Masala India un tuffo nei colori, odori, suoni del Rajasthan

in viaggio con angelicariz in India

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Masala India un tuffo nei colori, odori, suoni del Rajasthan

Per questioni di lavoro, lavoriamo quando gli altri sono in vacanza e viaggiamo quando gli altri lavorano. Quest’anno per gennaio 2017 la meta scelta è l’India, una destinazione che da tempo ci interessava ma che per diverse ragioni avevamo sempre evitato.
Fissata la meta del viaggio abbiamo iniziato a raccogliere le informazioni per il viaggio: leggere, consultare siti, informarci in generale. Un grosso aiuto è venuto da un’amica che a cena da noi ci ha parlato del suo viaggio in India nell’estate 2016 e ci ha passato il nominativo di Samuele, un ragazzo (esperto conoscitore dell'India) che gentilmente ci ha fornito tutte le informazioni necessarie, ci ha spiegato pro e contro di certe nostre intenzioni e alla fine ci ha guidato nell’organizzazione del viaggio. Devo dire che mai prima d’ora ero riuscita a personalizzare il viaggio e ad includere esperienze o attività particolari prima della partenza. Al volo internazionale, al visto e alla polizza sanitaria abbiamo provveduto noi, a tutto il resto ha pensato Samuele con i suoi contatti in loco.

16 gennaio 2017: Delhi
Arriviamo al Gandhi International Airport nel cuore della notte. All’aeroporto non c’è molto trambusto, sbrighiamo le pratiche di identificazione, ritiriamo il bagaglio e in questo silenzio ovattato ci dirigiamo verso l’uscita. Appena si aprono le porte l’India ci accoglie e i nostri sensi si risvegliano. Ci guardiamo un attimo intorno e scorgiamo un cartello con i nostri nomi, ci incamminiamo e il personale di accoglienza ci viene incontro e oltre al tradizionale saluto e benvenuto, ci onora di una collana di fiori freschi e profumati che ci viene indossata al collo. Magnifica sorpresa. I nostri bagagli vengono presi e trasportati in auto e subito sfiliamo fuori dall’aeroporto e ci dirigiamo verso il centro città direttamente in hotel. Durante il tragitto ci viene fornita qualche indicazione e ci viene consegnato il cellulare con la sim indiana che ci sarà molto utile soprattutto per chiamare in Italia ad un costo irrisorio. Arrivati in hotel ci viene detto di riposare e la mattinata quando saremo pronti inizierà la visita di Delhi. Sbrighiamo il check-in in hotel ancora meravigliati dalla bellezza e opulenza dello stesso, andiamo in camera e riposiamo.
Dopo colazione ci aspetta fuori dall’hotel il nostro autista Ajay che con il suo solare sorriso ci accompagnerà per gran parte del viaggio. Al suo fianco c’è la nostra guida per la visita di Delhi. Per tutto il viaggio avremo guide diverse nelle principali città, tutte che parlano un buon italiano, alcune ottimo; alcune hanno addirittura pranzato e cenato con noi arricchendo il nostro viaggio spiegandoci i piatti che ordinavamo e mangiavamo.
Non sto qui a riportare cosa abbiamo visitato in dettaglio a Delhi o altrove così come non vi riporterò nomi di hotel, ristoranti, negozi eccetera, mi soffermerò solo sui luoghi e sulle esperienze che ci hanno più colpiti e che conserveremo con più piacere nel bagaglio dei ricordi del nostro viaggio.
A Delhi il luogo più magico per noi è stato il Gurudwara  Bangla Sahib Singh, un meraviglioso tempio sikh che abbiamo visitato al tramonto. È architettonicamente piacevole ma è soprattutto nell’atmosfera, nella pace e nella serenità che si respirano che si ha il meglio. Si viene accolti con calore e affetto e si assiste in silenzio alle abluzioni nella piscina d’acqua mentre si passeggia sui bordi di marmo bianco accecante. Qualche bambino si mette volentieri in posa davanti alla macchina fotografica, mentre la mamma lo prende per il braccio o per l’orecchio e lo invita a stare fermo, tra sorrisi e sguardi compiacenti. Al suo interno il sentimento di preghiera si fa intenso, si avverte che si è ospiti ma i sorrisi dei bambini più piccoli e delle donne ci rilassano e ci invitano a partecipare in silenzio alla funzione religiosa.
 
