La Valle Aurina, il Südtirol al suo meglio!

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La Valle Aurina, il Südtirol al suo meglio!

Un’ampia area pianeggiante, che non t’aspetti di vedere in mezzo a quelle montagne, precede Campo Tures. Oltre Campo Tures si può già chiamare Valle Aurina. E subito presenta il suo carattere. Le ordinate case lungo la strada e le malghe che punteggiano i prati smeraldini. Quelle per metà bianche e per metà in legno scuro, così comuni da queste parti. La Valle Aurina è una valle raccolta, e ovunque si posa lo sguardo, c’è qualche cosa di definito, lì vicino, a catturarti. Non vi sono grandi spazi, quasi come se fosse un palmo di mano raccolto, che inizia a S. Giovanni e finisce a Casere. La strada che percorre tutta la Valle è piacevolissima, costeggiata dall’inizio fino alla fine dal torrente Aurino, che dà il nome alla valle e ne è la chiara arteria di vita.

Dove alloggiare

Siamo arrivati all’Hotel Martinshof, il pomeriggio dell’apertura dopo 4 mesi di chiusura, dovuta all’ampliamento e alla riorganizzazione degli spazi della struttura. Tutto impeccabile, nuovo e perfetto. L’albergo è a conduzione familiare, coadiuvata da pochi fedelissimi collaboratori. Tutti sono estremamente cortesi. Gli ospiti sono per metà di nazionalità italiana, per l’altra metà tedeschi e austriaci. Oltre all’ampia sala da pranzo dalle cui vetrate si vedono le pendici dei monti circostanti con le caratteristiche malghe, vi è un ampio spazio esterno con tavoli e sedie e un bel giardino fiorito.
L’Hotel Martinshof è inoltre dotato di due 2 sale gioco: una è un mini club attrezzato per i... piccoli piccoli, l’altra invece con calciobalilla e playstation. Abbiamo occupato la stanza nr. 310; abbastanza grande con uno spazioso terrazzo e mobili nuovi di zecca. Bagno piuttosto piccolo e cieco, ma anch’esso tutto nuovo.
Ottima la cucina: varia, genuina ed abbondante. Qui ho forse gustato i canederli più buoni che abbia mai mangiato.

Itinerario

Arriviamo sabato 9 luglio alla frazione S. Martino del paese di S. Giovanni, dove si trova l’alloggio prenotato: l’Hotel Martinshof. Desideriamo immediatamente consolidare il primo contatto con la valle, tant’è che subito la percorriamo in auto, lentamente, godendocela in tutta la sua gradevolezza, fino a Casere. La strada qui finisce. Casere è una frazione di Predoi: ci troviamo nel comune più a nord d’Italia.

Domenica 10 luglio
Incontro con Myria e Nicola davanti alla chiesa di S. Giovanni. La valle offre molto, ma è anche il nostro primo giorno qui e, effettivamente, non... sappiamo da che parte cominciare! Decidiamo di dirigerci a Casere forse anche semplicemente per condividere con loro le prime positivissime sensazioni vissute qui; ripercorrendo la valle, come ieri. Poche centinaia di metri dopo Casere (Casere consiste in due bar, tre hotel ed una manciata di case) finisce la parte asfaltata dell’Italia. Troviamo un comodo ed ampio posteggio sulla sinistra, ad 1 euro l’ora e un ufficio informazioni dove chiediamo consiglio sulle varie possibilità che offre la zona. Da lì iniziano infatti un buon numero di passeggiate, per tutte le gambe.
Noi prendiamo il facile sentiero numero 26. La prima attrazione è l’originale chiesetta di S. Spirito, davvero graziosa. Il sentiero costeggia sempre il torrente Aurino, nel tratto iniziale, pascoli e mucche sono gli elementi costanti, poi diventa più montagnoso, vario, sempre molto piacevole. Peccato per il tempo così così, il cielo è un po’ grigio, e la scarsa luce non esalta certo la bellezza di tutto ciò che ci circonda.

