Omaggio a Venezia

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Omaggio a Venezia

Venezia è una città unica, speciale! E’ unica per com’è costruita, speciale per l’atmosfera e l’aria che si respira. Sembra di entrare in un sogno, in un'altra dimensione.
È la città più visitata d’Italia. Andarci per la prima volta è una scoperta, tornarci e un po’ come rivivere le emozioni di quella scoperta e trovarne di nuove. Passeggiare per i suoi vicoli, sporgersi da un ponte ad osservare un canale, vedere il bucato steso sui fili che attraversano i canali o i vicoli stretti, i bambini correre per le calle, le donne anziane tirare il carretto della spesa, i colori della frutta sui banchi del mercato o qualche gatto sonnecchiare lungo un canale o davanti all’uscio di casa, sono queste le immagini che mi piace ricordare di Venezia, della vera essenza di Venezia.
È certamente splendida la Venezia dei grandi e sontuosi palazzi, la Venezia dei meravigliosi ponti sul Canal Grande, delle splendide chiese, dei musei e delle sue isole. Ma è stato anche bello passeggiare lontano dai luoghi più turistici alla ricerca della Venezia di tutti i giorni lontana dalle affollate masse di turisti.
Venezia è stata costruita su più di 100 isole in una laguna paludosa. Questo ambiente per niente agevole ha aguzzato l’ingegno dei primi costruttori veneziani che dovettero così ricorrere a tecniche di costruzione al quanto singolari. La città e i suoi edifici poggiano sopra delle specie di palafitte dove lunghi pali di legno sono conficcati nel terreno della palude. Questa singolare tecnica ha comunque funzionato visto che la città ha, bene o male, resistito fino ad oggi.
Nel 1966 la città fu colpita da una tremenda inondazione che destò preoccupazione sulla sopravvivenza di questa città così solida eppure così fragile. L’erosione, l’inquinamento sono per questa città una brutta bestia che ne minano la sua sopravvivenza.
L’unicità della Serenissima non finisce di incantare generazioni di visitatoriGiovedì 17 marzo 2011
Raggiungiamo Venezia in treno. È forse uno dei mezzi più comodi per raggiungere la città. Il piazzale davanti alla stazione si affaccia proprio sul Canal Grande. Le fermate dei vaporetti, che sono gli autobus della città, sono li davanti. Il costo del biglietto, per una corsa singola, è di 6,50, il biglietto valido per 12 ore, che consente anche di andare sulle altre isole della laguna, costa 16 euro. Ci sono poi altre formule di biglietti di durata diversa.
La stazione di Santa Lucia sorge sul terreno in cui sorgeva l’omonima chiesa e porta il numero 1 del sestiere di Cannaregio.
La tradizione vuole che Venezia sia stata fondata nel 421 d.c. Molti veneti, per sfuggire ai goti che attraversarono il Veneto per andare a Roma saccheggiando e rovinando tutto, si rifugiarono così nella laguna, costruendo questa città.
È durante il medioevo che la città cresce sotto tutti i punti di vista ed il suo potere si estende per tutto il Mediterraneo.
Nel XVI secolo il dominio della città è enorme; il suo monopolio in fatto di commercio si estendeva per tutto il mediterraneo e i suoi possedimenti andavano dalle Alpi all’Adriatico. Un così vasto territorio e un monopolio commerciale così esclusivo facevano si che la città, per poter mantenere il suo dominio, fosse continuamente in guerra. La diplomazia anche allora, come oggi, non funzionava a dovere.
Nel XVIII secolo il passato glorioso della Serenissima era solo più un ricordo. Gli aristocratici sperperavano le loro ricchezze in festeggiamenti eleggendo quindi Venezia a simbolo di decadenza Nel 1797 Napoleone pose fine a questa decadenza assediando la città e facendo dimettere il Duce. La città viene poi ceduta, da Napoleone, all’impero Austriaco. Cosa che non piacque affatto ai Veneziani. Bisogna attendere il 1870 perché Venezia venga liberta dal dominio Austriaco.
È così arriviamo ai nostri giorni, dove Venezia è una vivace città animata da milioni di turisti provenienti da ogni angolo di mondo. Un importante festival del cinema si tiene ogni anno a Venezia Lido. Insomma la città ha saputo tornare al suo originale splendore.

