L'isola dei templi: 1 - Sicilia Orientale

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L'isola dei templi: 1 - Sicilia Orientale

Ecco ancora il solito gruppo di amici (il sottoscritto Leandro, Lino, Enzo, Marina, Angela, Diva e Mariangela) e la solita decina di giorni di vacanza che da qualche anno abbiamo preso l'abitudine di concederci tra fine maggio e inizio giugno: giornate lunghe, poco affollamento, condizioni climatiche ideali (e agosto lo lasciamo agli altri!).
Dopo la Provenza, la Corsica e la Bretagna, nel 1999 la scelta è caduta sulla Sicilia. Il programma è stato strutturato su un'equilibrata alternanza di centri d'arte, siti archeologici, bellezze naturali e località di mare.Partiamo alla scoperta delle meraviglie della storiaSabato 25 Maggio 1999: Palermo - Cefalù - Terias (km. 295)
Eccoci quindi atterrare a Punta Raisi poco prima di mezzogiorno. Ritiriamo il veicolo destinatoci, un Ducato decisamente vecchiotto che però non ci darà problemi, e puntiamo in direzione est. Provvediamo subito ad acquistare un po' di viveri in un mercatino e facciamo di lì a poco la prima sosta della giornata: ciò avviene sulla spiaggia della tristemente nota località di Capaci, dove però il mare è splendido. Naturalmente non rinunciamo, anche se l'acqua è freddina, al primo bagno della stagione.
Superato l'agglomerato urbano di Palermo, puntiamo decisamente su Cefalù, per un tratto stradale di un centinaio di chilometri che copriamo in circa un'ora e mezza.
Già magnifico, per chi giunge dalla nostra direzione, è il primo colpo d'occhio sulla cittadina, con la spiaggia, la sfilata delle case di pescatori sulle quali spicca la mole del Duomo e il promontorio calcareo che sovrasta l'abitato. Passeggiamo senza fretta nell'intrico di strade e stradine che caratterizzano il quartiere medioevale e lungo i moli della bella insenatura, brulicante di coloratissime imbarcazioni.
Punto focale della visita di Cefalù non può essere che il Duomo. L'esterno di questo capolavoro romanico-normanno deve la sua attrattiva alla calda colorazione ocra della pietra impiegata per la costruzione, all'eleganza della facciata e alla simmetria delle due torri; l'interno, oltre che per l'equilibrio delle varie parti, affascina per lo splendore dei mosaici, ottimamente conservati nonostante gli 850 anni di età, tra i quali spicca l'imponente figura del Cristo Pantocrator (dal greco "che governa su tutto"), vero manifesto dell'arte musiva di tutti i tempi.
Lasciamo Cefalù, ritorniamo sui nostri passi per una ventina di chilometri e ci innestiamo sull'autostrada all'altezza di Buonfornello. Il trasferimento verso Catania ci consente di apprezzare, dopo la fascia costiera, il paesaggio interno della Sicilia; ci manca il tempo di fare delle soste, ma sicuramente ai parchi delle Madonie e dei Nebrodi varrebbe la pena di dedicare qualche giorno: un'idea per un successivo viaggio.
Nel tratto finale dell'itinerario si comincia a scorgere sulla nostra sinistra la mole imponente dell'Etna, al quale destineremo una delle prossime giornate. Lasciata l'autostrada a Catania Sud, imbocchiamo la statale 114 fino a raggiungere intorno alle 18, presso la frazione Corridore del Pero, l'azienda agrituristica Terias.
Il complesso che ci ospiterà, proprietà della simpatica famiglia Cirelli, ricalca, per quanto rimaneggiato in tempi recenti, la conformazione tradizionale del baglio siciliano, organismo rurale autosufficiente, talvolta fortificato, costruito intorno a una corte sulla quale prospettavano le unità abitative, gli ambienti di lavoro e i locali per gli animali e le masserizie. Ci vengono destinati due spaziosi appartamenti, ciascuno composto da cucina, servizi, soggiorno e due camere da letto.
