Emozioni e (dis)avventure nella terra dei vulcani - 1

in viaggio con Boy-80 in Indonesia

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Emozioni e (dis)avventure nella terra dei vulcani - 1

Da amante del sud-est asiatico ho sempre desiderato andare in Indonesia, l'arcipelago piu' grande del mondo, dopo vari itinerari abbiamo deciso di visitare le isole di Java e Bali, dove sono presenti delle grandiose tracce del passato, templi e palazzi dei sultani, mentre sulle altre isole, invece, la natura è il comune denominatore.
Ogni isola è un universo a sè con usi e costumi a volte molto diversi tra loro, pure la flora e la fauna variano da isola a isola e la cosa è resa ancor piu' evidente della linea di Wallace, che taglia l'arcipelago a metà: mentre a Sumatra, Java, Borneo e Bali sono presenti animali tipicamente asiatici, nelle altre isole a est Sulawesi, Papua, Nusa Tenggara inclusa Lombok son presenti animali tipici del continente australiano.
Il periodo migliore per andare in Indonesia corrisponde alla nostra estate, la loro stagione secca.
La religione dominante è l'islam, ma decisamente piu' moderato rispetto ai paesi arabi, sono presenti anche la religione cristiana (a Sulawesi e Flores) e la religione induista (Bali).
È un paese per noi occidentali molto economico, in linea con i paesi della regione, la loro valuta è la rupia indonesiana che vale molto poco: 1 euro sono 15,000 rupie.
La loro lingua è il bahasa Indonesia, affine al bahasa melayu della Malaysia, l'inglese è comunemente parlato.
La malaria è diffusa su quasi tutte le isole, tranne Java e Bali.
I mezzi di trasporto sono numerosi a Java e Bali mentre sono scarsi sulle altre isole.
Il viaggio l'abbiamo organizzato da soli senza, ovviamente, tour operator prenotando dall'Italia gli hotel via internet, ma si puo' andare pure senza prenotare, l'offerta supera senz'altro la domanda.La prima parte del viaggio di Mirko e Ale nell’arcipelago indonesiano1-8-2009
Il nostro viaggio ha inizio dall'aeroporto di Malpensa, alle 15,30 parte il nostro volo Emirates per Dubai, si viaggia molto bene ma preferiamo Qatar airlines, eravamo un po' piu' "coccolati"; di fianco a noi trovano posto dei ragazzi di "avventure nel mondo" di cui non avevamo mai sentito parlare, pure loro vanno in Indonesia ma passano da Kuala Lumpur; ci raccontiamo un sacco di cose e il tempo passa, in men che non si dica ci ritroviamo nel Dubai international airport, che è molto cambiato rispetto all'anno scorso! Lo giriamo in lungo e in largo assieme alla ragazza di "avventure", molto simpatica, la lasciamo all'imbarco per Kuala, noi abbiamo ancora un'ora d'attesa ma ci accomodiamo gia' davanti al nostro gate, attorno a noi cominciano ad arrivare molti indonesiani e turisti, ci siamo! Il pullman ci scarica davanti al nostro aereo, saliamo e mi sento gia' in Indonesia! Mi addormento quasi subito, povero Ale è sempre cosi' io dormo e lui a guardarsi film su film!

2-8-2009
Mi sveglio giusto in tempo per assistere allo spettacolo dell'arcipelago di Pulau Seribu dall'alto, magnifico, isolette coralline che disegnano merletti turchesi sulle acque blu dell'oceano, Jakarta è vicinissima...
Finalmente atterriamo! Dopo aver sbrigato le formalita' doganali e il pagamento del visto ci dirigiamo verso il nostro hotel, il Jakarta Airport hotel situato all'interno del Soekarno Hatta International Airport.
L'hotel è molto carino e silenzioso, molliamo i bagagli, doccia e poi di corsa a farci fare un massaggio plantare delizioso!
Per la cena decidiamo di mangiare sushi in un ristorante giapponese, sempre all'interno dell'aereoporto, tutto molto buono a prezzi bassissimi. Dopo cena l'aereoporto si svuota e decidiamo di andare a dormire, il giorno dopo abbiamo un volo prestissimo per Yogyakarta.

