Alla ricerca di Nessie!

in viaggio con Federico in Inghilterra , Scozia

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Alla ricerca di Nessie!

 

In valigia

La Scozia d'estate richiede il più classico degli abbigliamenti a "cipolla". Innanzitutto, non guardiamo come si vestono gli scozzesi: quelli sono dei pazzi, e girano tranquillamente in maglietta quando noi chiudiamo la cerniera del nostro pile fin sopra gli occhi! Comunque, se c'è il sole si sta anche in maglietta e calzoncini, ma alla sera o se il tempo volge al brutto (e questo può capitare un sacco di volte nell'arco dello stesso giorno) diventa indispensabile un bel maglione di lana se non, soprattutto sulla costa ovest e sulle isole, una buona giaccavento per ripararsi dal vento. Per il resto, in ossequio a quel detto (che poi utilizzano per tutti i Paesi del Nord-Europa) "Se in Scozia non ti piace il tempo, aspetta 5 minuti", a significare che la variabilità atmosferica è parecchio accentuata, conviene attrezzarsi più o meno come in autunno in Italia, abbastanza leggeri con un occhio alle nuvole. Detto questo, io nella 2^ metà di agosto ho "beccato" solo un pomeriggio di pioggia, quindi fate un po' come vi pare.

Come spostarsi

Il mezzo più comodo è certamente la macchina a noleggio, ricordando di prestare particolare attenzione alla guida a sinistra, che comunque non crea problemi insormontabili, una volta superato l'iniziale sconcerto. Non esitate a parcheggiare la macchina per perdere delle sane ore camminando in un sentiero di campagna o risalendo una collina lungo il corso di un torrente. Non l'ho provato ma dev'essere molto piacevole (per chi "ha gambe", visti i continui saliscendi) anche noleggiare una bici per prestare attenzione ai particolari ed agli odori che la macchina non ci consente di cogliere, così come credo sia bello avventurarsi sui trenini scozzesi che vedo stanno pubblicizzando parecchio.

Dove alloggiare

L'offerta in Scozia è davvero per tutti i gusti, dall'Ostello per la Gioventù alle lussuose Manor Houses di campagna. Noi abbiamo optato come sempre per la formula del Bed & Breakfast, più economica e a stretto contatto con la gente del posto; i B & B sono numerosissimi praticamente ovunque.

In cucina

In Scozia ci si vanta di avere un'ottima cucina, ovviamente migliore di quella inglese. Beh, dire che si mangia bene mi sembra un po' troppo; ottimi il salmone e la carne di manzo, la difficoltà sta nel riuscire a trovare chi te li cucini nel modo più semplice possibile, senza rovinarli con le classiche salsine inglesi uniforma-sapori; nella scelta del locale, sempre meglio il pub rispetto al ristorante, più caro e con molto meno "calore". In caso di difficoltà, ci si può sempre rivolgere alla sicurezza di una bisteccona in una Steak House.

Itinerario

Atterrati a Manchester (per mancanza di posti su Edimburgo e Glasgow), abbiamo percorso il tratto di Inghilterra nord-orientale che porta in Scozia, nella quale siamo entrati attraverso i Borders per puntare poi verso Edimburgo; da lì, abbiamo proseguito per la regione dei Trossachs, la Scozia centrale e le Highlands, fino ad Inverness. Siamo quindi passati sulla costa occidentale, che abbiamo disceso (salvo qualche puntata all'interno) da Ullapol a Oban, da dove ci siamo imbarcati per l'Isola di Mull. Ancora verso Sud, abbiamo oltrepassato Glasgow per arrivare a Dumfries, dopo la quale abbiamo lasciato la Scozia per rientrare in Inghilterra, a Carlisle. Il viaggio si è concluso, dopo un paio di soste, con un soggiorno a Londra, ma questa è un'altra storia.
Durata del soggiorno: 16 giorni.

