Con Hugo Pratt e Corto Maltese nella Venezia più intrigante - 2^ parte

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Con Hugo Pratt e Corto Maltese nella Venezia più intrigante - 2^ parte

Piazza San Marco è la sala regia. Il molo, la splendida balconata sulla laguna. Il Canal Grande, la galleria dei quadri e degli specchi. Rialto è come chi dicesse la dispensa della città, e in certi momenti, verso l'autunno, pare addirittura il suo orto ridente e fragrante.
(Diego Valeri, Guida sentimentale di Venezia, 1978)
Un altro capitolo della nostra guida: gli itinerari, le mille curiosità, i consigli di letturaAvvertenza: gli asterischi indicano i luoghi che hanno rispondenza nelle foto.
Sono infiniti gli itinerari possibili in questa città unica al mondo. Il più scontato sarebbe quello incentrato sulle eminenze più note, quali Piazza San Marco, Rialto*, la Salute, l'Accademia, magari una puntata alle isole. Ma questa particolare guida è nata per essere tutto anziché scontata, per cui ho preferito scegliere un ambito più circoscritto che, non a caso, coincide con la porzione della Serenissima in cui mi sento più a mio agio: riferendosi al già citato "Corto Sconto" (vedi Letture consigliate) di prattiana memoria, è la zona nord della città a cavallo dei Sestieri di Cannaregio e Castello, descritta nei capitoli "Porta dell'avventura" e "Porta d'Oriente" di quel libro.
Per una comprensione ottimale, consiglio vivamente la lettura tenendo sottomano una mappa dettagliata.
Visto che il luogo d'arrivo a Venezia è - a seconda che si usi il treno o l'auto - la zona Piazzale Roma / Stazione di Santa Lucia, prendiamo le mosse da qui. Ci si può inoltrare in città tramite il vaporino o a piedi; nel secondo caso, o si scavalca immediatamente il Ponte degli Scalzi o si prosegue sulla Lista di Spagna, cosa che facciamo noi.
E', per la sua stessa posizione obbligata, una direttrice di forte affluenza turistica, alla quale si è adeguata un'offerta commerciale massiccia globalizzata verso il basso, per cui procediamo alla svelta ignorando il ciarpame; il primo spazio rimarchevole è Campo San Geremia, con l'omonima chiesa e Palazzo Labia (sede della RAI) che lo incorniciano sui lati sud e est. Essendo sull'angolo fra il Canal Grande e il Canale di Cannaregio, il Campo è esposto al vento da entrambe le vie d'acqua, cosa che in inverno ne fa uno dei luoghi più gelidi della città.
Pochi metri ed eccoci al Ponte delle Guglie: eretto in legno nel 1285, poi in pietra nel 1580, l'attuale denominazione, motivata dalle quattro slanciate guglie ai suoi angoli, sostituisce quella originaria di Ponte di Cannaregio, stesso nome del Sestiere riferito ai fitti canneti che un tempo caratterizzavano la zona.
Anziché scavalcarlo e proseguire sul Rio Terà San Leonardo, deviamo a sinistra per costeggiare il Canale di Cannaregio e in un istante, abbandonate le frotte dei turisti, sembra di essere in un altro mondo, sensazione vieppiù profonda quanto più si procede fino al termine della fondamenta: qui, di colpo, si apre lo scenario della laguna aperta attraversata dal Ponte della Libertà che unisce Venezia alla terraferma. Si torna brevemente indietro per portarsi sulla fondamenta opposta, cosa possibile solo scavalcando lo scenografico Ponte dei Tre Archi*, l'unico del genere in città; pochi metri prima del Ponte delle Guglie, uno stretto sottopasso immette nel Ghetto Vecchio. Lasciamo però ad altra occasione la trattazione di questo interessantissimo insediamento e attraversiamolo fino a raggiungere il cuore del Sestiere.
