Fine settimana d’ottobre in Val d’Orcia

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Fine settimana d’ottobre in Val d’Orcia

Il nostro secondo anniversario di matrimonio si avvicina e, memori della romantica esperienza dello scorso anno, quando trascorremmo la notte in una suite del suggestivo castello di Pavone Canavese (Biella), mio marito ed io decidiamo di regalarci anche quest’anno qualcosa di speciale.
La scelta cade sulla Toscana, regione che, pur avendoci già ospitati in più occasioni, offre scenari sempre diversi da esplorare, con la sua campagna meravigliosa che fa da teatro ad un’infinità di borghi, gioielli abbarbicati a colline che, a seconda della stagione, si colorano delle sfumature più incredibili.
Chi ha avuto modo di leggere il mio diario di viaggio sulla Provenza sa che sono un’appassionata di borghi e villaggi, che trasudano storia e fascino. Qui in Val d’Orcia questa mia propensione troverà piena soddisfazione.

Dove alloggiare

La vasta e variegata offerta di alloggio propria di questa regione non agevola l’individuazione della struttura più indicata per l’occasione. Dobbiamo perciò definire dei criteri di scelta che ci aiutino: primo fra tutti l’ubicazione. Fidandoci dei suggerimenti di amici e conoscenti toscani, ed escludendo le zone già visitate in precedenza ci orientiamo sulla Val d’Orcia dove, ci viene garantito, troveremo una quantità di scenari storici e naturalistici sufficiente a rallegrare gli occhi e lo spirito per l’intero weekend.
Dici Toscana e pensi agriturismo. Basta scorrazzare un pò per il web e ti imbatti in una moltitudine pressochè ingestibile di offerte, che vanno dalla cosiddetta “dimora di charme” all’agriturismo più semplice e forse proprio per questo più autentico.
Chiedo informazioni via mail ad alcune strutture che, sulla carta, sembrano offrire soluzioni di atmosfera, adatte alla ricorrenza.
Terzo e non trascurabile citerio di scelta è quello economico. Le dimore di charme ci tentano ma, dato il costo ci consentirebbero di trascorrere in questa splendida regione soltanto una notte. Dopo mille dubbi tra alcune alternative la scelta cade su un antico casale inserito in un paesaggio collinare mozzafiato, nel cuore della Maremma. Il Podere Santa Maria si trova a metà strada tra Siena e Grosseto, a breve distanza da località di richiamo quali Montalcino, Pienza e Montepulciano.
Le foto riportate sul sito web ci tolgono ogni dubbio residuo e quando la gentilissima Claudia mi conferma telefonicamente che avremmo alloggiato nella stanza da noi richiesta, quella ubicata nella torretta, con vista a 360 gradi sulla campagna circostante, procedo senza indugio nella prenotazione di due notti in trattamento di mezza pensione al costo di 53 Euro per persona per notte. Se ce ne fosse bisogno la struttura gode anche di un’ottima reputazione per la sua cucina e dispone di un piccolo centro benessere con piscina di acqua calda, sauna e palestra.

