Failte gu Scotland! - 1

in viaggio con leander in Inghilterra , Scozia

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Failte gu Scotland! - 1


My heart’s in the Highlands, my heart is not here;
My heart’s in the Highlands, a-chasing the deer;
A-chasing the wild deer and following the roe;
My heart’s in the Highlands wherever I go.

È questo lo struggente atto d’amore per la terra natale in una poesia di Robert Burns, uno dei massimi scrittori scozzesi. Uno spunto di più, se ce ne fosse bisogno, per decidere di andare di persona a conoscere quelle terre e ricevere il caloroso “Failte gu Scotland!” (“Benvenuti in Scozia!” in gaelico) da quella gente ruvida ma schietta e ospitale, mai sottomessa nella sua storia da nessuno dei tanti invasori.
Eccomi allora di nuovo in viaggio, dopo il Venezuela e il Viet Nam, insieme con Walter e Mario, questa volta con alcune differenze. La prima consiste nella meta: non un Paese oltreoceano ma una realtà geograficamente più vicina, anche se non meno suggestiva, come la Scozia. La seconda sta nella compagnia, che è aumentata con l’aggregazione di Tati e Adema, le gentili signore dei miei compagni di viaggio nonché carissime amiche. Infine, causa i rispettivi impegni, questa volta ci muoviamo ad agosto: l’affollamento dell’alta stagione, congiunto con il gruppo più numeroso, comporterà una strategia più prudente per il reperimento delle strutture in cui pernottare e ritmi più blandi negli spostamenti. Sarà però un bene, dato che gli splendidi scenari della Scozia ben meritano di essere assaporati con calma.
Il risultato sarà un altro viaggio ricco di magnifici scenari, belle sensazioni, simpatiche esperienze e ricordi indimenticabili.

DOCUMENTAZIONE
Abbiamo preparato il viaggio consultando cinque diverse guide: Touring Club, Mondadori, Apa-Zanfi, Michelin e Lonely Planet, ciascuna di taglio differente ma in diversa misura utile. Innegabilmente, “sul campo” la più autorevole rimane la Lonely Planet, in specie per quanto riguarda le indicazioni sugli alloggi e le notizie pratiche. Molto affidabile anche la mappa stradale “Scozia e Nord Inghilterra” dello Studio F.M.B. Bologna in scala 1:300.000. Sul luogo abbiamo comperato il Road Atlas 1:250.000 dell’intera Gran Bretagna edito dalla AA (l’organizzazione inglese corrispondente al nostro ACI), che costa £ 6.99 ma acquistabile in offerta presso uffici turistici, centri commerciali e Visitors’ Centers di palazzi, musei e castelli al prezzo di £ 2.
Inoltre, sono reperibili dovunque grandi quantità di opuscoli gratuiti pieni di proposte interessanti con mappe, itinerari e calendari di eventi.

PREZZI
Costituiscono un aspetto da vagliare attentamente in fase di organizzazione del viaggio. Sono piuttosto elevati rispetto a quelli italiani ed europei, anche se si può contenere il budget dormendo nei B & B anziché negli Hotels e mangiando nei pubs invece che in ristorante (soluzioni, tra l’altro, più “in tono” con la meta). Di norma, i costi di pernottamento e alimentazione tendono ad essere più bassi quanto più ci si allontana dagli agglomerati urbani.
Ciononostante, si valuti che a parità di beni e servizi si spende in sterline ciò che siamo abituati a spendere in euro (o poco meno); ad esempio, un pranzo analogo a quello che in Italia paghiamo 20 euro può costare in Scozia sulle 18-20 sterline.
E meno male che abbiamo cambiato la sterlina a 2770 vecchie lire contro le quasi 3000 di qualche mese fa!
A proposito, meglio acquistarle in Italia: anche se ormai nel Regno Unito l’euro è stato “digerito” e accettato con facilità, il cambio lassù è per noi penalizzante.

Clima

“Il tempo non vi piace? Basta aspettare un po’ e cambierà”. Questa può essere la sintesi del clima scozzese: in ogni stagione le giornate sono spesso un’alternanza di sereno, scrosci di pioggia e schiarite. L’estate 2003, eccezionale per noi quanto a temperature elevate, lo è stata anche in Scozia, pur con le dovute proporzioni: basti dire che di rado siamo rimasti in maglietta e quasi sempre abbiamo tenuto la camicia, con l’aggiunta, la sera, di un maglioncino o giacchetta a vento.
Nel complesso siamo stati fortunati, visto che solo in due giornate abbiamo avuto pioggia continuata; durante il resto del viaggio, di tanto in tanto qualche spruzzatina che non ha condizionato più di tanto il programma di visite.

In valigia

L’abbigliamento è la logica conseguenza del clima. Bisogna prevedere capi di vestiario per far fronte ad ogni condizione, quindi dalla tee-shirt alla camicia al pile alla giacca a vento, magari da indossare o togliere a strati. Negli spostamenti a piedi anche brevi, ad esempio visitando città e paesi o per recarsi a castelli o punti panoramici, consiglio di portare con sè uno zainetto contenente k-way e/o mantella impermeabile nonché ombrello pieghevole.

