Lesvos, che bella sorpresa!

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Lesvos, che bella sorpresa!

Lesvos è un'isola che per grandezza si colloca al settimo posto nel Mediterraneo. Si trova nell'Egeo Nord orientale, vicina alla costa turca. La sua superficie è di 1614 kmq. Una grandezza insolita per le isole greche, generalmente di proporzioni molto modeste. Due settimane sarebbero necessarie per conoscere bene il suo territorio. L'isola è molto diversa dall'immagine di bianco e blu che si potrebbe avere pensando alle altre isole dell'Egeo. I villaggi sono in pietra ed i suoi rilievi sono montuosi e verdeggianti. I fenomeni geologici unici ed i suoi paesaggi sono infatti il suo lato affascinante. I resti archeologi ed i castelli inseriti nei villaggi medioevali sono la sua caratteristica.
Non è molto famosa per il turismo, più che stranieri ci sono molti greci che tornano per legami di parentela. Sicuramente noto, però, è il nome della poetessa Saffo.
L'isola è famosa oggi per la miglior produzione di Ouzo in tutta la Grecia, per la foresta pietrificata più grande del mondo, per le terme e per gli incontri delle femministe.
Mitilene, con i suoi trentamila abitanti, è la capitale dell'isola ed il punto in cui arrivano i traghetti.
Si trova nella parte sud orientale dell'isola a meno di 20 km dalla costa turca.

QUALCHE NOTIZIA STORICA
Dagli scavi archeologici è stato scoperto che l'isola presenta tracce di insediamenti umani già dal Neolitico. La mitologia la indica come prima isola abitata dai Pelagi in epoca preistorica.
Sempre la mitologia indica che il nome attuale di Lesvos fa riferimento al figlio dell’eroe mitologico Lapithus che viveva nella regione della Tessaglia.
L'isola divenne un centro culturale molto importante dell’Egeo occidentale e durante il periodo arcaico visse il suo periodo di maggior prosperità.
Sopraggiunse un periodo di guerre, che si susseguirono fino alla conquista da parte dei Romani nell’88 a.C.
Durante l’epoca bizantina l'isola fu oggetto di numerosi tentativi d’invasione da parte di Saraceni, Veneziani e Crociati. Dopo l'invasione turca iniziò una fase di declino sia economico che culturale per l'isola.
Solo nel 1912 la marina greca riuscì a liberare Lesvos dal dominio dell'impero ottomano. Finalmente annessa alla Grecia, sull'isola si ristabilirono i rifugiati greci che erano stati costetti a scappare in Asia. Propro grazie a loro sull'isola tornò a rifiorire l'economia e la cultura.
E' ben collegata anche ad Ayvalik in Turchia.
Come spostarsi
L'isola può essere raggiunta via mare in traghetto o in aereo da Atene con le compagnie Aegean Airlines ed Olympic Airlines.
Noi abbiamo raggiunto l'isola con traghetto da Samos.
L'isola è collegata via mare con il Pireo, Samos, Chios, Ikaria, Kalymnos, Kos, Rodi e la Turchia (Ayvalik e Dikili), Limnos, Thessaloniki, Kavala, Alexandroupolis.
La compagnia Hellenic Seaways effettua la tratta da e per il Pireo e Chios.
http://www.hellenicseaways.gr/
La compagnia NEL Lines collega Lesvos al Pireo e a Chios - Lemnos - Salonicco- Kavala
www.nel.gr
Mentre la compagnia Agoudimos Lines effettua la tratta: Kavala - Salonicco- Lemnos - Chios - Samo - Ikaria (Agios Kyrikos) - Kalymnos - Kos - Rodi.
http://www.agoudimos-lines.com/
Dove alloggiare
L'isola offre alloggi un po' in tutte le zone. Dalle capitale ai maggiori centri. Io mi sento di suggerire i paesini al nord dell'isola, tranquilli, caratteristici e comodi per spostarsi in tutte le direzioni.
Noi abbiamo scelto il pittoresco paesino di Molyvos. E' situato in posizione strategica per poter girare al meglio l'isola. E' un angolino tranquillo, nonostante offra un po' di vita.
Noi abbiamo scelto l'hotel Sea Horse, nel porto pedonale di Molyvos
sito: http://www.seahorse-hotel.com/ email: tekes@otenet.gr
Se desiderate un paesino ancora più genuino e tranquillo: Skala Sikamia. E' un po' fuori mano e davvero immerso nel nulla. Solo un paio di taverne sul mare e una chiesetta, nulla di più.
Un'alternativa più turistica è Petra. La città è carina e offre una spiaggia attrezzata e un po' di confort, oltre ad un po' di negozi e locali per la sera.
Itinerario
17/8/2009
Arriviamo a MITILENE verso le sei di sera dopo essere partiti alle dieci del mattino dal porto Karlovassi di Samos. Attracchiamo su quest’isola enorme e verde che è Lesvos. L'isola di Saffo, la poetessa greca tanto famosa. Percorreremo anche noi, le strade che percorse lei. Abituati al bianco abbagliante delle isole Cicladi in contrasto con il blu, troviamo paesaggi molto diversi da quelli a cui siamo stati abituati.
La città di Mitilene è la capitale dell’isola, una città grande in cui si respira un’atmosfera un pò più da metropoli. Le case colorate in stile neoclassico si spingono fino al mare e si pecchiano nella baia del porto. Mi sembra una città tuttavia piacevole e che valga una visita. Gli abitanti sono circa trentamila. Si trova sulla sua costa orientale dell’isola, a poche miglia dall'Asia Minore. Dista solo 20 km dalla Turchia. E infatti le coste turche sono vicinissime.E’ nota come la città dei sette colli, è il porto principale dell'isola e centro di smistamento fondamentale: partono infatti da qui tutti i collegamenti via terra, con il resto delle province dell'isola, e via mare con Pireo e con le altre isole, oltre al porto turco di Ayvalik. Qui anche se si è in Turchia, almeno storicamente, si torna ancora in Grecia: difatti a pochi km dal porto di Ayvalik si trova l’area archeologica di Pergamos, uno dei più floridi e potenti centri dell'antica Ionia.