Concludiamo la serata con la prima delle ottime cene di pesce di questa vacanza siciliana in un buon ristorante a un paio di chilometri, dove i nostri padroni di casa hanno provveduto a farci riservare uno dei migliori tavoli.

Domenica 26 Maggio 1999: Terias - Aci Trezza - Acireale - Gole dell'Alcantara - Taormina - Terias (km. 240 / 535)
Lasciamo Terias di buon'ora per una giornata che si preannuncia piuttosto densa di visite.
Aci Castello e Aci Trezza, borghi marinari contigui, sono due delle nove Aci allineate lungo la riviera a nord di Catania, denominazione derivata dalla leggenda del pastore Aci che fu smembrato da Polifemo in nove pezzi. Il duecentesco castello normanno, edificato in pietra lavica sulla sommità di uno spallone roccioso, offre dai suoi bastioni un ampio colpo d'occhio sul paese sottostante e su Aci Trezza, che si raggiunge con una bella passeggiata: il porticciolo popolato di barche variopinte, sullo sfondo degli appuntiti scogli vulcanici noti come Faraglioni dei Ciclopi, costituisce uno scenario da gustare fino in fondo.
Una decina di chilometri verso nord ed eccoci ad Acireale, caratterizzata dai numerosi palazzi barocchi sorti dopo il catastrofico terremoto del 1693. Lo spazio urbano più rilevante è la piazza del Duomo, sul quale prospettano edifici degni di attenzione: il Palazzo Comunale, il Palazzo Modò, il Duomo e la Basilica dei SS. Pietro e Paolo, che colpisce per il frontale perfettamente equilibrato e al tempo stesso asimmetrico per via dell'unico campanile laterale.
A breve distanza da Acireale merita una sosta Santa Maria della Scala, minuscolo villaggio di pescatori con le casette multicolori che prospettano sulla spiaggia sabbiosa di una bella insenatura. È giusto l'ora di pranzo e, dopo un bagno nell'acqua cristallina reso un po' difficoltoso dai ricci di mare disseminati sul fondale, diamo fondo alle provviste che nel bagagliaio del pullmino non mancano mai.
La meta successiva sono le Gole dell'Alcàntara. L'origine di questo singolare canyon è dovuta all'eruzione in ere preistoriche di un piccolo vulcano che determinò quello che attualmente è il letto del fiume. Le rocce laviche si raffreddarono rapidamente consolidandosi in forme curiose di lucidi prismi basaltici nerastri a sezione poligonale su un'altezza di decine di metri: ne risultano due muraglie verticali che delimitano le due rive come quinte di un palcoscenico di giganti. Grazie alle salopettes gommate affittate alla biglietteria, si può risalire lungo le acque freddissime delle gole fino alla base di una cascatella, oltre la quale, data anche la scivolosità delle rocce, è sconsigliabile procedere senza adeguate attrezzature da torrentismo. Lo spettacolo è comunque imperdibile anche limitandosi a questa semplice escursione.
Il programma della giornata si conclude degnamente con la visita di Taormina. Già al primo impatto con la cittadina si comprende quanto meritato sia il suo ruolo di rilievo nel turismo internazionale. Essendo ormai il tardo pomeriggio, non vogliamo correre rischi e ci affrettiamo verso il Teatro Greco: in effetti manca poco alle 18, ora di chiusura dei cancelli, ma abbiamo il tempo per un giro esauriente lungo le varie parti di questo eccezionale complesso architettonico. Anche se il momento migliore è il mattino per la luce favorevole sull'Etna incorniciato dalle colonne, lo scenario è superbo anche adesso, grazie alla luce dorata del sole al tramonto.
