifugio si noleggiano giaccavento per gli incauti turisti che salgono allegramente in maglietta; copritevi!!

Nel corso della nostra “escursione” verso nord, come si poteva non fare una puntata a TAORMINA, perla della Sicilia e meta di viaggiatori di tutto il mondo?
E, in effetti, Taormina è veramente bellissima! Subito il pensiero va a quei luoghi di mare italiani che si contano sulla dita di una mano, famosissimi e frequentati da un turismo prevalentemente di alto livello: Portofino, Porto Cervo, Capri, le Cinque Terre, mettiamoci anche Forte dei Marmi e magari Otranto, insomma quei luoghi sicuramente molto turistici ma che rendono il nostro Paese universalmente sognato e visitato.
L’ambientazione è magica nella piazzetta-terrazza sul mare, sapientemente illuminata; i negozi sono godibili e invitanti; i locali intriganti e decisamente di classe.
Dal punto di vista pratico (ma in questo caso le segnalazioni sono ottime), il centro di Taormina non è raggiungibile in macchina; è obbligatorio parcheggiare al parcheggio che si incontra sulla strada d’accesso (non ricordo il nome, ma è impossibile sbagliare) ed usufruire dei bus navetta gratuiti, sufficientemente frequenti.
Dimenticavo: Taormina mi riporta alla FRUTTA MARTORANA; quei vassoi di frutti di marzapane che fanno bella mostra di sè nelle vetrine. Quasi un’opera d’arte tanto sono curati nei particolari, nella loro ricchezza, nel porsi in vista con un pizzico di presunzione, nei colori scintillanti, non sembrano in fondo la rappresentazione di Taormina stessa?

Non ce ne sono di storie: nella parte orientale della Sicilia, il mare più bello lo si trova scendendo verso sud, fino a Capo Passero. In particolare, qualche chilometro prima del capo poche e rudimentali indicazioni conducono alla RISERVA NATURALE DI VENDICARI, un’oasi naturalistica dove, oltre alle passeggiate ed al bird-watching, si trovano spiagge meravigliose e incontaminate. Vendicari “è” il famoso POMODORO della vicina PACHINO: caldo, solare, con colori mediterranei e senza sfumature; genuino, senza fronzoli, che va dritto al cuore (oltre che al palato).
E’ evidente che di strutture balneari non se ne parla; per accedere alle spiagge, si lascia l’autovettura in parcheggi a pagamento (tariffe comunque contenute) e si affrontano ombrellone e salviettoni alla mano i percorsi che conducono al mare.
Abbiamo sostato in due spiagge della Riserva: la prima, cosiddetta Calamosche, cui si accede dopo circa 1,5 km di sentiero agevole (attenzione all’orario in cui la si affronta), è meravigliosa, un’insenatura sabbiosa contornata da rocce, un’acqua bellissima. Presso il parcheggio si trova un bar-ristorante che è anche agriturismo.
La seconda, è un’ampia e stretta mezzaluna cui fa da sfondo la vecchia tonnara, in fase di ristrutturazione. E’ più accessibile, visto che dista solo pochi minuti dal parcheggio, dove si trovano un chiosco che vende bibite e pacchettini di frutta fresca e addirittura due docce (ma insieme non funzionano) utilissime per rinfrescarsi a fine giornata.

PORTO PALO e il vicino paese di MARZAMEMI mi riportano senza esitazione al pesce e soprattutto al TONNO, che rappresenta una buona fetta dell’economia locale e che ha segnato storia e tradizioni della gente di queste parti.
Numerosi e irresistibili i negozi che vendono tonno in scatola (ma che qualità rispetto a quella che si trova nella grande distribuzione!!) e prodotti a base di tonno, i resti delle tonnare ovunque presenti, la memoria va ai racconti della vecchia Sicilia, ai romanzi del Verga…
Porto Palo di Capo Passero, definito il punto più a sud d’Italia (anche se in verità non lo è, un po’ come Capo Nord è superato dal vicino promontorio e dall’isola delle Correnti), trova il punto di maggior interesse nella parte del porticciolo, dove si affaccia una manciata di vecchie case di pescatori sapientemente ristrutturate e dove si sviluppa una piccola spiaggia sabbiosa. Il mare è molto bello, ma ancora più bello lo si trova sull’isola prospiciente il paese, l’Isola di Capo Passero: la si può raggiungere con piccole barche che fanno da taxi portando i turisti e recuperandoli abbrustoliti dopo qualche ora, oppure addirittura a piedi, visto che c’è una sorta di corridoio di acqua bassa che con mare calmo permette la breve traversata senza staccare i piedi da terra.
Degne di menzione le cremolate, un meraviglioso incontro tra granite e gelato, che si possono gustare godendosi la vista del mare alla gelateria che si trova affacciata sulla baia.
Io mi sono innamorato di Marzamemi, un paese dalla bellezza “metafisica” costruito attorno ad una tonnara e marcatamente dedito alla pesca ed alla vendita dei prodotti della stessa.
Un paio di sere abbiamo cenato al ristorante-pizzeria La Balata, direttamente sul porto con l’acqua a pochi metri dai tavoli, le luci gialle delle barche, la brezza del mare, non c’è spazio per la fretta, o per il traffico, solo educazione, cortesia e, da non tralasciare, ottimo pesce a prezzi decisamente ragionevoli.
Da ricordare.