Itinerario

Venerdì 17 ottobre: Milano - Dogana
Partiamo da Milano intorno alle 14 e per evitare il traffico di Bologna decidiamo di percorrere la direttrice tirrenica che, attraverso la A15 Parma La-Spezia e la A12 Genova-Roma, ci consente di arrivare a Grosseto senza intoppi nè rallentamenti in poco meno di 4 ore. Da qui, attraverso la SS223 raggiungiamo Civitella Paganico e quindi la località Dogana in circa mezz’ora.
PODERE SANTA MARIA appare in tutto il suo splendore all’uscita da una curva, meno di un chilometro dopo il bivio per Dogana che non va imboccato. Come spesso accade (ma non illudetevi, accade più spesso il contrario), la struttura è ancora più bella di quanto si possa apprezzare sul sito web. Veniamo accolti con simpatia da Renzo che, con l’inconfondibile inflessione toscana ci accompagna alla stanza del maiale, quella nella torretta. Il casale dispone di sette stanze, cinque delle quali, tra cui la nostra, si trovano nel corpo centrale mentre le altre due sono ubicate nella adiacente dependance e hanno ingresso indipendente. Saliamo una ripida scala a chiocciola che conduce alla piccola ma deliziosa stanza del maiale. Il nome fa sorridere (tutte le stanze sono chiamate con nomi di animali) ma la camera è davvero particolare, con il letto in ferro battuto, il soffitto con le travi a vista e tre finestre ad arco, una su ciascuna parete della stanza. Una quarta finestra, orientata a levante, illumina il bagno con doccia.
La cene non viene servita prima delle 20,30 perciò abbiamo tutto il tempo per metterci a nostro agio.
La piccola saletta ristorante ospita al massimo una quarantina di coperti. All’esterno del casale è stata costruita una veranda chiusa e un gazebo; nella bella stagione c’è spazio a volontà per ospitare allegre brigate e cerimonie.
Il menù è decisamente ricco e offre una scelta tra cinque primi e cinque secondi, più antipasto, contorno, dessert e frutta.
Ordiniamo due antipasti misti toscani, pappardelle ai funghi porcini, straccetti al ragù di brunello, tagliata di manzo con rucola e tagliere di formaggi misti con mostarde.
I piatti sono squisiti e abbondanti e il proposito di arrivare in fondo al pasto senza rinunciare a nessuna portata si rivela una dura sfida ma, dopo l’ultimo cucchiaino di creme brulée e l’ultimo boccone di salame al cioccolato ci concediamo anche il caffè. Il mezzo litro di vino rosso della casa aiuta nell’impresa.
Dopo cena Renzo ci fa visitare il centro benessere e ci propone di provare la piscina di acqua calda in esclusiva per un’ora, al costo di 8 Euro a persona (uso di sauna e palestra inclusi). Con tutto il cibo delizioso che abbiamo in corpo rinunciamo a malincuore e con fatica saliamo i gradini della scaletta che porta alla nostra stanza.
E’ ora di pianificare l’itinerario per il giorno successivo.

