Viaggio in Sicilia

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Viaggio in Sicilia

Goethe raccontando il viaggio in Italia scriveva che “senza conoscere la Sicilia, non ci si può fare un’idea dell’Italia. E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto”; anche per noi Italiani l’isola andrebbe vista almeno una volta nella vita; si possono trovare infiniti motivi di interesse.
Nonostante l’estensione delle coste, vi sorge il vulcano più alto d’Europa e lo spirito montanaro è presente come in altre regioni; basta percorrere il centro dell’isola da Caltanissetta ad Enna, (quest’ultima città e provincia più alte d’Italia, a 950 m. sul livello del mare), per ammirare la ricchezza dei suoi boschi. Una sola visita poi non basta a causa della quantità del patrimonio artistico e paesaggistico. Esiste, anche, una Sicilia che non può essere definita minore, ma piuttosto insolita o poco nota, che merita di essere ugualmente scoperta: è quello che mi riprometto di fare prossimamente, dal momento che il viaggio che mi accingo ora a descrivere è quello che viene definito il tour classico dell’isola (e qualcosa in più).

In cucina
Le guide che si sono succedute durante il viaggio ci hanno parlato volentieri della cucina e ci hanno dispensato consigli e ricette:
il pesto alla trapanese è fatto con aglio (1 spicchio per persona), mandorla (1 per persona), sale, basilico, olio e pomodori freschi, oppure se non è stagione si usano i pomodori secchi conservati sott’olio, aglio e peperoncino. Il pesto alla trapanese oltre che sulla pasta è ottimo per le bruschette. Specialità siciliana per eccellenza sono le arancine (palermitane) ovvero gli arancini di riso; pare che fra i giovani sia molto gradita la variante alla nutella che ai più anziani suona come un’eresia. Le panelle fatte di farina di ceci e fritte, servono per farcire delle focacce morbide guarnite con “giuggiolena”, i semi di sesamo. Un ottimo antipasto è costituito da pomodori secchi e conservati in vaso con il formaggio chiamato tuma. Nel paese dei limoni si mangia limone e sale o si beve una bevanda di selz, limone e sale oppure succo di mandarino e limone verde. La foglia di limone è utilizzata nel modo seguente: si fa una polpettina con carne macinata , sale, pepe, finocchietto selvatico e si griglia tra 2 foglie di limone che a fine cottura si eliminano, non si mangiano. Come non citare poi l’insalata d’arancia con erba cipollina, aringa e prezzemolo. Insuperabili la pasta alla Norma, con melanzane tagliate fini e soffritte, ricotta salata e pecorino e sugo di pomodoro e la pasta, preferibilmente bucatini, con le sarde, con uva passa, pinoli e finocchietto selvatico. Infine da assaggiare le mandorle di Avola, le migliori, la marmellata di fico d’india, il liquore e, fatta con le bucce, la grappa a 50°. Ma non sono da dimenticare il vino di mandorle e lo zibibbo, i vini e il marsala della zona nord ovest.

Itinerario
Cremona – Napoli, percorso in pullman; Napoli – Palermo in nave; giro completo dell’isola in pullman; ritorno da Palermo a Napoli in nave e rientro in pullman a Cremona. Durata 11 giorni.

