Venezia: e Carnevale sia!

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Venezia: e Carnevale sia!

Mancavo da Venezia per il Carnevale esattamente da vent'anni.
Altri tempi: si partiva (a volte senza nemmeno riservare l'albergo) con un borsone di materiali raccogliticci con i quali assemblare i travestimenti più bizzarri, ma senza dubbio originali e genuini.
Era il Carnevale inteso come festa di piazza, festa spontanea fatta dalla gente, festa di improvvisazione, muovendosi e aggregandosi fra calli, campi, ponti e fondamenta.
Nel periodo decadente della Repubblica di Venezia, alla vigilia dell'era napoleonica, il Carnevale era stato bandito: con camuffamenti che assicuravano l'anonimato nascondendo l'intera persona, era fin troppo facile, magari di notte e complice il labirintico tessuto urbano della Serenissima, consumare vendette - sia familiari, private o politiche - a lama di pugnale.
Passarono i secoli. Erano i primissimi anni Ottanta, quando i primi, pochi figuranti infransero un silenzio secolare cominciando dalle feste private a scendere nelle strade, chi stanando dai bauli gli abiti dei nonni, chi raffazzonando vecchi vestiti, chi tingendosi il viso, chi semplicemente ritagliando nel cartone una mascherina con cui coprire gli occhi.
Il business non tardò ad impadronirsi dell'evento: già verso il 1985 / 1986 il calendario era già ben fitto di eventi, alcuni strettamente connessi con il Carnevale, ma molti (troppi!) decisamente estranei a quella che è e dovrebbe continuare ad essere una festa popolare. Insomma, il Carnevale è improvvisazione, non voglio che mi si dica dove, quando, a che ora, con chi, guardando cosa, in che misura mi devo divertire!Una fantasmagorica galleria di personaggi, per immergere chi non c'era nella variopinta animazione della principale festa profana!Anche l'edizione 2008 è stata inevitabilmente improntata al business, anche se il filo conduttore della manifestazione è stato - bisogna riconoscerlo - intelligente e intrigante: "Sensation - Sei sensi per sei sestieri" (anche se si poteva tranquillamente usare il termine Sensazioni al posto di Sensation…).
Per quanto mi riguarda, l'idea della mia visita di Venezia dal 28 al 31 gennaio era partita da un interessante last-minute di alcuni hotel e solo in un secondo tempo mi ero accorto che le giornate coincidevano con il periodo carnevalesco. E poi, sono troppo amante del muoversi in libertà, tanto è vero che l'opuscolo del programma è rimasto sepolto nel fondo della valigia!
Il Carnevale ha il suo culmine nelle tre giornate finali, in particolare la domenica e il martedì grasso, quando risulta difficile muoversi in città, specialmente sulle direttrici che portano verso Piazza San Marco. Per chi ne abbia la possibilità, è quindi consigliato a chi desideri ammirare e fotografare al meglio i figuranti in maschera, recarsi a Venezia nelle precedenti giornate feriali.
Il risultato lo potete vedere nelle foto, molto più esplicative delle parole (che peraltro su Venezia ho già speso in abbondanza, sia sul sito che sul forum)!Ho alloggiato all'Hotel Pausania, un buon tre stelle ubicato in Dorsoduro 2824, sulle Fondamenta Gherardini prospicienti il Rio di San Barnaba.
E' situato in un palazzo storico, atrio d'ingresso con vera da pozzo e scala esterna che porta al piano superiore. Locali comuni molto ampi e ben arredati. Camere non grandissime ma confortevoli. L'attracco del vaporino è Ca' Rezzonico, cinque minuti a piedi. Prezzo in promozione di una camera singola con servizi e prima colazione: € 65 a notte.AL BOTTEGON (già Schiavi), Dorsoduro 992, Fondamenta Nani. Ubicata sul Rio di San Trovaso, è un'osteria storica di Venezia con clientela prevalentemente locale. Gestione simpatica e veloce. Grandissimo assortimento di vini, venduti anche sfusi attingendo dalle botti sul retro. Enorme scelta di "cicheti" (baccalà mantecato, crema ai tartufi, salmone, gamberetti, formaggi, sottaceti, affettati e mille altri) democraticamente quotati 1 euro ciascuno. E' stato il mio punto fisso per lo spuntino di metà giornata: per un panino (prosciutto crudo, speck, tonno affumicato), due o tre cicheti, uno o due calici di prosecco, caffè, ho speso fra i 7 e i 9 euro. A mezzogiorno l'affollamento è tale che può capitare di portarsi fuori le consumazioni usando il muretto antistante come tavolino, in un'atmosfera di grande convivialità.
TAVERNA SAN TROVASO, Dorsoduro 1916, sul rio omonimo. Porzioni molto abbondanti, dopo il primo aspettate prima di ordinare il secondo. Per spaghetti al nero di seppia (con molti pezzi di seppia), coda di rospo ai ferri, ¼ di vino, ½ litro di minerale, caffè ho speso 34 euro.
ALLA BOTTE, San Marco 5482. Locale minuscolo, non facile da trovare: da Campo San Bartolomio conviene imboccare il Sotoportego della Bissa, andare oltre un ristorante cinese e… darsi da fare! Tagliolini alle capesante, frittura di pesce, ¼ di vino, ½ litro di minerale, caffè: 32 euro. Grappa omaggiata.
RISTORANTE IL GIORGIONE, Castello, Via Garibaldi 1533 (fermata vaporino Arsenale). Spaghetti all'astice, seppioline ai ferri con polenta, ¼ di vino, ½ litro di minerale, un affogato al whisky, caffè: 46 euro, un po' caro in rapporto qualità/quantità.

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