Da non perdere

Sarò categorico, tanto non c'è nessuno a contraddirmi: chi non ha visto "Breaveheart" (sarebbe meglio almeno un paio di volte) e non si è emozionato al limite della commozione di fronte alle imprese di William Wallace, non è autorizzato a leggere questo articolo. Beninteso, io amo i paesaggi del Nord Europa e adoro l'Inghilterra, ma la Scozia è un'altra cosa, non è un posto come gli altri. Prima di tutto la Scozia non la si visita e la Scozia non piace semplicemente. Se si è dell'animo giusto, dalla Scozia ci si sente fin da subito "aggrediti", conquistati e infine coccolati, e non si può fare a meno di innamorarsi del suo carattere rude e orgoglioso di Terra che non si è mai piegata, né all'Inghilterra, l'eterno odiato invasore dai mezzi troppo superiori, né ad un clima decisamente duro, né ad un destino avverso che non l'ha dotata di grandi risorse economiche. Sarò stato condizionato dall'atmosfera particolare, ma mai come qui ho avvertito la sensazione di camminare in un luogo in cui ogni zolla di muschio, ogni ciuffo d'erica o, meglio ancora, ogni Cardo, sprizza orgoglio e coraggio e in cui la gente ha negli occhi la forza e la sincerità dei guerrieri senza macchia e senza paura dai quali discende.
Premessa a parte, come detto sopra il nostro viaggio è cominciato in Inghilterra, con la visita di città storiche come York e Durham e del Vallo di Adriano, invero decisamente deludente per noi italiani. Ma il cuore si è aperto qualche giorno dopo, quando raggiunto il confine abbiamo incontrato il cippo (o meglio il "pietrone") che annuncia l'entrata in Scozia: "SCOTLAND". I primi giorni sono stati dedicati alla visita della regione dei Borders, che, aldilà del nome poco felice, è tutt'altro che marginale: qui si possono trovare villaggi ben conservati, brughiere, castelli (Floors Castle), resti di importanti abbazie (Jedburgh, Kelso e soprattutto Dryburgh Abbey, nella quale è sepolto Walter Scott) e torrenti in cui pescare (primo fra tutti il Tweed). Risalendo verso Nord, la tappa successiva è stata Edimburgo, città davvero bella, elegante e piena di vita. Tra l'altro, la città non è enorme e consente di essere visitata passeggiando tra i quartieri medioevali, le vie neoclassiche, gli splendidi giardini e le invitanti colline; a quanto mi risulti, ultimamente ha mutato aspetto anche il quartiere portuale di Leith, che da povero e poco raccomandabile è divenuto zona "trendy", piena di locali e ristorantini. Al di là della visita dei soliti luoghi turistici (per citare solo i maggiori il Royal Mile, Cannongate, Holyrood House, St.Giles Cathedral, il Castello con gli scintillanti gioielli della Corona, i bellissimi negozi antiquari), mi sento di dare un paio di consigli. Primo, anche se il tempo per i turisti non è mai abbastanza, fermare gli orologi e passare qualche ora ai Princes Street Gardens sotto l'imponente mole del Castello, magari seduti su una delle panchine di legno con un libro in mano in ossequio alla più classica delle tradizioni britanniche, e dedicare un poco di tempo alla passeggiata che porta sulla Calton Hill, per godere della splendida vista della città e di Princes Street dall'alto. Secondo, nel mese di agosto non perdere l'emozionante Military Tattoo, una sentitissima parata / rievocazione storica di bande militari scozzesi e non che si svolge sull'Esplanade di fronte al Castello. Lo spettacolo è davvero coinvolgente e vale di sicuro il biglietto non proprio economico, ma accaparrarsi i posti non è facile: meglio sicuramente prenotare prima (l'unico indirizzo che ho per informazioni è quello dello Scottish Tourist Board: www.holiday.scotland.net; Scottish Tourist Board - Central Information Department, PO Box 705, Edimburgh EH4 3 EU, tel. +44 131 332 2433, fax +44 131 315 4545). Entrando nelle mitiche Highlands, sosta obbligata è Stirling, sede dell'importante castello e teatro della battaglia di Bannockburn, in cui nel XIV secolo gli indipendentisti scozzesi sconfissero l'esercito di occupazione inglese; al proposito, è stato eretta una torre-monumento alla memoria di W. Wallace, dalla cui sommità si gode di una vista spettacolare. Della Scozia centrale ricordo l'incantevole regione dei Trossachs, area boschiva molto verde punteggiata di laghi tra cui il famoso Loch Katrine, sul quale è possibile fare una suggestiva crociera in battello, Blairgowrie, famoso per le ottime fragole ed i lamponi, e, soprattutto, le colline interamente ricoperte da distese di erica, a formare un meraviglioso paesaggio viola che trasmette fierezza e dolcezza al tempo stesso e invita a perdersi nell'immaginazione cullati dal malinconico suono lontano di una cornamusa.