Lasciata la nostra valigia in hotel trascorriamo quello che resta del pomeriggio alla scoperta del Sestiere di Cannaregio.
A Venezia non ci sono i quartieri o i borghi ma i sestieri, non ci sono le strade, ma i canali, i vicoli e le calle e, a parte piazza san Marco, non ci sono nemmeno le piazze, ma solo campi. Soltanto san Marco, essendo grande a sufficienza ha meritato l’appellativo di piazza, tutte le altre sono troppo piccole per pretendere ed ottenere questo appellativo.
Il nome Cannaregio sembra avere due origini: da Canal Regio che era l’antico nome del canale di Cannaregio che era, prima del collegamento ferroviario, la principale via di accesso alla città oppure da regio cannarum, perché in passato vi erano, in questa zona, moltissimi canneti.
Lasciamo una trafficatissima via piena di turisti, negozi e caffè per inoltrarci tra i vicoli e i canali di un angolo molto suggestivo di questo quartiere. Incontriamo pochissimi altri turisti, ed è infatti piacevole passeggiare per questi vicoli. I ponti per attraversare i canali oggi hanno tutti la ringhiera in passato non era così. Per i Veneziani gironzolare di notte poteva esser pericoloso se non facevano attenzione a non cadere nel canale. Tra l’altro ho anche letto che inizialmente i ponti erano privati e si doveva pagare un dazio per poterli attraversare.
Lungo fondamenta Sella, una tranquilla strada che costeggia un canale possiamo vedere le tipiche facciate cadenti veneziani e anche la casa in cui visse e morì il Tintoretto. All’anagrafe si chiamava Jacopo Robusti ma venne soprannominato Tintoretto per via del mestiere del padre che tingeva per l’appunto seta. Anche lui dei colori ne fece indubbiamente un buon uso!
Tra i più celebri personaggi di Venezia che nacquero a Cannaregio vi era anche un grande viaggiatore, forse il primo per eccellenza: Marco Polo. Era un mercante veneziano che viaggio in Cina dove vi trascorse, alla corte di Kublai Khan più di vent’anni. Una cosa curiosa, quando fu pubblicato il libro molti non credettero al suo racconto e soprannominarono Marco Polo, Marco Il Milione (un milione di bugie, per l’appunto). Questo soprannome spiega il nome attribuito ai due piccoli cortili (Corte Prima del Milion e Corte Seconda del Milion) dove viveva la famiglia di Marco Polo. Tremendi sti Veneziani!
Arriviamo davanti alla bella chiesa gotica di Madonna dell’Orto che per una manciata di minuti ha già chiuso. È anche conosciuta come la chiesa Inglese di Venezia, soprannome (eccone un altro!) che gli è stato dato poiché, dopo la terribile inondazione del 1966, il restauro di questa chiesa fu fatto grazie a fondi britannici. La chiesa originariamente era stata dedicata a San Cristoforo ma successivamente alla scoperta, in un orto poco lontano, di un statua della Madonna che sembrava avere poteri miracolosi la chiesa venne dedicata alla Madonna. Al suo interno splendide opere del Tintoretto.
È veramente piacevole passeggiare per le strade quasi deserte di questo sestiere, arriviamo anche alla Sacca della Misericordia da cui possiamo vedere uno scorcio di questa laguna: l’isola di Murano e l’isola di San Michele.
Anche nella storia di Venezia vi fu un ghetto, ed era proprio in questo sestiere. Nel 1516 il consiglio dei Dieci deliberò che tutti gli ebrei veneziani fossero relegati su un isolotto di Cannaregio. Ovviamente la zona venne isolata da ampi canali con delle chiuse manovrate da guardie. La leggenda o la storia vuole che il termine ghetto, assegnato a questa porzione di Venezia, derivi dal fatto che in questa zona vi era una grande fonderia chiamata getto o ghetto che significava ‘colata’. Questo termine è poi stato preso in prestito ed utilizzato per descrivere un po’ ovunque le enclavi di ebrei di tutto il mondo che seguirono nei secoli a venire. Gli abitanti di questo ghetto di giorno potevano uscire dai confini del ghetto. Vi vivevano moltissime persone e nel 1797 Napoleone ne distrusse i cancelli ma con gli austriaci tutto tornò come prima. Solamente nel 1866 gli venne concessa la libertà. Quello che successe dopo lo conosciamo fin troppo bene.