Dulcis in fundo, SIRACUSA, la meraviglia della Magna Grecia; mi ricorda la CASSATA, dolcissima come l’atmosfera di Ortigia, la parte vecchia, ricca come il barocco che ne caratterizza l’architettura e tradizionale come l’atmosfera siciliana che si respira nella Piazza del Duomo o ai tavolini dei ristoranti nei vecchi cortili, illuminati da file di lampadine come negli adorabili film degli anni ’50. Ma anche sofisticata e preziosa, come le decorazioni della cassata e come la parte archeologica della città, un gioiello di altissima qualità e dimensioni sorprendenti.
La sensazione che ho avuto dopo la breve visita di Siracusa è quella di ammirato stupore; la città è davvero bellissima e ci si chiede come mai non se ne parli tra le maggiori attrazioni turistiche italiane, con le quali regge assolutamente il paragone.
Detto del magnifico dedalo di vie barocche, vicoli arabi, palazzi svevi e aragonesi che è l’isolotto di Ortigia, anima di Siracusa, impossibile non restare sbalorditi dal Teatro Greco, conservato in modo stupefacente, o dal fascino delle Latomie, le antiche cave da cui si traeva il calcare con cui venivano edificati i palazzi della città; qui si trova anche il celebre Orecchio di Dionisio, una grotta artificiale dall’incredibile acustica.

Curiosità 

- I Siciliani, che piacevole sorpresa! Non mi si giudichi male, ma abituato, come detto, a visitare i Paesi nordici, e in parte condizionato come tutti dai soliti luoghi comuni, per me i siciliani sono stati una piacevole scoperta: cordiali, piacevolmente gentili e inclini al dialogo, comunque sempre disponibili e poco propensi a palesare in ogni momento quell’odiosa fretta “lombarda” che ormai sembra entrata nel nostro patrimonio genetico. In più, già nelle persone di cultura normale ho riscontrato una sorta di gradevole eleganza, ma con tutti, cosa che mi ha fatto molto piacere soprattutto se confrontata con quanto accade dalle mie parti, ho trovato il piacere della conversazione, in italiano e senza problemi di comprensione (sembra una battuta, ma provate a fare una chiacchierata in italiano con un contadino della bassa bresciana o veneta!)
-La Sicilia dell’est è piena zeppa di magnifiche attrazioni, naturali e storico-artistiche. Ma ce n’è una che mi dispiace molto aver mancato: la navigazione in barca sul fiume Ciane, in mezzo ad un ambiente straordinario famoso per essere l’unico in Europa nel quale cresce spontaneo il papiro. Abbiamo cercato per un sacco di tempo il posto da cui partono queste gite, vagando nella campagna che circonda il Ciane, niente da fare! Comunque, ho letto poi che uscendo da Siracusa e percorrendo la statale 115 per Ragusa si trovano le foci dei fiumi Anapo e Ciane, da cui partono le escursioni in barca che risalgono il corso del Ciane, ricco di papiri, per giungere alle sorgenti del fiume stesso, dette Testa di Pisma. Qua si forma un laghetto circolare, originatosi, secondo il mito, dal carro di Plutone, inabissatosi in questo luogo per raggiungere l'Ade insieme a Proserpina, ma ostacolato in questo dalla ninfa Ciane.
Se ne parla molto bene, tra l’altro è un’escursione che si toglie dai “soliti” itinerari. Da cercare!
- Mare: Noi alloggiavamo vicino a Siracusa, grosso modo nell’immediato entroterra della spiaggia di Fontane Bianche. Questa spiaggia ci è stata sconsigliata vivamente, ci è stato detto che negli ultimi anni ha purtroppo subito un notevole peggioramento; ovviamente non ci siamo andati, quindi non ho riscontri personali. Abbiamo preferito dapprima sostare per una giornata a Noto Marina, poi ci siamo spinti addirittura più a sud, verso Vendicari e Porto Palo, dove si trova poco “cemento” ed un’acqua all’altezza delle migliori dell’Isola. Il mare, in ogni caso, mi è sembrato superiore nel Trapanese.
- Ho girato nella mia vacanza in “due Sicilie”. La prima è il Trapanese, terra selvaggia da Far West italiano, per certi versi vicino all’Africa, paesaggi color marrone della terra e verde degli ulivi, case basse e un mare blu cobalto; strade assolutamente non adeguate agli anni in cui ci capita di vivere, ritmi palesemente rallentati. L’altra è la Sicilia orientale, tra Catania e Siracusa; non è una battuta, qui sembra di essere in Italia: tangenziali, traffico sostenuto, svincoli, organizzazione “da continente”, insomma.
Sinceramente, come turista ho preferito la prima delle due.
- Orecchio di Dionisio: I sorprendenti effetti acustici e la forma “ad esse” della grotta hanno alimentato la leggenda secondo la quale il tiranno Dionisio vi richiudesse i prigionieri per poter ascoltare i loro discorsi e carpire informazioni utili. Ma la cosa più incredibile, al di là della leggenda, è che probabilmente la grotta fungesse da cassa armonica per le rappresentazioni del vicino teatro.
- La Sagra del mandorlo in fiore di Agrigento trae origine da un antico mito greco: il guerriero Teseo torna da Troia per ritrovare l’amata principessa Filide. Ma Lei è morta e sulla spiaggia dove aveva tanto angosciosamente atteso è sorto un mandorlo; Teseo, affranto, abbraccia il mandorlo e questo d’improvviso fiorisce di bellissimi e profumati fiori rosa. La Festa, nata come sagra paesana negli anni ’30, si è via via sviluppata ed oggi vede la partecipazione di importanti gruppo folkloristici italiani ed europei.