Dobbiamo raggiungere MOLYVOS che è dall’altra parte dell’isola. Abbiamo prenotato qui un hotel per il nostro soggiorno. Riusciamo a prendere l’ultimo bus che parte prima delle 19.00. Impieghiamo due ore per arrivare a destinazione. I nostri occhi curiosi si guardano in giro per orientarsi, cercare di carpire l’anima dell’isola e la sua conformazione. Le strade sono di montagna, tutte strette, a tornanti e il bus va a rilento.
Uscendo dalla capitale prendiamo una delle strade isolane che costeggiano il grande golfo di Kalloni. Torrette di avvistamento per uccelli e canne nell'acqua del golfo è il panorama di questa insenatura un po' salmasta. Percorriamo strade che tagliano enormi appezzamenti di terra coltivati a ulivo. Telefoniamo ai nostri amici greci per avvertirli, anche se erano già stati aggiornati del messaggio, che siamo finalmente arrivati sull’isola e tra poco saremo a Molyvos. Giunti a Petra, una località sul mare, abbiamo modo di ammirare il primo tramonto isolano con il sole arancio che scende verso il mare. Per noi il tramonto è uno degli appuntamenti imperdibili della giornata.
Scendiamo alla fermata di Molyvos che il sole è appena scomparso dietro l'ozzizonte del mare. A prima impressione mi sembra un villaggio delizioso. C’è il castello sulla cima della collina su cui si sviluppa e si arrampica il paesino che prosegue fino al piccolo porto turistico. Il nostro hotel Sea Horse che abbiamo prenotato dall’Italia si trova proprio giù nel piccolo porticciolo.
L'hotel si trova proprio sul mare, sul molo del porticciolo. La parte bar e ristorante arriva con i suoi tavolini fino all'acqua. La stanza è pulita, moderna e spaziosa. Dopo esserci concessi una doccia, un cambio d’abito e una sbrigativa sistemazione dei nostri bagagli incontriamo i nostri amici greci. Siamo qui per il loro matrimonio in fondo e con la scusa ci restiamo una settimana. Loro si trovano a Skala Sikamià, un piccolo villaggio sulla montagna ad una decina di chilometri da noi. E’ il primo paese che si incontra dopo Molyvos. Per percorrere quei 10 km ci si impiega una mezzora abbondante, dato che le strade sono buie e tutte a tornanti.
Siamo felicissimi di vederli e mi sembra quasi irreale. Mi devo ancora ambientare ma la loro compagnia e la loro calorosa accoglienza mi fan subito sentire a casa. Le strade del paesino sono pedonali e tutte in pietra. Passeggiamo per le vie strette e ripide di pietra viola e ci fermiamo a bere qualcosa in un bar con terrazza in legno vista mare. Ci gustiamo una fetta di torta al cioccolato con una pallina di gelato, enorme e a dir poco deliziosa. Scopriamo da subito che a Lesvos i dolci sono da capogiro! Ottimi!
I nostri amici sono emozionati per il matrimonio e molto indaffarati. Hanno un sacco di parenti a cui devono far visita e devo organizzare praticamente tutto. Lei è sconvonta dalla poca organizzazione e tutti i suoi tentativi di metter fretta per organizzare ogni cosa sono vani, per lei è molto forte l’impatto tra la città così enorme e moderna di Atene e questi paesini che chiama villaggi dove la gente sembra non curarsi di nulla e non avere mai fretta.
Terminiamo la serata passeggiando per le vie del paese, molto caratteristiche. Ci sono quasi solo greci. Piccoli negozietti e bar. Il castello sopra al paese illuminato dona una bella atmosfera. C'è un movimento anche nel porticciolo pedonale tra taverne, bar e negozietti.

18/8/2009
Al nostro primo giorno a Lesvos ci svegliamo presto e ci godiamo una ricca colazione in hotel nel bar in riva al mare. La colazione è compresa nel prezzo del soggiorno, abbiamo te e caffè, pane, burro, marmellata, succo d’arancia e brioches. E’ ancora presto e non c’è in giro nessuno, a parte qualche marinaio che sta sistemando o verniciando il suo piccolo peschereccio. Giretto per il porticciolo dando un pò di pane ai pesci e qualche fetta di prosciutto ai tanti gatti che si aggirano.
Prendiamo subito un mezzo per spostarci. Scopriamo che gli affitta mezzi hanno finito le macchine e ci resta solo il motorino. Non è per nulla il mezzo più adatto per girare l'isola, sia per le lunghe distanze, sia per le strade a tornanti abbastanza impegnative. Ma dal momento che non abbiamo noleggiato nulla in anticipo ci accontentiamo.
Con il nostro scooter partiamo alla scoperta dei dintorni di Molyvos. Andiamo verso il villaggio del nostro amico greco, Sikamià. La strada a tornanti sale per il pendio alle spalle del paese e si arrampica tra fitte coltivazioni di ulivi. In questa zona dell’isola ci sono praticamente solo ulivi e qualche piccola chiesetta per la strada. Il panorama è molto bello, perchè dall’alto si vedono i villaggi nel verde e le coste della vicina turchia. Questo tratto di isola è collinoso e ci sono delle piazzette per accostare e osservare il panorama dall'altro. Per percorrere i dieci kilometri di stada impieghiamo tre quarti d'ora in scooter.
Arriviamo a SIKAMINIÀS. Il villaggio è in collina, praticamente solo una manciata di case lungo il pendio, che offrono una meravigliosa vista sul mar Egeo. Il villaggio, che sorge sulla pendice nord del monte Lepetimnos, deve il suo nome alla grande quantità di more ("sikaminia" in greco) che cresce in quest'area e ha conservato la sua architettura tradizionale. Proprio in questo villaggio nacque uno dei maggiori scrittori greci, Stratis Stamatopoulos, conosciuto con lo pseudonimo di Stratis Mirivilis. C'è una deliziosa taverna con balcone e vista panoramica, molto casalinga e intima.
Scendiamo la strada che porta verso il mare. La spiaggia più vicina è quella di SKALA SIKAMIAS, a 3 km dal villaggio. E' un porticciolo con taverne in cui assaggiare specialità di pesce. Sarebbe il porto del paese Sikaminia. Per arrivarci scendiamo con il nostro scooter da una strada tutta curve. E' davvero minuscolo, giusto un paio di negozi, un paio di taverne ed un molo con barchette ed una piccola chiesa bianca. E’ la chiesa dove si terrà il matrimonio dei nostri amici, lo intuisco subito. E’ costrutita su una roccia rossastra nel mare, all’estremità del molo. E’ davvero molto bella e meravigliosamente greca: tutta bianca con il tetto rosso. I gradini sono ricavati nella roccia violacea e portano al piccolo ingresso della chiesa che da proprio sul mare. Ci fermiamo per bere una birretta, ovviamente una Mythos ghiacciata, sui tavolini del porto e ci gustiamo la tranquillità di questo piccolo villaggio che vive ancora di pesca.
