Sorprendente Nisyros!

in viaggio con Myria in Grecia

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Sorprendente Nisyros!

Ho soggiornato in questa piccola e poco conosciuta isola del Dodecaneso dal 5 al 12 luglio di quest’anno, dopo una settimana spesa nella vicina Tilos, memorabile per le numerose bellissime spiagge. A Nisyros al contrario sono poche quelle balneabili e, benchè possiedano uno charme particolare, devo riconoscere che sotto questo aspetto sono rimasta un po’ delusa. Il colore del mare è comunque molto intenso, l’acqua cristallina come lo è nelle isole elleniche. In generale non amo “spiaggiarmi”, per cui ho preferito dedicarmi alla scoperta dell’isola e… di cose da fare e da vedere ce ne sono tantissime, davvero interessanti. Non c’è tempo per annoiarsi.
Ve la voglio presentare. La nascita di Nisyros è stata violenta, secondo la mitologia. Pare che un tempo fosse unita a Kos. Durante la guerra tra Dei e Giganti, Poseidon, col suo tridente, staccò un pezzo di roccia e lo scaraventò sulla testa del Gigante Polyvotis il quale non morì ma, schiacciato dall’enorme peso, manifestò la sua sofferenza con esplosioni e terremoti potenti. La roccia fu trasformata in vulcano e si creò Nisyros. La geologia ci insegna che il vulcano, rimasto per decine di migliaia di anni sotto la superficie del mare, emerse in seguito ad eruzioni intense, ebbe significativa attività tra i 25 e i 15 mila anni fa poi progressivamente esaurì la propria energia. In quel periodo l’isola prese l’attuale conformazione. Le ultime eruzioni risalgono alla fine dell’Ottocento, ma il vulcano con i suoi dieci crateri presenta tuttora forme di attività. Per chi fosse interessato, è imperdibile la visita al piccolo ma ricco Museo di Vulcanologia di Nikiá,  a 8 Km da Mandraki (il villaggio è delizioso, ne parlerò più avanti). Un filmato ricostruisce le varie fasi delle avvenute eruzioni, pannelli alle pareti mostrano i diversi generi di fenomeni vulcanici. Il tempo dedicato al Museo è sicuramente ben speso.
Oggi il vulcano è vita per Nisyros. Innanzitutto costituisce la principale attrattiva. Diversi traghetti provenienti da Kos attraccano quotidianamente al porto di Mandraki e rigurgitano centinaia e centinaia di turisti che vengono trasportati con pullman alla zona vulcanica. Rappresenta dunque un’importante risorsa economica per i Nisirioti. Inoltre nell’isola il terreno è fertile, si coltivano ulivi, fichi, mandorli, dalle rocce si ricavano pietre scure da costruzione o si estrae candida pomice impalpabile, dal sottosuolo sgorgano acque termali e fuoriescono vapori sulfurei per la cura del corpo…
I turisti dell’escursione quotidiana “mordi e fuggi” vengono scaricati all’interno della caldera e in fila indiana scendono nel cratere principale, il cuore del vulcano, Stefanos, poi sostano al bar- ristorante e ripartono.
Noi che abbiamo tempo a disposizione decidiamo di avvicinarci gradualmente ai crateri, per assaporarne maggiormente l’atmosfera e godere della bellezza di questo paesaggio raro.
Il primo giorno da Mandraki saliamo per la strada provinciale e, dopo il bivio per il villaggio di Emboriós,  seguiamo le indicazioni per il vulcano. Ci fermiamo quasi subito, lo spettacolo lascia ammutoliti. Davanti a noi la vallata della caldera, una depressione piuttosto verdeggiante di ulivi, racchiusa da tre massicci, tra i quali il più alto è l’imponente Profitis Ilias, ad ovest. Più lontano scompare la vegetazione, il paesaggio è lunare, con l’enorme buca impressionante grigio-giallastra del cratere Stefanos che conquista gli sguardi. Foto su foto, of course…Attirano la mia attenzione le candide case di un paesino abbarbicate alla roccia sul bordo della caldera: è Nikiá  detto “Il nido delle aquile”, ubicato in posizione incantevole, a 450 m di altezza. Là dobbiamo andare per avere la visione di Stefanos e dei crateri minori da altra prospettiva. Detto e fatto. 4,7 Km di buona strada e ci siamo. Da una terrazza panoramica a strapiombo proprio sopra Stefanos la vista è da brividi. E se andassimo a dare un'occhiatina al villaggio di Emboriós che fronteggia Nikiá, dalla parte opposta della vallata? Mi hanno raccomandato una taverna, "To balkoni", che oltre al cibo genuino e di qualità offre una bellissima, ampia vista sulla caldera. Tutto vero.
