La Val Trebbia, magnifica terra di confine

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La Val Trebbia, magnifica terra di confine

Il bacino della Trebbia, a differenza di quelli di altri fiumi che caratterizzano il territorio ligure, è ubicato oltre lo spartiacque appenninico da levante a ponente, più o meno parallelamente all'arco costiero, correndo a cavallo tra le province di Genova e di Piacenza.
Percorrendola da Genova a Bobbio dopo essere usciti dalla periferia nord del capoluogo ligure, la media valle si estende in una zona collinare di moderate pendenze, costellata di centri abitati circondati da prati e campi coltivati; l'alta valle, già di caratteristiche marcatamente montane, prende quota tra boschi di faggi e di conifere, mentre gli insediamenti umani sono più ridotti e il terreno, più ripido, è spesso reso coltivabile grazie a terrazzamenti.
La statale n. 45 risale la valle, quasi costantemente a ridosso del letto della Trebbia, in un contesto di paesaggi sempre piacevoli che rendono raccomandabile l'itinerario di una giornata che vado a descrivere. La varietà dei colori della campagna e degli alberi in ottobre sono un "valore aggiunto" che consiglio di non trascurare.Una valle ancora "salva" dal grosso turismo: da conoscere e apprezzare!Il percorso automobilistico parte dalla stazione ferroviaria di Brignole e si sviluppa per intero lungo la statale n. 45, passando all'altezza dello stadio di Marassi e del cimitero monumentale di Staglieno per lasciare quindi l'abitato di Genova.
I luoghi descritti sono ubicati rispettivamente a 40 km. Montebruno, a 57 Ottone, a 64 Ponte Organasco e a 80 Bobbio.MONTEBRUNO
Sulla via che collegava Genova a Piacenza, Montebruno è uno dei più antichi insediamenti, tra i più ricchi di storia e per secoli mercato molto attivo. Feudo dei Fieschi e poi dei Doria, dal 1668 a fine Settecento fu anche sede di una zecca.
Ai Doria è dovuta la costruzione dello scenografico ponte in pietra a tre arcate che, scavalcando la Trebbia, collega il centro con il Santuario di Nostra Signora di Montebruno, uno dei principali luoghi di devozione popolare della valle. La chiesa fu eretta nel 1486 a ricordo della miracolosa apparizione della Vergine avvenuta diciotto anni prima a un pastorello muto: riacquistata la parola, corse in paese annunciando il prodigio e la popolazione, accorsa in massa sul luogo, trovò sul tronco di un faggio una statua in legno dipinto della Madonna, che la tradizione vuole sia oggi collocata sull'altar maggiore.
La visita del tempio ha oggi i suoi punti di interesse, oltre alla citata statua (da alcuni studiosi ritenuta di origine bizantina), nel coro in legno con un dipinto del Battesimo di Sant'Agostino di scuola genovese, in un bell'affresco dell'Ultima Cena nel refettorio dell'attiguo convento agostiniano, in un'interessante mostra fotografica permanente sui luoghi di culto della valle e nel Museo Contadino dell'Alta Val Trebbia.
Ma la "presunta" presenza della Madonna, se pure in chiave ironica, doveva ripetersi una seconda volta nella storia del paese. Infatti nel 1811 Sophie Blanchard, una delle prime donne a sperimentare il volo in mongolfiera, partì da Milano il 15 agosto per la festa dell’imperatore Napoleone. Senonché, vistasi spingere verso il mare dalle correnti in quota, si abbassò fino ad atterrare in un bosco nei pressi di Montebruno. Si racconta che un valligiano, trovata la donna tra i rami di un albero, la calò a terra e la portò in paese annunciando alla popolazione di "avere in braccio la Madonna"! Il caso volle che un contadino, ex soldato napoleonico, conoscesse un po' di francese, riuscendo così a chiarire l'accaduto, dopodiché Sophie fu lungamente gradita ospite del paese.
A ricordo del singolare avvenimento, da qualche anno a Montebruno si svolge, nella prima quindicina di luglio, la manifestazione “Il volo di Sophie Blanchard”, con mongolfiere, deltaplani e mostre collaterali. Una motivazione in più per una visita in Val Trebbia!

