Isole Faroe, surreale realtà

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Isole Faroe, surreale realtà

Sarà difficile dimenticare il benefico senso di pace che le Isole Faroe sanno trasmettere, l’impressionante quantità di pecore, che non hanno mai smesso di stupirci per l’irriverenza e la placidità, di uccelli e di bambini, che sono incredibilmente tanti, tantissimi, nonché bellissimi. Panorami che tolgono il fiato e che ti fanno sentire piccolo di fronte alla grandezza della natura, il senso perenne di incertezza legato alle condizioni climatiche, il silenzio di alcuni luoghi, dove per un attimo ci si sente davvero esclusi dal mondo, quello reale, quello che conoscono tutti, e si entra a far parte di una dimensione surreale, privilegio di pochi, che qui custodiscono gelosamente e con grande orgoglio.

La nostra guida
Faroe Islands. The Bradt Travel Guide. Edition 1, in inglese. La guida è un po’ datata (novembre 2004), ma le informazioni di carattere generale si sono rivelate ancora valide, mentre per quanto riguarda quelle pratiche (collegamenti fra le isole, alloggi, ristoranti) in quattro anni le cose sono cambiate. La guida è stata aggiornata di recente con la seconda edizione (luglio 2008), che però noi non abbiamo acquistato.
Una volta in loco, abbiamo fatto incetta di brochures turistiche e mappe, gratuite. Da non dimenticare il libretto con gli orari dei traghetti, indispensabile per programmare le escursioni sulle isole raggiungibili solo via mare.

Valuta
Circolano sia le corone danesi sia quelle locali, di pari valore. Attualmente, una corona vale circa 0,13 euro. Circolano anche gli euro, anche se in misura minore. Abbiamo visto turisti pagare i traghetti in euro e noi stessi li abbiamo utilizzati per saldare il soggiorno a Mykines, con l’inconveniente, però, di perderci con il cambio.
Le carte di credito sono accettate pressoché ovunque, così come i bancomat (circuito Maestro).

La lingua
Non sforzatevi di capirla, è una partita persa in partenza. Come tutte le lingue scandinave, la pronuncia per noi risulta incomprensibile, anche se alcune parole, essendo il faroese di origine germanica, possono avere una certa assonanza con l’inglese e il tedesco. In ogni caso, il problema dell’incomprensione non si pone, visto che l’inglese è diffusissimo e parlato da tutti.

Documenti d’ingresso
Il grande punto interrogativo della vacanza, anche adesso che si è conclusa. Stando alle informazioni ricevute prima della partenza dall’Ufficio del Turismo Danese e dal Consolato Generale di Danimarca a Milano, da aprile 2008 è necessario il passaporto, mentre per l’Ambasciata di Danimarca a Roma resta sufficiente la carta d’identità valida per l’espatrio. Noi eravamo muniti di passaporto, ma, una volta sbarcati a Vágar, abbiamo visto una ragazza italiana presentare la carta d’identità senza problemi.

Quando andare
Il periodo migliore è quello estivo, da giugno ad agosto, quando le condizioni climatiche sono più clementi (le temperature si sono aggirate sui 13/15°C, con punte più alte, ma anche più basse, in un paio di giornate) e i collegamenti con le isole più frequenti. Siamo rimasti per buona parte del mese di agosto e ci siamo accorti di come le cose cambino in fretta col passare dei giorni. In particolare, i pulcinella di mare diminuiscono gradualmente di numero e i colori del paesaggio si modificano, con l'erba che in alcuni punti comincia ad ingiallire, in altri viene tagliata in vista dell'inverno (per sfamare gli animali). Per godere al meglio dei simpatici pennuti e del verde delle isole, insomma, badate al periodo di viaggio.
Ci hanno raccontato che qualche temerario che visita le isole in inverno si trova, spinto dalla curiosità di sperimentare in prima persona il cattivo tempo e le furie oceaniche.Un arcipelago sperduto nell’oceano Atlantico, 18 isole custodi di leggende e tradizioni, dove la natura è ancora padrona di dettare le proprie regoleCom’è prevedibile, il tempo è molto variabile. Dalla t-shirt di cotone alla felpa in pile, conviene avere con sé un bagaglio che copra le più disparate situazioni meteorologiche. Indispensabili la giacca e i pantaloni antivento, perché spesso il vento non dà proprio tregua, e un paio di scarpe comode, antiscivolo e resistenti all’acqua. Abbiamo avuto bisogno di guanti e cappello: pensavamo fossero un’esagerazione, ma alla fine siamo stati costretti ad acquistarli lì.
Consiglio di non riempire al massimo la valigia e di lasciare lo spazio per i rinomati capi d’abbigliamento in lana: difficile resistere alla tentazione di acquistare anche solo un caldo e morbido cappello.
DIARIO DI VIAGGIO

Lunedì 4 agosto 2008
Giornata in buona parte dedicata al viaggio e che inizia prestissimo. Sveglia attorno alle 3 del mattino per arrivare all’aeroporto di Orio al Serio (BG) in tempo per il nostro volo Ryanair, in partenza alle 6:40 con destinazione London Stansted. Da qui ripartiremo alle 14:55 e alle 17, finalmente, toccheremo il suolo faroese. Ripresici dall’escursione termica, recuperiamo le valigie e la nostra auto a noleggio e iniziamo la nostra avventura!
I pochi km che ci separano dalla nostra meta, l’ostello, ci permettono di entrare subito in contatto con il clima rilassato delle isole. Il traffico è scarso e le pecore, che ci sembrano già tantissime, la fanno da padrone, intente a ruminare sui prati oppure, con flemmatica noncuranza, sul ciglio della strada.
Il tragitto lungo la strada 40 ci regala i primi scorci: SØRVAGSVATN, il lago più grande delle Faroe, e i villaggi di Vatnsoyrar, Miðvágur e Sandavágur sfilano sotto i nostri occhi impazienti di cogliere il maggior numero possibile di dettagli. Così simili tra loro per la loro struttura, i villaggi di queste isole finiranno per diventare una gradevole e rassicurante abitudine.
Non avevo stampato la mappa per raggiungere l’ostello, che a dire il vero non ha un indirizzo preciso, ma impariamo subito che non è fondamentale e che tutto si trova con relativa facilità.

