Il mio ritorno in India

in viaggio con renato53 in India , Bangladesh

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Il mio ritorno in India

Ero già stato in India più di venti anni fa, in quella occasione visitai il sud, diciamo da Bombay in giù, questa volta ho visitato il Rajasthan e l’Uttar Pradesh.
Il viaggio è durato 3 settimane e l’ho organizzato interamente tramite Internet, prenotazione alberghi, voli interni e soprattutto la macchina con autista che è stato sempre con me.

In valigia

Cosa portare in valigia? Un solo jeans e una sola maglietta o camicia giusto per il ricambio, perché poi ti compri tutto lì, anche perché con un paio di jeans addosso ti verrebbe la rosolia, un piccolo kit di medicinali per sicurezza.
La valigia con cui parti è mezza vuota, lo so, ma la riempirai con tutte le cose che comprerai lì: un copricuscino delizioso? 1 euro, un camicione di cotone? 4 euro, una scatola di legno intarsiato? 2 euro, un bracciale d’argento? 5 euro e così via…

Come spostarsi

I voli interni con compagnie low cost sono meglio dei nostri nazionali e costano pochissimo per davvero: Varanasi-Delhi, 1 ora e mezzo di volo, 60 euro.
Ma per spostamenti fino a 3/400 Km. la macchina con autista è un lusso che ci si può permettere, personalmente ho speso per 15 giorni, per una berlina con aria condizionata, con autista in divisa, benzina, tasse tutto compreso 200 euro.

Dove alloggiare

Ho soggiornato quasi sempre negli Haveli trasformati in Hotel di I^ Categoria, la cui spesa media è stata di 30/35 euro per una matrimoniale e prima colazione.

In cucina

Ho mangiato benissimo ovunque senza mai nessun problema intestinale, spendendo mediamente 2/4 euro per un pasto completo, hanno un’ottima birra la Kingfisher che sembra una doppio malto.
I piatti indiani si dividono in vegetariani e carne, i vegetariani sono buonissimi, purea di ceci, fagioli, lenticchie oppure creme di asparagi con dentro dadolata di formaggio di vacca, oppure ancora una specie di minestrone fatto di fagiolini, piselli, carote, ed altri legumi lessati immersi in delle gravy (salse) profumatamente speziate ed aromatizzate… curry ovunque.
Le carni sono il pollo, l’agnello ed il montone, che vengono cucinati in diversi modi.
Il loro pane è come la nostra piadina romagnola.

Itinerario

Delhi 27/31.7.2007
Partenza da Roma per Delhi, con scalo a Milano.
Arrivato in aeroporto Delhi mi accoglie con i suoi 35 gradi alle 11 di sera, umido insopportabile, l’albergo che avevo scelto, come da accordi, mi preleva e mi porta a destinazione.
Traffico pazzesco e mi rendo conto che tutti, ma proprio tutti, suonano il clacson per farsi largo nel groviglio di tuk-tuk (sono le Apette Piaggio che vengono usate come taxi), risciò, carretti trainati da sonnolenti cammelli oppure spinti a mano.
Ho soggiornato al Southern Hotel che non è il massimo, ma fondamentale perché all’interno della struttura c’è un’agenzia di viaggio, la Southern Travel, che mi è servita per noleggiare una macchina con autista, in India è vietato noleggiare auto senza autista.
E’ fondamentale noleggiare un'auto, sia per ottimizzare gli spostamenti, sia per la sicurezza, sia per avere una guida e/o un qualcuno che ti può risolvere dei problemi.
Passo qualche giorno a Delhi per mettere a punto le ultime cose e per visitare la città; tra tutti i monumenti cito la moschea di Jami Masjid, la più grande Moschea dell’India, che domina le convulse stradine della Delhi vecchia, fatte di negozietti piccolissimi, case fatiscenti aggrovigliate tra loro dai fili del telefono, dell’energia, dell’illuminazione stradale, ed attraversate da decine e decine di risciò che comunque riescono a camminare districandosi tra di loro.
Il frastuono dei clacson non ti lascia mai, ma d’altra parte tutte le auto ed i fumosissimi e scassatissimi camion e bus recano sul retro la scritta a lettere cubitali: “PLEASE HORN” che significa “per piacere suona”!

