Valle di Sesto e Alta Pusteria, incanto dolomitico

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Valle di Sesto e Alta Pusteria, incanto dolomitico

Da qualche anno mancavo dalla Val Pusteria, cosa strana per un estimatore delle Dolomiti come me. Ma le vallate del Trentino e dell'Alto Adige sono tante e talmente splendide che spesso si ha voglia di nuove, inesauribili scoperte piuttosto che di rivisitare quelle già conosciute. L'occasione di potermi aggregare a una bella compagnia di sei amici che avevano programmato là una decina di giorni a fine luglio, mi ha indotto, da un giorno all'altro, a ritornarvi per "ripassare" scenari ben noti ma sempre memorabili.
Abbiamo fatto base in un hotel di Moso (m. 1339); già dal paese, andando a spasso sulla via principale o semplicemente soffermandosi in contemplazione su un prato o meglio ancora passeggiando lungo il sentiero n. 0 che porta a Sesto parallelamente alla carrozzabile qualche decina di metri più in alto, si può ammirare una cerchia di montagne che teme ben pochi confronti in quanto a spettacolarità: da est a ovest si allineano a ferro di cavallo Croda Rossa di Sesto, Cima Undici, Croda dei Toni, Cima Una, tutte incombenti sul solco della Val Fiscalina.
L'area di Sesto-Moso è servita da due impianti di risalita che agevolano gli itinerari escursionistici in quota sui due versanti della valle:
Sesto - Monte Elmo, da m. 1310 a 2041;
Bagni di Moso - Prati di Croda Rossa, da m. 1353 a 1921.
Da Moso abbiamo intrapreso un programma di escursioni giornaliere più o meno lunghe, di volta in volta partendo dal paese o recandoci in macchina ai punti di partenza.

In cucina

Non mi sembra il caso di fare un elenco di piatti tipici del Sud-Tirolo: tutti conoscono la bontà dello speck, dei formaggi, delle carni, della cacciagione, dei funghi, dei canederli, dello strudel, dei prodotti del territorio in genere, la cui qualità difficilmente tradisce.
Altrettanto per i vini altoatesini, tema sul quale mi sarebbe difficile essere imparziale, visto che letteralmente li adoro: sentire nomi come Müller Thurgau, Kalterer See, Lagrein, Gewürztraminer, Sankt Magdalener mi fa venire voglia di ripartire subito!
Riferirò invece alcuni luoghi a cui indirizzarsi per mangiare bene: si tratta non di locali nei paesi ma di rifugi e malghe, ottimo valore aggiunto di escursioni già magnifiche!
** Rifugio di Fondo Valle: anche se la vicinanza a Moso e la facilità dell'approccio ne fanno più che altro un vero e proprio ristorante, ciò non lo rende meno raccomandabile. Ottime e abbondantissime le porzioni di canederli in brodo, uova con speck e patate, polenta con funghi, strudel.
** Rifugio Casera Rinfreddo: ottimi assortimenti di salumi e formaggi locali a prezzi convenienti, il tutto accompagnato dalla cordialità dei gestori.
** Rifugio Rudi: è una meta classica dei villeggianti buongustai, che salgono, a piedi o in cabinovia, in certi casi anche solo per apprezzare l'ottima cucina nel magnifico scenario dei Prati di Croda Rossa. Un consiglio: dopo avere ordinato il primo, aspettate di averlo mangiato prima di richiedere altre portate, potreste già essere abbondantemente sazi!
** Malga Messner: nell'idilliaca Val Casìes, a un'ora di cammino dal parcheggio, offre menù semplici ma gustosi. Una nota di merito per l'ottimo Kaiserschmarrn (vedi Curiosità).

