Genova insolita: il Presepio della Madonnetta

in viaggio con leander in Italia

torna alla mappa
Genova insolita: il Presepio della Madonnetta

Alla scoperta di un luogo e di una forma d'arte "minori" che (ce ne accorgiamo subito) "minori" non sono affatto!"Le discese ardite, e le risalite…"
In questo verso di una delle più belle canzoni di Lucio Battisti sembra essere sintetizzata l'essenza di Genova. Genova città di mare ma anche Genova città collinare: quindi Genova città a saliscendi, inevitabili per spostarsi da un quartiere all'altro superando spesso dislivelli considerevoli.
E' quindi evidente che, fin dagli inizi dell'occupazione umana, gli abitanti si siano ingegnati al meglio per organizzare una viabilità urbana che favorisse gli spostamenti in un territorio tanto singolare e in certa misura ostile. Ecco allora le strade rettilinee in pendenza più o meno pronunciata: fra le tante, citiamo ad esempio Via Balbi, Via Assarotti, Via di Porta Soprana, Via Càffaro. Ecco quelle a tornanti, laddove il pendio è troppo acclive per essere vinto in linea retta. Ecco le caratteristiche "creuze", mulattiere spesso acciottolate in mattoni e tuttora praticabili solo a piedi. Ecco infine, caratteristica peculiare di Genova, i numerosi impianti meccanici: funicolari, ascensori e quell'ingegnoso misto di tranvia ed elevatore che dai pressi della stazione ferroviaria di Piazza Principe sale a Montegalletto dove, imponente, si staglia il Castello d'Albertis.
Tra le funicolari, una delle più care ai Genovesi è quella che parte da Largo della Zecca, raggiunto con una passeggiata di pochi minuti dalla suddetta stazione. L'impianto sale, con cinque fermate intermedie, ai 302 metri del Righi: è questo un rinomato belvedere sulla città, gradito punto di partenza per fare footing nel vicino Parco del Peralto o per la panoramicissima escursione giornaliera lungo il crinale che unisce i Forti Castellaccio, Sperone, Diamante, Begato, Puin, Fratello Maggiore e Fratello Minore. Ma dei Forti di Genova parlerò in altra occasione, magari in un articolo dedicato.
Una delle fermate della funicolare è in prossimità del Santuario della Madonnetta, frequentatissimo luogo di culto mariano. L'edificio sorge sul sito in cui intorno al 1680 la Vergine apparve in più riprese a un novizio degli Agostiniani Scalzi: da una semplice cappelletta si passò a successivi ampliamenti, ristrutturazioni, ricostruzioni dopo eventi bellici, fino a giungere all'attuale assetto del tempio.
L'attrattiva che però esercita il maggior richiamo sul visitatore è il Presepio, che vede il maggiore afflusso nelle festività natalizie ma è nondimeno aperto tutto l'anno dalle 9 alle 11 e dalle 16 alle 17.
Non è facile ricostruire gli eventi - e i tempi successivi - che convogliarono al Santuario le statuine, che sono alte all'incirca 70-80 cm. Di certo le provenienze furono diverse: pezzi ceduti da altre parrocchie, smantellamento di altre chiese, donazioni di privati. Solo in tempi recenti nacque l'idea, in luogo del Presepio allestito in occasione del Natale, dell'esposizione permanente: finalmente il progetto prese corpo nel 1971 e, dopo sei anni di certosino lavoro, il 17 dicembre 1977 fu aperta al pubblico quella meraviglia che oggi si può apprezzare.
Il fiore all'occhiello del Presepio è costituito senza dubbio da quella parte di statuine che sono opera di Anton Maria Maragliano (1664-1741), straordinario scultore in legno di crocifissi, statue sacre, composizioni religiose (le cosiddette "casse"), di cui si è già parlato su Ci Sono Stato: rimando al bel diario del mio amico Paolo Rebagliati "Ponente Ligure: processioni, camalli, crocifissi" per scoprire un mondo misconosciuto (a torto) quanto questo.