Sabato 18 ottobre: Montalcino, Pienza, Montepulciano, Monticchiello, Bagno Vignoni
Incredibilmente, nonostante la lauta cena della sera precedente, ci svegliamo affamati. Quando scendiamo nella saletta ristorante, alle 8,30 ci rendiamo conto di essere i primi a cui viene servita la colazione. Effettivamente il contesto in cui ci troviamo predisporrebbe ad un sonno più prolungato ma ci attende una giornata densa di tappe.
Il buffet è ricco e invitante, tra crostate con marmellata e torta di pinoli, fette biscottate, pane toscano, marmellate dai gusti vari e particolari (tra cui una alla mora bianca), yogurt, cereali e succhi di frutta.
Alle 9 siamo in auto alla volta di MONTALCINO. Il sole si sta alzando e dirada progressivamente le poche nubi rimaste dalla nottata precedente. Alla nostra destra e alla nostra sinistra il paesaggio, inizialmente pianeggiante e fatto di campi costellati di cipressi, all’altezza di CASTEL DEL PIANO inizia a movimentarsi in dolci colline. Attraversiamo il fiume Orcia ed entriamo nella provincia di Siena. La strada inizia a salire, snodandosi tra i primi vigneti del rinomato Brunello e le coltivazioni di alberi da frutta. La tenuta Banfi la fa da padrona in questo primo tratto del percorso, per poi cedere il passo ai filari dell’azienda Col d’Orcia e di varie altre cantine.
Inizio a scattare le prime foto panoramiche, mentre la campagna si sta scaldando al primo sole della giornata; mi rendo presto conto che anche fermando l’auto ad ogni curva non riuscirei a catturare compiutamente la meraviglia di questi scenari da cartolina.
Purtroppo ci sono ancora nubi residue all’orizzonte e il cielo non è limpido.
Mi distraggo a rileggere gli appunti sull’itinerario quando, dietro una curva la vista del borgo di Montalcino adagiato su un colle a 564 metri di altezza richiama bruscamente la mia attenzione. In primo piano l’imponente rocca trecentesca con i suoi quattro baluardi fa da biglietto da visita al paese per chi arriva da Grosseto.
Nelle sue vie, costellate di vinerie ed enoteche, si respirano profumi d’aglio e salumi. Visitiamo il duomo e girovaghiamo per il centro. In un negozietto acquistiamo il primo ricordo del viaggio: un portabottiglia in tela con manici in legno e una placca in terracotta dipinta a mano raffigurante un paesaggio con cipressi. Sono le 10,30. Un ultimo sguardo alla rocca e ripartiamo alla volta di Pienza.
La SS14 si snoda ora nel tipico paesaggio brullo delle crete senesi, interrotte qua e là da gruppi isolati di cipressi e coltivazioni a prato. Superiamo San Quirico, rimandandone la visita all’indomani e, dopo 9 chilometri arriviamo a PIENZA.
La cittadina è un vero gioiello; la via principale è piena di botteghe che vendono i prodotti tipici della zona, primo fra tutti il rinomato pecorino in vari gradi di stagionatura, di cui facciamo buona scorta. In un negozio di pasta fresca acquistiamo i “pici”, il tipico formato di pasta tipo grossi spaghetti da consumare al meglio con ragù di cinghiale.
Non pensiamo soltanto al benessere del corpo ma anche a quello dello spirito, visitando la cattedrale e ammirando, anche se solo dall’esterno, il bellissimo Palazzo Piccolomini con il suo pozzo del 1462 e percorrendo il camminamento esterno della cittadina che offre un panorama da togliere il fiato. Alle 12,30 le esigenze dello stomaco si fanno sentire con prepotenza e ci indirizziamo senza indugio alla consigliatissima Trattoria Latte di Luna (Via San Carlo 2/4, tel.0578-748606. Chiuso martedì), situata ad una estremità della via principale, dove ho avuto l’accortezza di riservare un tavolo visto che quando arriviamo il locale è quasi tutto esaurito.
Ordiniamo una sola portata principale a testa, in vista della cena che ci attende all’agriturismo; mentre mio marito decide di anticipare un assaggio di pici al ragù di cinghiale io ordino il maialino da latte arrosto, che ho letto essere uno dei piatti forti del locale, con contorno di sformatino di zucchine.
Riporto indirettamente la soddisfazione di mio marito per il suo piatto e decreto un plauso a scena aperta non appena la prima forchettata di maialino arrosto incontra il mio palato. La carne morbida e saporita si scioglie in bocca e la sua pelle croccante dona completezza a questo piatto tanto semplice quanto delizioso. Altra specialità del ristorante sono i semifreddi. Non sapendo sciegliere tra i tre proposti mi lancio in un tris: arancia, nocciola e zabaione-caffè. Tutt’ora non saprei dire quale sia il mio preferito.
