Say Guinness please

in viaggio con Federico in Inghilterra , Irlanda

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Say Guinness please

I will arise and go now, and go to Innisfree
And a small cabin build there, of clay and wattles made:
Nine bean-rows will I have there, a hive for the honey-bee,
A live alone in the bee-loud glade.
And I shall have some peace there, for peace comes ping slow,
ping from the veils of the morning to where the cricket sings;
There midnight's all a glimmer, and noon a purple glow.
And evening full of the linnet's wings.
I will arise and go now, for always night and day
I hear lake water lapping with low sounds by the shore;
While I stand on the roadway, or on the pavements grey,
I hear in the deep heart's core.
(W.B. Yeats)

In valigia

Classico Paese del nord-ovest dell'Europa, l'Irlanda richiede abbigliamento "a strati", per fronteggiare la temperature che possono variare di molti gradi anche nel corso della stessa giornata. All'inizio di giugno, periodo del nostro viaggio, il tempo è normalmente buono: infatti abbiamo beccato pochissima pioggia, in compenso a volte ha fatto davvero freddo (nei momenti peggiori, camicia, pile, giubbotto di jeans e cerata impermeabile), altre volte invece siamo stati tranquillamente in maglietta o abbiamo perfino camminato con i piedi nell'oceano; magiche le interminabili serate, passate fuori dal cottage a vedere il sole che intorno alle 9,30-10 pm si tuffa nel mare della baia di Glenbeigh. Poi, più tardi, un tea davanti al camino acceso e a letto infagottati nel piumone.
Quasi inutile dirlo, da non scordare qualcosa che ripari dal vento e scarpe robuste tipo pedule che consentano di camminare agevolmente sull'erba umida o sui sassi delle spiagge senza rischiare distorsioni ad ogni passo.
E poi? E poi quello che più mi piace raccomandare: una bella cartina dettagliata che consenta itinerari alternativi, per uscire dalle strade più battute, e tanta voglia di fermarsi ad assaporare il silenzio e il profumo dei luoghi e incontrare la gente, in genere cordialissima e disposta al dialogo e alla battuta.

Come spostarsi

La vacanza in Irlanda è la classica vacanza fly and drive: l'automobile è indispensabile per raggiungere i vari luoghi, spesso lontani da stazioni e aeroporti o inaccessibili con i pullman (per fortuna). Certo, deve essere affascinante saltare in sella alla bici e provare l'emozione di percorrere le stradine nel silenzio e a bassa velocità, ma i continui saliscendi richiedono costanza e allenamento non indifferenti.
Abbiamo scelto la Sixt Rent a Car, che ci è stata presentata tramite una richiesta inoltrata a Goireland.com, dopo aver inviato via e-mail richieste di preventivo a varie compagnie di noleggio macchine. Il preventivo offerto dalla Sixt è risultato infatti il più conveniente, a patto che come noi non si necessiti del seggiolino per bambini, che viene fatto pagare un prezzo spropositato (5 Iep al giorno, contro 20 Iep richieste in media dagli altri per l'intero noleggio) che va ad annullare tutti gli altri vantaggi. Il solo noleggio per 13 giorni di una Opel Astra ci è costato 267 Iep . Indirizzi di altre compagnie di Dublino interpellate sono: Argus Car & Van Rental - info@argus-rentcar.com
Malone Car Rental - malone@clubi.ie
Murrays Europe Rent-a-Car - reserve@europcar.ie;
Dall'aeroporto di Dublino per arrivare al centro città ci si può servire o dell'autobus o del taxi. L'autobus non l'ho preso, leggo comunque sulle guide che esistono sia gli shuttles ogni 20-30 che portano all'autostazione centrale e ritorno in circa mezz'ora, sia gli autobus di linea, che ovviamente ci mettono più tempo ma fermano in più posti e sono più frequenti, oltre che più economici.
Il taxi diventa concorrenziale quando si è in quattro, indispensabile quando si viaggia con un bambino che difficilmente su un autobus starà fermo così a lungo. Sulla guida leggo che il costo è di circa 10 Iep: io veramente ne ho pagate 13 all'andata e 18 al ritorno, che abbiamo fatto all'alba.

Dove alloggiare

L'alloggio in Irlanda non rappresenta un problema, l'offerta è in grado di soddisfare qualsiasi tipo di esigenza. Cercherò quindi di fornire indicazioni sui posti che noi abbiamo frequentato, nonché qualche sito internet o indirizzo di posta elettronica che possano venire utili per una prenotazione da casa, ribadendo comunque che trovare posto nelle diverse strutture è sufficientemente facile, in particolare fuori dai mesi "caldi".
Ho preferito assicurarmi da casa il cottage in affitto per la prima settimana e ultime due notti a Dublino, anche per le nostre particolari esigenze legate alla piccola Matilde.
I cottages in affitto rappresentano una soluzione prima di molto interessante per chi abbia superato l'ansia del "vediamo tutto il possibile anche se non ci fermiamo mai" e preferisca affrontare vacanze che prevedano sia lo spostamento, sia il godersi delle ore di calma, che non vuol dire necessariamente dormire fino a tardi, anzi, ma semplicemente apprezzare il piacere di una passeggiata, della spesa nello shop del paese, dell'avere un punto di riferimento fisso come può esserlo una casa, il crearsi della piccole abitudini, come quella del caminetto acceso nella lunga sera nordica dopo aver osservato il tramonto seduti sui gradini dell'uscio; di più, la casa permette anche di non essere al ristorante tutte le sere, molto comodo per chi ha dei bambini al seguito e di offrire a questi ultimi un punto fisso, un qualcosa che non li faccia sentire oltremodo spaesati. Da ultimo, ma non per importanza, la soluzione è economica (i cottages vengono all'incirca dalle 500.000 alle 700.000 lire per la settimana). Per contro, stare fermi una settimana significa in sostanza tornare sempre al punto di partenza, con tutte le scomodità del caso.
Terminando le considerazioni personali, abbiamo affittato un cottage a Glenbeigh, all'inizio del Ring of Kerry: la casa è quella del sig.Falvey (metà degli abitanti del paese si chiama così), in High road: è carina, non la definirei elegante, ma è molto pratica e spaziosa, tanto da ospitare tranquillamente 4 persone in 3 camere; inoltre, è immersa nella tranquillità più totale e la vista sulla baia è incantevole. E' costata 250 Iep (poco più di 600.000 lire per la settimana) L'abbiamo prenotata facendo richiesta (all'ultimo momento e quindi con poca scelta) all'Ufficio del Turismo delle Conteee di Cork e Kerry: user@cktourism.ie
Qualche altro indirizzi utili, la serie completa sarebbe infinita:
www.goireland.com, che offre numerose tipologie di alloggio in tutta l'Irlanda;
www.ireland.travel.ie, sito dell'Ente dul Turismo irlandese
www.visitdublin.com - reservations@dublintourism.ie per Dublino
selcatering@western-tourism.ie per gli affitti nell'ovest
www.ireland-northwest.travel.ie - irelandnorthwest@eircom.net per l'ovest
www.midlandseastireland.travel.ie per le zone centrali
Per vivere il sogno di vivere il fascino di antiche dimore e ristoranti:
www.irelandsbluebook.com - mail@irelandsbluebook.com, da dove abbiamo scelto la notte a Coopershill House.
Ancora per prenotazioni di alloggi:
www.irish-bnb.com e www.townandcountry.ie - admin@townandcountry.ie per i bed & breakfast
www.tourismresources.ie/fh - info@tourismresorurces.ie
www.hidden-ireland.com - info@hidden-ireland.com
www.irishfarmholidays.com e www.country-holidays.ie per la vacanza in fattoria
www.irishcottageholidays.com per altri cottages in affitto.
Per quanto riguarda l'Ulster:
www.discovernorthernireland.com - info@nitb.com
ballycastle@nitic.net per la Moyle Region
In Ulster la ricettività peggiore rispetto all'Eire: i b&b sono evidentemente meno numerosi e non ci sono gli eccessi ad esempio di Killarney, dove vi sono vie in cui almeno una casa su due offre camere in affitto. Non serve comunque preoccuparsi più del necessario: avvicinandosi alle zone di maggior afflusso turistico come per magia i cartelli dei b&b spunteranno frequenti.

