Le ragioni di una visita

in viaggio con Roberta de Luca in Italia

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Le ragioni di una visita

Introduzione: perchè visitare Roma!Roma è senza dubbio la più visitata, ritratta e descritta tra tutte le metropoli europee. Nel XII sec nascono i primi "Mirabilia Urbis", ossia dei documenti che disegnano l'antichità come una fiaba, come la storia del mondo antico raccontata in maniera evidentemente fantastica.
Conoscere le città è sempre stato considerato un dovere, specialmente per i giovani delle classi dominanti, che viaggiavano in tutta Europa accompagnati da sapienti professori. Le loro visite educative dovevano suscitare, oltre la normale curiosità, anche l'interesse per quello che era il valore storico e attuale delle città visitate; infatti, fino al settecento e oltre, la città fu una meta di quello che veniva chiamato il "grand tour".
Composto lo "scisma d'occidente" (1378-1418) e ristabilita a Roma la sede dei pontefici, sempre maggiore divenne l'afflusso dei forestieri per motivi politici, devozionali, d'affari e di studio.
Con il diffondersi della dottrina umanistica dell'antico, il viaggio a Roma divenne poco meno che obbligatorio per gli studiosi e gli artisti; proprio sul finire del '400, per ordine del papa Sisto IV, nacque il primo museo pubblico: una raccolta di antichità sul colle capitolino (nucleo originario degli attuali Musei Capitolini) e ben presto gli itinerari turistici cominciarono ad essere pubblicati anche in altre lingue straniere. Soltanto nel '600, però, si cominciò ad avere per l'arte moderna e contemporanea lo stesso interesse per l'antico.
Seguitando a crescere l'afflusso dei visitatori ed il numero degli itinerari per uso commerciale, si sentì la necessità di creare una guida completa, che descrivesse i monumenti più antichi dei primi secoli del Cristianesimo, del Rinascimento, del Barocco: "lo Itinerario istruttivo di Roma", dell'incisore Giuseppe Vasi. Esso condensando la materia in otto giornate divenne appunto per questo la vera guida del classicismo, senza perdere la sua popolarità fino ai tempi moderni (1886); i suoi successivi rifacimenti, anzi, lo resero accessibile anche ai viaggiatori francesi ed inglesi e fu più volte ristampato.
La diversità degli stili e dei tempi, la prontezza nel percepire e far propria l'arte di epoche e culture diverse è il carattere saliente di Roma, che fu il pantheon dell'arte e delle fedi religiose. Questa città non ha avuto scuole o tradizioni artistiche proprie, con l'eccezione del nobile artigianato dei marmorari tra il XII e il XIII sec, non ha generato che pochi artisti e non di prima grandezza; tuttavia, non si è accontentata di consumare passivamente l'arte. Roma fu il centro di attrazione per molti artisti che vennero da varie parti d'Italia e d'Europa per lavorarci e dove cambiarono il loro stile personale. Dal '500 al '700, Roma fu per l'arte europea: "la città che consacrava gli artisti". Vero è, che a tutto questo concorse il fascino della natura, la mirabile fusione della città costruita con il paesaggio dei famosi sette colli e la leggendaria bellezza dei circostanti Castelli.
La storia urbana di Roma fu quanto mai singolare, con epoche di fasto superbo alternate con altre di tragico decadimento, rifiorì sempre e forse proprio per questo ebbe il nome di città eterna. Essa fu capitale, ma non fu mai municipio nel senso di quell'autonomia di governo cittadino tipica di altri Comuni italiani; non ebbe una comunità cittadina omogenea, una borghesia di artigiani e commercianti interessata alla funzionalità strutturale, poiché fu sempre governata dall'alto, prima dagli imperatori e poi dai pontefici. Questi vollero soprattutto lasciare un monumento che celebrasse e tramandasse la loro memoria; la città era solo un alone del loro potere accentrato Si pose allora, il problema di una "renovatio urbis", anche a causa della spinta del culto dell'antico professato dalla cultura umanistica. Fu questo il punto di partenza dell'arte, che non senza motivo si chiamò Rinascimento. La promosse un grande umanista, Leon Battista Alberti, che per armonizzare l'opera degli architetti scrisse un famoso trattato, nel quale il richiamo era all'antico, ma lo scopo moderno: qualsiasi intervento edilizio a Roma avrebbe dovuto essere a un tempo restauro e riforma.
