Dublino, l’altra Irlanda

in viaggio con maxtiri in Irlanda

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Dublino, l’altra Irlanda

Dublino. Parlare di Dublino è come parlare di una pietra preziosa che quando la guardi da lontano sembra avere mille sfaccettature, poi mano a mano che si avvicina ti accorgi che le sfaccettature non ci sono, che la pietra è liscia, ed infine ti accorgi che la pietra in realtà non è neanche così preziosa.
E’ sempre bene sottolineare che giudicare una città dopo una permanenza di 4 giorni è sempre molto relativo e forse anche attira-critiche. Questo è un parere strettamente personale anche se condiviso dai miei compagni di viaggio, mia moglie Catia, la coppia di amici ormai consolidata Francesca Alessandro, alla quale si è aggiunta un’altra coppia di simpaticissimi amici di vecchia data, Simona e Marco.
L’idea preliminare che uno si fa di una città è sempre legata a quello che leggi sulle guide, a quello che ti ha riferito chi ci è stato, e perché no anche al tuo immaginario.
E forse la delusione deriva proprio da questo, uno si immagina una cosa che invece se ne rivela un’altra.
Con questo, non è certo mia intenzione scoraggiare chi volesse fare un viaggio nella capitale irlandese, lati positivi ce ne sono, se non altro per l’altissima percentuale di giovani che si vedono per le strade, davvero incredibile.
Sono caduti ad esempio alcuni luoghi comuni di Dublino, la birra in primis: uno va in Irlanda e pensa “è una delle patrie della birra, prima fra tutte la mitica Guinness”. Ebbene la maggior parte delle volte siamo stati costretti a bere la Nastro Azzurro (non ce ne voglia la Peroni!) o la Heineken o la Bud e una volta addirittura in un ristorante non c’era neanche la birra! Ma dove siamo a Dublino o nella nostra Firenze? Sempre che a Firenze si trovi un locale in cui non viene erogata birra…
Un altro mito sfatato sono i pub.
Ne abbiamo girati alcuni ma appaiono tutti simili. Grande affollamento, e questo è tipico, ma piuttosto “freddi”, asettici, non caratteristici, non come uno potrebbe immaginare, un po’ bui, scuri, musica blues, rock in sottofondo, comunque assolutamente simili a quelli che potremmo vedere dovunque in Italia.
E poi la musica.
Nelle guide ho letto che la musica in Irlanda e a Dublino la fa da padrona. Moltissimi gruppi rock attuali sono nati lì, impossibile non ricordare gli U2.
Anche da questo punto di vista sono rimasto sorpreso, musica certo, in quale pub o locale di tutto il mondo non si ascolta musica, ma io mi aspettavo qualcosa di diverso, di più originale, pensavo che la cultura rock fosse più radicata ma purtroppo devo constatare che la situazione è del tutto simile a quello che potremmo riscontrare in un qualsiasi pub italiano.
Avevo letto di artisti di strada, improvvisazioni canore sui marciapiedi, ma niente di tutto questo.
A vivacizzare quella che aveva tutta l’aria di essere una normale permanenza cittadina c’è stata la coincidenza con Halloween che da queste parti è sentita ancor più che in Italia, è una sorta di Carnevale (che qui dura una settimana) in cui i ragazzi vanno in giro vestiti nelle maniere più strane e stravaganti.
Per il resto Dublino è una tipica capitale europea: centro città disseminato di negozi e centri commerciali, grande affollamento di giovani (ma gli ultra cinquantenni dove li mettono?) e beni artistici e culturali ridotti all’osso.Bellezze, ma anche qualche perplessità in un breve soggiorno nella cittàNei giorni in cui siamo stati a Dublino è quasi sempre piovuto. La classica pioggerella all’inglese, fine fine, insistente per quasi tutto l’arco della giornata. Solo una mattina ci svegliammo con una bella giornata di sole ma prontamente nel pomeriggio, giusto il tempo di entrare in un centro commerciale, uscire un’ora dopo e ritrovarsi di nuovo sotto la pioggia.Io parlo naturalmente per il periodo in cui sono stato: 29 Ottobre - 1° Novembre. Freddo, vento, pioggia, questo in sintesi quello che ho trovato. Colpisce tanto più perché in Italia in quei giorni stavamo vivendo una nuova “primavera” con temperature che oltrepassavano abbondantemente i 20°.
Quindi giubbotto impermeabile, cappello, ombrello, scarpe di ricambio e per i più freddolosi sciarpa.
Tutto questo fa da contraltare alle abitudini dei dubliners, molti dei quali viaggiavano anche dopo cena in maglietta a maniche corte, oppure solo in camicia, e le ragazze in mini gonna, sandali (!) e top estivi. Incredibile, roba da non crederci, da fotografia.
