Trekking in Carnia

in viaggio con Elisabetta Robbiano in Italia

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Trekking in Carnia

Il trekking nelle Alpi Carniche è stato ideato da Sandro, Enrico e Betta facendo riferimento all’esperienza di Sandro che in anni passati ne aveva già percorso il tratto occidentale. Il programma messo a punto ne è l’ideale prosecuzione solo parzialmente: prevediamo infatti di percorrere buona parte del trekking, da Forni Avoltri verso Tarvisio, su sentieri austriaci (Karnische Höhenweg – sentiero 403) a nord quindi del confine con l’Italia, evitando per buona parte del percorso, salvo alcune possibili salite, il sentiero che attraversa le Alpi Carniche in cresta.
Le mappe di riferimento sono state le Tabacco n. 01, 09 e 018. Sul sito del ŒAV - Club Alpino Austriaco (vedi Links) sono reperibili e scaricabili le cartine Giramondo Pass, Wolayer See, Plöckenpass, Zollner See, Hochwipfel che coprono solo parzialmente il percorso sul versante italiano.
Pur prevedendo un trekking escursionistico ci siamo attrezzati, per sicurezza, anche di una corda da 20 metri, imbrago, cordini e moschettoni. Siamo ovviamente anche ben equipaggiati per la pioggia (e ce ne sarà bisogno!) e di qualche chilo di… pesanti scatolette per i pranzi al sacco!
Una magnifica traversata tra Friuli e AustriaSabato 13 luglio 2002
Partiamo da Genova alle 9.30: la tappa della giornata è limitata al trasferimento in auto e decidiamo quindi, per una volta, di prendercela con calma. Imboccata l’autostrada a GE Ovest ne usciamo parecchie ore dopo, a Mirano Dolo nei pressi di Mestre, da dove decidiamo di proseguire sulla meno stressante statale 13 verso Vittorio Veneto. Lungo il percorso ammiriamo l’opulenza del nord est, le numerose ville e villette delle più svariate fogge e i numerosi capannoni industriali che ci indicano il dinamismo economico di questa regione. A Conegliano ci regaliamo una gustosa sosta-gelato per poi riprendere filati, a questo punto anche un po’ stufi, sino a Sappada. Nel delizioso paesotto, perlopiù costituito da case sparse, molto frequentato sia in estate che in inverno, ci fermiamo per una veloce visita ad alcuni negozi di abbigliamento sportivo, dai prezzi in qualche caso interessanti, ma, ovviamente, non compriamo nulla. A Forni Avoltri arriviamo alle 18.30; l’accoglienza dell’Albergo Sotto Corona (Tel. 043372023) è eccellente, veniamo sistemati in tre camerette singole comunicanti con bagno. A cena, scopriamo che la titolare dell’Albergo è decisamente una fine cuoca, gustiamo con piacere taglierini alle noci e trota al forno. Il posto è incantevole e ci affascina, Sandro decide di contrattare con la titolare una possibile settimana bianca, la signora è gentilissima e ci riempie di depliant e informazioni varie: nella zona sono molte le piste di sci di fondo (c’è un impianto per il biathlon), ci si può spostare sino a Sappada, a circa mezz’ora d’auto, è inoltre possibile prenotare anche all’ultimo, a gennaio, consentendoci di organizzare la settimana in base alle condizioni della neve, negli ultimi anni sempre più scarsa. Intanto il pernottamento ci costa solo 34 € a testa, e anche questo dato è da ricordare!
Domenica 14 luglio
Percorso (cartine ŒAV “Giramondo Pass” o Tabacco 01): Pierabech (m. 1068) - inizio sentiero 142 (m. 1400, ore 1.20) - Casera Bordaglia di Sotto (m. 1565) - Casera Bordaglia di Sopra (m. 1823, ore 2.15) - Passo Giramondo (m. 2020, ore 3) - Obere Volayer Alpe (m. 1709, ore 5) – Eduard Pichl Hutte (m. 1960, ore 6). Dislivello: salita m. 1400, discesa m. 500.
Con l’auto di Sandro guidata da una ragazza che lavora all’albergo ci facciamo accompagnare all’attacco del sentiero, distante circa mezz’ora: ci siamo accordati che la ragazza ritorni indietro con la nostra auto parcheggiandola poi nel piazzale antistante l’albergo, per tutta la settimana. Più gentili di così! Siamo in Veneto, qui l’ospitalità è sacra e sincera… Durante il tragitto la ragazza ci spiega le difficoltà in cui si trovano spesso i gestori turistici della zona: essi non possono contare sui ricchi contributi del vicino Trentino, i cui abitanti, ci riferisce con sarcasmo, riescono ad ottenere aiuti economici anche per i fiori sui davanzali!