Martedì 5 agosto 2008
La giornata è dedicata all’esplorazione di Vágar, la terza isola delle Faroe per dimensioni.
Percorrendo a ritroso la strada 40, ci spingiamo fino a nord per arrivare a GÁSADALUR, ultimo avamposto dell’isola. Il villaggio è davvero piccolo e in passato ha rischiato l’isolamento, a causa della mancanza di una strada di collegamento con il resto dell’isola. La costruzione di un tunnel, inaugurato nel 2006, ha scongiurato il pericolo dello spopolamento. Punto distintivo del villaggio, la mancanza di una chiesa. Le funzioni religiose qui sono officiate all’interno della scuola.
Tornando indietro, facciamo il nostro ingresso a BØUR, gioiello di villaggio con uno straordinario panorama.
La strada 452 che collega i due villaggi offre una vista impagabile sulla misteriosa Mykines, spesso sovrastata da una coltre di nuvole, e sugli scenografici isolotti disabitati di Tindhólmur e Gáshólmur.
Seguendo i consigli della guida, ritorniamo sui nostri passi in direzione sud e deviamo per Vatnsoyrar, l’unico villaggio delle Faroe a non avere un accesso diretto sul mare. Il villaggio in sé non offre niente di particolare, ma occorre oltrepassarlo per arrivare al lago FJALLAVATN.
La strada ad un certo punto si interrompe e bisogna proseguire a piedi. In circa mezz’ora, si raggiunge questo vasto lago circondato dai monti. Il silenzio qui regna sovrano.
Non proseguiamo oltre, torniamo invece alla macchina e da qui alla nostra base, SANDAVÁGUR, pittoresco villaggio caratterizzato dalla chiesetta bianca col tetto rosso. Un buon punto di osservazione del paese, è la via sopraelevata che domina l’abitato. Percorrendola in tutta la sua lunghezza, e poi proseguendo a piedi per alcuni minuti, si raggiunge un buon punto d’osservazione del TRØLLKONUFINGUR (il dito della strega), il caratteristico faraglione onnipresente nelle foto dell’isola. Secondo un’antica leggenda, il picco è stato scalato solamente una volta, nella prima metà dell’Ottocento, da un giovane faroese che voleva rendere omaggio al principe in visita alle isole e che qui morì tragicamente.

Mercoledì 6 agosto 2008
E’ subito tempo di andare a Mykines, che si rivelerà una delle nostre isole preferite. Niels, il proprietario dell’ostello, si era offerto di prenotarci il traghetto e ha trovato due posti disponibili per oggi.
Dal punto di vista meteorologico, la giornata si prospetta meravigliosa, e così sarà. I locali diranno che una giornata calda come quella di oggi è cosa rara.
Il traghetto per Mykines parte dal porticciolo di Sørvágur e il viaggio dura circa 45 minuti. Il traghetto è prenotabile (tel. 34 30 00, uffici della compagnia di navigazione) e consiglio caldamente di farlo perché è una delle escursioni più gettonate.
Lo spettacolo incomincia già lungo il tragitto, che con nostra immensa gioia prevede il passaggio tra gli isolotti TINDHÓLMUR e GÁSHÓLMUR, di dimensioni ridicole rispetto alle altre isole, ma davvero imponenti dalla nostra piccola imbarcazione. È anche un’ottima occasione per ammirare il profilo dell’isola di Vágar.
Ad accogliere i turisti che sbarcano sull’isola, il piccolo e caratteristico abitato di MYKINES, che al momento conta 12 abitanti. Non c’è nulla, a parte una manciata di case e una guesthouse che fa anche da punto di ristoro e che viene subito presa d’assalto dai turisti.
Il tempo di permanenza sull’isola è di circa sei ore, visto che il traghetto riparte intorno alle 17. Con le ore a disposizione si raggiunge la punta occidentale dell’isola, contraddistinta dal faro. Il percorso prevede una camminata di circa un’ora e mezza ed è abbastanza facile, a parte alcuni punti in salita leggermente impervi.
Dopo un rapido giro tra le case del villaggio, iniziamo la camminata verso il faro. In realtà, almeno per questa volta, al faro non ci arriveremo: storditi dalla quantità incredibile di pulcinella di mare che nidificano qui, finiremo per trascorrere tutto il tempo a nostra disposizione nei pressi del ponte che collega i due isolotti che costituiscono Mykines, a metà percorso, dove il numero dei buffi volatili è maggiore. Poco male, avremo modo di tornare…

