Gole del Sàmmaro, un Cilento tutto da scoprire

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Gole del Sàmmaro, un Cilento tutto da scoprire

Più volte l’amico Mario Dotti, esperto di canyoning, ci aveva parlato in termini entusiastici, mostrandoci filmati e immagini da lasciare senza fiato, dell’attività di ridiscendere i torrenti, addentrandosi nelle spettacolari gole, presenti un po’ in ogni parte del mondo, scavate dalle acque nel corso di milioni di anni.
Finalmente, tra il 15 e il 22 giugno 2003, ecco un bel gruppo di amici, Adriana e Gianni, Laura ed Ezio, Giovanna e Ruggero, il sottoscritto Leandro e appunto Mario in veste di guida e… “fornitore di attrezzature”, partire da Genova in direzione sud: abbiamo davanti una settimana nella quale, oltre al battesimo del canyoning, ci attende la scoperta di attrattive spesso insospettabili dal turismo di massa.Cascate, laghetti, salti, scivoli, tuffi: andiamo a provare il canyoning!I primi due giorni sono stati dedicati all’entroterra salernitano, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, dove abbiamo ridisceso il corso del fiume Sàmmaro, dedicando anche qualche ora ai dintorni del paese di Piaggine, in particolare al fascino decadente del borgo abbandonato di Roscigno Vecchio. Sono i temi di questo articolo.
Dei cinque giorni successivi, trascorsi in Calabria nel Parco Nazionale del Pollino, darò ragguagli in un successivo resoconto dedicato a quell’area. IL PARCO DEL CILENTO
Il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il secondo in Italia per estensione con i suoi 1810 kmq, comprende una grande varietà di paesaggi, estendendosi dalla costa tirrenica fino ai piedi dell'Appennino campano-lucano.
Storia, cultura, mitologia, arte, valori antropici e ambientali completano un quadro naturalistico di prim’ordine, contribuendo a rendere altamente raccomandabile una visita non affrettata dell’area protetta.
Uno degli aspetti meno noti al grosso turismo è la particolare morfologia del terreno e delle rocce, che ha dato luogo a formazioni carsiche, ad estesi complessi speleologici, a dirupi vertiginosi, a profonde e strette fenditure lungo le quali si insinuano, modellando e levigando la roccia in forme sempre nuove, fiumi a regime torrentizio quali il Calore, il Bussento e il Sàmmaro: proprio quest’ultimo è la nostra meta primaria e, qualche chilometro prima di giungere a Piaggine, accantoniamo il furgone nei pressi del ponte che lo scavalca per averne una prima vista.
L’occhiata che diamo dall’alto verso il fiume, 80 metri più in basso, dice ben poco a un occhio inesperto, ed è impossibile indovinare tra le rocce e la vegetazione la serie di salti, scivoli, cascatelle, laghetti lungo i quali scenderemo; ma è sufficiente a Mario per intuire che la portata delle acque è ideale, a differenza di un anno fa, quando effettuò l’intero percorso quasi completamente sul greto asciutto.
Ci sarà da divertirsi!

PIAGGINE
Il centro storico, sorto probabilmente sul sito di un’antica torre di avvistamento, è un agglomerato di case in pietra, le cui eminenze architettoniche sono costituite dalla quattrocentesca Chiesa della Madonna del Carmine e da alcuni palazzi nobiliari del Settecento, sui quali spiccano gli stemmi di famiglia. Ma ciò che colpisce chi, come noi, proviene dal Nord, è il ritmo pacato della vita quotidiana, con i rituali della passeggiata serale lungo il corso, delle chiacchierate sulle panchine, del bar sulla piazza e dell’irrinunciabile pisolino pomeridiano che spopola il paese fino al tramonto: valori di grande semplicità per noi perduti da tempo.
Cosa da non trascurare, Piaggine è resa ancora più piacevole da una quantità davvero elevata di belle ragazze!

ROSCIGNO VECCHIO
Situato su un pianoro ai piedi del Monte Pruno, il primo nucleo abitato risale, stando alle tombe e ai reperti lì rinvenuti, al V-IV sec. a.C. Fu poi per secoli un piccolo borgo nel quale i pastori venivano a svernare: già nell’XI secolo si aveva notizia di un “Casale Russino”.
La debolezza di Roscigno fu sempre costituita dalla natura argillosa del terreno, responsabile di ripetute frane che gli valsero la definizione di “paese che cammina”.
Ritenendo che fosse ormai sul punto di sprofondare definitivamente, fu decretato, con ordinanze e leggi speciali tra il 1902 e il 1908, il trasferimento degli abitanti in un sito più sicuro, l’attuale Roscigno, sulla sommità di un vicino colle.
In realtà il vecchio abitato non si smosse più di un millimetro; anche lo sgombero degli abitanti avvenne di malavoglia e ancora negli Anni Novanta vi risiedevano tre vecchi, Grazia, la figlia Dorina e zi’ Luigi, vere memorie storiche del paese.
Le case e la chiesa che prospettano sulla piazza risalgono all’edificazione recente (sette-ottocentesca) del vecchio abitato, ma le tracce del nucleo più antico sono tuttora riconoscibili nei portali, nei balconi in ferro battuto, nei fregi decorati delle cappelle e delle abitazioni delle famiglie benestanti.
Benchè disabitato da ormai un secolo, Roscigno Vecchio dà l’impressione, più che di essere morto, di stare in attesa di un risveglio. Intanto è stato inserito dall’Unesco nell’elenco dei siti da salvare, ma aggirandosi per le stradine sterrate che si diramano dallo spazio centrale della piazza ci si rende conto che la vita non si è fermata: sostando senza fretta seduti sul bordo della fontana circolare in pietra, si assiste di volta in volta al passaggio attraverso la piazza di un pastore con il suo piccolo gregge, di un contadino che traina l’asinello carico di fascine, di uno scassatissimo trattore o di uno dei gatti che si aggirano tra le case pericolanti. Tra queste, quelle mantenutesi in migliori condizioni sono tuttora utilizzate come magazzini, stalle o depositi di attrezzi agricoli.