Come spostarsi

Abbiamo utilizzato voli British Airways Genova-London-Glasgow all’andata e Edinburgh-London-Genova al ritorno per un costo complessivo di circa € 260 a testa.
In Glasgow ed Edinburgh ci siamo serviti dei mezzi pubblici, comodi e frequenti. Per gli spostamenti interni, abbiamo fissato tramite Europcar già dall’Italia l’affitto di un’auto Volkswagen Passat spendendo per undici giorni un po’ meno di £ 400 (una cinquantina di euro al giorno), cifra comprensiva di assicurazioni e chilometraggio illimitato.
La guida, come in tutto il Regno Unito, è a sinistra, il che, almeno nei primi giorni, richiede una particolare attenzione. È quindi sensata la proposta che viene fatta dall’agenzia di Glasgow al momento di ritirare la vettura, cioè di abbassare la franchigia da 500 a 100 sterline pagando circa £ 5 supplementari al giorno: noi non l’abbiamo fatto e il risultato è stato l’esborso dell’intero ammontare a fronte di una riga sulla fiancata prodotta strisciando contro un cancello socchiuso. Consiglio quindi di farci un pensierino, anche notando la quantità di auto a noleggio con il fianco sinistro danneggiato che spesso si incontrano lungo le strade: evidentemente, conoscono i loro polli…
Un impegno supplementare deriva dalle strade panoramiche che, in specie sulle isole e spingendosi verso nord, sono tortuose, con frequenti saliscendi e per lunghi tratti a carreggiata unica con piazzole per i sorpassi e gli incroci, distanziate di circa un centinaio di metri e segnalate da pali ad altezza d’uomo a righe bianche e nere.
Di quanto sopra occorre tenere conto nel programmare i tempi di percorrenza: riferirsi solo ai chilometraggi sulla carta può essere ingannevole, visto che su quel tipo di percorsi è difficile superare la velocità di 35-40 km/h.

Dove alloggiare

I pernottamenti, tranne uno in albergo, sono avvenuti tutti in guest-houses (o bed & breakfast che dir si voglia). Per i primi due a Glasgow e gli ultimi quattro a Edinburgh abbiamo prenotato con circa un mese di anticipo dall’Italia via Internet. Dò un’avvertenza a quanti vogliano fare altrettanto: inviando una e-mail di richiesta a una decina di guest-houses di ciascuna città (come da me fatto), il vostro nominativo viene inserito nella banca dati del consorzio Scottish Accomodation, che talvolta vi risponderà al posto della casa contattata. Se questo può essere un vantaggio (nel senso che una sistemazione, in qualche maniera, ve la trovano), ci sono anche lati negativi: innanzitutto, pur se non dichiarato, il servizio ha un costo che in ultima battuta ricade sul cliente, e inoltre l’inserimento di un intermediario può dare adito a malintesi, come accaduto a noi a Edinburgh (darò i particolari più avanti). Consiglio, nello scambio di e-mails, di chiedere con chiarezza che l’interlocutore sia direttamente la struttura ricettiva interpellata e non Scottish Accomodation; in più, portare con sé una stampa della e-mail di conferma con le caratteristiche precise delle camere assegnate.
Per i dieci pernottamenti lungo il viaggio, abbiamo incontrato qualche difficoltà per l’alta stagione e per il fatto che non tutti i B & B hanno posto per ospitare cinque persone; ci siamo appoggiati in un paio di occasioni agli uffici turistici locali, altre volte abbiamo telefonato nella mattinata per la sera, più spesso siamo arrivati sul luogo in cui fare tappa nel tardo pomeriggio ma, grazie a una specie di tam-tam telefonico che si mette in moto tra le varie case del paese, ci siamo sempre sistemati, magari perdendo un po’ di tempo e a volte dividendoci tra case vicine.
Il consiglio di base è quindi: quanto più numeroso è il gruppo, tanto più in anticipo fissare il pernottamento, telefonicamente o tramite gli uffici turistici, che hanno una diffusione capillare in tutto il territorio scozzese. Tenete anche conto che nelle città medio-grandi le guest-houses sono di solito concentrate in zone ben circoscritte, talvolta allineate lungo una stessa strada.
Abbiamo speso di volta in volta da un minimo di 16 a un massimo di 30 sterline a testa, sempre comprensive di abbondante prima colazione; entrerò nei dettagli nel corso del diario di viaggio.

In cucina

Da altri resoconti presenti su questo sito e dal racconto di amici già stati in Scozia, ci erano pervenute referenze sulla cucina tutt’altro che lusinghiere.
È vero che, col passare dei giorni, ci si rende conto che i menu sono spesso simili e non particolarmente variati, ma è altrettanto vero che la gastronomia scozzese non è limitata al tanto vituperato (dagli stranieri) haggis, cioè lo stomaco di pecora riempito di frattaglie, avena, verdure, spezie, fatto lungamente bollire e servito a fette (obiettivamente un piatto un po’ “estremo”).
Abbiamo mangiato ad esempio dell’ottimo roast-beef, del buon agnello e soprattutto (in particolare procedendo verso nord) gustosissimi piatti di pesce sempre freschissimo: haddock (varietà di merluzzo) impanato o al forno, halibut (grosso pesce da filetto delicato e saporito), eccellenti salmoni e aringhe sia freschi che affumicati. Una nota di merito anche per scampi, langostini, gamberi, granchi, aragoste e cozze.
Il pranzo tipo comprende uno starter (via di mezzo tra l’antipasto e una porzioncina, ma può essere anche la soup of the day) e una main course, equivalente al nostro secondo e talvolta sufficiente quale piatto unico.
I contorni sono costituiti da verdure fresche o al vapore, tra cui molto buone e onnipresenti le patate: si tenga presente che le potatoes sottintendono la cottura al vapore, mentre con chips sono definite quelle fritte. Una preparazione appetitosa e ideale come ristorazione rapida consiste in una grossa patata cotta al forno nella stagnola, poi scavata e farcita variamente come si farebbe con un panino. Il pane raramente è portato in tavola; si può chiedere toast per ottenere fette di pan carré tostato, che vengono addebitate come extra.
La colazione è abbondantissima e consente una buona autonomia fino a sera, limitandosi a uno spuntino verso mezzogiorno: in aggiunta ai consueti latte, caffè, tè, succhi di frutta, pane tostato, burro, marmellata, muesli, fiocchi di mais e avena, lo scottish breakfast prevede uova, pancetta affumicata, salsiccia, frittelle, funghi alla griglia, fagioli in umido.
Per quanto riguarda le bevande, vale la pena di assaggiare le numerose varietà di birre, sia chiare (light o lager) che scure (ale o brown). Fiori all’occhiello sono naturalmente i whiskies, in specie i single malt, ahimé serviti in porzioni minuscole (vengono utilizzati appositi misurini in acciaio); gli scozzesi lo bevono puro (straight) o allungato con poca acqua, mentre i giovani lo mescolano talvolta con limonata.
A tavola l’acqua minerale è di rado disponibile in bottiglie da litro ma quasi sempre da un quarto, care come e più della birra. Sul caffè, meglio stendere un pietoso velo…
I dolci sono senza infamia e senza lode. Decisamente scadenti i gelati.