Jaipur 31.7/3.8.2007
Finalmente è tutto pronto, inizia il viaggio vero e proprio, direzione Jaipur, 250 Km a sud di Delhi.
Il mio autista è un giovanotto simpatico, viaggiamo su una Tata Indica (è una Tempra rivisitata) con aria condizionata e CD di musica Hindu a palla.
Dopo 7 ore di viaggio arrivo a Jaipur, la Città Rosa, chiamata così per via degli edifici storici costruiti in arenaria rossa, una pietra largamente usata da sempre da queste parti.
Jaipur è una città godibilissima, con i sui grandi bazar, chiassosi e divertenti, dove si possono trovare negozietti che vendono stoffe dai colori sgargianti; ogni negozio è un’esplosione di colori e profumi d’incenso, oppure pieni di sacchi di spezie profumate ed ancora botteghe di nobili artigiani che lavorano il marmo, il legno o l’ottone come si faceva un tempo, anche perché qui il tempo sembra essersi fermato.
Le vacche sacre si aggirano indisturbate tra le strade, anche quelle trafficate, ma non sono le sole: si incontrano elefanti, cammelli, scimmie, maiali, cani, per non parlare poi di corvi, piccioni, pappagalli, libellule in quantità industriali, ma non ho visto un gatto che è uno.
A Jaipur, come nelle altre città che visiterò, i semafori sono pochissimi, quindi il traffico, composto per lo più dai tuk-tuk e risciò, scorre lento in un flusso continuo e per attraversare ti devi letteralmente buttare in mezzo alla strada, schivando i mezzi, vi assicuro che è una piccola impresa.
Da non mancare le visite al City Palace e l’Hava Mahal il palazzo dei venti, senza scordare i vari bazar, che a fine viaggio risulteranno quelli che ho apprezzato di più.
I dintorni sono molto belli: su tutti le fortezze di Amber Fort, splendida roccaforte che si erge maestosa sulla collina dell’omonimo paese, Jaigarh ed infine Nahargarh il forte delle tigre che domina la città.
Lascio a Jaipur un pezzetto di cuore per suoi odori speziati, le donne dai sari coloratissimi, le strade sgangherate ed i negozietti dei bazar dove si possono fare acquisti molto convenienti.
Come albergo vi consiglio vivamente l’Hotel Umaid Bhawan con piscina, stanze decorate ed arredate con forniture antiche e ristorante sul tetto dove ho mangiano il Tandoori Chicken più buono di tutto il viaggio!

Agra 3/7.8.2007
Partiamo per Agra in una splendida mattina di sole, ma più ci avviciniamo e più il cielo divento nero: i monsoni sembrano venire verso di me.
Fortunatamente non è così, solo una pioggerellina di marzo ci coglie durante una sosta lungo la strada per rifocillarci con un mix-vegetable.
Agra, la capitale Moghul, ci accoglie bagnatissima dal monsone appena passato e dall’Italia mi tempestano di messaggi per via delle notizie cha appaiono sui quotidiani italiani sui nubifragi in Uttar Pradesh.
Ma già il giorno dopo è Taj Mahal: che dire… non trovo le parole per descrivere quest’incantesimo se non quelle di un poeta indiano: “Una lacrima di marmo ferma sulla guancia del Tempo”.
Vi consiglio di visitarlo all’alba o al tramonto, così come vi consiglio di vederlo dall’altra parte dello Yumani, il fiume che lo costeggia.
Mi rivedo ancora seduto sulle sponde del fiume ad ammirarlo in tutta la sua bellezza, con il sole che faceva capolino tra le nuvole facendo cambiare di intensità di colore l’intera costruzione, che ricordo è interamente realizzata in marmo bianco intarsiato di pietre preziose.
Oltre al Taj Mahal, la città offre altri siti molto interessanti, il Red Fort, gigantesco, la tomba di I’timad-ad-Daula, splendido mausoleo anch’esso interamente realizzato in marmo bianco ed incredibilmente intarsiato con pietra dura con motivi floreali ed infine Fatehpur Sikri, la città della vittoria.
La città, ormai abbandonata, fu costruita nel 1570 ed ancora oggi è interamente conservata nella sua bellezza.
Vi consiglio l’Hotel Amar Yatri Niwas e come ristorante il Maya, a poche decine di metri dall’albergo, dove potere mangiare uno gustosissimo piatto vegetariano lo Special Punjabi Thali, ma se proprio volete restare occidentali, accanto all’albergo c’è un Pizza Hut.
Ma è tempo di lasciare Agra ed il mio simpatico autista che torna a Delhi, un treno mi aspetta per portarmi a Varanasi.
Da domani sarò completamente solo.