Questo consiste nei paralleli (in ordine da sud a nord) Rii della Misericordia*, della Sensa e Sant'Alvise, che consiglio di percorrere ciascuno lungo entrambe le fondamenta: è la parte di Venezia - insieme con alcune aree di Dorsoduro e l'estremità orientale di Castello - conservatasi ancora sufficientemente autentica, con scene di quotidianità negate alle direttrici segnalate dai cartelli gialli "San Marco", "Rialto" e "Accademia" affollate dal turistame a catena di montaggio.
Si può cominciare percorrendo la Fondamenta degli Ormesini sul Rio della Misericordia: oltre ad alcuni caratteristici camini*, merita attenzione il bellissimo arco della Madonna della Misericordia* che sovrasta il varco di ingresso alla Corte Nova sulla quale si affacciano le case che la confraternita fece edificare per i poveri (dal che anche il nome). Giunti al Canale della Misericordia, svoltiamo a sinistra sul Campo dell'Abbazia*, percorriamo un breve tratto della relativa Fondamenta sul Rio della Sensa, prendiamo a destra per Corte Vecchia e in breve ci si para davanti una delle vedute* magiche sulla laguna nord di Venezia: al di là della sacca della Misericordia e del Canale delle Fondamenta Nuove, si allineano l'isola di Murano e, più vicina, quella di San Michele che ospita il cimitero; sul lato alla nostra sinistra della Sacca, il Palazzo Contarini e, proprio sull'angolo, il Casino degli Spiriti (vedi curiosità).
Costeggiamo lungo la Fondamenta Gasparo Contarini il Rio della Madonna dell'Orto (che più oltre prenderà il nome di Rio di Sant'Alvise) fino a raggiungere il Campo e la Chiesa della Madonna dell'Orto*, il più completo esempio rimasto in città di chiesa gotica quattrocentesca. Tra gli spunti di interesse, spiccano all'interno i dipinti del Tintoretto, di Cima da Conegliano e di Palma il Giovane; rimarchevoli anche l'orientaleggiante campanile a cupola e l'attiguo chiostro, mentre è di grande suggestione la facciata al tramonto, quando il mattone che la costituisce sembra accendersi di luce propria.
Passati sull'opposta fondamenta, eccoci al complesso di Palazzo Mastelli e Campo dei Mori, autentica miniera di bizzarrie (vedi curiosità).
Ci riportiamo al Rio e alla Fondamenta della Misericordia e tramite un ponte raggiungiamo la Fondamenta di San Felice e l'omonimo Rio. Qui fa mostra di sé il Ponte privato Chiodo*, il solo ponte senza sponde rimasto in città; l'unico altro esempio in laguna è il Ponte del Diavolo sull'isola di Torcello.
Si guadagna in breve l'ampia Strada Nova, dalla quale una breve deviazione sull'omonima Calle porta all'attracco della Ca' d'Oro: da qui si ha una bella veduta sulla riva opposta del Canal Grande, con la sfilata di edifici che vanno da Ca' Pesaro all'elegante loggia della Pescheria di Rialto.
Si prosegue fino all'animato Campo dei SS. Apostoli, si scavalca con un ponte il Rio dei Santi e ci troviamo sulla Salizzada San Giovanni Grisostomo; pochi metri dopo l'omonimo ponte, un portichetto conduce a una delle perle nascoste di Venezia, il Campiello del Remer*: affacciato sul Canal Grande, è un piccolo spaziio urbanistico di grande equilibrio, con una vera da pozzo cubica e un'elegante scala che porta al piano superiore sormontando quattro arcatelle che ne assecondano la pendenza.
Tornati in breve sulla Salizzada, fra la Chiesa di San Giovanni Grisostomo e il Teatro Malibran, incontriamo l'altrettanto affascinante Corte Morosina e a poca distanza le due Corti (Prima e Seconda) del Milion, così dette perché vi prospettava la casa natale di Marco Polo.
Questa è una zona di particolare interesse per i fotografi, che troveranno spunti a iosa dall'intrico di rii e ponti che offrono scorci sempre cangianti nelle diverse ore della giornata. Fra questi, raccomando lo scorcio del Palazzo Soranzo - Van Axel* affacciato sul Rio de la Panada, uno dei luoghi preferiti da Corto Maltese.