Lunedì 11 luglio. Speikboden
L’impianto di risalita per arrivare all’altopiano è poco prima di Lutago, provenendo da S. Giovanni. La stazione è vicinissima alla strada, quindi ben visibile, come l’ampio parcheggio antistante. Due sono i tronconi dell’impianto per arrivare in cima. Il primo, il più lungo, è una cabinovia che va dai 950 m della stazione a valle, ai 1950 m della stazione a monte, mentre l’ultimo tratto, di seggiovia, arriva a 2400. 46 €, andata e ritorno per due adulti ed una bambina.
Diverse sono le camminate possibili; optiamo per il sentiero n. 27: direzione ovest. Siamo stati pienamente soddisfatti da questo scelta. Roccioso e brullo nella prima parte, ma con bellissimi panorami sul gruppo del Durra. Poi, una volta piegato verso sud, sul sentiero 27B sono stati i bellissimi e numerosi rododendri selvatici a catturare l’attenzione, assieme all’intensificarsi del verde e di tutta la vegetazione a basso e alto fusto. Non ci facciamo mancare nemmeno stavolta le placide mucche al pascolo e tre piccoli stagni, prima di arrivare alla piacevolissima malga Treyer dove abbiamo pranzato. Nel pomeriggio visitiamo Campo Tures. Ordinata, pulita, impeccabile.

Martedì 12 luglio
Oggi escursione fuorivalle, al Lago di Anterselva, seguendo il consiglio di Myria e Nicola. Prendiamo per la Val Pusteria. Ciò che si presenta tra Brunico e il bivio per Anterselva non ci ha entusiasmato (o almeno è la sensazione avuta da ciò che si poteva vedere dalla strada). La stessa impressione l’avremo quando al ritorno la percorreremo tutta, dal confine austriaco fino a Brunico. La “nostra” valle Aurina è un’altra cosa! Anche semplicemente percorrendola in auto!
Lasciamo la trafficata statale della Val Pusteria per prendere la tranquilla strada che passa nel bel mezzo della valle di Anterselva. A mano a mano che ci addentriamo, il paesaggio si fa sempre più... genuino, integro e dà la netta sensazione di essere davvero poco turistico. Incrociamo pochi autoveicoli, tant’è che immaginiamo di visitare il lago... in perfetta solitudine! Errato, in quanto una volta arrivati, nel giro di pochissimo tempo di gente ne è arrivata proprio tanta e lungo il sentiero intorno al lago non siamo stati soli neanche per poche decine di metri.
Riprendiamo l’auto direzione Passo Stalle. Pochi minuti e siamo fermi al check point che regola il senso d’ingresso degli autoveicoli. Un quarto d’ora all’ora. Più chiaramente, gli autoveicoli possono transitare nel senso di marcia dall’Italia verso l’Austria l’ultimo quarto d’ora di ogni ora (cioè se arrivi alle 12:30 devi aspettare fino ale 12:45 per poter passare, ed il transito è consentito fino alle 13:00). Ovviamente stessa regola anche in senso inverso, in un altro segmento di tempo.
Percorrendo la strada ci rendiamo conto del motivo di tale limitazione al transito. La strada è strettissima ed in salita e si inerpica per tornanti, in alcuni tratti con curve a gomito, fino ad arrivare al culmine del passo che segna anche il confine tra Italia ed Austria. Poche centinaia di metri oltre la frontiera, sotto ai nostri occhi vediamo il lago di Obersee: meno scenografico rispetto quello di Anterselva, peraltro posto in una cornice completamente diversa. Il primo completamente circondato da alberi d’alto fusto, il secondo adagiato in un catino un po’ più spoglio, senza moltissime piante.
Proseguiamo in territorio austriaco e dopo qualche chilometro sulla sinistra, l’indicazione che segna l’inizio del Parco Nazionale degli Alti Tauri. Come ci avevano informato Myria e Nicola, l’ingresso costa 6 € a vettura; paghiamo e percorriamo in auto i 5 chilometri che ci separano dalla fine della strada, con arrivo alla malga di Oberhaus. Il paesaggio è notevole e particolare: mi sovviene il commento fatto da Myria, paragonando questi paesaggi al Nord America e al Canada. Non sono mai stato da quelle parti, ma da immagini viste e riviste di quelle lande, mi trovo proprio d’accordo con l’impressione avuta da Myria! La strada è costeggiata da un piccolo torrentello. In un paio di occasioni, incontriamo miti bovini distesi in mezzo alla strada che a fatica si decidono a spostarsi. Innumerevoli le passeggiate che partono un po’ qui e un po’ là lungo la strada. A testimonianza di ciò le auto che ogni tanto vediamo posteggiate nelle piccole piazzole.
Il paesaggio è davvero bello, pranziamo quindi in Austria al rifugio Oberhaus e ci godiamo seduti ai tavoloni di legno del rifugio, la meraviglia che ci circonda. Al ritorno decidiamo di intraprendere un largo giro, per buona parte in territorio austriaco: passare per Lienz e ritornare in Italia dalla Val Pusteria. Il primo tratto di strada è decisamente il più bello. Piccoli gruppi di case colorate e caratteristiche malghe, fiori e prati curatissimi. Trasmette una sensazione di profonda grazia, di ordine, di serenità. I chilometri corrono via senza fretta, tanto che ci godiamo rilassati, la piacevolezza di questa tranquilla valle. Avvicinandosi a Lienz il paesaggio diventa più monotono e meno bucolico rispetto al primo tratto. Poco dopo superata la cittadina austriaca, ecco le insegne che ci avvertono che siamo rientrati in Italia.

