Islanda parte III: da Reykjavìk a Seydisfjordur

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Islanda parte III: da Reykjavìk a Seydisfjordur

Questa è la terza ed ultima parte del mio racconto islandese.
Il sud è tra tutte le zone d’Islanda quella in cui maggiormente avverti la potenza e la straordinarietà della natura, la zona cui meglio si adatta il cliché di “terra di ghiaccio e fuoco” che si è soliti attribuire a questa meravigliosa isola.
Il nostro viaggio prende le mosse da Reykjavìk e, seguendo sempre la mitica statale N.1, ci riporta a Seydisfjordur, originario punto di partenza del nostro tour.
Terza ed ultima parte di un viaggio in IslandaDopo aver lasciato Reykjavìk ci siamo diretti verso la zona geotermica di Krysuvik, verso sud, nella penisola di Reykjanes. Il paesaggio è davvero affascinante: si passa attraverso desolati campi lavici dove scintillano pietre multicolori, si costeggia su strada sterrata un lago dalle acque limpidissime le cui coste sono punteggiate qua e là da sbuffi di vapore, si attraversano su apposite passerelle campi geotermici dalla straordinaria attività, si raggiunge il Graenavatn, il lago verde, posto al centro di un cratere vulcanico. Forse è in questo luogo che ho sentito in maniera più forte il richiamo ancestrale della selvaggia natura islandese. Proseguendo per una strada assai sconnessa e tuttavia ricca di panorami indimenticabili, abbiamo raggiunto Grindavìk e quindi la Laguna Blu.
Non voglio esagerare con i superlativi: vi auguro di provare cosa significa immergersi in una fredda e tersa giornata estiva nelle acque calde di questa stazione termale. Davvero troppo bello ed emozionante per essere descritto.
Facendo poi tappa nella nostra fattoria di Smaratun (vedi in “dove alloggiare”) ci siamo dedicati alla visita ed all’esplorazione delle zone circostanti.
Cito, in ordine sparso:
Gullfoss, la cascata più bella d’Islanda, caratterizzata dalla presenza di due imponenti salti d’acqua, dove abbiamo potuto ammirare un meraviglioso arcobaleno provocato dalla rifrazione della luce sulla grande quantità di vapore acqueo;
Geysir, la zona dei Geyser (che dal nome di questa località sono così chiamati in tutto il mondo): anche se è una zona assai sfruttata turisticamente è comunque assai interessante ed emozionante vedere come Strokkur, attualmente il più potente dei geyser in attività, dia spettacolo lanciando in aria ad intervalli più o meno regolari colonne di acqua calda e vapore:
Thingvellir (adotto questa grafia per l’impossibilità di riprodurre i caratteri esatti), il più significativo luogo storico d’Islanda, dove nel 930 venne istituito il primo parlamento islandese.
Il luogo è caratterizzato dall’esemplare evidenza della linea di frattura geologica che separa il Nord America dall’Europa: la pianura, solcata da questa profonda fenditura, è resa ancora più attraente dalla presenza di corsi d’acqua, canyons e da un grande lago, il Thingvallavatn.
Purtroppo, non avendo un fuoristrada, non ho potuto percorrere la pista che porta da Hvolsvollur a Thorsmork (solita grafia facilitata): questa località viene universalmente riconosciuta come una delle più attraenti d’Islanda, anche se spesso può risultare affollata.
Proseguendo verso est abbiamo fatto tappa nella fattoria di Litla-Hof, nei pressi del Parco Nazionale di Skaftafell. Qui troverete ad accogliervi un bel centro visitatori, ben attrezzato e ricco di indicazioni per suggestivi itinerari nel Parco.
Noi, avendo al nostro seguito i nostri tre figli, abbiamo scelto una semplice passeggiata di un’ora che tuttavia ci ha portato, passando attraverso una radura punteggiata da meravigliosi funghi, proprio sulla propaggine estrema della lingua glaciale dello Skaftajokull.