3-8-2009
La sveglia suona implacabile alle 3,30: doccia, colazione e siamo pronti per il check-in ma non riusciamo a trovare il nostro volo Air Asia! Chiediamo ad un gentilissimo poliziotto ed ecco svelato il mistero, i voli nazionali partono da un nuovissimo e modernissimo terminal a qualche minuto di taxi dal vecchio terminal internazionale.
Saliamo sull'aereo nuovo fiammante, allacciamo le cinture e... l'avventura comincia! Nell'ora di volo che ci separa da Yogyakarta ne approfitto per dormire, mi sveglio giusto quando stiamo per atterrare, si aprono i portelloni e... camminiamo sulla pista!
Ritiriamo i bagagli e andiamo a prenotare il taxi nello sportello apposito dell'aeroporto, fuori c'è un gran caos di turisti ed indonesiani, saliamo sul taxi e ci arriva il messaggio di Bea che ci dice che l'autista dell'hotel fa il furbo e che ci saremmo visti la sera per cena.
La strada è trafficatissima di motorini con piu' passeggeri, auto e pullman, non pensavo ci fosse cosi' traffico ma tutto sommato è pittoresco!
Arriviamo al nostro hotel l'Istana Batik in stile javanese e veramente a buon mercato, ma la stanza non è ancora pronta, allora lasciamo le valige e decidiamo di andare alla scoperta di Yogya: prima (su consiglio di Bea) andiamo nell'agenzia viaggi geko trans nel vicolo gang 2 di fianco all'hotel e organizziamo le escursioni per i prossimi giorni a prezzi modici, inoltre il tipo dell'agenzia è molto simpatico il ke non guasta!
Prendiamo un becak (un riscio'a pedali) e ci facciamo portare al Kraton passando per l'incasinata arteria centrale jalan Malioboro: arrivati davanti all'entrata veniamo assaliti dai vari venditori di batik che ci dicono pure che il Kraton è chiuso, non credetegli! è uno stratagemma che usano...
Finalmente eccoci nel Kraton,il palazzo del sultano, in realtà è una cittadella nel cui cuore vi è appunto il palazzo con un sacco di padiglioni aperti dove si intratteneva la corte (una sorta di gazeboni decorati), vi sono un sacco di turisti e Ale nel frattempo viene adescato da un ragazzo che lavora con la sua famiglia alle tradizionali marionette Wayang, ci facciamo accompagnare da lui nel loro laboratorio, sempre all'interno del Kraton, bellissimo vederli lavorare la pelle di bufalo e trasformarla nelle delicate ed elaborate marionette. Ovviamente decidiamo subito di comprarne due, costano un po' care ma contrattando siamo arrivati a circa 30euro l'una,cifra piu' che meritata considerata la bellezza delle marionette; dopo ci porta nel laboratorio batik di un suo amico e anche qui compriamo un bel batik di qualita' decisamente superiore ad altre zone di Yogya.
Decisamente alleggeriti nel portafoglio torniamo a visitare il Kraton, dove vediamo la sala piu' preziosa, la sala dei ricevimenti Bangsal Kencana che significa giustamente padiglione dorato, dal bellissimo soffitto di legno tutto intarsiato d'oro, ma la cosa che piu' mi colpisce sono gli inservienti vestiti ancora con i tipici abiti javanesi, infatti Yogya e la sua rivale Solo, malgrado l'affluenza turistica, sono citta' conservatrici dell'antica cultura javanese.
Verso l'uscita assistiamo ad un concerto di gamelan, l'orchestra tradizionale javanese-balinese.
Riprendiamo un'altro becak per andare al Taman Sari (palazzo d'acqua) ma il conducente fa il furbo e cerca in tutti i modi di portarci in laboratori batik, che stress, ma alla fine arriviamo a destinazione: qui il sultano si trastullava con le sue concubine, si dice che fece arrivare da Batavia l'archittetto e lo fece uccidere al compimento dell'opera per mantenere il segreto sulle stanze piu' intime, in realta' oltre alla vasca c'è poco da vedere,ma è comunque intressante.
Torniamo in hotel, mangiamo un gelato ed ecco l'autista di gekotrans, dobbiamo andare al tempio di Borobudur!
Dopo un'ora di strada passata a dormire arriviamo all'ingresso del parco archeologico, che è un grande labirinto di bancarelle che vendono souvenir, oltrepassato il quale si percorre una stadina in pietra che porta direttamente al tempio; facciamo un sacco di foto con indonesiani, pare che per loro fare foto con occidentali sia una specie di status symbol.