Non ci fermiamo nella spiaggia del porto perchè non ci sembra nulla di che, anche se è deserta. Riprendendo la strada incontriamo un paio di spiagge in sabbia scuro rossiccia, abbastanza strette e frequentate. Alle spalle c'è anche una taverna. Vorremmo una baietta non troppo turistica e poi essendol’isola così grande vorrei vedere il più possibile. Decidiamo di proseguire la nostra perlustrazione fino alla spiaggia di TSONIA. Ci fermiamo per passare il pomeriggio in questa spiaggia di sabbia rossa e dal mare blu. E’ molto ampia, tutta libera, con spogliatoi e docce gratuite. Alla fine della lunga baia, sull'estremità opposta a quella in cui ci troviamo noi c'è anche un bar. L’acqua è limpidissima e non troppo fredda. Il fondale digrada abbastanza dolcemente. Ci sono anche degli alberi che offrono un pò d’ombra. E’ molto tranquilla e non affollata, passiamo una prima giornata di mare molto piacevole. Il colore non è da cartolina per il fondale scuro ma la limpidezza del mare è notevole.
Verso le cinque ci rimettiamo in marcia e raggiungiamo il villaggio di MANTAMADOS. Una manciata di case dai tetti rossi e campi, in questo villaggio minuscolo che ha sempre vissuto d’allevamento. Da qui andiamo a Taxiarches (KAGIANI) un villaggio di montagna che sorge dulle pendici del monte Amali, circondato dagli ulivi. Kagiani, che deriva dalla parola turca "kagias" che significa "roccia", è il nome che gli fu assegnato durante la dominazione ottomana. Ora ci sono molte taverne a gestione familiare che nel centro offrono diversi piatti tradizionali. Ci fermiamo al Monastero di Taxiarchis. Il nome Taxiarches significa Santi Arcangeli. Questo monastero è un raffinato esempio dello stile bizantino ed è circondata da un cortile molto spazioso, all'ombra di pini e cipressi. E' tutto di pietra locale, di quel colore rosso violaceo. Quando fu completato nel 1958 venne dedicato agli Arcangeli e dette il nome alla località circostante. Nella chiesa c'è un gran numero di icone, lampadari e candele. L'icona più famosa è quella dell'ingresso che raffigura l'Arcangelo Gabriele a grandezza naturale, interamente in cera e resina mastice, risalente a circa 800 anni fa. Famosa è anche la croce dell'829, che, utilizzata per benedire l'acqua, reca l'iscrizione "Theophilos e Cassiani" e si dice provenga dalla chiesa di Costantinopoli, capitale dell'Impero Bizantino.
E’ uno dei più importanti monasteri greci in quanto l’unico a possedere un’icona in bassorilievo. Gli ortodossi non hanno nessun genere di statua o bassorilievo nei loro luoghi di culto, scelta che fu introdotta per distinguersi dai pagani che adoravano le statue. Possiedono nelle chiese solo icone o affreschi, dal momento che possono avere solo raffigurazioni. Qui invece c’è un’icona di San Michele Arcangelo, la cui armatura d’argento è in rilievo. Viene aperta una volta l’anno nel giorno della sua festa. La storia del monastero narra che i pirati attaccarono, saccheggiarono e uccisero tutti i monaci che si trovavano nel monastero. Solo uno sopravvisse e realizzò questa icona a San Michele arcangelo pregando di dar lui la forza e la fede per ricostruire il monastero.
Dopo la visita al monastero ci fermiamo all'interno del cortile a mangiare delle buonissime frittelle con miele e uno squisito yogurt di capra e ciliegie sciroppate. Il cibo isolano è ovunque ottimo.
Rientriamo appena tramontato il sole, facciamo qualche giretto per le vie del paesino, ci beviamo una birra nel porticciolo e ci prepariamo per la cena. La vista dalla nostra camera è proprio affascinante la sera quando nel piccolo porticciolo si accendono mille luci.
Usciti più tardi ci fermiamo in un ristorante del paesino arroccato e ci godiamo la vista del bellissimo castello illuminato. I nostri amici non ci raggiungono stasera e ci godiamo una cenetta a due con vista sul mare. Le cene greche sono sempre fantastiche per me che amo questo cibo! Ceniamo con souvlaki oggi, accompagnato da riso. Concludiamo la serata con un giretto per le vie illuminate e piene di negozietti artigianali in cui perdersi è un piacere.

19/8/2009
Anche oggi abbiamo lo scooter, non essendo riusciti a trovare un’auto da noleggiare. Dopo la solita abbondante colazione in riva al mare prendiamo la strada di ieri ma in direzione opposta, verso Antissa. Passiamo per la graziosa Petra, una piccola località sul mare che possiede una spiaggia ampa e attrezzata turisticamente. Sempre in modo abbastanza relativo, non essendo troppo turistica Lesvos. Il villaggio di PETRA sorge proprio sulla riva del mare, attorno ad una rocca di grandi dimensioni. La chiesa della Vergine Maria (Panagia Glikofilousa), costruita nel 1609 sulla cima di questa rocca. Per salire ci sono 114 scalini scolpiti nella pietra. Passiamo oltre anche se vorremmo fermarci per una visita, perchè essendo vicino a Molivos potremmo fare un giro quando vogliamo.
Impieggiamo un’oretta di scooter per raggiungere il villaggio di SKALOCORI. Ci fermiamo a chiedere informazioni in questo paesino di cento anime, con solo una chiesa e un bar. Le persone del posto non sono molto informate ma sono estremamente cortesi e gentili. Questo paesino nella sua semplicità è bellissimo, tra il verde e le colline dell'isola. Ce ne sono molti di questi paesini nascosti tra le montagne. Tetti rossi che spiccano nel verde intenso della vegetazione.
Raggiungiamo il villaggio di ANTISSA si trova nella zona occidentale dell'isola, sulla strada per Sigri. Si trova a 300 metri di altezza, sulla pendice settentrionale del monte Kourouklo. Antissa è il villaggio natale del poeta lirico Terpandrus, vissuto ai tempi dell'Antica Grecia. Ci sono sono le rovine del castello medievale di Paliokastro, anche chiamato Ovriokastro o Castello Genovese dagli abitanti ed i resti delle antiche mura cittadine che si trovano vicino alla spiaggia.