L'irrinunciabile passeggiata lungo il pedonale Corso Umberto I offre un'infinita serie di suggestioni, dall'eleganza dei negozi e dei caffè ai profumi delle pasticcerie, dai portali istoriati agli incantevoli cortili interni, dai balconi adornati di vasi in maiolica al rigoglio di piante e fiori, dai laboratori di artigianato alle stradine laterali che offrono scorci sempre diversi.
Rientriamo all'azienda agrituristica Terias piuttosto stanchi e non particolarmente affamati dopo la merenda a base di dolci taorminesi. Limitiamo così la cena a una pizza in un locale senza infamia e senza lode delle vicinanze.

Lunedì 27 Maggio 1999: Terias - Etna - Catania - Terias (km. 118 / 653)
Seconda giornata di pieno sole della nostra vacanza siciliana: l'ideale per l'escursione all'Etna, che ben merita condizioni di tempo bello stabile.
Sull'Etna non è il caso di ripetere quanto è risaputo: il vulcano più alto d'Europa, uno dei pochi in piena attività, i suoi periodici risvegli, ecc. Di certo la regione meriterebbe un periodo prolungato, ad esempio uno dei trekking settimanali ad anello intorno al massiccio organizzati dalle guide del parco: un altro pretesto per ritornare in Sicilia, ma per questa volta possiamo solo inserire l'Etna tra le tante mete di un viaggio articolato, così ci orientiamo su un'escursione cosiddetta "classica", quella dal versante sud.
Raggiunta Catania, si prosegue fino a Nicolosi, da dove si dirama l'agevole strada, in uno scenario selvaggio i cui colori dominanti sono i toni più scuri del grigio e del marrone, che porta ai 1910 metri del Rifugio Sapienza. Fa una certa impressione osservare sui muri esterni dell'edificio i contrassegni dei livelli di precedenti eruzioni, ben al di sopra della statura di un uomo.
Grazie al servizio funivia + gipponi si sale a uno slargo a quota 2608, punto di partenza dell'escursione guidata di circa un'ora e mezza tra andata e ritorno. Si percorre un itinerario tra rocce laviche frantumate dalle forme bizzarre, venate qui e là da fenditure fumanti sotto le quali, a pochi metri dal sentiero, si scorge la luminosità rossastra del magma ancora in via di assestamento. Si avverte subito un senso di fastidio per l'odore penetrante dello zolfo ma, come avvertono le guide, bastano pochi minuti per farci l'abitudine; qualche problema in più può esserci per le scarpe, in particolare con le suole in gomma, se appena si ci sofferma troppo a lungo nelle vicinanze delle crepe. A una quota di 700 metri superiore si distingue chiaramente la bocca centrale che scende dai 3340 della cima, ma numerosi cartelli avvisano che le responsabilità dei guardiaparco terminano qui: come dire "non ti impediamo di proseguire, ma da questo punto in avanti sono solo cavoli tuoi…".
Ritornati al Rifugio Sapienza, è vivamente raccomandata una breve digressione fino ai Crateri Silvestri: il vocabolo "lunare" è spesso usato e abusato a sproposito, ma in questo caso è ben speso per un paesaggio che sembra appartenere a un altro mondo e a un altro tempo, poche centinaia di metri dalla Disneyland del piazzale del rifugio.
Tornati a valle decidiamo per una breve visita di Catania, pur consapevoli che non si possono ricavare impressioni corrette da quattro passi senza meta. I nostri padroni di casa ce l'hanno caratterizzata come centro vivacissimo in pieno fermento sociale e culturale: lo sarà sicuramente, ma non abbiamo il tempo di riscontrarlo. La sensazione che la nostra superficiale passeggiata ci lascia è quella di una bella città monumentale penalizzata da anni di trascuratezze e bisognosa di corposi interventi di recupero. Naturalmente sarò grato agli amici catanesi se vorranno replicare con piacevoli smentite o con notizie di iniziative concrete.
