La Riserva Naturale Marina di Miramare a Trieste

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La Riserva Naturale Marina di Miramare a Trieste

Un habitat costiero tra i più ricchi a breve distanza dal centro urbano!DOV'È, COME RAGGIUNGERLA
La Riserva si affaccia sul Mare Adriatico settentrionale, nel Golfo di Trieste, ad 8 km a nord-ovest della città di Trieste, tra il porticciolo turistico di Grignano e la riviera di Barcola, d'estate meta balneare dei triestini. L’area protetta si estende nello specchio di mare attorno al promontorio di Miramare.

ESTENSIONE: L'estensione totale della Riserva è di 120 ettari, 30 di zona integrale ed i restanti di zona "buffer".

GESTIONE
A cura del WWF Italia - tramite la cooperativa Shoreline - sulla base di una concessione della proprietà.

AMBIENTE
La Riserva comprende un’area marino-costiera i cui fondali raggiungono un massimo di 18 metri di profondità. Tra i vari ambienti caratteristici particolare importanza è rivestita dalla zona di marea, dall’ambiente di scogliera e dai fondali sabbiosi e fangosi. La zona compresa tra il limite della bassa e dell'alta marea, ambiente particolarmente ostile, può essere colonizzata solo da organismi marini adattati a sopravvivere per un certo periodo di tempo fuori dall'acqua. La massicciata che protegge a mare lo zoccolo su cui sorge il Castello di Miramare individua uno degli habitat più ricchi all'interno della Riserva: i massi rappresentano un sito di ancoraggio per molte specie di alghe e di invertebrati bentonici e forniscono ai pesci substrati per la deposizione delle uova ed anfratti utili come nascondiglio. L'ambiente di sabbia e fango, che a prima vista può appare piuttosto spoglio e monotono, si rivela invece estremamente interessante e, osservando più attentamente, mostra alcune tracce che tradiscono la presenza di organismi viventi.
I motivi della tutela del promontorio vanno ricercati nelle particolari caratteristiche geomorfologiche che si ripercuotono sulla flora e sulla fauna presenti e che fanno di Miramare un ambiente unico che da solo può rappresentare la peculiarità del Golfo di Trieste.