Sebbene gli ebrei veneziani oggi possono vivere, giustamente, dove gli pare, il quartiere ha mantenuto però la sua identità. Oltre a due sinagoghe, ci sono anche una biblioteca ebraica e negozi tipici.
Lasciati questi angoli di Venezia poco trafficati dai turisti riprendiamo l’affollata Strada Nova diretti alla Ca’ D’Oro. La migliore vista sulla facciata della casa si ha navigando lungo il Canal Grande, dove la Ca’ d’Oro per l’appunto si affaccia. È indubbiamente uno dei più bei palazzi di Venezia. Un’austera e romantica facciata con finestre ad ogiva ben decorate. Fu costruito nel 1420 per opera di un ricco patrizio che voleva avere il più bel palazzo della città. Il palazzo cambia più volte proprietario fino ad arrivare, nel 1846 nelle mani del principe russo Troubetzkoi, ma è ormai piuttosto fatiscente e semi abbandonato. Troubetzkoi lo acquistò per una ballerina, tale Maria Taglioni e per lei lo ristrutturò….chissà chi era costei! Il palazzo oggi ospita una pinacoteca.

Venerdì 18 marzo 2011
Navigare lungo il canal Grande dalla stazione di Santa Lucia fino a Piazza San Marco non è un semplice viaggio ma la scoperta di questo mondo di dimore sontuose, serie ed aristocratiche che si affacciano sul canale.
Acquistati i nostri biglietti giornalieri prendiamo il vaporetto numero 1, che lento viaggia verso piazza San Marco e ci permette di osservare con calma i palazzi e le case che scorrono lungo il canale. Il canale è lungo 4 km e largo dai 30 ai 70 metri, per percorrerlo fino alla nostra destinazione ci mettiamo più di 30 minuti. Per attraversarlo ci sono solamente tre ponti, quello proprio di fronte alla stazione, degli scalzi, quello famosissimo di Rialto e quello dell’Accademia. In alcuni punti del canale si può attraversare usando una sorta di servizio di traghetti fatto con le gondole. Lungo Canal Grande e nei più piccoli canali della città spesso si vedono navigare le gondole che dolcemente portano a spasso i turisti.
A san Zacaria cambiamo vaporetto e ne prendiamo uno per Murano. Fermiamo all’isola di San Michele dove c’è l’attuale cimitero cittadino e la chiesa di San Michele.
Il viaggio sembra interminabile ma finalmente arriviamo a Murano. Come Venezia anche Murano sorge su alcune piccole isole collegate da ponti. Murano è l’isola degli artisti vetrai, dove vengono prodotti splendidi oggetti in vetro. Murano è diventata il centro della lavorazione del vetro dal 1291, quando i maestri vetrai lasciarono Venezia per spostarsi su queste isole. Le ragioni per cui lasciarono Venezia erano dovute ai pericoli di incendio causati dalle fornaci, necessarie per lavorare il vetro, e dal fumo che queste provocavano. L’isola proprio grazie alla lavorazione del vetro prosperò parecchio a tal punto da essere indipendente e da coniare una propria moneta. Nel XV e XVI secolo era diventata il principale centro di lavorazione del vetro in Europa. I maestri vetrai godevano di molti privilegi ma per coloro che si trasferivano altrove erano invece previste dure punizioni, in taluni casi addirittura la morte. Che esagerazione!
Sebbene le fornaci oggi siano di parecchio ridotte rispetto ad un tempo, è possibile assistere alla lavorazione del vetro in una delle fornaci ancora in uso. Andiamo così anche noi a vedere uno di questi artisti all’opera. Il maestro, così viene presentato, sta lavorando alla creazione di una grossa aquila in vetro. Alcuni assistenti ed un giovane apprendista lo assistono. Rimaniamo parecchio ad osservare i vari passi della lavorazione. All’uscita è d’obbligo un giro nel negozio dell’azienda. Ci sono bellissimi oggetti in vetro, vere e proprie opere d’arte.
Passeggiamo per i vicoli di Murano, visitiamo la Basilica dei Santi Maria e Donato. Particolare il suo abside che si affaccia sul canale di San Donato.
