Val Malenco, un museo all’aperto

in viaggio con leander in Italia

torna alla mappa
Val Malenco, un museo all’aperto

In un numero di “Airone” di una ventina d’anni fa (come passa il tempo, o meglio, come passiamo noi…) un bell’articolo introduceva la Val Malenco definendola “Un museo lungo duecento chilometri”. Dietro questa frase, in apparenza stravagante, c’era invece un progetto, poi lodevolmente realizzato, di legare, in una continuità non solo ideale ma anche fisica, il Museo storico, etnografico e naturalistico di Chiesa, ricavato nel 1970 in alcuni locali della parrocchiale del paese, con la fitta rete di vie di comunicazione, antiche e recenti, che abbraccia i due versanti della valle. L’intento era, in altre parole, far sì che per gli ospiti la visita del Museo fosse una sorta di preparazione alla successiva conoscenza “sul campo” degli aspetti storici, ambientali, geologici, antropici, economici, alpinistici della valle.
Un risultato di grande rilievo, grazie ai volontari che dedicarono tre anni al riordino del tracciato e alla sua segnalazione con vernice e cartelli, fu l’Alta Via della Val Malenco, uno dei più begli itinerari di traversata dell’arco alpino e meta ogni anno di centinaia di percorritori; coloro che completano l’anello portando a testimonianza il “brevetto” con i timbri di tutti i rifugi toccati ricevono dalla locale A.A.S.T. un riconoscimento sotto forma di diploma e medaglia.
Ma, a parte l’aspetto escursionistico, la Val Malenco offre al visitatore una grande quantità di spunti di interesse che la rendono raccomandabile; non fosse altro, per scoprire che, per quanto appartata, non ha molto da invidiare alla vicina e più famosa Valtellina.Un piccolo grande mondo alpino tutto da scoprireLa Val Malenco si estende lungo i due versanti del torrente Mallero lungo la provinciale 404, su uno sviluppo di 21 km. da Sondrio a Chiareggio, ultimo nucleo abitato della valle a quota 1612. Da Chiesa, il centro più importante e più attrezzato turisticamente della valle, si diramano tre deviazioni rispettivamente per Primolo, per Caspoggio e per la strada che, superate le località di Lanzada, Vetto e Tornadri, con numerose svolte sale fino ai 2000 metri degli invasi artificiali di Campo Moro e Campo Gera.
Un itinerario automobilistico, talvolta completato con brevi passeggiate, merita un paio di giornate per approfondire i numerosi aspetti della vallata: cercherò di darne indicazione per sommi capi, lasciando poi a ciascuno piacevoli scoperte che certo non mancheranno.LE LOCALITA' E LE ATTRATTIVE
Lasciato l’abitato di Sondrio in direzione nord, si attraversa una zona di vigneti terrazzati dai quali vengono prodotti i pregevoli vini della Valtellina. Dopo 6 km. si incontrano in successione le frazioni di Gualtieri e Cagnoletti, considerate i primi nuclei abitati della valle per il ritrovamento di reperti preistorici. Un paio di km. più avanti è d’obbligo una sosta per apprezzare il colpo d’occhio, proprio a picco sul Mallero, verso Scilironi, uno dei siti più insoliti della Val Malenco, un vero e proprio presepio di case nere con le finestre intonacate di bianco. Una sterrata che si stacca dalla carrozzabile porta in breve nel cuore dell’abitato, un labirinto di case addossate le une all’altre su diversi livelli unite da angusti sottopassi, scalette in pietra, vicoletti ricavati in certi casi intagliando la roccia: un luogo di grandissima suggestione.
La successiva frazione, Marveggia, con un passato di borgo attivo e popoloso, è oggi in stato di parziale abbandono ed è citata solo per l’antica presenza di una delle tante torri di avvistamento, tipiche della Val Malenco. Un’altra si trova nelle vicinanze di Torre Santa Maria, paese senza grosse attrattive ma punto di riferimento importante in quanto da qui (località Ciappanico) ha inizio l’Alta Via, più precisamente la prima tappa che porta al Rifugio Bosio.
Le citate torri, di cui era disseminata tutta la valle da Castel Masegra, presso Sondrio, fino al confine svizzero del Passo del Muretto, costituivano un ingegnoso apparato difensivo, mettendo in comunicazione ottica alcuni punti elevati di importanza strategica. Quelle rimaste in piedi fino ai nostri giorni hanno perduto l’imponenza di un tempo, dopo l’occupazione da parte dei Grigioni nel 1512, quando ne fu mozzata la parte superiore e furono trasformate in abitazioni, fienili o stalle.
Una deviazione da Torre Santa Maria porta, con una breve passeggiata lungo un viottolo, alla contrada Ca’ Bianchi: non è che un minuscolo gruppo di abitazioni, ma la sensazione è quella di un salto indietro nel tempo, con le case annerite dal fumo divise da vicoletti e stretti sottopassi ad arco in pietra. Punto focale è una piazzetta di pochi metri quadrati con una cappelletta restaurata in modo discutibile, presso la quale si trova però una delle più significative testimonianze della preistoria locale, un masso grossolanamente circolare sulla cui superficie sono ben distinguibili 23 coppelle; si tratta di cavità incise con tecnica rudimentale da antiche popolazioni dedite al culto del sole, che veniva appunto stilizzato in forma di cerchi ravvicinati a scopi rituali. È una manifestazione tipica degli uomini dell’Età del Bronzo in parecchie aree del Norditalia, quali la Val Camonica e il Finalese in Liguria.