Alle 8.40 siamo alla partenza, presso una cava di marmo in zona Pierabech, a quota m. 1068. Il sentiero 141 dopo un ponticello sul torrente Degano percorre per lungo tratto una carrereccia, prima in discesa lungo il torrente fino ad incontrare il sentiero che sale da Forni Avoltri e poi, a sinistra, si risale tutto il vallone del Rio Bordaglia tagliando per sentiero i tornanti della strada. Ad un bivio (m.1400 - ore 10) svoltiamo a sinistra per il sentiero 142, che sale fino a rincontrare la carrareccia. Attraversiamo la Casera di Bordaglia di sotto (m.1565), trasformata in colonia salesiana con graziosa cappelletta dedicata a San Giovanni Bosco e ci avviamo quindi per un ripido sentiero sino a Casera Bordaglia di sopra (m. 1823 - ore 11) da cui vediamo il Lago Bordaglia. Per sentiero meno ripido, prima a mezzacosta con tratti di ghiaione sovrastanti il Lago Bordaglia e poi in fondo ad un vallone sotto la Creta di Bordaglia (Kreuzen, m. 2175), arriviamo alle 11.45 al Passo Giramondo (m. 2020), al confine con l’Austria. Accanto ad una delle pietre miliari indicanti il confine incontriamo un simpatico escursionista solitario, buon conoscitore della zona, che ci consiglia caldamente… un itinerario tutto diverso da quello che ci siamo programmati! A ognuno la sua opinione! Intanto inizia a piovere, per un po’ resistiamo senza mantelle, poi, quando le tiriamo fuori, smette subito.
Scendiamo rapidamente lungo il sentiero 403 a quota 1700, all’interno di un magnifico bosco ci fermiamo per la pausa pranzo (ore 13), Enrico già da un po’ rammentava l’ora, affamato! Durante la sosta ci viene incontro una coppia di non più giovanissimi escursionisti veronesi, il lui è un tipo esuberante e ciarliero che si dilunga sul proprio itinerario, da San Candido a Pontebba, fatto molte volte, con predilezione però per i pernottamenti in rifugi in territorio italiano, a suo dire migliori. Dopo neanche mezz’ora riprendiamo per la Obere Wolayer Alp (m. 1709, ore 14.30) dalla quale il sentiero prosegue per lungo tratto su carrereccia in salita, tra le proteste di Sandro ed Enrico che, attrezzati con scarponi a suola semirigida, la ritengono decisamente stancante per i piedi. In breve raggiungiamo alle ore 15.30 il Rifugio Eduard Pichl (tel. 004347157752), a quota 1959, graziosissimo rifugio austriaco su di un poggio roccioso che si affaccia sul Lago Volaia (Wolayersee). Dal lago si eleva la biancheggiante parete verticale della Cima Lastrons del Lago (Seewarte, m. 2595), propaggine occidentale del Monte Coglians le cui sommità sono nascoste dalle nuvole. Oltre al lago il confine italiano e il Rifugio Lambertenghi-Romanin (tel. 043372017) sono nascosti alla nostra vista da un montarozzo roccioso. I due rifugi in linea d’aria sono molto vicini ma invisibili l’uno all’altro, nella migliore tradizione “bellica”: in queste zone durante la Grande Guerra si sono combattute battaglie sanguinose e molti sono i reperti storici che fanno, di molti siti, un museo storico di altissimo valore e portata. Al nostro arrivo ci godiamo una gradevolissima doccia ed una birra stroncante, la cena ci viene servita con orario “austriaco” alle 18.30, poi: lezione di nodi (nodo prusik), e infine discussione sull’itinerario del giorno dopo. Nel frattempo la nebbia prima e la pioggia poi non ci promettono nulla di buono per il giorno dopo. Nelle nostre intenzioni vorremmo scollinare in Italia, verso il Rifugio Marinelli, raggiungibile dal sentiero Spinotti che presenta però un tratto attrezzato che Betta non è affatto vogliosa di affrontare; dopo del quale Enrico e Sandro, tempo permettendo, vorrebbero salire sul Coglians (Hohe Warte in austriaco). In alternativa è possibile rimanere sul versante austriaco e andare direttamente verso l’Unt. Valentin Alm: l’itinerario sul versante meridionale delle Alpi Carniche verso il Valentin Alm è fattibile ma piuttosto lungo, 8-9 ore esclusa la salita al Coglians; l’altro, in Austria, è, al contrario, veramente troppo breve. Rimandiamo al giorno dopo ogni decisione in base al tempo e alle 21 ce ne andiamo a dormire.
Spesa per il pernottamento (1/2 pensione) all’ Eduard Pichl Hutte per persona: € 37,50.

Lunedì 15 luglio
Percorso (cartine ŒAV “Wolayer See” o Tabacco 09): Eduard Pichl Hutte (m. 1960) - Rifugio Lambertenghi-Romanin (m. 1955) - inizio sentiero Spinotti (m. 1880, ore 0.30) - Costone Sella (m. 2200, ore 2.15) - vallone del Ploto (m. 2230, ore 2.30) - Monte Coglians (m. 2780, ore 4) – Rifugio Marinelli (m. 2111, ore 5.30) - Casera Collinetta di Sopra (m. 1661) - Passo di Monte Croce Carnico (m. 1360, ore 8). Dislivello: salita m. 1000, discesa m. 1600.