…E arriva il grande giorno, lunedì 8 luglio. Abbiamo un appuntamento: Stefanos ci attende. Questa volta imbocchiamo la strada panoramica asfaltata che zigzagando scende verso il centro della caldera. In pochi minuti siamo sul fondo, alzo gli occhi verso il cielo di un azzurro intenso eeeee…la voce non mi esce per l’emozione! Su in alto un’aquila, sì lo è sicuramente, la sagoma è inconfondibile, si libra in volo e dal massiccio del Profitis Ilias attraversa rapidamente la vallata verso la montagna di Nikiá.  Eravamo impreparati a questa sorpresa, non abbiamo il tempo di estrarre la macchina fotografica, ma vi assicuro che quell’immagine è rimasta impressa nei miei occhi. Giunti all’ingresso dell’area dei crateri, paghiamo 3 euro al ragazzo addetto ai biglietti ed io ancora eccitata chiedo: “Ho visto un’aquila poco fa, è possibile?” E lui, sorridendo con noncuranza, mi smonta: ”Sì, hai visto un’aquila, ce ne sono tante…” Beh, per noi è la prima aquila di mare avvistata, e purtroppo sarà l’unica.
Sono le 9.00. Siamo  in quattro persone, questo ci permetterà di visitare e fotografare il cratere in tutta tranquillità. E’ impressionante la visione che se ne ha dall’orlo. La buca è enorme, diametro 260 m, profondità una trentina. Un facile sentiero permette di scendere…fino agli Inferi. Che colori incredibili hanno le rocce: bianco accecante rosso bruno ocra malva nero grigio e giallogiallogiallo. Un vero e proprio museo geologico all’aperto. Mi colpiscono in particolare i cristalli di zolfo,” fiori” giallissimi stupefacenti che ingentiliscono le rocce.   Lo zolfo si avverte nell’aria con il caratteristico e poco gradevole odore di uova marce, difatti pinnacoli di fumo sulfureo fuoriescono in continuazione da fori di svariate dimensioni. La temperatura è elevatissima in particolare nei pressi delle fumarole. Io che mi ostino a fotografare senza posa, mi ritrovo con l’obiettivo della macchina e le lenti degli occhiali del tutto appannati. Camminando si avvertono strane vibrazioni sotto le scarpe (no infradito, si rischierebbe di avere i piedi “bolliti”), il terreno è morbido e decisamente caldo, ma ciò che provoca una leggera strizza è soprattutto il singolare rumore, quasi di acqua che scorre, proveniente dalle fenditure nel suolo. Sono i gas e i vapori che escono sotto pressione, pare di ascoltare la voce della Natura possente e selvaggia o forse i lamenti del Gigante abbattuto dal Dio del mare…Grande suggestione in questo scenario da Inferno dantesco.  Percorriamo l’intera circonferenza del cratere fermandoci e sorprendendoci ad ogni passo,  poi  attraversiamo questo suolo “lunare” godendo per l’esperienza unica, resa più irreale dal fatto che la visita avviene in assoluta solitudine. Ci aggiriamo per più di un’ora poi il caldo inizia a farsi insopportabile, è ora di salutare Stefanos. Appena appena in tempo…ecco la folla di turisti pronta a “violentare” il suolo vulcanico.
Sono le 11.00. Tutti si riversano nel cratere principale per cui noi, non paghi, seguiamo un breve sentiero di circa 300 metri, in posizione opposta rispetto a Stefanos, e ci avviciniamo ad altri crateri, tra i quali il Polyvotis. Lo spettacolo offerto dalla  Natura è generoso anche qua.
Consigli per chi volesse visitare l’area vulcanica: scarpe comode e chiuse, cappello, riserva d’acqua e scegliere l’orario migliore cioè il mattino sul presto o il pomeriggio verso il tramonto, per evitare l’affollamento.