Itinerario

Abbiamo cercato di individuare alcuni punti salienti ai quali nessun viaggiatore dovrebbe rinunciare per tornare a casa con una conoscenza esauriente della Scozia, almeno nei limiti di quanto una quindicina di giorni consentano.
Innanzitutto il paesaggio, con la varietà inimmaginabile di tonalità di verde che caratterizza le campagne e le colline, spesso scenograficamente interpolata da immense chiazze viola di erica. Costante è dovunque la presenza delle acque, sotto forma di mare, fiumi, torrenti, cascate, rapide e soprattutto di laghi, che localmente prendono il nome di Loch e possono essere di acqua dolce o salati: i secondi sono collegati al mare, pur spingendosi in certi casi all’interno per decine di chilometri e possono ricordare i fiordi norvegesi.
La loro forma, spesso stretta e allungata, è dovuta alla storia geologica della Scozia: i lochs sono infatti il risultato del riempimento di alcune faglie parallele orientate da nord-est a sud-ovest. L’uomo ha talvolta sfruttato i bacini naturali collegandoli tra loro con opere di canalizzazione intervallate da chiuse (locks) a scopo di approvvigionamento idrico e sfruttamento delle vie d’acqua; il più imponente è il Caledonian Canal, ultimato nel 1822 dopo 19 anni di lavori, che collega tra loro Loch Lochy, Loch Oich, Loch Ness e Loch Dochfour.
Le montagne, quasi sempre presenti lungo le strade che abbiamo percorso e spesso solcate da ruscelletti e cascatelle, hanno il punto culminante nella cima del Ben Nevis, che con 1344 metri è la più alta di tutta la Gran Bretagna; gli scenari sono però più severi e selvaggi di quanto la bassa quota faccia supporre e i loro pendii sono talvolta impervi quanto le nostre Alpi.
Di grande fascino è la costa, per lunghi tratti frastagliata e disseminata di incantevoli villaggi di pesca. Innumerevoli sono le isole grandi e piccole: noi abbiamo avuto il tempo di visitare due tra le più grandi, Mull e Skye, ma servirebbero settimane per esplorare le più appartate, per non parlare degli arcipelaghi delle Ebridi esterne, Orcadi e Shetland.
Scozia è infine sinonimo di castelli: alcuni sono davvero imperdibili, quali Culzean, Eilean Donan, Stirling, Urquarth, Brodie, Tantallon, Dunnottar, a mio giudizio più suggestivi quelli in rovina rispetto a quelli conservati intatti o quasi.
Cittadine come Inverness, St.Andrews, Oban, Stirling meritano una visita di qualche ora. Alle due principali città abbiamo infine dedicato la parte iniziale e finale del viaggio, rispettivamente un giorno e mezzo a Glasgow e tre a Edinburgh. Indiscutibilmente splendida la seconda, ma anche la prima, anche se meno decantata, ha parecchio da offrire ai visitatori.
In questa prima parte è descritto l’itinerario dei primi cinque giorni in partenza da Glasgow: dopo una breve puntata a sud (Contea di Ayrshire), ci siamo diretti verso nord fino all’isola di Mull, attraversando le Contee di Stirling e Argyll and Bute (quest’ultima comprendente le isole di Mull e Skye), per entrare nelle Highlands propriamente dette.