Varanasi 7/10.8.2007
Varanasi, la splendente, ci arrivo dopo ben 28 ore di treno!
Partiti in orario alle 9.30 di sera dalla stazione di Agra, dovevamo arrivare alle 8 del mattino successivo, ma un incidente lungo la ferrovia ha generato 14 ore di ritardo, abbiamo viaggiato durante tutta giornata con continue soste in mezzo al nulla della piana del Gange oppure in sperdute stazioncine di remoti paesini, dove ho trovato la famosa Vegetarian Cotolette e squisitissime banane.
A dirla così sembra un incubo, ed invece alla fine è stata una bella esperienza anche questa, ho conosciuto persone che ho poi incontrato di nuovo durante il mio viaggio.
E comunque dato che la linea ferroviaria non è elettrificata: i treni viaggiano a 60/70 km. orari, così stavo nello scompartimento tra un vagone e l’altro, con la porta aperta, seduto per terra con i piedi sulle pedane per salire/scendere a guardare il paesaggio fatto di risaie infinite e pigri bufali immersi in pozze gigantesche.
Lascio alla vostra immaginazione la stazione ferroviaria di Varanasi alle 10.30 di sera.
Ma il giorno dopo è già Gange.
I Gath sul Gange sono stati per me un’emozione unica e l’alba sul Gange vale tutto il viaggio… potessi stare in questo momento sul quel treno con le mie sole quattro banane in pancia…
C’è chi dice che Varanasi è più vecchia della leggenda stessa, ma certo l’alone di misticismo e sacralità in cui è avvolta la città la rende come uno specchio su cui riflette l’anima di ognuno e se proprio non si è del tutto insensibili, il coinvolgimento totale è assicurato.
Infatti, a Varanasi sono stato letteralmente rapito dai Gath e dal fiume stesso, non a torto chiamato dagli indiani La Madre, e così non ho resistito dal bagnarmi anch’io, volevo avere un contatto fisico con il fiume che scorre lento e maestoso.
Mi è anche capitato di assistere ad una cremazione, invitato dai stessi parenti a restare e pregare con loro.
A Varanasi consiglio l’Hotel India e il suo ristorante sul tetto il Palm Spring Restaurant, dove potete assaporare il Murgh Makhan Palak ovvero bocconcini di pollo disossati in purea di asparagi e dadolata di formaggio dolce.
Un aereo di una compagnia low cost, la Kingfisher Airlines, mi riporta a Delhi, domani arrivavano i miei amici!
In aeroporto ho ancora negli occhi la striscia di luce del sole che sorge sul Gange e tutt’intorno canti sacri e profumo d’incenso…