Itinerario

Provenendo, come noi, da ovest, è opportuno uscire dall'autostrada A22 a Bressanone; dopo 5 km. si imbocca la statale n. 49 che per una sessantina di chilometri percorre la Val Pusteria affiancando il percorso del fiume Rienza fino a Dobbiaco e poi della Drava fino alla frontiera italo-austriaca di Prato alla Drava. Poco prima di entrare in San Candido, si dirama sulla destra la statale n. 52 che risale la Val di Sesto portando in 15 km. al valico di Monte Croce Comelico; a metà della valle è ubicata Sesto, che costituisce con l'attigua Moso un unico abitato distribuito lungo la strada.

Da non perdere

Ogni gita nell'area pusterese, automobilistica o a piedi, presenta una tale quantità di valori paesaggistici, naturalistici, ambientali, antropici, storici, alpinistici da rendere difficile una scelta e una classificazione di merito. È davvero imbarazzante selezionare cosa sia "da non perdere": l'indicazione più ovvia sarebbe "Tutto!", ma non essendo ciò possibile in questo spazio, riferirò alcune mete cosiddette "classiche", che per i neofiti servano come base dalla quale ampliare i propri orizzonti con successivi approfondimenti.
Essendo l'escursionismo la vocazione primaria del turismo estivo e l'approccio migliore per la conoscenza più autentica di valli e montagne meravigliose, quelli che seguono sono in prevalenza itinerari da effettuare a piedi, per lo più dopo avere raggiunto in auto i punti di partenza.

1. LA VAL FISCALINA
È uno dei gioielli del mondo dolomitico. Il tratto fra Moso e il Rifugio di Fondo Valle (m. 1548) è un'agevole e frequentatissima passeggiata per famiglie della durata di un'ora; la prima metà è effettuabile in macchina, ma non mi sembra proprio il caso. Ne consegue che il rifugio, una bella costruzione in legno recentemente ristrutturata, sia sempre affollatissimo, anche grazie all'ottima cucina.
Oltre che meta di un'elementare gita, il Rifugio di Fondo Valle è però soprattutto punto di partenza per i più celebrati itinerari nelle Dolomiti di Sesto. Assolutamente raccomandabile è l'anello, con partenza da qui, che tocca in successione i Rifugi Zsigmondy-Comici (m. 2224), Pian di Cengia (m. 2528) e Locatelli (m. 2405) per ridiscendere al Fondo Valle lungo la Val Sassovecchio. Le 6-7 ore di cammino e i 1000 metri di dislivello sono ampiamente ricompensati dalle straordinarie vedute su cime che hanno fatto la storia dell'alpinismo: Croda Rossa di Sesto, Cima Undici, Croda dei Toni, Crode Fiscaline, Cima Una, Paterno, Tre Cime di Lavaredo, Cima dei Tre Scarperi… per dire solo delle più note.

2. LA VAL CAMPO DI DENTRO
Verdissima e boscosa nella parte iniziale, si allarga poi in una stupenda radura erbosa ai piedi di una cerchia di imponenti massicci dolomitici: Punta dei Tre Scarperi a est, la piramide di Monte Mattina / Morgenkopf a sud, gruppo dei Baranci a ovest.
La Val Campo di Dentro si dirama da un bivio della statale n. 52 più o meno a metà strada tra Sesto e San Candido. Dopo un km. e mezzo si giunge a un parcheggio con sbarra ma, arrivando entro le 11, è consentito proseguire in auto per altri due km. fino a quello successivo. Meno di mezz'ora a piedi porta infine al Rifugio Tre Scarperi, tradizionale costruzione in legno annerito in un'ambientazione per la quale vale la pena di spendersi l'aggettivo "idilliaco", termine spesso inflazionato ma in questo caso appropriatissimo.
Un po' come il Fondo Valle, il rifugio è per la maggior parte dei visitatori una bella meta favorita dalla facilità e brevità dell'accesso; è però anche trampolino di lancio per una quantità di escursioni, quali la panoramica salita al Monte Casella di Dentro con successiva discesa in Val Fiscalina (2 ore), la traversata dei Baranci fino al Lago di Dobbiaco in ambiente selvaggio (5 ore) o l'itinerario per il Rifugio Locatelli, ricco di vestigia della Grande Guerra (3 ore).