Da non perdere


Martedì 12 agosto 2003: GENOVA – LONDON – GLASGOW
Partiti da Genova nel primo pomeriggio ed effettuato uno scalo di quasi tre ore a London Gatwick, tocchiamo il suolo scozzese poco prima delle 19,30; in pochi minuti ritiriamo i bagagli e usciamo dall’aeroporto diretti al parcheggio dei taxi. Un coordinatore del servizio fa arrivare in pochi istanti uno spazioso furgone nel quale troviamo agevolmente posto, evitando così di dividere il gruppo tra due auto. L’aeroporto dista sette km. dal centro (circa £ 8 la corsa del taxi) e in breve eccoci sulla tranquilla Renfrew Street, nella quale, al n. 264, è ubicata la McLays Guest House (tel. 0141-3324796, e-mail zen6940@zen.co.uk), presso la quale pernotteremo oggi e domani. Siamo in un edificio un po’ retrò ricavato assemblando tre case, dimodoché le sue 62 stanze sono disseminate lungo corridoi, ballatoi, ammezzati suddivisi da numerose porte su più piani sfalsati che costituiscono un vero labirinto. Veniamo alloggiati in tre camere spendendo £ 25 a testa.
Il piacevole fresco che ci ha accolto in terra di Scozia contrasta piacevolmente con il gran caldo che abbiamo lasciato a Genova, così sistemiamo alla svelta i bagagli e usciamo per un primo contatto con Glasgow. Sui due voli abbiamo sbocconcellato qualcosa e, non avendo l’esigenza di cenare, ci limitiamo a una sosta in un bar per un tè.
La posizione del nostro hotel è davvero centrale, visto che la Renfrew è parallela alla Sauchiehall Street, in buona parte pedonale come la perpendicolare Buchanan e cuore dell’animazione cittadina. Nonostante sia martedì, la via e i numerosi locali che si affacciano su di essa sono affollatissimi, in particolare di giovani, il cui elevato numero è una caratteristica che ci balzerà agli occhi in ogni località della Scozia.
L’inizio è promettente e domani dedicheremo l’intera giornata alle attrattive di Glasgow: come vedremo, ce ne sono parecchie, inattese e piacevoli.

Mercoledì 13 agosto: GLASGOW
Da sempre rivale dell’aristocratica ed elegante Edinburgh, la proletaria e industriale Glasgow è stata per lungo tempo una città di limitate attrattive per il viaggiatore.
Il dedalo di superstrade, svincoli, raccordi costruiti negli anni Sessanta che hanno sventrato il centro urbano passandogli dentro, sotto e sopra non hanno contribuito a renderla più accattivante ma ciò non deve scoraggiare la visita: riportando la definizione letta su una guida, si confermerà una “città per intenditori” e vivace centro di cultura in sempre crescente affermazione.
Rimpinzatici con la prima delle abbondanti colazioni scozzesi di questa vacanza (ma dopo una settimana non ce la faremo più a sostenere due uova ogni mattino e ci limiteremo alle portate meno pesanti), ci dedichiamo a una breve visita alla School of Art, ubicata a poche decine di metri dalla nostra casa. L’edificio, costruito all’inizio del ‘900 e tuttora attivo come scuola, è uno dei capolavori di Charles Rennie Mackintosh, l’architetto e designer celebrato in tutta Europa per la sua personalissima interpretazione dell’Art Nouveau negli interni e nell’arredamento; solo l’ingresso e la sala al primo piano sono visitabili liberamente.
Percorriamo l’animatissima zona pedonale delle Sauchiehall e Buchanan Streets per portarci alla vasta George Square, ideale cuore della città: è un piacevole spazio rettangolare, punto di aggregazione contornato da aiuole e disseminato di tredici statue di scozzesi illustri, il tutto sullo sfondo del grandioso palazzo delle City Chambers. L’area circostante la piazza è resa piacevole dalla concentrazione di edifici vittoriani in arenaria rosata, uno stacco dalla dominante grigia della pietra che dà l’impronta prevalente alle grandi città scozzesi.
George Square è anche il punto di partenza dei caratteristici autobus rossi a due piani (di cui il superiore scoperto) del servizio turistico “Hop on - hop off” che si svolge dalle 9,30 alle 16,30 lungo un percorso che tocca tutti i punti salienti della città. Si paga un biglietto da £ 8 che consente per due giorni consecutivi di salire e scendere a volontà dagli autobus, scaglionati a 15 minuti l’uno dall’altro; viene distribuito un opuscolo con la mappa della città e una breve descrizione (anche in italiano) dei siti di interesse in prossimità delle varie fermate, numerate da 1 a 21. È senz’altro il modo migliore per visitare Glasgow.
Le principali attrazioni sono concentrate in due aree, che corrispondono alle estremità est e ovest del percorso. Decidiamo di cominciare con la zona occidentale, anche perché vi si giunge attraversando buona parte del centro storico, del quale possiamo già farci un’idea piuttosto esauriente: non potendo chiaramente sostare a ogni fermata, spesso è infatti sufficiente il colpo d’occhio che si ha restando a bordo, meglio al piano superiore, ad esempio sul tratto in prossimità del fiume Clyde, con la moderna Glasgow Tower alta 100 metri, il Tall ship, un veliero a tre alberi oggi museo navale, e il recente Auditorium, denominato “Armadillo” per la forma a cupola allungata che ricorda l’omonimo animale.
Il quartiere occidentale di Kelvingrove, nel quale si estende il più grande parco cittadino, merita una sosta non affrettata per apprezzare alcuni edifici di rilievo. Tra tutti, la scenografica costruzione in arenaria rossa del Kelvingrove Art Gallery and Museum, con le interessanti collezioni naturalistiche e la galleria di pittura scozzese ed europea.
Su una collinetta in posizione panoramica sorge il complesso neogotico dell’Università, quasi tutta visitabile liberamente, con una particolare menzione per le raccolte di archeologia, storia naturale e geologia; nei vari edifici e nei vasti spazi esterni ricchi di verde che li collegano si respira la tipica atmosfera dei colleges anglosassoni e penso che sia persino meno gravoso studiare in un’ambientazione così rilassante.
Nei pressi dell’Università vale una visita la Hunterian Art Gallery, che espone belle opere pittoriche, tra le quali spicca una pregevole sezione di Impressionisti. Gli estimatori del design non devono perdere la Florentine Terrace, ricostruzione fedele dell’abitazione di Mackintosh dal 1906 al 1914, con arredamenti originali dell’artista.
Ci spostiamo poi nella zona orientale della città, che ha il suo fulcro nell’imponente Cattedrale gotica, l’unica scozzese giunta a noi pressoché intatta dall’epoca della costruzione (XIII secolo); la sua cripta inferiore ospita la tomba di San Mungo, morto nel 603 e patrono della città. Nelle immediate vicinanze sorge il Museum of Religious Life and Art, che custodisce il capolavoro di Salvador Dalì “Cristo di San Giovanni della Croce”, e il “Provand Lordship”, la più vecchia abitazione di Glasgow (1471), oggi museo della vita dei secoli XVI-XVII.
Abbiamo ancora il tempo per un po’ di shopping nei grandi magazzini della Sauchiehall Street (aperti fino alle 20, mentre i negozi in quasi tutta la Scozia chiudono tra le 17,30 e le 18) e concludiamo la giornata cenando, al 345 della stessa via, al China Buffet King, un grosso e frequentatissimo self-service "all you can eat": un’ottima soluzione, visto che al prezzo fisso di una decina di sterline si ha a disposizione un ampio assortimento di piatti cinesi e no, tra i quali facciamo scorpacciata di gamberi e salmone. Non è proprio gastronomia scozzese, ma quella avremo mille occasioni di sperimentarla nelle prossime due settimane…