17 gennaio: Khandela
Di primo mattino usciamo dalla caotica Delhi e ci dirigiamo con il nostro fido autista verso il Rajasthan precisamente in direzione Khandela, nell’area conosciuta col nome di Shekhawati, ove si univa l'antica rotta carovaniera proveniente dalle coste del Gujarat con la celebre via della seta. Lungo queste vie commerciali si sono insediati commercianti con le loro case tipiche "Haveli" che conservano ancora oggi i loro affreschi raffiguranti aneddoti e leggende popolari.
Lungo il trasferimento ci fermiamo a gustare un Chai (tè indiano) in un baracchino per strada. Serve sia all’autista che a noi per sgranchire un po’ le gambe. Qui veniamo circondati da curiosi e da abitudinari frequentatori del posto, qualche sorriso mentre Luca, abituato a servire caffè e drink al banco, rimane ipnotizzato davanti all’omino che prepara il Chai. Con l’autista che traduce gli spieghiamo che Luca gestisce un bar e che in fondo fa lo stesso lavoro in Italia anche se con modalità completamente diverse. Il simpatico indiano del Chai che avrà circa una ventina d'anni dice che lo fa da quando ha 10 anni, prima lo faceva col fratello che però si è trasferito a Delhi da cinque anni. Ci vengono offerti dei biscotti al cocco e vista la bella compagnia ci sentiamo in dovere di offrire un giro di Chai anche agli altri presenti al chiosco. Ci vengono offerte delle beedi (sigarette indiane) ma gentilmente decliniamo cercando di non offendere nessuno. L’autista ci guarda come ad invitarci di andare, ma gli spieghiamo che non c’è fretta. Ci piace conversare stare in mezzo a queste belle persone, non ci capiamo se non per mezzo di Ajay ma è una bellissima esperienza, scattiamo qualche foto e ci scambiamo gli indirizzi mail per poterci mandare le foto. Il primo indirizzo dei tanti che raccoglieremo, come tanti saranno i biglietti da visita che collezioneremo.
Doveva essere una breve pausa per sgranchirci le gambe ma ci siamo fermati quasi 2 ore. Appena ripartiamo diciamo ad Ajay che non serve correre e non deve preoccuparsi, per noi viaggiare non è solo visitare monumenti, musei o altro, ma anche conoscere e interloquire con la gente del posto.
 
18 gennaio: Bikaner
Dopo un'abbondante e ricca colazione al Castle Khandela salutiamo proprietari e staff che non ci vogliono lasciare andare e ci dirigiamo verso Bikaner. Prima di Bikaner con un po’ di curiosità e timore, soprattutto da parte mia, chiediamo di fermarci al villaggio di Deshnoke per visitare il Karni Mata Temple noto come il “tempio dei topi”. Combatto con me stessa per entrare, lo visito quasi per voler superare una mia fobia. Non nascondo il mio disagio che si manifesta con versi ed espressioni di disgusto ma un conto è sentirlo descritto o visto in televisione, un altro è camminarvi scalzi, fortunatamente i calzini sono permessi in questo tempio. Sono sincera non ho visto e apprezzato nulla dell’architettura del tempio, per l’intera visita il mio sguardo è stato rivolto ai topi con attenzione ai loro movimenti. Solo dopo un po’ mi sono rilassata anche se ero sempre tesa e guardinga. Rispetto le credenze altrui e non oso contestare usi e costumi, ma devo ammettere che l’idea di fare del tempio un'enorme casa dei topi mi lascia perplessa. Ho imparato che gli indiani hanno un profondo rispetto per diverse specie di animali, mucca in primis, ma un tempio interamente dedicato ai topi mi pare eccessivo, anche per il carico di sporcizia che c’è e per la presenza di topi morti, che anche se rimossi con periodicità non sono affatto piacevoli.
Conclusa la prova di coraggio del tempio dei topi ci dirigiamo a Bikaner, dove con la nostra splendida guida Anand abbiamo scoperto le bellezze di questa città nel deserto con il suo famoso tempio costruito col burro: il Bhandasar Temple e il suo colorato mercato si spezie e verdure.
 
