Cronache londinesi - Parte seconda

in viaggio con Ivan Sgualdini in Inghilterra

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Cronache londinesi - Parte seconda

L'articolo si ricollega direttamente a quello "Cronache londinesi - Parte prima" già pubblicato su questo sito.Di nuovo a Londra per scoprire tante bellezze!28/1 - LEADS CASTLE (PARK, MAZE & GROTTO, BIRDS); ACQUARIUM; LONDON EYE
Alzati di mattina presto, ci dirigiamo alla stazione dove alle 9 parte il treno per Leads Castle. Abbiamo comprato i biglietti ieri per evitare di incorrere in file e lunghe code, e ci rendiamo conto di aver fatto proprio bene. Tra l’altro esiste una combinazione biglietto treno + biglietto per Leads Castle (entrata al castello e visita al parco) che costa molto meno che comprare i biglietti separatamente.
Il Leads Castle è molto pubblicizzato un po’ ovunque a Londra tramite depliant e Internet, ed è diventata una classica gita da fare in giornata per i turisti nel Sud-Est dell’Inghilterra. Dista circa un’ora di treno da Londra, e permette di apprezzare la pace e la tranquillità della campagna inglese. In questo breve lasso di tempo infatti si passa da una metropoli affollata, inquinata e stressata come la capitale ad un paesino con casette tradizionali immerso in una bellissima campagna verde, tipica di questa zona dell’Inghilterra. Alla stazione di Leads un simpaticissimo e cordiale signore (già da qua si nota la differenza con i burberi londinesi), opera un servizio di transfer col suo pullmino fino all’entrata del parco del castello, attraversando prima tutto il paese veramente grazioso.
L’entrata al parco è suggestiva: si percorre un sentiero che costeggia inizialmente il lago, scorgendo le paperelle e alcuni pavoni che girano liberamente, così tranquillamente che per poco ci si passa sopra senza accorgersene. Tutto intorno fanno da sfondo un verde intenso davvero rilassante e alcuni alberi e fiori perfettamente curati. Il sentiero prosegue poi all’interno e dopo una mezz’oretta finalmente compare in lontananza uno splendido scorcio del castello. A questo punto si può entrare al castello o proseguire il sentiero verso il restante sterminato parco. Noi entriamo subito nelle mura, dove la facciata dell’ingresso del castello appare perfettamente intatta e bella (sarà anche perché finalmente c’è il sole e i colori sono accesi come non mai!).
All’interno la visita è da non perdere: si girano le varie stanze, i saloni con vista sul lago, le camere da letto, la bellissima libreria: tutto è perfettamente integro e ben tenuto. C’è da considerare infatti che il castello è stato distrutto in periodo di guerra e poi completamente ristrutturato da una nobile donna inglese nel dopoguerra, che è rimasta abbagliata dalla bellezza del posto. Fino a pochi decenni fa era abitato ancora dalla figlia. Pare che l’atmosfera fortemente romantica, creata dai colori che il tramonto dà al castello e ai suoi riflessi sul lago, avesse stregato la padrona che voleva viverci a tutti i costi. E in effetti dalle foto e dalle cartoline il posto è davvero una favola, più unico che raro! E’ forse un peccato però che l’inquadratura migliore, quella che si vede appunto nelle cartoline e che mostra il castello dalla parte posteriore, che dà direttamente sul lago, non sia raggiungibile al comune turista se non attraversando quest’ultimo con chissà quale giro o sentiero non a portata di mano. Comunque si può scendere giù e costeggiare il castello fino alla parte in cui finisce a strapiombo sul lago, e lo si può vedere da lontano proseguendo nel sentiero che si inoltra del parco. E’ già meraviglioso così!
Finita la visita all’interno usciamo nuovamente nel cortile principale, dove in una porta sulla sinistra è allestita una mostra sulla storia del castello e della sua padrona, insieme ad un piccolo shop per i souvenir (figuriamoci se mancava!).