Giovedì 14 agosto: GLASGOW – DOUNE
Lasciamo la McLays Guest House per recarci in taxi all’agenzia della Europcar, dove abbiamo riservato il noleggio dell’auto che utilizzeremo per visitare quanta più Scozia ci sarà possibile negli undici giorni che abbiamo a disposizione prima di concludere il viaggio a Edinburgh.
Ritirata la vettura, troviamo con un po’ di fortuna il verso giusto nel groviglio di svincoli stradali e alle 10,30 ci innestiamo sull’autostrada n. 77 in direzione sud. Toccate in successione Kilmarnock e Ayr, capoluogo dell’Ayrshire, raggiungiamo dopo 70 km. Maybole, da cui si dirama una strada secondaria che in una decina di km. porta al primo luogo di visita della giornata.
Si tratta del Culzean Castle, che ci dà subito il polso di quali saranno i costi di questo viaggio: per l’ingresso si devono infatti sborsare £ 9, che corrispondono a 25.000 vecchie lirette, cifra non indifferente pur tenendo conto che il castello e l’area circostante offrono parecchi spunti di interesse. L’immensa costruzione, risalente alla fine del Settecento, è uno dei massimi capolavori dell’architetto neoclassico Robert Adam e offre un colpo d’occhio spettacolare, a picco sul mare e circondata da prati e foreste; visitando i vari corpi, si apprezzano l’elegante salone, la biblioteca, l’armeria, numerose sale splendidamente arredate e la scenografica scala ovale definita da colonne. All’intorno, nell’esteso parco spiccano la Corte della fontana, il recinto dei cervi, il giardino botanico, il lago dei cigni, la batteria dei cannoni e alcuni corpi distaccati quali la polveriera, la lavanderia, le cantine, la pagoda e la palazzina di Camellia House.
Consumato uno spuntino al posto di ristoro del castello, ripetiamo necessariamente lo stesso percorso fino a Glasgow, che aggiriamo grazie alla circonvallazione esterna, e proseguiamo verso nord (47 km. sulla M80, poi M9) fino a raggiungere Stirling.
La cittadina si presenta accogliente, con viali alberati sui quali si allineano belle abitazioni basse con giardino. Storicamente ha sempre avuto importanza strategica per la presenza del castello, che sorge su un dirupo di roccia che lo rende inaccessibile su tre lati; lo si può raggiungere in auto, ma noi preferiamo il percorso a piedi di circa un quarto d’ora che sale costeggiando l’esterno dei bastioni per ridiscendere poi lungo la Old Town, conservata quasi intatta nella sua conformazione originaria con lunghi tratti di mura e molti edifici del XVI e XVII secolo dalle facciate in pietra.
Il castello, le cui prime notizie risalgono al 1100 e fu teatro di molte vicende della storia scozzese, è passato attraverso ripetuti rimaneggiamenti e si presenta oggi in forme rinascimentali. Entrati dall’ingresso principale dopo avere pagato £ 7,50 a testa, si passa a fianco delle casematte per poi varcare la quattrocentesca Gatehouse che immette nello spazio centrale (Lower Square), sul quale prospettano i vari corpi del complesso fortificato. Gli interni sono ricchi di arredi, decorazioni, bei soffitti, opere d’arte: innegabilmente tutte cose pregevoli, ma con l’andar dei giorni si riveleranno ripetitive e, personalmente, finirò col prediligere i castelli medioevali mai restaurati, parzialmente rovinati o addirittura ridotti a ruderi, ma magari in contesti paesaggistici selvaggi e pieni di suggestione, che trasmettono ben più potentemente il senso del trascorrere del tempo e della storia che vi è passata. Rimanendo al castello di Stirling, raccomando di completare la visita percorrendo la sommità dei bastioni, da cui si gode di bei panorami sulla cittadina e sulla regione circostante.
Torniamo nella città bassa intorno alle 18, orario in cui ci sembra il caso di cominciare a cercare una sistemazione per la notte. Abbiamo immediata conferma della grande diffusione dei B&B, ma anche… del cartello “no vacancy” che tutti immancabilmente espongono. Anche alcune telefonate da parte di una cortese padrona di casa a quelle vicine non hanno esito, così decidiamo di proseguire nella direzione programmata (strada M84) interpellando (invano) tutte le guest-houses che incontriamo lungo la strada.
Abbiamo infine fortuna poco dopo avere superato Doune, una quindicina di km. oltre Stirling, imbattendoci nel Woodside Hotel, un bell’edificio tradizionale con tetti a spiovente. Qui troviamo grande disponibilità da parte della proprietaria che, avendo posto solo per tre persone, ci mette a disposizione anche la propria camera; non solo, saputo il nostro itinerario, assicura che domattina ci darà una mano a prenotare il traghetto per Mull e il pernottamento sull’isola.
Naturalmente, raccomando caldamente questo hotel (Doune, Stirling Road, tel. 01786-841237). Per il pernottamento spendiamo £ 27,50 a testa, mentre l’ottima cena (una delle poche a base di piatti di carne di questo viaggio) ci costa la ragionevole cifra di £ 52,05 totali (ricordo che siamo 5 persone).