Ci svegliamo alle 6.30 dopo una notte di pioggia torrenziale, la mattinata è uggiosa, alle 7.45 siamo già in cammino sul sentiero 144 verso l’Italia (Alta Via – Traversata Carnica), nel giro di 10 minuti scolliniamo, passiamo nei pressi del Rifugio Lambertenghi-Romanin, grazioso quanto silenzioso, cominciamo la discesa verso lo Spinotti. Al bivio per il sentiero 145 Betta rallenta, assai poco convinta. Alla base del sentiero attrezzato, che inizia con una scala, Sandro ha il suo da fare per convincerla a provare ad affrontarlo, alla fine la imbraga “come un salame” e lentamente ci avviamo. Le parti attrezzate del sentiero, in quanto tali, hanno molti punti di sicurezza, Sandro mette in opera tutte le tecniche di sicura, più per tranquillità di Betta che per effettiva necessità, e un po’ giusto anche per ripeterle e insegnarcele: Enrico soprattutto, che nella settimana successiva al trekking intende affrontare le sue prime ferrate, è attentissimo; in alcuni tratti comunque fare sicura è impossibile, bisogna semplicemente… avere passo fermo e non soffrire di vertigini! Arriviamo al bivio per il Coglians piuttosto tardi, quasi alle 11, il tempo è molto variabile, Sandro ed Enrico decidono comunque di provare a salire, Betta prosegue invece sullo stesso sentiero che in breve, neppure mezz’ora di sentiero a mezza costa su pendii erbosi, la porta al Rifugio Marinelli (m. 2122, tel. 0433779177).
Sentiero Spinotti e salita al Coglians: dal Rifugio Lambertenghi-Romanin scendiamo un tratto della mulattiera, segnavia 144 in direzione di Collina, poi voltiamo a sinistra sul sentiero 145 che costeggia le pareti Sud della Cima Lastrons del Lago. Alle 8.15 siamo all’inizio del sentiero Spinotti e dopo una mezz’ora siamo pronti ad affrontarlo. Il sentiero inizia superando un camino con una comoda scaletta (in legno e metallo). Si prosegue poi per roccette parzialmente attrezzate con corde e zone erbose fino ad arrivare al costone Sella (m. 2220, ore 10.30). Da qui scendendo per un tratto erboso e risalendo una zona di grossi massi arriviamo al bivio (m. 2230, ore 11) per il Monte Coglians. Dal bivio saliamo a sinistra lungo il fondo del vallone del Ploto, giungendo sotto la biforcazione del vallone stesso (m. 2310) dove ci si collega al sentiero 143 proveniente dal Rifugio Marinelli. Il sentiero prosegue lungo la diramazione principale (sinistra) del vallone che risaliamo su di un faticoso ghiaione superando sulla sinistra una breve fascia rocciosa. Giunti nella parte alta del vallone ci portiamo sulle rocce di sinistra e per la traccia di un sentiero di guerra saliamo tra resti di baraccamenti alla vetta del Monte Coglians (Hohewarte m. 2780, ore 12.30) dove si trovano una statua della Madonna, una croce ed una campana. Poco sotto la vetta si trova pure una caverna ricovero che sembrerebbe utilizzata come bivacco di fortuna. Purtroppo le nuvole in cui siamo avvolti non ci permettono di vedere il panorama (il maltempo pare sia una caratteristica di questo monte): il cavo della ferrata che sale lungo la parete Nord sembra scomparire pochi metri piu in basso. Dopo esseci rifocillati, alle 13 scendiamo per la stessa via di salita (sentiero 143); fino al bivio a quota 2310, prendiamo a sinistra, seguendo sempre il sentiero 143 che passa poco sotto e a Ovest della Forcella Monumenz (m. 2307), da cui parte l’itinerario per la Cima di Mezzo (Kellerwarte m. 2713), prosegue lungo la successiva sottile cresta e poi pochi metri sotto e a Est della vetta del Pic Cjadin. Scendiamo l’erboso costone Sud del Pic Cjadin fino alla Forcella Morarêt dove si trova il Rifugio Marinelli (m. 2122, ore 14.30).
Presso il rifugio, ristrutturato di fresco e riaperto da poco dopo tre anni di lavori, Betta ritrova la coppia di veronesi incontrati il giorno prima: con alcuni bicchieri di buon vino, lo scambio di una stella alpina in fil di ferro fatta sul momento (“perché ci si ricordi di me” giustifica lui con “zero egocentrismo”!), e una solfa esilarante sul fumo che sicuramente Caterina, la giovane e simpaticissima gestrice del rifugio non si dimenticherà, trascorre circa un’ora e mezza. Nel frattempo fuori si alternano momenti di sole a momenti di nebbia, il Coglians è sempre coperto: nell’attesa Betta gira intorno al Rifugio, lungo un sentiero verso il Monte Floritz da cui si gode una bellissima vista circostante. Alle 14.15 Sandro ed Enrico sono in vista lungo il sentiero; il rifugista, che ogni tanto dava un’occhiata apparentemente sorniona ma piuttosto attenta verso il Coglians, sembra tranquillizzarsi e se ne va per i fatti suoi. Alle 15, dopo un veloce confronto sull’itinerario con Caterina (anche lei, come il Veronese, ci consiglia di non arrivare