Mostri, Medioevo e abitati-rupe

in viaggio con Federico in Italia

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Mostri, Medioevo e abitati-rupe

Dove alloggiare

Le strutture turistiche in questa provincia sono in fase di sviluppo, in particolare se ci si sposta dai centri più frequentati come Tarquinia o il Lago di Bolsena. Niente a che vedere, quindi, con le vicine Umbria e Toscana, anche se si nota un buon fermento nel settore dell’Agriturismo, per il quale la zona si presta a meraviglia.

In cucina

Ragazzi, a chi non è nota la bontà della cucina laziale? Qui problemi in questo campo non ne esistono: scegliete una trattoria e lasciatevi travolgere dai sapori e dalla cordialità tipici del Centro Italia.

Itinerario

Il Viterbese rappresenta una comoda possibilità di escursione da Roma. La durata della visita dipende ovviamente da quello che si vuole vedere: può impegnare anche solo un week-end, ma sarebbe meglio essere meno giapponesi e dedicarvi più tempo, almeno 5 o 6 giorni, come abbiamo fatto noi.

Da non perdere

Perché andare nel Viterbese? Semplice, perché tutti vanno in Toscana o in Umbria. La mia mentalità contorta ha spesso guidato le mie scelte in fatto di turismo con questo "strano" ragionamento (che sottintende comunque una logica di ricerca dei posti più veri, meno intaccati dal turismo di massa): a volte è andata male, altre volte, come in questo caso non mi sono affatto pentito della scelta alternativa.
Il Viterbese è terra selvaggia, a tratti dimenticata dal resto del mondo, fatta di colline e lande pianeggianti, selve intricate, laghi vulcanici e borghi sperduti, spesso gioielli offuscati dalla patina del tempo; è terra genuina, meno sofisticata della vicina Toscana e meno altezzosa della capitale con la quale nell’antichità ha rivaleggiato, abitata da gente sincera, dalla parlata piacevole, più gentile rispetto a quella romana a causa dell’influenza dei dialetti delle regioni confinanti (anche se i romani continuano a considerarla "burina"). Viterbo nella storia fu patria della civiltà etrusca, quindi conquista Romana, poi dominazione Longobarda sotto il re Desiderio e infine a lungo contesa tra l’Impero e lo Stato Pontificio, al quale alla fine fu annessa. Il passaggio di tali civiltà ha lasciato sul territorio notevoli testimonianze delle diverse fasi storiche: si va, per citare solo le più importanti, dalle necropoli etrusche di Tarquinia e Tuscania, al quartiere medioevale di Viterbo, alle perle rinascimentali di Villa Lante a Bagnaia e Palazzo Farnese di Caprarola.
La nostra visita è partita da Roma, dalla quale abbiamo raggiunto Civita Castellana, nella quale abbiamo visitato il Museo dell’Agro Falisco; la cittadina, di impianto medioevale, non offre in verità granché di interessante. Usciti da Civita, sarebbe bellissima la deviazione al paese di Castel S.Elia alla Basilica omonima, una chiesa romanica dell’XI secolo immersa nei boschi tra i dirupi, se non fosse che per visitare l’interno e necessario chiedere le chiavi in Comune (misteri del Viterbese ...). Dopo una sosta d’obbligo per la visita al Palazzo Farnese, eretto maestosamente sul paese di Caprarola (molto interessante la visita del grande parco e degli interni, con la suggestiva sala del Mappamondo, dove in una grande cartina possiamo vedere quello che del mondo si conosceva nel 1500) abbiamo raggiunto il Lago di Vico o, meglio, la Riserva Naturale che lo circonda. Non esiste, infatti, un vero e proprio lungolago ed è difficile raggiungere le rive, se non addentrandosi (molto belli i percorsi per mountain bike) nei sentieri che attraversano il Parco e la palude. Per chi volesse invece godere della Natura in modo più comodo, magari attorno ad una tavola, resta la sponda sud del Lago, nel territorio di Ronciglione che non ha aderito alla Riserva. Il nostro percorso è continuato quindi verso Bomarzo, con una piccola sosta a Soriano (abbastanza deludente a dispetto di come viene presentata nelle guide). Bomarzo è una delle tappe fondamentali della vacanza; mi riferisco, ovviamente, non tanto al paese, quanto al celebre Parco dei Mostri, una "pazzia" cinquecentesca fatta costruire da Vicino Orsini non si sa bene per quale motivo, se non per il gusto del grottesco abbastanza di moda nel Rinascimento. In un giardino degradante su una collina, troviamo sparse qua e là strane costruzioni raffiguranti giganteschi animali fantastici, draghi, colossi e figure mitologiche; il tutto per stupire gli ospiti, come ci dice un’iscrizione che riporta una frase dell’Orsini: "Voi che pel mondo gite errando, vaghi / di veder meraviglie alte e stupende, / venite qua dove son facce horrende / elefanti, leoni, orsi, orchi e draghi". La visita è davvero curiosa nella sua unicità, direi che ne vale senza dubbio la pena. Da Bomarzo verso Viterbo, non si rinunci alla deviazione per Vitorchiano, splendido borgo medioevale arroccato su una rupe, finalmente ben conservato a differenza degli altri incontrati. Stranamente (e fortunatamente) non molto pubblicizzato, Vitorchiano offre la possibilità del classico tuffo nel passato passeggiando negli angusti vicoli lastricati stretti tra case in pietra scura a vista, passando sotto archi, osservando le soggette che ornano le facciate e le iscrizioni in latino sugli architravi. Molto bella la piazzetta vero cuore del borgo, piazza Roma, con il Palazzo municipale ed una splendida fontana; saranno stati la stagione non proprio turistica ed il tempo uggioso, ma nella piazzetta silenziosa veramente ci è sembrato di calarci in un’epoca remota, quella in cui Vitorchiano confermava la sua fedeltà a Roma nel corso delle lunghe lotte medioevali contro Viterbo. La città di Viterbo merita di essere vista. L’immagine più nota è quella della loggia del palazzo papale, ma tutto il centro, ed in particolar modo il caratteristico quartiere medioevale di S. Pellegrino, è degno di nota. Per curiosità storica, è a Viterbo che il cosiddetto "Conclave" per l’elezione del papa assume il significato attuale: successe nella seconda metà del XIII secolo, quando i cardinali furono rinchiusi perché mettessero fine a 17 mesi di beghe politiche e scegliessero finalmente il successore di Clemente IV (Gregorio X che, tra l’altro, al momento della designazione non era nemmeno prete). Spostandoci ancora a nord, abbiamo raggiunto la spettacolare Civita di Bagnoregio, detta "la città che muore" a causa del progressivo sgretolamento della rupe tufacea su cui sorge. Beh, io non capisco proprio il motivo per cui questo borgo non goda della fama che meriterebbe: splendidamente arroccato sulla rupe, raggiungibile soltanto a piedi attraversando un lungo ponte, Civita di Bagnoregio è veramente una cartolina dal passato: la sua silenziosa piazza in terra battuta rappresenta forse il luogo dove più che altrove ci si possa estraniare dal nostro mondo infernale per essere immersi in un’altra dimensione. Forse la dirò grossa, ma secondo me non c’è paese "classico" del medioevo italiano, nè la sovrappopolata S.Gimignano né la turisticizzata Spello, che regga il confronto con la modesta Civita quanto all’atmosfera che si respira ed alla veridicità dell’ambiente. Lasciato il Lago di Bolsena alle spalle (non si tralasci una cena in una trattoria di Montefiascone) il nostro itinerario si è concluso in Maremma, con la visita delle cittadine di Tuscania e Tarquinia. Per mancanza di tempo abbiamo tralasciato le celebri necropoli etrusche, limitandoci ad una passeggiata per i centri storici, entrambi molto interessanti. Meglio conservata Tarquinia, che presenta scorci di grande suggestione, più interessante per lo shopping Tuscania, dove fiorenti sono le botteghe artigiane dedicate alla lavorazione del cuoio e delle tradizionali ceramiche. Assolutamente da non perdere i veri gioielli di Tuscania: le due basiliche romaniche di S. Maria Maggiore e S. Pietro, che si trovano giusto fuori dall’abitato. Si tratta di due grandissimi esempi di stile romanico, soprattutto S. Pietro inserita in un scenario molto suggestivo; per ammirarne gli interni, guarda caso, abbiamo dovuto rivolgerci al custode, che per fortuna stavolta è stato rintracciato con facilità e si è mostrato molto disponibile.