Davanti a noi come una collina di pietra lavica sorge il tempio, favoloso, cominciamo a fare gli scalini, il tempio è diviso in terrazze e lo visitiamo in senso orario, come andrebbe fatto; le pareti sono ornate da bassorilievi sulla vita del Buddha molto ben conservati e dalle nicchie ci sentiamo osservati dalle statue del Buddha, peccato avere intorno decine di turisti rumorosi, rovinano un po' l'atmosfera; l'ultima terrazza è la piu' suggestiva, uno stupa centrale all'apice circondato da tanti stupa minori con ciascuno un Buddha all'interno, rimaniamo lì in fissa ad ammirare i vulcani ed il sole che comincia a tramontare, l'atmosfera è magica, rimarremmo lassu'per ore ma sul piu' bello arrivano le guardie del parco: il tempo è scaduto, dobbiamo andare, purtroppo il sole non è ancora tramontato ma è a meta' strada, mi spiace andare via proprio adesso!
All'uscita non manchiamo l'occasione di comprare dei ventagli in vero finto batik. Siamo distrutti ma felici: in albergo doccia, relax e poi finalmente l'incontro tanto atteso con Bea,Ivo e la Tizi! Andiamo a cenare in un posto molto carino il Bladok losmen e restaurant, cominciamo a parlare come se ci conoscessimo da una vita, con loro il tempo passa veloce e a mezzanotte passata dobbiamo salutarci, loro hanno un volo la mattina presto per Flores.
Ci salutiamo e andiamo a nanna.

4-8-2009
Sveglia presto e dopo una bella colazione i nostri autisti ci vengono a prendere per andare a Solo (Surakarta) la citta' rivale di Yogya. La strada è quella dell'aeroporto, quindi molto trafficata e dopo un'ora e mezza siamo a Solo! Ci dirigiamo al palazzo Mangkunegaran, malgrado sia piu' piccolo del kraton di Solo, è piu' curato e interessante... al suo interno vi è infatti un museo con i cimeli del palazzo comprendenti tiare d'oro, i costumi del balletto di corte intessuti d'oro, bicchieri in cristallo e altre fantasticherie, vi è pure un rigoglioso giardino che manca nei kraton, la nostra guida è una simpatica ragazza che ci spiega gli usi e costumi della vita a palazzo,
senza di lei non sarebbe stato lo stesso! Piu' che soddisfatti le lasciamo una bella mancia che non guasta!
Riprendiamo la macchina e dopo poco eccoci all'ingresso del Kraton Surakarta, piu' piccolo rispetto a quello di Yogya, ma caratterizzato da una torre dell'orologio (pare d'ispirazione olandese) e da molti meno turisti grazie a dio! potremmo gustarcelo con calma ma Ale è stufo di visitare i kraton e io alla fine sono contento di assecondarlo, nel complesso risulta meno spettacolare.
Saltiamo il mercato di Solo e andiamo direttamente al sito archeologico di Prambanan, qui niente bancarelle e tra gli alberi scorgiamo i templi induisti, attorno ai candi principali vi sono un sacco di resti, il cielo è coperto da nuvole grigie e da' al complesso un'atmosfera lugubre. Purtroppo il candi Shiva Mahadeva, il piu' grande del complesso,
è in fase di ristrutturazione a causa del forte terremoto del 2006 e quindi non è visitabile all'interno, mentre gli altri si possono visitare, molti sono adornati da bassorilievi raffiguranti animali e ballerine apsara, uno di loro ha al suo interno la statua di un bovino, animale ritenuto sacro dalla religione induista.
Cominciano ad arrivare troppi turisti, allora ci dirigiamo verso il sentiero che porta ai templi minori, sulla strada incontriamo dei bambini che ci chiamano: misterr money, money! Il primo tempio che incontriamo è il candi Lumbung, anche lui in via di restauro, con degli stupa che ricordano quelli del Prambanan, subito dopo pochi metri si arriva al candi Bubrah poco piu' che un rudere, abbiamo avuto la fortuna di incontrare dei cerbiatti nei dintorni.
Lasciato il candi Bubrah ecco apparire il candi Sewu il piu' bello e il piu' grande dei tre, al suo ingresso ha 2 grandi statue-guardiane, anche qui degli operai sono al lavoro per restaurarlo, mi è piaciuto molto quest'ultimo, inoltre non vi erano molti turisti, solo noi e una coppia di tedesconi ce lo siamo un po' goduto.