Giovedì 7 agosto 2008
Giorno nuovo, isola nuova: grazie al tunnel sottomarino che le collega dal 2002, in pochi minuti abbandoniamo l’isola di Vágar per passare su quella di Streymoy. Sbucati in superficie, ci troviamo di fronte ad un bivio: seguire la strada verso nord, in direzione Vestmanna, oppure in senso opposto verso la capitale.
Per oggi ci siamo prefissati di visitare il complesso di Kirkjubøur, quindi imbocchiamo la strada verso sud, non prima di una veloce sosta alla spiaggia spazzata dal vento del villaggio di Leynar.
Il sito medievale di KIRKJUBØUR, a mezz’ora di strada da Tórshavn, comprende una storica fattoria (Roykstovan), le mura dell’antica cattedrale (Magnus) e una piccola chiesa del dodicesimo secolo (Ólavskirkjan), dalla quale parte la nostra visita.
Per nostra fortuna la chiesa, la più antica ancora in uso di tutte le Faroe, è aperta, cosa che non capiterà spesso nel nostro girovagare. Dalla chiesa un piccolo sentiero acciottolato porta alla fattoria e alle rovine della cattedrale.
L’ingresso alla fattoria è a pagamento (30 DKK), ma non c’è nessun controllo e si lasciano i soldi in un’apposita cassettina. Essa rappresenta la casa in legno ancora abitata più vecchia d’Europa. I locali visitabili, separati da un piccolo corridoio con una bella scala in legno al centro, sono due: la sala principale, dove si viveva, mangiava e ci si ritrovava intorno al fuoco, e la sala che fungeva da studio. Le stanze sono ben conservate e rendono bene l’idea sulle abitudini e sulle condizioni di vita di un tempo, con molte suppellettili esposte in ogni dove.
Di fronte alla fattoria ci sono i resti della cattedrale gotica. Purtroppo al momento sono in parte coperti da un’impalcatura a causa dei lavori di ristrutturazione, necessari per preservare il complesso dall’usura del tempo e delle intemperie.
Lasciamo Kirkjubøur per ritornare in direzione di Tórshavn, non prima di esserci fermati in ogni punto possibile a scattare foto a più non posso: notevole la vista sulle isole di Koltur ed Hestur dalla strada 54, che poi diventa la strada 536.
Oggi ci dedicheremo alla visita della città, ma soprattutto incontreremo per la prima volta Ólavur, un ragazzo faroese conosciuto via internet durante i mesi che hanno preceduto il viaggio e col quale siamo sempre rimasti in contatto, anche grazie alla passione per la fotografia che accomuna lui e Alessio.
Il primo approccio con TÓRSHAVN non poteva che essere con il brulicante porto, dove barche da turismo, ma soprattutto da lavoro, trafficano e scaricano a tutte le ore. Il porto è diviso in due da una piccola penisola: da una parte Eystaravág, la porzione di porto commerciale dove attraccano le grandi navi e da dove partono i traghetti di linea, dall’altra Vestaravág, l’attracco delle barche private.
Eystaravág è dominata da Skansin, il forte del 1500 posto a protezione della città, dal tradizionale faro bianco e rosso e dall’inconfondibile profilo di Tinganes, la parte vecchia della città con l’agglomerato di case in legno rosso e gli immancabili tetti in erba. E’ davvero gradevole perdersi nei vicoli, sbirciare nelle case e con un po’ di fortuna assistere alle operazioni di mantenimento dei tetti.
Da Tinganes, ci si ritrova direttamente alla Havnar kirkja, la cattedrale della città. Come capiterà ogni volta, l’interno dell’edificio ci stupisce per la sua semplicità, che nulla toglie alla solennità del luogo. Tutto è in legno, lo sfarzo cui siamo abituati non esiste e ci colpiscono molto i modellini delle navi che si alternano ai lampadari lungo la navata centrale.
Alle 18 ci dirigiamo al pub Café Natúr, nell’attesa di incontrare Ólavur. L’incontro, dopo mesi passati a scambiarci email, è davvero piacevole.

Venerdì 8 agosto 2008
Sotto un cielo minaccioso, ci spostiamo su Streymoy in direzione est: oggi ci dedicheremo alle isole nord occidentali che sono raggiungibili senza traghettare: Borðoy, Viðoy e Kunoy.
Tagliamo in lunghezza l’isola di Streymoy fino a Kollafjørður, risaliamo verso nord fino a quando non incontriamo la deviazione per il ponte che la collega a quella di Eysturoy. Invece di seguire le indicazioni per Klaksvík, decidiamo di allungare il percorso spingendoci ancora più a nord, la parte più scenografica e spettacolare. La scelta si rivelerà azzeccata grazie ai panorami mozzafiato che si aprono davanti ai nostri occhi: la strada che porta ad Eiði costeggia Streymoy e sale a mano a mano che ci si avvicina al nucleo centrale dell’isola, occupato delle imponenti cime dei picchi SLÆTTARATINDUR, VAÐHORN e GRÁFELLI, nessuno più basso di 700 metri. Da qui si ha una bella visuale sui faraglioni RISIN OG KELLINGIN (il gigante e la strega), che, secondo un’antica leggenda, altro non sarebbero che due giganti provenienti dall'Islanda pietrificati dal sole mentre tentavano di trascinare le isole verso nord.
La strada ad un certo punto si biforca e noi ignoriamo l’indicazione per Gjógv e proseguiamo verso Funningur e il suo fiordo, il FUNNINGSFJØRÐUR. Il panorama qui è davvero da cartolina.
A Leirvík imbocchiamo l’altro tunnel sottomarino, quello che porta a Klaksvík, sull’isola di Borðoy. Il tunnel è stato aperto nel 2006, quindi la nostra guida, più vecchia, ancora non lo riporta.
KLAKSVÍK, la seconda città delle Faroe, è la più importante dell’isola, che non ha molto da offrire in termini di villaggi pittoreschi rispetto alle isole occidentali. Troviamo il centro abbastanza caotico e affollato, con alcune strade chiuse e deviazioni. E’ in programma un importante evento musicale che ogni anno richiama a Klaksvík molte persone, i prati sono punteggiati di tende e di ragazzi che bivaccano.
Su queste isole facciamo la nostra conoscenza con le famigerate gallerie faroesi: sono strette, ad una corsia con senso di marcia alternato, senza illuminazione e leggermente claustrofobiche, ma col tempo ci si abitua.
Merita una visita l’isola di Viðoy nella parte più settentrionale, in corrispondenza del grazioso villaggio di VIÐAREIÐI. Insieme a Hvannasund, Viðareiði è l’unico insediamento urbano dell’isola e si trova in prossimità delle vertiginose e imponenti scogliere di ENNIBERG. Ci sarebbe piaciuto vederle dalla barca, Ólavur stesso la ritiene una delle escursioni più belle, ma abbiamo scoperto che Alpha Pilot, la compagnia di navigazione che se ne occupa, ha temporaneamente sospeso l’attività.
Ripercorriamo a ritroso il nostro cammino e, una volta sull’isola di Borðoy, seguiamo le indicazioni per l’isola di Kunoy e per l’omonimo villaggio. Sicuramente suggestiva la posizione di KUNOY, con le sue case che si affacciano sul KALSOYARFJØRÐUR e offrono un bel panorama dell’isola dirimpettaia, Kalsoy.
In serata, nel fare ritorno a Vagar dopo la cena a Tórshavn, facciamo la scoperta di una strada alternativa alla strada 50: la panoramica strada 10 offre una vista spettacolare di Streymoy dall’alto.