Mercoledì 13 luglio. Cascate di Riva
Poco dopo essere usciti da Campo Tures, una strada a sinistra indica la direzione delle cascate. Arriviamo in un posteggio a pagamento con bar ristorante, mooolto turistico! Qui comincia il sentiero per le cascate, che a tratti si interseca con un altro cammino piuttosto pubblicizzato, quello detto di S. Francesco, con cui in diversi punti coincide. Il sentiero che prendiamo è per buona parte largo, leggermente in salita ma adatto a tutti, anche alle carrozzine. Le cascate di Riva sono tre, una ogni 20 minuti di cammino circa. Il percorso si snoda per intero in mezzo ad un fitto bosco, ed è frequentatissimo. Il sentiero di S. Francesco è caratterizzato dall’avere stazioni con sculture e pannelli con stralci dal Cantico delle Creature. Le cascate vanno via via in crescendo, come bellezza: la prima un po’ modesta, la seconda meglio, la terza notevole come portata d’acqua e... salto!
Castel Tures: è assolutamente da visitare. In posizione dominante all’imbocco della valle Aurina, colpisce per la compattezza e per l’ottimo stato di conservazione. Qualità che oltre ad essere evidente nella struttura esterna, caratterizza anche gli interni, con il bel cortile, le stanze e tutto il resto. Gli interni che, in genere, in tanti manieri sono spogli e lasciano un po’ a desiderare, qui sono veramente ben conservati, con soffitti e mobili d’epoca, tant’è che alcune stanze sono interamente arredate come un tempo. Il Castello è visitabile solo con guida: il biglietto è piuttosto caro, ma ne vale assolutamente la pena. Vi è parecchio da vedere ed inoltre la nostra preparatissima guida è stata molto simpatica e professionale: oltre ad essere prodiga di interessanti notizie, ha sempre saputo tenere viva l’attenzione degli ospiti e in special modo dei bambini, sapendoli coinvolgere.