FLORA E FAUNA
La zona di marea, il primo ambiente che si incontra spostandosi dalla terraferma verso il largo, è colonizzata da organismi distribuiti secondo una zonazione verticale derivata dal diverso grado di adattamento delle varie specie alle condizioni estreme: le specie che sono in grado di sopravvivere più a lungo fuori dall'acqua colonizzano la fascia più alta, mentre gli organismi più sensibili che necessitano di periodi più lunghi di immersione si distribuiscono nelle fasce progressivamente più vicine al mare.
Si possono incontrare per esempio i denti di cane (Chthamalus spp., dei piccoli crostacei cirripedi che trascorrono quasi l’intera loro esistenza attaccati alle rocce), le cozze (Mytilus galloprovincialis), le patelle (Patella spp.) e le chiocciole di mare (Monodonta turbinata).
Tra le alghe ricordiamo il Fucus virsoides, alga bruna endemica dell'Alto Adriatico, e le alghe verdi Enteromorpha sp. e Ulva spp., quest’ultima detta comunemente lattuga di mare.
Negli anfratti umidi, sotto i sassi, si nascondono il porcellino di mare (Sphaeroma serratum, un crostaceo isopode) e la pulce di mare (Talitrus saltator, un crostaceo anfipode), il granchio dalle chele nere (Xantho pressa) ed il granchio dalle chele piatte (Porcellana platycheles), il pomodoro di mare e l'anemone tigrato (Actinia equina e Actinia cari. Tra i pesci ossei, la bavosa pavone (Lipophrys pavo) ed il succiascoglio (Lepadogaster lepadogaster) vivono nella fascia intertidale bassa e possono rimanere emersi durante la bassa marea.
Una grande varietà di pesci frequenta la scogliera. Tra i bentonici sono numerose le bavose, i ghiozzi ed i serranidi, che occupano i buchi e le cavità delle rocce. Fra i nectonici si incontrano sparidi e mugilidi, tipici nuotatori che però mantengono uno stretto contatto con il fondale per cibarsi e rifugiarsi. E’ facile osservare in Riserva l’intero ciclo riproduttivo di labridi e castagnole, che attaccano le uova sulle rocce, difendendo un vero e proprio nido. Sotto i quattro metri si incontrano le corvine (Sciaena umbra), che formano anche grossi gruppi di parecchie decine di individui. Tra i predatori all’apice della catena alimentare ci sono le spigole (Dicentrarchus labrax), che spesso si possono vedere mentre rincorrono i piccoli latterini (Atherina spp.), e qualche scorfano (Scorpaena spp.).
Numerose sono le specie algali che compiono il loro ciclo vitale all'interno dell'area protetta. I substrati rocciosi appaiono di vivaci colori dovuti alla presenza di invertebrati come spugne (Aplysina aerophoba, Haliclona mediterranea, Ircinia spp), celenterati (Anemonia sulcata, Cladocora caespitosa), molluschi (Mytilus galloprovincialis, Ostrea edulis) e briozoi. Numerosi sono anche i coloratissimi nudibranchi e vari crostacei (Maja verrucosa, Eriphia spinifrons, Palaemon elegans).
Appoggiati sulla sabbia o infossate in essa si possono trovare vari Echinodermi: l'oloturia o cetriolo di mare (Holoturia foskali), le ofiure o stelle serpentine (Ophiotrix fragilis), l'Astropecten aranciacus, una stella marina arancione. Tra i crostacei, sono numerosi i paguri (Paguristes oculatus), che trascinano la pesante conchiglia ricoperta da una tipica spugna di colore arancione (Suberites domuncula). Tra gli anellidi che risiedono in questo ambiente particolare è possibile trovare policheti erranti che si insinuano serpeggiando nella sabbia e nel fango, ed un polichete sedentario esteticamente molto appariscente, lo spirografo (Sabella spallanzanii), che vive in un tubo costituito da una concrezione di sabbia e muco e all'occorrenza estroflette la corona di branchie spiralate.
Ormai rara è divenuta la pinna nobile (Pinna nobilis), il mollusco bivalve più grande esistente in Mediterraneo, che con i suoi 35 - 50 centimetri di conchiglia conficcata nel substrato fa da supporto rigido a spugne ed ascidie incrostanti. Tra i molluschi vi sono alcuni bivalvi (Chamelea gallina, Venus verrucosa), gasteropodi (Murex spp.) e cefalopodi (Sepia officinalis). Tra i pesci sono tipici i pesci piatti che vivono nascosti sotto la sabbia, come le sogliole (Solea spp.) e la passera (Platichthys flesus italicus), quest’ultima endemica dell'Alto Adriatico. Comuni sono anche la tracina (Trachinus draco) e la mormora (Lithognathus mormyrus).

STRUTTURE
Centro visite, aule didattiche, percorsi in riva al mare, percorsi subacquei.

COME SI SVOLGE LA VISITA
L'esperienza didattica a Miramare inizia al centro visite, recentemente ristrutturato, che offre ai turisti e agli studenti la possibilità di assaporare il piacere di un'immersione virtuale nei fondali della Riserva Marina, fornendo nel contempo spunti per stimolare il visitatore alla conoscenza di azioni relative alla gestione sostenibile della fascia costiera. I visitatori seguono un breve percorso che illustra gli ambienti caratteristici dell’Alto Adriatico, accompagnati da una guida che li aiuta nell’interpretazione. Alcuni modelli servono a meglio comprendere il modo di vivere di alcuni organismi comuni nei nostri mari ma spesso sconosciuti.
ORARI CENTRO VISITE
Periodo giugno-settembre: visite guidate tutti i giorni ore 9.30, 11.30, 14.30, 16.30.
Periodo gennaio-maggio e ottobre-dicembre: solo su prenotazione al numero 040-224147.
Sono applicati sconti sul costo del biglietto:
- del 50% ai bambini da 3 a 6 anni;
- del 30% ai ragazzi da 6 a 18 anni, studenti, militari, invalidi;
- del 25% a: gruppi.
- del 10% ai soci WWF.