Sabato 9 agosto 2008
Continua l’esplorazione dell’isola di Streymoy. Dopo una deviazione in direzione Vestmanna per visitare il villaggio di KVÍVÍK, famoso per il ritrovamento di un insediamento vichingo nei pressi della chiesa, ritorniamo sui nostri passi in direzione Tórshavn per una serie di scatti panoramici nei dintorni della capitale. Ora che la conosciamo, la strada 10 diventa un passaggio obbligato per le nostre scorribande verso sud.
Nel pomeriggio facciamo la conoscenza di SAKSUN, pittoresco villaggio a nord di Streymoy, uno dei più visitati di tutte le isole. Vale la pena anche solo percorrere la strada per arrivarci: una corsia unica che, costeggiando il fiume, serpeggia fra dolci e idilliache colline, in salita e in discesa. A completare il quadro, la deliziosa chiesetta in legno che domina una piccola baia e che campeggia in tutte le cartoline del luogo. Quando la marea è bassa, l'acqua si ritira e con una passeggiata di mezz'ora si arriva al mare aperto. Peccato per il forte vento, che per questa volta ci fa rimandare la discesa alla laguna.

Domenica 10 agosto 2008
Causa tempo pessimo, ci muoviamo solo attorno alle 11 per concludere l’esplorazione della parte settentrionale dell’isola di Streymoy. La giornata di oggi ci regalerà la scoperta di quattro villaggi che sono delle vere e proprie perle.
Il primo villaggio presso il quale ci fermiamo lungo la strada 594 è HALDARSVÍK. Il profilo del villaggio è inconfondibile, visto che è l’unico di tutte le Faroe ad ospitare una chiesa ottagonale. Purtroppo non possiamo visitarla all’interno perché è chiusa, anche se le vetrate ci permettono di sbirciare al suo interno.
Il villaggio è deserto e lo giriamo con molta calma, senza perderci la sua visuale dal piccolo porto.
Proseguiamo verso nord e giungiamo in prossimità di Tjørnuvík, buon punto di osservazione dei faraglioni Risin og Kellingin.
TJØRNUVÍK è uno dei nostri villaggi preferiti. Ci arriviamo dopo un bell’acquazzone, non c'è un'anima in giro, poi pian piano dalle case comincia ad uscire qualche persona e viene aperta una minuscola caffetteria (Lítla Café). Troviamo anche un piccolo bazar gestito da una signora gentilissima che non parla inglese e quindi comunichiamo a gesti. Vende di tutto: bottoni, francobolli, bolle di sapone, pettini, ma anche vestiario in lana faroese e facciamo scorta di sciarpe e cappelli. Con nostra grande sorpresa, ci lascia in negozio da soli e ci fa capire di chiamarla una volta scelti gli acquisti. Nell’attesa lei avrebbe aspettato a casa, al piano di sopra.
Terminata la fase degli acquisti, riprendiamo la strada 594 e ci spostiamo sull’isola di Eysturoy, in direzione Gjógv.
GJÓGV è uno dei villaggi più visitati delle isole Faroe e non è difficile capire il perché: il suo porto naturale e il laghetto al centro del paese sono davvero suggestivi. Anche qui troviamo un negozio di souvenir, ma molto più organizzato e turistico rispetto a quello di Tjørnuvík.
La nostra giornata si conclude ad EIÐI, tra i quattro forse il villaggio meno bello, ma che merita comunque di essere visto, se non altro per la posizione molto panoramica. Vale la pena spingersi fino alla fine del paese, verso il laghetto dei cigni. Da qui si ha un’ottima prospettiva del paese.

Lunedì 11 agosto 2008
Pensavamo di visitare l’isola di Nólsoy, ma anche oggi la giornata inizia con la pioggia e il vento rende il mare un po’ troppo agitato per i nostri gusti. Decidiamo quindi di dedicarci alla visita della parte meridionale dell’isola di Eysturoy, la parte che ci ha entusiasmato meno.
Scendiamo lungo lo SKÁLAFJØRÐUR, il fiordo più lungo di tutte le isole, in direzione Strendur e, arrivati alla punta, risaliamo lungo la strada 669, che termina nei pressi del pacifico villaggio di SELATRAÐ.
Al ritorno ci fermiamo a Strendur, alla ricerca del lanificio indicato sulla guida. E’ incredibile come a distanza di quattro anni le istruzioni della guida siano ancora precisissime: un edificio di cemento grigio con un tetto di alluminio, nei pressi del vecchio porto, sulla strada principale che attraversa il villaggio, con il negozio situato in un vecchio edificio adiacente, dipinto di giallo, che non ha insegna. E’ esattamente quello che troviamo. Ci rimarremo una mezz’oretta e, com’era prevedibile, non usciamo a mani vuote.
Risaliamo lo Skálafjørður e lo percorriamo dal versante opposto, verso sud. Più si scende e più si nota l’urbanizzazione di quest’area, la seconda per estensione e per densità di popolazione dopo quella di Tórshavn.
Quello che non ci piace è la vicinanza dei paesi, peraltro alquanto moderni, che finisco per rappresentare un unico grande agglomerato urbano.
Anche la deviazione verso il villaggio di Lambi non ci soddisfa, per cui, dopo aver visitato il vasto e ventoso altopiano con gli imponenti impianti eolici, ritorniamo sui nostri passi.
La penultima tappa della giornata è il brulicante porto di FUGLAFJØRÐUR, fondamentale per i traffici commerciali delle isole, ma che in ogni caso conserva un aspetto pittoresco.
Concludiamo la visita di Eysturoy con i villaggi di HELLUR e OYNDARFJØRÐUR, posti quasi uno di fronte all’altro nel piccolo fiordo, e di ELDUVÍK, uno dei meglio conservati. Una manciata di case in legno, colorate e ben curate, poste in un contesto paesaggistico molto suggestivo.