Il pasto, che si completa con acqua minerale, un quartino di vino rosso e due caffè ha il costo di 33 Euro in due.
Lasciando Pienza constatiamo che il paesaggio è nuovamente cambiato. Dalle crete senesi siamo nuovamente immersi in un trionfo di verde e boschi.
Alle 14,20 raggiungiamo MONTEPULCIANO, arroccata su un colle a 600 metri di altezza e come sospesa tra la Val d’Orcia e la Val di Chiana. Prima di raggiungere il centro facciamo una sosta per visitare la bellissima basilica di San Biagio, cui si arriva percorrendo un lungo viale fiancheggiato da cipressi. La chiesa, edificata nella prima metà del ‘500 su disegno di Antonio da Sangallo il Vecchio ha pianta a croce greca ed è sormontata da una grande cupola mentre la facciata è fiancheggiata da due campanili uno dei quali, quello di destra, incompiuto.
Ripartiamo alla volta di Montepulciano e lasciamo l’auto in un parcheggio a pagamento a breve distanza dal centro e ci inerpichiamo lungo l’ultimo tratto di strada che ci separa dalla scenografica Piazza Grande. Notiamo un movimento di persone armate di cinepresa: si sta per girare lo spot di un SUV che un solerte addetto sta lucidando con un panno.
Percorriamo in lungo e in largo le vie del paese, scoprendo panorami incantevoli dalle terrazze perimetrali. Vista da quassù la campagna è una tavolozza di colori.
Il nostro viaggio si sta rivelando un’esperienza capace di coinvolgere tutti e cinque i nostri sensi. Primo fra tutti la vista, con un tuffo nei sorprendenti colori dell’autunno e l’azzurro del cielo a fare da sfondo. Come non subire il fascino di queste colline, in cui le infinite tonalità di verde della vegetazione contendono spazio a chiazze color dell’ocra, mentre i verdi filari da poco spogliati dei loro pregiati grappoli si screziano di pampini color giallo dorato? Ogni tanto un’inattesa pennellata di rosso regala un colpo d’occhio cromatico che attira inevitabilmente l’obiettivo della macchina fotografica. Anche il gusto e l’olfatto si scatenano prepotenti in questa terra, la cui gastronomia lascia ben poca speranza ai vegetariani, con le sue carni succulente, i saporiti salumi, gli odorosi formaggi e il delizioso nettare che ha reso celebri in tutto il mondo queste località.
Qui neppure l’udito viene messo in disparte, accarezzato com’è dalla scanzonata musicalità della parlata dei suoi abitanti.
Lascio alla fantasia e alla buona volontà di ciascuno trovare sollecitazioni al tatto. A noi, che siamo qui per festeggiare il nostro anniversario, qualche buona idea è venuta.....
Acquistiamo due bottiglie di vino Nobile e torniamo all’auto, pronti per la prossima tappa: il piccolo e caratteristico borgo di MONTICCHIELLO. Varchiamo la porta di accesso al paese, accanto alla quale notiamo la bella terrazza panoramica di una locanda, dove due persone stanno prendendo un aperitivo e si godono la vista di Pienza in lontananza. Le vie del centro sono praticamente deserte e possiamo godere appieno della magica atmosfera che ci circonda. Tutto intorno a noi è ordinato e pulito; alle finestre e sulle terrazze un tripudio di vasi di fiori. Arriviamo fino ai piedi della piccola rocca che sovrasta il paese e riscendiamo attraversando i piccoli giardini pubblici che conducono al parcheggio.
Ultima sosta prevista della giornata BAGNO VIGNONI, un minuscolo borgo interamente sviluppato intorno a una vasca rettangolare alimentata naturalmente dalle acque del fiume Orcia, che vi sgorgano alla temperatura di 50°C. Dopo aver scattato foto suggestive delle abitazioni che si riflettono sulla superficie dell’acqua facciamo un giro completo della vasca e allora mio marito attira la mia attenzione su una persona seduta a uno dei tavolini esterni dell’Osteria della Madonna: con il capo coperto da un originale cappello la simpatica Siusy Blady si sta godendo gli ultimi tepori del sole. Non la disturbiamo e riprendiamo la strada verso l’agriturismo.
Facciamo una sosta alla cantina Col D’Orcia in località SANT’ANGELO SCALO dove acquistiamo alcune bottiglie di vino tra cui un Brunello del 2003 da conservare per un’occasione speciale.
Il menù della cena è allettante come quello della sera precedente. Sentiamo però la necessità di tenerci più leggeri e optiamo per una sola portata a testa: ancora tagliolini ai funghi porcini per mio marito e tagliata con rucola e parmigiano e patate al forno per me. Per dessert una fetta di deliziosa crostata al limone e una di ananas al naturale. Immancabile il mezzo litro di ottimo vino rosso della casa.