Lunedì 22/3/2004
Il percorso fino a Napoli in autostrada scorre liscio, interrotto solo da qualche spunto panoramico o costruzione particolare come la chiesa dell’autostrada del sole nei pressi di Firenze, costruita negli anni ’60 per le vittime delle autostrade, con la particolare copertura a tenda; i profili di Montepulciano, Orte antica, Orvieto di cui riesco a vedere la parte terminale della facciata del duomo, l’abbazia di Monte Cassino, si stagliano all’orizzonte. All’arrivo a Tivoli presso il ristorante dell’ hotel “il Maniero” abbiamo il pranzo prenotato con menù in ambiente romanesco, allietato da tre suonatori con il loro repertorio folcloristico.
Verso le 17.20 arriviamo a Napoli e poiché l’imbarco è previsto a partire dalle 19, abbiamo l’opportunità di compiere un breve giro del centro.
Innanzitutto ammiriamo la bella stazione marittima dell’Immacolatella che deve il nome alle statue della Madonna che ne ornano la facciata.
Si prosegue per piazza del Municipio, costeggiando il Castel Nuovo (detto anche Maschio Angioino) di cui in particolare apprezziamo il monumentale ingresso a forma di arco trionfale rinserrato tra le torri, l’una di Mezzo e l’altra di Guardia, edificato in occasione dell’arrivo in città di Alfonso I° d’Aragona il 26 febbraio 1443, per celebrarne il trionfo.
Continuiamo verso il Teatro S. Carlo e la galleria Umberto I°; percorriamo un tratto di via Toledo per giungere in piazza Plebiscito con, all’angolo, lo storico e splendente caffè Gambrinus, il Palazzo Reale con la lunga serie dei re partenopei e sullo sfondo la scenografica chiesa di S. Francesco di Paola, ottocentesca, costruita secondo lo schema del Pantheon romano. Percorriamo ancora un breve tratto di strada per raggiungere un punto panoramico sul golfo, ma non è possibile spingerci oltre e rinunciamo ad andare a vedere la fontana dell’Immacolatella a Santa Lucia, molto nota, tuttavia, per i Caroselli di buona memoria.
Alle 20.30, la nave veloce della Tirrenia, su cui siamo imbarcati, la Vincenzo Florio, di recentissima costruzione, lascia il porto di Napoli; un rapido sguardo alla città illuminata che rimane alle nostre spalle e ci ritiriamo per concludere la prima lunghissima giornata del nostro viaggio.

Martedì 23/3/2004
Alle ore sette sbarco a Palermo sotto una noiosissima pioggerella, la stessa che avremo per compagna di tutto il viaggio. Imbocchiamo l’autostrada per raggiungere la prima tappa della giornata: Segesta, dove incontriamo la guida. Purtroppo il tempo inclemente, piovoso, ventoso e con freddo rigido ci guasta il piacere della visita di un luogo magico e poiché, fortunatamente per noi, costituisce un ritorno, cerchiamo di ricordare le emozioni provate la prima volta nel vedere il tempio illuminato dal sole nelle prime ore del mattino, quando ancora la folla dei turisti non c’è e si ode solo il canto degli uccelli, già raccontato da Goethe.
Della città degli Elimi non abbiamo modo di vedere altro, dal momento che non è neppure raggiungibile il teatro e del resto sarebbe impossibile godere dello splendido panorama visibile in altre condizioni meteorologiche, dalla cavea.
Proseguiamo in direzione della costa occidentale fino alla fascia lagunare dello Stagnone e in motobarca raggiungiamo l’isola di S. Pantaleo, più conosciuta come isola di Mozia, letteralmente ricoperta da un tappeto di fiori gialli. Dopo aver visitato il bel museo, ospitato nella villa di Whitaker, scopritore dei reperti, fra cui il più conosciuto è l’auriga, del caposaldo della città di Cartagine in Sicilia, ci concediamo una passeggiata per vedere i resti archeologici fra cui la strada, attualmente in gran parte sommersa, che univa la città alla terraferma.
Il percorso che ci conduce verso Trapani costeggia le saline, definite dalla nostra Guida le più belle del mondo, anche se poche ormai sono rimaste attive; il paesaggio è comunque molto particolare, caratterizzato dagli specchi d’acqua di coltura e dai mulini a vento e sullo sfondo dal profilo delle isole Egadi.
L’economia della città di Trapani si basa, o forse è più corretto dire si basava, su 3 prodotti: il sale, il tonno (tonnara di Bonagia) e il corallo; a proposito di quest’ultimo, ormai rarissimo, un’artista locale crea gioielli in corallo ecologico fatti di pasta di sale colorata.
Seguendo la strada panoramica con ampie vedute del Monte Cofano, del paese di Custonaci e più oltre di S. Vito lo Capo, ci portiamo in Val d’Erice dove presso il baglio di Santacroce pranziamo, in un ambiente naturale splendido, ricco di fiori e piante esotiche, giardino da cui la vista spazia verso il mare. All’arrivo, la prima cosa che colpisce di Erice è la pavimentazione a ciottoli delle strade, cosiddetta a catena, a formare un disegno originalissimo. Il paese fino a non molti anni fa denominato Monte San Giuliano, deve l’attuale nome alla presenza di un famoso tempio dedicato alla Venere Ericina, molto frequentato nell’antichità dai marinai, e alla considerazione che turisticamente è molto più intrigante dell’originario. La visita della chiesa matrice e la visione di molti angoli pittoreschi e del panorama di Trapani e delle saline dal castello costituiscono i momenti salienti del nostro giro.
Percorrendo la strada costiera facciamo una puntata alla bellissima insenatura di San Vito lo Capo dove la rena è colorata di rosa per la presenza di piccolissimi frammenti di corallo. Le palme che crescono direttamente sulla spiaggia conferiscono alla località un carattere altamente esotico.
Rientrati in autostrada, passiamo per Carini e Capaci, località note la prima per la sfortunata baronessa, la seconda per la efferata strage del giudice Falcone, della moglie e degli agenti di scorta (una targa ricorda il punto esatto dell’eccidio).
Il pernottamento è presso l’hotel Cristal Palace a Palermo.