Martedì 12 agosto 2008
La giornata di oggi è dedicata alla visita dell’isola di SANDOY. Di buon mattino raggiungiamo il porto di Gamlarætt, a sud di Streymoy e in mezz’ora di navigazione raggiungiamo Skopun. Sbarchiamo e percorriamo la strada 30 fino al villaggio di Sandur.
Il primo approccio con l’isola è decisamente positivo, sia perché vediamo finalmente sparire la nebbia che non ci dava tregua dall’inizio della giornata sia perché l’isola, con le sue pendenze più dolci, rappresenta una gradevole variante alle montagnose isole settentrionali.
A SANDUR, dopo le foto di rito all’immancabile chiesa in legno, seguiamo le indicazioni per la baia di SOLTUVÍK, raggiungibile lungo una strada di campagna pressoché deserta, se non fosse per le immancabili pecore che sono parte integrante del paesaggio. Nonostante la guida descriva la baia come uno dei punti più belli delle isole, non rimarrà tra i nostri luoghi preferiti.
Ritornati a Sandur, ci spostiamo sul versante occidentale dell’isola proseguendo sulla strada 30 e inaspettatamente, una volta superato il versante, ci ritroviamo di nuovo immersi nella nebbia. Il fatto che sulla stessa isola si riescano a trovare condizioni meteorologiche completamente opposte continua a stupirci.
Dei tre paesi che passeremo in rassegna – Skálavík, Húsavík e Dalur – DALUR è quello degno di nota che merita una visita.
Su questo versante dell’isola si dovrebbero trovare i pulcinella di mare e lo chiediamo ad una signora del villaggio. Lo conferma e si offre di mostrarci il punto esatto dove dovremmo trovarli. Lungo il tratto di strada che collega Húsavík e Dalur, ci fermiamo più volte e ce li indica sulle scogliere sottostanti. Purtroppo, oltre ad essere pochi, la nebbia che continua a salire non ci aiuta a vederli chiaramente, quindi dopo un po’ ce ne andiamo, comunque soddisfatti.
Ripercorriamo in senso inverso la strada 30 e facciamo un rapido giuro a Skopun, nell’attesa che arrivi il traghetto del ritorno.
A conclusione della giornata, avremmo visitato volentieri la casa museo di Sandur (30 DKK), ma scopriamo che è aperta solo la domenica pomeriggio. Abbiamo interpretato un cartello all’ingresso e ci pare di aver capito che le visite negli altri giorni sono possibili, previa prenotazione ai numeri di telefono indicati.

Mercoledì 13 agosto 2008
Mykines, ancora! Questa volta, però, partiamo con un obiettivo preciso: fermarci a dormire, qualora dovessimo trovare posto presso l’unica guesthouse dell’isola. Alle 10.20 siamo sul nostro traghetto e alle 11 in attesa di sapere se c’è una camera libera per noi. Siamo fortunati, quindi lasciamo lo stretto necessario che ci siamo portati dietro e ci accordiamo per la cena.
Ripercorriamo con molto piacere il percorso che già conosciamo, notando con una punta di rammarico che il numero dei pulcinella di mare è diminuito, anche se rimangono presenti in gran quantità. Questa volta ci dirigiamo subito in direzione del faro e da qui, oltre ad una vista superba dell’isola, sperimentiamo davvero la sensazione di essere soli e in pace con se stessi e con il mondo circostante. Ci sono poche persone: alcuni birdwatchers intenti a scrutare il cielo e gli scogli, una ragazza del posto che ha la fortuna di potersi leggere un libro in un contesto rilassante come questo, alcuni turisti come noi.
Verso le 15 rimarremo in pochi, visto che i più tornano indietro per non rischiare di perdere il traghetto del ritorno.
Alle 17 ci incamminiamo verso il villaggio: alle 19 ci aspetta la cena, che, senza sorprenderci troppo, è un piatto unico a base di pesce e verdure. Siamo in cinque a cenare: noi e i tre birdwatchers che avevamo incontrato al faro, che pernotteranno qui anche loro.
Dopo cena, mentre io crollo vergognosamente addormentata prima ancora che l’orologio segni le 21, Alessio ritorna sulle alture dell’isola per scattare foto al tramonto.

Giovedì 14 agosto 2008
Dopo la colazione e una bella chiacchierata con Esbern, il proprietario della guesthouse, che ci racconta come funziona la vita a Mykines e ci svela un po’ di segreti sui pulcinella di mare, facciamo un ultimo giro del villaggio nell’attesa che arrivi il traghetto che ci riporterà sull’isola di Vágar.
Pranziamo e ci godiamo un po’ di meritato “relax olimpico” grazie alla televisione dell’ostello e poi ci prepariamo per uscire. Alle 16.30 abbiamo appuntamento con Ólavur per il tour in barca alle falesie di Vestmanna.
Le VESTMANNABJØRGINI sono davvero imponenti e particolarmente affascinanti. Lungo il percorso, che si sviluppa tra grotte e falesie da torcicollo, si può ammirare una grande quantità di uccelli. Era una delle escursioni che attendevo con trepidazione e devo dire che le aspettative sono state ampiamente soddisfatte.
Ólavur conosce la persona che li organizza e quindi abbiamo fatto il giro solo noi tre e il nostro capitano. Davvero particolare e insolito, fuori degli schemi del solito tour, immagino. Non esagero se dico che Alessio e Ólavur hanno fatto un migliaio di foto, era tutto uno scatto unico e ci siamo soffermati a lungo nei punti più particolari e spettacolari, avendo la fortuna di poterli ammirare senza fretta. Il culmine del tour è stato l’arrampicata di Ólavur su una falesia, senza protezioni, per scattare foto dall’alto. Un pazzo!
L’escursione costa 250 DKK a persona e dura circa due ore e mezza/tre ore. È preferibile la prenotazione.

Venerdì 15 agosto 2008
L’obiettivo della giornata è la scoperta dell’isola di KALSOY, raggiungibile in traghetto da Klaksvík (isola di Borðoy). Il porto di Klaksvík è abbastanza caotico, ma riusciamo ad identificare in fretta la banchina di partenza, proprio di fronte all’ufficio del turismo.
L’isola di Kalsoy non è molto estesa ed è attraversa per il lungo da un’unica strada che collega Syðradalur, porto d’attracco del traghetto, e Trøllanes, il villaggio più settentrionale. Nel mezzo, solo altri due insediamenti – Húsar e Mikladalur – e ben cinque gallerie, le piccole e claustrofobiche gallerie faroesi.
Ci dirigiamo subito a nord e lasciamo la macchina in un parcheggio di TRØLLANES, piccolo villaggio agricolo che si affaccia sul mare e che garantisce una superba vista sulle isole di Kunoy e Viðoy. Facciamo un giro per il villaggio e scendiamo al minuscolo porto, dove le acque agitate ci regalano un affascinante spettacolo e dove, contro ogni previsione, avvistiamo una bellissima foca.
Esaurita la visita di Trøllanes, iniziamo il percorso a piedi che conduce alla punta settentrionale dell’isola, dominata dal faro rosso e bianco di Kallur. Dopo un iniziale momento di sconforto, visto che la strada è un po’ impervia e il sentiero non è tracciato, avvistiamo il faro. Rassicurati dal fatto che non stiamo camminando a vuoto, proseguiamo in un paesaggio quasi lunare e, dopo più di un’ora, arriviamo a destinazione.
La vista dal faro lascia di stucco e ripaga di qualsiasi fatica. In una giornata limpida come quella di oggi, si riescono a vedere cinque isole diverse: Kunoy, Borðoy e Viðoy da una parte, Eysturoy e Streymoy dall’altra. Perfino Risin og Kellingin si vedono nitidamente a questa distanza.
Per tornare indietro seguiamo un percorso diverso sulle alture e risparmiamo tempo rispetto all’andata.
Ritornati a Klaksvík, facciamo un giro lungo il porto, che è veramente grande, e poi seguiamo le indicazioni per una strada residenziale sopraelevata. Oltre a passare in rassegna una serie di belle case in legno, ci gustiamo la visuale della città dall’alto.