19 gennaio: Jaisalmer
Dopo aver speso alcune ore a girovagare per Bikaner ci mettiamo in auto direzione Jaisalmer. La strada da percorrere è lunga, polverosa e trafficata da ogni mezzo possibile: dal rudimentale carro trainato da un cammello, al camion con le tendine, al pullman sovraffollato all’inverosimile con facce che ti guardano dal finestrino e che sembrano chiamare aiuto e libertà. Ci scappa anche un sonnellino e dopo un paio di soste per alcune visite arriviamo a Jaisalmer al calar del sole. Il forte ci appare all’orizzonte in tutta la sua bellezza alla luce del tramonto. A prima vista sembra quasi un’apparizione, poi ci si rende conto che è reale e più ci si avvicina e più diventa grande. Entriamo a fatica a Jaisalmer facendoci strada tra auto e persone che si muovono in maniera caotica e disordinata, saliamo all’interno del forte perché il nostro alloggio è proprio nel cuore di Jaisalmer all’interno del forte al Killa Bhawan. Arrivati nella piazza del forte l’auto si ferma, salutiamo l’autista Ajay e gli diciamo di risposare, stasera non abbiamo bisogno dell’auto e preferiamo che si riposi dopo le tante ore di guida. Alcuni ragazzi, che farei fatica a inquadrare per l’età, prendono i nostri bagagli e ci guidano all’hotel. Trattasi di un palazzo che sorge su uno dei torrioni del forte che è stato riconvertito in hotel anche se le camere sono solo sette. Prendiamo immediatamente possesso della camera, ci rilassiamo un attimo e dopo una doccia per levarsi tutta la polvere del giorno iniziamo a gustarci questi due giorni in questo heritage hotel.  Usciamo nelle terrazze dell’hotel e poi a piedi esploriamo l’interno del forte, pieno di semplici guesthouse, negozi di souvenir (principalmente tessuti) caffè e ristoranti, molti di loro con sala all’aperto, i classici roof restarurant. È un po’ fresco ma ci lasciamo convincere e accettiamo l’invito di cenare sul tetto di una casa all’interno del forte. La cena e i piatti non erano nulla di eccezionale, si trattava di semplici pietanze indiane accompagnate da alcuni piatti della cucina internazionale, ma onestamente in quel momento il cibo e la sua qualità erano secondarie. La vista, il soffio del vento, i colori del deserto e il buio che si vedeva in lontananza, insomma l'intera atmosfera, era un’esperienza nuova e originale per noi. Ci siamo fermati anche nel dopocena con una coperta sulle gambe e un caffè e un té che ci riscaldavano. Alla fine siamo rimasti noi due più altri quattro ragazzi stranieri che fumavano e si scaldavano anche loro con del tè. I camerieri ci avevano abbandonati, avessimo voluto ordinare dell’altro saremmo dovuti andare noi a cercarli. Erano scesi ai piani inferiori probabilmente a guardare la tv che in India è sempre accesa o a chiacchierare tra loro, essendo probabilmente abituati alla meraviglia che noi avevamo davanti e che avevamo intenzione di goderci. Quando abbiamo guardato l’orologio era quasi mezzanotte, era tardissimo per noi che solitamente in viaggio non tardiamo troppo alla sera. Ci siamo congedati, abbiamo lasciato una mancia più ricca del solito ai camerieri e con il cuore pieno di emozioni siamo andati a dormire.
 
20 gennaio: Jaisalmer
Era il primo giorno che non dovevamo trasferirci. Non c’era da preparare la valigia e la forte luce del sole ci ha svegliati. Abbiamo fatto colazione con calma e poi con la guida siamo andati a visitare la città. Abbiamo iniziato dai templi jainisti all’interno del forte, proseguito con il forte per poi scendere e visitare Haveli e il Gadi Sagar. Ci siamo fermati per un Lassi (bevanda tradizionale indiana a base di yogurt) al mercato dove abbiamo incrociato donne che indossavano il loro tipico Sari. Alcune usano il sari per coprirsi la testa, la nostra guida ci ha spiegato che non è un' indicazione religiosa, le donne spesso lo fanno per proteggersi dal sole o dalla polvere. A tanta animosità delle donne con piccoli bambini al seguito, si contrappone la lentezza fino a cadere nell’immobilismo degli uomini con i loro turbanti indaffarati a sorseggiare chai, fumare beedi e a stirarsi i lunghi baffi, che alcuni portano arricciati fin dietro alle orecchie. Pur non essendo ricchi o ben abbigliati si intravede un atteggiamento vanitoso soprattutto dei più anziani che indossano turbante e vestiti indiani. Al contrario i più giovani sono meno assoggettati alla cultura e allo stile indiano. Con la nostra guida che ci accompagna passiamo in rassegna le bancarelle, i negozi di film e musica tanto cara e tanto presente nella quotidianità indiana, in auto, in tutti i negozi e in tutti i ristoranti non manca mai la musica, la colonna sonora dei film di Bollywood è la colonna sonora stessa della vita degli indiani.
Nel pomeriggio con auto e autista ci dirigiamo a visitare il villaggio di Khuri, un remoto villaggio in mezzo al deserto del Thar a circa 30-35 chilometri da Jaisalmer. Si tratta di un piccolo insediamento di case famoso per essere a ridosso delle dune del deserto. Qui non siamo però tanto attratti dalla natura del posto quanto dallo spaccato della vita semplice ed essenziale del villaggio, per lo più abitato da vecchi e da pochi giovani.
 