Arrivando a Inverness, capitale delle Highlands, tutto cambia: l'aria è frizzante, il cielo terso, insomma, in una parola è il Nord. La città non offre granché ma è punto di partenza per parecchi itinerari, quale ad esempio la visita al mitico Loch Ness, abbastanza deludente se non fosse per l'aspetto minaccioso delle sue acque scure che induce veramente a scrutare il pelo dell'acqua nella speranza, che qui sembra concreta, di scorgere il lungo collo di Nessie. Noi abbiamo puntato verso Nord-Ovest, destinazione il pittoresco paesino di Ullapol, dal quale partono i traghetti per Lewis e Harris, l'isola del Tweed. Le strade della costa occidentale, che poi abbiamo ridisceso fino a Kyle of Lochalsh, sono incredibili: strette tanto da non permettere il passaggio di due autovetture (nella remota eventualità si incontri un'altra macchina si usufruisce di piccole piazzole, dette "Passing places"), attraversano lande semidesertiche dal grande fascino, prive di alberi, coperte di un'erba giallastra attraversata qua e là da ruscelli e punteggiata da ciuffi di erica fucsia. Sulla costa si incontra anche il celeberrimo Elian Donan Castle, dove per intenderci sono state girate le scene del film "Highlander": meta classica del turista italiano, è comunque il castello scenograficamente migliore, maestosamente isolato nel braccio di mare in cui poggia, collegato alla terraferma da un bellissimo ponte medioevale. Abbandonato il grigio mare per rientrare all'interno, abbiamo sostato a Fort Willam, ai piedi del Ben Nevis, e a Glencoe, la valle dove nel passato 40 membri del clan Mac Donald furono massacrati dalle truppe dei Campbell; in questo luogo impervio, resta vivo l'eco della battaglia ed è impossibile non sentire un brivido lungo la schiena rievocando quei tragici eventi (ancora oggi, Mac Donalds e Campbell non si vedono di buon occhio e rifiutano di sedersi allo stesso tavolo!). La strada costiera porta quindi a Oban, da dove ci siamo imbarcati per l'Isola di Mull. Mull è stata un'esperienza affascinante. Il traghetto (a proposito, nell'attesa abbiamo potuto ammirare le evoluzioni acquatiche di una simpatica foca) attraversa un braccio di mare grigio e ventoso e fin dall'approdo sull'isola, a breve distanza dal Duart Castle e dal Torosay Castle, si comprende di entrare in un mondo a parte, ancor più lontano dalle nostre regioni affannate e caotiche. Il paesaggio è aspro, spettacolare, lande brulle lasciano talora spazio a fitti boschi, e ad ogni curva delle impegnative stradine si aprono viste spettacolari sui fiordi e sulle isole vicine. Mull è meno turisticizzata della più nota Skye, soprattutto a causa della minore facilità di accesso, ma forse proprio questa è la carta vincente, unitamente a quella perla unica in Scozia che è il paesino di Tobermory, in cui vale assolutamente la pena passare almeno una notte. Tobermory è un porticciolo di case dai colori sgargianti, affacciato su una baia in cui prepotente è l'azione dell'alta marea, tanto che al mattino indossando un paio di stivali si può camminare tra i pescherecci che poggiano sul fondo melmoso con un'area di malinconico abbandono (ed una discreta puzza di pesce, ma tutto fa atmosfera!). Da non perdere è una serata al pub del porto (piacevole anche il ristorante di Tobermory, in cui abbiamo provato dell'ottimo merluzzo dal sapore prettamente nordico), nel quale gustare nella penombra del locale il rinomato Tobermory Pure Malt, così come una passeggiata nella campagna dell'isola, alla scoperta di scorci, laghetti, mucche caratteristiche dal folto pelo e dalle lunghe corna e, ovviamente, pecore in quantità "britannica". Per motivi di tempo non abbiamo visitato la contigua isola di Iona e la sua famosa abbazia, centro cristiano dal grande fascino, meta di pellegrinaggi da ogni parte del mondo. Lasciata con rimpianto Mull, abbiamo ripreso la strada diretti a Sud e, attraverso paesaggi montani di grande spettacolarità, raggiunto la cittadina di Invereray, una delle più graziose di Scozia, famosa per essere sede dell'omonimo castello sede del noto clan dei Campbell; tappa successiva il paesino di Luss sulle rive del Loch Lomond, quello della popolare ballata, sul quale è possibile effettuare crociere ed escursioni a piedi nelle terre che videro le gesta di Rob Roy, una sorta di Robin Hood scozzese del 1700 reso anch'egli celebre dal film recentemente dedicatogli. Ultima tappa il Sud-Ovest, con le regioni di Galloway, una zona di boschi, dolci colline e splendidi giardini favoriti dal clima più mite, e Dumfries con l'omonima cittadina. La zona, per quanto comunque interessante (si ragiona in termini pur sempre "scozzesi"), secondo me è meno affascinante delle sue "sorelle" più a Nord; vive di un turismo legato più che altro ai luoghi del poeta Robert Burns, che qui trascorse la sua vita. Noi abbiamo visitato la Sweetheart Abbey, immersa in uno splendido mare di verde, ed il Caerlaverock Castle dalla caratteristica forma triangolare, circondato da un prato tanto bello che si paga un biglietto specifico per accedervi. Purtroppo, Dumfries è stata per noi anche la porta d'uscita dalla Scozia per tornare in quella terra di maledetti invasori che è l'Inghilterra che nel frattempo ci era diventata tanto ostile (abbiamo comunque fatto pace in successivi viaggi).

