Notizie dal Ladakh 40 giorni dopo il disastro

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Notizie dal Ladakh 40 giorni dopo il disastro

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Reportage di Kristin Blancke

Atterrai a Leh il 13 settembre e appena fuori dall’aeroporto il mio sguardo fu subito attratto da una lunga fila di persone, con bastoncini d’incenso e fiori in mano, che si snodava fino alla deviazione per Choglamsar .
Erano in attesa del Dalai Lama, che nel suo programma di visita a Kargil e a Bodh Karbu aveva inserito un passaggio a Leh per dare conforto alle famiglie disastrate e per vedere con i suoi propri occhi le tracce lasciate dal nubifragio infrantosi sulla regione il 6 agosto scorso. Nel pomeriggio 25000 persone si sono dirette alla Lamdon School per ascoltare Sua Santità.
Era penetrante, il suo messaggio. Il nocciolo del discorso: quello che è successo in Ladakh è terribile, e partecipo al dolore di tutti coloro che hanno subito perdite personali e materiali. Purtroppo non è stato soltanto il Ladakh ad essere afflitto dal maltempo, pensiamo al Pakistan e alla Cina dove ci sono state perdite ancora più grandi di qui. Io sono qui con voi nel momento del vostro dolore, ma ora dovete reagire. Non serve a nulla affliggersi: fa male sia a voi stessi che ai defunti. Quello che è accaduto è passato, adesso bisogna lasciar andare. Possiamo recitare dei mantra, saranno di beneficio a voi e ai cari che avete persi, e così potete almeno fare qualcosa per loro. Ora bisogna concentrarsi sul futuro: abbiamo visto quanto poco ci mette la natura a distruggere ciò che ha richiesto anni di lavoro, e da questo disastro bisogna trarre delle lezioni: imparate a scegliere bene il posto dove costruire case e edifici, e costruite in modo piu resistente e piu forte. Pensate a quanto sia futile dedicare tutto il vostro tempo e la vostra energia ad accumulare denaro e beni materiali, e cercate di diventare persone migliori, di aiutarvi l'un l'altro invece di competere.
Forte anche la reazione dei Ladakhi. Alla sera li si trovava a discutere quanto detto dal Dalai Lama, e ad essere d’accordo con le sue parole: gli ha dato il coraggio per guardare in avanti. Questo popolo predisposto all’allegria, alla gioia e al riso non manca nemmeno di vedere alcuni lati comici della situazione, come questo: mi racconta un amico che aveva appena comperato alcuni sacchi di cemento da un negoziante kashmiro, a 100 rupie al sacco; non gli erano bastati e l'indomani ne aveva acquistati altri, solo che il negoziante gli aveva aumentato il prezzo da un giorno all'altro. Allora l'amico, sdegnato, gli ha fatto notare che il karma lo avrebbe punito per tanta disonestà, ed ecco che l'indomani l'acqua gli ha distrutto la casa e portato via tutti i suoi sacchi di cemento rimasti. Così, forte di quell'esperienza, l'amico è riuscito a far abbassare di 5 rupie al chilo i pomodori venduti da un altro kashmiro: gli ha detto che era un disonesto e che avrebbe fatto la fine del suo compare nel prossimo nubifragio...
Ho sentito una storiella simile a proposito dei venditori di mattoni cotti al sole a Shey e a Chushot, due luoghi dove la terra è più idonea per la fabbricazione dei mattoni. Anche loro avevano alzato il costo a sproposito, e proprio loro hanno subito le piu grandi perdite.
Le zone piùcolpite sono state quelle più basse, vicino al fiume Indo: la parte bassa di Leh, Saboo, Choglamsar, Chushot, Shey. Girando in macchina le tracce si vedono: case distrutte, campi distrutti, alberi divelti. Tante pietre... la forza dell'acqua le ha tirate giù con forza, lasciando solo loro al suo passaggio. Era stato distrutto anche il grande muro mani a Shey; ora sono al lavoro un gruppo di donnine sorridenti: una ad una ripuliscono le pietre scolpite con una spazzola, e le ripongono sopra al muro.
Dall'altro lato, in direzione di Lamayuru, le zone maggiormente colpite sono Phyang, Nimmu, Basgo, Ney e Themisgam. Ma le strade sono perfettamente percorribili; i 4 ponti distrutti sono stati sostituiti con ponti militari, mentre invece dei ponti che collegavano una sponda dell'Indo con l'altra si è ritornati indietro nel tempo rimettendo una carrucola con un cestello, per far passare almeno qualche merce. Nel tratto tra il ponte di Alchi (rimasto intatto) e Khalse ne ho visto due.
A Leh gli alberghi e i negozi funzionano normalmente; tutt'al più manca qualche rifornimento a causa del prolungato coprifuoco in Kashmir. Ma per le strade la vita è quella di sempre. Presto ci saranno elezioni locali, e si vede un grande andirivieni di possibili candidati.
Le epidemie, il colera, i cadaveri putrefatti, l'acqua inquinata sui i quali i media hanno tanto insistito per molti giorni per non dire settimane: di queste cose non ho visto traccia. Ho sentito parlare di due campi per gli sfollati, che riguardano in tutto circa 300 persone, dove la gente, in attesa dei prefabbricati promessi dal governo indiano prima dell'inverno, vivono tuttora nelle tende. Sicuramente rimangono persone che prima di tornare alla normalità dovranno aspettare ancora parecchio tempo. Ma in genere ho percepito un Ladakh che reagisce, che vuole lasciare la disgrazia dietro le spalle al più presto e che ritorna velocemente alla vita di tutti i giorni. Sperando soltanto una cosa: che i turisti ritornino al più presto...

(Vedi nei link il sito del Dalai Lama, con le foto della sua visita in Ladakh)Ancora una volta, Ci Sono Stato "sulla notizia": una breve ma toccante testimonianza dalla splendida regione himalayana colpita dal nubifragio

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