21 gennaio: Jodhpur
Dopo due giorni a Jaisalmer siamo in viaggio a Jodhpur per quella che a detta di molti è considerata la città più bella del Rajasthan per via del caratteristico colore delle case blu, da qui il titolo di “città blu”. Certamente la vista del centro vecchio dall’alto con le sue caratteristiche case blu è molto bella e suggestiva, ma quello che ricordo più volentieri di Jodhpur è il suo forte. Ne abbiamo visitati parecchi durante il viaggio ma tra tutti il Mehrangarh Fort è sicuramente la fortezza più bella che ho visto. Oltre alla sua posizione fantastica nel cuore della città e al suo eccezionale stato di conservazione, anche la guida audio è molto curata e ti porta alla scoperta delle numerose sale, delle corti e delle gallerie. Il forte è parecchio visitato e ai turisti stranieri si aggiungono anche le folle di indiani che sono i gruppi più numerosi, colorati e chiassosi.
Ai piedi del forte all’esterno si trova i cenotafio reale Jaswant Thada, in marmo bianco che al tramonto trasmettano tranquillità e serenità, quella pace lontana dal caos e dal rumore pulsante che arriva dalla città vecchia. Non meno intrigante è la bella e suggestiva vista dell’imponente Meharangarh Fort che si gode da qui.
 
22 gennaio: Jojawar
Siamo in viaggio verso Jojawar, una località di cui non abbiamo molte informazioni e di cui su internet e sulle guide c’è poca traccia, ma che Samuele ci ha consigliato e che ci ha suggerito di inserire nel viaggio. Geograficamente Jojawar si trova tra le colline Aravalli tra Jodhpur, Udaipur e Pushkar, in una regione sotto l’influenza Marwar che conta numerosi villaggi rurali di piccoli dimensioni che conservano le tradizioni più vere e autentiche del Rajasthan e ospitano contadini e popolazione nomade. La strada da percorrere non è bella, non è scorrevole e ancora una volta apprezziamo le doti del nostro autista. Non incontriamo altri viaggiatori ma solo mezzi locali, spesso mezzi carichi di persone, animali e mercanzie varie. Lungo il tragitto attraversiamo diversi villaggi, nei centri spesso sterrati rallentiamo e incrociamo gli sguardi curiosi della gente intenta a sorseggiare tè e fumare beedi. Un paio di volte l’auto è costretta a fermarsi e al nostro finestrino posteriore si affaccianodei ragazzi curiosi, alcuni ci offrono qualcosa, rifiutiamo cortesemente e un po’ a malincuore proseguiamo. In tarda mattinata arriviamo al Rawla Jojawar, questa casa in passato nobile residenza ora convertita in heritage hotel. Siamo accolti con calore e affetto tra panni caldi per pulirci e asciugarci dalla polvere e un drink rigenerante. Oltre a noi ci sono tre coppie di inglesi qui da un paio di giorni che si rilassano e che spendono parte della mattina e del pomeriggio a visitare i dintorni.
Dopo pranzo partiamo per un'esplorazione in jeep per visitare i remoti villaggi che popolano questa area. Non solo il paesaggio ma anche la vita in questa località ci cattura. Una vita molto semplice, frugale, sguardi intensi, sorrisi … visitiamo alcuni villaggi rabari, ci fanno entrare in alcune semplici abitazioni, vediamo le donne che cucinano e che tessono mentre bambini in disordine giocano, mentre i più piccoli dormono. Si alzano odori di spezie, da un lato il chai sempre pronto ad essere offerto a chiunque … e abbiamo imparato che non va mai rifiutato. Non abbiamo molto con noi per ricambiare il favore del chai, quindi offriamo i nostri biscotti e tutti accorrono ad assaggiarli.
Ancora una volta la barriera linguistica un po’ ci separa ma con l'aiuto dell’autista, di sguardi e gesti che valgono più di mille parole riusciamo a capirci. Trascorriamo uno splendido pomeriggio, mi piace questo modo di viaggiare e di conoscere un paese.  Ritornati all’hotel ci rinfreschiamo e consumiamo la cena in silenzio quasi sopraffatti dalla troppa emozione che abbiamo vissuto nel pomeriggio.
 