Curiosità 

La Scozia mi ha colpito profondamente, l'ho già detto, per la sua capacità di trasmettere sentimenti forti, per il suo paesaggio a tratti aspro e a tratti dolce, i suoi colori, il verde brillante dell'erba mai assetata della brughiera, il viola delle distese di erica, l'azzurro-grigio del mare e dei laghi, il vento dell'oceano, le nuvole che corrono velocissime nel cielo mutevole. E la gente, erede di una Storia densa di episodi di eroismo, di orgoglio, di lotta impari contro avversari più potenti, così fiera delle sue caratteristiche, dei capelli rossi e degli occhi chiari, sempre socievole e ben disposta verso lo straniero educato. Mi è difficile da descrivere, forse un'immagine da pelle d'oca dice tutto: la folla (parecchie migliaia) che gremisce le tribune del Military Tattoo che con totale trasporto canta con il coro un'indimenticabile "Amazing Grace" per poi ascoltare in assoluto, commosso silenzio il soldato che dal culmine delle mura del castello intona con la cornamusa il "Silenzio" dedicato agli scozzesi morti in battaglia.
Ci sarebbe da parlare di tutto, mille sono le curiosità, ad esempio i numerosi castelli. Giusto per citarne alcuni, oltre a quelli già citati: Dunnotar e Craigievar, sulla costa orientale, Blair e Scone, nel Perthshire, Glamis, in cui si dice che Shakespeare abbia ambientato il Macbeth, Stalker e Urquhart, sul Loch Ness, e ancora tanti altri. E poi ci sono i fantasmi che li abitano, innumerevoli le leggende al riguardo: i più noti si trovano al Glamis Castle, sede di numerose apparizioni, e al Culcreuch Castle, oggi adibito ad albergo, in cui capita di essere svegliati da una musica soprannaturale, si dice a metà tra un'arpa e una cornamusa….
Mi piacerebbe parlare di altro ancora, ad esempio degli storici clan, ognuno con il proprio tartan regolarmente registrato alla Scottish Tartan Society, ma mi sono già dilungato troppo. Una cosa, però non si può tralasciare: il re delle bevande scozzesi, il whisky, intorno al quale c'è una vera e propria religione, fatta di tradizioni, ricette segretissime, sapori e riti antichi. Una delle tante distillerie va sicuramente visitata, per avere quanto meno una conoscenza limitata di questo mondo. Il modo di bere whisky adottato dagli scozzesi è diverso dal nostro: innanzitutto il whisky va bevuto lentamente, per permettere al proprio organismo di assimilarlo; in secondo luogo, nei pub spesso si vedono persone che lo allungano con acqua fresca (non gasata) o con una limonata leggera che viene servita gratuitamente. Il modo migliore, quello degli intenditori scozzesi, è quello di tenere contemporaneamente un bicchiere di whisky ed uno di acqua fresca (come quella del torrente) o di limonata, facendo seguire ad ogni sorso di whisky uno di acqua (o di limonata) che ne esalti il sapore scomponendolo in mille varianti, di erba, torba, erica, fumi, mare infuriato, radici e così via. Non sono un esperto, quindi non posso indicare quale sia il whisky migliore: io preferisco i sapori più morbidi, più "torbati" che sono caratteristici del Nord e dell'Ovest della Scozia, come il Laphroaig, Bruichladdich o Bowmore, ma questo sinceramente è un discorso troppo da intenditori.