Raccomando anche di percorrere lo sterrato che devia verso sud, alcune decine di metri prima dell’ingresso a pagamento. Si tratta di un itinerario molto panoramico in quanto domina il cratere Stefanos. Le vedute sono impressionanti. Si può raggiungere l’immacolato Monastero di Stavros dopo aver camminato per 2,3 Km. Lungo il tragitto è facile avvistare famiglie di pernici che “chiacchierano” tra rocce e cespugli.
Spesso si sente dire che il vulcano da solo vale la visita all’isola. E’ vero che è un’esperienza inconsueta e preziosa, ma a Nisyros ho trovato altri centri di interesse, secondo me imperdibili: i villaggi, tra i più belli delle isole elleniche.
Cominciamo da Mandraki, capoluogo e porto di Nisyros, costruito ad anfiteatro sulle pendici di una collina, a nord-ovest. Il paese si sviluppa in lunghezza per più di 2 chilometri. S’intravvede in  lontananza la sagoma di Kos e, più vicino, a circa 3 Km di distanza dalla costa, si staglia il bianchissimo isolotto di Gyalì dove sono attive le miniere più importanti d'Europa per l'estrazione della pietra pomice. Mi sarebbe piaciuto effettuarvi un'escursione, il panorama è indubbiamente singolare e suggestivo, ma occorre il permesso dell'agenzia mineraria che opera sull'isola per raggiungerlo con un'imbarcazione propria. Le gite organizzate purtroppo non erano ancora attive quando mi trovavo a Nisyros, iniziavano verso la metà di luglio. Penso sia un posto interessantissimo: metà delle rocce sono di pietra pomice, metà di ossidiana. Dovrò tornare da quelle parti...Ma parliamo dell’incantevole Mandraki. Le case, nel rispetto della tradizione architettonica  locale sono in prevalenza cubi candidi, ma ve ne sono anche a colori vivaci e altre, più scure, costruite con pietre laviche tenute insieme da malta bianchissima. I balconi in legno sfoggiano brillanti azzurri, verdi e blu. E’ facile perdersi nell’attraversamento della cittadina, è uno splendido labirinto fatto di piazzette e vicoli, ingentiliti da piante rigogliose, superbe buganvillee e da mosaici con ciottoli bianchi e neri: motivi floreali, geometrici, animali …i Nisirioti si rivelano artisti e amanti di questi decori che si trovano un po’ ovunque. La Paralia, strada che costeggia il mare, è un susseguirsi di negozietti, taverne e bar ed è particolarmente vivace. A Mandraki gli scorci pittoreschi sono innumerevoli. In alto, in fondo al paese, sulla roccia domina l’antico Kastro che apparteneva ai Cavalieri di San Giovanni, a cui si può accedere arrampicandosi su ripidi gradini, circa cento; all’interno della fortezza si staglia il monastero del quindicesimo secolo della Panagia Spiliani che racchiude in una grotta l’icona molto preziosa e veneratissima della Vergine. Com’ è facilmente immaginabile, dall’alto della rupe la vista sul paese e sul blu Egeo è grandiosa.
Mandraki ha una doppia vita. Di mattina è animata, legata al business del turismo, percorsa da alcuni gruppi  che prima  o dopo l’appuntamento con il vulcano effettuano un breve giro guidato con sosta obbligata alla cattedrale della Panagia Potamitissa, che conserva una preziosa iconostasi bizantina, e l’ascesa al monastero. I più volonterosi giungono fino al Museo Archeologico, molto interessante e ricco di reperti. In effetti, gli orari delle varie attrazioni, chiese e musei, tengono conto dell’arrivo e della partenza dei traghetti: dalle 11.00 alle 15.00. Ciò mi innervosisce leggermente… Comunque, rispetto ad altre isole nelle vicinanze, giganti del turismo, Nisyros al momento è ancora piuttosto rilassante e rilassata: pervasa da un’atmosfera serena, mantiene il suo charme autentico.  Affrettatevi a visitarla prima che la situazione degeneri! Dicevo, dunque, che Mandraki la mattina è invasa dai “giornalieri”, ma  quando le barche alle 15.30 se ne vanno riacquista la sua vera anima, gli isolani se ne riappropriano. Ed è  tranquillità. I bambini giocano liberamente per le stradine, gli anziani si ritrovano nelle piazze a scambiare allegramente quattro chiacchiere al tavolo di un’ouzeria o siedono sulla soglia di casa a lasciar scorrere il tempo, i gatti, tanti tantissimi, veri padroni del paese, si trovano ovunque e, a sera, si aggirano per le taverne attendendo pazientemente che una mano allunghi un bocconcino prelibato.