Rientrati a Torre Santa Maria, bastano pochi minuti per raggiungere Chiesa, centro più importante della Val Malenco sparso a un’altezza media di 1000 metri. Come per la maggior parte delle stazioni di soggiorno montano del versante italiano delle Alpi, la sua vocazione turistica ha in buona parte snaturato i valori architettonici tradizionali; questi sono oggi individuabili solo nel nucleo originario all’intorno della chiesa parrocchiale (dal che anche il nome del paese, noto un tempo proprio come “contrada della Chiesa”). Ancora di più si possono apprezzare gli aspetti dell’edilizia abitativa del passato nelle borgate di Curlo, Sasso e soprattutto Somprato, tuttora caratterizzate dalle abitazioni (talora su livelli sfalsati) in pietra locale, dai passaggi ad arco, dalle volte a botte e dalle “santelle”, semplici ma espressive raffigurazioni di soggetto religioso affrescate da pittori popolari tra il XVII e il XVIII secolo sulle facciate delle case o in piccoli tabernacoli lungo le strade.
L’attrattiva principale di Chiesa è, come accennato nell’Introduzione, il Museo storico etnografico naturalistico, allestito nell'antica parrocchiale e nell'oratorio di San Carlo. Una sezione storica illustra la storia della Val Malenco attraverso reperti, fotografie e pannelli esplicativi; quella artistico-religiosa annovera dipinti, statue in legno, una pregevole Via Crucis, costumi e stendardi delle Confraternite; le sezioni etnografiche presentano la ricostruzione degli ambienti di lavoro e gli oggetti correlati alle varie attività della valle, dalla produzione di burro e formaggi alla lavorazione del lino, dell’ardesia e della pietra ollare.
Primolo, raggiungibile con una bella passeggiata fino a quota 1274, sorge in posizione dominante proprio sopra Chiesa; le sue case si stringono attorno al santuario settecentesco della Madonna delle Grazie, che è legato a un fatto miracoloso del 1882, quando un incendio fu domato grazie a una vena d’acqua che, prosciugata da tempo, riprese a sgorgare grazie alle preghiere degli abitanti.
Deviando dalla provinciale 404, si raggiunge in pochi chilometri Lanzada, prima dell’avvento del turismo il più prospero paese della valle, anche per un passato di importante centro minerario. Oltre alla parrocchiale del secolo XVIII, che custodisce affreschi del rinomato pittore valtellinese Gian Pietro Ligari, è interessante visitare il nucleo storico; il carattere peculiare sta nelle abitazioni che hanno mantenuto l’originaria struttura di case-forti, spesso edificate sulla roccia e affacciate su piccoli cortili centrali.
Un’ultima digressione porta a Caspoggio, il cui nome pare derivi da “case sul poggio” per la sua posizione sulla sommità di un cordone morenico. Nel suo nucleo originario si può ammirare l’ultimo esempio rimasto di una soluzione architettonica un tempo diffusa in queste valli, le cosiddette “trune”: si tratta di corridoi coperti che costituivano l’unico accesso a un gruppo di abitazioni attraversandolo completamente, un ingegnoso espediente a protezione del freddo ma anche con funzione difensiva in una vallata di confine e quindi a costante pericolo di invasioni.
Tornati definitivamente sulla provinciale, si prosegue in direzione nord verso l’alta valle, che, prendendo quota, va offrendo scenari sempre più aperti verso i gruppi innevati del Disgrazia, del Bernina e del Pizzo Scalino. Attraversata una zona di cave di serpentinite, da sempre una delle risorse principali della Val Malenco, si tocca in breve la frazione di San Giuseppe, poche case con qualche alberghetto e la funivia che porta al Lago Palù. Ancora un po’ di tornanti, lungo i quali due ponti scavalcano i torrenti Forasco e Nevasco, ed eccoci alla conca verdeggiante di Chiareggio, luogo davvero idilliaco meritevole di una sosta di puro relax. Fino a qualche decennio fa collegata a San Giuseppe solo da una mulattiera, Chiareggio mantiene tuttora un certo isolamento che, scoraggiando progetti di “valorizzazione” sciistica dei pendii circostanti, ne ha mantenuto una dimensione tranquilla, quasi d’altri tempi. Non a caso lungo i prati sui quali sono sparse le abitazioni tradizionali splendidamente conservate scorrazzano liberamente le marmotte, talmente abituate alla presenza umana da poter essere avvicinate con facilità.
Dal luglio 2000 è attivo nel paese il Parco Geologico della Val Malenco, un istruttivo percorso gratuito lungo il quale sono esposti esemplari dei minerali della zona e pannelli illustrativi.