Passando alle altre sistemazioni provate durante la vacanza, ecco le mie impressioni:
Co.Glaway, Connemara nei pressi di Clifden: "Ardmore House", dei sigg.ri Mullen, tel.095-21221, www.ardmore-house.com, info@ardmore-house.com
La casa è situata lungo l'itinerario della Sky road (la parte bassa); è una bella casa, un b&b elegante di ottimo livello, molto ben pulito, con squisita cortesia e colazione di alta qualità. Lo consiglio vivamente.
Co.Mayo appena prima di Murrisk, 8km a di Westport: Tighbeagh b&b, tel.098-64988 - in rete http://www.family-homes.ie/mo19.htm; anche questo è un b&b di buona qualità, un poco inferiore al precedente ma più economico e ugualmente accogliente; bellissima e ampia la stanza al primo piano
Co.Antrim, nell'Ulster. Abbiamo riposato al The Tramway b&b, una casa immersa nella campagna in cui abbiamo trovato una gentilissima padrona di casa che ci ha aiutato molto prestando a Matilde i giochi dei suoi figlie intrattenendola nel suo salotto. Per il resto, la struttura non ha particolari pecche se non essere un po' troppo all'interno (circa 15 minuti di macchina dalla costa) e, data la stagione, forse questo disagio si poteva evitare con meno ansia nella prenotazione (fino a quel momento di b&b se ne erano visti davvero pochini).
Abbiamo trascorso l'ultima notte "on the road" sulla costa nei pressi di Torr Head, nel b&b chiamato Drumkeerin (tel.028 2176 1554; drumkeerin@ireland-holidays.net). Questo b&b è di qualità inferiore rispetto ai precedenti (ma anche di prezzo), in compenso offre una sistemazione veramente "fuori dal mondo", lontano da tutto in alto sulla costa, con una vista spettacolare sul mare.
Eccoci a Coopershill: "pescata" sull'Ireland's Blue Book (sito sopra indicato), Coopershill è un sogno; è un sogno prima di essere tutto il resto, cioè una dimora georgiana del '700, che appartiene da secoli alla famiglia O'Hara, che, come recitano i depliants, accoglie gli ospiti con naturale eleganza e cortesia sopraffina, con quel pizzico di affabilità che non suona mai stucchevolmente falsa. La casa è all'interno di una tenuta boscosa, in cui vivono indisturbati (a dire il vero all'interno di un grande recinto) numerosi cervi, o, meglio, tanti Bambi, come urlava Matilde impazzita di gioia. Il giardino è meraviglioso e lo si può godere passeggiando nella quiete, seduti sulle panchine o impegnati in una irreale partita a tennis. Gli interni sono il pezzo forte. Per chi, come me, non è abituato a frequentare alberghi di questo livello, l'impressione è quella di vivere in un museo, con tanto di scalone centrale tappezzato da lance e vecchi trofei di caccia, splendidi ritratti degli antenati appesi alle pareti, eleganti tendaggi, il salotto dove accanto al camino ho bevuto l'Irish Coffee migliore della mia vita. Gli ospiti, ho imparato dopo qualche brutta figura, tendono a rilassarsi completamente in questi posti e a sentirsi a casa, ecco quindi le porte delle camere sempre spalancate, la ciotola stracolma di chiavi e telefonini all'ingresso quasi a lasciare il mondo fuori, la colazione consumata con disinvoltura vestiti di pigiama o poco più. Nonostante i miei sforzi per ammantarmi anch'io di quell'elegante tranquillità, ammetto di avere ancora parecchio da imparare. Il costo non è particolarmente elevato: la camera doppia in b&b ci è costata 126 iep (circa 310.000 lire)
Tutt'altra musica a Dublino: la guest house prenotata tramite www.goireland.com si è rivelata il classico alberghetto da capitale europea: rapporto qualità prezzo non soddisfacente, servizio pessimo, pulizia piuttosto scarsa. Va be', d'altronde in altre città d'Europa non mi sono mai trovato molto meglio negli alberghi di questo livello (circa L.100.000 a testa in b&b) e questo ha perlomeno il pregio di essere in pieno centro (61 Adelaide road, Dublin 2 - tel. 01-6760207).

In cucina

L'Irlanda non è il paradiso della cucina, questo è ovvio, comunque tenendo presente che non ci si trova a casa propria e che la cucina quindi è diversa, ci si può adattare benissimo. I pezzi forti sono il salmone, che però è difficile trovare se non "distrutto" da qualche salsa ammazza-sapore, l'Irish Stew, una sorta di minestrone con pezzi di carne che io ho apprezzato molto, e il classico Fish & Chips, che qui è servito non con i bocconcini di pesce ma con pescioni interi impanati, accompagnati da patatine fritte che abbiamo sempre trovato veramente buone.
Inserendola nel capitolo della gastronomia, visto che anche in Irlanda la si trova dappertutto, la regina incontrastata è la Guinness, vera mamma, amante e amica dell'irlandese di ogni età e ceto sociale, e con la quale è facile fraternizzare anche per il semplice turista. Ma ne parlerò più avanti.

Itinerario

Siamo da sempre affascinati dal mare del nord, dalle scogliere, dalle spiagge deserte su cui passeggiare e dai paesini con le casette accoglienti, caldo rifugio dal vento insistente. Quindi, la vacanza si è svolta tenendo quasi sempre la costa ed il mare come punti di riferimento, in ossequio a quel detto che definisce l'Irlanda "un quadro noioso con una bellissima cornice".
La vacanza si è svolta in tre distinti momenti, nella prima metà di giugno 2001. Abbiamo dedicato la prima settimana alla visita dell'Irlanda sud-occidentale, tenendo come base il cottage affittato a Glenbeigh, all'inizio della Iveragh Peninsula, nota per il famoso itinerario del Ring of Kerry. Lasciata la nostra casetta, ci siamo quindi spostati verso nord, percorrendo la costa occidentale fino all'Irlanda del Nord, soggiornando in diverse località presso Bed & Breakfast. Abbiamo infine trascorso gli ultimi due-tre giorni a Dublino.