Prendiamo poi il sentiero verso l’interno del parco, trovando dapprima due strani esemplari di uccelli simili a fenicotteri, ma con una cresta colorata in testa da punk che li rende davvero buffi (non saprei proprio dire che cosa siano), e proseguiamo ancora in una stradina con attorno strane forme di cubi che altro non sono che siepi potate magistralmente.
Oltre la stradina è esposta una interessantissima mostra di pappagalli, provenienti da tutto il mondo. Alcuni si nascondono, altri guardavano incuriositi, e un unico pappagallo bianco si decide finalmente a parlare salutando con un lunghissimo e acuto: “heeellooo”!
I turisti oggi sono davvero pochissimi, ed è norma trovarci soli senza nessuno intorno, con la possibilità di godere appieno tutta la pace e tranquillità di questo posto favoloso!
Arriviamo alla fine del parco dove una mitica attrazione del posto ci attende: il Maze & Grotto, ovvero il labirinto di siepi (caratteristico di molti giardini inglesi). Al contrario di come avevo sempre pensato al riguardo, lo scopo del labirinto è arrivare al centro, dove c’è appunto il Grotto, e non all’uscita. Anche perché l’uscita è proprio là! Entriamo incuriositi e dopo diversi giri a vuoto, la parte più divertente risulta essere che il centro è sempre visibile, perché posto in alto rispetto alle mura di siepi del labirinto, e si vedono le persone arrivate al Grotto che tentano di dare consigli ai poveretti come noi che tentano di arrivarci.
Dopo aver provato per circa un’ora, alla fine desistiamo travolti dalla fame, e usciamo dall’ingresso (con qualche difficoltà!) a mangiare un panino in qualche panchina più in fondo, di fronte ad uno splendido paesaggio. Ma questo fallimento ci rode il fegato: non essere riusciti a risolvere questo piccolo rompicapo non è proprio accettabile!
Ancora più determinati quindi, subito dopo pranzo riproviamo seriamente a trovare il Grotto all’interno del labirinto, stavolta con più metodo. Del resto il dedalo non è grandissimo, e dopo qualche giro intorno ai lati ne intuiamo la struttura, ma senza riuscire ancora a capire l’ingranaggio finale e tornando sempre allo stesso punto iniziale. Finalmente, grazie ai gesti di un simpaticissimo giapponese arrivato prima di noi al Grotto, riusciamo nella nostra impresa e ne vale davvero la pena! Dall’alto si vede tutto il labirinto e i poveretti che girano a vuoto disorientati come noi qualche minuto prima: la soddisfazione è grandissima! Scattiamo qualche foto come ricordo glorioso di questa vittoria ma la parte più interessante deve ancora venire: con delle scale si scende giù sottoterra per il Grotto, una sorta di caverna decorata in maniera artistica assai particolare. Un enorme “faccia” mostruosa piuttosto terrificante sputa acqua dappertutto, creando strani riflessi di luce, ed un tunnel passa proprio sotto il labirinto per sbucare in una porticina vicino all’ingresso principale… ecco dove è l’uscita!
Finito il labirinto con grande entusiasmo, ripercorriamo tutto il parco lasciando alle spalle questa favola, per riprendere il pullmino per la stazione e poi il treno per Londra. E’ ancora presto, più o meno le 16, così decidiamo di prendere il metro per Westminster. Qua, attraversato il fiume, entriamo nell’Aquarium, di fronte alla ruota panoramica.
L’acquario non è certo tra le cose principali da vedere a Londra, ma ci ispira particolarmente per fare una passeggiata interessante nel mondo sottomarino. La struttura ha la forma di un immenso cilindro dove al centro c’è un'enorme vasca, ed è diviso in zone a seconda degli Oceani del nostro pianeta. Il Pacifico risulta particolarmente suggestivo, con un enorme statua dentro la vasca dalla forma tipica di quelle che si trovano nell’Isola di Pasqua, e tantissimi pesci con qualche squaletto che gira intorno. Poi ci sono parecchie altre vasche secondarie, con razze giocherellone, piante e pesci tropicali, e così via: insomma le classiche attrazioni di un acquario!