3. LE MALGHE
Come il versante sud della Valle di Sesto è dominata da imponenti cime dolomitiche, così quello nord è caratterizzato da pendii più dolci che si estendono ai piedi delle Alpi Carniche. La zona è disseminata di malghe, nelle quali l'attività di produzione dei derivati del latte è integrata da quella di ristoro e ospitalità per gli escursionisti.
Gli itinerari lungo una bella rete di sentieri sono consigliabili per l'ambiente riposante e agreste e possono essere personalizzati spostandosi da una malga all'altra con modesti dislivelli: le tipiche gite per famiglie, ma non per questo meno significative.
Punto di partenza ideale è il Passo Monte Croce Comelico (confine provinciale tra Bolzano e Belluno, ma anche linguistico tra Alto Adige e Cadore), dove un pannello illustrativo ed esaurienti cartelli indirizzano alle varie mete: Malga di Nemes (m. 1877), Malga Klammbach (m. 1944), Malga Coltrondo (m. 1879), Casera Rinfreddo (m. 1887).

4. MONTE ELMO
Si rimane sullo stesso lato orografico della valle per una gita classica della zona.
Dalla frazione di San Vito (m. 1310), a metà strada fra Moso e Sesto, si sale in funivia alla stazione superiore di Monte Elmo (m. 2041) e da qui si intraprende l'agevole sentiero che, dopo avere toccato il simpatico Rifugio Gallo Cedrone (m. 2150), porta in meno di due ore di costante ma moderata salita alla Sillianer Hütte (m. 2447).
Sono molti gli aspetti che rendono raccomandabile questa gita, a cominciare dalla sfilata di cime che si susseguono sul versante opposto della valle: Baranci, Tre Cime di Lavaredo, Cima Una, Croda dei Toni, Cima Undici, Croda Rossa, Popera. Ma il percorso stesso è di grande fascino, pur essendo solo la parte iniziale della Traversata Carnica, alta via della durata di una decina di ore che si svolge quasi ininterrottamente sul crinale del confine tra Italia ed Austria; impagabile è poi l'atmosfera della Sillianer Hütte, accogliente rifugio edificato completamente in legno dove il tempo sembra essersi fermato, ed infine la breve digressione alla panoramicissima cima del Monte Elmo propriamente detto (m. 2434) dove sorgono un suggestivo crocifisso e le rovine di una casermetta di confine.

5. I PRATI DI CRODA ROSSA
Raggiunti a piedi tramite una comoda carrareccia a tornanti in un paio d'ore o in cabinovia da Bagni di Moso (m. 1353), i Prati di Croda Rossa (m. 1921) costituiscono uno scenario di rara bellezza di ondulazioni erbose, anche se la facilità dell'accesso fa sì che possa essere sovente affollato: l'estensione del pianoro e le varie possibilità offerte ai gitanti rendono però accettabile l'impatto umano. Ci si può limitare a godere dell'ottima cucina dei due rifugi (vedi alla voce "In cucina") o sdraiarsi sull'erba a prendere il sole, o passeggiare lungo il sentiero panoramico di un'ora (n. 13) di recente tracciatura, ma anche partire da qui per escursioni di ogni livello: tra esse, il giro del Castelliere o la traversata ai Rifugi Berti e Lunelli, fino agli impegnativi percorsi attrezzati della Strada degli Alpini e della Croda Rossa di Sesto (m. 2965).