Da non perdere

L'Irlanda Verde dei prati che la ricoprono quasi ovunque; l'Irlanda blu intenso del mare che la circonda e che ne batte le scogliere con millenaria caparbietà; l'Irlanda grigia delle giornate piovose, quando la pioggerella e l'umidità ti penetrano nelle ossa; l'Irlanda dai colori pastello delle case dei paesini sulla costa, che rilucono al raggio di sole che le colpisce uscendo dalle nubi; l'Irlanda rossa del sangue dei suoi figli uccisi nella maledetta, stupida guerra che non vuole finire mai; l'Irlanda, scura, quasi nera di una pinta di Guinness spillata con sapienza al bancone del pub; infine l'Irlanda azzurra, grigia e poi ancora azzurra del cielo, limpido, mutevole, bellissimo.
L'Irlanda ha in effetti molti aspetti, spesso tra loro stridenti, è un Paese dove è evidente il contrasto tra gli spazi e la cura del particolare, tra il silenzio immobile delle coste e il calore della musica suonata nel pub affollato, tra i poveri cottages con i tetti di paglia e le residenze georgiane dei nobili di discendenza inglese; insomma, è un Paese forte, che non può lasciare indifferente, ma è anche un Paese che induce alla serenità dove è possibile fare incontri fantastici, magari con se stessi.
Il discorso si sta facendo pesante, meglio passare alla cronistoria del viaggio, cercando ove possibile di inserire qualche informazione interessante e soprattutto utile; si tenga presente che la vacanza ha avuto come protagonisti il sottoscritto, mia moglie e la nostra piccola Matilde, "anni dua", come piace dire a lei: quindi, evidentemente, è stata organizzata in modo da limitare i disagi per la bimba, con una buona dose di consapevolezza per le limitazioni che avremmo dovuto necessariamente accettare.
1° giorno
Dopo l'ottimo volo Aer Lingus Linate-Dublino, ritirata presso l'aeroporto la valorosa Opel Astra noleggiata con la Sixt Rent a Car, immediatamente ci indirizziamo verso la costa occidentale, lungo l'interminabile strada che tagliando a metà l'Isola porta a Limerick, Killarney e, finalmente alla nostra casetta di Glenbeigh, minuscolo villaggio nella parte settentrionale della Penisola di Kerry. Dico subito che le strade irlandesi sono un disastro: strette, con il fondo pieno di buche e perciò lente, fanno inesorabilmente allungare i tempi programmati per gli spostamenti. Giunti stremati a tarda sera facciamo conoscenza con il nostro padrone di casa, una persona a dir poco originale che come presentazione mi allunga con naturalezza un biglietto da visita di un amico fidato che di lavoro fa il tassista, nel caso in cui non fossi in grado di guidare dopo una serata al pub: la vacanza promette di essere indimenticabile!
2° giorno
Nauseati dalla giornata di macchina appena trascorsa, abbiamo voluto prenderci del tempo e goderci appieno uno splendido sole in paese, facendo spese negli stores e passeggiando sulla spiaggia, lungo la lunghissima Rossbeigh Strand dove gli irlandesi amano trascorrere le domeniche in stile quasi balneare (ho letto che nei mesi più caldi si fa tranquillamente il bagno con tanto di bagnino in servizio).
Inizio, dunque, all'insegna dello "slow-travel": d'altronde, chi l'ha detto che per godersi le vacanze si debba per forza percorrere ogni giorno un bel pacchetto di chilometri?
Oltre alla bellissima baia, Gleinbeigh offre splendide passeggiate sulla Seefin Mountain, che a dire il vero non ho provato, e soprattutto tre pubs dove far conoscenza con la "Guinness", la vera regina d'Irlanda: il Towers, il Glenbeigh e il Ross Inn. Il terzo era chiuso, ma mi è sembrato il più inutile; gli altri due sono entrambe molto caratteristici, vi suonano gruppi musicali durante il week-end e la cucina è buona ed economica (ottimo l'Irish stew del Glenbeigh). E' meglio tener conto del fatto che la sera sono sempre molto affollati e non è facile trovare un tavolo libero: in compenso, l'atmosfera è realmente "autentica" e la gente che li affolla, davvero di tutte le età, educata e per nulla fastidiosa.
3° giorno
Giornata dedicata ad uno dei più classici itinerari d'Irlanda: il Ring of Kerry. Il Ring of Kerry corre per quasi 200 km intorno alla penisola di Inveragh: offre scenari spettacolari delle coste irlandesi, qualche paese caratteristico (Sneem, Kenmare, Waterville) e interessanti siti storici. Purtroppo, è afflitto dal flagello dei turisti, che durante l'alta stagione ne affollano l'unica strada a bordo di odiosi e ingombranti pullman; ecco perché si dice che sia meglio visitare, in luglio ed agosto, le sottostanti penisole di Beara e Mizen, altrettanto affascinanti ma molto meno frequentate. Noi, vacanzieri di giugno, non abbiamo incontrato particolari difficoltà dovute all'affollamento. Per "tagliare" il classico "anello", e per togliersi dalla gente, consiglio vivamente la strada del Ballaghbeama Gap, che taglia a metà la penisola e offre paesaggi insoliti, quasi montani, con la possibilità di godersi la natura nelle vallate semi-deserte nel più assoluto silenzio (tra l'altro, abbiamo incontrato in questo tratto dei valorosi ciclisti: la strada, anche se un poco faticosa, è di grandissima soddisfazione!).
Raggiunta la costa meridionale, si incontra il villaggio di Sneem, un grazioso agglomerato di casette colorate disposte curiosamente a forma di clessidra; si dice che il paese sia troppo turisticizzato e gli shops numerosi: sinceramente, non mi è parso così rovinato dal turismo e ho trovato piacevole passeggiare tra i negozi e bere il classico tea con gli scones ai tavolini in riva al fiume.
Ho il rammarico per non aver potuto vedere l'estremità occidentale della penisola, il cosiddetto Skerrig Ring, e soprattutto per aver mancato l'escursione alle Skellig Islands, gli scogli frastagliati che si ergono dal mare non lontano dalla costa, vero paradiso naturale, oltre che interessantissimo sito storico per gli edifici edificativi dai monaci paleocristiani: a volte è dura viaggiare con i bambini!
4° giorno
Ci godiamo una giornata di totale relax nel Killarney National Park, una splendida area verde che lascia sbalorditi per le enormi dimensioni e la varietà delle attrazioni, soprattutto ove si pensi che si tratta di un parco cittadino; l'entrata è libera e vi si può girare in bicicletta, a piedi, in macchina per alcuni tratti o trasportati sui calesse che si trovano all'interno. Abbiamo pagato 20 pounds, più o meno 50.000 lire, per un giro in calesse di circa un'ora, piuttosto limitato ma divertente e in perfetta sintonia con il luogo. Di particolare bellezza è il giardino della Muckross House, un'oasi stupenda di serenità e di eleganza, in cui passeggiare su prati dall'erba semplicemente perfetta, tra enormi cespugli fioriti multicolori e piante particolari dalle forme più strane.
Ho trovato anche molto interessante la visita alle Muckross Traditional Farms, da non perdere soprattutto per chi ha bambini al seguito: su un'area piuttosto vasta, sono state ricostruite alcune tipiche fattorie dell'Irlanda anni '30, con tanto di oche, maiali, mucche e animali vari e, ovviamente, figuranti che interpretano la parte dei contadini e rispondono con gentilezza alle domande dei visitatori. Per chi non avesse voglia di camminare, è a disposizione anche un carrozzone d'epoca, una specie di autobus di inizio secolo. Il biglietto se non ricordo male costa intorno alle 5 pounds.
Una visita completa del parco necessita sicuramente ben più di una giornata, per cui si impongono purtroppo delle scelte: tra le attrazioni maggiori, oltre a quelle provate da noi, si segnalano l'escursione al Gap of Dunloe e in particolare la visita a Inisfallen Island, magari a bordo di una romantica barchetta a remi.
5° giorno
Forse anche un meraviglioso sole avrà dato il suo contributo, ma la Dingle Peninsula è stata votata da noi come il posto più bello d'Irlanda, senza ombra di dubbio; non a caso si dice che sia una specie di concentrato del paesaggio irlandese, tra l'altro scelto come set naturale per le riprese di un classicone come "la figlia di Ryan". Qui pulsa vivissima l'Irlanda che si sogna da lontano, quella delle coste frastagliate su cui si abbatte un mare di uno scintillante azzurro scuro, delle spiagge, magnifiche, deserte, sulle quali viene voglia di correre o di sedersi ad ascoltare il silenzio del vento rotto dal rabbioso respiro del mare e da qualche gabbiano a caccia di cibo, dei prati scoscesi divisi da muretti che a volte paiono incomprensibili, dei paesini verniciati con colori sgargianti, del mare, del mare, del mare….