All’uscita dell’Acquario ci spostiamo a fianco verso la London Eye, dove si possono comprare i biglietti fino alle 20, permettendo di vedere la Londra notturna dall’alto. La ruota è assolutamente imperdibile come attrazione qui a Londra. E’ alta un centinaio di metri e quando è in funzione non si ferma mai, il che vuol dire che bisogna salire “al volo” quando passa la cabina. Gira talmente lenta in ogni caso che salire o scendere non sono certo un problema; impiega ben 50 minuti per compiere un giro completo e a guardarla da lontano, infatti, sembra completamente ferma.
Stefania decide di non venire avendola già vista, e io salgo senza fare un solo secondo di fila, non essendoci praticamente nessuno. Dopo qualche minuto l’emozione comincia già a salire insieme alla cabina della ruota. Il panorama aumenta lentamente con quell’enorme sfarfallio di migliaia di luci che nel punto più alto sono diventate milioni, una sensazione fantastica! Insieme con me nella cabina c’è solo una coppia di ragazzi e si vedono la cabina precedente più in basso e quella successiva più in alto, le quali costituiscono l’unico mezzo e punto di riferimento per capire quando si sta salendo, quando si arriva in cima e quando si comincia a scendere. La visione è tra le più belle della mia vita e penso abbia pochi paragoni nel mondo, forse solo in altre metropoli più grandi che sono le uniche che possono competere con tutte queste luci, come forse New York. Westminster con il Big Ben e la Houses of Parliament si vedono benissimo, splendidamente illuminate, e le strade trafficate danno un senso di movimento continuo e colorato delle luci.
La cosa più difficile ovviamente è riprendere tutto questo splendore, che non è possibile spiegare a parole e non si può rendere nemmeno con una sola fotografia (che però almeno può dare un’idea ed è un bel ricordo). Fotografare risulta davvero difficile: primo perché è buio totale intorno, il flash ovviamente non serve a nulla e di certo non si può portare il cavalletto appresso; secondo perché la ruota, anche se lenta, si muove; terzo perché i vetri della cabina sono pieni di riflessi delle luci esterne e quarto, come se non bastasse, a ogni passo dei ragazzi che stanno con me balla tutto. Con almeno un tempo di esposizione non inferiore ad un secondo, bisogna sperare che in questo “secondo” non succeda nulla e sperare di rimanere fermi attaccati al vetro senza riflessi. Ho fatto un sacco di tentativi a vuoto ma alla fine sono rimasto più che soddisfatto dei risultati finali.
Contentissimo di questa indimenticabile esperienza, torno da Stefania e rientriamo all’ostello a rinfrescarci, per poi uscire a mangiare una tanto desiderata pizza italiana da qualche parte. Spendiamo una cifra accettabile, per essere a Londra, in un bel ristorantino, anche se ovviamente sempre enormemente più cara di una pizzeria italiana e non decisamente con la stessa bontà…

29/1 - COVENT GARDEN; MADAME TUSSAUD; PLANETARIUM; BRITISH MUSEUM
Scegliamo come prima meta di oggi Covent Garden, famoso quartiere caratteristico proprio per la sua struttura adibita a mercatino con negozietti di ogni genere. Resto subito colpito da un bravissimo artista che vagabonda all’interno di un salone all’aperto cantando canzoni liriche con una voce eccezionale e potente (senza microfono solo con la base musicale sotto). Giriamo per vari negozietti, soffermandoci nella interessantissima sezione di articoli orientali di vario genere, oggetti di artigianato unici al mondo che costano una cifra! (un collezionista avrebbe l’imbarazzo della scelta…).
Pranziamo in un Pret a Manger, famosa catena di Fast Food, che se avessimo scoperto prima ci avrebbe risparmiato tante sofferenze culinarie! Qua infatti si può scegliere tra una vasta gamma di panini e tramezzini assolutamente freschissimi e fatti in giornata, conditi con ripieni succulenti, allo stesso prezzo della merce confezionata del market, e prendere da bere la classica bibita o il mega-cappuccino.