Nelle vicinanze, sulla destra, si trova la spiaggia di GAVVATHAS, nelle cui acque furono ritrovate la lira e la testa del poeta e musicista mitologico Orfeo, dopo il suo assassinio per mano delle Menadi.
Vogliamo raggiungere l’antica Antissa, che non si trova sul monte ma sul mare, dove sono situati i resti delle antiche mura cittadine. Per arrivarci percorriamo una strada sterrata per un’ora e mezza, in discesa. In scooter è massacrante. Arriviamo distrutti ma soddisfatti, davanti a noi una spiaggia di ciottoli scuri e tondi molto bella con acqua azzurra e un braccio di terra che entra nel mare. Dovrebbero esserci le rovine di un castello, ma sono così esigue che quasi non si vedono. In compenso il panorama è molto carino, c’è un grosso albero di fichi maturi e buonissimi che ci mangiamo con gusto. C’è una piccola chiesetta sul mare in sasso con candele accese nella sabbia e icone. C’è anche un’altra spiaggia subito accanto alla chiesa. E’ un luogo veramente tranquillo, non v’è nulla a parte una taverna. Anche se le rovine non si rivelano granchè il luogo ci piace.
Siamo distrutti da ore e mezza di motorino e decidiamo, dopo aver preso un pò di sole, di mangiare qualcosa nella taverna. Appena ci avviciamo vediamo che ci sono diverse persone che ballano al suono di musica greca. L’ambiente è estremamente familiare, ci sono dei tavoli all’aperto e la sala / cucina al chiuso non è altro che la casa di questa famiglia greca.
Capiscono subito che siamo turisti, non parlano inglese, ma subito apparecchiano e ci portano in cucina. Io cerco di sfoggiare il mio vocabolario greco e la nonna che sta cucinando ci apre il forno e ci fa assaggiare quello che ha preparato. Sembrano molto contenti dal fatto che sappiamo qualche parola greca. Anche i bambini servono ai tavoli. Ordiniamo tre pesci freschi, un’insalata greca, un agnello al forno con patate, fiori di zucca ripieni di riso e foglie di vite ripiene, tutto molto abbondante nelle porzioni. Beviamo birra greca per riuscire a mangiar tutto. Il cibo è ottimo e ovviamente molto casalingo, cosa che sicuramente apprezziamo molto. La musica e i greci che ballano mettono molta allegria, questa taverna è un vero spasso! Ci restiamo molto tempo, per ripararci un pò dal sole fortissimo, per riposarci e perchè mi diverto un mondo. Finiamo con anguria e caffè e paghiamo un conto totale di 22,00 euro.
Ripartiamo abbastanza presto perchè ci aspettano almeno due ore buone di strada in motorino e perchè vorremmo arrivare presto a Molivos per vedere il tramonto sul mare. Facciamo un sacco di soste, perchè se non bevo un po' di coca cola non digerisco più. Due ore di scooter su queste strade ucciderebbero chiunque!
Arrivati al nostro paesino raggiungiamo la spiaggetta di EFTALOU per vedere il sole scendere verso il mare. Questo tratto di costa è roccioso ed il mare è molto mosso, lo trovo molto affascinante con il sole che inizia a scendere. C’è una spiaggia abbastanza selvaggia e solitaria perchè molto esposta a vento e mare. C’è una piccola stazione termale molto economica, dove ci promettiamo di tornare. Subito superata la stazione termale, dietro le rocce, c’è una spiaggetta libera con terme naturali. Ora è tardi e rientriamo ma sarà un posto dove torneremo.
Ceniamo in una gyreria nel paesino spendendo 16,00 euro in due. Il proprietario è molto simpatico e scambia qualche parola con noi. Troviamo persone sempre molto ospitali e disposte a far due chiacchiere. Dai tavoli si vede tutto il panorama e le luci che si accendono dopo il crepscolo.
La sera è bello passarla con Alessio tra chiacchiere e sbirciatine nei vari negozietti. Vedo con piacere che ci sono molti artigiani. C’è un minuscolo negozio di ceramiche davvero bellissime, in un’altra piccola bottega si fanno oggetti d’ogni genere in legno d’ulivo, tutti a prezzi abbordabili. Io come sempre apprezzo molto il lavoro artigianale e detesto tutta quella paccottiglia cinese che viene venduta come souvenir. Tantissime pasticcerie e tanti negozi di sandali che mi vien sempre voglia di comprare. Tipico dell’isola sono i prodotti a base di olive, sia olio da usare in cucina che prodotti di cosmesi come creme e olii di bellezza. Compro olio isolano, sardine di Kalloni (uno dei due golfi di Lesvos) e una tipica brocca greca per il vino, mi mancava.

20/8/2009
Oggi ancora con scooter decidiamo di vedere il golfo di KALLONI, famoso per le sardine e per le tantissime specie di uccelli e volatili, tra cui anche specie rare. Qui ci sono molte torrette per il bird watching. E’ un golfo molto ampio, quasi non si vede il punto in cui entra il mare e sembra di essere al lago. Ci sono luoghi molto differenti tra loro in quest’isola.
Dal momento che impieghiamo un paio d’ore per arrivare ci fermiamo qui tutto il giorno. Vorremmo girare di più ma in scooter è molto scomodo. Le strade isolane poi son poche e tutte in salita e a curve. Ci prendiamo uno dei pochissimi lettini e ombrelloni che ci sono qui a Skala Kalloni. Prima di arrivare passiamo per il paesino, ma più che un centro carino da vedere ci sembra un crocevia tra le strade dell’isola e non sembra esserci nulla che valga la pena di una visita così ci fermiamo alla località di mare che davanti al nome del paese ha sempre il suffisso “Skala” qui a Lesvos.
L’aqua è salatissima e si sta a galla anche senza muoversi. E’ una situazione molto particolare. Ci sono delle pianticelle sul fondo del mare, tutt’intorno ci sono dei canneti e dei pescherecci. Alle spalle i pochi bar e le poche casette colorate molto simili alle case coloniali in legno. Certo non è la tipica spiaggia caraibica ma è molto carino. Sento dal bagnino che parla con una turista che ogni anno i scatena qui un piccolo uragano nel golfo perciò non ci sono attrezzature, solo questi pochi ombrelloni. Anche qui è un luogo molto di relax, come sempre ci sono docce libere di acqua dolce. E' molto verde nei dintorni e molto silenzioso.