In fondo all’intricata Mandraki, costeggiando la rupe della fortezza e del Monastero, si trova una stradina a ciottoli prevalentemente neri che offre nel primo tratto un bello scorcio sulle case del paese costruite sugli scogli, (a me affiora il ricordo della Little Venise di Mikonos), poi conduce ad una baia magica, selvaggia ed intrigante in particolare alla luce aranciata del tramonto: la spiaggia di Hochlaki. Questo camminamento è opera recente, prima immagino fosse piuttosto disagevole raggiungere la meta passando sugli scogli appuntiti...A riva grandi sassi neri, levigati e scivolosi, rendono difficoltoso l’accesso in acqua tanto che è  tesa una grossa fune per facilitare i bagnanti. A Hochlaki il mare è spesso mosso e rumoreggia. Bello da vedersi, ma solo da vedersi…mai e poi mai mi avventurerei in acqua!
Sul lungomare è una favola fermarsi ad ammirare la magia del tramonto: le onde si infrangono a riva sulle pietre vulcaniche e sui grossi ciottoli spruzzando l’acqua e generando un fragore quasi di cascata. Provate a chiudere gli occhi…la sinfonia è superba! E i colori? Il rosso, l’arancio, il rosa dal cielo precipitano in acqua donando sfumature iridescenti, fantastiche.
Raggiungibile per mezzo di un sentiero di 500 m che sale dalla  zona alta di Mandraki ( ne constato l’esistenza consultando la mappa, ma non l’ho percorso) oppure più comodamente per strada asfaltata panoramica di 4 km, è il Paleokastro, l’imperdibile Acropoli di Nisyros che risale al IV secolo a.C. Mura ciclopiche spesse da 2 a 3,65 m e alte 6, costruite con grandi blocchi di pietra lavica costituiscono un’imponente cinta, la meglio conservata di tutta la Grecia, sulla quale in parte si può accedere:  un ottimo restauro ha preservato l’area in tutto il suo fascino offrendoci un interessantissimo tuffo nel passato. Lo stupore e l’ammirazione per quest’opera non hanno limiti. Siamo sulla sommità della collina che sovrasta Mandraki, in posizione altamente panoramica. Al tramonto il sole  accende il colore della pietra…ed è spettacolo molto seducente!
A Nisyros si affaccia al mare solo un altro villaggio, Pali, ubicato ad est del capoluogo, da cui dista circa 4 km.  Un vivace porticciolo colorato dove attraccano imbarcazioni da diporto, una manciata di case bianche, alcune invitanti taverne disposte sul lungomare, i negozi essenziali, pochi studios, un rent a car ed una grande chiesa. Tutto qua. Non è un luogo particolarmente caratteristico, niente a che vedere con la bellissima Mandraki però è molto tranquillo perché tagliato fuori dai percorsi dei pullman. Un ricordo simpatico: la fruttivendola, un donnone dal viso scolpito, invita N. a sedersi vicino a lei, mentre io scelgo pesche e pomodori e, nella lingua “universale” cioè a gesti e con la mimica facciale,  si avventura in un discorso politico, del quale questo è il succo:  gli italiani sono ben accetti mentre i tedeschi alias Angela Merkel…puah! Alla fine del comizio mi regala un mazzetto di profumatissimo basilico. Anche la spiaggia di Pali è senza infamia né lode, una stretta lingua sabbiosa con l’acqua digradante, però, in considerazione delle mie scarse capacità natatorie, spesso ci siamo ritrovati qua a fine giornata per un bagno rigeneratore.
Nell’entroterra i centri abitati sono due: Emboriós e  Nikiá. Percorrendo la strada provinciale, dopo aver lasciato a sinistra la deviazione per Pali, a circa 3 Km da Mandraki, si incomincia a salire con un percorso sinuoso tra alberi di fichi e ulivi. Ecco che lassù occhieggiano le case di Emboriós. Pochi chilometri  e si arriva a destinazione. All’entrata del paese ci attende una curiosità: uno dei pochi bagni hamman naturali di Grecia. Entriamo? E’ elevatissima la temperatura in questa grotta dalle cui pareti escono bollenti vapori sulfurei, per cui dopo pochi minuti non resistiamo più. La visita al villaggio è impressionante: un violento terremoto nel 1933 distrusse gran parte di Emboriós  e tuttora vi sono macerie e case diroccate quasi ovunque, sembra un paese fantasma. Abbondano gli scorci affascinanti in un contesto di desolazione.