Riprendiamo un affollatissimo vaporetto che ci porta a Burano. Il viaggio è stato piuttosto lungo e scomodo anche per l’effetto sardina! Arrivati a Burano prendiamo subito il traghetto per l’isola di Torcello che fortunatamente attira meno turisti delle altre isole per cui il breve viaggio in traghetto lo facciamo comodamente seduti.
L’isola di Torcello è un luogo tranquillo, sebbene in passato fosse una fiorente isola con quasi 20.000 abitano oggi ne rimangono appena 60. Quello che ci ha portato qui è la cattedrale bizantina, la chiesa di Santa Fosca e la sedia di Attila. Una piacevole passeggiata che costeggia un piccolo canale, ci porta dal pontile alla cattedrale. È un luogo tranquillo, si sentono gli uccellini cantare, tanti gatti sonnecchiare nei prati e la confusione di turisti, la folla del traghetto per Burano ci sembra lontana anni luce.
Ci sono alcuni ristoranti e alcune case in vendita.
All’ombra di un albero c’è la sedia di Attila. Una foto seduti su quello che fu il trono di Attila e d’obbligo.
La chiesa di Santa Fosca risale al XI e XII secolo mentre la cattedrale fu costruita nel 1008 ma conserva al suo interno elementi molto più antichi. Di particolare pregio il mosaico dell’Giudizio universale ed il pulpito.
All’interno del museo dell’Estuario ci sono tesori che provengono da chiese antiche e anche reperti archeologici.
Lasciamo la tranquilla e piacevole Torcello per rientrare a Burano. Ancora deliziati della pace e della tranquillità di Torcello iniziamo la nostra visita di Burano da una via laterale, rimandando così le folle di turisti che affollano le vie principali.
Burano è un gioiellino, forse la più pittoresca delle isole della laguna. Le case di Burano sono tutte colorate: blu, giallo, rosso, verde, arancio, rosa. Un festival di colori ed allegria. I gatti che passeggiano per la via e sostano davanti alle case, i fiori sui davanzali e il bucato steso alle finestre fanno di ogni angolo di Burano un suggestivo quadro. Un pittore non saprebbe quale angolo scegliere, è tutto così bello e suggestivo. Il campanile della chiesa è tremendamente inclinato. Se Merano è l’isola del vetro Burano lo è dei merletti (vi è anche un museo). Il centro dell’isola e gremito di turisti e di negozi di dolci e di merletti. Nel XVI il pizzo che qui veniva sapientemente lavorato dalle donne, mentre gli uomini erano pescatori, era il più ricercato d’Europa. Il declino della repubblica veneziana segno il declino anche di questa prospera attività. Nel 1872 venne fondata una scuola per recuperare questa tradizione che stava andando persa. I negozi sono pieni di pizzi e merletti ma ho letto che l’autentico pizzo di Burano sia molto difficile da trovare e soprattutto poco economico visto che per la sua realizzazione richiede molte settimane di lavoro.
Il rientro a Venezia lo facciamo nuovamente su un affollatissimo vaporetto.
Dopo cena ci attende la visita notturna di Venezia. Approfittiamo della nostra tessera del vaporetto per concederci un giro sul vaporetto sul Canal Grande. Mi aspettavo un’illuminazione maggiore invece i palazzi sono scarsamente illuminati. Suggestivo invece il ponte di Rialto Arriviamo fino in Piazza San Marco e rimaniamo un po’ a goderci la città in abito serale seduti sulle tante passerelle per l’acqua alta disposte sulla piazza. Rientriamo, sempre in vaporetto navigando ancora una volta lungo il Canal Grande. Sempre suggestivo.

Sabato 19 marzo 201
Il programma di oggi prevede la visita a piedi della città, dopo averla vista dall’acqua oggi ne assaporeremo l’essenza camminando per i suoi stretti vicoli, attraversando i suoi ponti e scoprendo angoli nascosti e suggestivi oltre alle più famose attrattive della città.
Castello è il più grande sestiere di Venezia. Prende il suo nome dalla fortezza del VIII secolo che si ergeva sull’isola dove ora c’è la chiesa di San Pietro di Castello, l’allora centro religioso della città.