Per i più piccoli

Un viaggio in Scozia con i figli non è solo possibile, ma addirittura consigliato, magari meglio se i bambini hanno un'età tale da far loro apprezzare le atmosfere scozzesi: castelli incantati, eroi leggendari, misteri come quello di Loch Ness e poi il fascino della Natura, boschi, spiagge e un mare spesso "arrabbiato".

Sport

C'è davvero da divertirsi! Prima di tutto, le passeggiate a piedi, quasi uno sport nazionale in Gran Bretagna, trovano in Scozia la loro massima espressione: i sentieri sono ben segnalati e per tutti i gusti, dal giretto nel bosco o lungo le spiagge, alle escursioni in montagna, più faticose ma ricche di soddisfazione. Per chi lo desiderasse, c'è anche la possibilità di intraprendere un trekking di più giorni percorrendo i diversi sentieri di lunga percorrenza, come la West Highland Way, da Glasgow a Fort William o il Malt Whisky Trail, nella zona centro-orientale della Scozia (per informazioni, vale sempre l'indirizzo suindicato dello Scottish Tourist Board). Anche per la bicicletta, soprattutto agli amanti della mountain bike, la Scozia offre grandi possibilità praticamente in ogni zona, magari seguendo uno dei percorsi segnalati dalle guide apposite; lo stesso si dica per l'equitazione, con la classica disciplina del pony trekking. Ma gli sport che in scozia trovano la massima espressione sono il Golf e la Pesca. Il Golf, a partire dal mitico campo di St. Andrews, è facilmente praticabile a tutti i livelli negli innumerevoli campi, nella maggior parte dei quali i visitatori sono i benvenuti.; addirittura gli alberghi stessi offrono la possibilità di prenotare anche le partite di golf. Per quanto riguarda la Pesca, la Scozia è un vero paradiso! La si può praticare nei laghi, negli innumerevoli torrenti o nel mare, magari all'interno di un fiordo, alla ricerca delle prede più comuni ad ambite, il salmone e la trota. Anche per i pescatori gli alberghi possono organizzare direttamente giornate dedicate allo sport preferito. Io non sono pescatore, ma quanto mi fa sognare l'idea di galleggiare lentamente con una barchetta in un fiordo scozzese, in una brumosa serata, attendendo nel silenzio totale, per poi "risvegliarsi" nell'eccitazione delle fasi concitate che seguono il momento in cui il pesce abbocca all'amo, secondo un rito dal sapore antico che da sempre si ripete immutato nel tempo!

 

Nella terra degli Highlanders

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