Sabato 16 agosto 2008
Doveva essere la giornata di Suðuroy, ma svegliarsi alle 5.30 per prendere in tempo il traghetto è stato impossibile. Decidiamo in ogni caso di andare a Tórshavn, il cui ufficio del turismo è diventato una tappa fissa per farci un’idea delle previsioni del tempo e per utilizzare le postazioni internet.
In tarda mattinata, avendo ormai perso qualsiasi coincidenza per le isole che dobbiamo ancora visitare, decidiamo di ritornare a Saksun, dove ci eravamo ripromessi di tornare per raggiungere il mare attraverso la piccola laguna.
Per prima cosa, però, visitiamo la chiesetta in legno, che per nostra fortuna è aperta. Avremmo voluto visitare anche la fattoria museo, ma con grande rammarico scopriamo che il periodo di apertura è finito proprio ieri (15 giugno-15 agosto, ingresso 30 DKK).
Dopo un veloce pranzo, ritorniamo quindi al villaggio e lasciamo la macchina per proseguire a piedi. Con una rilassante camminata di circa mezz’ora si arriva al mare aperto. Ce ne andremo dopo un paio d’ore, quando la marea comincia a salire.

Domenica 17 agosto 2008
La partenza si avvicina, quindi non c’è più la possibilità di temporeggiare. Di buon mattino siamo a Tórshavn, in coda per imbarcarci sul traghetto che in due ore conduce all’isola di SUÐUROY.
Non sapendo quanto tempo ci voglia per la visita dell’isola, la quarta dell’arcipelago per dimensioni, decidiamo di partire preparati e, all’occorrenza, siamo attrezzati per fermarci per la notte.
Una volta a terra, imbocchiamo la strada 20 verso sud, in direzione Vágur, anonimo porto commerciale che superiamo senza tanti complimenti, per spingerci fino al villaggio di SUMBA, più caratteristico.
La strada per arrivarci è molto panoramica, peccato che la nebbia, che ci ha accompagnato fin dal primo mattino, non pare intenzionata a lasciarci e in qualche modo ci preclude di godere al massimo del paesaggio.
Da Sumba proseguiamo per alcune centinaia di metri fino ad arrivare ad AKRABERG, il punto più meridionale dell’isola e di conseguenza di tutto l’arcipelago. L’immancabile faro rosso e bianco domina la punta dell’isola, spazzata da un vento molto forte e dalle acque agitate dell’oceano.
Percorrendo la strada a ritroso, raggiungiamo il punto opposto dell’isola, a nord. Dal villaggio di SANDVÍK si ha la vista migliore su LÍTLA DÍMUN, la più piccola (e disabitata) isola delle Faroe. Anche qui la nebbia rende difficoltosa la vista.
Scoraggiati dalle condizioni del tempo, decidiamo di visitare l’ultimo villaggio e di riprendere il traghetto per tornare a Tórshavn. FÁMJIN, insignito del riconoscimento di villaggio “clean and green”, è davvero delizioso e per i faroesi ha un’importanza particolare. All’interno della sua chiesa, infatti, è custodita, al pari di una reliquia, la prima bandiera faroese. Purtroppo per noi, la chiesa è chiusa e sbirciare dalle basse finestre non ci aiuta a localizzarla.
Lasciato Fámjin, raggiungiamo in tutta fretta il porto di Tvøroyri per prendere il traghetto del ritorno.

Lunedì 18 agosto 2008
Quest’oggi deve essere il giorno di riapertura delle scuole perché notiamo capannelli di bambini alle pensiline degli autobus oppure che marciano compostamente per i villaggi con il loro zaino in spalla.
Al mattino torniamo ancora a Saksun (Alessio vuole trovare la giusta luce per i suoi scatti), poi ci muoviamo in direzione di Tórshavn.
Per puro caso, seguiamo una deviazione della strada 10 e ci imbattiamo nel villaggio di NORÐRADALUR, ma soprattutto nella fantastica visuale dell’isola di Koltur, che da qui pare proprio vicinissima. Percorriamo tutta la strada fino alla fine e decidiamo di pranzare di fronte a cotanta bellezza.
A Tórshavn ci dedichiamo alla visita di due attrazioni che ancora ci mancano: la Norðurlandahúsið e la Vesturkirkja.
La NORÐURLANDAHÚSIÐ, la casa nordica, è un centro polifunzionale che proprio quest’anno celebra i 25 anni di attività. Ospita concerti, seminari, mostre e le visite delle delegazioni estere. O più semplicemente, è un punto di incontro cittadino, anche grazie al piccolo caffè al suo interno.
La VESTURKIRKJA, decisamente moderna e inconsueta rispetto alle altre chiese faroesi, domina la città da una collina. La sua struttura è stata oggetto di controversie e critiche fra i cittadini stessi.
Alla fine della giornata ci spostiamo a KALDBAK, celebre per la chiesa in legno che risale alla prima metà dell’Ottocento, una delle più antiche di tutte le Faroe.
Dopo cena, ritorniamo all’ostello e notiamo che le giornate si stanno accorciando, visto che comincia a fare buio prima, attorno alle 22.