LA MEDIA E ALTA VALLE
Lasciato Montebruno, il paesaggio si mantiene molto bello, con una campagna che alterna aree con dolci declivi a zone rocciose o solcate da calanchi.
Lasciato all'altezza di Loco il bivio per Fontanigorda, uno dei più tradizionali luoghi di villeggiatura dei Genovesi dominato da una cresta montuosa alta circa 1400 metri con i monti Gifarco, Roccabruna e Montarlone, si tocca Rovegno, altra località di soggiorno, per uscire dalla Liguria subito dopo Gorreto. Ottone, prima località di rilievo nella provincia di Piacenza, è un borgo molto antico dominato da un castello del X secolo: la durezza della dominazione dei Malaspina, poi dei Fieschi e dei Doria che li soppiantarono a metà del 1500, è testimoniata dagli anelli sporgenti dalle mura del castello, ai quali venivano appese le membra dei malfattori fatti squartare in ottemperanza alle leggi severissime dei cosiddetti "Codici di Cariseto".
La strada prosegue ora fra curiose formazioni rocciose di conglomerato serpentinoso, talvolta a picco sulla riva destra del fiume, mentre su quella opposta incombono gli strati calcarei di un crinale montuoso, sul quale spicca la grossa cupola bianca del radiofaro dell'aeronautica civile in vetta al monte Lèsima (m. 1725).
Ponte Organasco, una decina chilometri oltre Ottone, è un piccolo borgo che merita una sosta per il suo nucleo storico ben conservato: contraddistinto dalla prevalenza della pietra a vista, le sue stradine sono ricche di archi e portali, portici sostenuti da colonne liguri basse e massicce, edifici costellati di feritoie e caratterizzati dalle canne fumarie a vista sui fianchi delle case.
Di lì a poco la Trebbia, che ha corso lungamente sulla sinistra della statale, viene scavalcata da un viadotto svolgendosi quindi sulla destra del nostro senso di marcia sud-nord. Nel contempo la strada prende quota, cosicché si può ammirare sempre meglio il fiume dall'alto, proprio nel tratto in cui l'alveo di allarga: qui il percorso descrive ampi meandri e l'acqua si fa sorprendentemente limpida e azzurra. Piccoli slarghi della sede stradale favoriscono le soste per apprezzare il bellissimo scenario.
All'altezza di Marsaglia, quando ormai siamo ridiscesi al livello del fiume, una deviazione di tre km. conduce a Brugnello, uno dei borghi più antichi e suggestivi della vallata, con le case in pietra e la Chiesa dei SS. Cosma e Damiano a picco su un dirupo che sovrasta il fiume. Anche dal basso, tornati sulla statale, il colpo d'occhio è di grande suggestione.
Eccoci infine a Bobbio, punto d'arrivo e principale punto d'interesse del nostro itinerario.

BOBBIO
Bobbio è storicamente considerata la capitale amministrativa, religiosa e culturale della valle, ruolo che, comprensbilmente, è andato scemando con il passare dei secoli.
Oggi è peraltro meta di visita da raccomandare, per le numerose testimonianze del suo passato, ben conservate e valorizzate da esaurienti pannelli descrittivi.
L'eminenza architettonica di granda lunga più importante è il complesso della Basilica e del Monastero di San Colombano. Il Santo, nato in Irlanda intorno al 525 d.C., fu uno dei principali rappresentanti dell'evangelizzazione dell'Europa, lasciando forti impronte della propria missione in buona parte dell'Italia Settentrionale e diventando il primo abate di Bobbio.
L'attuale edificio è il risultato di una costruzione di fine Quattrocento in stile gotico-rinascimentale, che presenta ancora la torre campanaria, una cancellata e un pavimento a mosaico di un originario tempio anteriore al Mille. Incorporato alla Chiesa è il Monastero rinascimentale con il luminoso loggiato esterno.
L'interno è decorato con affreschi di Bernardino Lanzani, raffiguranti una bella Annunciazione (controfacciata), medaglioni di Santi, scene bibliche, Padri e Dottori della Chiesa. Di grande pregio è il coro ligneo, dalla raffinatissima lavorazione a intarsio. La cripta presenta il sarcofago marmoreo di San Colombano, con bassorilievi sui fianchi e coperchio con il santo disteso; alle pareti, i due sepolcri dei Santi Attala e Bertolfo (secondo e terzo abate di Bobbio), con affreschi cinquecenteschi e lastre tombali con incisi motivi floreali e geometrici longobardi. Esempio di grande perizia nelle arti cosiddette "minori" è la cancellata duecentesca in ferro battuto che delimita il lapidarium, dalla minuziosissima lavorazione a motivi spiraliformi.
Nel passaggio tra la chiesa e la cripta è però imperdibile il pavimento a mosaico della metà del Millecento: scoperto nel 1910 durante lavori di ristrutturazione, è molto ben conservato grazie al fatto di essere rimasto per secoli sepolto nella terra. Su una superficie di 10x10 metri, è suddiviso in due cicli: nelle fasce inferiori i riquadri dei dodici mesi con i rispettivi segni zodiacali e le attività che in esso si svolgevano, in quelle superiori scene bibliche sul tema della lotta del bene contro il male, intento didattico immancabile all'epoca nelle raffigurazioni religiose.
Tra le altre eminenze di Bobbio, hanno importanza il Duomo dell'XI secolo rimaneggiato nel XV, che prospetta sull'omonima piazza, con case medioevali sotto il cui intonaco si indovinano tuttora archi, bifore, trifore e portali. E poi il Castello (non visitabile all'interno), sul punto più alto della città, una tozza costruzione con massiccio torrione quadrangolare, una torre rotonda e spesse mura ormai inglobate nel tessuto urbano.
Una visita di Bobbio non sarebbe però completa senza avere percorso il Ponte Vecchio o Ponte Gobbo, che all'esterno delle mura conduce alla sponda opposta del fiume. Ad andamento curiosamente non rettilineo, lungo 280 metri e costituito da undici archi in pietra di ampiezza irregolare, è documentato dal 1196 come composto di pochi archi: solo nel XVII secolo fu allungato, segno evidente di mutate condizioni climatiche, con periodi di intense precipitazioni che avevano incrementato la portata d'acqua dei fiumi. Oggi è meta di piacevoli passeggiate, che offrono scenografiche vedute del fiume e del ponte sullo sfondo di Bobbio e delle alture circostanti.

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