Domenica 19 ottobre: Abbazia di S.Antimo, San Quirico d’Orcia, Contignano, Bagni San Filippo, Chianciano
Dopo un’appagante colazione alle 9,20 ci dirigiamo verso l’ABBAZIA DI S.ANTIMO, in località Castelnuovo dell’Abate. La via più diretta raggiunge l’Abbazia attraverso uno sterrato che parte dalla località Sant’Angelo in colle. Preferiamo risparmiare alla nostra auto la via disagevole e proseguiamo fino a Montalcino, dove imbocchiamo la strada in discesa che attraversa un paesaggio di vigneti e oliveti dai colori stupefacenti. L’abbazia, costruita nel XII secolo come ampliamento di un preesistente monastero e più volte rimaneggiata in epoche successive, ci appare in tutto il suo splendore in fondo alla valle, rilucente ai raggi del sole. Sono quasi le 10,30 e ci resta poco più di mezz’ora per visitare la chiesa al suo interno prima della messa delle 11 che, come tutte le funzioni religiose, viene allietata da canti gregoriani. La navata centrale e le due strette navate laterali colpiscono per la loro altezza e sono separate da colonne sormontate da splendidi capitelli in travertino e onice.
Ci dirigiamo verso SAN QUIRICO D’ORCIA ripassando per Montalcino. Fortunatamente le distanze sono brevi ed è sempre piacevole ripercorrere queste strade scoprendo ogni volta scorci non notati prima.
A San Quirico sono da visitare gli Orti Leonini, giardini cinquecenteschi all’italiana, la Collegiata e la chiesa di San Francesco e, all’estremità opposta della via principale (via Dante Alighieri) la piccola e semplice chiesa romanica S. Maria Assunta, con il portale ornato da draghi. Accanto alla chiesa una piccola rivendita di formaggi offre il tipico pecorino della zona a prezzi convenienti.
Lasciata San Quirico percorriamo la SS2 (Cassia) in direzione di Roma. I vigneti lasciano il posto a campi arati e coltivazioni a prato. Svoltiamo sulla SP40 (traversa Amiata -Chianciano) in direzione Chianciano-Contignano mentre sulla sinistra compaiono le forme di erosione a “calanchi”, tipiche di un terreno argilloso. Attraversiamo l’Orcia e svoltiamo a destra in direzione CONTIGNANO mentre l’appetito inizia a farsi sentire. La strada si inerpica tra i campi fino a quota 481 m sul livello del mare, dove il piccolo borgo medievale ci accoglie.
La piccola Piazza della Torre, con il suo pozzo fiorito, e le due vie principali che da essa si dipartono sono deserte, dal momento che tutta la comunità è riunita in chiesa per la messa delle 12. La visita richiede al massimo dieci minuti, quindi dirigiamo l’auto verso Radicofani, mentre in cielo si addensano nuvole nere piuttosto minacciose.
La SP96 che ci riporta verso la SS2 ci coglie di sorpresa; nonostante sulla mappa sia indicata come asfaltata i suoi 5 km sono quasi tutti su sterrato. Indubbiamente la vista che si gode percorrendola è superba: la strada corre sullo spartiacque tra le valli dei fiumi Orcia e Formone. A sinistra ancora il paesaggio a calanchi argillosi, a destra le colline coperte di prati e boschi e, giù in basso la SS2.
Finalmente dopo 10 minuti di sobbalzi riguadagniamo l’asfalto e ci fermiamo a BAGNI SAN FILIPPO per vedere l’attrattiva principale di questa località, oltre all’impianto termale: il Fosso Bianco. Lasciata l’auto, dopo un percorso di 5 minuti attraverso il bosco vi troverete di fronte una Pamukkale in miniatura. Chia ha avuto occasione di visitare il celebre sito della Cappadocia non potrà fare a meno di sorridere; tuttavia questo accumulo di candido calcare con le sue stalattiti rppresenta una curiosità che merita una sosta. Nella bella stagione è anche possibile fare il bagno alla cascata termale.
Fortunatamente la temuta pioggia non è arrivata e decidiamo di concludere il nostro viaggio in terra toscana con una tappa per il pranzo a CHIANCIANO.
Per gli appassionati di fotografia, lungo la SP40, poco prima di località La Foce, la strada orlata di cipressi che si inerpica a zig zag sul nudo versante di una collina rappresenta uno scatto imperdibile.
Chianciano trova il suo maggiore sviluppo attorno agli stabilimenti termali. Tuttavia è presente un piccolo centro storico che a quest’ora (sono le 13,30) è quasi deserto. Cerchiamo invano una trattoria o un ristorante ma dobbiamo accontentarci di un bar pasticceria che propone piatti freddi a buffet e alcuni piatti caldi, che consumiamo su un terrazzo con vista panoramica sulla Val di Chiana.
Sono ormai le 14,30 quando, con negli occhi gli splendidi angoli di Toscana appena attraversati e il fisico provato dalle ripide viuzze cui abbiamo dato la scalata, dichiariamo concluso il nostro breve ma appagante viaggio. Siamo a pochi km da Chiusi, dove imbocchiamo l’autostrada A1 in direzione Milano.

Ancora una volta la Toscana si conferma degna ambasciatrice della bellezza italiana nel mondo!

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