Per la cena vogliamo assolutamente riscattare la mediocre pizza di ieri sera: per fortuna Enzo, scavando nelle memorie di un precedente viaggio, trova l'indicazione giusta. È così che, rientrati in camera per il tempo di una doccia, puntiamo decisamente verso Brucoli, piccolo borgo di pescatori situato a metà strada tra Catania e Siracusa, caratterizzato dalla presenza di due castelli: uno è quello vero e proprio, situato all'estremità di un piccolo promontorio, l'altro è il vicino ristorante "Il Castello" (quale altro nome se no?), che conferma in pieno, anche a distanza di anni, l'ottimo ricordo che Enzo ne aveva serbato. La magnifica cena che consumiamo, con il corredo di un conto leggero, ci induce a prenotare anche per domani sera: tra l'altro, di ritorno da Siracusa, saremo proprio sulla strada…

Martedì 28 Maggio 1999: Terias - Siracusa - Brucoli - Terias (km. 90 / 743)
La scelta dell'Azienda Agrituristica Terias come base dei primi quattro giorni di visita si rivela davvero indovinata: Siracusa dista infatti una quarantina di chilometri e la raggiungiamo in poco più di mezz'ora.
Ci portiamo subito nell'area archeologica, che occuperà naturalmente una parte preponderante del nostro itinerario. Il teatro greco è uno dei più grandiosi dell'antichità: oggi noi vediamo un complesso discretamente conservato, ma se queste pietre potessero parlare ci racconterebbero venticinque secoli di storia che hanno visto in questo spazio la rappresentazione delle tragedie di Eschilo, i giochi d'acqua e le lotte tra gladiatori in epoca romana, l'impianto di mulini ad acqua durante la dominazione spagnola e la serrata conversazione odierna tra i guardiani che sorvegliano l'area sul tema "Ma Ronaldo e Del Piero sono o non sono punte?". Ogni epoca ha i propri punti di riferimento.
Oltre le numerose rovine che si incontrano lungo il percorso di visita, un aspetto originalissimo del sito consiste nelle latomie: si tratta delle antiche cave dalle quali, con tecniche rudimentali ma per l'epoca geniali quali l'introduzione nelle fenditure di cunei in legno bagnato che gonfiandosi finivano per spaccare le pietre, era ricavato il materiale di costruzione per gli edifici e i templi. Oggi sono rimaste profonde cavità assai sviluppate in altezza: che sia verità o leggenda la storia dell'Orecchio di Dionisio, la latomia dall'alto della quale il tiranno riusciva ad ascoltare anche i bisbigli dei propri nemici, sta di fatto che all'interno se ne può tuttora apprezzare l'eccezionale acustica.
Ideale completamento della vista è il Museo Archeologico Regionale Paolo Orsi. Nelle tre vastissime sezioni in cui l'esposizione è suddivisa, è impressionante la quantità e la qualità dei reperti in mostra, dai resti di scheletri animali e umani ai manufatti paleolitici e neolitici, dai vasi ai bassorilievi alle statue in marmo e bronzo. In questo contesto di meraviglie, dispiace fare due segnalazioni negative, del resto anche questo rientra nello spirito di Ci Sono Stato: oggi non viene svolto il servizio di guardaroba semplicemente perché è assente l'impiegato preposto, inoltre all'interno di un museo così importante non esiste la minima documentazione per il pubblico, catalogo, libro, opuscolo o cartolina che sia. Mi auguro che presto arrivi una gradita smentita, specie per la seconda osservazione.
Sono atmosfere tutte particolari quelle che si respirano nell'isola di Ortigia. Primo insediamento abitativo di Siracusa, congiunto alla terraferma dal Ponte Nuovo e per fortuna quasi del tutto precluso al traffico motorizzato, merita proprio di essere "esplorato" (è la parola giusta) senza fretta. Si ha davvero la sensazione di un piccolo mondo a parte compiendo il giro esterno del promontorio in una successione di belle prospettive sul Porto Grande e il Porto Piccolo, introducendosi poi nel reticolato di stradine cercando di non tralasciarne nemmeno una, anche se il tutto è coperto da una patina di degrado a volte evidente: viene spontaneo l'auspicio di un sostanzioso recupero, nel rispetto del tessuto urbano originario, che darebbe luogo a una straordinaria meta di viaggio da raccomandare senza riserve.