Mercoledì 24/3/2004
L’intera giornata, come la successiva, è dedicata alla visita del capoluogo siciliano. Fondata nell’ottavo secolo a.c. forse dai fenici, ebbe il nome romano di Panormos ed è costituita dalla città nuova che si sviluppa alle pendici del monte Pellegrino, dal centro storico e dalla città moderna, dove scorre l’unico tratto di metropolitana. Conta 25 quartieri e 8 porte delle 21 originarie. La più bella porta di Palermo è la rinascimentale Porta Nuova proprio accanto al Palazzo dei Normanni.
Il periodo normanno che si colloca nel 1100 vede in circa 100 anni solo 3 re: Ruggero II (1130 – 1154), Guglielmo I e Guglielmo II; sotto questa dinastia Palermo viene arricchita di opere d’arte straordinarie. Un luogo comune da sfatare è la scarsità d’acqua, al contrario vi sono tanti fiumi che bagnano Palermo e la zona circostante. Passiamo da Piazza Amendola ricca di alberi di aranci carichi di frutti e da corso Calatafimi lunghissima arteria che unisce Palermo a Monreale, fiancheggiata dagli alberi delle melìe o albero del rosario i cui frutti a grappolo e tondeggianti ricordano i grani del rosario; è un albero ricco di foglie adatto ad ombreggiare e rinfrescare l’estate palermitana.
Iniziamo dalla città storica e arabo-normanna: S. Giovanni degli Eremiti e il suggestivo giardino esotico dove vicino agli agrumi cresce la pianta di acanto, la Cuba e la Zisa, sulla cui facciata è ben visibile lo stemma dei Normanni con i due leoni rampanti, visite accomunate da una desolante pioggia battente, l’orto botanico, uno dei principali d’Europa, inaugurato nel 1795. Dei differenti, numerosi angoli del giardino botanico quello che mi ha maggiormente colpito è lo spettacolare viale delle corisie o alberi bottiglia. Nel pomeriggio visitiamo: il Duomo, il Palazzo e la fontana Pretoria o della vergogna, la Martorana e San Cataldo, la chiesa del Gesù o Casa Professa, il cui interno per il fasto del barocco siciliano suscita nel visitatore emozioni contrastanti, e S. Giuseppe dei Teatini, secentesca, sul modello del barocco romano, dalla imponente cupola maiolicata; all’interno gli stucchi di Giacomo Serpotta: i soli che vediamo dal momento che i famosi Oratori di S. Lorenzo e di S. Cita sono ancora per pochi giorni chiusi a causa del lungo restauro.
Dalla chiesa di San Giuseppe si accede ai Quattro Canti. A proposito dei Quattro Canti è curioso notare che le statue delle sante rappresentate quali patrone di Palermo non contemplano S. Rosalia i cui resti sono stati scoperti in epoca (1624) successiva alla realizzazione.

