Alla ricerca del Conte

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Alla ricerca del Conte

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Contributo di Marina Zenobio
da "La nuova ecologia"


E' il silenzio che colpisce oltremodo al momento dello sbarco sull'isola di Montecristo, un silenzio innaturale che mette quasi a disagio chi arriva dalle metropoli.
Nel raggio di un miglio marino (1852 metri) intorno all'isola non vi è traccia di natanti, nessun rombo di motoscafo, nessuna boa a segnalare la presenza di un sub, nessun bagnante.
L'alone di mistero che avvolge l'isola del leggendario Conte, nato nell'Ottocento dalla fantastica penna di Alexandre Dumas, sembra non si sia mai dileguato.
Nel 1971 Montecristo è stata dichiarata riserva naturale integrale dal Ministero delle Politichee Agricole e Forestali: per visitarla è necessaria un'autorizzazione che viene rilasciata generalmente per motivi di studio e solo a Università, associazioni o enti di ricerca.
Ogni anno, non più di mille persone suddivise in piccoli gruppi hanno il privilegio di approdare sull'isola di Montecristo, 16 chilometri di coste e poco più di 1000 ettari di superficie gelosamente custodita dai suoi unici abitanti, due guardie forestali e due guardiani.

Fuori dal tempo
La più rupestre e selvaggia isola dell'Arcipelago Toscano si affaccia su uno specchio d'acqua turchese che sembra incantato. Appare così, in una calda domenica di fine estate, la piccola catena montuosa e granitica dell'isola di Montecristo, la cui vetta più alta di Monte Fortezza non supera i 650 metri, mentre Belou, la motonave di capitan Giovanni noleggiata per l'occasione dall'associazione Wild viaggiatori di natura, ormeggia a Cala Maestra, unico approdo su un'isola le cui coste sembrano rocce ciclopiche instabili che da un momento all'altro potrebbero precipitare.
Poco meno di 50 chilometri la separano dall'Elba, poco più di 60 dall'Argentario, ma qui il tempo si ferma. Inutile mandare una foto via MMS: i cellulari non prendono, nessuno per fortuna ha in dotazione un satellitare, per quattro ore sarà pace assoluta.
Prima di scendere dalla Belou, il direttore dell'associazione ambientalista Wild, Nino Martino, che ha curato l'organizzazione dell'escursione riservata a un gruppo di 40 soci, raccomanda il rispetto per quel paradiso, di non fumare e non fare il bagno.
Una stretta e profonda valle, ombreggiata da pini di Aleppo e pini domestici, unici alberi di tutta l'isola che dominano Cala Maestra, conduce il gruppo alla Villa Reale fatta costruire intorno alla metà dell'Ottocento dall'allora proprietario dell'isola, l'inglese Watson-Taylor. Poco più in là c'è la casa dei riservatissimi (e da qualcuno invidiati) guardiani.
Una breve sosta per dare il tempo alle guide ambientali della Cooperativa Pelagos di dividerci in due gruppi: i più esperti di camminate in montagna seguiranno una delle guardie forestali sul sentiero verso la Grotta del Santo e poi sulla cima, dove si intravedono i ruderi dell'antico monastero.
Un secondo gruppo seguirà l'altra guardia forestale verso la località Belvedere a 145 metri sul livello del mare.
Qualcuno con al seguito bambini troppo piccoli per arrampicarsi decide di aspettare in pineta, comodamente seduto a godere del fresco e del panorama.
Per arrivare alla Grotta del Santo c'è da arrampicarsi per due ore, tra rosmarino, eriche ed elicriso; in aluni punti è necessario sorreggersi alla corda d'acciaio fissata al granito. C'è chi rinuncia e torna indietro, ma alla fine la maggior parte del gruppo riesce a raggiungere quel luogo, dove tanti ex-voto sono stati lasciati per chiedere o rendere grazie a San Mamiliano, vescovo di Palermo che nel 455, cacciato dalla Sicilia con altri religiosi, trovò rifugio sull'isolotto.
Dalla Grotta del Santo la mulattiera conduce alle rovine dell'antico monastero, distrutto a varie riprese dalle scorribande di pirati alla ricerca del mitico tesoro nascosto dai frati. Si trova a 345 metri di quota, nella località chiamata il Convento dove, quando si arriva, si resta senza fiato e non solo per la fatica.
Da lì, tornare a Cala Maestra è una "passeggiata" lungo un percorso un po' più ripido ma sicuramente più veloce.

Fra rettili e berte
La guardia forestale, guida preziosa, fa rumore fra i cespugli per allontanare eventuali rettili, ben rappresentati sull'isola dalla vipera di Montecristo, il biacco e la lucertola. Le capre selvatiche, probabilmente portate sull'isola dai Fenici, osservano gli insoliti ospiti da lontano: assomigliano agli stambecchi, vivono e si riproducono solo su quest'isola.
Le berte minori volano verso i nidi fra le rocce; si dice che di notte questi uccelli emettano dei suoni simili a lamenti e la leggenda racconta che fu il canto delle berte minori a ingannare Ulisse, convinto che fosse il richiamo delle sirene.
Sotto la guida della Sovrintendenza dei beni culturali e ambientali, nella ex Villa Reale è in stato di allestimento un piccolo museo naturalistico, con un acquario e diverse collezioni che illustrano la fauna e la flora presenti sull'isola e nei fondali marini.
Nel 1988 il Consiglio d'Europa ha attribuito a Montecristo il Diploma Europeo, un riconoscimento internazionale concesso dopo severi sopralluoghi e con la garanzia, da parte delle istituzioni italiane, di un impegno serio per la sua conservazione. Una buona ragione per accettare, senza rammarico, le molte difficoltà burocratiche che deve superare chi avesse il desiderio di visitare l'isola di Montecristo.
Vale in ogni caso la pena di farlo, per diventare spettatori di un luogo intatto e meraviglioso.

Come arrivare
Per ottenere l'autorizzazione è necessario, con largo anticipo, mettersi in lista presso l'Ufficio Amministrazione Foreste Demaniali di Follonica (tel. 056640019) o tenersi aggiornati sui viaggi dell'Associazione Wild (vedi link sotto).
Con l'aliscafo da Livorno si raggiunge Cala Maestra, unico punto di approdo, dopo circa tre ore di navigazione.

Una gita "in punta di piedi" sull'isola di Montecristo

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