sino al Valentin ma di fermarci al Passo di Monte Croce Carnico – Plöckenpass, presso un grazioso alberghetto dove si mangia molto bene), prendiamo il sentiero 146 che scende veloce di quota. Alla nostra sinistra sono visibili le pareti del Creta da Cjanevate (Kellerspitzen, m. 2769) e del Pizzo di Collina (Kollinkotel m. 2689) ma non le cime in mezzo alle nuvole. In alcuni punti i ruscelli, la vegetazione e i muschi sono bellissimi, sostiamo più volte per alcune foto. Ad un bivio il sentiero sale su alcune rocce che dal basso appaiono esposte e parzialmente attrezzate (loc. La Scaletta); Betta si rifiuta di “stressarsi” su un secondo sentiero esposto e prosegue per l’assai più lungo tratto del sentiero 149 seguita da Sandro, che non ritiene opportuno mollarla da sola; Enrico, più sicuro, prosegue da solo sul sentiero 146, per un passaggio molto caratteristico costituito da una grotta (con una apertura sulla volta) che si supera con l'ausilio di una scaletta. Al bivio per il “Sentiero dell’Aquila” (un nome = un programma!) Sandro convince Betta a risalire per il ripido ma abbastanza largo sentiero militare che in breve porta a incrociare il sentiero n°146 da cui proviene Enrico dove infatti ci incontriamo. Su buon sentiero proseguiamo infine scendendo per una valletta sotto la Creta di Collinetta (Cellon, m. 2228) nei pressi delle rovine della Casera Collinetta di Sopra (m. 1661) sino al Plöckenpass dove arriviamo alle 17.45 e dove decidiamo risolutamente di fermarci. L’Albergo Al Valico (Tel. 0433779326) è situato sulla strada statale 52b, che porta al Passo, a m. 1356, a pochi metri dalla Dogana al confine con l’Austria. I due Veronesi naturalmente… sono ancora una volta lì, ad attenderci al varco! I gestori sono, come sempre, molto gentili e ci permettono di stendere la biancheria bagnata nel locale caldaia, giusto in tempo prima di un temporale torrenziale che, come ormai cominciamo ad abituarci, arriva puntuale ogni sera. La cena è da ricordare: i ravioli alle erbette (ricotta + erbette selvatiche raccolte personalmente dalla cuoca) e i “cjarsons della casa” (ravioli con ripieno di patate, erbette e formaggio, conditi con ricotta affumicata e burro fuso) ci mandano letteralmente in visibilio, la cena è decisamente consigliabile, la graziosa cameriera, a detta di Sandro, pure… Dopo cena, dopo non aver risparmiato le lodi al Gestore, arginiamo a fatica le chiacchiere del Veronese e ce ne andiamo a dormire.
Quota procapite: € 32,13, inclusi gli extra!

Martedì 16 luglio
Percorso (cartine ŒAV “Plöckenpass” o Tabacco 09): Passo di Monte Croce Carnico (m 1360) – Museo all’aperto della Guerra in Montagna - Pal Piccolo (m 1866, ore 2 ) – Plöckenhaus (m. 1208) - Theresienhohe (m. 1316) – Unter Valentin Alm (m. 1220). Dislivello: salita m. 600, discesa m. 650.
Dopo una notte di pioggia incessante la mattina non promette nulla di buono. Dopo esserci consultati con il gestore dell’Albergo, che ci sconsiglia il sentiero a nord del Passo perché scivoloso, alle 8.05 cominciamo a salire per il ripido ma costante sentiero 401, che sale di cresta ma che dovrebbe consentirci di raggiungere più facilmente il Museo di Guerra del Pal Piccolo. Saliamo lungo un sentiero frequentemente segnato da resti di strutture militari, con relativa puntuale segnaletica. Attraversiamo alcune caverne, (una detta “della mitragliatrice”) sino alla cima del Pal Piccolo (m 1866), dove il Museo all’aperto della Guerra in Montagna è costituito dalle numerose costruzioni scavate nel 1915-18, mimetizzate nella roccia: rifugi per 8, 20, 40 uomini, piano superiore di cucina, trincee, una torretta corrazzata, ecc… Tutti i siti sono perfettamente conservati e collegati da comode e sicure scalette. C’è addirittura una teleferica funzionante, utilizzata per trasportare i materiali per i restauri. Alle 10 inizia puntuale una fitta pioggerellina accompagnata da “tranquillizzanti” tuoni che ci invitano, dopo aver atteso invano in un camminamento coperto, per un po’, che spiovesse, di riprendere il sentiero 401 verso il Pal Grande, con l’intenzione di deviare alla sella (m. 1662) prima del Cuelat (Freikofel m. 1757) e scendere verso valle. Camminiamo a lungo con tuoni sempre più in lontananza e pioggia mai torrenziale ma “adeguata” a bagnarci completamente, sostiamo dentro una grotta, in verità invano in quanto nulla è cambiato quando poco dopo decidiamo di riprendere il cammino. Il sentiero costeggia il confine, che attraversiamo più volte; scopriamo infine il bivio dopo averlo cercato a lungo, quando avevamo già pensato di averlo stupidamente superato. Mentre scendiamo siamo indecisi sul da farsi: teoricamente dovremmo proseguire per il Rifugio