Sono poche decine le persone che vi abitano, però nella viuzza centrale c’è qualche segno di rinascita, alcune case sono in via di ristrutturazione. E poi ci sono loro…tanti gatti che animano il villaggio!
La piazzetta sulla quale prospetta la cattedrale della Vergine Maria e la rinomata taverna “To balkoni” (ottima, da provare) è molto scenografica, in particolar modo alle fioche luci della sera. Il rinomato “balcone” gode di un panorama mozzafiato. Siamo a circa 700 metri, sul lato più alto della caldera e si domina dall’alto la valle vulcanica. L'immancabile Profitis Ilias è sulla destra.
Uno spettacolo inusuale, che lascia senza parole.
Ho già accennato in più occasioni a Nikiá, il mio luogo magico,  dove sono tornata più volte per assaporare l’atmosfera unica, autentica, assolutamente non contaminata dal turismo di questo piccolo centro abitato. Sembra incredibile ma è la verità. Niente negozi di souvenir, niente studios, poche taverne, alcuni negozietti. La vita di questo villaggio, ubicato a 13 Km da Mandraki, è semplice, segue ancora ritmi rilassati che noi abbiamo dimenticato da tempo. Qua è consuetudine sedersi al tramonto a fare crocchio davanti alle case, coinvolgendo con spontaneità i pochi turisti nelle conversazioni e nei ricordi del passato (e guarda caso c’è sempre qualche persona avanti con gli anni  che parla un po’ italiano e ti ripete che noi e loro “una faccia, una razza”) oppure lasciar scivolare via le ore ad un tavolo del Kafenion  nella plateia centrale che è un  capolavoro, una tra le più pittoresche delle isole greche.
La prima volta l’ho scoperta nel tardo pomeriggio questa minuscola, intima piazza circolare chiamata “Porta” e sono rimasta stregata dalla sua bellezza, mi è parso per magia di essere entrata in punta di piedi nel film “Mediterraneo”. Atmosfera familiare, il salotto buono di casa. Sono tornata a Nikiá alla luce prepotente del mattino e, dopo aver gironzolato nel labirinto di vicoli tra casette accurate e adorne degli  immancabili vasi di fiori, come attratta da una calamita mi sono ritrovata alla “Porta”, un vero gioiello architettonico. Il selciato a mosaico di sassolini bianchi e neri che danno forma ad una stella brillante racchiusa all’interno di un’ellissi, le casette strette attorno, una taverna con l’oste, Nicola, dagli arricciati mustacchi nerissimi, di fronte il Kafenion con l’ammiccante insegna ed in posizione dominante la chiesa preziosa, a doppia scalinata scenografica di accesso, di un bianco abbagliante che risalta maggiormente al contrasto con l’azzurro intensissimo del cielo: una meraviglia! L’alto campanile è di una finezza architettonica squisita, pare un pizzo raro. Le parole non rendono a sufficienza l’insieme armonioso della plateia.
Nikiá, “nido d’aquila”. Per osservare meglio come il villaggio sia aggrappato alle rocce, a strapiombo sulla caldera e sul cratere Stefanos, saliamo alla chiesetta del “Profitis Ilias”, dalla quale si domina il grappolo di cubi bianchi dai tetti rossi, costruiti arditamente sul ciglio del precipizio. La vista spazia sui crateri, dai quali giunge l’odore acre di zolfo,  e a sud a perdita d’occhio sull’ Egeo dall’inconfondibile color cobalto. Tilos è lì di fronte, basta allungar la mano…
Già che siamo nelle vicinanze, con altri 400 m raggiungiamo il Monastero di Agios Ioannis Theologhos, particolare perché la chiesetta è stata scavata nella roccia. Si dice che a costruirla siano stati dei monaci venuti da Patmos. In effetti ricorda la grotta dell’Apocalisse. Unico rumore lo stormire delle fronde sollecitate da un venticello frizzante. Ambiente bucolico, pace.