Martedì 19 agosto 2008
Alle 9.30 in punto parte il traghetto che in venti minuti porta da Tórshavn alla piccola isola di NÓLSOY.
Non appena sbarcati, ci lasciamo alle spalle il porticciolo dell’omonimo villaggio passando sotto un arco costruito con due enormi ossi di capodoglio. Incontriamo veramente poche persone, forse gli abitanti stanno ancora smaltendo i postumi di una manifestazione locale che nei giorni passati ha richiamato qui molte persone, anche dalle altre isole.
Ci immettiamo sul sentiero che conduce al faro, raggiungibile con una camminata di circa due ore e mezza. Al faro, purtroppo, non ci arriveremo mai perché il sentiero non è tracciato e ad un certo punto del percorso prendiamo la direzione sbagliata. Dopo più di un’ora di cammino arriviamo ad un punto oltre al quale non possiamo proseguire, quindi decidiamo di tornare al villaggio. In seguito scopriremo il punto esatto che ci ha tratto in inganno e dove non avremmo dovuto deviare, ma proseguire dritto.
A consolarci dal fallimento della missione, un giro sul versante occidentale dell’isola, alle spalle del villaggio, dove scopriremo una colonia abbastanza numerosa di pulcinella di mare che riusciamo a vedere ad una distanza discretamente ravvicinata. Di sicuro si è trattato dell’avvistamento migliore, dopo Mykines.
Ritornati al porto, cerchiamo il monumento in pietra dedicato all’abitante dell’isola che, con la sua imbarcazione a remi, nell’estate del 1986 giunse a Copenhagen dopo una navigazione in solitaria di 41 giorni. L’imbarcazione, la Dana Victoria, è visitabile su richiesta.
Attendiamo il traghetto del ritorno presso il piccolo centro informazioni che si affaccia sul porto, che funge anche da caffetteria, dopo aver fatto un ulteriore giro per il villaggio, passeggiando tra i vicoli fino all’immancabile chiesa in legno che si affaccia sul mare.
Nólsoy è un altro degli insediamenti che ci sono piaciuti di più, grazie alla sua genuinità, al senso di tradizione che riesce trasmettere e ai pochi, ma caldi, incontri con la gente locale.
Una volta rientrati a Tórshavn, facciamo un giro per il centro in attesa dell’ora di cena.

Mercoledì 20 agosto 2008
Al mattino torniamo ancora una volta a Gásadalur, dove ci hanno segnalato la presenza dei pulcinella di mare. In effetti, addentrandosi nel villaggio e superando l’edificio scolastico, ne troviamo un certo numero sulle scogliere in prossimità della cascata.
Nel pomeriggio rimaniamo sull’isola di Streymoy, vagando nell’area tra Kollafjørður e Tórshavn.
Per cena, infine, ci affidiamo alla fidata brasserie, ma questa volta non siamo soli: ceniamo con Ólavur, per salutarci, visto che la nostra vacanza è ahimè agli sgoccioli.

Giovedì 21 agosto 2008
Ultimo giorno effettivo di permanenza sulle isole. L’umore non è dei migliori perché ci sembra già di sentire la mancanza di questi luoghi e il grigiore del cielo che incombe su di noi non aiuta a stemperare l’amarezza.
Dopo gli ultimi acquisti in aeroporto, dove abbiamo verificato eventuali cambiamenti o avvisi in vista della partenza, iniziamo a preparare le valigie e poi visitiamo la chiesa del nostro paese, Sandavágur, che finora avevamo visto solo da fuori. All’interno dell’edificio, vicino all’altare, un’antica pietra che riporta alcuni graffiti testimonia l’origine vichinga del villaggio.
Nel tardo pomeriggio ci spostiamo a Tórshavn in vista della cena e concludiamo la serata a casa di Ólavur, che nel pomeriggio ci aveva telefonato per un’urgenza legata agli obiettivi della macchina fotografica. E così, mentre lui e Alessio cospirano su lenti e materiale fotografico vario, passiamo in rassegna molte fotografie di Ólavur. Saremmo potuti andare avanti fino a notte fonda!

Venerdì 22 agosto 2008
Alle sei del mattino lasciamo la nostra auto al parcheggio dell’aeroporto e alle sette in punto siamo sull’aereo.
Carichi di ricordi, emozioni e souvenir, salutiamo con rammarico le nostre isole, che a poco a poco spariscono sotto uno spesso strato di nuvole. Prima di tornare a casa, ci aspetta una fugace ed impegnativa prova di ritorno alla realtà… Londra!Avevamo prenotato per tutto il periodo presso Á Giljanesi, l’ostello dell’isola di Vágar. Spartano, ma confortevole, pulito e curato, anche se, come abbiamo potuto sperimentare in prima persona, molto dipende dall’intelligenza del singolo ospite. Come prima esperienza in ostello, in ogni caso, non ci possiamo proprio lamentare.
Unica eccezione, il soggiorno sull’isola di Mykines presso la guesthouse Kristianshús, dove abbiamo deciso di fermarci per una notte al fine di sfruttare al massimo le ore di luce sull’isola.
La ricettività alle Faroe non è elevata, ma soddisfa tutte le esigenze e tutte le tasche. Spulciando con molta pazienza i siti internet del turismo si ricava facilmente la lista di tutte le strutture.
A voler essere pignoli, la cucina è l’unico fronte sul quale le Faroe ci hanno deluso, ma ne eravamo consapevoli, a causa della limitata varietà dei menù e dei costi, a volte quantomeno esagerati rispetto a quanto offerto.
Data l’impossibilità quasi totale di coltivare qualsiasi cosa (eccezion fatta per le patate), ci hanno spiegato che la frutta e la verdura vengono importate dalla Danimarca, quindi spesso la freschezza iniziale non è assicurata. Ciò spiega la quantità di verdura in scatola che campeggia in qualsiasi supermercato e la scarsità di frutta.
Tutti i ristoranti propongono piatti unici (carne o pesce con contorno) che non sono particolarmente economici (mediamente, 190/200 DKK) e, come ci hanno precisato, il pesce potrebbe essere surgelato.
I ristoranti che abbiamo provato:
Hvonn Brasserie, il nostro rifugio pressoché quotidiano a Tórshavn, di fronte al porto, grazie ai prezzi abbastanza contenuti. Il menù prevede di tutto: insalate, pasta, pizze, piatti di carne e pesce (ben pochi), tortillas, fajitas e molto altro. Dalle 17 (orario d’apertura della cucina) in poi è molto frequentato, dai turisti ma anche dai locali.
Café Natúr, piccolo e caratteristico pub che si affaccia sul porto di Tórshavn, molto giovanile, con un menù di piatti veloci (zuppe, toast, panini, fajitas, tortillas). Come ogni pub che si rispetti, ben rifornito di birra e altri alcolici. L’ambiente è tranquillo e confortevole e ci abbiamo cenato sempre volentieri per sfuggire alla frenesia della brasserie, spendendo relativamente poco.
Hotel Vágar, l’hotel a pochi metri dall’aeroporto. Il menù, che prevede una scelta un po’ limitata tra piatti di carne e pesce, non è economico, ma resta in ogni caso negli standard delle isole. Qui abbiamo mangiato meglio che in altri posti.
Hotel Eiði, l’hotel dell’omonimo villaggio. Ottimo panorama, che però non ripaga della cena: un piatto unico di pesce e contorno di verdure, senza possibilità di scelta (non c’era il menù), che non valeva il costo.
In aereo
Le isole Faroe hanno una compagnia aerea di bandiera, l’Atlantic Airways, che collega l’isola di Vágar, l’unica ad avere un aeroporto, con alcune città dell’Europa settentrionale: Londra, Aberdeen, Aalborg, Billund, Copenhagen, Oslo, Reykjavik, Stoccolma, Stravanger.
Attenzione alla programmazione del viaggio, perché i collegamenti aerei con alcune città, ad esempio Londra, sono garantiti solo in estate, nonché alla pianificazione di eventuali coincidenze aeree. Il maltempo è sempre in agguato, con possibili ritardi, se non addirittura cancellazioni di voli.