La strada che porta verso occidente è carina, vale la pena di sostare sulla spiaggia della Inch Peninsula e nel paese di Dingle, caratteristico villaggio di pescatori con una tendenza a cedere al turismo, famoso anche per il delfino Fungie che ne ha scelto la baia come dimora fissa (noi non l'abbiamo visto). Considerata la scarsa ricettività della zona, Dingle può essere anche sicuro punto di riferimento per uno spuntino, da godersi magari in uno dei pubs di fronte al porto che offrono da mangiare ad ogni ora.
Il paesaggio si fa davvero spettacolare all'estremità occidentale della penisola, a partire dal view point dello Slea Head per proseguire lungo un susseguirsi di scorci fantastici, che sembrano mutare ad ogni curva. Naturalmente, non esitate a parcheggiare la macchina per scendere sulle numerose spiagge a godere di momenti letteralmente indimenticabili.
Merita una visita anche il Gallarus Oratory, al quale, sono sincero, mi sono avvicinato con una certa diffidenza: la costruzione, invece, risalente a circa 1200 anni fa, nella sua semplicità è molto interessante e ricca di fascino.
Altre ancora sono le attrazioni di Dingle, tanto che io consiglierei se possibile di sostarvi per più di una giornata.
6° giorno
Nell'unico momento disastroso per quanto riguarda il tempo, abbiamo scelto ovviamente di raggiungere il luogo paesaggisticamente più spettacolare d'Irlanda, le plurifotografate Cliffs of Moher. Innanzitutto per chi, come noi, proviene da sud, è molto conveniente percorrere la strada N69 che sale dritta verso la Contea di Clare e attraversare il River Shannon con il comodo traghetto che in mezz'ora circa porta da Tarbert a Killimer (in giugno c'è un traghetto ogni ora; in luglio-agosto ogni mezz'ora). E' vero, però, che così facendo si corre il rischio di perdere (come abbiamo fatto noi) una delle attrazioni più famose d'Irlanda, il Bunratty Castle, pochi chilometri a nord-ovest di Limerick.
Le scogliere le abbiamo appena intraviste, vista le nuvole basse che lo coprivano in parte e il diluvio universale che ci ha "massacrati" durante tutto il tempo della sosta; ho avuto comunque il sospetto che siano grandiose semplicemente. Per fortuna c'è un piccolo Visitor Centre adiacente al parcheggio (entrata a pagamento), che però con quelle condizioni atmosferiche era più affollato di Times Square a Capodanno. Sulla sommità delle Cliffs of Moher si può compiere un itinerario a piedi (lungo fino a 8km), che però questa estate era chiuso per il pericolo del diffondersi dell'afta. Letteralmente assiderati, ci siamo spinti ancora più a nord, nel paesino, se così si può chiamare, di Doolin. Questo minuscolo insieme di case è divenuto famoso per essere stato meta turistica alternativa per gruppi di hippies; oggi continua ad essere molto frequentato, ed è noto soprattutto per essere uno dei centri della musica folk irlandese, che viene regolarmente suonata nei pubs, al riparo dal freddo pungente della costa.
Sulla strada del ritorno, incoraggiati dal sole rifattosi finalmente vivo, abbiamo deviato per seguire la costa dalle parti di Quilty e dello Spanish Point, che mi sento di consigliare vivamente per le magnifiche passeggiate che si possono effettuare sulla scogliere, lungo piacevolissimi sentieri tracciati nell'erba tagliata bassissima.
7° giorno
Un po' perché è l'ultimo giorno di permanenza nel cottage di Glenbeigh, un po' perché la giornata di macchina precedente ci ha nauseati e ha "distrutto" la pazienza della bimba, decidiamo di restare fermi e goderci la serenità del paesino e il tiepido sole sulla spiaggia. Come al solito, anche queste ore passate in tranquillità non si dimostrano affatto uno spreco, anzi al contrario consentono di apprezzare le piccole cose che sfuggono dai finestrini della macchina: i giardini ben curati con relativi fiori, la chiesetta raccolta, la gente che ti saluta normalmente incontrandoti per strada, una bella Guinness ai tavolini all'aperto del Towers, le conchiglie sulla spiaggia e tua figlia che corre felice dietro a un aquilone.
8° giorno
Restiamo vittime delle strade irlandesi: si tratta di raggiungere la parte ovest del Connemara e la distanza che ci separa dal nostro obiettivo sembra autorizzarci a pensare che ci resti un po' di tempo a disposizione, una volta arrivati. Invece, nonostante la partenza all'alba (sempre utile per sfruttare il sonno dei bambini e viaggiare tranquilli per qualche ora), superiamo Limerick, Ennis, Galway (in cui ci concediamo una pausa in un centro commerciale), breve sosta al Aghanure Castle (non molto più di una torre, testimonianza di un passato buio in cui gli O'Flaherties, i signori del luogo, terrorizzavano gli abitanti della zona con le loro scorribanda), per arrivare infine a Clifden, punta estrema del Connemara, solo nel tardo pomeriggio. Non contenti, decidiamo di spingerci ancora avanti, lungo la cosiddetta Sky Road, una stradina inverosimile che corre tra stupendi panorami nella stretta penisola che avanza in mare oltre Clifden, scelta che si è poi rivelata felicissima, perché, restando a pochi minuti dal paese, consente di vivere il Connemara più estremo ed affascinante. Già…. eccoci in Connemara, zona agognata più di ogni altra per chi sogna l'Irlanda, mille volte vista in fotografia e descritta sulle riviste, mille volte desiderata e mitizzata, eccola finalmente in tutto il suo splendore: all'interno, una terra desolata di vallate sconfinate e brulle, cosparse di laghetti ora blu ora grigio scuro, racchiuse tra alture anche aspre, come le Maumturk Mountains; sulla costa, le alture vanno digradando verso il mare in orizzonti vastissimi, cosparse di muretti a secco che si inseguono secondo uno schema apparentemente inconcepibile, fino ad incontrare il mare, nel quale si tuffano in ripide scogliere o dal quale si fanno accarezzare lungo le spiagge, giornalmente sommerse dall'instancabile andirivieni delle maree. Un consiglio per chi si spingesse fino lungo la Sky road: provenendo da Clifden, non chiudete subito l'anello della penisola, ma prendete a sinistra la strada che girando intorno alla piccola baia porta fino alla punta; parcheggiate la macchina e proseguite a piedi lungo le stradine sterrate fino a trovarvi di fronte al mare. Noi l'abbiamo fatto in una sera dalla bellezza struggente, abbiamo passeggiato lungo le stradine ciottolate accompagnati da due socievolissimi cani e da un simpatico cavallino che correva divertito avanti e indietro lungo il nostro percorso; arrivati in punta, ci siamo seduti in un prato, davanti a noi un muretto, perfetta riproduzione in pietra della siepe di leopardiana memoria, dietro di esso il mare, e l'Infinito in un cielo blu-arancio. Siamo stati seduti a guardare un tramonto senza tempo, e chissà quanto ci saremmo rimasti, se Matilde (la bimba), stufa dei biscotti calma-appettito, non avesse cominciato a lamentare l'esigenza di una vera cena. In uno degli opuscoli raccolti qua e là, leggo (la traduzione farebbe perdere forza all'affermazione): "In Connemara, one soon learns that time is unimportant. Even the ceremony of drawing a pint of Giunness can take five minutes and the man who cannot spare the time to watch this solemn ritual has not learned to savour the important things of life". E così, giusto per verificare se riuscivo a bermi una Guinness con il giusto ritmo alla "Connemara", alla sera mi è stata regalata una indimenticabile libera uscita per un classico sabato sera al pub. Non ho preso nota dei locali di Clifden; ne ho girati tre nell'arco della sera, acoltando musica e bevendo Guinness al bancone incredulo di trovarmi veramente lì. I primi due, sulla via principale del paese, li ho trovati meravigliosi per il calore umano e l'atmosfera autentica, affollati da persone che chiaccheravano in Gaelico e accennavano qualche passo di danza tradizionale; il terzo, che si trova nella piazzetta, è il più "lussuoso" e il più pubblicizzato, ma io lo sconsiglio perché mi è sembrato molto ricco ma poco "vero", addirittura i suonatori godono di amplificatori e strumenti elettrici decisamente in contrasto con la simpatica spontaneità delle ballate che ho ascoltato negli altri pubs. Serata indimenticabile!
9° giorno