Lungo la provinciale, a pochi chilometri ad est di Nikiá, seguendo le indicazioni e deviando verso il basso per una strada cementata abbastanza ripida, si può arrivare al Monastero fortificato della Kyrà (cioè della Signora), situato in ottima posizione panoramica. Preferiamo parcheggiare l’auto al bivio e farci a piedi questa tranquilla passeggiata di circa 1,5 km in un paesaggio di macchia mediterranea, accompagnati dal frinire incessante delle cicale. Troviamo aperto il cancello del grande bianco edificio, parte del quale risale al 1745, entriamo un po’ timorosi, non c’è anima viva, ma sono evidenti i segni della presenza di qualcuno che vi abita. E’ molto bello il Monastero e ben tenuto, ricco d’atmosfera. Dopo aver scattato numerose foto ci avviamo all’uscita, riavviciniamo il cancello ed è in questo momento che giunge un fuoristrada guidato da un personaggio che non può passare inosservato. E’ il monaco Marcos, un gigante giunto anni fa dal Monte Athos ed ora unico abitante del monastero-villa. Scopriamo subito che è un tipo estroverso, una montagna di simpatia. Ci apre la porta della chiesa così da permetterci di ammirare la preziosa icona argentea della Vergine risalente al 1770 e ci parla del Monastero. Veniamo così a sapere che dal 1951 è stato dichiarato  ufficialmente monumento storico.  
Per concludere l’argomento chiese e monasteri (nell’isola ve ne sono altri, ma non li abbiamo visitati), voglio spendere due parole sull’interessante Panagia Thermianì, una chiesetta minuscola incassata nella roccia,  costruita di fianco ad una sorgente ricca di idrogeno solforato che, sembra, fosse già conosciuta dagli antichi Romani.  Un’iscrizione trovata nei resti della grande stoa rafforza inoltre l’ipotesi che Ippocrate avesse scelto  la fonte come centro di cure. Si trova nelle vicinanze del villaggio di Pali, poco all’interno rispetto all’enorme edificio termale Pantelidis, ora abbandonato.
Da Nikiá una ripida strada tortuosa,  asfaltata e poco frequentata, lunga 6 Km, porta a tornanti fino al mare, ad Avlaki. Mi stupisce vedere ai lati alcune mucche brade, non le solite capre. Si possono osservare sui pendii i terrazzamenti agricoli costruiti dagli Italiani ai tempi dell’occupazione e in seguito abbandonati. Man mano si scende il paesaggio si fa più aspro, roccioso. Pare che in questa zona sia facile avvistare l’aquila di mare, ma…chi l’ha vista?  Arriviamo alla piccola, graziosa chiesa di Agios Pandeleimonas accanto alla quale parcheggiamo. Il vento è teso. Raggiungiamo il porticciolo dove i muri di protezione formano quasi una piscina all’interno della quale l’acqua è abbastanza calma, ma il fondo è a grossi ciottoli e non me la sento di entrare. Di quella che fu la base militare italiana rimangono spettrali case abbandonate. Tutto l’insieme crea un paesaggio seducente, ma cupo, drammatico. Contro gli scogli  di scura roccia lavica si infrangono le onde spumeggiando.
E veniamo alle spiagge, punto dolente perché poco numerose dato che le coste di Nisyros sono quasi ovunque rocciose, a scogliere. Ho già parlato dell’impressionante Hochlaki, a grossi ciottoli neri  levigati, e di Pali, lunga, stretta, sabbiosa, un po’ anonima. A  Nord-est del capoluogo si trova la mezzaluna nerissima di Ialiscàri o Aspri Ammos. I colori sono violenti, l’acqua pulita, ma l’insieme non è particolarmente significativo. La spiaggia migliore dell’isola è quella di Pachiá Ammos, lungo la costa orientale, a circa 10 km da Mandraki. Si segue la strada asfaltata  che procede dopo Pali, con alcune curve in salita si passa oltre  Capo Katsouni che nasconde alla vista il mare poi si torna a costeggiarlo lungo l’arenile di sabbia e sassolini scuri di Lies finchè si giunge ad uno slargo dover termina la strada. Un sentiero in alcuni punti non più largo di 30/40 cm, che richiede quindi un minimo di prudenza, sale e poi aggira una bianca falesia. Dopo dieci, quindici minuti di cammino appare all’improvviso Pachiá Ammos che colpisce per la vastità e per le alte dune sabbiose. E’ grandiosa e quasi