Giovedì 25/3/2004
Abbiamo la fortuna di entrare a palazzo dei Normanni di primo mattino quando ancora non c’è nessuno e possiamo apprezzare indisturbati lo splendore dei mosaici della Cappella Palatina. A Monreale, invece, l’usuale affollamento non ci impedisce di ammirare l’interno del duomo e l’elegantissimo chiostro.
Tra i capitelli ognuno con diversa decorazione è possibile vedere anche una rappresentazione della “Trinacria”. Sostiamo al Belvedere per ammirare il panorama sulla Conca d’oro.
Rientrati a Palermo, a Palazzo Mirto possiamo farci un’idea della vita nobiliare nel capoluogo.
Il palazzo è stato donato al Municipio da Maria Concetta Lanza Filingieri nel 1983 secondo le volontà testamentarie del fratello Filippo principe di Mirto.
Anche piazza Marina merita una visita con il suo giardino di piante esotiche, sistemazione risalente al 1860, con i busti di Garibaldi e dei Garibaldini e con la bellissima cancellata in ferro battuto. Facendo il giro ci si imbatte nel luogo in cui il 12/3/1909 fu ucciso Joe Petrosino. Il Comune vi ha posto una targa solo nel 2003. Sul lato che si apre verso il mare, verso la passeggiata delle Cattive (=le vedove) e la chiesa di S. Maria della Catena, sorge il palazzo Chiaramonte detto anche lo Steri, (da hosterium = palazzo fortificato) già sede dell’Inquisizione.
Costeggiando il monte Pellegrino lasciamo la città e attraverso il parco della Favorita, riserva di caccia di Ferdinando di Borbone, ci dirigiamo verso Mondello, la celebre spiaggia di Palermo. A mezza strada sosta per visitare il museo etnografico siciliano voluto da Giuseppe Pitrè, medico. Interessante raccolta di oggetti della vita quotidiana, spesso costituiti dall’omaggio della gente del popolo per le cure prestate. In particolare ricca la sezione della ceramica.
Numerose le brocche dette “cu’ l’ingannu” perché senza conoscere il segreto è impossibile versare l’acqua (l’acqua infatti passa nel manico).
Intrigante la sezione dedicata alla magia di Giovanna Bonanno finita al rogo nel 1789. E poi tessitura, abiti, la ricostruzione di una cucina e i dolci e i pani delle feste.
A Mondello provo un attimo di delusione: ricordavo una pasticceria dove si diceva si potesse mangiare la miglior cassata di Sicilia e ora non esiste più! Ci si può consolare col passare al salato gustando le panelle fritte sul lungomare. Di fronte la palazzina liberty dei bagni è già illuminata. Dopo cena abbiamo in programma un luogo di grande suggestione: S. Maria dello Spasimo dal nome del quadro di Raffaello, noto come “Spasimo di Sicilia” conservato al museo del Prado.
La seconda opera già appartenente alla chiesa, una statua del Gagini è conservata a Palazzo Abatellis, sede della Galleria Regionale.
La chiesa, del cinquecento, di fatto è stata per lo più adibita ad ospedale e ospizio e all’interno, priva come è di copertura, vi crescono due piante di sommacco dai cui fiori gialli si ricava un colorante.