Steinwender, ma l’ora tarda e, soprattutto, il maltempo, ci consigliano un po’ a malincuore di rinunciare per questa volta alla tappa prefissata e rientrare sui nostri passi. Lungo comoda carrereccia invertiamo la direzione a U e ritorniamo verso il Plöckenpass. Dopo una “deliziosa” sosta pranzo in piedi al riparo di una costruzione per il fieno, finalmente dopo tre ore decide di smettere di piovere e riusciamo a toglierci le mantelle. Verifichiamo i danni: Sandro è il più asciutto, Betta la più bagnata, sia la mantella che il coprizaino evidentemente sono vecchiotti! La roba dentro lo zaino è comunque salva. All’altezza della strada per il Plöckenpass dal versante austriaco, che non prendiamo, superiamo il Plöckenhaus (m. 1208, ore 14) che sappiamo non offre ospitalità e risaliamo, sempre per il sentiero 403, un boscoso montarozzo, il Theresienhohe (m. 1316), da dove di lì a poco possiamo osservare la struttura del Valentin al di la della vallata. Proseguiamo per un bellissimo bosco a mezza costa sino a raggiungere alle ore 15 l’Unt. Valentin Alm (m. 1220, tel. 0043471592215). L’alberghetto è in realtà un po’ pretenzioso e piuttosto turistico, comunque molto carino; noi subito… lo deturpiamo con lo spettacolo del nostro abbigliamento fradicio steso sul poggiolo a cogliere intermittenti e che nulla asciugano raggi di sole tra le nuvole. Il posto è molto gradevole, le 2 camere comunicanti dove siamo sistemati sono molto vezzose, quasi troppo impeccabili per come siamo conciati. Una splendida doccia calda ci riconcilia l’umore e ci invita persino a… “fare due passi”, prima che il puntualissimo temporale serale ci ricordi di non avere speranza, il tempo intende rimanere brutto! Su un cartello davanti all’alberghetto sono indicati i sentieri escursionistci estivi e i percorsi per sci di fondo invernali: nella rimessa è infatti parcheggiato un gatto delle nevi con l’attrezzatura per battere la pista di fondo. Betta ed Enrico passano parte della serata a rifare tutti i nodi imparati nel corso delle serate precedenti, cimentandosi a farli “ad occhi chiusi”: doppio inglese a contrasto, nodo delle guide, prusik, barcaiolo e mezzo barcaiolo… A cena ci gustiamo discreti piatti di patate-uova-carne-verdure e di gnocchi di patate al formaggio, decisamente sovrabbondanti. Quando in serata per completare la digestione Betta cerca di avere una tisana, farsi capire in tedesco diventa un’impresa, anche se con lieto fine. Alla sera Enrico si decide a leggere ad alta voce la Guida sul percorso della tappa del giorno dopo e, in pochi minuti, Betta si addormenta all’istante!
Quota procapite: € 39,17 (esclusi gli extra).

Mercoledì 17 luglio
Percorso (cartine ŒAV “Plöckenpass” e “Zollner See” o Tabacco 09): Unter Valentin Alm (m. 1220) - Theresienhohe (m. 1316) - Plöckenhaus (m. 1208, ore 1) - Unt. Tschintemunt Alm (m. 1443, ore 2) - Ober. Tschintemunt Alm (m. 1812, ore 3) - Koder Kopf (m. 2176, ore 5.30) – Koder Alm (m. 1836, ore 6) - bivio sterrata (m. 1518, ore 7.30) – Ober Bischof Alm (m. 1573, ore 8) – Dr. Steinwender Hütte (m. 1750, ore 8.45). Dislivello: salita m. 1350, discesa m. 750.
La meta di oggi è il Rifugio Steinwender. La tappa promette di essere lunga, le guide danno peraltro indicazioni discordanti: la guida del CAI indica un tempo di percorrenza di 5h.30: “ottimista” dice Enrico. In base alle sue indicazioni non dovremmo impiegare meno di 6h.30, più 1h dal Valentin a Plöckenhaus. Partiamo di buon’ora dal Valentin (ore 7.50), di fronte noi, a est, è visibile la cima del Polinik (m. 2331) e ritorniamo sui nostri passi per il il Theresienhohe (m. 1316) sino alla statale per il Plöckenpass (m. 1208, ore 9). Di lì proseguiamo col segnavia n° 403 su una una sterrata che prima costeggia un lago artificiale e dopo aver attraversato il torrente per lungo tratto attraversa ampi boschi nella Angerbachtal. Ogni tanto un cartello indicatore segnala la presenza di un piccolo cimitero di guerra seminascosto sotto gli alberi. Arrivati alla Unt. Tschintemunt Alm (m. 1443, ore 10), il sentiero comincia a salire ripido verso nord, ma con ampi scalini molto ben tenuti fino alle rovine della Ober Tschintemunt Alm (m. 1812, ore 11). Da qui si prosegue in quota verso est con qualche saliscendi fino all'attacco della salita finale (m. 1904) per il Koder Kopf. In mezzo alle nuvole a sud fa capolino il Pizzo (o Creta) di Timau (m. 2217), con la bella parete nord e più a est la cima Avostanis (Blaustein, m. 2197). Dopo esserci brevemente illusi che la pioggia ci risparmiasse, indossiamo rassegnati le mantelle e proseguiamo per ripidi pendii erbosi con alcuni tratti rocciosi che richiedono l’uso delle mani, infidi quando bagnati. Proseguiamo quindi