Molto bella la facciata di Santa Maria dei Derelitti, conosciuta anche con il nome di ospedaletto proprio di fianco alla chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Venne costruito nel 1527 per assistere i malati, gli anziani e per educare le ragazze orfane o abbandonate. La chiesa che faceva parte dell’Ospedaletto fu progettata da Andrea Palladio nel 1575.
La chiesta dei Santi Giovanni e Paolo è una delle più grosse chiese in stile gotico della città. E’ stata costruita tra il XIII e il XIV. Sorprendenti le sue dimensioni e la sua austerità. La chiesa è conosciuta anche come il Pantheon di Venezia per via delle innumerevoli tombe, alcune vere e proprie opere d’arte, dei dogi contenute al suo interno. Ben 25, per l’esattezza!
Campo Santa Maria Formosa è una piazza irregolare fiancheggiata da bei palazzi tra le quali la chiesta di Santa Maria Formosa, da qui il nome del campo.
Nel nostro girovagare per la città in direzione di piazza San Marco finalmente arriviamo nella famossima piazza e nel sestiere di San Marco. Questo sestriere era il centro delle vita politica e giuridica della repubblica Veneziana.
Piazza San Marco, definita da Napoleone “il più elegante salotto d’Europa”, è l’unica che può vantare l’appellativo di piazza in tutta Venezia.
Nella zona ci sono moltissimi ristorante, hotel e negozi di lusso.
Questa grande piazza è stata da sempre teatro di spettacoli, luogo di processioni, movimenti politi e dal corteo e dai festeggiamenti legati al carnevale.
Le origini di quello che è uno dei carnevali più conosciuti ed apprezzati al mondo sono molto antiche. La parola ‘carnevale’ compare per la prima volta in documenti ufficiali della Serenenissima datati 1094, ma la vera e propria festività viene sancita con un editto nel 1296. Nasce un po’ con il medesimo proposito con cui i romani dell’antica Roma avevano creato il Colosseo e i vari circhi. Il tutto serviva per dare al popolo, anche ai ceti più umili, un po’ di divertimento e un occasione per partecipare ai festeggiamenti. L’anonimato era garantito dalle maschere e dai costumi e questi, in un certo senso, portavano ad una sorta di livellamento sociale, e non ponevano così nemmeno limiti alle inibizioni dei veneziani visto che, tutte le identità erano accuratamente celate. Va detto che, soprattutto per la nobiltà, le rigide regole di comportamento imponevano non pochi freni inibitori che con il carnevale potevano essere, per qualche giorno, tralasciati.
Con l’evolversi ed il diffondersi del carnevale, nasce un vero e proprio commercio di maschere e costumi, giunto fino ai giorni nostri. Chi non è rimasto incantato, vedendo le immagini del carnevale anche solo alla televisione, o la bellezza delle maschere e dei costumi che alcuni negozi propongono in vendita. Alcune sono veri e propri capolavori.
Durante il carnevale tutto passava in secondo piano, era prioritario divertirsi e festeggiare. Molti gli spettacoli e le feste che venivano allestite in piazza San Marco e nelle maggiori calle della città.
Napoleone, nel 1797 pose fine anche al Carnevale di Venezia. Che guastafeste! Si dovette attendere fino al 1979 per vedere lo storico carnevale di Venezia rinascere dalle sue ceneri e tornare, in breve tempo ad essere quello che noi tutti conosciamo.
Su piazza San Marco si affacciano alcuni caffè con i loro tavolini all’aperto, i turisti passeggiano interessati e catturati dal luogo ed i piccioni imperterriti vanno alla ricerca di qualche briciola. Essendo a due passi dalla laguna è una delle zone più colpita dal fenomeno dell’acqua alta, le passerelle, accatastate qua e la ne sono la testimonianza. Oggi sono utilizzate dai turisti a mo di panchina.
La Basilica di San Marco ed il vicino Palazzo Ducale sono gli ulteriori gioielli che impreziosiscono questa piazza.
La Basilica di San Marco è imponente, l’esterno è impressionante così come l’interno anche se lo trovo sempre buio e cupo. Ha una struttura a croce greca e cinque enormi cupole. Si tratta della terza chiesa eretta in questo luogo. La prima, che fu costruita nel IX secolo per ospitare il corpo di San Marco, venne distrutta da un incendio. La seconda, costruita nel XI secolo, venne abbattuta per far posto ad una Basilica che meglio si confaceva allo stile della crescente repubblica Veneziana. Così nel 1063-94 venne costruita la prima versione della Basilica che nel corso della storia ha subito vari ampliamenti e modellazioni. Solo nel 1807 diventa la Cattedrale di Venezia al posto di San Pietro di Castello, fino ad allora la Basilica era adibita ad uso privato del doge e per le cerimonie di stato.