Curiosità 

Il Viterbese è particolarmente ricco dei cosiddetti "abitati-rupe", centri urbani costruiti su alti e scoscesi speroni tufacei per evidenti ragioni di difesa dagli attacchi nemici. Il paesaggio, di per sé abbastanza selvaggio, risulta costellato da questi gioielli architettonici (molto scenografici soprattutto se visti da lontano e impressionanti dal basso quando ci si avvicini), così integrati nell’ambiente che risulta difficile distinguere alla base delle case il punto in cui finisce la roccia e cominciano le abitazioni. Al di là dell’aspetto paesaggistico, questa conformazione dei paesi ha fatto sì che con l’andar del tempo si sia vivacizzata più che altrove la vita sociale tra gli abitanti, costretti in spazi angusti ed in paesi di fatto logisticamente isolati.

Note dolenti

Viterbo e la sua Provincia sono ricche di testimonianze storiche e bellezze architettoniche. Non si può porre in evidenza, però, che tali risorse andrebbero meglio sfruttate. La maggioranza dei borghi (anche di rilievo, come Orte o Bomarzo), offrono un’immagine di trascuratezza e abbandono davvero irritante; ci è capitato di frequente di entrare in un paese che da lontano appare stupendo e trovare case fatiscenti, strade sporche e traffico selvaggio, ed è realmente un peccato pensando che questa terra non avrebbe niente di meno da offrire della bassa Toscana così sfruttata. Allo stesso modo, al tempo della nostra vacanza erano ancora relativamente scarse le strutture agrituristiche, e sì che la zona si adatta alla meraviglia a questo tipo di attività! A quanto mi dicono, comunque, sembra che le cose stiano rapidamente migliorando, speriamo che gli investimenti siano effettuati in modo tale da migliorare l’offerta turistica senza però compromettere la genuità e la sincerità del luogo.

A spasso fra frammenti di storia, fra antiche leggende e abitati-rupe nella provincia viterbese.

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