Una decina di chilometri a sud-ovest di Siracusa si giunge all'altura occupata dai resti del Castello Eurialo. Ciò che si vede oggi è in realtà un ammasso di rovine, per quanto di dimensioni colossali, ma il sito riveste grande importanza in quanto rende l'idea della vastità e della sapienza strategica con la quale al tempo di Dionisio il Vecchio (circa 400 a.C.) fu eretto il sistema difensivo che circondava la città. Il castello è infatti solo una piccola parte delle Mura Dionigiane, il cui sviluppo raggiungeva i 27 chilometri.
Esaurita la visita di Siracusa e dintorni, prendiamo la via del ritorno, che prevede la sosta, già prevista e già lo sapete, a Brucoli. Questo grazioso villaggio di pesca si sviluppa in pratica lungo la foce di un torrente, allo sbocco di un'ansa che ricorda un fiordo. Una passeggiata, breve ma piacevolissima, lungo il ciglio della riva strapiombante, offre belle vedute su anfratti rocciosi che fanno da ricovero naturale alle barche variopinte: una realtà minuscola che però, con l'aggiunta della luce rossiccia del tramonto, costituisce uno dei quadri più pittoreschi del nostro viaggio in Sicilia.
Una raffica di scatti delle nostre macchine fotografiche ed eccoci di nuovo nell'accogliente sala da pranzo de "Il Castello". Il cameriere, che deve essersi affezionato a noi, ci accoglie con un "fuori programma" di cozze gratinate che introducono degnamente una cena che fa onore al cuoco.

Mercoledì 29 Maggio 1999: Terias - Villa del Casale - Piazza Armerina - Caltagirone - Agrigento (San Leone) (km. 280 / 1023)
Lasciamo definitivamente l'accogliente agriturismo che ci ha ospitato per quattro giorni. Raggiunta Catania, percorriamo l'autostrada fino a Enna, da cui imbocchiamo la statale in direzione sud; costeggiamo il lago di Pergusa, facciamo una breve sosta a un tornante dal quale si ha un bel colpo d'occhio sull'agglomerato urbano di Piazza Armerina dominato dalla mole del Duomo barocco e ci portiamo in breve sul sito della prima visita della giornata.
La Villa Romana del Casale è un esempio forse unico di dimora romana, risalente al III-IV sec. d.C., anche se è incerto chi la fece costruire ed abitò. Si tratta di un complesso di oltre 3500 mq., abbastanza ben conservato da poterne individuare ancora oggi le varie parti e le relative destinazioni d'uso. La peculiarità che rende la villa una meta irrinunciabile sta nelle pavimentazioni a mosaico in ottimo stato di conservazione; il percorso (obbligato) di visita è strutturato su passerelle metalliche alle quali si accede a gruppi. Si può così apprezzare dall'alto la grande varietà dei soggetti decorativi, che vanno dai motivi geometrici alle scene di vita quotidiana a quelle circensi, mitologiche, di caccia, tutte caratterizzate da un realismo incredibile e dalla grande cura dei particolari. Il soggetto più noto e riprodotto nelle cartoline e nelle pubblicazioni è quello delle cosiddette "ragazze in bikini" intente ad attività sportive, ma il ciclo di gran lunga più spettacolare è quello dell'Ambulacro della Grande Caccia: su una lunghezza di sessanta metri si possono ammirare scene di lotta tra animali e di cacciatori contro una grande varietà di belve quali leoni, cinghiali, elefanti, antilopi, struzzi.