L'indomani siamo di nuovo in macchina, tirannizzati dall'implacabile legge delle distanze da percorrere. Continuiamo lungo la costa, costeggiando la piccola baia sopra Clifden (nel mare sonnecchiano placide le "curragh", le tipiche imbarcazioni dei pescatori del Connemara, dalla forma affusolata e dal colore nero dovuto alla pece che le ricopre) fino a giungere a Claddaghduff, di fronte a Omey Island, la nostra meta. Omey Island è un isolotto di rocce ed erba su cui si possono trovare qualche casa, mucche e gabbiani, niente di più. La sua particolarità è che è collegato alla terraferma dalla Omey Strand, una distesa sabbiosa che, nelle ore di bassa marea, è percorribile in automobile, un'esperienza simpatica e davvero insolita (per evitare problemi, conviene chiedere informazioni sugli orari nello store del villaggio); leggiamo che durante l'estate si corrono corse di cavalli, a giugno regna la pace più assoluta. Rientrando verso l'interno, vorremmo visitare la Kylemore Abbey, con la chiesa e lo stupendo castello neo-gotico affacciato sull'omonimo lago; però è domenica e il numero di pullman turistici fermi nel parcheggio ci induce a rinunciare e a limitarci a qualche foto panoramica. Pochi chilometri, ed ecco la strada della Lough Inagh Valley, uno dei percorsi più panoramici d'Irlanda (coste escluse, naturalmente); il paesaggio è dominato dal nulla, quasi lunare, comunque affascinante nonostante il cielo fattosi grigio renda poco vivi i colori. Nei campi sono ben visibili le torbiere, da cui viene estratta appunto la torba, cioè lo strato superficiale del terreno che forma carbon fossile grazie alla decomposizione di vegetali in zone paludose povere di ossigeno (almeno io l'ho capito così); una volta essiccata, la torba perde la parte di acqua e conserva un buon potere calorico, che viene sfruttato come sorgente di calore tradizionale dalla gente del luogo ma anche nel resto del Paese, ove si pensi che l'Irlanda ne trae il 20% del fabbisogno energetico.
Di nuovo in macchina, per dirigerci verso nord, tagliando la penisola del Murrisk lungo la Doolough Valley fino ad arrivare quasi a Wesport. Wesport è una cittadina carina, che dopo tanta "solitudine" consente di tornare alla civiltà passeggiando tra i negozi delle vie del centro. Noi ceniamo al ristorante The Tower, nella zona del porto (ambiente caldo, visto anche il freddo artico che c'è fuori, cucina più che discreta; "mostruoso" il classico Fish 'n chips che presenta ben due pescioni: praticamente impossibile finirlo!) e poi ci infiliamo sotto le coperte del nostro b&b, sotto un abbaino sul quale picchiettano romanticamente le gocce di pioggia; Matilde, instancabile, continua nell'opera di "distruzione" della camera giocando con "Il campeggio di Winnie the Pooh".
10° giorno
Purtroppo, il tempo limitato non ci consente di esplorare la zona come meriterebbe, compreso la tanto agognata puntata a Clare Island, per una notte nel faro adibito a b&b (per chi volesse provarci, l'e-mail è clareislandlighthouse@eircom.net , sito http://homepage.tinet.ie/~clareislandlighthous/.
Ci accontentiamo del villaggio di Murrisk, nel quale visitiamo le rovine della basilica, abitate da numerosi corvi dal gracchiare sinistro, proprio ai piedi del Croagh Patrick, anzi nella sua ombra, come recitano i volantini. Il Croagh Patrick è un'imponente solitaria montagna dalla particolare forma conica, meta di pellegrinaggio dei devoti di san Patrizio che la risalgono l'ultima domenica di luglio, alcuni, come vorrebbe la regola, addirittura a piedi nudi; anzi, il vero pellegrinaggio parte da molto più lontano, da Ballintubber Abbey a circa 40 km di distanza.
Risalendo ancora l'Emerald Isle, entriamo nella Contea di Sligo, nota anche come Yeats County in onore del famoso poeta irlandese che ne ha celebrato le bellezze. Dovuta, quindi, una visita al Lough Gill ed all'Innisfree Island; il luogo, invero, non sarebbe così famoso se Yeats non avesse scritto "The Lake Isle of Innisfree, comunque tutto è pervaso da una piacevole atmosfera di tranquillità; una leggenda vuole che nelle acque del lago giaccia una campana d'argento lanciata dall'abbazia di Sligo che può essere udita solo da chi sia senza peccato.
Nelle vicinanze del Lake Gill, si trovano i siti megalitici di Carrowmore: se non siete degli esperti o degli studiosi del settore, lasciate perdere, c'è ben poco da vedere, l'unica cosa "sostanziosa" è un dolmen, che però è posto in una specie di buca di pietre ingabbiata da reti metalliche.
Trascorso il momento della cultura, torniamo un poco indietro diretti verso una delle mete più desiderate del viaggio: Coopershill House, una dimora georgiana del '700 che abbiamo scelto per toglierci la soddisfazione di una giornata nel lusso e nella tradizione; ne parlerò nella sezione dedicata agli alloggi.
11° giorno
Consumata con grande soddisfazione una colazione veramente eccelsa (e la differenza con le "normali" colazioni si sente eccome, se il cibo è di ottima qualità), usciamo con un poco di magone dalla boscosa tenuta di Coopershill per dirigerci ancora verso, e solo il buon senso di mia moglie mi impedisce di prenotare sull'onda dell'eccitazione altre costosissime notti in antiche dimore o castelli. Stavolta la facciamo grossa, la meta è la temutissima Irlanda del Nord; a onor del vero, non ci è voluto un coraggio leonino, perché a giugno, per nostra fortuna, non c'era ancora stato il riacutizzarsi odioso delle tensioni e violenze che si è verificato nei mesi successivi, a seguito dell'episodio degli idioti che hanno insultato e minacciato le bambine sulla strada per la scuola. La strada è lunga per arrivare alla frontiera, che passiamo senza alcun controllo (in uscita, invece, la coda è parecchio lunga). Subito abbiamo modo di constatare quanto sia vero quello che si dice sulle strade, cioè che se in Irlanda si calcola di impiegare un'ora a coprire una certa distanza, ce ne vorranno due, mentre in Irlanda del nord per la stessa distanza ci vorrà mezz'ora. L'impressione immediata, ed evidente, è infatti quella di essere passati in Inghilterra: così, se il paesaggio è sostanzialmente lo stesso, le strade, la segnaletica, la polizia ed il comportamento stesso degli automobilisti è completamente diverso, tutto sembra funzionare alla perfezione, in perfetto english mode, insomma.
La visita a Londonderry dura meno del previsto; la città è piuttosto deludente, a dispetto di quanto letto nelle guide, sia dal punto di vista artistico che della vivibilità. Anzi, l'impressione è quella di una città fortificata e profondamente segnata dal suo passato violento, che forse tanto passato non è: appena usciti dal parcheggio, infatti, ci rombano a fianco due camionette blindate dell'esercito inglese, con militari in tenuta da guerra e mitra spianati, sembra di vivere le scene tante volte viste al telegiornale! La città alta, che racchiude il centro, è cinta dalle mura antiche che, nella parte verso i quartieri cattolici, sono sormontate da recinzioni, filo spinato e torrette di guardia dell'esercito. Paradossalmente, il lato forse più interessante sta proprio nel visitare i luoghi degli scontri, il monumento ai caduti della Bloody Sunday, le scritte, i murales dipinti sulle case del quartiere cattolico di Bogside e il monumento con la scritta "You are now entering free Derry" che provocatoriamente guarda i bastioni della città fortificata. Londonderry, insomma, è triste, è l'evidenza materiale di un libro tragico le cui pagine si ostinano a non voler girare, e quando sei lì pensi che non è possibile che capiti nel cuore dell'Europa e incontri la gente e ti chiedi "Sarà cattolico o unionista? Sarà magari dell'Ira o della Red Hand?", "Ma possibile che non possa finire???"
Lasciata Londonderry, o Derry come si vuole chiamarla, ci dirigiamo ancora più su, verso la costa e le località balneari di Portstewart e Portrush, per cercare un bed & breakfast, che invece troviamo più verso l'interno, in piena campagna sotto Bushmills.
12° giorno
Il programma di oggi consiste in un vero e proprio tuffo nella splendida Natura nella Contea di Antrim, che si dimostrerà nettamente superiore alle aspettative. Innanzitutto, visita alla celeberrima Giant's Causeway, spettacolare e davvero piacevole da esplorare, nonostante sia uno di quei posti visti talmente tante volte in fotografia che ti sembra di esserci già stato. Abbiamo avuto la fortuna di capitare in una mattina di scarso affollamento, e questo credo sia fondamentale per apprezzare il luogo. Al di là delle leggende, la Giant's Causeway è un'incredibile susseguirsi di formazioni basaltiche che, probabilmente fuoriuscite da una fessura della crosta terrestre, a causa del repentino raffreddamento assunsero la curiosa conformazione odierna: l'effetto è veramente quello di un'enorme strada che si tuffa nel mare ai piedi di spettacolari scogliere. Passeggiando sulle rocce, si ha l'impressione di essere ospiti in un luogo in cui domina la Natura selvaggia, in cui l'uomo è piccolo piccolo, nulla al confronto di questo spettacolo in scena da circa 60 milioni di anni. Proseguendo per il sentiero, si incontrano altre formazioni rocciose interessanti, a ognuna delle quali è stato assegnato un nome che ne ricorda la forma: si trovano così, tra le altre, la "Giant's Boot", la spettacolare "Organ", con le rocce che ricordano le canne di un organo di dimensioni spaventose, e la "Chimney Tops", tanto grande che si dice che nel 1500 una nave dell'Armada spagnola, avvistatala dal largo, credette si trattasse del non lontano Dunluce Castle e le sparò contro.