Lo spettacolo è davvero emozionante, e si può udire il ghiacciaio emettere i suoi caratteristici suoni, dal gorgoglio dell’acqua che si scioglie al crepitio del ghiaccio che si spezza.
Dato che il tempo è stato inclemente ed ha iniziato a piovere a dirotto, ci siamo rifugiati poi in una piscina, rigorosamente all’aperto, nei pressi.
E’ stata davvero una bella esperienza ed abbiamo fraternizzato con i pochi turisti provenienti da ogni parte d’Europa.
Spinti dal maltempo che per due giorni non ci ha dato tregua ci siamo recati anche ad Hofn, cittadina sul mare che non presenta particolari attrattive se non un bel Museo Regionale, dove si possono apprezzare reperti attinenti alla vita marinara ed agricola.
La strada (sempre la N.1) che ci ha portato da Litla-Hof ad Egilsstadir, presso l’omonima guesthouse, è in questo tratto quanto mai varia, panoramica ma anche in alcuni tratti, forse a causa del maltempo, veramente accidentata.
In compenso ad Egilsstadir abbiamo trovato ad accoglierci, per i nostri due ultimi giorni in Islanda, uno splendido sole.
Abbiamo dedicato il nostro tempo al relax sul lago di Lagarfljot (dove si dice viva l’immancabile mostro serpentiforme) ed ad un’escursione a Borgafjordur.
Questa zona si è rivelata particolarmente attraente, ricca di panorami inimmaginabili: dato che non è una zona conosciutissima, la consiglio vivamente.
Il paese di Borgafjordur Eystri è assai noto per la presenza di spiagge sulle quali si possono raccogliere splendidi minerali: ossidiana, agata, diaspro ed altri. La raccolta sarebbe in realtà vietata, ma mi è parso un divieto pro forma in quanto ho visto parecchie persone che si dedicavano a questa attività; esiste tuttavia nel piccolissimo paese un negozietto (Alfasteinn) specializzato nella vendita dei (carissimi) minerali del luogo.
Le nostre ultime ore in Islanda le abbiamo passate a Seydisfjordur, nell’attesa del ferry Norrona che ci riportasse in Danimarca: le casette colorate, lo stridore dei gabbiani, il verde delle montagne stagliato contro il cielo tornato plumbeo… ultime immagini, ultimi ricordi di un paese incantato.

*Una escursione, su mezzo anfibio, tra i ghiacci della Jokulsarlon, la laguna ghiacciata: una esperienza difficile da scordare, ricca di emozioni indescrivibili.
*La Laguna Blu, (Blàa Lonid, ma la grafia è impossibile da riprodurre con la nostra tastiera) immenso bacino di acqua geotermica che assume, per la presenza di particolari alghe e di un fondo fangoso, un colorito azzurro lattiginoso. Enormi sbuffi di vapore la circondano e l’esperienza di un bagno rigenerante in queste acque è assai raccomandabile.
*Osservare divertiti i fotografi che si affannano intorno a Strokkur, che ogni circa tre minuti soffia in aria colonne d’acqua e vapore alte fino a 20 metri: ognuno cerca di immortalare il momento magico in cui si forma la bolla d’acqua calda che poi verrà spinta nel cielo. Voi osservate, spettatori smaliziati e disincantati, l’accavallarsi di flash, cavalletti e teleobbiettivi e poi… farete la stessa cosa!!
*Gullfoss, la cascata più bella d’ Islanda, dove, quando splende il sole, si forma un immancabile arcobaleno a sovrastare la furia delle acque
*La zona geotermica, ricca di campi di lava dalle forme bizzarre ed affascinanti, posta lungo la statale 42 che da Reykjavìk porta verso Krysuvik e quindi a Grindavìk : non ci sono parole per descrivere la bellezza del paesaggio.