su altri pendii erbosi sino al Passo Koderkopf (m. 2176, ore 13.30): continua a piovere, le macchine fotografiche rimangono nello zaino, sostiamo giusto il tempo di bere un goccio d’acqua. Quindi scendiamo rapidi (ha smesso di piovere) fino alla Koder Alm (m. 1836, ore 14) dove ci fermiamo una mezz’ora a mangiare. Poi, a mezza costa con qualche tratto di sentiero un po’ esposto, in una valle che percorriamo pressochè a U passando sotto e a Nord del Passo Pramosio sino a raggiungere una sterrata sul versante opposto (m. 1518, ore 16.15). Grazie anche all’erba alta lungo il sentiero Enrico ha i piedi fradici per cui provvede a svuotare gli scarponi e strizzare le calze. Risaliamo con lo sterrato fino alla Ober Bischof Alm (m. 1573, ore 16.45) da dove un ultimo tratto di sentiero in salita ci fa raggiungere, alle 17.30 dopo 9 ore, il Rifugio Dottor Steinwender (m. 1750, Tel. 00434718625); collocato su di un ampio e verdeggiante altipiano pascolato da floride mucche, tenute ben alla larga dal rifugio da un robusto recinto, il rifugio è stato costruito nel 1975, è stato ristrutturato nel 1996, ha 20 posti letto e sembra nuovo di zecca. Però non ha le docce! I due giovani gestori ci fanno capire che noi siamo di fatto i primi turisti della stagione che si fermano a dormire: sono una coppia molto gentile, ci fanno subito spazio intorno alla stufa per stendere il nostro fradicio equipaggiamento, ci godiamo quindi una bella tisana riscaldante. Siamo gli unici ospiti della serata, che passa tranquilla e… a letto presto!. La cena consiste in spezzatino di cervo con contorno di spaghetti e marmellata di ribes.
Quota rifugio procapite: € 30,47 (eclusi gli extra).

Giovedì 17 luglio
Percorso (cartine ŒAV “Zollner See” e “Hochwipfel” o Tabacco 09 e 018): Dr. Steinwender Hütte (m 1750) – valico (m. 1810, ore 2) – Straniger Alm (m. 1479, ore 3) - Sella di Cordin (m. 1752, ore 3.45) – inizio sentiero 417 (m. 1800) – sella tra Creta di Lanza a Pale di S. Lorenzo (m. 1950, ore 4.30) – Rattendorfer Alm (m. 1531, ore 6). Dislivello: salita m. 650, discesa m 850.
Partiamo alle 7.45 senza fretta, quasi una reazione alle fatiche della giornata precedente. La giornata non è ovviamente tersa ma le nuvole ci fanno ben sperare. A sud dominano il pianoro su cui sorge il rifugio la punta Medatte (Klein Trieb, m. 2097) ed il monte Cuestalta (Hoher Trieb, m. 2198) sulla cresta di confine. Il sentiero 403 si sviluppa comodo e tranquillo, senza particolari dislivelli, fiancheggiamo prima un laghetto (Zollner See m. 1767) poi a mezza costa lungo lo scosceso versante nord del Monte Lodin che Sandro ed Enrico avrebbero voluto salire se… avessero trovato il bivio, che invece si lasciano sfuggire… Pazienza. Superiamo un valico (m. 1810, ore 10) in vista di Weidegger Alm e grazie ad una schiarita si vede in lontananza verso Est il Jof di Montasio (Alpi Giulie, m. 2753), piu vicino a Sud il Monte Sernio (m. 2187) ed in primo piano il Monte Zermula (m. 2143) per cui ci esercitiamo con calma a calcolare l’azimut. Davanti a noi, a Est, si distinguono Creta di Lanza e Hockwipfel dietro i quali si trova la nostra meta di oggi. Verso a Ovest è visibile in parte nascosto dalle nuvole il gruppo del Monte Coglians. Proseguiamo lungo un’infinita carrereccia a tornanti in discesa che ci porta infine al Straniger Alm (m. 1479, ore 11): il tempo impiegato ci fa sorridere, decidiamo di darci una mossa! Su tranquilla carrereccia prima e su bucolico sentiero poi aggiriamo a nord il monte Straniger passando sopra Klein Kordin Alm e arrivando sino alla Sella di Kordin (m. 1752, ore 11.45), dove rientramo in Italia. Dopo una leggera salita arriviamo ad un pianoro (m. 1800) ove deviamo dal sentiero 403 salendo a sinistra per il 417 che ci porta a valicare la sella (m. 1950, ore 12.30) tra la Creta di Lanza (Schulter, m. 2057) e le Pale di San Lorenzo (Ringmauer, m. 2017). Qui incrociamo diversi ecursionisti diretti al o provenienti dal vicino ed erboso monte Hochwipfel (m. 2186). Dopo una breve pausa pranzo riprendiamo su comodo sentiero in discesa che in breve ci conduce, a Zanklhütte (m. 1606), una baita privata dove alcune persone si godono la pace del posto incantevolmente addormentate, e quindi al Rattendorfer Alm, la nostra meta (m. 1531, ore 14.45, Tel: 00434285532). Tempo impiegato: 6 ore, quelle previste, e senza pioggia!, per la prima volta da giorni. Stupenda vista sul gruppo della Creta di Aip (Trogkofel, m. 2279): davanti a noi si stagliano, da nord a sud, le torri Zweikofel (m. 2013), Zukerhutl (m. 2060), Sattel Kopf (m. 2060) e, dopo la forcella Großer Sattel (m. 1948), Trogkofel (m. 2279), e Trogkofel Turm (m. 2170). Veniamo alloggiati in un’ampia camerata