Imboccata la Calle Castelli, ci si schiude davanti uno dei capolavori rinascimentali della città, la Chiesa di Santa Maria dei Miracoli*. Secondo una tradizione, qui si trovava un'immagine della Vergine ritenuta miracolosa e le offerte dei fedeli avrebbero contribuito alla costruzione del tempio; e non dovevano essere pochi, visto i materiali pregiati che costituiscono la scenografica facciata, l'unica di questo tipo in città: marmi policromi, serpentini, porfidi in un'infinita gamma di sfumature. Un gioiello da ammirare in tutti i particolari.
In tutta prossimità della chiesa è situato il Palazzo Bembo-Boldù, inconfondibile per quella che è forse la scultura più singolare di Venezia: in una nicchia si erge una figura di uomo selvaggio ricoperto di pelo che rappresenta Chronos*, il signore del Tempo, con in mano un disco solare. La statua fu posta da un componente della famiglia Bembo quale segno di affermazione, tanto che la sottostante iscrizione latina suona così: "Finché girerà questo sole, Zara, Cattaro, Capodistria, Verona, Cipro, Creta, culla di Giove, faranno testimonianza delle mie azioni".
Raggiunto il vicino Campo di Santa Maria Nova, ci si immette in Calle Larga Giacinto Gallina che, come fra due quinte teatrali, regala al suo sbocco il colpo d'occhio su uno degli spazi più spettacolari della città, quello del Campo e della Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Non a caso, al tempo della Repubblica questo Campo era il più rappresentativo di Venezia dopo Piazza San Marco e vi si tenevano le onoranze funebri dei Dogi.
Però, prima di inoltrarsi nel campo dopo avere scavalcato il Ponte Cavallo, merita una digressione percorrendo tutta la Fondamenta dei Mendicanti sul Rio omonimo. Al termine, saremo alle già note Fondamenta Nuove, dalle quali apprezzeremo un'altra bellissima veduta verso Murano e San Michele; degno di nota, sulla Fondamenta opposta del Rio, uno squero* (cantiere in cui si costruiscono le gondole), uno dei pochissimi rimasti in città.
Possiamo ora dedicarci con calma alle meraviglie che abbiamo di fronte. Entrati nel tempio, si ha più la sensazione di essere in un museo che non in una chiesa: consacrata nel 1430 e appartenente ai frati domenicani, annovera al suo interno una serie incredibile di capolavori, quali il monumento al Doge Pietro Mocenigo di Pietro Lombardo, quello all'eroe Marcantonio Bragadin, il polittico di San Vincenzo del Bellini, le stupende vetrate policrome (solo per riportarne qualche esempio).
All'esterno si staglia imponente il monumento equestre in bronzo a Bartolomeo Colleoni, opera del Verrocchio e da molti reputato il più bello del mondo, la cui storia merita di essere conosciuta (vedi curiosità). Sul lato destro della chiesa, caratterizzato dalle absidi laterali, si estende un vivace spazio nel quale si può indugiare immergendosi nella quotidianità veneziana: gente che passa, bambini che giocano, panchine sotto gli alberi, alcuni caffè in cui prendersi una sosta (consiglio il gelato di Rosa Salva).
Manca ancora la ciliegina finale sulla torta, ma bastano pochi minuti per coglierla. Sul lato del Campo opposto alla Chiesa imbocchiamo la Corte della Madonna sbucando dopo pochi metri sulla breve Fondamenta dei Felzi, giriamo a sinistra, tralasciamo il ponte di ferro e di nuovo a sinistra ci infiliamo in una piccola corte silenziosa con vera da pozzo al centro, una scala che porta al piano alto, una meridiana sul muro e un passaggio a volta che dà su un piccolo rio: è la Corte Botera, che è da identificare con la Corte Sconta* detta Arcana, dalla quale prende le mosse una delle più avvincenti avventure di Corto Maltese (ricordiamo che in veneziano "sconto" significa "nascosto"). Un vero angolo d'incanto e uno dei luoghi più emblematici dell'immaginario prattiano, che conclude degnamente il nostro itinerario sulle orme del grande affabulatore veneziano e del suo straordinario personaggio.

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