Terminata dunque la solita quantità strong di caffeina, visitiamo un’altra imperdibile attrazione di Londra: Madame Tussaud e il Planetarium, ovvero il museo delle cere e il planetario. Optiamo per un biglietto unico per entrambi e che fa risparmiare qualcosa, ed è comunque la cosa più cara che paghiamo qua a Londra, anche se ne vale davvero la pena.
Iniziamo con il Planetarium, entrando in una sorta di ambiente che ricostruisce un’astronave alla Star Trek. Si arriva in una sala d’attesa che simula il lancio della navetta, con tanto di rilassante voce femminile che informa sul tempo mancante e così via, ma che alla fine altro non è che un modo per passare l’attesa del prossimo spettacolo del planetarium.
Nel frattempo di certo le attrattive non mancano: c’è un chiosco spaziale, i modelli dei pianeti in formato gigante (Giove ha un’altezza di circa 2 metri tanto per dare un’idea) e tutta la descrizione del nostro sistema solare con le sue caratteristiche. Si accumula un po’ di gente e arriva finalmente il segnale “di imbarco”; percorriamo un corridoio circolare che sale su un lato dell’enorme cupola dove è riprodotto il planetario. La sala è grande, ci sono molti posti e i migliori sono in fondo, proprio dove siamo seduti noi. Bisogna stare con la testa completamente rivolta verso l’alto, viene un po’ di torcicollo, però lo spettacolo è abbastanza…”spaziale”! Si parte a bordo di un’astronave, e si viaggia per i vari pianeti del sistema solare, per poi uscire anche un po’ dalla galassia e dare uno sguardo intorno all’universo. Il tutto è proiettato in modo gigantesco nell’enorme cupola e dura poco più di mezz’ora, risultando particolarmente interessante per un appassionato di astronomia come me.
Terminato il viaggio spaziale entriamo da Madame Tussaud, il più che famoso museo delle cere di Londra. All’ingresso la prima perfetta cera, Pierce Brosnan nei panni di James Bond, il mitico agente 007, attende per fare una foto (a pagamento) con i turisti. Si passa poi in un salone con attori e personaggi famosi di ogni genere, da Sean Connery, a Nicholas Cage, ad Anthony Hopkins, a Steven Spielberg, al mitico Swarzy, alla leggendaria Marlyn. Incredibile la scena in cui aspettiamo a fare la foto con Swarzy, convinti che una finta fotografa lo stia fotografando prima di noi; dopo qualche minuto realizziamo che è una statua come le altre, una ragazza qualunque, messa lì apposta per imbrogliare i turisti! E’ fatta benissimo, assolutamente perfetta come molti altri personaggi (non tutti ma la maggior parte), anche se purtroppo le foto che scattiamo non rendono bene perché il flash riflette la luce della cera e mostra la “finzione” del personaggio.
Un'altra sala mostra invece personaggi sportivi molto famosi, e si visita poi un altro salone grandissimo, dedicato a tempi meno recenti. All’entrata di quest’ultimo colpisce il fatto che fra tutte le persone in un ambiente così ampio non si riesce a distinguere il vero turista dalla statua che fa finta di parlare con un altra Sicuramente anche le luci contribuiscono ad ingannare la vista, però è veramente buffo! Nel salone ci sono moltissimi personaggi storici famosi, artisti e politici, provenienti da tutte le epoche fino ai giorni nostri, compresa Madame Tussaud in persona. E in fondo alla stanza, ovviamente, non può mancare posta su un apposito palco la famiglia reale inglese. Un’altra brutta figura è scampata per un pelo di fronte ad un comune tavolino della sala ristorazione, dove Gerard Depardieu siede tranquillamente per “parlare” con i turisti… le inventano proprio tutte!