Torniamo indietro e ci fermiamo a pranzare in un ristorante che da sui tempietti, abbiamo mangiato i soliti satee e mie goreng, tutto molto buono e piccante ad un prezzo contenuto! Su consiglio di Bea (santa donna!) con un piccolo supplemento nel biglietto abbiamo preso una navetta che ci porta su una collina, dove dovremmo vedere il panorama comprendente il Prambanan e sullo sfondo il vulcano Merapi, ovviamente c'era foschia...
Attorno vi è un altro sito archeologico: il Kraton Ratu Boko soprannominato da me "baracchetta" per ovvie ragioni, a parte delle misere colonne con un tetto sopra non vi è nient'altro; incrociamo, oltre a tante pecore malfidenti pure una donnola che come ci vede se la da a zampe levate!
Ritorniamo al Prambanan per dargli un ultimo saluto e torniamo in hotel anche oggi distrutti!

5-8-2009
Stamattina la sveglia suona ancora prima, dobbiamo andare al Dieng plateau un altopiano vulcanico che dista circa tre ore di macchina da Yogya; a condividere l'esperienza con noi una simpatica ragazza tedesca, che dopo aver visitato il Borneo da sola è giunta a Yogya.
Questa volta non mi addormento, la strada è uno spettacolo, attraversiamo diversi villaggi ed assistiamo a varie scene di vita javanese, la piu' bella: un signore minuto che porta al pascolo un centinaio di paperelle contente! Vorrei fermarmi ogni 10 minuti, ma purtroppo non è possibile.
Cominciamo a salire sempre piu' e la temperatura scende... facciamo la prima sosta ad un belvedere, fa decisamente fresco ed è umido, lo spettacolo ci lascia a bocca aperta: una valle verdissima con villaggi sparsi qua' e la'circondata da vulcani con coltivazioni a terrazzamenti (principalmente patate) il tutto è reso ancor piu' spettacolare dalle nuvole che ammantano le vette dei vulcani e da una foschia che ovatta il tutto!
Risaliamo in auto e dopo altri 10 minuti arriviamo in un piccolo villaggio di coltivatori, da dove parte il nostro percorso a piedi, decidiamo di farlo senza guida (non è difficile) ma volendo diversi ragazzi si propongono di fare da guida; attraversiamo il complesso templare di Arjuna, sempre di origine induista ma piu' vecchio del Pranbanan e meno elaborato, in giro pochissimi turisti e tante paperelle; arriviamo fino al museo chiuso e torniamo indietro, una vecchina chiede l'elemosina e noi non ce la sentiamo di non darle niente, ci ringrazia: terima kasih! e noi rispondiamo sama-sama! Lei fa un grande sorriso, un misto di stupore e contentezza!
Arriviamo al villaggio, il nostro autista sta mangiando e pure la ragazza tedesca gli fa compagnia con un piatto fumante di nasi goreng, io colgo l'occasione per guardare in giro e mi accorgo che in cima a tutti i lampioni ci sono delle gabbiette con dentro degli uccellini canterini.
Finita la siesta ci spostiamo al Kawah Sikidang, una piccola valle brulla a causa della presenza di fumarole e un grande cratere con del fango in ebollizione, mi fa impressione vedere delle turiste cinesi spingersi fin sul bordo per fare delle foto, noi e la ragazza invece saliamo su di un'altura per vedere la valle dall'alto, finalmente si respira, la puzza di zolfo è insopportabile!
Scendiamo e diamo un'occhiata ai vari stagni con acqua calda attorno al cratere, assumono dei colori strani probabilmente dovuti allo zolfo, purtroppo anche quassu' niente sole.
L'ultima tappa la facciamo a Telaga Warna, un lago dalle acque bicolori (azzurro e nero) per via dei depositi sulfurei, circondato da una natura rigogliosa, purtroppo non riusciamo ad apprezzarne i colori per la mancanza di sole, ma il posto è molto bello e tranquillo: facciamo un piccolo percorso per andare a vedere delle grotte, che in realta' sono poco piu' che buche nella roccia, "abbellite" da pacchiane statue in stile indu'.
L'escursione è finita e torniamo a Yogya a tardo pomeriggio, ma non ci facciamo mancare un po di shopping nel centro commerciale di jalan Malioboro e incrociamo dei ragazzi gay, vorrei parlare un po' con loro ma spariscono nella folla, peccato.