Venerdì 26/3/2004
Lasciamo definitivamente il capoluogo siciliano per dirigerci verso Selinunte percorrendo l’autostrada per Mazara del Vallo. Durante il trasferimento c’è modo di ricordare le caratteristiche feste devozionali dette cene di S. Giuseppe che si celebrano a Salemi e i famosi vini della zona come il bianco di Alcamo, il rosso di Avola e il marsala. Nel trapanese, infatti, notevole è la coltivazione della vite, mentre i territori di Caltanissetta ed Enna sono coltivati a grano; fin dall’antichità la Sicilia ebbe l’appellativo di granaio d’Italia.
Procedendo verso Mazara, cittadina dalla tipica impronta africana, ricordiamo che proprio in questo angolo di Sicilia ebbero origine nel ‘600 le prime intimidazioni di stampo mafioso.
Dopo Segesta voluta dagli Elimi e Mozia fenicia facciamo ora conoscenza con la colonia greca di Selinunte.
La non pacifica convivenza di queste antiche popolazioni nel triangolo occidentale della Sicilia ebbe conseguenze disastrose per la storia di questa terra. Il nome di Selinunte deriverebbe da “selinon” il prezzemolo selvatico.
La visita del sito archeologico si rivela estremamente interessante e comprende: il tempio di Era, l’acropoli, i templi di Castore e Polluce, un curioso banco con le misure digradanti e, sorpresa, il simbolo della dea Tanit.
Proseguiamo verso Agrigento costeggiando campi di agrumi e olivi, dove si notano distese di fiori rossi: fiori di sulla. Nei dintorni di Sciacca ci segnalano “il Castello Incantato” creato dall’artista – contadino Filippo Bentivegna con teste scolpite nei tronchi e non lontano dalla costa l’isola Ferdinandea, così chiamata in onore di Ferdinando II Borbone emersa il 12/7/1831 e repentinamente sommersa dopo alcuni mesi, prima ancora che le grandi potenze europee si accordassero sul nuovo e inaspettato possedimento. Compiamo una breve sosta alle scogliere bianche della Scala dei Turchi, località così chiamata perché i saraceni arrampicandovisi, agevolmente approdavano sulla costa per compiere razzie. Poco dopo siamo in vista di Porto Empedocle, centro industriale e importante porto d’imbarco.
Ad Agrigento, l’antica Akragas e Girgenti, ci dedichiamo alla visita della Valle dei Templi e successivamente ci rechiamo alla località Caos (che significa luogo dove avvengono i naufragi e perciò ha un significato diverso da quello greco) dove è la casa del premio Nobel Luigi Pirandello, con all’interno un piccolo museo che conserva fra l’altro il testamento e il vaso greco dove furono conservate le ceneri al cimitero del Verano a Roma.
Il pino, simbolo di questo luogo letterario, colpito nell’autunno 1997 da una tromba d’aria, conserva solo due “moncherini” che si protendono verso il cielo; al di sotto, in un semplice masso, sono custodite le ceneri.
Ancora un giro per ammirare i templi suggestivamente illuminati e dopo cena la piacevole rappresentazione della “giara” da parte di alcuni attori agrigentini.

Sabato 27/3/2004
L’itinerario della giornata si svolge tutto all’interno dell’isola in un ambiente inaspettato e non privo di fascino. Caltanissetta è situata a 650m. di altezza e conta circa 60000 abitanti; il significato della denominazione è castello delle donne ed in effetti si trova al centro di una zona di castelli. I riti che si svolgono nella settimana santa sono secondi solo ai “misteri” di Trapani. Il territorio fra Caltanissetta e Enna era un tempo disseminato di miniere di zolfo (se ne contavano fino a 31) dove “i carusi”, ossia i bambini, svolgevano il loro tremendo lavoro di trasporto delle caldarelle salendo in superficie zigzagando.
Le solfatare costituivano anche un gravissimo danno per l’ambiente.
Lo zolfo ottenuto veniva caricato sui carretti e portato ai porti; il carretto siciliano che poi diverrà opera d’arte secondo i canoni della scuola palermitana e della scuola catanese. I temi ornamentali delle fiancate sono religiosi o si ispirano all’Orlando Furioso, i colori ricorrenti quelli della Sicilia, degli aranci e dei fichi d’india.
Il paesaggio che ci attornia è bellissimo, ondulato, con alberi da frutta, peschi fioriti e mandorli, e in successione boschi di conifere ed eucalipti (introdotti artificialmente nelle aree bonificate) e l’immancabile finocchietto selvatico.
Ad Enna, sede della 4^ università siciliana, lungo la salita che porta al castello di Lombardia lo sguardo spazia sulla cittadina di Calascibetta, di chiara impronta araba, dolcemente digradante sulla collina; il suo nome significa campo fuori dalle mura, infatti fu fondata dagli arabi e fortificata da Ruggero per espugnare Enna, l’antica Castrogiovanni.
I colori di Enna sono il giallo del grano e il verde dello zolfo. Il duomo di Enna conserva nella cappella della Madonna della Visitazione la nave d’oro che viene portata in processione durante i festeggiamenti che si svolgono dal 29 giugno al 2 luglio. Dal Castello di Lombardia la vista spazia a 360° su Calascibetta, la rocca di Cerere, il lago di Pergusa e perfino l’Etna innevato (sarà l’unica opportunità di vedere il vulcano per tutta la durata del soggiorno in Sicilia), nonché un’ampia panoramica della città di Enna.
Durante la discesa dal castello facciamo ampia provvista di nocciole pralinate e pomodori secchi presso un camioncino che staziona regolarmente in loco.
Pranzo a Piazza Armerina, e visita della famosa Villa del Casale.
Ultima sosta della giornata a Caltagirone cittadina famosa per aver dato i natali a Don Sturzo e per la lavorazione della ceramica.
Il nome significa castello dei vasi e conta circa 45000 abitanti che prendono il nome di Calatini. I colori: giallo, verde, blu e i simboli: pigna, vaso, lampada si ritrovano nei manufatti di ceramica e sulla loggia comunale decorata in maiolica, come numerose facciate e balconate.
Ma il vero vanto è rappresentato dalla scala di S. Maria del Monte di 142 gradini decorati; dal 24 al 25 luglio di ogni anno viene illuminata da 4000 “coppi” colorati a formare fantasmagorici e sempre differenti tappeti. Durante tutto il mese di maggio in onore della Madonna di Condomini titolare della chiesa posta alla sommità, si tiene l’infiorata. Pernottamento ad Acireale presso l’hotel Excelsior Palace recentemente restaurato, tel. 095 7688111.