Proseguendo oltre si passa alla sala delle torture, poiché Madame Tussaud era stata incaricata di riprodurre, a suo tempo, alcune vittime celebri da giustiziare. Francamente questo tratto fa molta più impressione e paura del London Dungeon, anche se ovviamente è molto più breve, poiché le statue riprodotte sono quasi umane e le torture non sono certo una barzelletta. Anche qui le luci e l’odore sgradevole contribuiscono pesantemente a “sentire” un’atmosfera tetra e una tremenda aria di morte.
Terminato l’orrore si arriva in un corridoio dove viene mostrato il processo di lavorazione delle cere, con esempi di progettazione e realizzazione di vari modelli. In particolare sono rappresentati gli stadi di Ellen McPherson, la famosa modella soprannominata The Body, dall’inizio alla fine, che risulta incredibilmente perfetta (anche da cera!).
Ultima attrazione, e forse anche la più bella, un simpatico e divertente giro sopra un vagoncino che mostra la gloria di Londra e degli inglesi con un pizzico di nazionalismo sfegatato, in un turbine di colori, musica e allegria che hanno lasciato davvero il buon umore.
Per completare il tour si entra infine nel solito shop dedicato ai souvenir, anche questo caratterizzato da una bellissima cera della Bella addormentata nel Bosco, che addirittura, tramite particolari meccanismi, respira proprio come un essere umano!
Usciti dal Madame Tussaud siamo ancora in tempo per visitare un’altra immancabile tappa di Londra: il British Museum. Arriviamo alle 16 passate e riusciamo a dare solo una veloce occhiata a questo gigantesco museo che richiede settimane per essere visto in modo approfondito. Al classico ingresso storico con colonnato ed un enorme statua all’esterno raffigurante un viso, si contrappone all’interno una struttura completamente nuova, appena ristrutturata. Sembra di entrare in una gigantesca piazza, dove al centro c’è la bellissima e spettacolare libreria e ai lati un enorme corridoio circolare che conduce alle varie sezioni del British, da quella greco-romana, a quella egiziana, a quella orientale, e così via. Colpisce in modo particolare l’enorme altissimo “tetto” azzurro che rende tutta la struttura coperta.
Avendo ben poco tempo per visitare questo pilastro di storia, dedichiamo i nostri preziosi minuti principalmente alla sezione egiziana, spostandoci poi velocemente a dare un’occhiata a quella romana e quella orientale. Il tutto è minuziosamente esposto con cura e con relative descrizioni, anche se l’impatto è più tipicamente da “museo” e non così spettacolare e alternativo come quello del Natural History.
Terminata la visita al British passeggiamo per le affollate e illuminate strade di Londra tornando all’ostello stanchissimi. Siamo ormai quasi abituati a questa specie di stanza-ripostiglio che ci hanno rifilato, con un bel televisore rotto e un tettuccio impolverato, dove almeno si può riuscire a dormire anche se male e stretti in quei piccoli letti a castello. Ma la sventura per essere tale deve essere completa e così, in piena notte, siamo svegliati di soprassalto alle cinque del mattino da una sirena fortissima, qualche sorta di allarme antincendio fatto scattare per sbaglio, come ci è stato riferito la mattina successiva, da qualche ubriaco rientrato tardi… quale pessima idea alloggiare in un ostello a Londra!

30/1 - CAMDEN TOWN; REGENT'S PARK; SIR JOHN SOANES MUSEUM; MOSTRA “WILD PHOTOGRAPHER 2001”; HARRODS
Per completare il panorama delle visite dei mercatini più rinomati di Londra dopo Portobello Road e Covent Garden, scegliamo oggi di visitare Camden Town. E’ un quartiere un po’ più lontano dal centro città, verso Nord, completamente diverso da tutti gli altri visti fin d’ora. E’ questo il bello delle metropoli: capita di scendere ad una fermata del metro qualunque e sembra di essere in un’altra città! Le strade e gli isolati sono davvero particolari a Camden, un susseguirsi di negozi uno dietro l’altro, uno più particolare dell’altro, specializzati solo in determinati articoli: dal negozio metallaro, a quello dei jeans, del piercing, degli abiti strani o all’ultimo grido della moda e degli oggetti particolari provenienti da ogni parte del mondo.