La giornata passa piacevole tra bagni, le note di un ragazzo che suona la chitarra sotto l’ombrellone, qualche perschereccio che passa in lontananza, uno spuntino al bar e qualche passeggiata.
Lasciamo il golfo di Kalloni per far ritorno, con il sole davanti a noi che fa luccicare il grande specchio d’acqua argentato.
Prima di cena ci gustiamo il solito giretto per le vie del paese e una birretta in riva al mare.
Mi piace il momento in cui si accendo le luci ma è ancora abbastanza chiaro. Mi piace il gioco di ombre e di luci calde sui muri scrostati, sui ciottoli della strada e sulle persone. Il momento in cui le ombre diventano lunghissime e la luce diventa di quei toni caldi.

21/8/2009
Oggi finalmente riusciamo a prendere una macchina a noleggio e partiamo di buon’ora per scorrazzare per le vie isolane. Vogliamo arrivare alla foresta pietrificata che si trova vicino ad ERESSOS. L'idea è di arrivare presto perchè l’intero sito è all’aperto e il sole di mezzogiorno sarebbe troppo forte. La zona in questo tratto di isola è molto diversa rispetto al resto del territorio, visto fino ad ora. Le foreste di pini e le immense piantagioni di ulivi lasciano il posto ad un panorama arido e sterile, simile a quello delle Cicladi cui siamo abituati. Passato il villaggio di Antissa ci fermiamo al MONASTERO YPSILOU che sorge esattamente sulla vetta del monte Ordymnos, a 634 metri dal livello del mare. E’ il monastero di San Giovanni Teologo, tradotto in lingua italiana, la cui festa patronale si celebra l'8 maggio di ogni anno. In Greco è conosciuto come Moni Ypsilou ed è il più antico di Lesbo: la sua fondazione risale infatti all'800 a.C. per opera di San Theophanes e fu abbandonato in epoca tardo bizantina. Secondo la tradizione inizialmente aveva il nome di "Monastero di Korakas", che cambiò in "Monastero di Zisira" sotto il dominio ottomano; purtroppo non rimane oggi alcuna traccia della sua prima costruzione a causa dei vari danni che subì: venne infatti saccheggiato dai turchi a più riprese nel 1462, 1821 e 1851. La sua parte sud-occidentale e la chiesa furono distrutte in un incendio nel 1967 e ricostruite completamente nel 1971. II monastero è racchiuso da mura in pietra e al suo interno c’è un cortile a volte, la chiesa e un museo. Il silenzio e la pace di questo luogo in cima alla montagna qui nel nulla è totale. Il panorama è molto bello: tutt’intorno terra arida che qui dall’alto sembra una cartina topografica e il blu del mare lontano sembra infinito. Il monastero offre una spettacolare vista panoramica che spazia dalle coste settentrionali di Lesbo fino al monte Athos. Gli unici rumori qui sono il vento ed il fruscio delle foglie dell’alberello di ulivo.
La chiesa è costruita nel 1101 ed è ornata da sei grandi icone bizantine di grande valore. Un enorme lampadario è fissato al soffitto ed ogni angolo della chiesa è pieno zeppo di icone bellissime e candele accese. La biblioteca del monastero che contiene una collezione di manoscritti, codici, manoscritti liturgici, lezionari contenenti le letture evangeliche quotidiane, epistole di patriarchi e vescovi, testamenti e svariate tipologie di documenti ufficiali, oltre a libri antichi pubblicati tra il 1535 e il 1845. Il frate fuori sulle scale ci invita a far visita al museo che vanta pezzi di valore artistico e storico dagli anni 1588 al 1825. Nelle teche di vetro c’è una grande collezione di copertine di libri evangelici del 1588, 1622, 1730 e 1825, sei reliquiari. Ci sono molti abiti, mantelli, ornamenti pastorali e pontificali e corone lavorati e ricamati con oro e pietre preziose, molto sfrazosi, dei veri capolavori. C’è una bellissima collezione di croci con rubini e perle incastonate tutti lavorati e intarsiati. La sua collezione di manoscritti è di grande valore, racchiude libri evangelici e i paramenti pontificali del patriarca ecumenico Gregorio V, che fu impiccato dai Turchi bel 1822, a causa della rivolta dei Greci contro l'Impero Ottomano.
Il monaco panciuto se ne sta alla finestra del museo guardando il panorama e curando i pochi turisti che si aggirano con noi nel museo, bevendo da una bottiglietta apparentemente di acqua, che secondo noi è però ouzo, poichè dalla sua espressione sembra un pò brillo.
Lasciamo il monastero e raggiungiamo la FORESTA PIETRIFICATA. Subito quando ho scoperto al sue esistenza, mi ha incuriosito. Ha un ecosistema unico al mondo e copre un'area totale di circa 150 km quadrati. Un’area che consiste nei resti di piante che si sono fossilizzate quando la zona venne coperta di lava in seguito ad un'eruzione nel periodo tra il tardo Oligocene e il primo-medio Miocene. Avvenne la perfetta fossilizzazione delle fibre vegetali e i materiali inorganici rimpiazzarono quelli organici, molecola per molecola. Con il passare del tempo i tronchi fossilizzati degli alberi sono riaffiorati a causa della naturale erosione delle rocce vulcaniche. La Foresta di Pietra si sviluppò durante l'Era Cenozoica, circa 15-20 milioni di anni fa. I tronchi e alcune parti di alberi, incluse piante fossilizzate, pigne e semi, si sono conservati in buono stato, così come le radici dei tronchi che superano i 2 metri di altezza e i 3 metri di diametro e che si ergono verticali nella loro posizione naturale. Proprio tra di essi si annovera il maggiore tronco verticale fossilizzato del mondo, alto 7,02 metri e con un diametro di 8,58 metri, che appartiene alla specie Taxodioxylon Albertense, l'antenato dell'odierna sequoia.