Venerdì 15 agosto: DOUNE – FIONNPHORT
Come già accennato, la proprietaria del Woodside Hotel ci avverte del rischio di avviarci verso le isole senza avere fissato il traghetto tra Oban e Mull e il pernottamento, quindi ci fornisce i recapiti telefonici della Compagnia di navigazione Caledonian MacBrayne e ci chiama direttamente l’Ufficio Turistico dell’isola. Con un po’ di affanno ma con successo risolviamo il tutto e possiamo partire intorno alle 9,30 con due sicurezze importanti. In aggiunta, fattore da non trascurare da queste parti, abbiamo la terza giornata consecutiva di pieno sole.
Il tragitto da Doune a Oban si svolge lungo la A84, poi A85, ed è lungo 125 km., anche se, data la tortuosità delle strade, bisogna prevedere un tempo tra le 2 e le 2 ore e mezzo. Dopo una decina di km. tocchiamo Callander, bella cittadina che costituisce il punto di appoggio per visitare le Trossachs, ideale zona di passaggio tra le Lowlands e le Highlands: è una regione di colline e laghi ricca di vegetazione e fauna selvatica nonché meta di magnifici itinerari escursionistici, ma anche di grande rilevanza storico/letteraria (vedasi Rob Roy e romanzi di Walter Scott).
Da Crianlarich, più o meno metà percorso, in avanti la strada corre più o meno parallela alla linea ferroviaria. Costeggiamo l’estremità nord del Loch Awe e per qualche chilometro l’omonimo fiume finché, poco dopo mezzogiorno, eccoci a Oban in largo anticipo sulla partenza del traghetto: muniti del numero di credenziale, ci portiamo subito al molo, dove siamo i primi a incolonnare l’auto sulla corsia n. 1. Il passaggio (andata e ritorno) ci costa £ 45 per l’auto + 6,45 per ciascun passeggero, al cambio un totale di circa 110 €.
L’imbarco sul traghetto delle 14 è previsto per le 13,45, così abbiamo un’ora e mezza per gironzolare nella cittadina. Oban si rivela davvero piacevole grazie alla sua vivacità di porto di pesca in posizione teatrale di fronte al sound che la divide dall’isola Kerrera (il termine sound definisce gli stretti bracci di mare che dividono le isole tra di loro o dalla terraferma). Essendo definita “cancello per le isole” in quanto molo di partenza di diverse linee di navigazione, vi gravita un forte flusso turistico e la Corran Esplanade, la passeggiata a mare, è il fulcro dell’animazione, con begli alberghi, abitazioni eleganti, ristoranti e negozietti dalle insegne pittoresche. Cominciamo anche a notare, e saranno sempre più frequenti procedendo verso nord, i cartelli stradali e le targhe delle vie scritti in due lingue, inglese e gaelico.
Lungo il molo d’imbarco si susseguono numerosi chioschetti che vendono freschissimi frutti di mare: è proprio l’ora giusta e prima di tornare alla macchina in vista dell’imbarco approfittiamo per uno spuntino con una coppetta di gustosi gamberetti, cozze e vongole.
La traversata ha una durata di 45 minuti e regala belle vedute sull’abitato di Oban che si va allontanando, poi sul suggestivo Rubha Fiart, il faro sulla punta meridionale dell’isola di Lismore, e infine sul Duart Castle che domina l’estremità orientale di Mull.
Sbarcati a Craignure, ci rechiamo subito all’efficiente Ufficio Turistico, dove è confermata la prenotazione dell’alloggio per due sere; veniamo anche omaggiati di una dettagliata mappa dell’isola e alle 15 possiamo dare inizio al nostro tour.
L’isola di Mull ha grossolanamente la forma di un boomerang ad angolo acuto con un terzo braccio più corto in mezzo ai due principali; Craignure è in posizione intermedia sulla strada A848/A849 che porta alle due estremità, Fionnphort (dove si trova la nostra guest-house), 60 km. a ovest, e Tobermory, 35 km. a nord. Visto il perdurare del bel tempo, puntiamo verso questa località, che è considerata la più attraente dell’isola.
La strada costiera si sviluppa in una successione di insenature, penisolette e belle vedute sul Sound of Mull, il canale marino che divide l’isola dalla terraferma su una larghezza media di tre-quattro chilometri. Salen, bivio con la strada interna che percorreremo al ritorno, è un gruppo di case sull’omonima baia in vista del promontorio su cui sorgono le rovine dell’Aros Castle; altri 15 km. ed ecco, dopo un tornante, l’improvvisa veduta su Tobermory, una delle più celebrate “cartoline” della Scozia.
Parcheggiamo l’auto e ci gustiamo con calma la bellezza di questo incantevole borgo, con le case tradizionali dipinte in colori vivaci che si allineano sul litorale ai piedi di un promontorio boscoso; nato come porticciolo per la pesca delle aringhe alla fine del Settecento, ha oggi la sua vocazione nella navigazione da diporto e nel turismo, tant’è vero che la passeggiata a mare è un continuo susseguirsi di ristorantini, pubs, negozietti di souvenirs e laboratori di artigianato. Il punto estremo del molo offre la veduta più completa e affascinante del sito, con lo spettacolo aggiuntivo della marea, in questo momento della giornata talmente bassa che le imbarcazioni sono adagiate sul fondale asciutto.
Lasciamo un po’ a malincuore Tobermory, ma abbiamo ancora parecchia strada da fare. Per il tratto da qui a Salen scegliamo la B8073, un itinerario all’interno un po’ più lungo che, toccando Dervaig, ci immerge però negli scenari che maggiormente identificano le Highlands e in particolare l’isola di Mull: le brughiere ondulate, i lochs di acqua dolce, le fioriture variopinte, le piccole fattorie “in capo al mondo”, ogni tanto le macchie rosse delle cabine telefoniche e delle cassette postali nei luoghi più impensabili, che ammiriamo ancora di più per l’andatura lenta imposta dalla rete stradale dell’isola, quasi per intero single track road. Ci si imbatte con sempre maggiore frequenza nei greggi di simpaticissime pecore, davvero curiose per il vello foltissimo che le fa sembrare degli enormi peluche con le zampe che spuntano appena, e nei caratteristici buoi dal lungo pelo rossiccio che li copre fino al muso: più di una volta capita di doversi fermare per consentire il loro flemmatico passaggio.
Raggiunta Salen e tornati in breve a Craignure, ancora 60 chilometri ci dividono dalla nostra guest-house; dal momento che questo tratto dovrà giocoforza essere percorso nuovamente, teniamo (nei limiti del possibile) un’andatura più sostenuta, rinviando a domani le soste panoramiche.
Sono ormai le 20,15 quando raggiungiamo, poche centinaia prima di Fionnphort, estremo punto occidentale dell’isola, la Achaban House, il cui padrone di casa è Chris, una specie di lupo di mare dalla folta barba grigia che sembra modellato dal vento che sferza queste coste; l’uomo è di poche parole, che però gli sono sufficienti per esortarci ad affrettarci per la cena, visto che l’unico ristorante del paese non accetta più prenotazioni dopo le 20,30.
Ed è esattamente alle 20,30 che entriamo nel Keel Row Pub, locale affollatissimo e ricco di atmosfera: banco del bar gremito, una muraglia di bottiglie di whiskies differenti, struttura e arredi in legno, gioco delle freccette. Per mangiare, tocca aspettare una mezz’oretta, che trascorriamo nel cortile antistante: è fresco tendente al freddo, ma quasi non ce ne accorgiamo se pensiamo alle temperature che abbiamo lasciato in Italia. In più, lo spettacolo del tramonto sul Sound of Iona aggiunge brividi a brividi.
La cena, annaffiata da una pinta di McEwans Ale, ci costa in totale una settantina di sterline ed è decisamente sostanziosa, con una menzione speciale per il gigantesco filetto di haddock.