Domenica 28/3/2004
La mattinata è dedicata al parco archeologico della Neapoli di Siracusa col teatro greco, l’anfiteatro romano, le latomie con il famoso Orecchio di Dionisio; a proposito di questa enorme grotta artificiale si racconta che fu così denominata da Caravaggio nel 1608 a causa della forma dando così credito alla leggenda secondo la quale il Tiranno Dionisio avrebbe potuto ascoltare i prigionieri rinchiusi anche se parlavano a voce bassissima. E infatti sperimentiamo di persona l’acustica perfetta del luogo intonando nell’angolo più interno il coro del “Va’ Pensiero”, performance per la quale noi, piccolo gruppetto di donne, c’eravamo coscienziosamente preparate; all’uscita riceviamo i meritati applausi degli astanti rimasti in ascolto in prossimità dell’ingresso. La visita continua con lo stupendo duomo, che ha conglobato l’antico tempio dorico di Atena, in cui è conservata la statua di S. Lucia, patrona della città. Una passeggiata per le antiche vie dell’isola di Ortigia su cui si affacciano magnifici balconi dalle inferriate a petto d’oca ci conduce alla Fonte Aretusa celebrata fin dall’antichità.
Il pranzo si svolge presso il ristorante “Minosse” d’Ortigia (v. Mirabella 6 – trav. Corso Matteotti, tel. 0931 66366).
Nel pomeriggio ci aspetta Noto là dove il barocco siciliano dà sfogo alla più sfrenata creatività. Purtroppo il duomo è tutto ingabbiato a causa dei restauri dopo il rovinoso crollo della cupola e non è possibile neppure salire sulla scalinata; tuttavia percorrendo il Corso Vittorio Emanuele fino alla piazza del Municipio e salendo da via Nicolaci si ha modo di ammirare una spettacolare sequenza di edifici barocchi e di scenografiche piazze. Rientriamo infine ad Acireale.

Lunedì 29/3/2004
Mattinata come da programma sulle pendici dell’Etna, nonostante il tempo sia del tutto inclemente e del vulcano non si veda neanche l’ombra. Saliamo da Zafferana fino al punto di arrivo delle colate del 2001 - 2002 che tennero col fiato sospeso per giorni gli abitanti della zona. Ai 2000 m. dei Crateri Silvestri siamo avvolti nella nebbia; la funivia distrutta dall’ultima eruzione è ora in fase di ricostruzione.
Le condizioni climatiche ci costringono a ripararci nel bar rifugio che è situato presso i crateri, dove è in visione un interessantissimo filmato della più recente eruzione in cui viene mostrato come gli stessi proprietari del rifugio siano riusciti a deviare il corso della lava e con interventi frenetici a scongiurare la distruzione del locale soltanto per pochi metri. Ridiscendiamo da Trecastagni e Randazzo. Nel pomeriggio siamo a Taormina e ci rechiamo nei luoghi canonici di visita: l’Odeon, i giardini pubblici dalla cui terrazza si gode di uno splendido panorama e dove si trova l’originale costruzione voluta da una ricca signora inglese come rifugio per i volatili di passaggio, il teatro greco e dedichiamo anche un po’ di tempo allo shopping in corso Umberto.
Presso l’Azienda di promozione turistica che si trova nel Palazzo Corvaja si può ammirare un carretto siciliano mirabilmente intagliato. Arrivo a Patti Marina dove pernottiamo.