Nelle località di Antissa, Chamandroula, Sarakina, Eressos, Mesotopos e Chidira si trovano grandi concentrazioni di alberi fossilizzati, ce ne sono anche di dimensioni minori nelle zone di Molyvos, Polichnitos e Roungada-Plomari; inoltre alcuni resti sono stati rinvenuti nel mare a ovest dell'isoletta di Nisiopi, ad una profondità di 30 metri, il che conduce a pensare che la foresta di pietra si estendesse su tutta quell' area, poi sommersa dalle acque marine.
Vi sono varie opzioni per visitare più da vicino ed ammirare questo fenomeno naturale unico nel suo genere; una di esse consiste in una visita dei parchi all'aria aperta, in cui sono comprese la Foresta di Pietra, il Geoparco di Sigri, il Geoparco di Plaka o l'isoletta di Nisiopi. Ci sono dei percorsi pedonali che attraversano queste aree e sono provvisti di tavole esplicative riguardo i fossili più importanti. C’è anche un Museo di Storia Naturale della Foresta di Pietra, situato nel villaggio di Sigri, dove però non siamo andati.
La visita al parco della Foresta pietrificata è stata molto interessante. Si passeggia sui sentieri e si ammirano i vari fossili, veri e propri alberi di pietra. Ce ne sono tantissimi anche enormi e molte radici ben conservate. Ci sono diversi bar e aree di sosta, dal momento che non ci sono alberi a far ombra ma solo fossili ed il sole diventa presto forte. Ovviamente è severamente vietato toccare o asportare pezzi di fossili.
Concludiamo la nosta visita alla foresta di pietra per concederci un bagno a SIGRI, un villaggio prevalentemente di pescatori. I primi abitanti erano esiliati turchi che si guadagnavano da vivere derubando le imbarcazioni che approdavano a Sigri per ripararsi dalle tempeste. Il nome Sigri dovrebbe derivare dalla parola greca “sigouro”, che significa “sicuro”, a causa del porto. Qui c’è il Museo di Storia Naturale della Foresta di Pietra che non abbiamo visitato.
Sigri è l’unico villaggio dell’isola ed essere formato solo da casa bianche con tetto rosso. Gli altri villaggi sono tutti in pietra. Un bel paesino bianco sul mare, con piccoli pescherecci. Le vie sono quasi deserte sotto il sole di mezzogiorno. Solo grilli in anfratti e vento che squote l’erba gialla. Ci solo un paio di bar, un minuscolo market e un fornaio.
Sul mare si trova la fortezza di Sigri che fu edificata dai Turchi nel 1757 e nonostante le piccole dimensioni è molto carina e si è conservata fino ad oggi in buono stato. Questo villaggio è il maggior porto naturale di tutta l’isola e la sua baia è ben protetta da un’isoletta chiamata Megaloniso, o Nisiopi, che si può raggiungere in barca e visitare: qui ci sono un faro, una cappella dedicata a san Giorgio, i resti di una basilica e alcuni alberi pietrificati di grande interesse. Purtroppo per mancanza di tempo, non abbiamo raggiunto l’isoletta ma ci siamo fermati nella spiaggia sabbiosa del paese. Il mare qui ha colori bellissimi, l’acqua come sempre è limpidissima. Nelle altre spiagge il colore del mare è meno spettacolare a causa della sabbia di colore scuro, ma ovunque l’acqua è pulitissima. Qui ci sono delle correnti davvero gelide, ma in compenso Alessio trova un sacco di scheletri di ricci di mare! La spiaggetta è in un contesto molto carino con l’isola Nisiopi di fronte, il villaggio bianco e i resti della fortezza sul mare.
Dopo una sosta per un bagno, un pò di sole sulla spiaggia e un pò di relax sotto gli alberi che la delimitao ripartiamo in direzione ERESSOS. Vogliamo fare un salto e vedere cosa c’è dato che è il paese natale della poetessa Saffo. Eressos è un villaggio di 3.000 abitanti situato tra aride rocce vulcaniche nella zona sudoccidentale dell'isola. I paesaggi naturali di questa zona sono splendidi, spaziano da zone montuose a pianure per arrivare fino al mare. Nel villaggio ci sono diverse splendide dimore signorili e una piazza principale. Non c’è quasi nessuno essendo primo pomeriggio, poichè la maggior parte degli abitanti si sposta a Skala Eressos durante la stagione estiva, e alcuni verso la pianura per lavorare nelle fattorie. Importanti sono le chiese di Panagia (Vergine Maria), San Constantinos e Santa Irene, come pure la Scuola "Theophrasteion", che contiene una significativa biblioteca di 2.070 volumi. Interessanti sono pure il Museo di Eresso, i resti dell'antica acropoli e le mura, nonchè il relitto della nave militare turca che fu affondata da Dimitris Papanikolis nel 1821 durante la guerra d'indipendenza greca. Da visitare c’è anche il Monastero medievale di Pythariou, dedicato agli Arcangeli, che contiene notevoli icone e affreschi, le rovine della chiesa paleocristiana di San Andreas e la basilica paleocristiana di Afentelli, che però non abbiamo visto.
Andiamo subito a Skala Eressos. Ogni anno ospita il Festival Internazionale delle Donne. In estate ci sono anche molti eventi culturali come mostre di pittura, concerti, spettacoli teatrali e serate greche tipiche. Il 4 luglio si festeggia il santo patrono insieme all'anniversario dell'esplosione della nave militare turca ad opera di Papanikolis. E’ come villaggio, soprattutto Skala Eressos, il più turistico che vedo a Lesvos. Si nota la forte presenza femmile e lesbica, dovuta alla fama della poetessa. Ci sono molti locali notturni. C’è una spiaggia ampia e attrezzata con bar e giochi d’acqua. E’ molto affollata e turisticamente organizzata. Ci prendiamo un pò d’ombra e facciamo un giro. Diciamo che per i miei gusti è troppo caotico. Ci restiamo un pò e riprendiamo la strada di casa passando per Kalloni.