sottotetto, un po’ sconnessa e priva di luce, la doccia è memorabile. Anche qui siamo gli unici ospiti ma… non certo gli unici inquilini del rifugio: scopriamo infatti che la Malga, dove si produce formaggio, è abitata da una quantità di vivacissimi ragazzini di varie età, di giorno tutti impegnati in qualche ruolo nella produzione e nell’allevamento del bestiame, di sera altrettanto impegnati a rincorrersi da una parte all’altra tra risate e urla. Al contrario che per i maschietti, secondo la più tradizionale divisione dei compiti tra i generi, le ragazzine si sperimentano come servizievoli cameriere nella sala da pranzo, mentre di donne… non c’è traccia: che siano tutte in cucina? I due gestori del rifugio si fanno in quattro per servirci, la reciproca comprensione è cosa assai ardua anche per la scelta di un vino rosso anziché bianco. L’inglese non sta di casa da queste parti e noi, con il tedesco, ovviamente neppure. Le ragazzine si divertono a ripetere alcune parole di italiano, abbiamo l’impressione di essere… bestie piuttosto rare su questi itinerari. La cena è ricchissima di fritti, Betta regala buona parte del suo piatto (ravioli alla carne con crauti) ad Enrico che, al contrario, non molla un boccone del suo (ravioli al formaggio con burro fuso)! Il piatto dei formaggi poi, ci stende.
Quota procapite: € 31,57.

Venerdì 19 luglio
Percorso (cartine ŒAV “Zollner See” e “Hochwipfel” o Tabacco 09 e 018): Rattendorfer Alm (m. 1531) - crinale di confine (m. 1836, ore 1) - Sella di Valdolce (m. 1781) - Sella di Cordin (m. 1752, ore 2,30) – Casera Cordin Grande (ore 2,45) – Casera Valbertat Alta (m. 1507, ore 3) – Casera Meledis (m. 1513, ore 4) – Monte Lodin (m. 2015, ore 6) - Casera Lodin Alta (m. 1680, ore 7) – Rifugio Fabiani (m. 1539, ore 7.30). Dislivello: salita m. 1000, discesa m. 1000.
Dopo aver camminato 5 giorni verso est oggi inizia il ritorno, su versante italiano, verso ovest. Partenza di buon mattino, alle 7.35, in anticipo rispetto al solito: nuvole alte, niente pioggia. Saliamo per il sentiero 416, alle spalle a sud ovest del Rattendorfer, sotto il Zottach Kopf (m. 2032), propaggine ovest della Creta di Aip. Raggiungiamo quindi il crinale di confine tra l’Austria e l’Italia (m. 1836, ore 8.30), zona ricca di resti di trincee e postazioni che percorriamo lungo il sentiero 403 prima scendendo alla Sella di Valdolce (Rattendorf Sattel, m. 1781) e poi risalendo verso la Cima di Lanza (m. 1893). Il panorama è stupendo, a sud ammiriamo la piccola catena del Monte Zermula, verso ovest possiamo osservare, un po’ compiaciuti, tutto l’itinerario fatto, verso est il versante sud della Creta di Aip e il gruppo del monte Cavallo di Pontebba (m. 2239). Nei pressi delle Cima di Lanza (m. 1893) incrociamo prima due trekkers (donne) inglesi con zaini più grandi dei nostri e poi la coppia di Veronesi che si dirige verso la Casera Cason di Lanza: hanno seguito un percorso più in cresta del nostro e sul versante italiano. Prima di raggiungere il bivio del sentiero 417 incontriamo una zona di erba alta fino alla nostre spalle: meno male che questa mattina è asciutta, altrimenti ci saremmo infradiciati. Dal bivio ripercorriamo in senso contrario per breve tratto il percorso del giorno prima e, raggiunta di nuovo la sella di Cordin (m. 1752, ore 10.15), lasciamo il confine e salutiamo l’Austria, rientrando definitivamente in Italia. Il sentiero 448 , ci porta prima alla Casera Cordin Grande (m. 1689, ore 10.30) dove ci fermiamo per uno spuntino. Poi un lungo tratto di sterrato in discesa ci porta prima alla Casera Valbertat Alta (m. 1507, ore 11) e poi, dopo essere scesi nella valle (girando a sinistra al bivio non segnalato prima della casera Casera Valbertat Alta) e risaliti sul versante opposto poco sopra la Casera Meledis (m. 1513, ore 12). Di nuovo su sentiero risaliamo fino ad un bivio tra il sentiero 448 ed il 448B che scende verso casera Ramaz Alta, saliamo per il 448 verso la Cima di Val Puartis (m. 1927): alla ricerca di una traccia inizialmente perduta Betta percorre una defatigante via diretta, gli altri sul più comodo sentiero, sino all’alpeggio sotto le pendici Est del Monte Lodin (ore 13). La sosta pranzo è perlomeno… movimentata, le mucche al pascolo sono molto interessate ai nostri zaini e ai nostri bastoncini, che finiranno leccati tutti con cura… Quando riprendiamo (ore 13.30) ci separiamo per un breve tratto: Betta prosegue, dopo un attimo di incertezza per lo scavalcamento di un filo spinato, per il sentiero 448, che fiancheggia le pendici a sud-ovest del Monte Lodin; Enrico e Sandro salgono direttamente sul Lodin, da cui si gode una vista eccezionale sulle montagne e la valli circostanti.