23 gennaio: Ranakpur
Spendiamo ancora alcune ore a Jojawar per una passeggiata in autonomia nel villaggio. Poi in tarda mattinata ci mettiamo in movimento verso il villaggio di Ranakpur. Arriviamo nel primo pomeriggio, consumiamo un pasto leggero in un ristorante con dei giardini bellissimi e poi andiamo a visitare un santuario jainista di marmo bianco con migliaia di colonne scolpite (se ne contano 1400). Ci fa da guida un sacerdote jainista che in un ottimo inglese ci accompagna all’interno del tempio, non va a spiegarci la storia o le origini del sito perché ci vede attrezzati della guida cartacea, ma ci porta a visitare i luoghi più insoliti, meno noti ma suggestivi che tanto piacciono ai visitatori. Il luogo è silenzioso, pulitissimo, con qualche fedele jainista sparso qua e là a pregare anche se i fedeli vengono solitamente al mattino. Al termine vorremmo lasciare qualcosa anche solo per il disturbo e lui ci dice solo che una semplice offerta per il tempio è sufficiente.
Lo salutiamo scambiandoci l’ennesimo sorriso e saluto. Saliamo in auto e proseguiamo destinazione Udaipur.
 
24 gennaio: Udaipur
Siamo arrivati ad Udaipur ancora nel tardo pomeriggio di ieri e ci siamo fatti cullare dalle mille attenzioni nell’hotel dove pernottiamo. Oggi lo dedichiamo interamente alla visita di Udaipur, una bellissima città solare, tra le più ordinate del mio viaggio, con una bellissima luce anche grazie al vicino lago e ai suoi palazzi di marmo bianco che riflettono i raggi del sole. Visitiamo l’enorme City Palace, il palazzo più grande del Rajasthan, il Monsoon Palace e alcune haveli, infine ci concediamo un giro in barca sul lago Pichola ricordandoci che ci troviamo in quella che viene detta “la Venezia dell’India”. Qui proprio a ridosso del lago accediamo ai ghat, scalini che scendono al lago che a seconda dell’altezza del livello dell’acqua vengono sommersi. I ghat in India non hanno la semplice funzione di veicolo di accesso ma sono luoghi di conversazione, luoghi dove si effettuano le abluzioni, rituali, poje e dove avviene parte della vita quotidiana. Se qui gli uomini si trovano spesso a chiacchierare, le donne sono spesso qui a lavare e a sciacquare i panni, generalmente usando una mazza da cricket. Rubiamo qualche scatto, curiosiamo, siamo intrusi in questo spazio. La gente del posto forse si chiederà cosa ci troviamo di bello o di originale in questo posto con tutte le bellezze che Udaipur ha da offrire, ma è proprio qui che riusciamo a capire come si vive ad Udaipur.
 
25 gennaio: Bundi
Giornata bellissima, ancora una volta l’India ci stupisce insieme a Samuele che ci ha proposto e suggerito questa località. Lungo il tragitto da Udaipur a Bundi abbiamo visto dalla strada il forte di Chittorgarh. La fortezza ci è stata descritta come enorme città fortificata da forti e palazzi, ma questo punto del viaggio ne abbiamo già visti troppi per cui preferiamo giungere alla destinazione finale. Arriviamo a Bundi in tarda mattinata, la cittadina è molto graziosa e bella, poco turistica, assomiglia ai nostri borghi medioevali con vicoli, templi, edifici ben curati, c’è una cisterna con i ghat, alcuni pozzi a gradini chiamati baori e infine anche un forte, insomma non manca nulla.
Il forte è in cattivo stato, ma anche l’atmosfera decadente ha un suo fascino e tra affreschi sbiaditi e vetri multicolori si respira l’aria del mistero. La vista dal forte sulla cittadina è molto bella ed effettivamente come ci era stata descritta anche Bundi è una città blu, con numerosi edifici tinteggiati. Se non bastasse la bellezza architettonica e paesaggistica di Bundi, la gente del posto, i suoi templi e i suoi spaccati di quotidianità regalano al viaggiatore emozioni e incontri unici. Ci siamo fermati spesso a contrattare in qualche bancarella anche solo per chiacchierare, la gente ci sorrideva e nessuno si è mai sottratto ad uno scatto fotografico, molti di loro chiedevano di vedere la foto e alcuni di loro ci hanno lasciato il loro indirizzo di posta elettronica per fargli avere la foto.
Alla sera sulla terrazza dell’Heritage haveli che ci ospitava abbiamo consumato una deliziosa cena abbastanza piccante da riscaldarci, tra candele, luce bassa e illuminati dalle stelle con il proprietario sempre attento e premuroso.
 