sempre deserta. Non vi sono alberi, spuntano solo alcuni cespugli di fiori rosacei,  ma dietro la spiaggia si apre una verde valle dove di frequente si piazzano dei campeggiatori. Un altro piccolo accampamento di nudisti è costruito in fondo, accanto ad alcuni nidi di tartarughe. Sì, su questo litorale incontaminato, dove la Natura è integra e selvaggia, le grosse Kareta Kareta escono a deporre le uova. Sono stati recintati in zona numerosi nidi e sono evidenti le tracce lasciate dalle tartarughe nel loro lento e pesante incedere. La cosa mi emoziona tantissimo! Nell’isola di Zante, dopo vari tentativi infruttuosi, ho assistito una volta all’alba alla nascita dei piccoli, e vi assicuro che questo evento non si dimentica, lascia un ricordo tenerissimo. So di sicuro che a fine luglio è avvenuta la prima schiusa delle uova nella spiaggia di Lies. Uno dei ragazzi del campeggio ha filmato la scena. Oltre questa notevole spiaggia, a Nisyros ce n’è un’altra nella stessa zona molto caratteristica per il contesto del paesaggio. Attenzione perché questo gioiello non è segnalato. In pratica si trova sotto il Capo Katsouni, ma dalla strada non è per nulla visibile. Una volta superato il Capo, appena ci si avvicina al mare, se si presta attenzione si scopre all’indietro una stretta e lunga spiaggia a ciottoli e sabbia. E’ un luogo davvero singolare, straordinario, che è sempre deserto o quasi perché nascosto: incombe un’alta falesia di lapilli e ceneri stratificati, materiale piuttosto friabile, nel quale il vento ha scavato grotte, colonne e finestre. In alcuni tratti alte dune chiare incorniciano la spiaggia risaltando sul cielo azzurrissimo e il grigio-nero della sabbia mista a ciottoli. Il mare dall’acqua trasparente mostra tonalità violacee, indaco e blu. Se decidete di visitare Nisyros, non perdetevi questo luogo di rara bellezza.
Chiudo con alcune informazioni pratiche.
Dove dormire?
Senza dubbio la località preferibile come base  è Mandraki per la vivacità, i negozietti, le taverne… tanto più che nei due villaggi dell’interno si trovano poche camere in affitto. Ma anche nella cittadina la ricettività è piuttosto limitata. Io ho scelto l’Hotel Romantzo www.nisyros-romantzo.gr nelle vicinanze del porto e mi sono trovata bene. Gentilissimo il proprietario, Giurgos, che l’ultimo giorno ci ha lasciato la camera a disposizione gratuitamente fino alle 20.00. Simpaticissima Giorgia, che si occupa un po’ di tutto e parla un italiano molto buono, quasi quanto le laute colazioni che prepara con cura. Avevo una camera con  bella vista sul porto e sull’isoletta di Gyali, arredata semplicemente ma pulita. 35 euro al giorno, colazione compresa, ottimo rapporto qualità/prezzo. L’unico aspetto negativo è che le camere affacciano sulla strada principale, sono un po’ rumorose: fino alle prime ore del pomeriggio c’è un viavai di pullman abbastanza fastidioso( va be’ che se uno è in giro per l’isola non  gliene può importar di meno). Più sgradevoli sono i rumori dei motorini che passano di notte dopo la chiusura dei bar.  
Chi vuole evitare questi inconvenienti  può scegliere di soggiornare nel villaggio  di Pali, a 4 km di distanza, dove si trovano alcuni studios e la tranquillità è assicurata.
Dove mangiare?
Raccomandabili perché testate personalmente le seguenti taverne:
a Mandraki “To Irini”, nella piazza cosidetta dell’Anziana. Buona qualità delle pietanze, omaggi vari, gentilezza del personale, prezzi ottimi. Ci siamo tornati più volte. “Fabrica”, cucina accurata, consigliata soprattutto per il pesce.
A Emboriós  “To balkoni”, cucina genuina, piatti tradizionali di carne. Location eccezionale, d’atmosfera per la vista sulla caldera. Carinissima anche la piazzetta con i tavolini posti accanto alla chiesa.
Come muoversi?
E’ dura spostarsi utilizzando il servizio di trasporto pubblico perchè le corse dei bus sono poco frequenti e non raggiungono tutte le località di interesse turistico. Si consiglia di noleggiare motorino o auto.
 
 

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