Un'informazione pratica: dalla cima delle scogliere, per chi abbia qualche problema o per i soliti lazzaroni, di fronte al Visitors' Centre (completo ovviamente del solito negozio del National Trust) parte un pullmino che ogni quarto d'ora per 1 sterlina porta alla Giant's Causeway e ritorno.
Proseguendo lungo la costa verso est, ci dirigiamo verso la White Park Bay, seconda piacevolissima sorpresa della giornata. A dire il vero dalla Giant's Causeway la White park Bay si può raggiungere anche a piedi, lungo un sentiero che supera Benbane Head e arriva fino al paesino di Ballintoy (circa una quindicina di km andata e ritorno); il percorso è quello che parte circa 3 km a ovest della Giant's Causeway, esattamente al Visitors' Centre di Blackrock, dove sono disponibili anche cartine dettagliate. Beh, diciamo che l'avremmo sicuramente fatta a piedi, ma il tracciato lungo le scogliere purtroppo era a chiuso……
Scendere fino alla spiaggia della White Park Bay camminando sul ripido sentiero e poi sprofondando nella sabbia è una fatica nera, scendere con in braccio una bambina di due anni è un martirio; risalire nelle stesse condizioni lungo la stessa strada avrebbe incattivito anche San Patrizio; in compenso, la spiaggia è letteralmente fantastica: lunga, ampia, deserta, solo qualche gabbiano che vola dal nido posto nella scogliera che racchiude un lato della baia, in un angolo l'inverosimile paesino di Portbradden, con le case colorate che da qui paiono impossibili da raggiungere, se non per mare. Il tempo sulla spiaggia, passeggiando romanticamente, giocando con mia figlia, guardando il mare instancabile, o semplicemente seduti appoggiati ad un tronco, si è come annullato, è trascorso in un attimo inspiegabilmente lungo, dolcissimo. Fossimo stati soli, questo è il posto dove raccogliere un po' di legna, accendere un fuoco e aspettare il calare della sera; ma, si sa, con i bambini non c'è verso di fermarsi troppo in contemplazione: quindi si torna verso Portrush, cittadina balneare piena di folla e di vita; a giudicare dalla dimensione dei campeggi lungo la strada lo sarà anche, ma di certo non a metà giugno, quando appare abbastanza vuota, magari anche un pochino triste, tutto sommato piacevole, a patto di non cercare niente altro che cena e passeggiatina.
13° giorno
Oggi ci diamo alla storia, ovvero dedichiamo la mattina alla visita della Old Bushmill Distillery, la più antica distilleria di Whiskey (con la "e", siamo in Irlanda) del mondo, la cui produzione inizia addirittura nel 1608, anche se sembra che la distillazione risalga ad alcune centinaia di anni prima. Si dice che i visitatori dei secoli scorsi, stanchi per la fatica di percorrere strade e coste decisamente poco agevoli, trovassero ristoro presso la distilleria di Bushmill: potevo forse essere proprio io a rompere la tradizione? In effetti, la visita non è entusiasmante, anche per la difficoltà a comprendere appieno le spiegazioni della guida che, per dare una mano ai turisti di lingua non inglese, ha avuto la brillante idea di ripetersi in tedesco (e chi lo capisce?). Un altro particolare: la tanto pubblicizzata degustazione finale si limita ad un assaggio di whiskey in quantità irlandese, cioè assolutamente da pazzi, ma il confronto tra i diversi prodotti con relativa spiegazione è riservato ad un paio di fortunati scelti non si sa come dalla guida; peccato, sarei stato volentieri al gioco. Comunque, eccetto questi aspetti negativi, la visita alla Old Bushmill Distillery è interessante, ed è l'occasione per acquistare qualche souvenir particolare (non solo bottiglie, peraltro ottime) da portare a casa, anche se di certo non a prezzi convenienti.
Al pomeriggio sono riservate le emozioni forti: si va al Carrick-a-rede rope bridge, un ponticello di corda che unisce un piccolo isolotto utilizzato per la pesca al salmone. Il ponte ha 250 anni di storia, o meglio i pescatori già 250 anni fa avevano sistemato un ponticello per raggiungere i posti migliori per la pesca. Oggi, per fortuna, il ponte non è più il medesimo, anche se riserva a dir poco forti emozioni: si raggiunge dopo una breve passeggiata sulla scogliera lungo un comodo sentiero, che si imbocca da un parcheggio a pagamento (i fondi, dicono, sono destinati al mantenimento del percorso e della costa e, a giudicare dallo stato in cui si trova il tutto, direi che sono spesi benissimo); è alto circa 30 metri sopra il mare, lungo circa 20 metri e largo 1, con due corrimano che aiutano a tenersi in equilibrio fisico e mentale; viene montato a primavera e smontato al sopraggiungere dell'autunno, quanto le condizioni del tempo non ne permettono un utilizzo sufficientemente sicuro. Il percorso è breve, dura pochi secondi, e il ponte dà un'impressione di buona solidità: ciò nonostante, con mio grande stupore ne sono rimasto terrorizzato, non mi vergogno a dirlo. Ho visto che altre persone lo percorrevano con relativa tranquillità, fermandosi addirittura per posare per una fotografia; io non ne sono stato capace, confesso di essermi sentito come bloccato in mezzo al ponte e, una volta sull'isola, ho dovuto sforzarmi non poco per mantenere la calma e riattraversare lo strapiombo. La zona, comunque, è spettacolare, il mare ha dei colori pastello che mai immagineresti di trovare a queste latitudini, il panorama spazia all'infinito e le scogliere scozzesi del Mull of Kintyre sono vicinissime; peccato che ci sia quel ponte!
Abbiamo scovato sulla strada del ritorno un altro luogo d'incanto lungo la costa: il paesino di Ballintoy, o meglio il suo porticciolo. Scendendo lungo la ripida strada, si arriva ad una piccola baia con un minuscolo porto, la tranquillità regna assoluta; sulla banchina, un piccolo bar, il Roark's Kitchen, serve tea con scones e vari spuntini: il mondo resta fuori dalla porta…. Pochi metri più avanti, c'è anche una casa isolata sul mare che viene affittata in due appartamenti; purtroppo non ho preso il numero di telefono che era scritto sulla finestra, dovessi tornare da quelle parti vale sicuramente la pena di provare.
14° giorno
Nella nostra permanenza limitata, ci resta solo uno dei must della zona: il Dunluce Castle. Posto su uno sperone roccioso a strapiombo sul mare, da sempre molto importante dal punto di vista militare e perciò più volte bombardato, il castello è migliore da fuori che da dentro; se infatti le foto che se ne possono trarre dalla costa sono bellissime, gli interni (se così si possono chiamare visto che le rovine non hanno un tetto) sono piuttosto spogli, anche se ben tenuti. Si cerca di ricostruire con le spiegazioni come erano disposte le stanze e come era la vita nel castello, ma la parte più interessante è quella delle storie e degli aneddoti che lo riguardano; come quella che racconta che Sorley Boy, dopo aver strappato Dunluce Castle agli inglesi nel 1584, diede il via ai lavori di restauro, ma fu avaro nel riammodernamento della parte della cucina che, a picco sul mare, durante una tempesta crollò e cadde in acqua trascinando con sé addetti, mobili e pentolame; la moglie di sir Borley, poveretta, rimase tanto scossa che abbandonò per sempre il castello e si ritirò a vivere nell'entroterra.
Si riparte, destinazione la punta nord-orientale dell'Ulster, per vedere la spettacolare costa da Murlough Bay fino a Cushendun. La nostra idea, vista l'impossibilità di percorrere a piedi un tratto di costa lungo gli itinerari che anche qui sono magnifici, è di raggiungere Cushendun per la via più veloce (la A2), trovare una sistemazione per la notte e poi risalire in tranquillità la strada panoramica. Cushendun, invece, si rivela sotto le aspettative, nonostante venga pubblicizzato e descritto come un villaggio incantevole: non ci sembra granchè, anche per gli importanti lavori che ne stanno interessando la zona del porto, e soprattutto appare poco ricettivo. Così ci immettiamo subito sulla "scenic road" lungo la costa: la strada è stretta, lenta, a tratti ripida e pericolosa, ma le vedute che offre sono impagabili, decisamente spettacolare. Troviamo così "casa" nei pressi di Tor Head, il punto più lontano da tutto (begli incoscienti, con una bambina piccola): siamo in un posto sperduto, devo guidare mezz'ora per risalire a Ballycastle per cenare, ma che spettacolo, che Natura selvaggia. La costa è meno frastagliata di quella dell'Irlanda occidentale, ma il paesaggio è imponente, "enorme" per dimensioni e forza, il vento soffia rabbioso sul mare, che si arrabbia increspandosi ovunque, e sulle pecore, che invece non sembrano preoccuparsi e continuano a pascolare sui prati scoscesi.