Note dolenti

Non voglio parlare dei soliti aspetti di un Sud che a volta palesa angoli di degrado e di disorganizzazione: gli argomenti sono stra-noti e non ho la competenza per dire nulla di nuovo o interessante.
Certo, in alcune zone è evidente il fatto che ci sia ancora molto da lavorare per il Turismo, ma la situazione non mi è parsa per nulla disastrosa come a volte la si vuol dipingere.
Quindi, niente note dolenti.
Anzi no, di due cose vorrei proprio parlare.
La prima è Enna. Viene descritta come una città affascinante dal carattere prevalentemente medioevale, pulita, ben curata e dalla tranquillità quasi fuori dal tempo; una meta interessante, quindi, tanto che sulla strada del ritorno verso Palermo l’abbiamo preferita addirittura a Piazza Armerina ed alla sua Villa Romana, fidandoci di tali giudizi. Ebbene, non me ne vogliano gli amici di Enna, ma la città mi è parsa tutt’altro che interessante (fatta eccezione per il bel Duomo), caotica, trafficata all’inverosimile su quella che è sostanzialmente l’unica via che l’attraversa. Credo che avrei fatto decisamente meglio a scegliere Piazza Armerina, magari aiuto qualcun altro a non ripetere il nostro errore.
La seconda è un episodio “commerciale” che per me ha dell’incredibile. Leggo su “Dove” di un negozio a Palermo dove si riproducono ceramiche antiche, L’Angolo del cotto, in via Alloro nel quartiere della Kalsa. Bene, ci vado, sono interessato a delle piastrelle per un tavolino. La titolare è gentile e disponibile, scegliamo la piastrelle da un campione (devono ancora essere dipinte… e pagate) e ci accordiamo per ritirarle il giorno della partenza, 2 settimane dopo. La mattina della partenza confermiamo telefonicamente e ci accordiamo per il pomeriggio. Peccato che al pomeriggio, dopo aver attraversato mezza Palermo a piedi, mi trovi il negozio chiuso ed al telefono non risponda nessuno. Ok, tornati a casa, richiamo; c’è stato un disguido, chiedo l’invio delle piastrelle via posta, come inizialmente proposto dalla negoziante, addirittura aumentandone la quantità. Niente da fare. Nonostante mi venga ogni volta assicurato l’immediato invio, dopo tre telefonate e tre promesse ho desistito, non mi spiego il perché ma queste piastrelle non me le vogliono vendere. Ma perché?!?!
La medesima cosa mi era successa in un altro luogo, sempre nel Sud Italia, per dell’olio ordinato dai produttori ad una Festa che avrebbe dovuto arrivare per posta ma che nessuno ha mai visto. E non si dica che sono io sfortunato, in quel caso non ero il solo ad avere effettuato l’ordine.
Ma allora la tanto chiacchierata necessità di spingere l’economia del Meridione??

Conoscere la Sicilia e rimanerne incantati

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