Sulla facciata, ora in parte in ristrutturazione, si può vedere una copia dei cavalli di bronzo i cui originali sono conservati all’interno della Basilica. Una curiosità che ho letto su una rivista, in questi giorni, che riguarda appunto questi cavalli… fino al 1204, anno in cui vennero rubati dai crociati, insieme ad altri arredi di inestimabile valore, questi cavalli facevano parte del patrimonio artistico di Santa Sofia ad Istanbul!
L’interno della Basilica è un insieme di arte e oggetti stupendi. La pala d’Oro (il cui accesso è a pagamento) è particolare e attira fiumi di turisti che in coda attendono il proprio turno per poterla vedere.
La giornata non è granché così tralasciamo la salita sul campanile e proseguiamo la visita a Palazzo Ducale, dove ci tocca fare un po’ di coda per entrare.
Il palazzo risale al IX secolo. Allora era un castello fortificato che in seguito venne distrutto da una serie di incendi. L’attuale palazzo fu costruito tra il XIV e il XV secolo. Un vero esempio di capolavoro gotico.
La Serenissima era amministrata dal Doge, una carica elettiva, anche se poi di fatto il potere di decidere era detenuto dal consiglio dei 10 e dal consiglio maggiore formato da circa 2000 membri.
La visita nel palazzo è stupefacente. Le sale, gli affreschi, la scala d’Oro, la sala del maggior consiglio, tutto è veramente bello. Per fino le prigioni, con le loro cupe stanze e le pesanti porte di legno e ferro offrono uno spaccato di quelli che erano gli anni d’oro della Serenissima.
Durante la visita si attraversa anche il famoso ponte dei Sospiri, sulla quale transitavano gli imputati diretti agli inquisitori di Stato, in un epoca in cui la tortura era una prassi. Il nome infatti si deve ai lamenti dei prigionieri. Il ponte fu costruito nel 1600 circa.
Da queste severe ed anguste prigioni Giacomo Casanova riuscì a fuggire. Casanova, il cui nome è diventato sinonimo di seduzione, era un veneziano (1725-1798), un avventuriero, uno scrittore e anche un agente segreto (forse allora non si chiamavano ancora così). Era figlio di due attori, anche se la voce popolare attribuiva la sua nascita ad una relazione della madre con un nobile veneziano, tale Michele Grimani. La sua vita è stata un insieme di avventure, amori e la sua fuga da queste prigioni non passò di certo inosservata. La letteratura ed il cinema ne ha più volte descritto gli aspetti salienti della sua vita.
Sulla piazzetta di San Marco, si ergono, le colonne di San Marco e San Teodoro. Anche queste sono un bottino, per così dire, di guerra ed arrivano da Costantinopoli. Furono erette nel 1172. tra le due colonne si tenevano le esecuzioni dei criminali fino alla metà del XVIII. I criminali che si erano macchiati di terribili delitti venivano poi fatti a pezzi e sparsi per tutta la città in modo da essere di monito per tutti gli altri che avevano intenzione di commettere simili delitti… un sistema un tantino macabro e discutibile.
Ancora oggi, i veneziani superstiziosi, evitano di passare in mezzo alle due colonne.
Ci spostiamo a visitare i vicoli e la zona ad ovest di Piazza San Marco, molti i negozi e le boutique lungo calle Larga XXII Marzo e molti i turisti che vi passeggiano. Questa strada deve il suo nome al 22 marzo 1848 quando vi fu la rivolta dei Manin.
Il Teatro della Fenice ospita rappresentazioni teatrali e operistiche. Ha un ingresso via terra e uno via canale per i fortunati che possono raggiungere il teatro in barca o magari in gondola. È stato ricostruito nel 1996, distrutto infatti da un incendio. Gli incendi sembrano essere una costante di questo teatro da quando fu costruito, per la prima volta, nel 1792. Un incendio lo distrutte nel 1836, fu ricostruito l’anno dopo. Deve il suo nome al mitico uccello, la fenice, che rinasce dalle proprie ceneri. Il destino di questo teatro fu proprio di rinascere più volte dalle proprie ceneri. Forse era meglio scegliere un altro nome!