Torr Head, mai ho trovato nome più onomatopeico, è un promontorio che si spinge nelle acque con una forza quasi sfacciata: la montagna si erge imponente sul mare e resiste al suo attacco, mentre sulla punta i resti di quello che doveva essere un osservatorio hanno ceduto al vento e sono stati abbandonati, quasi come se la Natura avesse voluto eliminare l'uomo e continuare da sola la perenne lotta tra le sue forze. Alla sera, dopo una cena decisamente sgradevole a Ballycastle (che comunque è ricca di ristoranti), abbiamo l'opportunità di assistere ad appassionarci ad una partita di Hurling, uno sport molto spettacolare misto tra calcio, hockey e rugby di cui gli irlandesi vanno matti; poi, a letto, fuori tira forte il vento, le nuvole hanno coperto un mare fattosi grigio scuro e siamo come sospesi sulla costa. La pioggia batte fitta sui vetri.
15° giorno
Dobbiamo lasciare l'Antrim, il tempo stringe e i chilometri da fare ci pressano. Ci aspetta Dublino, si torna in città; purtroppo dobbiamo lasciarci alle spalle senza vederle altre perle dell'Ulster, come le Glens of Antrim, splendide vallate immerse nel verde, e la spettacolare Ards Peninsula.
La strada verso Dublino è abbastanza scorrevole, tranne alcuni imbuti non perdonabili, e siamo all'aeroporto verso l'ora di pranzo, giusto il tempo di lasciare la macchina e prendere un taxi per andare in centro, nei pressi di St. Stephen's Green, dove è situata la nostra Guest House.
Va premesso che visitare una grande città con un bambino piccolo è molto difficile: difficile perché gli spostamenti avvengono in vie affollate e trafficate, difficile perché non si ha con sé la macchina e il passeggino diventa un portabagagli per tutto quello che può servire, difficile perché non è facile trovare cose che interessino un bimbo. A Dublino, in più, c'è l'aggravante che si perde una delle attrattive maggiori: la serata nei pubs, per una birra in un'atmosfera letteralmente unica nel suo genere.
Visto che c'eravamo, abbiamo fatto il possibile nei due giorni a disposizione.
Innanzitutto un giro, con tutta calma, nel Giardino della capitale, il famoso St. Stephen's Green, classico parchetto di città con tanto di stagno centrale frequentato da pacifiche anatre e statue e targhe che ne adornano le vie; niente di eccezionale, se non fosse che si trova praticamente in centro alla città ed è storicamente considerato il parco pubblico numero uno di Dublino. La camminata per St. Patrick's Cathedral non è propriamente breve, ma la affrontiamo di buon grado in uno splendido pomeriggio di sole. La cattedrale ha avuto una storia un po' travagliata, tra crolli, incendi, e problemi dovuti al terreno instabile sulla quale è edificata; dovette subire perfino le scorribande di quell'orda di delinquenti inglesi capitanati da Oliver Cromwell che, con assoluto spregio del cattolicesimo irlandese, decretò che la chiesa, come molte altre sull'Isola, fosse utilizzata come stalla per i cavalli del suo esercito. La cattedrale non è eccezionale, considerato che molto architetti nel corso dei secoli vi hanno messo mano per restauri e rimaneggiamenti. Una particolarità: tra i finanziatori del restauro della cattedrale figura anche la famiglia Giunness e nella St. Stephen's Chapel si trova una statua della figlia di sir B.Guinness. Ebbene, con umorismo tutto anglosassone, la dicitura ai piedi della donna recita: "I was thirsty and ye gave me drink" ("Avevo sete e mi hai dato da bere").
Allo stesso modo, non ho trovato eccezionale la seconda delle chiese della capitale (anzi forse la prima come importanza), la Christ Church Cathedral, anch'essa vittima di numerosi rifacimenti; per fortuna, all'interno durante la nostra visita un coro sta provando canti rinascimentali, contribuendo a creare un'atmosfera densa di fascino.
Un'annotazione: l'entrata delle chiese è a pagamento o, meglio, viene chiesta un'offerta (che viene indicata di circa1,50 Iep, più o meno 3.500 Lire) che è data come facoltativa ma che suona abbastanza coercitiva; personalmente, non ho mai apprezzato il costume britannico di far pagare l'entrata nelle chiese, che purtroppo sta prendendo piede anche in Italia.
Il pomeriggio trascorre poi rapido passeggiando in Temple Bar, lo storico quartiere di viuzze piene di negozietti curiosi e soprattutto pubs, lungo Grafton's St., la principale arteria commerciale pedonale della città, in cui è facile trovare artisti di strada che suonano o intrattengono la gente con divertenti esibizioni, e nel centro commerciale si St. Stephen's adiacente al parco.
La sera in camera presto, la stanchezza si fa decisamente sentire.
16° giorno
Domenica mattina, il cielo è grigio e anche noi, come tantissima altra gente, decidiamo di dedicarci alla visita del Book of Kells, il preziosissimo volume conservato all'interno dell'istituzione scolastica più importante d'Irlanda: il Trinity College. Il Book of Kells è un reperto famosissimo, scritto addirittura nel nono secolo dai monaci di Iona, in Scozia. Il museo che lo contiene, però, non è ben organizzato e ti trovi quindi dapprima in sale che illustrano, peraltro ottimamente, i metodi di fabbricazione dei libri miniaturizzati, poi passi a vedere alcuni esemplari, quindi ti trovi il pezzo forte, il Book of Kells, in una bacheca di vetro posta orizzontalmente come un tavolo attorno al quale ruotano senza ordine i visitatori, sgomitando per vederci o sostando oltre il necessario. Insomma mi è sembrato che la pecca sia che non è chiaro il percorso da seguire e ci sia troppa confusione, tanto che quando siamo entrati nell'ultima parte visitabile, la meravigliosa sala della Old Library, ci siamo resi conto con un pizzico di delusione che il Book of Kells era solo quello della stanza prima e che ormai era passato, a saperlo avremmo sgomitato anche noi! In compenso, il lungo salone della Vecchia Biblioteca, la cosiddetta Long Room, è letteralmente eccezionale: oltre ai pezzi importanti che vi sono contenuti, come l'antichissima arpa di Brian Borù, appare davvero come un luogo affascinante, tanto denso di "Sapere" da incutere soggezione e silenzio.
La bambina dorme, la giornata è uggiosa e ci sentiamo molto in vena di musei: quindi ci buttiamo in rapidissima successione nella National Gallery, interessante ma chiaramente non paragonabile ad altri grandi gallerie europee, e nel National Museum, particolarmente piacevole da visitare soprattutto nelle sezioni dedicate agli anni della guerra per l'Indipendenza, ai vichinghi, all'Età del Ferro e del Bronzo, che comprendono tra l'altro una lunghissima piroga conservata miracolosamente intatta (tra l'altro, curioso è il fatto che la maggior parte dei reperti sia stata trovata non dagli archeologi ma dagli scavatori di torba).
Noi abbiamo avuto esigenze particolari, ma anche per chi si ferma qualche giorno a Dublino consiglierei di non trascurare questi due musei, che sono decisamente interessanti e pure gratuiti, il che non guasta.
Un ultimo giro per la città, a cercare le curiose porte vittoriane dipinte con colori vivaci, una rapida cena e poi in camera, facciamo giocare Matilde con un po' in tranquillità.
17° giorno
Il 17° giorno non esiste, ci alziamo prima dell'alba per andare in aeroporto; per il tragitto ci siamo affidati a un tassista che puzza vagamente d'alcool che abita da qualche mese nella Guest House. Dopo non poca apprensione per il suo ritardo (sono le 4 a.m. e nell'atrio abbiamo modo di conoscere una ragazza di Los Angeles totalmente pazza che, di ritorno da una serata al pub, cerca di telefonare a casa e ad ogni cosa le si dica risponde semplicemente "Have fun"), finalmente ci avviamo nella città deserta. E' l'alba.
All'aeroporto, le solite facce da italiani che tornano a casa dopo una vacanza in pullman o dopo un week-end "tutto birra e disco" a Dublino: cosa volete che vi dica, continuo a preferire e a sentirmi orgoglioso della mia self-made vacanza, fatica e imprevisti compresi.