Sabato 16 agosto: ISLAND OF MULL
Alla luce del mattino, che si va rasserenando dopo un’iniziale foschia, possiamo apprezzare meglio la casa che ci ospita: si tratta di una grossa villa a due piani circondata da un bel prato all’inglese in vista di un piccolo laghetto, con interni ampi e accoglienti. Merita di essere raccomandata riportandone l’indirizzo: Achaban House (Chris & Camilla Baigent), tel. 01681-700205, e-mail camilla@achabanhouse.com, costo £ 27 a testa.
L’ubicazione non è comodissima, visto che siamo nel punto più lontano dell’isola rispetto al porto di imbarco e sbarco, ma siamo compensati dal magnifico scenario di Fionnphort, che ricorda la Costa di Granito Rosa della Bretagna; in più, siamo a pochi minuti dal molo di partenza per Iona, il che ci consentirà di visitare l’isoletta prima che vi si riversino i gruppi dei pullman dei tour operators.
Iona (pronuncia Aiona) è collegata a Mull con battelli che partono ogni mezz’ora e compiono la traversata in cinque minuti. Sull’isola le poche auto sono quelle dei residenti. Estesa per 10 kmq. e abitata da meno di 300 persone, è uno dei luoghi di più alta spiritualità del Cristianesimo: qui infatti nel 563 d.C. approdò, proveniente dall’Irlanda, San Colomba insieme con alcuni discepoli fondando il nucleo originario dell’Abbazia, dalla quale avrebbe poi dato inizio alla sua opera di conversione della Scozia (all’epoca Caledonia).
Più volte distrutto, ricostruito e rimaneggiato nel corso della Storia, il complesso abbaziale ha avuto l’ultimo restauro dal 1893 al 1930 nel rispetto della struttura originaria e oggi è una meta di prim’ordine di ogni viaggio in Scozia: deve solo sopportare l’impatto dei gruppi del turismo organizzato nelle ore centrali della giornata, ma, una volta sfollati i tour, l’intera isola ritorna un’oasi di grande tranquillità. E’ in questa dimensione pacata che noi riusciamo a visitarla: scesi dal battello, percorriamo la stradina di mezzo chilometro che porta all’Abbazia, sulla quale sono allineate praticamente tutte le case del villaggio, con le facciate imbiancate a calce, le aiuole fiorite, il minuscolo ufficio postale, la gente seduta davanti alle porte che ci saluta, i bambini che giocano, qui e là le pecore che brucano l’erba. La grande serenità che pervade il luogo di culto, con l’edificio gotico della chiesa, la cappella dove sarebbe sepolto il Santo, il piccolo museo, il suggestivo chiostro e il semplice cimitero ornato con belle croci celtiche completano un quadro quasi fuori del tempo, dal quale è difficile staccarsi.
Tornati a Mull intorno a mezzogiorno, consumiamo uno spuntino e riprendiamo l’itinerario automobilistico con il programma di visitare la parte occidentale dell’isola. Ripercorriamo la A849 per il tratto di 24 km. fino ad Advergnish, bivio per la B8035 che si inoltra nella penisola di Ardmeanach ed è in pratica il giro in senso orario attorno all’imponente Ben More, con 966 metri il punto più elevato di Mull. Sbocchiamo nuovamente sulla costa all’altezza di Balmeanach, da dove la strada prosegue costeggiando l’insenatura del Loch na Keal, con belle vedute su una quantità di isole, isolette e scogli.
Siamo su una strada secondaria, se possibile ancora più stretta, tortuosa e ondulata rispetto alla principale, il che si ripercuote inevitabilmente sulla tabella di marcia; in compenso il paesaggio è sempre più primordiale e appartato, con le brughiere battute dal vento, i ripidi pendii erbosi che precipitano in mare, la miriade di cascatelle e ruscelli, vero paradiso di libertà per un gran numero di buoi dal pelo lungo e pecore.
La suggestione dei luoghi non ci deve però distogliere dagli aspetti pratici: prolungando l’itinerario fino all’estremità nordoccidentale dell’isola, rischieremmo di tornare a casa a notte inoltrata, con il rischio aggiuntivo della guida notturna. Giunti così a Oskamull verso le 15, realizziamo di avere impiegato oltre un’ora e mezza per i 40 km. da Advergnish a qui; altrettanti (se non più) ce ne sono ancora da percorrere, più il ritorno ed eventuali soste, così ci sembra più opportuno ridimensionare il programma. Sostiamo brevemente su un belvedere verso la vicina isola di Ulva e tagliamo, nel punto in cui l’isola ha il suo punto più stretto, su Salen per ripercorrere il noto tragitto verso Craignure e Fionnphort.
Un risvolto piacevole consiste nel poterci fermare al Duart Castle, scorto ieri dal traghetto e la cui visita non era in previsione: ci arriviamo una mezz’ora prima della chiusura delle 18 e abbiamo tutto il tempo per la visita (ingresso £ 3,50). Il nucleo originario della fortificazione è del 1360, all’epoca di Lachlan Lubanach, quinto capo del Clan MacLean; le vicissitudini che toccarono un po’ a tutti i castelli scozzesi portarono allo sfascio definitivo a metà del Settecento, fino al restauro fedele ultimato nel 1990. Buona parte degli interessanti ambienti interni è aperta alla visita, anche se il castello è oggi residenza di Sir Lachlan, 28° discendente del Clan; il giro dei bastioni regala un bellissimo panorama dall’alto a 360°, in particolare in giornate serene come quella odierna.
Per la cena, abbiamo opportunamente prenotato all’hotel Argyll Arms di Bunessan, un piccolo villaggio di pesca nove km. prima di Fionnphort al centro di una scenografica baia; vi giungiamo puntuali alle 20 e consumiamo una cena ancora più rimarchevole di quella di ieri sera per un prezzo analogo. Cosa che non guasta, il nostro tavolo è ridosso della vetrata e possiamo godere di tutte le sfumature di colore del tramonto.
Domani torneremo sulla terraferma e continueremo il nostro viaggio nel cuore pulsante delle Highlands, davvero “la Scozia più Scozia”!
Per il relativo resoconto, l’appuntamento è, come al solito, sulle pagine virtuali di Ci Sono Stato!