RESPONSABILI E DIREZIONE
Il Responsabile della Riseva è Antonio Canu. Il Direttore è Maurizio Spoto.
Tel. 040-224147 – E-mail: info@riservamarinamiramare.it

ATTIVITÀ
* Nella parte sudorientale dalla provincia di Trieste si può visitare la Riserva naturale regionale di Val Rosandra, una bella valle fortemente incisa dal torrente Rosandra, unico corso d'acqua visibile del Carso italiano, ed il Monte Cocusso (670 m.), la cima più alta del Carso triestino.
* La Riserve naturali regionali del Monte Lanaro e del Monte Orsario, anch’esse in provincia di Trieste, mostrano il tipico ambiente carsico, con profonde doline ed aree di boscaglia a carpino nero e roverella, oltre a boschi a rovere e cerro.
* La riserva regionale delle Falesie di Duino è l’unico esempio di scogliere alte dell'Adriatico settentrionale, un'area di costa alta calcarea costituita da calcari fossiliferi del Cretacico, caratterizzata da falesie con relativa inaccessibilità al mare e brevi tratti di macereti calcarei mediterranei.
* Spostandosi verso Monfalcone, la Riserva naturale regionale dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa costituisce un raro esempio di lago-stagno carsico in Europa.
* Consigliamo inoltre di visitare la Riserva naturale regionale della Foce dell’Isonzo, attrezzata per la visita, l'osservazione e lo studio della flora e della fauna, con particolare riguardo per gli uccelli tipici delle zone umide.

PER I SUBACQUEI
Nella fascia della Riserva a tutela integrale è vietata la balneazione, la pesca ed il transito di imbarcazioni, ma possono essere organizzate visite didattiche subacquee ARA e in seawatching finalizzate alla conoscenza degli ambienti del Golfo di Trieste.
I percorsi si snodano lungo la costa, raggiungendo una profondità massima di 9 metri nel corso della visita ARA. Essi non sono focalizzati sugli aspetti tecnici dell’immersione, ma piuttosto sugli aspetti naturalistici, ponendosi l’obiettivo di raccogliere il maggior numero possibile di informazioni sui fondali della Riserva.
Per le immersioni ARA è obbligatorio aver già conseguito il brevetto. Al subacqueo si richiede inoltre una buona acquaticità, indispensabile per non creare disturbo e danno ai fondali, e una disponibilità ad attenersi alle regole della riserva, evitando di toccare le rocce e tanto meno raccogliere organismi viventi e non.
Sono possibili le seguenti tipologie di visite: visite in seawatching, visite in immersione ARA, weekend blu.
Le visite in seawatching si tengono nel periodo estivo per piccoli gruppi (4-10 persone) di adulti e/o bambini di età non inferiore agli 8 anni. E’ richiesta una certa abilità nel nuoto, ma non è necessaria una grossa esperienza in campo subacqueo. Vista la scarsa profondità dei fondali, l’osservazione può essere condotta nuotando in superficie o immergendosi con brevi apnee. Le visite vengono condotte preferibilmente da lunedì a sabato, secondo un calendario da definire telefonando alla segreteria della Riserva.
Le visite ARA si tengono nel periodo da aprile ad ottobre, nelle giornate di sabato e domenica, per gruppi brevettati di max. 10 persone. Prima dell'immersione, viene effettuata una presentazione dei fondali della Riserva mediante video ed acquari. Successivamente ci si immerge lungo un itinerario ad una profondità massima di 9 metri. Esiste anche la possibilità di un programma più ricco destinato a gruppi di massimo 6 persone, durante il quale oltre ad immersioni in ambienti diversi, viene offerto un mini-corso di biologia marina.