26 gennaio: Jaipur
Al mattino siamo in viaggio verso Jaipur, la capitale del Rajasthan. Siamo all’undicesimo giorno di viaggio e tutto prosegue per il meglio, la stanchezza non si fa sentire e non c’è ancora nessuna nostalgia di casa. Arriviamo a Jaipur in tarda mattinata e dopo aver incontrato la nostra guida e un paio di visite chiediamo espressamente di andare al mercato per fare degli acquisti. Abbiamo una lista di cose da acquistare e sapendo che Jaipur è indicata per questo approfittiamo del pomeriggio per dedicarci allo shopping. Acquistiamo spezie, tessuti, monili d’argento, un paio di tappeti che verranno spediti in Italia, alcuni accessori per la casa e la sottoscritta si lascia tentare da un acquisto di un sari con relativo corpetto su misura, mentre Luca si è fatto fare alcune camice e pantaloni in lino su misura per lo yoga che ci verranno recapitati il giorno successivo in hotel. Ci trattano come dei principi, ci aprono tessuti su tessuti ci portano del chai, dei biscotti, ci chiedono se abbiamo pranzato e con cosa vogliamo mangiare … non siamo abituati un po’ ci spaventa un po’ ci mette euforia e in questo marasma ci facciamo prendere la mano e acquistiamo anche qualcosa di frivolo. Alcuni indirizzi ci erano stati indicati, altri li abbiamo trovati noi lì in loco, ma devo dire che tutti sono stati cortesi ed educatissimi. Certamente abbiamo contrattato, non so se abbiamo strappato il prezzo migliore ma l’averci provato, l’aver chiesto una riduzione sul prezzo originale –una pratica poco diffusa in Italia – mi ha fatto sentire più indiana. In un negozio a fianco di me c’erano altre donne che sentito in inglese il prezzo che il commesso mi faceva, appena quest’ultimo si è voltato sottovoce mi hanno detto “Troppo caro, non oltre … “  
Anche per queste cose l’India è bella. I suoi mercati e bazar sono colorati, ricchi di profumi, tessuti, spezie, cianfrusaglie, monili e quant’altro potreste cercare. Tutti i clienti sono trattati con mille attenzioni, il tempo scorre ed è facile passare ore a mercanteggiare il costo di un sari o di un vaso. L’unico aspetto negativo è che al termine di questo pomeriggio eravamo stanchi e provati molto più di altre giornate di visite ed escursioni.
 
27 gennaio: Amber e Jaipur
Avendo dedicato parte della primo giorno a Jaipur per dello shopping, il secondo giorno è stato particolarmente intenso. Iniziamo al mattino con la visita del forte di Amber poco fuori alla città. Non saliamo al forte al dorso degli elefanti un po’ perché ci appare una cosa particolarmente turistica ma anche perché non siamo d’accordo su come vengono impiegati gli elefanti. Il forte è molto bello e rispetto a quelli fin qui già visitati ha alcune stanze e sezioni molto suggestive con mosaici, incisioni e meravigliosi intarsi sulle pareti. Al termine rientriamo a Jaipur e andiamo a visitare i principali siti come l’Hawa Mahal (il Palazzo dei venti), l’osservatore astronomico Jantar Mantar, il City Palace e al termine della giornata ci arrampichiamo al Galta Temple o tempio del sole per godere di una splendida vista sulla città. Il tempio è conosciuto anche come tempio delle scimmie che qui sono ospiti e saltano qua e là lungo la salita senza mai realmente essere una minaccia. All’interno del tempio un sacerdote brahmino ci fa una Puja (atto di benedizione/adorazione) con il classico bindi in mezzo alla fronte legandoci un braccialetto di cotone rosso al polso. Al termine della Puja ci chiede un’offerta, e per non sfigurare lasciamo un’offerta generosa, in fondo abbiamo ricevuto in regalo un braccialetto rosso un po’ scolorito e portiamo a casa una benedizione che, anche se poco credenti, male non fa.
È stata un’altra giornata intensa e oggi sentiamo la stanchezza più degli altri giorni e dopo aver consumato una cena frugale decidiamo di riposare.
 