6. L'AREA DI PRATO PIAZZA
Prato Piazza (m. 1991) è uno dei più rinomati belvederi dolomitici e ottimo punto di partenza per escursioni. Dalla statale della Val Pusteria, a metà tra Monguelfo e Villabassa, si risale per 3 km. la deviazione per la Val di Braies fino a un bivio, dove si lascia la strada per il celebre lago dirigendo invece a sinistra per altri 6 fino al parcheggio di Ponticello (m. 1491); il successivo tratto di 5 km. fino a Prato Piazza è precluso alle auto private in salita tra le 10 e le 16, fascia oraria in cui funziona un servizio di autopullman cadenzati circa ogni mezz'ora.
La passeggiata turistica da Prato Piazza, in vista della Croda Rossa d'Ampezzo che si alza alla base di verdissimi pascoli, raggiunge in una quarantina di minuti il Rifugio Vallandro (m. 2028), nei pressi delle rovine dell'omonimo fortino e di postazioni della Grande Guerra. Il panorama verso le Tre Cime di Lavaredo e il gruppo del Cristallo è già notevole da qui, ma sarebbe un peccato rinunciare all'ascensione a Monte Specie / Strudelkopf che richiede un'altra ora di tranquilla salita fino ai 2307 metri della croce di vetta: la vista da lassù è davvero a 360° sulle montagne circostanti, che non elenco nemmeno ma ci sono praticamente tutte!

7. LE TRE CIME DI LAVAREDO
Non finirò mai di additare quest'area come uno degli esempi più evidenti di cattiva gestione della montagna, e lo faccio con vero rammarico, trattandosi di luoghi tra i più belli del pianeta. La commercializzazione della zona ha ormai raggiunto livelli insostenibili generando una "macchina per fare soldi" e attirare folle indiscriminate di turisti, parte dei quali ignari del giusto rispetto per l'ambiente e per la natura. Euro 20 (trattasi di vecchie lire 38.734, tanto per capirci…) per ogni auto che risale la strada a pedaggio di 6 km. da Misurina al Rifugio Auronzo (almeno gli togliessero la denominazione di "rifugio"!), euro 10,80 (lire 20.916, per continuare a capirci…) per due canederli in brodo e una birra media in bicchiere di plastica (ritirati al banco, non serviti a tavola), beh, francamente mi sembrano a dir poco sconsiderati!
E' un tema delicato e antipatico - già trattato in questo sito nell'articolo "Dolomiti sature?" della rubrica "Un passo dal cielo" - e mi dispiace battere ancora sullo stesso tasto: quale socio del CAI, mi rendo conto (e me lo auguro…) che i ricavi di rifugi a portata di macchina come l'Auronzo possano essere ridistribuiti per mantenere quelli piccoli e scomodi che diversamente rischierebbero la chiusura, ma credo che si sia superato il limite della ragionevolezza. Per parte mia, ho giurato di non portare più un centesimo da queste parti, a costo di ore di avvicinamento a piedi e di zaini cariche di viveri e bevande, suggerendo a quanti conosco di fare altrettanto; magra consolazione, è un po' come evirarsi per far dispetto alle donne (e perdonate la caduta di stile)…
Inghiottita la consueta porzione di fiele, è però anche giusto dire qualcosa di un'escursione che è pur sempre una delle più spettacolari del mondo dolomitico (e non solo): il giro ad anello, della durata di circa 4 ore, intorno alle Tre Cime di Lavaredo toccando anche i Rifugi Locatelli e Lavaredo.
Come piccolo consiglio per evitare l'affollamento, suggerisco di impostarlo in senso orario; la grande maggioranza dei turisti lo percorrono in quello opposto, alcuni limitandosi al Rifugio Lavaredo (30 minuti) o al Locatelli (un'altra ora), in un'inevitabile processione nella quale sono difficoltosi i sorpassi. Lasciato dunque l'Auronzo (m. 2320) e raggiunta in una ventina di minuti la Forcella Col di Mezzo (m. 2315), si potrà fare in tutta tranquillità una sosta contemplativa verso i fantastici Cadini di Misurina a sud prima di scollinare e godere di uno spettacolare cambiamento di paesaggio. Da qui in avanti è un continuo succedersi di scenari impareggiabili sui vari gruppi montuosi: Rondoi-Baranci, Torre dei Scarperi, Monte Mattina, Sasso di Sesto, Torre di Toblin, Lastron dei Scarperi, Crodon di San Candido, Paterno, Laghi dei Piani… Infine, giunti al Locatelli (m. 2405) in poco più di un paio d'ore, ecco la fantastica triade, quello che Le Corbusier definì "il più bel complesso architettonico del mondo", nell'imponenza delle possenti pareti nord. Per il ritorno all'Auronzo, scavalcando Forcella Lavaredo e il sottostante omonimo rifugio, bisognerà comunque fare i conti con la folla del rientro, peraltro ripagati dalla vista delle immancabili cordate facilmente riconoscibili alzando lo sguardo verso le tante vie di salita delle Tre Cime.