L’ALTA VIA
Come accennato nella parte introduttiva, l’Alta Via della Val Malenco, strutturata in sette tappe (oltre le varianti), è un entusiasmante trekking ad anello che, unendo rifugio a rifugio, si svolge, preferibilmente in senso oario, lungo entrambi i versanti dell’alta valle; la grande varietà di scenari in cui i percorritori si immergono va dalle praterie agli alpeggi con le abitazioni tradizionali, dai valloni selvaggi agli incantevoli laghetti alpini fino ai ghiacciai, che qui, come in alcune valli del Trentino, prendono il nome di vedrette.
Non avendo personalmente percorso l’Alta Via, ma solo alcuni tratti effettuabili in giornata dal fondovalle, non mi sembra abbia senso da parte mia riportare il percorso copiandolo da qualche guida; questo sito si chiama “Ci Sono Stato”, non “Mi Hanno Raccontato”!
Solo per dare qualche accenno, l’itinerario richiede un buon allenamento a camminare tra le sei e le otto ore al giorno con uno zaino contenente quanto serve ad essere autonomi per una settimana (anche se per i viveri si può contare sui rifugi). Le prime tre giornate si svolgono sul versante occidentale, spesso in vista dei 3678 metri del Monte Disgrazia, e solo al termine della terza tappa si scende a Chiareggio, l’ultimo e più elevato paese della valle; di là si riprende quota per inoltrarsi nei successivi quattro giorni nella parte orientale, la più elevata, severa e spettacolare della traversata, dominata dalla mole del Bernina sul confine, con i suoi 4049 metri, tra Italia e Svizzera.
Giusto per riportare i dati numerici essenziali, le quote minima e massima dell’Alta Via sono gli 800 metri di Ciappanico, punto di partenza, e i 3180 del Pizzo Marinelli; il pernottamente più alto è al Rifugio Marinelli Bombardieri (m. 2813), punto d’arrivo della quarta tappa, mentre il dislivello complessivo tocca i 7500 metri.
A chi desideri saperne di più e magari organizzarsi l’Alta Via o alcune delle tante escursioni giornaliere, raccomando la guida dell’editore Tamari “Valmalenco” di Nemo Canetta e Giancarlo Corbellini: anche se la sua prima edizione risale al 1984, rimane il vero punto di riferimento.

LE ESCURSIONI
Come per l’Alta Via, la trattazione dei numerosi itinerari escursionistici esula dal taglio divulgativo e non “tecnico” di questo articolo. Segnalerò solo qualche gita alla portata di tutti in partenza dalle varie località della valle, rinviando per gli approfondimenti alle guide specialistiche.
1. Anello Chiesa – Alpe Lago – Primolo – Antiche cave di pietra ollare – Chiesa: un bel giro di circa 4 ore (in qualche tratto da percorrere con precauzione) per farsi un’idea dell’ambiente minerario e delle dure condizioni dell’attività estrattiva.
2. Primolo – San Giuseppe – Chiareggio: itinerario di interesse storico-etnografico lungo la mulattiera del Passo del Muretto, antica via di comunicazione sulla quale passavano i commerci e il contrabbando.
3. Chiareggio – Rifugi Porro e Ventina: una salita di circa un’ora per raggiungere il pianoro dei rifugi; di lì si può proseguire in direzione del Ghiacciaio del Ventina fin dove le condizione del pendio e delle morene laterali lo consentano senza rischi, su un percorso segnalato da successivi cartelli riportanti le date del progressivo ritiro dei ghiacci.
4. Alpe Palù: raggiunti i 2000 metri dell’Alpe con la funivia da Chiesa o da San Giuseppe, un bel sentiero tra gli alberi porta in una mezz’ora al Lago Palù, del quale si può fare il giro (2 km. circa). Consigliabile la salita in meno di un’ora al Monte Motta, isolato a quota 2300, che offre un magnifico panorama sul sottostante lago, su buona parte della Val Malenco e sul gruppo del Disgrazia.

Lascia un commento
Per inviare commenti è necessaria la registrazione
Vai alla pagina di registrazione
Seguici su Facebook