6-8-2009
L'ultima mattina a Yogya la passiamo a visitare il mercato degli uccelli (pasar ngasem) molto frequentato, infatti i javanesi amano gli uccelli e ogni casa ha la sua gabbietta (microscopica) con dentro un povero uccello canterino, non d'allevamento ma strappato alla natura, anche se in realta' si trovano in vendita pure scimmie, rettili, faine, pipistrelli e i galli da combattimento, ce la ridiamo pensando che se non abbiamo preso l'influenza aviaria oggi non la prenderemo mai piu'.
Veniamo avvicinati da un tipo che ci illustra le varie specie di uccelli e ci vuole portare a casa sua, lo seguiamo e attraversiamo un sacco di vicoli e pure un passaggio attraverso il Taman Sari dove ci saluta una scolaresca, arrivati a casa sua... una mostra di batik! Uff, ancora, pero' lui ha delle sciarpine in seta molto belle e dopo una decisa contrattazione ne compriamo due.
Torniamo al mercato e ci imbattiamo in biciclette col portapacchi pieno di pulcini colorati artificialmente, poveretti, c'è anche una zona adibita all'acquariofilia con diverse botteghe e intere esposizioni di magnifici pesci combattenti, certo da quello che ho potuto vedere trattano gli animali come semplici ornamenti e non come esseri con delle esigenze specifiche ben precise.
Torniamo in albergo, prendiamo un taxi per l'aeroporto, Partiamo per Bali!
Nell'attesa mangiamo qualcosa nel bar della sala attese, finalmente chiamano il nostro volo ed eccoci seduti sui sedili del famigerato volo Garuda: in realta', a parte un iniziale nervosismo, il volo è tranquillissimo, dopo un'ora atterriamo sull'isola degli dei, ritiro bagagli e usciamo dove dovrebbe attenderci l'autista del nostro albergo, ma non c'è nessuno... aspettiamo 20 minuti e ancora niente, finalmente arriva! Il tipo si accorge che sono un po' indispettito e parla solo con Ale, ha paura di me e mi dispiace.
Subito Bali ci sembra diversa da Java, piu' ordinata, con templi ovunque, tanti aquiloni in cielo e tanti cani per strada; dobbiamo attraversarla da sud (dove si trova l'aeroporto) a nord dove si trova il nostro hotel a Lovina.
La zona sud è molto trafficata ma via via si va a nord, piu' la strada si rimpicciolisce e si svuota; facciamo una sosta a Candikuning al mercato della frutta dove prendiamo un caffe' accompagnato da banana chips, per farmi perdonare e rompere il ghiaccio offro del caffe' al nostro autista ,il resto della strada lo faccio parlando con lui!
Arriviamo a Lovina, ormai sono le sei di sera, l'albergo scelto per i prossimi giorni è l'Adirama beach hotel, molto bello, in stile balinese sulla spiaggia, la camera ha il letto e i mobili in bambu'. Andiamo in spiaggia a vedere il sole che tramonta, poi quando ormai è buio, torniamo in veranda a giocare un po' con i gattini dell'hotel, poi cena sul mare e a nanna presto.

7-8-2009
Oggi la sveglia è un po' piu' clemente e dopo la colazione ci vengono a prendere i tipi del diving centre per andare ad immergerci a pulau Menjangan all'interno del Taman Nasional Bali Barat, l'unico parco nazionale di Bali, all'estremo ovest dell'isola.
La strada da Lovina è di circa due ore, molto piacevole, con le risaie da un lato e il mare dall'altro; ci fermiamo in prossimita' di un tempio a Pemuteran, il nostro autista deve pregare, nel frattempo vediamo arrivare una processione, rimaniamo a guardare imbambolati le donne con le offerte in testa, ma quello che piu' ci colpisce sono i due bambini a cavallo di una bara, l'autista ci spiega che questa è una cerimonia di cremazione e dentro alla bara c'è il padre dei bambini, mi sento quasi fuori posto e per tutta risposta i partecipanti alla cerimonia mi dicono che posso scattare delle foto! Alla fine mi autoconvinco e ne scatto un paio.