Per fortuna eravamo alloggiati in un ottimo albergo che posso consigliare senza temere di essere smentito: Hotel Brooks in Drury Street, 100 mt. a sud di Temple Bar, la zona più “in” della città.Vado in ordine di interesse.
Assolutamente da non perdere il TRINITY COLLEGE, la più antica e prestigiosa Università irlandese. Risale al 1591. Di qui sono passati illustri personaggi quali Samuel Beckett, Oscar Wilde, Jonathan Swift (I viaggi di Gulliver) e molti altri. E’ un insieme di edifici per lo più settecenteschi disposti nel verde di un enorme parco. Il top si raggiunge nella Old Library, un salone lungo 60 metri stipato di libri antichissimi disposti su scaffali in legno antico di più ripiani, il cui cospetto infonde un senso di soggezione e allo stesso tempo di stupore. Per poi arrivare al clou: il Book of Kells, una copia miniata dei 4 Vangeli composta da oltre 300 pagine finemente decorate e ritenuto il libro più bello e prezioso al mondo: stupefacente! Pensate, è fatto diritto per legge al Trinity College ricevere ogni singola copia di ogni pubblicazione di nuova edizione di tutto il Regno Unito.
Le due principali chiese: ST. PATRICK, oggi la Cattedrale Nazionale Protestante d’Irlanda. Edificata quasi 1000 anni fa e restaurata in questi ultimi due secoli. Molto bella, in stile gotico al cui interno è disposta un’interessante collezione di monumenti funerari fra cui la tomba di Jonathan Swift. E CHRIST CHURCH, ancora più antica della precedente. Edificata dai Vichinghi, poi distrutta e riedificata in pietra dai Normanni nel XII secolo.
Accantonando la parte culturale, merita sicuramente menzione TEMPLE BAR, la zona che più di ogni altra a Dublino simboleggia il fermento cittadino. E’ la risposta irlandese al Quartiere Latino di Parigi o al Greenwich Village di New York. Viuzze, negozietti, qualche artista in strada, e poi pub, ristoranti, insomma… vita di giorno e di notte.
Altro appuntamento da non perdere è la visita alla GUINNESS BREWERY, la sede di produzione della birra irlandese per antonomasia: la Guinness, fondata nel 1759 da Sir Arthur Guinness. L’edificio adibito alle visite (entrata 14 euro) è stato ristrutturato a questo scopo con un investimento di 28 milioni di sterline! Viene spiegato tutto il procedimento di produzione della bevanda e all’ultimo piano, il 7°, dove si vede un panorama cittadino a 360°, viene offerto il meritato boccale di birra.
Due parchi meritano secondo me citazione: ST. STEPHEN GREEN con all’interno un lago con varie specie di uccelli acquatici, fontane e aiuole spettacolari e MERRION SQUARE dove tra l’altro, era il 31 Ottobre, c’era l’arrivo della Dublin Marathon ed era tutto transennato, attorniata da edifici georgiani dalle tipiche porte colorate, dove, al civico 1, c’è la casa natale di Oscar Wilde. Non abbiamo purtroppo visitato il Phoenix Park, il parco cittadino più vasto d’Europa (700 ettari) che è un po’ defilato a nord della città.
Deludente secondo me il DUBLIN CASTLE, uno si aspetta un castello e si ritrova davanti un edificio neanche poi tanto attraente. Più bella è sicuramente la chiesa neogotica che sorge accanto, chiamata Most Holy Trinity , detta più comunemente Royal Chapel.
Infine i due ponti più rappresentativi sul fiume Liffey che divide in due la città. HALF PENNY BRIDGE, passerella pedonale in ferro, all’ingresso di Temple Bar chiamato così in ricordo del pedaggio di mezzo penny richiesto in passato per attraversarlo. E O’CONNELL BRIDGE in onore dell’omonimo patriota del quale su un lato si erge un’imponente statua. Citato anche da James Joyce nel suo Ulisse è particolare perché praticamente quadrato, lunghezza e larghezza sono identiche.Dire che a Dublino si mangia male è una bugia (poi bisogna vedere anche dove uno mangia) ma purtroppo si torna sempre al solito luogo comune: per noi italiani è sempre dura adeguarsi alla cucina straniera.
Molte verdure, molta carne, agnello, pollo, maiale, manzo, ma soprattutto quest’ultima è tagliata grossolanamente e quelli che loro chiamano filetti per noi non sono altro che grossi bracioloni neanche poi così teneri.
Un locale merita menzione, il ristorante The Bank in Dame Street, davanti alla Banca Nazionale d’Irlanda. E’ una ex banca, adattata a ristorante, grande salone elegante con piano rialzato, musica giusta, cibo accettabile e prezzi adeguati (per Dublino).
Birre irlandesi poche, birre europee tante.
Trovare l’espresso all’italiana è stato più facile di quanto pensassi.
Infine i prezzi, rapportati all’Italia sono più alti, ci vogliono dai 30 ai 40 euro a testa per pranzi di una sola portata.

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