Delhi 11/12.8.2007
Accolgo i miei amici all’aeroporto di Delhi, provenienti da Roma, in perfetto abbigliamento indiano: camicione lungo e pantalone legato in vita da laccetto in shantung di cotone bianco, che eleganza!
Il giorno seguente, sempre con la Southern Travel concludiamo l’accordo per una seconda macchina con autista stavolta più grande, domani sul presto si parte: destinazione Jaisalmer, città-fortezza nel bel mezzo del Deserto del Thar, a circa 750 Km da Delhi, intorno il nulla, il viaggio durerà due giorni.
Arriviamo a Bikaner, a metà strada tra Delhi e Jaisalmer, all’ora di cena e, com’era un tempo, la “usiamo” come caravanserraglio per riposarci dopo aver percorso in otto ore 330 Km. di deserto a bordo del nostro enorme SUV.
Dormiamo in un Haveli da mille e una notte con tanto di spettacolo folcloristico, è il Laxami Niwas Palace.
La “location” è da film, gli Haveli sono le antiche residenze dei Dignitari dei vari Maraja e quindi sono edifici sfarzosi, con pavimenti in raffinatissimi marmi lavorati, le stanze sono finemente decorate con affreschi ed intarsi in pietra dura, mobili antichi, il tutto circondato da giardini con fontane… insomma mille e una notte.

Jaisalmer 12/15.8.2007
La mattina dopo siamo pronti per la seconda tappa di altrettanti Km. nel deserto che, devo dire, sembra… deserto, ma in realtà qua e là appare abitato, insomma si incontra ogni tanto qualcuno e la domanda è: ma da dove viene e dove va?
Eccola, bellissima, dritta davanti a noi, unita a noi dalla lunga striscia di asfalto che scorre dritta nel deserto e che all’orizzonte dapprima tremola e poi svanisce.
Appare quasi dal nulla in mezzo al nulla, un miraggio nel deserto, e si staglia laggiù all’orizzonte con i suoi 99 bastioni e le sue mura lunghe 5 Km alte 10 metri: è Jaisalmer, la Città d’Oro.
Il vento del Deserto, insistente e caldo, ci gonfia le vesti e ci “sussurra” di antiche leggende e ci porta profumi lontani, oltre le mura c’è ancora deserto e poi ancora desrto e 150 Km. più in là è Pakistan.
La città vecchia che sta all’interno delle mura è un dedalo di stradine, haveli, negozietti coloratissimi e profumatissimi di ogni tipo d’incenso, tutto edificato in pietra arenaria gialla dalle mille sfumature cromatiche, per questo è soprannominata la Città d’Oro.
La visita agli Haveli è d’obbligo, così pure fare in giro delle mura, su ogni bastione c’è un terrazzo da cui poter godere di una vista a 360 gradi, sotto la città brulicante, tutto intorno il deserto.
Benché indiana, sembra di stare in un paese arabo, ma come detto il Pakistan è lì e da lì sono arrivati i primi persiani e poi gli afgani che conquistarono parte dell’India.
Beh, cenare sui bastioni sotto il cielo stellato del Thar con i suoni di antiche canzoni Hindù che arrivano da chissà dove è qualcosa che ti può rimanere stampato nella memoria a vita. Sensazioni irripetibili.
Anche qui stiamo in un Haveli, è il Fort Rajwada, ed è qui che pago la cena più cara: assaggini vari di cucina tipica locale, barbecue di pollo in diverse salse, mix vegetable, birra, a bordo piscina con spettacolo folcloristico supero la fatidica cifra di 8 (otto) euro… un boato da queste parti!
Come ristorante ricordo il The Surya, dove sopra le mura e sotto un cielo stellato ho mangiato uno splendido Chicken Boneless Gravy.
Sono sulla via del ritorno.
Il 16 agosto lasciamo Jaisalmer per raggiungere a Jodhpur dove mi imbarco su un volo della Indian Airlines per Delhi.
Il 17 faccio gli ultimi acquisti a Delhi e alle 2 di notte del 18 mi imbarco per Roma.

Curiosità 

Appunti di viaggio
Gli indiani sono un popolo mite e sereno, non ho mai ricevuto uno sgarbo o una scortesia da qualcuno.
Cosa mi ha lasciato questo viaggio? Beh la stessa sensazione della prima volta: noi che viviamo qui abbiamo tutto e di più, ma nonostante ciò ci adoperiamo, e ci riusciamo, ad essere insoddisfatti ed infelici della nostra esistenza.
Alla prossima avventura.

Rajasthan e Uttar Pradesh, splendori del "subcontinente"

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