Attraversiamo il Canal Grande su uno dei suoi tre ponti, il ponte Accademia per spostarci nel sestiere di Dorsoduro che prende il nome dal substrato di terreno sul quale è costruito questo sestriere.
L’accademia ha la più grande collezione di arte Veneziana che si possa immaginare, è infatti, l’intera collezione esposta, ospitata in tre edifici.
Interessanti Ca’ Rezzonico e Ca’ Foscari che si affacciano sul Canal Grande. Ca’ Rezzonico è un bel palazzo in stile Barocco riccamente arredato e decorato. Al suo interno il museo del ‘700 Veneziano.
Passeggiamo per i vicoli fino ad arrivare sulla punta dell’isola a Santa Maria della Salute. La chiesa, in stile barocco, venne costruita come ringraziamento per la fine della peste nel 1630, da qui il nome ‘salute’. Ogni anno il 21 novembre, in occasione della festa della Salute, i fedeli vi giungono attraversando il canal Grande sui un ponte di barche, allestito per l’occasione.
In punta all’isola si gode di un bellissimo panorama. L’austero edificio è la Dogana da Mar, costruita nel XV secolo per ispezionare le navi che arrivavano a Venezia.
Ritornati in piazza San Marco, attraversiamo l’affollatissimo ponte della Paglia da cui è possibile ammirare il ponte dei sospiri. Oddio.. sarebbe meglio dire che sarebbe possibile ammirare il ponte dei sospiri. Il ponte, sebbene visibile, è contornato da teloni di colore azzurro che oltre a celare gli attuali lavori di ristrutturazioni offrono anche uno spazio pubblicitario ad una nota marca di auto.
Il nome del ponte su cui ci troviamo, ponte della Paglia, pare si debba al fatto che qui arrivavano le imbarcazioni piene di paglia.
Passeggiamo poi lungo il molo riva degli Schiavoni affollatissima di turisti. Ma come sempre basta lasciare i luoghi più famosi e la gente magicamente sparisce. Lungo rio dell’arsenale vediamo un gruppo di turisti in canoa, un altro modo per visitare la città… originale anche se il colore dell’acqua dei canali di Venezia non invita affatto a finirci dentro, meglio stare molto attenti.
L’Arsenale era il cuore della potenza marittima cittadina. L’Arsenale venne fondato nel XII secolo ed ampliato, successivamente, dal XIV al XVI secolo. Nel periodo di maggiore splendore della repubblica marinara qui vi lavarono fino a 16.000 persone. Si costruivano, riparavano ed equipaggiavano le grandi navi veneziane: le galere. L’enorme entrata sovrastata da due torri sono le uniche testimonianze che restano di questo luogo che si dicesse fosse una città nella città, perché vi erano le botteghe, le officine, i magazzini, le fonderie ed i moli. Con la decadenza della Serenissima questo luogo perse importanza e l’attività in questa zona si ridusse enormemente. Napoleone poi, nel 1797, ne distrusse i moli e privò il Bucintoro, l’allora imbarcazione ducale da cerimonia, di tutti i suoi preziosi ornamenti.
Oggi parte della zona è sotto la giurisdizione militare quindi non è possibile varcarne i suoi confini. Altre parti dell’Arsenale, come la Corderia (la vecchia fabbrica di corde) sono utilizzati come spazio espositivo dalla Biennale di Venezia.
La nostra giornata volge al termine così prendiamo la strada verso il sestrieri di Cannareggio. Attraversiamo una zona di Venezia poco turistica ma molto reale. Ci sono i bambini che si rincorrono tra i vicoli, il bucato steso dalle finestre. Qualche cartello di case in vendita, insomma attraversiamo la Venezia dei veneziani. Molto suggestiva.

Domenica 20 marzo 2011
Il nostro treno parte nel pomeriggio per cui abbiamo ancora tutta la mattina per scoprire altri angoli di questa città e chi lo sa. visto che il tempo oggi è bello magari possiamo fare una scappatina in cima al campanile per vedere la città dall’alto.