*Skaftafell, Parco Nazionale: da qui è possibile, con una semplicissima passeggiata adatta anche ai bambini, portarsi ai piedi della lingua glaciale dello Skaftafellsjokul, parte dell’immenso ghiacciaio di Vatnajokull.
*Una giornata nel Borgafjordur, tra cime scoscese, panorami marini e spiagge dove “cercar pietre”: qui abbondano i minerali pregiati, anche se ufficialmente la loro raccolta non è consentita.
Abbiamo pernottato per tre notti in un delizioso cottage in legno messoci a disposizione dalla fattoria Smaratun, nei pressi di Hvolsvollur. L’ambiente è splendido, una pianura di origine glaciale da dove, nelle giornate limpide, si distinguono le isole Vestamnnaeyiar, poste nel mare antistante ad una distanza incredibile. (Queste magie visive le consentono solo i limpidissimi cieli d’Islanda)
Il cottage, semplice ma ben attrezzato, è dotato di un barbecue, di una sorta di terrazzo all’aperto ed è nelle vicinanze di un altro cottage per vacanze abitato da persone cordialissime e gentili.
La colazione, davvero notevole per essere in Islanda, si consuma in una zona apposita nel corpo centrale della fattoria.
Per due notti abbiamo invece soggiornato in due camere nella fattoria di Litla-Hof, nei pressi del Parco nazionale di Skaftafell: camere accoglienti e pulite, dotate di servizi al piano in comune con altre camere. La “padrona di casa” è sembrata essere un po’ scontrosa; in realtà, abbiamo scoperto poi, ha delle grosse difficoltà con la lingua inglese, ma in compenso è un’ottima cuoca!
Infine abbiamo soggiornato per due notti presso la Guesthouse Egilsstadir, appunto ad Egilsstadir.
L’ambiente è davvero di un certo tono (sempre rapportato agli standards islandesi); la posizione, sulle rive del tranquillo lago Lagarfljot, fa di questa guesthouse un luogo eccezionale per godere appieno di uno stupendo relax.
Fatto salvo quanto già detto in “Il nord dell’Islanda”, voglio qui raccontare l’esperienza dell’incontro con l’hàkarl, specialità (?) islandese.
Cos’è innanzitutto? Si tratta di carne di squalo, tagliata a dadini, e lasciata putrefare per un periodo di circa 4 mesi sotto uno strato di sabbia e ghiaia. D’accordo, bisogna essere masochisti, però…
Però immaginate di essere di ritorno da un’escursione sulla laguna ghiacciata, bardato con tanto di giubbotto salvagente arancione fosforescente, con un vento gelido ed una pioggerellina ghiacciata che ti taglia la faccia; sei in una specie di taverna frequentata da pescatori locali, veri vichinghi… ti offrono un piatto di specialità autentiche islandesi, tra cui il famigerato hàkarl: che fai, non provi??
Manco per idea, ordinato subito; dopo aver gustato del pesce affumicato con crostini di pane e burro, dopo aver sgranocchiato dell’ hardfiskur, pesce fatto seccare all’aria aperta, eccomi ad affrontare l’hàkarl.
L’esperienza è abominevole, e credo sia paragonabile ad assaggiare l’ammoniaca pura; l’usanza vuole che all’hàkarl segua un bicchierino di brennivin, distillato di nonsoche che qui viene affettuosamente soprannominato “morte nera”… fatto anche questo!
Credo che alla fine tutto si risolva in una prova di autentico coraggio: non mi venite a parlare di “gastronomia”, però!
Far provare ai propri figli esperienze del genere, portarli in un paese dove il senso dell’avventura esiste ancora, ed è dato dal rapporto con una natura che è sovrana assoluta e detta tempi e ritmi, credo sia enormemente gratificante, non solo per i bambini ma anche per i genitori.
I ricordi islandesi, la sensazione di libertà provata, la gioia di vivere in maniera semplice in un ambiente incontaminato, rimarranno per sempre nei nostri cuori.

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