Ma parliamo delle modalità della visita. Entrati in chiesa, si scende nella cripta sotto l'altar maggiore e seguendo le indicazioni si entra in un corridoio in penombra. Su un lato di esso si aprono in sequenza cinque "finestroni" attraverso i quali, come in un diorama, si ammira uno scenario strabiliante. I diversi artigiani che realizzarono i lavori di recupero, restauro, assemblaggio tra il 1971 e il 1977, hanno creato una Genova vivacissima nella quale si svolgono le attività di ogni giorno; non, quindi, il presepio nella sua classica iconografia di fedeli, pastori, contadini che si recano alla capanna del Bambinello, ma la quotidianità di una città nella quale, accanto alle case popolari, sono ben distinguibili chiese e palazzi tuttora esistenti. Le statuine più preziose - quelle cioè del Maragliano e della sua scuola - indossano abiti di tessuti veri, curatissimi nei particolari e spesso finemente lavorati.
Una succinta descrizione dei cinque "quadri":
PRIMO QUADRO - sono le prime luci dell'alba sulla Valle del Bisagno (da cui il termine "bisagnine" ossia fruttivendole): due contadini contrattano una mucca, nella stalla un altro si prepara al lavoro dei campi indossando gli stivali, in un interno una vecchietta lavora la lana.
SECONDO QUADRO - una sequenza di scene di mercato: si susseguono nelle varie botteghe la verduraia, il fornaio, l'oste, il macellaio.
TERZO QUADRO - inconfondibilmente, Genova! Si allineano Palazzo San Giorgio, Porta Soprana, la Torre degli Embriaci, la chiesa di San Matteo con gli adiacenti palazzi dei Doria, la Lanterna; vicino a uno zampognaro che suona, aspettano i clienti il pescivendolo, la caldarrostaia e la "frisciolina" (venditrice di farinata).
QUARTO QUADRO - finalmente è Presepio! Il gruppo della Natività occupa una semplice stalla, nella quale stanno entrando due pastori adoranti. Subito all'esterno fervono le attività, con la vecchietta che cucina e una donna che dal balcone osserva un arrotino all'opera.
QUINTO QUADRO - l'ambientazione cambia bruscamente: pochi metri e da Genova eccoci in Oriente, dove a fianco di una cinta muraria, probabilmente di Gerusalemme, sfilano i Re Magi guidati dalla stella cometa, con i doni, gli abbigliamenti sfarzosi e il pittoresco sèguito.
Consiglio di soffermarsi senza fretta nell'osservazione dei particolari, che regalano continue sorprese: guardate ciò che accade in strada ma anche le occupazioni che si svolgono all'interno delle case.
Non mancano le curiosità né le imprecisioni né gli anacronismi: vediamo ad esempio un albero di Natale quanto meno incongruo, una donna con una bancarella di statuine del presepio (ma esistevano già al tempo della Natività?!), due eleganti signori con la tabacchiera (ma il tabacco non fu portato da Colombo dalle Americhe?), gli stessi edifici genovesi che, per quanto precisi, furono eretti oltre mille anni dopo!
Del resto in ogni presepio, napoletano o tirolese o nordico o latinoamericano, gli abiti sono tutt'altro che quelli che erano indossati in Galilea due millenni fa! Per non parlare delle bancarelle di Napoli, sulle quali quest'anno fanno bella mostra le statuine di Moggi e di Zidane che dà la testata a Materazzi…
Ma va tutto bene, in fondo è Natale e ci si sente indulgenti; l'importante è che l'arte del Presepio si perpetui nelle future generazioni e non sia fagocitata dal progressivo imporsi della tecnologia.
E soprattutto venite a Genova a visitare la Madonnetta: non ve ne pentirete!

Lascia un commento
Per inviare commenti è necessaria la registrazione
Vai alla pagina di registrazione
Seguici su Facebook