Rientriamo presto a Molyvos, così facciamo un giro più approfondito. Il secondo nome di questo villaggio è Mithymna che ne è il nome antico della città e che venne cambiato in Molyvos in epoca medievale. Oggi si utilizzano entrambi, forse i greci usano maggiormente Mythimna mentre a livello turistico è utilizzato il nome Molyvos. Il villaggio è stato costruito sulla collina rocciosa per essere meno visibile dal mare e per essere protetto dai pirati è stata costuita una fortezza sulla sommità. Le case del paese sono tutte in pietra, con piccole porte e finestre, sono su due piani e presentano un balcone in legno chiamato "sahnisi", che estende lo spazio a disposizione per la famiglia, date le piccole dimensioni delle abitazioni. I vicoli stretti si fanno strada nel villaggio dall'architettura bizantina e conducono spesso a fontane in pietra, tipiche di Molyvos; notevole è quella vicino al vecchio Palazzo dell'Amministratore (1898). La Biblioteca Municipale di Molyvos fu inaugurata nel 1863 e vanta una collezione di 9.000 volumi, alcuni dei quali di grande valore; è inoltre possibile visitare la Galleria d'Arte e il Museo che si trovano presso l'ufficio del sindaco. Da vedere è anche la magione di Kralidon (che deve il suo nome al primo proprietario, Kralis), che, costruita nel 1830 e rinomata per i dipinti murali, ospita oggi la Scuola di Belle Arti.
Raggiunta la sommità ed il castello di Molyvos ci fermiamo per ammirare uno dei fenomeni naturali che più apprezziamo: il tramonto! Ogni volta è unico nei suoi colori e nei panorami. Da qui si vede il porticcolo e il resto dell'isola, enorme. Il sole che scende e colora il cielo ci emoziona sempre. Colori caldi, morbidi quasi, nel rosso, rosa e arancione. La nebbiolina sul mare offusca i contonti e l'orizzonte marino.
Concludiamo il nostro giretto e torniamo in albergo. Ci gustiamo una birra e un gyros sul nostro balcone sul mare.Ceniamo in un ristorante a Molyvos sul mare con pesce con verdure, vino, acqua e caffè. Ottimo.
Passiamo la serata nella discoteca all’aperto con i greci che si sposeranno ed i loro amici che sono arrivati man mano in questi giorni. Noi siamo quelli che restiamo di più. Già che veniamo per il matrimonio ci restiamo almeno una settimana così abbiamo modo di conoscere anche quest’isola, dove altrimenti non saremmo arrivati. La serata passa tra un drink e l’altro e la conoscenza dei loro amici.

22/8/2009
Anche se ieri abbiamo fatto tardi partiamo di buon’ora: essendo il secondo e ultimo giorno in cui abbiamo la macchina vogliamo approfittarne. Uscendo da Molyvos prendiamo la strada per Kalloni e subito dopo giriamo in direzione Agiassos. Le strade isolane son poche, a volte anche i cartelli però, perchè sono in un solo senso di marcia e se arrivi dall’altra parte non li puoi vedere. Stravaganze greche. Diciamo che girare sull'isola, se si ha una cartina è molto semplice. Le strade non sono moltee basta sapere almeno a spanne la direzione in cui si vuole andare.
Man mano che procediamo le immense distese grigio argentate delle fronde degli ulivi lasciamo posto a verdissimi pini. Le strade sono sempre tutte in salita e a tornanti. Per la strada incontiamo dei vendori ambulanti di frutta. Si coltiva molto qui a differenza di molte isole greche e la frutta e la verdura son sempre ottime e di stagione.
Arriviamo ad AGIASSOS, un paesino di 2.600 abitanti che si trova sul versante del Monte Olympos, ad un'altezza di 475 m sul livello del mare. Un villaggio tra platani, pini, olivi, meli, castagni e ciliegi. È un villaggio fatto di strette stradine ciottolate che ha mantenuto le sue antiche tradizioni artistiche e religiose. E' rinomato in tutta Grecia per la chiesa dedicata alla Vergine Maria, Panagia ti Vrefokratousa, che è situata nel centro del paesino. Ogni anno numerosi pellegrini accorrono il 15 agosto per celebrare la Madonna e la sua icona miracolosa giunta qua nel XII secolo dalla Palestina. Il monastero dedicato a Maria è stato costruito alla fine del XII secolo dal monaco Agathon lo stesso portò l'icona a Lesvos. Questa chiesa è molto bella, tutta in pietra e piena di ulivi e di addobbi per la festa. Interessante da visitare è anche la Sacra Chiesa della Trinità, costruita nel 1870 nella zona di Kamboudi, nell'ingresso superiore al villaggio. Il suo festival si svolge nel giorno dello Spirito Santo e segna l'inizio dell'estate per tutte le attività del paese.
Ad Agiassos ci sono due musei. Il Museo di Arte Folkloristica si trova nel cortile della Chiesa e contiene una ricostruzione a grandezza naturale di una stanza in una casa tipica del villaggio, nonchè pezzi di arte folkloristica (come ricami, tessuti, costumi tradizionali, oggetti di rame), gioielli antichi che furono offerti in dono alla chiesa da pellegrini e una collezione di monete antiche. Nel cortile della Chiesa troverete inoltre il Museo Ecclesiastico. Agiassos è molto famoso in tutta l'isola per il suo carnevale, che qui si distingue per il mondo in cui viene celebrato. Nato nel periodo dell'occupazione turca, è un evento folcloristico unico, non convenzionale durante il quale pungenti satire (ovvero versi giambici di 15 sillabe) declamate da un poeta locale in dialetto locale si fondono con i carri mascherati. Il villaggio di Agiassos consiste di tre frazioni costruite anfiteatricamente sul versante nordorientale del monte Olympos ai confini di una area coltivata di ulivi. Per le stradine stette e ripide del villaggio ci sono diversi caffè e negozi i prodotti locali, come olio, formaggio, oggetti in legno di ulivo e spezie. Ci compriamo un tavli, il gioco greco del backgammon in legno lavorato a mano, un’opera d’artigianato. Ci compriamo anche del formaggio molto squisito e del miele.
La fama dei suoi prodotti locali regge la prova, ottimi. Ci fermiamo in uno dei tanti caffè per bere qualcosa, Alessio prende una birra e un frappè di caffè, tipico greco. E’ rilassante stare lì in quel baretto familiare, praticamente un paio di tavoli e sedie fuori dalla porta di casa del proprietario, tra le vie pergolate del paese osservano lo scorrere lento della vita isolana. Ci sono molti negozi di artigiani e molti sono i visitatori ma è affascinante vedere come non ci sia nulla apposta per il turista, ma abbiano conservato un sapore genuino questi vicoli.