IL CANYON DEL SÀMMARO
Il Sammaro è uno dei principali subaffluenti del Calore. La parte terminale del suo corso, per uno sviluppo di poco inferiore ai tre chilometri, è quella alla quale dedicheremo la nostra prima esperienza di canyoning. A differenza di altre gole più note, sia in Italia che all’Estero, quali ad esempio il Raganello del quale parlerò nel resoconto delle giornate che dedicheremo al Parco del Pollino, poche centinaia di persone all’anno ridiscendono le Gole del Sàmmaro. Ed è un peccato, dal momento che le sensazioni trasmesse da questo vero e proprio “intestino di roccia” sono impagabili; per non parlare del divertimento allo stato puro nel penetrare questo mondo di acque assolutamente insospettabile dall’esterno.
Il principale aspetto organizzativo consiste nell’assicurarsi la presenza del furgone nel punto d’arrivo dell’escursione, ubicato ad alcuni chilometri di distanza e a una quota di 400 metri inferiore rispetto alla partenza; provvediamo tramite una staffetta di auto con la collaborazione di uno dei ragazzi dell’albergo.
L’attrezzatura, specie per una discesa come questa, non difficile ma piuttosto “tecnica”, non deve lasciare nulla al caso e garantire la sicurezza totale: tuta in neoprene, caschetto da roccia, imbrago, un paio di moschettoni, un discensore a “8”, trenta metri di corda per le calate in doppia, zainetti in plastica per contenere gli appositi contenitori cilindrici a tenuta stagna.
La prima calata coincide con l’inizio del percorso: una paretina di quattro metri che ha alla base una bella pozza d’acqua consente di prendere confidenza senza problemi con l’ambiente nel quale ci muoveremo per circa quattro ore. L’itinerario è una continua alternanza di cascatelle, scivoli, grossi massi, laghetti, lungo i quali si procede talvolta camminando in qualche decina di centimetri d’acqua, talaltra nuotando o galleggiando (provvedono comunque le tute a tenere a galla anche i meno esperti); in certi casi, dove la profondità consenta di farlo senza pericoli, anche lasciandosi cadere o tuffandosi dai gradoni di roccia.
I passaggi più emozionanti sono quelli in cui le quinte del canyon, alte diverse decine di metri, si avvicinano al punto di poterle toccare contemporaneamente con le braccia allargate e di lasciar penetrare dall’alto appena uno spiraglio di luce.
Le calate in corda doppia, alla sommità delle quali sono stati infissi uno o più chiodi ad opera dei torrentisti del CAI di Salerno, sono un totale di sei e variano tra i quattro e i dieci metri d’altezza. La più divertente è la quarta, a ridosso di una “marmitta dei giganti” strapiombante, che si conclude al centro di un laghetto di rara limpidezza; la sesta, davvero spettacolare, si svolge lungo un pendio inclinato di una decina di metri immersi nel cuore di una cascata. L’ultima, peraltro modesta, difficoltà consiste in un passaggio un po’ acrobatico sotto un masso incastrato che immette in un levigatissimo “toboga” da fare invidia a un parco acquatico.
Il canyon va infine gradualmente spianando e allargandosi, ma c’è un’ultima sorpresa: poco prima dell’ultimo laghetto, sulla cui riva è stata attrezzata un’area picnic, da una piccola grotta laterale sgorga una risorgenza di acqua talmente gelida da indurre, anche se mancano pochi minuti all’emersione, a indossare i guanti e il cappuccio della muta.
Non resta che risalire fino al furgone lungo un sentierino di una ventina di minuti, un po’ stanchi ma soddisfatti di avere conosciuto un mondo davvero unico. Abbiamo alloggiato per due notti all’Albergo “Alle sorgenti del Calore”, che dispone di camere semplici ma accoglienti a pochi passi dalla piazza centrale di Piaggine, in Corso Vittorio Veneto 124, tel. 0974-942003.L’Albergo “Alle sorgenti del Calore” effettua anche trattamento di mezza pensione. La cucina, curata personalmente dalla famiglia Petrone, è basata sugli ottimi prodotti della zona, con note di merito per la pasta fatta in casa, gli affettati, i salumi e i formaggi genuini, gli ortaggi gustosi, i funghi e la pizza, eccellente soprattutto per la fragranza dell’impasto.Come in altre precedenti occasioni, abbiamo scelto di noleggiare un pullmino a nove posti, più pratico e capiente rispetto alle due o tre automobili necessarie a trasportare otto persone con i relativi bagagli, zaini e voluminose attrezzature da canyoning.
Il percorso di circa 850 km. da Genova a Piaggine prevede l’autostrada fino all’uscita di Atena Lucana sulla A3. Gli spostamenti in zona sono avvenuti lungo strade statali e provinciali, con qualche tratto sterrato in prossimità dei luoghi di partenza e arrivo delle escursioni.

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