Ripartiamo e la vegetazione cambia completamente, ricorda molto una foresta rada africana, ben diversa dalla lussureggiante vegetazione del resto dell'isola, siamo nel Taman Nasional! La zona è la piu' secca di Bali ed è molto tranquilla. Arriviamo in un resort molto semplice ed è da qui che partamo per pulau Menjangan, saremo in 4 barche e sulla nostra facciamo conoscenza con 2 olandesi e un danese; la prima sosta è davanti alla spiaggia piu' grande di pulau Menjangan, l'acqua è di un turchese abbagliante, sicuramente il mare piu' bello di Bali; ci buttiamo e cominciamo a scendere, cominciamo a vedere coralli, duri e molli, tantissimi pesci di barriere e poi lei... un bellissimo esemplare di tartaruga marina che se ne sta accucciata sul fondo della barriera: guardo Ale negli occhi e glieli vedo brillare dalla gioia, dopo poco la tarta si alza, lenta eppure veloce e nuota via. Noi continuiamo nel nostro giro e io vengo punto da un corallo di fuoco, mentre scatto delle foto a dei pesci pagliaccio, cominciamo a risalire e come ultimo incontro vediamo un branco di pesci pappagallo dalla testa gibbosa, sono enormi, lunghi un metro e massicci, mi ricordano degli gnu al pascolo.
Saliamo in barca e andiamo verso il pontile per il pranzo all'altra estremita' dell'isoletta, mangiamo assieme agli altri sul pontile, a noi capita il nasi goreng perche' si sono fregati tutti i mie goreng che preferiamo.
Ma non riesco a stare troppo sull'asciugamano e decido di andare a vedere il piccolo tempio in cima all'isoletta, dopo qualche scalino arrivo in prossimita' del tempio che sembra quasi abbandonato, ma da quassu' la vista è stupenda; torno da Ale e ci facciamo un bagno nelle acque basse attorno al pontile e anche qua osserviamo diversi coralli e pesci.
La nostra guida ci richiama, dobbiamo prepararci per la seconda immersione che parte proprio dal pontile, one, two, three siamo in acqua e scendiamo piu' in profondita', quaggiu' vediamo tanti pesci angelo fermi alle stazioni di pulizia a farsi togliere i parassiti dai labridi pulitori, sono cosi' maestosi… rimango molto colpito dalla bellezza e dalla vitalita' della barriera corallina, malgrado Bali sia ampiamente sfruttata.
Al ritorno si è alzato un gran vento e la barca fa dei grandi sobbalzi, il mare è un po' agitato, arriviamo al piccolo resort bagnati fradici! Qui Ale ha il suo primo incontro con gli odiosi macachi, che trova simpaticissimi! Passeggiamo un po' sulla spiaggia nera alla cui estremita' sorge un boschetto di mangrovie che vorrei esplorare, ma dobbiamo andare, ovviamente mi addormento appena metto piede sul minivan e mi sveglio a Lovina.
Salutiamo i ragazzi del centro diving e mentre io mi godo un po' la piscina dell'albergo Ale decide di andare in camera a farsi una doccia; torna ancora tutto bagnato e mi dice che ha visto un'animale in bagno... sorpresina! E' una pantegana, entrata dalla grata di scarico della doccia! Che paura, chiudo subito la porta per non farlo andare per tutta la camera e quando Ale finisce di lavarsi, andiamo a dirlo a quelli della reception che ci mandano due ragazzi armati con spray anti scarafaggi e un sacchettino nero. Il topastro nel frattenpo si è rintanato nel mobile del lavandino e i due, dopo aver armeggiato per 10 minuti se ne vanno facendoci vedere il sacchettino chiuso, dicendo che l'hanno ammazzato, ovviamente non ci crediamo minimamente, chiudiamo la porta del bagno e andiamo a cena. Al nostro rientro il lavandino è pieno di cacca di topo, lo sapevamo! Di nuovo andiamo in reception e accompagnamo la receptionist in camera nostra, come vede la cacca si spaventa e comincia ad urlare, subito dopo ci assegnano un'altra camera e finalmente vado a letto stremato da quest'ultima avventura.

8-8-2009
Organizziamo tramite l'albergo un giro per Bali, partiamo come al solito dopo la colazione, facciamo la solita strada bellissima circondata da lussureggianti foreste, che ci porta tra i vulcani e come sempre a quelle altitudini il sole lascia il posto alle nuvole, superiamo il mercato della frutta e arriviamo al pura Ulun Danu Bratan, tempio dedicato alla dea delle acque; l'aria è frizzante, sono le 9 di mattina e non c'è in giro nessuno, visitiamo uno stupa buddista fuori le mura del tempio che invece è induista, come tutti i templi di Bali.