Ci sono in particolare parecchi negozi di articoli di macchine fotografiche, con pezzi d’antiquariato di ogni genere, una vera chicca per un intenditore di fotografia. E molti shop, oltre la classica insegna, hanno nella facciata della propria palazzina un gigantesco “oggetto” che ne fa capire la tipologia: ad esempio, un enorme teschio, un aereo in verticale, un plastico con enormi jeans, e così via, che rendono divertente anche scattare fotografie. L’influenza orientale è molto forte, considerata la continua frequenza di piccoli ristorantini cinesi e indiani, presenti comunque in tutta Londra, ma qui a Camden Town in maniera ossessiva.
L’atmosfera in sé è davvero suggestiva e sembra di essere in uno di quei film che ritraggono gli angoli più remoti delle città, con i venditori ambulanti nascosti persino nei vicoli bui e cupi che non si ha la minima idea di dove vadano a finire, con quel forte grigiore dovuto al nero del fumo, dell’inquinamento, della trascuratezza delle strade e delle abitazioni al limite della decadenza e della sporcizia, con i pittoreschi graffiti colorati incisi nei muri da gente strana vestita in modo trasandato.
Trascorriamo la mattinata a passeggiare per Camden Town e poi prendiamo il metro per andare a mangiare in un Pret a Manger, dopodiché entriamo in uno dei più grandi parchi di Londra: il Regent’s Park. Questo è il parco più bello che vedo, sterminato nei suoi lunghissimi e rettilinei sentieri circondati dai classici prati all’inglese, ma molto vario all’interno soprattutto nella zona del Queen’s Mary Circle, un angolo di paradiso con fontane, laghetti, giochi di siepi e fiori curati nei minimi particolari, e anche un bel roseto che deve essere uno splendore in primavera (purtroppo adesso a gennaio ci sono solo i gambi piantati).
La visione più bella è quella di un isolotto raggiungibile con dei ponti ad arco in legno, dove le uniche persone che vediamo sono una signora che lancia da mangiare a decine di paperelle, una studentessa che legge in assoluta tranquillità un libro tra gli uccellini e gli scoiattoli, e qualche sportivo che sporadicamente passa di corsa mentre si allena con un po’ di jogging. La città si è allontanata anni luce e non è più visibile un solo segno di civiltà nemmeno all’orizzonte; il rumore del traffico e l’inquinamento non esistono più, lo stress da metropoli svanito e l’affollamento delle persone dileguato… possibile che in una città di milioni di persone soltanto un paio siano in questo paradiso? Evidentemente sì, anche questa è Londra!
Verso l’uscita del parco assistiamo ad un buffo episodio di una sfilata di cani. Qui a Londra portare il cane a passeggio non è una necessità, è un culto, una moda, un modo come un altro per distinguersi, vantarsi del proprio adorato animale. E questo vuol dire che non si può avere un comunissimo cagnolino qualunque, bisogna trovarne uno diverso dagli altri e, possibilmente, più bello e vistoso! Queste ovviamente sono le mie considerazioni finali, ma sto enfatizzando per venire a capo del fatto che i cani sono tutti uno più bello dell’altro, di razza pura, curatissimi nella forma e nell’acconciatura del pelo, sembrano pupazzetti usciti da un negozio di peluche. I padroni camminano fierissimi con questo loro più che bel “bambolotto”, persino il dog sitter che ne porta a spasso sette alla volta! (una scena esilarante dei parchi di Londra…).
Dopo aver attraversato tutto il parco visitiamo il Sir John Soanes Museum, antica e particolare abitazione diventata oggi museo ricco di oggetti collezionati dal signore a cui apparteneva e che ne dà il nome e che è stato uno dei più grandi architetti nella storia di Londra progettando importanti opere e strutture. Nella sua casa, che ha delle bellissime rifiniture, si trova di tutto: da statue a dipinti a opere d’arte di vario genere.