28 gennaio: Abhaneri e Fatehpur Sikri
Siamo in viaggio verso Agra e lungo il tragitto ci fermiamo prima ad Abhaneri e poi a Fatehpur Sikri.  Sono sincera Abhaneri non mi ha così entusiasmato, era una meta che avevo fin da subito indicato nella lista dei desideri ma che poi alla realtà dei fatti mi ha un po’ deluso, non so ancora bene il perchè. Al contrario Fatehpur Sikri è stata una piacevole sorpresa. Forse ingannata dal suo nomignolo “città fantasma” l’avevo immaginata come un luogo triste, desolata e spoglia ma al contrario, malgrado le corti e i padiglioni fossero non usate da secoli, ho apprezzato la disposizione geometrica, l’ordine,  la pace e la tranquillità che trasmetteva. Lasciando l’area che fu residenza imperiale e passando all’area della moschea sono rimasto colpita dalla maestosità e grandezza di quest’ultima (una tra le più grandi moschee dell’India), dal mausoleo di Samil Chishti e dalla monumentale porta Buland Darwaza. Dall’esterno la visione è imponente con una ripida scala che conduce alla porta,  poi all’interno si apre in tutta la sua bellezza l’area della moschea, caratterizzata da un marmo bianco e da pilastri finemente decorati che si contrappone al colore rosso dell’arenaria tipica del resto della struttura della città. Una bellezza implementata dai fedeli che visitano questo sito che regala misticismo religioso alla maestosità dell’opera.
Nel tardo pomeriggio siamo ad Agra e anche se la visita del Taj Mahal è programmata per il giorno successivo all’alba decidiamo di entrare e di aspettare il tramonto qui, nel luogo simbolo dell’India nel mondo. C’è molta gente, tutti con fotocamere, telefonini e quant’altro, tutti elettrizzati in disordine a scattare foto. Non scattiamo molte foto, rinviamo a domani le foto e preferiamo goderci lo spazio, il monumento e il momento. Giriamo a piedi attorno al monumento, lo guardiamo da diverse angolazioni e osserviamo le migliaia di visitatori che come “drogati” consumano con gli occhi questo monumento.
 
29 gennaio: Agra
Fa freddino. Come da programma all’alba siamo all’interno del Taj Mahal con la guida che ci illustra e spiega il monumento. Non c’è molto da dire, la storia è abbastanza risaputa il resto sono solo leggende e storie che si sono create attorno al fascino del monumento. Per essere l’alba ci sono già molti stranieri ma anche molti indiani, anche loro estasiati al cospetto del monumento, anzi qualcuno di loro ci chiede di fare una foto insieme e ci prestiamo a questa richiesta che ci viene fatta da un gruppo di ragazze.
Al termine rientriamo in hotel, facciamo con calma colazione e poi sempre con la nostra guida e Ajay  alla guida partiamo a visitare gli altri luoghi e siti di Agra. Non molto a dire la verità, anche perché la maggioranza della gente viene qui ad Agra solo per il Taj Mahal, anzi è forse corretto dire che alcuni vengono in India solo per il Taj Mahal, per cui si comprenderà come il resto della città sia poca cosa in confronto al monumento simbolo. Comunque il forte di Agra con i suoi giardini, la sua vista e finestre che danno sul Taj la merita, insieme al mausoleo di Akbar, splendido esempio dell’architettura moghul che con il suo parco è uno dei luoghi più belli e che più consiglio di visitare.
Al termine della visita in auto ci dirigiamo verso Delhi.
 
30 gennaio: Varanasi
Di primo mattino ci dirigiamo verso l’aeroporto per imbarcarci per il volo diretto a Varanasi ed è il momento dei primi saluti. Il nostro autista Ajay ci avvisa che ci saluta e che domani sera al nostro rientro da Delhi non ci sarà lui ad attenderci ma un’altra persona. Manca da casa da 2 settimane e desidera andare a casa, riabbracciare la sua famiglia e la sua figlioletta. Lo salutiamo, lo abbracciamo e ci scambiamo indirizzi e nome. Grazie Ajay.
Un filo di tristezza ci pervade. Il viaggio è quasi agli sgoccioli sappiamo che dopo Varanasi rientreremo a Delhi e da qui in Italia, ma intanto gustiamoci Varanasi.
Si è scritto e detto molto di Varanasi o Benares, chiunque ci sia stato dirà che non puoi andare in India senza passare per Varanasi. Sicuramente è una città unica nel suo genere, sia in India che nel mondo, non è facile da capire e certe cose secondo me si capiscono solo se si è un vero fedele induista. Certamente a Varanasi tutti i sensi sono stimolati, soprattutto olfatto e vista. La città è sporca, puzza, è vecchia, affollata, caotica e disordinata … ma al contempo c’è anche tanta religione, fede, misticismo e preghiera ma non sempre è facile capire dove finisce uno e dove inizia l’altro. Comunque l’impatto è forte, la folla di fedeli che durante tutto il giorno dall’alba al tramonto si immerge nelle sacre acque del Gange per le abluzioni, le numerose cerimonie, puje private e collettive che popolano i ghat di brahmini che culminano con il Ganga Arti, la puja serale. Certo ad essere un po’ cinici viene da pensare che il tutto sia un po’ finto, un po’ costruito a beneficio del visitatore e del turista, ma potremmo dire lo stesso per molte nostre messe domenicali.
Ancora adesso a distanza di giorni non riesco a dare un giudizio completo su Varanasi. Alcune scene di miseria, sporcizia, che coinvolgevano bambini, anziani e anche animali un po’ mi hanno toccata. Ho cercato di immedesimarmi nella loro fede per capire meglio Varanasi ma penso di non esserci riuscita.
 