Ci vorrebbe parecchio tempo a disposizione per approfondire le metafore e i simbolismi che permeano i mosaici, ma purtroppo il flusso lungo il percorso del pubblico, enorme nonostante la bassa stagione e sollecitato dai custodi, non consente di soffermarsi più di tanto. È una problematica comune a tutti i siti di grande attrattiva, d'altra parte noi stessi facciamo parte della folla: soluzioni quali il numero chiuso o la prenotazione obbligatoria non sono obiettivamente praticabili, forse si potrebbero istituire gruppi meno numerosi ma in tal modo aumenterebbero le code e i tempi di attesa all'esterno. Insomma, una situazione non facilmente controllabile: accontentiamoci così e rallegriamoci che questo luogo straordinario sia in Italia.
Lasciata la Villa del Casale, ci dirigiamo alla volta di Caltagirone, che raggiungiamo dopo una trentina di chilometri. La costante che colpisce subito i visitatori è la ceramica, presente nei numerosi laboratori ma anche nel tessuto urbano, come decorazione di balconi, ringhiere, portoni, pavimentazioni. "Caltagirone, città della ceramica" (anche se Faenza, Capodimonte, Deruta o Albisola rivendicheranno ovviamente lo stesso titolo) è in effetti il vero e proprio biglietto da visita della località, per un'artigianato favorito fin dall'antichità dalla ricchezza di argilla nei terreni della zona.
La passeggiata più scenografica è quella della Scala di Santa Maria del Monte, 142 gradini che congiungono la parte nuova con la città vecchia, in alto, dalla quale ci si può fare un'idea del fitto tessuto urbano. Il frontale di ogni singolo gradino è rivestito di piastrelle di maiolica multicolore tutte differenti con motivi geometrici, floreali e simbolici; nei vicoletti che si diramano ai lati della scalinata ci sbizzarriamo tra le varie manifatture uscendone con gli inevitabili sacchetti pieni di vasetti, portacenere e vassoi in ceramica.
Dopo una giornata all'interno, puntiamo in direzione sud nuovamente sul mare, che raggiungiamo all'altezza di Gela. Senza fare più soste lungo la statale n. 115, tocchiamo Licata e Palma di Montechiaro fino a raggiungere Agrigento poco prima di cena. Troviamo alloggio nel sobborgo costiero di San Leone, dove sta per iniziare la stagione balneare; l'appartamento che prendiamo in affitto per questa notte viene infatti aperto appositamente per noi.
Dopo un'altra buona cena di pesce in un ristorante sul lungomare, ci portiamo fino all'area archeologica, dove ci aspetta il suggestivo scenario dei templi illuminati. Proprio alla Valle dei Templi, una delle mete primarie di ogni viaggio in Sicilia, dedicheremo l'intera mattinata di domani: ma per questo e per le altre meraviglie che vedremo nei prossimi giorni vi rimando alla seconda parte di questa relazione.
Sempre su Ci Sono Stato naturalmente!Per le prime quattro notti abbiamo fissato telefonicamente il soggiorno in un'azienda agrituristica una ventina di km a sud di Catania, punto di diramazione ideale per i numerosi luoghi di visita della Sicilia ionica. Nei giorni successivi la località di sosta è stata individuata la sera stessa senza mai trovare difficoltà, vista la bassa stagione.La sera cena in ristorante: pesce, pesce e ancora pesce (a volte anche frutti di mare, molluschi e crostacei)! A metà giornata spuntino, dove e quando possibile in spiaggia, con provviste acquistate in negozi, bancarelle e mercatini: ottime soprattutto frutta e verdure. Non lo scopro io, comunque colpisce piacevolmente che i prezzi, sia dei ristoranti che dei prodotti, siano sensibilmente più bassi rispetto alle regioni del nord.Abbiamo preferito evitare il lungo tragitto in auto da Genova e ritorno, orientiandoci invece su un volo per Palermo, dove abbiamo prenotato un pullmino da otto posti, soluzione già felicemente sperimentata l'anno scorso per il viaggio in Bretagna.

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