La visita dura un’oretta e poi, visto che sono ancora le 16, torniamo di corsa nuovamente al Natural History Museum dove non vogliamo assolutamente perdere la mostra fotografica allestita questi giorni intitolata “Wild photographer 2001”, riguardante gli scatti dei fotografi più bravi al mondo che hanno ripreso come soggetti animali nei loro ambienti naturali più aspri e selvaggi. Con nostra sorpresa entriamo anche gratis, poiché a Londra vige la regola che dopo le 16,30, in genere, non si paga più il biglietto per i musei (ma non pensavamo valesse anche per le mostre di questo genere). Inutile dire che lo spettacolo è a dir poco eccezionale! Le foto sono tantissime, una più bella dell’altra, con la descrizione a lato della tecnica, dell’obiettivo e della macchina fotografica usata con i relativi parametri impostati. C’è anche il commento del fotografo autore della foto. I soggetti variano dagli orsi polari, alle scimmie, alle tigri, agli squali, ripresi un po’ ovunque nelle varie parti del mondo nel loro selvaggio habitat naturale. La foto vincitrice è quella di uno squalo, con l’immagine di un sub illuminato in controluce dai raggi solari della superficie: fantastica! Il mio entusiasmo è tale che non posso fare a meno di comprare, all’uscita, il libro con le foto della mostra e la storia dei relativi fotografi, autori di questi capolavori.
Usciti dalla mostra, ci rendiamo improvvisamente conto che il nostro viaggio a Londra termina oggi, e non abbiamo ancora comprato alcun regalo o souvenir da portare a casa. Prendiamo quindi il metro per raggiungere il famoso centro commerciale “Harrods”, vera istituzione per lo shopping a Londra: un palazzo illuminatissimo e lussuosissimo, con tanto di personale addetto ad aprire le porte per far entrare i clienti, scale mobili modernissime e negozi di ogni genere. L’arredamento e lo sfarzo che si distinguono appena si entra fanno subito capire che certamente Harrods è un posto per lo shopping di lusso, di categoria decisamente superiore. E i prezzi ovviamente lo confermano, potendosi limitare la maggior parte delle volte solamente a guardare senza mai comprare! Solo nel reparto degli alimentari si può fare un pensierino per le confezioni più svariate di ogni singolo gusto dei centinaia di thé e dolcetti inglesi.
Non avendo comprato niente da Harrods optiamo per lo shopping meno dispendioso, tornando nei negozietti di souvenir visti all’entrata del Trocadero, dove scelgo veramente bene e compro una gran quantità di oggettini di ogni tipo: da un salvadanaio a forma di cabina telefonica, alle calamite a forma di bus, al classico soprammobile a forma di sfera con i monumenti tipici di Londra all’interno e la neve (quando lo si rovescia), e immancabilmente qualche confezione di scatola di thé dai diversi gusti. Adesso posso dire di essere stato a Londra…
Anche la sera vogliamo concludere in bellezza festeggiando nel migliore dei modi il nostro viaggio a Londra insieme alla nostra amica Silvia. Scegliamo una pizzeria italiana dal caratteristico nome “da Signor Marco”, dove mangiamo molto bene e dove assistiamo ad una festa di compleanno in corso, con tanto di musica dal vivo e palloncini colorati.

31/1 - RIENTRO
L’unica gioia della conclusione di questo viaggio è lasciare finalmente lo squallido ostello per andare alla stazione e prendere lo Stansted-Express per l’aeroporto, dove il volo Ryan Air per Alghero ci aspetta.
E’ stata una settimana davvero intensa ma, superfluo dirlo, assolutamente insufficiente per una metropoli come Londra, che richiede non meno di due settimane per visitare bene le cose principali e almeno un po’ dei dintorni che sicuramente meritano una menzione come Hampton Court, i Kew Gardens e altro ancora.
Lascio questa affascinante città comunque soddisfatto, nella convinzione di aver sostenuto un ritmo davvero forsennato nell’impegnarmi a recepire ed imparare quanto più possibile e nella speranza che un giorno tornerò ad approfondire meglio le cose non viste!

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