Giovedì 14 luglio. Miniere di Predoi
Visitabili anch’esse esclusivamente con tour guidato, in base ad un calendario e programma stagionale. Il giovedì è prevista una visita speciale dedicata ai bambini, con favole, merenda, costumi e... caccia al tesoro! Infatti questa è una delle tante iniziative rivolte ai più piccoli, ideate dall’ente turismo della Valle Aurina. La miniera non è visibile dalla strada: vi è però un comodo posteggio, che ti dice che sei arrivato a destinazione, poi una breve salita porta all’ingresso della galleria. Immancabili bar, ristorante e un efficiente centro visite, dove oltre a gestire gli ingressi vendono souvenir. Al di là dell’attrazione-miniera, ci guardiamo intorno: il paesaggio è davvero molto bello, tutto di un verde rigoglioso. Anche da qui scorgiamo cartelli che indicano inizio di invitantissimi sentieri, come anche esattamente davanti al palazzo del municipio di Predoi, dove notiamo segnali indicanti inizio di camminate che si addentrano subito nel folto del bosco.
Ma oggi il tempo è piuttosto minaccioso: facciamo quindi una breve passeggiata intorno al paesino di Predoi, e successivamente decidiamo di raggiungere in auto il lago di Neves. Infatti, poco prima di Selva de’ Molini, inizia a piovere: ne approfittiamo per pranzare da Meggima, un rustico affacciato sul piccolo lago di Selva.
Dopo Lappago, sono poche le case. La strada si fa molto stretta e a fatica si passa nel momento in cui si incontrano veicoli in senso di marcia contrario. Arriviamo alla diga e al lago di Neves. Non ci ha particolarmente colpito, forse anche a causa del tempo brutto.

Venerdì 15 luglio. Klausberg
Nonostante (di nuovo...) il tempo un po’ incerto, quest’oggi, ultimo giorno, decidiamo di sfidare la sorte tentando un’escursione sull’altipiano di Klausberg, pensando di cimentarci sul percorso che ha come meta il lago di Chiusetta, a 2100 metri. L’impianto di risalita parte da Cadipietra, arriva su a 1600 metri, dove iniziano i sentieri, che hanno in comune il fatto di essere tutti con... salite piuttosto decise! Tranne uno, quello più lungo, a scendere, contrassegnato nei cartelli e dalle mappe, dal triangolo verde. Vicino alla stazione c’è la malga Moaregg, dove abbiamo pranzato benissimo. Novità di quest’anno: a pochi minuti di cammino dalla cabinovia a monte, hanno inaugurato di recente un roller coaster. Un po’ brutto da vedere, anche perchè il fianco della montagna presenta ancora i segni lasciati dall’uomo per trovare lo spazio per far correre le rotaie di questa... giostra.
Dulcis in fundo l’ultimo pomeriggio di questa vacanza, decidiamo di visitare la propaggine più a est della valle Aurina, formata dal torrente Rio Bianco, affluente dell’Aurino. Ed è stata un’ottima idea, questa valle è davvero incantevole. Riassume in sè tutti i tratti caratteristici della valle Aurina. Pace, bellezza e armonia. Il piccolo paese è tranquillissimo, con una bella chiesetta nel mezzo. Vediamo piccoli parchi giochi curati ed il rio Bianco che ogni tanto crea dei discreti e graziosi stagni. Al termine della strada asfaltata, disposti a raggiera, vi sono i cartelli che indicano i diversi sentieri che sembrano essere davvero stupendi, almeno da quello che si coglie vedendone l’inizio. Attraversano tratti in mezzo a prati fioriti, per poi addentrarsi nei boschi, per rispuntare sul crinale, fino a sparire. Semmai un giorno dovessi ritornare in queste valli, penso che sarà difficile non optare per Rio Bianco.

Curiosità 

Ma quant’è ben fatta la cartina della valle! Quella dell’Ufficio Turistico delle valli di Tures e Aurina. Chiara, pratica e con tutti i possibili sentieri divisi per località, con numero, tempi di percorrenza e grado di difficoltà, il tutto in una comodissima mappa pieghevole! Complimenti!
Una settimana in Valle Aurina significa godere della compagnia quotidiana del torrente Aurino. E’ stato bello, ogni tanto, fermarsi ad ascoltare e osservare l’acqua infrangersi sulle rocce, e poi, ci tengo proprio a dirlo, constatare con sincera soddisfazione, di non avere visto mai, ma proprio mai, il triste spettacolo delle buste di plastica a penzoloni dai rami bassi, a sfiorare l’acqua! Non è poco!

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