Curiosità 

L'Irlanda è la terra delle leggende, delle tradizioni e delle contraddizioni, le cosiddette curiosità che mentalmente ci si annota durante il viaggio sono tantissime. Vediamone alcune.
§ Torniamo innanzitutto alla Giant's Causeway. Io non credo assolutamente alla formazione di basalti provenienti dal sottosuolo a seguito di una violenta eruzione. La verità è che nell'antichità viveva nella zone un gigante guerriero, tale Finn Mc Cool, talmente forte e valoroso che riusciva a strapparsi le spine dai talloni correndo. Lo stesso, arrabbiatosi una volta con un gigante scozzese, strappò una zolla di terra e la scagliò contro il rivale che scappava, ma arrivò "un po' lungo" e la zolla, cadendo in mare, formò l'Isola di Mann; il cratere che aveva lasciato con il tempo si riempì d'acqua e creò il Lough Neagh. Un'altra volta il nostro amico Finn Mc Cool si innamorò perdutamente di una gigantessa dell'isola scozzese di Staffa; non si perse d'animo per la distanza e, pietra su pietra, congiunse con una strada l'Ulster a Staffa (sulla quale in effetti ci sono formazioni rocciose simili). Chi vuole credere ancora all'eruzione, ai basalti, ai poliedri e ai fenomeni geologici?
§ La città di Londonderry si è sempre chiamata Derry, almeno fino quando gli inglesi non decisero di cambiarne il nome per commemorare l'accordo del 1609 con cui la Corporation of London cercava di "colonizzare" la città fornendole nuovi abitanti. Questo ovviamente agli irlandesi non è mai andato giù, e la controversia è continuata fino ad oggi, tanto che nel 1984 il consiglio cittadino ha deliberato di modificare il proprio nome in Derry City Council. L'abbreviazione per comodità non va per niente bene, anzi, il nome oggi ha acquistato una valenza del tutto politica, per cui la città è Derry per i Repubblicani, mentre resta Londonderry per gli Unionisti. Questa discussione ha anche un lato curioso: gli annunciatori della radio, per non fare torto a nessuno, usano dire Derrystrokelondonderry tutto attaccato (cioè Derry-barra-Londonderry), e la gente meno "accesa" chiama simpaticamente la città "The stroke city".
§ A proposito di San Patrizio e del monte a lui dedicato. Il monte è considerato sacro da almeno 5.000 anni: già nel 3.000 A.C., infatti, vi si svolgeva la festa dedicata al dio pagano Lugh, da cui deriva tra l'altro la parola irlandese Lughnasa che significa agosto (quella del film, dal titolo tradotto impropriamente "Ballando a Lughnasa"), e sembra che ci sia un collegamento tra questa festa e il giorno fissato per la festa cristiana del pellegrinaggio, che si tiene l'ultima domenica di luglio (la cosiddetta Reek Sunday) e richiama circa 25.000 pellegrini ogni anno. Gli antichi resoconti ci riportano che San Patrizio restò sulla montagna per 40 giorni pregando giorno e notte; durante questo periodo il Santo era continuamente attaccato dai corvi e minacciato dai serpenti velenosi, tanto che ad un certo punto fece suonare la sua campana e scacciò uccelli e serpenti nella caverna sul versante nord della montagna conosciuta come Lag na Deamha; la leggenda vuole che a questo fatto sia ricondotta la totale assenza di serpenti velenosi in Irlanda. Oggi, il pellegrinaggio "breve" che parte dal Visitors' Centre di Murrisk richiede circa 4 ore di cammino, con un ultimo tratto di sentiero impegnativo perché ripido e roccioso.
§ Sono anni che cerco di apprezzare la birra senza riuscirci, bere un bel bicchiere di birra fresca, mi sono sempre detto, deve essere una soddisfazione enorme, ma non c'è verso, la birra continua a non piacermi. E allora perché in Irlanda sono diventato un accanito bevitore di Guinness, addirittura a bicchieroni da una pinta? Prima di tutto perché è buonissima, in particolare quella che si beve là, spillata al bancone di un pub, e poi perché ci si lascia anche condizionare dalla leggenda, da quello che questa birra rappresenta e dall'atmosfera che l'accompagna sempre. Facciamo un po' di storia. Corre il 1759, un periodo nero per l'Irlanda e per la sua birra, visto che regina incontrastata del mercato è la Porter, una birra inglese consumata dalle classi popolari. Arthur Gunness, futuro sir Guinness, ha la stravagante idea di impiantare proprio una fabbrica a Dublino, in un vecchio fabbricato della dogana; per questo, si affida alle capacità di un sapiente mastro birraio, che "lavorando" sugli ingredienti della Porter riesce ad eliminarne il retrogusto dolciastro; riesce poi ad ottenere una schiuma cremosa e persistente e rende la miscela più scura del solito. Insomma, crea la cosiddetta "Stout", dando il via ad uno dei più clamorosi successi della storia dell'imprenditoria. Guinness, da tutti giudicato un "originale" destinato alla miseria, nel volgere di pochi decenni crea un impero che si di generazione in generazione allarga i suoi affari in tutto il globo. Il successo è enorme, è nato e si è diffuso un mito, oltre che una miniera di miliardi, tanto che ad oggi nel mondo ogni giorno si bevono 8 milioni di bicchieri di Guinness. La famiglia Guinness diventa uno dei maggiori finanziatori dei beni d'Irlanda, con interessi in ogni campo, dagli allevamenti al turismo, dalla politica all'editoria; a proposito, io non lo sapevo, ma anche il "Guinness dei primati", il libro di grande successo nato negli anni '60, altro non è che una delle straordinarie idee della famiglia Guinness!
§ Ho ascoltato e cercato di capire come il whiskey di malto irlandese viene prodotto, le varie fasi della macerazione dell'orzo, della fermentazione, della distillazione e della maturazione; a dire il vero non ricordo granché. Ciò che mi è rimasto impresso sono le differenze tra il whiskey irlandese e gli altri grandi whisky, quello scozzese e quello americano. Diciamo subito che quest'ultimo non gode di grande considerazione, viene distillato una sola volta e irlandesi e scozzesi non lo ritengono degno di competere con i loro prodotti. Grande disputa invece su quale sia il whisky migliore, a cominciare da chi ne siano gli inventori, dato che gli scozzesi continuano a negare di aver imparato l'uso dell'alambicco per la distillazione dalla vicina Irlanda. E poi la preparazione: gli irlandesi ritengono il loro whiskey più puro, perché viene distillato tre volte contro le due del rivale scozzese, e perché il malto viene fatto asciugare in forni che impediscono il contatto con il fumo e permettono così di ottenere un distillato in cui gli aromi del malto e del miele possono emergere. Dal mio modesto punto di vista, dopo aver confrontato con amici whisky comprati in Scozia e in Irlanda, il whisky scozzese resta migliore, proprio perché il gusto vagamente affumicato ne esalta l'aroma e lo rende più corposo, o forse anche soltanto più facile da apprezzare per chi non intenditore non è.
§ Una piccola cosa che ho notato in Ulster e in Inghilterra e Scozia precedentemente. Accanto ad ogni attrazione turistica, sia artistica che naturale, si trovano un caffè e il negozio del National Trust in cui si possono trovare souvenirs ed articoli vari che possano interessare i turisti (sempre comunque di buon livello, non ci sono cose tipo la gondola in plastica, la Torre di Pisa segnatempo o il piatto con le conchiglie incollate e i saluti da Maratea) e i cui proventi vanno a finanziare la salvaguardia delle attrazioni stesse, una sorta autofinanziamento insomma, secondo me un'idea tutt'altro che sciocca che in Italia faremmo bene ad importare.
§ Un'ultima annotazione: la cinematografia irlandese sta conoscendo un periodo di grande successo; d'altra parte, anche nel passato il paesaggio irlandese è stato scelto come scenario per alcuni importanti films. Si va da alcuni classici d'Irlanda come "Un uomo tranquillo" con John Wayne, che si svolge nel Connemara, e "La figlia di Ryan" di David Lean, ambientato nella splendida Penisola di Dingle, ad altre pellicole che invece sono state girate in Irlanda sono per sfruttarne la natura, come Braveheart e Excalibur. Più recenti, tra i films più noti mi vengono in mente "Nel nome del padre", "Il mio piede sinistro", "Michael Collins", "Cuori selvaggi" e "The Commitments", la grande pellicola, probabilmente meritevole di maggior successo, imperniata sulla breve storia di un giovane gruppo musicale nella Dublino dei quartieri periferici.

Per i più piccoli

Il viaggio in Irlanda con bambini al seguito non presenta difficoltà insormontabili. Mia figlia, forse perché ha preso dai genitori, ha mostrato di apprezzare la natura e il mare del nord e si è divertita molto soprattutto sulle lunghe spiagge deserte (certo, lo so anch'io che avrebbe preferito il mare d'Italia e le sue comodità). Per l'abbigliamento, meglio ricordarsi una cerata e qualche medicinale per gola e sintomi da raffreddamento, visto la presenza frequente di pioggia e di un vento piuttosto insidioso, comunque le farmacie ci sono anche là. Per quanto riguarda l'alimentazione, anche se agli occhi di un adulto sembra inverosimile, i nostri bambini di solito non gradiscono gli omogeneizzati in vendita all'estero: meglio quindi portarsene un po' da casa per sicurezza, visto che diventano molto utili soprattutto durante gli spostamenti lunghi. Nei pubs, diversamente da quanto accade in Inghilterra, i bambini sono ben accettati quando è presto e tollerati quando si fa tardi, comunque l'affollamento e il fumo inducono i genitori con un minimo di coscienza ad uscire ben prima di suscitare sguardi di stupore e dissenso.

Sport

In Irlanda si va a cavallo, in Irlanda si fa vela, ci sono splendidi percorsi per mountainbikisti; tutto vero, però sono attività che richiedono tempo per i meno esperti e quindi non facili da provare per il normale turista, soprattutto se ci si sposta in macchina cercando di visitare più cose possibile.
Bellissime sono anche le escursioni a piedi, per le quali esiste una vera e propria organizzazione a livello nazionale, della quale purtroppo non ho riferimenti. Per quanto riguarda l'Ulster, l'indirizzo per informazioni sulle magnifiche passeggiate sulla costa o nelle valli interne è quello del Northern Ireland Tourist Board: www.nitb-tourism.com - e-mail a info@nitb.com.

Note dolenti

Mi resta poco da dire. Ho poco apprezzato la condizione delle strade nell'Eire, come dicevo più sopra, troppo spesso strette, maltenute e quindi lente e pericolose per la confidenza con cui gli irlandesi ne affrontano certi tratti.
Gli irlandesi, in generale mi sono piaciuti molto, è un popolo cordiale e incline al divertimento, sono gentili e spontanei; non posso negare, però, a rischio di sembrare troppo "lombardo" in questo, che mi hanno dato anche una vaga impressione di disordine e disorganizzazione, soprattutto dove per l'affollamento ce ne sarebbe più bisogno, come a Dublino.
Da ultimo, i prezzi in Ulster sono davvero massacranti, d'accordo il cambio sfavorevole, ma perché sentirsi inglesi dove non serve e scoraggiare il povero turista che non ha colpe dell'andamento delle monete?

La magia di una terra senza uguali, l'intero tour dell'Irlanda!

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