Curiosità 

1. L’origine del cardo come simbolo della Scozia è permeata, come spesso capita, di un alone leggendario che si mescola con i dati storici. Si racconta che al tempo dell’invasione danese l’esercito degli aggressori tentasse di sorprendere nel sonno le truppe scozzesi, ma si trovò ad attraversare un campo di cardi, piante notoriamente spinose: le urla dei danesi, che avanzavano a piedi nudi, svegliarono i soldati scozzesi, che poterono così respingere il nemico. A ricordo dell’episodio, da quel giorno il cardo compare nello stemma nazionale.
2. In un angolo dell’atrio superiore dell’Università di Glasgow si nota una grossa sedia dalla forma curiosa. Si tratta della cosiddetta “Blackstone”, intagliata in legno di quercia, il cui sedile è costituito da una grossa pietra nera levigata sulla quale, fino alla metà dell’Ottocento, erano fatti sedere i candidati agli esami; una clessidra posta sulla parte superiore dello schienale scandiva il tempo della trattazione del laureando.
3. Il ponte coperto che porta alle linee della stazione centrale di Glasgow (fermata 7 del bus turistico) è chiamato popolarmente “Heilanman’s umbrella” ed era il luogo di riunione della gente che all’inizio del Novecento arrivava in città dalle Highlands in cerca di lavoro.
4. L’attuale denominazione dell’isola di Iona deriva quasi certamente da un equivoco. La forma originaria era infatti “Ioua”, finché la u divenne n per l’errore di trascrizione su un manoscritto. La probabile etimologia è nel gaelico “eo”, che corrisponde all’inglese yew, nel significato di “tasso”: questa pianta era infatti tradizionalmente associata ai luoghi di culto.

Da Glasgow all’Isola di Mull

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