8. LA VAL CASIES
Un po' decentrata dall'area trattata in questo articolo in quanto diramata da Monguelfo, località ubicata più o meno al centro della Val Pusteria, la valle è stata una delle più piacevoli sorprese di questo soggiorno. L'ho ritenuta talmente peculiare, caratterizzata e affascinante da dedicarle un resoconto a parte, già pubblicato su Ci Sono Stato (vedi Links).

9. I PAESI
Si sa che tutte le località di soggiorno montano hanno ormai perduto quasi del tutto i valori tradizionali per trasformarsi in sfilate di alberghi e strutture per i servizi correlati al turismo. Lodevolmente, gli scempi edilizi, salvo qualche inevitabile eccezione, sono però rimasti abbastanza lontani dall'area altoatesina e tutti gli edifici, anche se di nuova costruzione, mantengono note di gradevolezza, quali l'altezza contenuta, l'utilizzo prevalente del legno, i giardini ben curati, i balconi trionfanti di fiori. Ma vale peraltro la pena di dedicare qualche ora, magari nelle giornate di tempo incerto che scoraggiano le escursioni a piedi, alla ricerca di spunti d'interesse, specie nei nuclei originari. Ne dò qualche accenno.
** DOBBIACO - Nella parte antica, a nord della statale, meritano attenzione la parrocchiale barocca di San Giovanni Battista dal caratteristico campanile bianco e verde, alcune cappelle di una Via Crucis che è una delle più antiche del Tirolo, il Castello Herbstenburg, non visitabile in quanto dimora della famiglia Herbst. Piacevole anche l'omonimo lago.
** SAN CANDIDO - Assolutamente imperdibile è la Collegiata dei SS. Candido e Corbiniano, considerata il più importante edificio romanico dell'Alto Adige: l'interno custodisce opere d'arte di grande pregio, il cui capolavoro è l'imponente Crocifisso in legno dipinto del sec. XIII sopra l'altare maggiore. Rilevante è anche l'annesso Museo. Altri edifici interessanti sono il Convento dei Francescani e l'originalissima doppia Cappella Altötting e del Santo Sepolcro.
** SESTO E MOSO - Hanno la loro carta vincente nello scenario mozzafiato da cui sono circondate e non presentano eminenze architettoniche di spicco, a parte alcune abitazioni antiche ben conservate e la Parrocchiale di Sesto con attiguo cimitero al quale si accede da un passaggio coperto affrescato con scene di una Danza Macabra.