Il sestiere di San Polo e Santa Croce prende il nome dalle chiese presenti nel sestiere, per l’appunto San Polo e Santa Croce. Divenne, nel XI, il cuore commerciale della città. Ancor’oggi è uno dei sestieri più vivaci e con il suo mercato e i suoi negozietti.
Ci addentriamo all’interno di questo sestriere seguendo il percorso indicato sulla nostra guida.
La chiesa di San Cassiano conserva un altare intarsiato ed un crocifisso del Tintoretto. Attraversiamo poi ponte Storto, che è incurvato e conduce a Calle Stretta, uno strettissimo vicolo la cui larghezza in alcuni punti non supera il metro. Impressionante e soprattutto suggestivo.
Arriviamo così ai mercati di Rialto, che hanno origini antichissime. La Peschiera, come si può facilmente intuire dal nome, ospita il mercato del pesce. Mentre l’Erberia ospita il mercato della frutta e della verdura. Oggi è domenica ed i colori e i profumi del mercato non ci sono. Il luogo è desolato e così ci accorgiamo di alcuni volantini appesi qua e la che protestano perché l’amministrazione comunale vuole spostare il mercato fuori dalla città, portando così un pezzetto di storia e di città in un luogo dove il mercato è solo un mercato. “Nooooo… non sa da fare”!
E finalmente eccoci al ponte di Rialto che abbiamo già visto navigando sul Canal Grande. È la parte più vivace della città perché in ogni momento della giornata è affollato di gente.
È soltanto nel XII secolo che si iniziano a costruire ponti in pietra, prima di allora venivano costruiti in legno. Fu così che nel 1588 venne progettato un ponte in pietra per Rialto. Fino al IX fu l’unico punto che collegava le due sponde del canale.
Nel XVI era talmente mal ridotto che venne indetto un concorso per progettare un nuovo ponte. Nomi come Michelangelo, Andrea Palladio e Jacopo Sansovino parteciparono al concorso, ma a vincere fu Antonio Da Ponte. Il ponte venne quindi costruito tra il 1588 e 1591.
E visto che il tempo oggi è decisamente bello decidiamo di andare a vedere la città dall’altro salendo sul campanile. Dobbiamo però, fare una lunga coda.
Il campanile di Piazza San Marco è stato in passato ricostruito perché nel 1902 le sue fondamenta cedettero e la torre crollò. Attualmente sono in corso lavori di consolidamento delle sue fondamenta. La loggetta ai piedi della torre fu costruita nel XVI per opera di Jacopo Sansovino. Oggi per raggiungere la sommità della torre si usa un ascensore, le scale non sono aperte al pubblico. Dalla torre la vista della città è suggestiva, si vedono le isole, i tetti dei palazzi, la gente che passeggia su piazza San Marco, insomma… il bel panorama ripaga ampiamente il tempo passato in fila per entrare.
Sul lato opposto della piazza si trova invece la torre dell’Orologio. Riccamente decorate è per questo molto bella. Fu costruita nel tardo XV secolo. Bello il suo orologio con le fasi della luna e dello zodiaco. A suonare l’ora, nel punto più alto, ci sono due statue, i Mori, per l’appunto.
I giardini reali sono invece una delusione, se dovevano essere un posto piacevole per rilassarsi sono un tantino lasciati andare. Necessitano di urgenti lavori di giardinaggio perché di reale non hanno proprio più nulla.
Il nostro viaggio nella città finisce qui. Tristemente prendiamo la via del ritorno. Venezia è una bella città, unica nel suo genere, nel suo essere, romantica, poetica, è un insieme di elementi che ne fanno un luogo unico al mondo.
Per concludere, le ferrovie hanno pensato di rallegrare il viaggio del ritorno. Un errore nella numerazione delle carrozze ha causato parecchi problemi al momento della partenza. Saliti tutti a bordo e partito il treno finalmente hanno deciso come risolvere il problema rinumerando le carrozze… Hanno così movimentato la prima mezz’ora del viaggio perché spostare intere carrozze di gente, con tanto di bagagli non è stata un’impresa facile… la prossima volta imparano a contare!

Bibliografia
Venezia e il Veneto – City Book – Arnoldo Mondadori Editore

Testo di Anna Marchisio - Foto di Marco Giovo

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