Un'impresa urbanistica piena di ideologia fu concepita dal papa Giulio II nei primissimi anni del '500:
· La vecchia città era tutta ammucchiata nell'ansa del Tevere davanti a Castel Sant'Angelo, allora venne tracciata una nuova direttrice di espansione, via Giulia: una strada che dai pressi di S. Pietro andava verso il Campidoglio e che sarebbe stata di elevato tono architettonico.
· Lo stesso papa decise di rinunciare al restauro della vecchia basilica costantiniana di S. Pietro, per costruirne una nuova. Quest'ultima non doveva essere più soltanto la più antica e venerabile chiesa di Roma, ma il centro ed il vertice della Cristianità universale.
Il XVI sec fu un periodo drammatico per la Chiesa e per Roma, poiché insorse e divampò la protesta luterana: la Chiesa era in pericolo, Roma invasa e saccheggiata dai Lanzichenecchi. La situazione era già migliorata quando Michelangelo realizzò il disegno della nuova basilica di S. Pietro ed il progetto di sistemazione della piazza del Campidoglio, all'estremo opposto della città: erano il polo laico e il polo religioso dello stesso potere, ma anche un impulso allo sviluppo del tessuto urbano. Nasceva, insomma, la Roma moderna, che si andava abbozzando come una città policentrica, con tutta una serie di monumenti o di siti carismatici collegati da lunghi condotti stradali costellati da palazzi della nobiltà pontificia.
Roma è una città fatta per essere visitata e, come tale, non ha un centro geometrico, ma tanti punti d'emergente interesse. Fu proprio questa nuova dimensione urbana che nel '600 gli architetti, primo Bernini, enfatizzarono: Roma doveva apparire più grande di quanto non fosse, farsi spettacoloso scenario di una quanto mai variopinta commedia umana. Il tema dominante se prima era la via, ora è la piazza. L'indirizzo urbanistico nel '700 e nel primo '800 non si pose ancora il problema sociale dei ceti meno abbienti, e possiamo dire che la neoclassica fu l'ultima stagione relativamente felice dell'urbanistica romana: equilibrio di giardini e palazzi, limpide prospettive, moderazione edilizia.
Roma era ormai, una città più studiosa che devota, con un elevatissimo turismo colto di letterati e artisti, una brezza di idee illuministe e liberali che l'assolutismo pontificio non riuscì a fermare.
Nel 1870, quando la presero i Piemontesi, Roma aveva 200.000 abitanti, poco più di cent'anni dopo erano più di 3.000.000. Gravissimi problemi d'abitazione e di traffico rendevano la città difficilmente praticabile; sempre più eterogenea nella sua popolazione. Nell'epoca fascista si organizzò una riforma globale, che portò anche la distruzione di alcuni quartieri storici. I governi successivi si sono interessati veramente poco della vita della e nella capitale. Sarebbe senza dubbio opportuno che i turisti in visita non si accontentassero di ammirare le bellezze ma, essendo in qualche modo cittadini romani, si rendessero conto delle sue difficoltà, che in parte dipendono proprio dal necessario rispetto per le bellezze stesse. Non c'è via di salvezza: bonificare le enormi periferie, renderle funzionali, impiantarvi nuovi centri d'affari, trasferirvi gli uffici e quante altre attività incidono sul traffico automobilistico.
Una ristretta "city" politico-culturale dove ci si possa civilmente muovere a piedi e tranquillamente levar gli occhi per ammirare i "mirabilia urbis"!

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