Curiosità 

** Per i valligiani, alcune delle già citate montagne che si affacciano sulla Valle di Sesto sono tradizionalmente note con un numero, Cima Dieci (o Croda Rossa), Cima Undici, Cima Dodici (o Croda dei Toni), Cima Una: esse costituiscono la cosiddetta "meridiana di Sesto", ad indicare che, guardando dal fondo valle, il sole tra le dieci e le tredici sfiora le rispettive cime all'ora di cui ciascuna porta il nome.
** Il Kaiserschmarrn, uno dei tipici dolci dell'area altoatesina, ha un'origine curiosa. Si narra che l'imperatore Francesco Giuseppe, di ritorno nel tardo pomeriggio da una battuta di caccia, ordinò al cuoco qualcosa da mangiare; costui, avendo già riordinato la cucina, mescolò di malavoglia uova, farina e uvetta per improvvisare una frittata, che però gli riuscì impresentabile. Per mascherare il pessimo risultato, la tagliò a pezzetti ricoprendola con zucchero a velo e marmellata di mirtilli, scusandosi di avere combinato "eine Schmarrn", cioè una stupidaggine. Il piatto fu però molto apprezzato dall'imperatore, che lo volle inserire nel menù ufficiale di corte con il nome appunto di Kaiserschmarrn.
** Lo sapete che le Tre Cime di Lavaredo in realtà… sono cinque? Da ovest a est, Cima Ovest, Cima Grande, Cima Piccola, Cima Piccolissima e Cima Frida. E a rigore sarebbero anche parecche di più, ad esempio Sasso di Landro, Croda del Rifugio, Torre Comici, il Mulo, Croda degli Alpini, Torre Lavaredo, Croda Longères, Torre di Forcella Grande, Piramide di Cima Grande… per non parlare delle innumerevoli elevazioni innominate che si celano in questo labirinto di pietra!
** Secondo un'antica leggenda, la Val Campo di Dentro, un tempo non facilmente raggiungibile come oggi, era abitata in estate solo da tre calzolai di Sesto che andavano a caccia di camosci sui pendii circostanti e ne conciavano le pelli nella capanna in cui vivevano; da ciò, la denominazione di "Tre Scarperi" data alla cima più alta del gruppo e in seguito all'omonimo rifugio.

Per i più piccoli

L'attenzione per i bambini è dovunque elevata e si concretizza in numerosi divertimenti ad essi dedicati. Sono diffusi, ad esempio, gli spazi giochi disseminati un po' dovunque: tra di essi spicca, lungo lo splendido pendio erboso che dal Gruppo dei Baranci digrada all'omonimo rifugio (seggiovia da San Candido), l'originalissimo Fun Bob Haunold, pista di bob estivo con vagoncini ancorati a un binario su una lunghezza di poco meno di due chilometri.
Altri due parchi giochi con belle attrezzature in legno sono ubicati presso la stazione d'arrivo della funivia di Monte Elmo e soprattutto ai Prati di Croda Rossa: qui, una vasta area ogni anno a fine luglio ospita la più importante festa per bambini dell'Alta Pusteria, con attrazioni per ogni gusto, il tutto nel massimo rispetto dell'integrità di quello stupendo pianoro.
Un'altra occasione di svago da non mancare per i più piccoli è la possibilità di risalire la Val Fiscalina fino al Rifugio di Fondo Valle con la pittoresca carrozza trainata da cavalli.
Da citare, inoltre, sono i numerosi itinerari percorribili con biciclette o mountain-bikes, nonché la possibilità offerta dai diversi laghi della zona, Dobbiaco, Landro, Braies, Misurina, di affittare imbarcazioni e pedalò per gite veramente ecologiche.
Parecchi spunti sono forniti dal libro, di recente pubblicazione, "L'altra Pusteria" di Silvia Wachtler, Edizioni Athesia: è un volume da raccomandare perché va a colmare un vuoto in un mercato editoriale fin troppo vasto ma spesso ripetitivo, essendo una selezione intelligente di itinerari mirati alle famiglie con bambini.
Degno di menzione è infine il progetto "Estate bambini", attivo dal 1992 a cura delle Associazioni Turistiche dell'Alta Pusteria. Il calendario delle numerose manifestazioni può essere consultato nei siti delle citate Associazioni.

Note dolenti

A parte quelle già citate riguardo l'area delle tre cime di Lavaredo, me ne viene in mente una sola, anche se si finisce per adeguarsi.
Trovandoci quasi ai confini con l'Austria, se ne sente l'influsso in particolare per gli orari: ne consegue che la cena negli hotel è servita tra le 18,30 e le 19,30, ora francamente assurda, specialmente a luglio. Si termina di cenare e si ha ancora davanti un'ora e mezza di luce!

Al di là delle mode, immergiamoci nella montagna al suo meglio

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