In nave
Sicuramente il mezzo più avventuroso, che però non veniva incontro alle nostre esigenze a causa della lunghezza del viaggio (un giorno e mezzo di navigazione, senza contare il tempo necessario per raggiungere il porto di partenza di Hanstholm, in Danimarca), il traghetto Norröna della compagnia marittima Smyril Line arriva direttamente a Tórshavn, la capitale dell’arcipelago.
In fase di preparazione del viaggio, ho individuato l’agenzia milanese Agamare come leader nella gestione delle prenotazioni dei traghetti nel nord Europa.

Come spostarsi in loco
In auto

A chi fosse interessato al noleggio dell’auto, consiglio di prenotare in anticipo dall’Italia. All’ufficio del turismo di Tórshavn ci siamo imbattuti in due coppie di turisti che non hanno trovato una macchina libera con nessuno degli operatori disponibili (Avis, Hertz, Rent A Car).
In macchina si raggiunge un buon numero di isole: Vágar, Streymoy (collegata a Vágar da un tunnel sottomarino), Eysturoy (collegata a Streymoy da un ponte), Borðoy (collegata a Streymoy da un tunnel sottomarino), Kunoy e Viðoy (collegate a Borðoy da gallerie). E’ possibile trasportare la macchina con il traghetto sulle isole di Kalsoy, Sandoy, Suðuroy ed Hestur.
Abbiamo notato una discreta presenza di distributori di benzina (Shell e Statoil) che rappresentano la versione in piccolo dei nostri autogrill: fungono tutti da supermercato, in alcuni preparano panini e pizze da asporto, le bevande calde sono sempre assicurate. Mediamente sono aperti dalle 7-8 fino alle 22-23, con limitazioni d’orario la domenica. Alle stazioni di servizio si può pagare il pedaggio dei due tunnel sottomarini (130 DKK andata e ritorno, si paga al ritorno). Se non ricordo male, è possibile pagarlo anche in alcuni supermercati e presso gli uffici del turismo.
I limiti di velocità sono di 50 km/h nei centri abitati e 80 km/h altrove, anche se di rado abbiamo trovato una persona del posto rispettarli. Al contrario, i turisti si riconoscono subito, perché difficilmente li superano, affascinati dal paesaggio circostante e sempre in cerca di un punto di sosta per rubare uno scatto fotografico.
E’ importante possedere un disco orario per regolare le soste, dove richiesto. A Tórshavn abbiamo spiato sul parabrezza di un’auto fuorilegge e la multa ammontava a 200 DKK.
Per quanto riguarda i camper, abbiamo notato un’area di sosta nella periferia di Tórshavn e una nei pressi dell’aeroporto di Vágar. Il nostro ostello, poi, metteva a disposizione il parcheggio e la possibilità di utilizzare i bagni e la cucina.

In traghetto
Mentre per alcune isole ci sono più collegamenti al giorno, per altre è necessaria un’attenta pianificazione perché nell’arco della giornata ci possono essere un solo collegamento d’andata e un solo collegamento di ritorno.
Ad eccezione di quanto accade per il traghetto di Mykines, ci è stato detto che non si possono fare prenotazioni, quindi vige la regola del chi prima arriva meglio s’accomoda.
I prezzi, andata e ritorno:
- 40 DKK per una persona, ad accezione del traghetto per Mykines (120 DKK) e di quello per Suðuroy (80 DKK);
- 140 DKK per una macchina e il suo conducente, ad eccezione del traghetto per Suðuroy (200 DKK).
Ci sono sconti per i bambini, gli anziani e gli studenti ed è possibile acquistare biglietti combinati per più viaggi.

In autobus
Girare per le isole Faroe in autobus è possibile, all’ostello abbiamo conosciuto dei ragazzi che lo stavano facendo, anche se ad un certo punto erano tentati di noleggiare una macchina. Ammetto di non aver mai invidiato quelle persone con zaino e sacco a pelo al seguito in attesa alle pensiline, soprattutto quando il tempo non era dei migliori.
Gli orari degli autobus si possono scaricare via internet, oppure richiedere ai fornitissimi uffici del turismo.

In elicottero
L’Atlantic Airways cura gli spostamenti in elicottero tra alcune isole. I prezzi non ci sono sembrati proibitivi, purtroppo non abbiamo avuto l’occasione di usufruire del servizio. Anche in questo caso consiglio di procurarsi l’opuscolo con gli orari dei voli (pochi nel corso della giornata e solo in giorni prestabiliti: lunedì, mercoledì, venerdì e domenica). Le prenotazioni si possono fare direttamente all’aeroporto di Vágar, oppure si può chiedere assistenza agli uffici del turismo.

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