31 gennaio: Varanasi –Sarnath – Delhi
È arrivato l’ultimo giorno. Ancora una levataccia per un'uscita in barca sul Gange all’alba per avere una vista dal Gange delle abluzioni mattutine. Rientriamo in hotel per la colazione e poi andiamo a visitare la vicina Sarnath, ma un velo di malinconia e tristezza ci sta assalendo, il momento dei saluti sta arrivando.
Spendiamo mattinata e primo pomeriggio a Sarnath in pace, serenità e tranquillità ben lontano dal caos e dal disordine indiano tipico di Varanasi. Noi siamo particolarmente silenziosi, facciamo poche domande e lasciamo parlare la guida senza interromperlo, il magone ci sta prendendo.
Nel pomeriggio siamo all’aeroporto e voliamo verso Delhi e da qui andiamo diretti in un hotel vicino all’aeroporto. In hotel a riceverci c’è Prakash che è il braccio operativo in India di Samuele. Ci accoglie con il solito sorriso indiano, ci chiede di noi e del viaggio. Si accerta che tutto il viaggio sia andato bene anche se abbiamo avuto modo di sentirlo spesso per telefono durante il viaggio.
Poi si congeda, non vuole sottrarci troppo tempo sa che nel cuore della notte abbiamo il volo per l’Italia. Ci congediamo e ci augura un arrivederci con la speranza di rivedersi ancora in India.
 
1 febbraio: Italia
Nel cuore della notte decolla il nostro volo di rientro per l’Italia. Siamo tristi, silenziosi e un velo di malinconia ci assale.
 
A distanza di qualche giorno scriviamo questo resoconto di getto, innanzitutto per me e Luca che abbiamo vissuto in prima persona il viaggio ma anche per gli altri che volessero condividere con noi la propria esperienza. Di una cosa siamo certi: ci sarà un altro viaggio in India.
 
Alcune annotazioni che potrebbero tornare utili:

Clima: gennaio è freschino, come ci è stato spiegato da Samuele negli ultimi anni il clima invernale si è fatto più mite e a dicembre e gennaio può essere un po’ fresco per noi, freddo per gli indiani. Soprattutto nei primi giorni a Delhi, Khandela e Bikaner era freddino per l’idea che avevamo noi delle temperature indiane, fortunatamente eravamo stati avvisati per cui eravamo anche attrezzati.
Abbigliamento: molto casual e comodo. Per il freddino un piumino primaverile e scarpe comode sneaker o ginnastica e qualche sciarpa e foulard multiuso.
Cibo: assaggiate tutto, fatevi tentare e stuzzicare dalle pietanze. Se riuscite fatevi spiegare nel dettaglio giusto per apprezzare al meglio. L’offerta di cibo è variegata per vegetariani e non, vegani, celiaci, amanti del piccante, del riso e delle verdure.
A tanta abbondanza culinaria, da un punto di vista delle bevande, chai escluso, non c’è molto altro. Abbiamo provato qualche volta alcuni tè indiani ma non siamo rimasti soddisfatti. Per le bevande alcoliche c’è qualche vino locale che si lascia bere ma per palati più fini bisogna rivolgersi a marche straniere. Comunque con sorpresa abbiamo trovato parecchi vini italiani, australiani e francesi,  anche se tra costi di importazione e tasse l’importo era ben superiore a quello in Italia.
 
Ringraziamenti: innanzitutto Samuele e alla sua consulenza. Il viaggio senza i suoi consigli, dritte, indicazioni e guide sarebbe stato certamente più povero e meno intenso. L’autista Ajay non solo come conducente ma soprattutto come persona: premuroso e sempre disponibile e pronto a farsi in quattro per le nostre richieste. Prakash il nostro referente in India che ha curato l’organizzazione in loco. Infine tutte le guide e persone indiane che ci hanno assistito e che hanno permesso a questo viaggio di essere quello che è stato: un bellissimo viaggio, una meravigliosa esperienza.

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