PER LE SCUOLE
Il Centro di Educazione all'Ambiente Marino (CEAM) fin dal 1989 svolge a Miramare attività didattiche per scuole di ogni ordine e grado finalizzate alla scoperta e lo studio di un ambiente difficilmente accessibile come quello marino. Lo staff di biologi e naturalisti che segue la didattica utilizza metodiche "hands-on" che si rifanno alla filosofia degli omologhi centri americani ed inglesi, coinvolgendo in maniera attiva gli studenti nella scoperta e nell'interpretazione ambientale.
Dopo un’introduzione presso le strutture del centro visite, l'osservazione può essere approfondita in riva al mare dove, con l'ausilio di semplici strumenti di misura quali termometri, densimetri e kits per la determinazione di sali nutritivi ed ossigeno disciolto, si scoprono i principali parametri chimico-fisici che regolano l'"ecosistema mare". La conoscenza degli organismi più piccoli come alcuni rappresentanti del plancton animale e vegetale, richiede l'uso di sofisticati microscopi collegati ad un sistema televisivo.
Le ampie escursioni di marea presenti in questa zona, eccezionali per il resto del Mediterraneo, consentono durante i periodi di bassa di studiare e riconoscere gli organismi della fascia intertidale, soffermandosi sulle peculiarità dei loro adattamenti per la sopravvivenza fuori dall'acqua. La spiaggia antistante al Bagno Ducale diventa quindi una vera e propria aula/laboratorio all'aperto.
L'utilizzo di una motobarca permette, poi, di svolgere le "minicrociere oceanografiche" per lo studio delle caratteristiche chimico-fisiche del Golfo di Trieste usando apparecchiature di misura sofisticate quali lo spettrofotometro per l'analisi dei sali nutritivi (nitriti e fosfati) e di alcuni metalli pesanti, il correntometro per la velocità e la direzione delle correnti superficiali e profonde, la bottiglia Niskin per la raccolta dell'acqua in profondità, il disco Secchi per la trasparenza, l'ecoscandaglio per conoscere le caratteristiche del fondale, ecc.
I metodi classici di analisi della ricerca d'ambiente (rilievo di parametri ambientali, campionamento di fauna e flora, elaborazione di studi lungo transetti, etc.) sono integrati con tecniche di approccio meno tecnico-scientifico ma più emotivo che, coinvolgendo con successo i ragazzi in percorsi didattici, esaltano la conoscenza attraverso l'indagine sensoriale.
Va sottolineato che col tempo i moduli proposti hanno offerto pacchetti didattici che sviluppano sempre più analisi comparative tra i diversi habitat del Golfo di Trieste (mare, laguna, boscaglia carsica, risorgive, etc.), per cui, pur restando predominante lo studio specifico dell'ambiente marino, il CEAM offre un supporto educativo completo per tutti i biotopi principali, con l'elaborazione di progetti che analizzano tematiche ambientali ampie (biodiversità, indicatori biologici, impatto ambientale, principi di base dell'ecosistema terra).
Le attività di educazione ambientale del CEAM sono diversificate per coprire le differenti esigenze delle classi e degli insegnanti e vanno dagli interventi di mezza giornata o di una giornata intera ai soggiorni residenziali, le "Settimane Azzurre", di tre, quattro o cinque giorni.

PER GLI STUDIOSI
Il monitoraggio all'interno della Riserva è stato pianificato sulla base delle linee guida caratterizzanti la ricerca in aree protette secondo le quali la ricerca deve divenire uno strumento gestionale mirato a fornire mezzi, suggerimenti e conferme per una buona conduzione dell'area e verifica dell'efficacia delle scelte di gestione. La ricerca deve essere una delle finalità stesse della conservazione, poiché le aree protette si configurano ormai come le poche zone rimaste pressoché integre dove l'ecosistema non risulta alterato dall'intervento umano e dove è quindi possibile studiare gli equilibri naturali. La ricerca deve inoltre mirare a sperimentare, ottimizzare e standardizzare metodiche e protocolli che possano essere applicati in generale a livello nazionale ed internazionale.
Si sono sviluppate metodiche di monitoraggio della componente abiotica, con una raccolta continua di dati di temperatura, salinità, ossigeno disciolto e nutrienti. Molte linee di ricerca riguardano la componente vivente, con studi che vanno dal censimento delle specie animali e vegetali presenti nell'area protetta, ad approfondimenti sull’eto-ecologia di alcune specie di pesci, con lavori condotti con l’utilizzo di moderne tecnologie, come il radio-tracking e l’echosounder, con registrazione di suoni emessi da alcuni crostacei e pesci. Altri studi sono mirati alla biologia della pesca.

PER SAPERNE DI PIU': LINK
Il sito della Riserva marina di Miramare

COSA CI SERVE
Cerchiamo in dono attrezzature per laboratori di microscopia e di analisi ambientali.

LIBRO D'ORO
Il Parco marino di Miramare è stato creato nel 1973 su base privata da Mario Bussani, appassionato naturalista triestino, assieme al WWF, richiedendo una concessione demaniale (prevista dal Codice della Navigazione).

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