Salita al Lodin: Il sentiero sale dalla sella tra ad Est del Monte Lodin (Lodintörl, m. 1850) per pendii erbosi fino alla cima del monte Lodin (Findenigkofel, m. 2015, ore 14.30), nelle cui vicinanze si trovano resti di trincee e di postazioni della prima guerra mondiale. Si prosegue lungo la stretta cresta erbosa tra lo strapiombante e roccioso versante Nord e il ripido ed erboso versante Sud scendendo ad una prima selletta da cui si risale uno sperone roccioso (resti di gallerie e trincee) per scendere poi alla Passo di Lodinut (Nölbling Pass, m. 1817). Di qui scendiamo per il (mal segnalato) sentiero 457 per le rovine della Casera Lodinut verso Casera Lodin.
Alle 15.30 ci ritroviamo all’incrocio con il sentiero 457 presso la Casera Lodin (m. 1680), dal quale proseguiamo, sempre per il sentiero 448, prima per largo sentiero in mezzo ai boschi, poi su più ripido sentiero infestato dall’erba alta dal quale abbiamo una prima vista del Rifugio Fabiani. Di lì a mezz’ora, alle 16, siamo a destinazione, il Rifugio Fabiani (m. 1539, Tel. gestore: 043370182). Collocato in una splendida conca in mezzo ai boschi sotto il versante orientale del monte Cuestalta (Hoher Trieb, m. 2198), è stato confortevolmente ristrutturato di recente e riaperto quest’anno, dopo essere stato completamente distrutto da un incendio nel 1995. I due gestori sono molto contenti di vederci anche perché il rifugio è ancora molto poco frequentato; si dilungano con passione sulle peripezie del rifugio e sulle fatiche della sua gestione oltremodo faticosa per le difficoltà di approvvigionamento, mancando infatti una qualsiasi strada praticabile con mezzi a motore. La signora comunque sembra molto entusiasta ed orgogliosa, le fatiche non sembrano spaventarla. Alla sera ci gustiamo la luce stupenda del tramonto sul Monte Lodin (il bel tempo arriva sempre alla fine, naturalmente) e una cena squisita, risotto alle erbette e salsiccia con ottime patate al latte di cui ci segniamo diligentemente la ricetta. Il rifugio batte tutti i record in fatto di prezzo: solo 27,67 € a testa.
Ricetta delle patate al latte: pelare e tagliare a fette le patate e rosolarle nel burro. Coprire con latte e fare quasi asciugare. Mettere in teglia ricoprendo con formaggio e fare gratinare in forno.

Sabato 20 luglio
Percorso (cartine ŒAV “Plöckenpass” e “Zollner See” o Tabacco 09): Rifugio Fabiani (m. 1539) - Casera Cercevesa - Sella Cercevesa (m. 1850, ore 2,30) – Casera Pramosio (m. 1521, ore 3) - Timau (m. 816, ore 4.30). Dislivello: salita m. 500, discesa m. 1200.
Sveglia all’alba: giornata nitida. Oggi è l’ultima tappa e vorremmo arrivare a Timau in tempo per il pullman per Tolmezzo per le 12. Alle 6.10, dopo aver salutato i due gestori, un po’ malinconici per la brevità della nostra sosta, ci incamminiamo sul sentiero ma per ben due volte sbagliamo traccia: solo alle 6.50, con qualche nervosismo per il tempo perso, siamo sulla via giusta (sentiero 448A). Il sentiero è poco battuto e assai poco pulito, l’erba alta e bagnata ci inzuppa rapidamente gli scarponi che in breve sono zuppi come sotto un temporale. Superata la sella sotto la Creta Rossa il sentiero prosegue in costa su ripidi pendii erbosi, sempre molto “graditi” a Betta. Poco prima dei ruderi di Casera Cercevesa incontriamo il sentiero 407 che sale dal fondovalle e lo seguiamo fino alla Sella Cercevesa (m. 1850, ore 9.10). Di fatto abbiamo camminato per 3 ore quasi senza sosta, cominciamo a sperare di poter arrivare in tempo per l’autobus. Dopo una meritata sosta che Enrico dedica a svuotare gli scarponi e strizzare le calze, riprendiamo su buon sentiero che in 20’ ci conduce a Casera Pramosio (m. 1522, ore 9.30, tel. 043370863), affollatissima di gente per una funzione in ricordo di un eccidio di 20 pastori durante l’ultima guerra. Dal villaggio il sentiero 402 per Timau taglia la strada ripidissimo, in mezzo ad uno spettacolare bosco, consentendoci di arrivare a Timau (m. 816) alle 11, dopo poco meno di 1h30, più che in tempo per il bus ed in anticipo rispetto tutte le previsioni. Beh, dopo 7 giorni l’allenamento dà qualche frutto. Ma siamo alla fine: ci attende ancora una settimana di vacanza ma al momento le Alpi Carniche le dobbiamo salutare. Alla prossima!

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