Ad un tratto sentiamo della musica arrivare, è una processione! Vediamo le donne con i soliti bellissimi doni per gli dei e gli ombrelloni, gli uomini invece prtano delle portantine colorate, bandiere e piccoli tamburi tradizionali, sono bellissimi, vestiti tutti con il sarong tradizionale, pure i bambini... la processione fa passare in secondo piano la bellezza del tempio, che è costruito sulle rive del lago e l'altare piu' sacro è costruito su di un'isoletta, il tutto è molto suggestivo con il meru che si staglia sul lago e le montagne ammantate dalle nuvole, ma siamo rapiti dal fiume di gente che continua ad arrivare, ogni gruppo di persone ha un colore diverso dei vestiti per distinguersi dalle altre provenienti da altri villaggi; si concentrano tutti sulle rive del lago a fare le loro offerte su un'altare, prima gli uni poi gli altri specchiandosi nell'acqua punteggiata da ninfee. Facciamo molte foto e tutti sono molto amichevoli, ma dobbiamo andare, ora cominciano ad arrivare i turisti ma è troppo tardi lo "spettacolo" si è quasi concluso e a terra rimangono le varie offerte che vengono mangiate dagli onnipresenti cani.
Scendiamo verso sud e ci dirigiamo verso i villaggi di Celuk e Mas dove si lavorano rispettivamente l'argento e il legno, una grande delusione prezzi molto alti soprattutto a Mas dove andiamo in un posto tipo boutique molto chic dove la statuina piu' economica costa 40 euro e gli unici che acquistano sono gli sgradevoli russi. A Celuk invece riusciamo ad aquistare qualche anello per Ale che ama l'argento, ma anche qui i prezzi sono piuttosto alti.
Risaliamo in auto e ci facciamo portare ad Ubud, dove arriviamo in mezz'oretta; facciamo la Monkey Forest road e rimaniamo sconvolti dal traffico, la confusione e la ressa di persone, non ce lo aspettavamo! Parcheggiamo proprio di fronte al palazzo reale di Ubud, molto bello, vorrei visitarlo ma Ale vuole buttarsi nello shopping del mercato il pasar Seni, qui i prezzi sono molto piu' abbordabili e compriamo un sacco di cose carine, infradito in foglie di palma, maschera in legno raffigurante Garuda, copriletto patchwork in batik, magliette, ma non dimenticatevi di contrattare!
E' tardi e abbiamo fame, il nostro autista ci porta in un ristorante molto bello che da' sulle risaie di Ubud, la vista è stupenda ed è molto tranquillo; finalmente, dopo il caos del centro, siamo solo noi e una coppia di pallidi coreani. Ordiniamo del sushi, dei sate' e dei mie goreng, che schifezza di cibo, mai mangiato cosi' male in tutto il viaggio, addirittura nei mie goreng hanno messo della passata di pomodoro, forse hanno capito che siamo italiani!
Dopo la mazzata del conto, andiamo in macchina e torniamo verso Lovina rifacendo la stessa strada e come ultima tappa ci fermiamo ancora al mercato della frutta di Candikuning, dove compriamo un po' di frutta da una simpatica tipa, anche qui contratto con forza sotto gli occhi divertiti del nostro autista, alla fine compriamo pure un durian e ce lo dividiamo io, Ale e il nostro autista contentissimo! In realta' a noi non è piaciuto molto, arriviamo in hotel storditi dalla puzza del durian che aleggia nell'auto, molliamo gli acquisti in camera e andiamo in spiaggia ad ammirare il tramonto, qui veniamo avvicinati da un tipo che ci vuole vendere delle escursioni e pure dei funghi allucinogeni! Organizzo con lui il transfer per domani fino a Sanur con sosta alle cascate Gitgit per 20euro.
La sera nel ristorante dell'hotel assistiamo a diversi balli tipici balinesi eseguiti da ragazzine molto brave, andiamo a dormire e continuo a pensare al tipo con cui abbiamo organizzato il transfer, sembrava davvero losco, pure Ale pensa lo stesso e decidiamo che domani andremo a vedere le cascate a turni onde evitare il furto delle valige!

La seconda e ultima parte del viaggio sarà presto disponibile, naturalmente sulle pagine virtuali di Ci Sono Stato!

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