Martedì 30/3/2004
Da Milazzo, patria di Luigi Rizzo che durante la 1^ Guerra Mondiale con il mas affonda la S. Stefano e nota per la vittoria della 1^ guerra punica, ci imbarchiamo alla volta di Lipari per un piacevole ritorno; ritroviamo antichi luoghi: il castello, il museo eoliano, le chiese spagnole e in particolare Nostra Signora delle Grazie, dalle absidi sormontate dalle nere caratteristiche cupolette, il duomo e il chiostro normanno e…il ristorante da Filippino per il pranzo. Nel pomeriggio completiamo la visita con il giro dell’isola e rientriamo a Milazzo.

Mercoledì 31/3/2004
Per l’ultimo giorno di permanenza in Sicilia percorriamo la costa a Nord da Capo d’Orlando a Palermo. Prima tappa a Tindari per il Santuario, i laghi e il sito archeologico. Tindari è un luogo pieno di fascino, tra il mare e la catena dei Nebrodi. Tindari è allo stesso tempo itinerario archeologico, spirituale e paesaggistico.
All’arrivo ci accolgono le bancarelle delle corone di nocciole dei Nebrodi e il suo vento: il”vento a Tindari” appunto di una famosa poesia di Salvatore Quasimodo scritta a Milano, ma con il cuore qui.
Il Santuario della Madonna è meta di numerosi pellegrinaggi soprattutto da parte degli studenti messinesi e della Sicilia orientale.
Tyndaris, colonia di Siracusa insieme a Taormina presenta importanti reperti archeologici: il teatro, una villa con le terme, il gimnasium.
Sosta a S. Stefano di Camastra rinomata per le colorate ceramiche e a Cefalù così chiamata per la forma simile ad una testa della roccia che sovrasta l’abitato, per il duomo normanno con il solenne mosaico del Cristo Pantocrator nell’abside, il lavatoio medievale e il museo Mandralisca il cui fiore all’occhiello è rappresentato dal “ritratto di ignoto” di Antonello.
A Cefalù considerato il tempo pasquale facciamo acquisti di stagione: l’agnellino pasquale di pasta reale (marzapane) e la palma intrecciata dai bambini per la Domenica delle Palme tipica della devozione isolana. Infine giungiamo a Palermo per l’imbarco sotto la consueta pioggia battente.

Giovedì 1/4/2004
A Napoli sbarchiamo di primo mattino dalla nave (ancora la Vincenzo Florio) e intraprendiamo subito il viaggio del rientro. Verso le 10 sostiamo a Tivoli dove con la visita di Villa Adriana compiamo un tuffo nella romanità. Dopo il pranzo, sempre a Tivoli al “Maniero”, proseguiamo per Cremona dove arriviamo verso le 21.
Curiosità 
* Il baglio costituisce una unità abitativa autosufficiente che ha il suo corrispondente nordico nel maso; i bagli ristrutturati costituiscono ottime soluzioni per una vacanza in mezzo alla natura.
* I Misteri di Trapani rappresentano la più lunga e la più importante delle manifestazioni religiose dell’isola; 20 carri sfilano durante la Settimana Santa ognuno con una propria banda che suona a morto, così da dar luogo a 20 processioni che si susseguono ininterrottamente.
* Dal paese di Custonaci dove si venera la Madonna fin dal 1500 si tenevano delle processioni che giungevano fino a Monte San Giuliano (Erice); nel duomo di Erice su una lapide sono annotati gli anni in cui si sono svolte e il motivo: per invocare la pioggia, per lo scoppio di epidemie di peste o di colera. La targa riporta come data più recente il 1938.
* Un motivo di visita della città di Palermo potrebbe essere lo stile liberty detto floreale che si può ammirare nelle architetture tra cui il Villino dei Florio di Ernesto Basile.
* La venerazione dei palermitani per S. Rosalia, nipote di Guglielmo II, è nota in tutto il mondo; a Lei viene attribuito il miracolo della cessazione della peste del 1624, anno in cui apparendo in sogno ad un giovane permise il ritrovamento dei Suoi resti mortali in una grotta del monte Pellegrino dove si era ritirata in solitudine e dove era morta nel 1166, luogo dove sorge il Santuario.
* Il turista a Palermo non cerchi più il mercato della Vucciria che ormai ha perso di importanza ma quello “del capo” (che si svolge in una via laterale di via Maqueda) o di “ballarò” ben più animati. *Per capire il senso della morte dei Palermitani (e dei siciliani in genere se penso che i regali ai bambini vengono fatti trovare il 2 novembre sulle tombe dei defunti più cari) si dovrebbero vedere le catacombe dei Cappuccini, macabra esposizione di scheletri vestiti, tombe trasparenti per non recidere il rapporto coi vivi; infatti fino al 1881, quando fu vietata la sepoltura, di fatto i parenti usavano andare a trovare i propri defunti e “intrattenersi” con loro. Noi tuttavia, rinunciamo alla visita perché sconsigliata agli impressionabili.
* Ecco come a volte la realtà può riservare piacevoli sorprese: nello descrivere nel diario di viaggio la bella chiesa di S. Maria dello Spasimo ho detto che il nome è dovuto al quadro commissionato a Raffaello che rappresenta la caduta di Cristo sotto il peso della croce durante la salita al Golgota, quadro conservato al Prado. A tale proposito devo osservare che nella chiesa non è presente alcuna fotografia che dia un’idea del quadro stesso nondimeno, in occasione del restauro e della presentazione al pubblico del Palazzo Stanga Trecco di Cremona, nobile residenza abbellita da un prezioso fregio in terracotta nel cortile d’onore e con un bel giardino all’interno, nel visitare il piano nobile e la stanza cosiddetta di Napoleone, ho l’occasione di notare una stampa di fine settecento intitolata “lo Spasimo di Sicilia” con annotazione che si tratta di opera conservata al Museo del Prado di Madrid; sarò retorica, ma come è piccolo il mondo! Quello che non ho visto a Palermo, né a Madrid (perché nonostante la visita del Prado, il quadro non lo ricordo) ho potuto vederlo nella mia città, di più, a due passi dalla casa dove sono nata.
* Dal castello di Lombardia ad Enna si ammira il lago di Pergusa,di acque salmastre senza immissari ed emissari che in autunno si colora di rosso. Si trova al centro di quella che fu la riserva di caccia di Federico II° ed è luogo leggendario; sulle sponde del lago di Pergusa Proserpina fu rapita da Plutone. Cerere, di cui in zona si conserva la rocca, implorò e ottenne da Giove la grazia di poter rivedere la figlia che per sei mesi viveva agli Inferi e per gli altri sei tornava sulla terra.
*Famosi sono i riti della settimana santa che si svolgono a Caltanissetta e ad Enna. In quest’ultima città in particolare le congregazioni costituite da soli uomini che per iscritto hanno il diritto di partecipare alla processione (l’elenco delle famiglie è conservato nella sacrestia del Duomo) vestiti con costumi particolari trascinano il Cristo sulla bara e la Madonna vestita a lutto; la processione è accompagnata da bande che suonano musiche da morto.
* La Madonna della Visitazione è oggetto di grande culto a Enna. I festeggiamenti si svolgono dal 29 giugno al 2 luglio quando viene portata in processione sul pesantissimo fercolo d’oro dai “nudi”, uomini scalzi. La statua della Madonna era stata acquistata a Venezia e viaggiando per mare, naufraga a Messina, prosegue poi verso Enna ma alla foce del fiume Taino, la cassa contenente la statua diviene pesantissima e solo i contadini a piedi nudi riescono a portarla nel duomo di Enna.
Nella devozione si può vedere l’innesto del culto mariano in quello pagano che aveva al centro la dea Cerere.
* Consiglio per una lettura: “In Sicilia” di Matteo Collura, ed. LonganesiUn appassionante tour dell'isola dei templi e del sole!

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