Riprendiamo la strada e ci dirigiamo verso la costa meridionale di Lesvos e il suo centro principale la capitale storica dell'Ouzo in Grecia, PLOMARI. Da Agiassos sono una ventina di km in strade a tornanti da cui si ammira anche il mare. Molti i monasteri e le chiesette storiche, la più pittoresca è quella di "Maria la Nascosta", raggiungibile per caicco. In città ovviamente si trova il museo dell'ouzo negli stabilimenti di Barbayiannis e il museo etnografico ospitato all'interno dei vecchi stabilimenti di sapone. La città è molto panoramica, ha conservato bene il suo colore e la sua urbanistica tradizionale. Nella zona del porto si nota ancora l'impronta turca sia nelle fontane che a livello degli edifici. Ci perdiamo un pò per le vie di questo paese dalle case colorate e le vie e le piazzette coperte da viti, per tenere ombra. L’atmosfera di questo paesino è molto particolare. L'ouzo (liquore a base di liquirizia) che si produce qui è il migliore del paese, ce ne sono diversi tipi e marchi e raggiunge anche i 46 gradi. Visto che è primo pomeriggio non assaggiamo ouzo, ma andiamo nella spiaggia più vicina AYIOS ISIDOROS, una spiaggia ampia di sabbia chiara a roccia, dall’acqua turchese davvero molto bella. Passiamo qui gran parte del pomeriggio a fare bagni, immersioni e prendere un pò di sole. Ci sono tantissimi pesci e le rocce sott’acqua hanno forme particolari. Il colore del mare inoltre è bellissimo, l’acqua è gelida e subito molto profonda, ma è limpidissima e ha dei colori magifici.
Riprendiamo il viaggio, perchè saremo a cena a Skala Sikamià stasera e non possiamo tornare troppo tardi. Sbagliando strada al ritorno passiamo da MEGALOCHORI, l'ex capitale storica della regione, che si trova a una decina di Km da Plomari. E’ un piccolo centro montano sito sul monte Olympos ad un'altitudine di 645 metri. E’un borgo minuscolo ma molto pittoresco e sommerso nel verde in un meraviglioso paesaggio di montagna. Il suo nome significa "grande villaggio", infatti era il maggiore di tutta l'area. In passato era chiamato anche "Kammeno Chorio" (villaggio bruciato), poichè venne incendiato più volte dai pirati, oppure "Palio Plomari" (Vecchia Plomari), quando i suoi abitanti si trasferirono a Plomari a metà del XIX secolo. Nelle vicinanze ci sono altri borghi molto autentici come Messagros, Skopelos e Paleokipos. Ma ora purtroppo non c’è tempo e ritrovata la strada torniamo a Molyvos per raggiungere poi Skala.
Facciamo in tempo a gustare un tramonto dal castello di Molyvos. Da qui c'è un bel panorama e il sole scende lento daventi a noi fino a perdersi dietro l'orizzonte. Nel cielo restano i suoi colori arancioni e rossi in mille sfumature.
Appena terminato il tramonto ci mettiamo in strada ed arriviamo a destinazione. Il porticciolo la sera è molto carino. Tavolini sul mare e mille luci. La chiesetta bianca è illuminata e si riflette nelle acque scure della sera. Il ristorante in cui ceniamo si trova sul mare ed è delizioso a dir poco. E' stato scelto in quanto è di un parente. File di lampadine accese sulle nostre teste, ornate come lampade da conchiglie, le luci sul mare e la chiesetta dove si sposeranno domani fanno da cornice a questa cena che ci offrono. Il cibo è ottimo, insalata greca, verdure di contorno melanzane e zucchine, calamari alla griglia, filetti di alici, polpi alla griglia, fritto misto, pesce alla griglia, pasta con pesce, che noi non abbiamo mangiato. Ottimo il vino bianco resinato. Di taverne qui ci sono solo queste tre e mi assicurano che tutte offrono cibo ottimo.
Rientriamo a Molyvos per la strada a tornanti completamente avvolta nel buio della notte. La strada è stretta, in salita e per di più non si vede proprio nulla davanti a noi. La striscia di asfalto è sottile e senza protezioni. Le curve sono tutte a gomito e si deve procedere molto lentamente, ma il panorama è bellissimo. Si vede la costa della Turchia tempestata da mille lucine e si intravede anche lo scintillio delle luci di Skala Sikamià. Visto che non sono alla guida mi posso godere il panorama dall’alto. Siamo nell’oscurità più completa, non abbiamo nemmeno una macchina davanti a noi.
Addirittura appena dietro una curva ci imbattiamo in un gregge di capre che sta beatamente sostando in mezzo alla strada! Si sale per la montagna in un panorama sempre affascinante e successivamente si comincia a scendere in direzione Molyvos. Da lontano è bellissimo vedere tutto il paesino illuminato con il castello di luce d’oro nella notte nera come un abisso.

23/8/2009
Oggi è il grande giorno, il giorno del matrimonio che aspetto con ansia. Come al solito il cielo è un quadro di tempera azzurra che di più non si può. Non c'è nemeno una nuvola, il sole è alto e fiero nel cielo e solo una leggera brezza arriva dal mare. Colazione al bar dell'hotel, sul porticciolo in riva al mare con me che lancio il pane ai pesci del porto che voraci divorano tutto e si dileguano nelle acque del porto. Rubiamo dalla colazione anche qualcosa per i nostri amici gatti.
Oggi siamo senza mezzi di trasporto, tanto alle 16.00 ci troviamo a Molyvos nella casa dove si vestirà la sposa, che emozione, posso andare a vedere anch'io! Avevamo in programma di fare un giro anche a Petra, ma restiamo in perlustrazione delle vie di Molyvos per l'ultima volta. Non abbiamo ancora visto la la fortezza che si trova sulla cima della collina. Approfittiamo di questa mattinta per fare un giro. E' una delle fortezze meglio preservate di tutta la Grecia. Fu probabilmente costruita dopo la metà del XIII secolo a scopi difensivi contro gli attacchi turchi e gli invasori provenienti dall'Europa occidentale. Non si conosce l'anno esatto in cui fu completata. Nel 1373, vennero portati a termine importanti opere di ristrutturazione da parte di Francesco I Gattilusio, che furono seguite da simili iniziative sotto l'Impero Ottomano, tra il 1462 e il 1912. La fortezza ha forma trapezoidale ed è dotata di mura robuste, incisioni e insegne di famiglie nobili. Fu costruita con un tipo di pietra chiamato trachytis, di colore rossastro e bruno, che si è mantenuta in buone condizioni. La fortezza è alta 70 metri circa e ed è costituita da vari livelli. L'imponente entrata principale è in legno massiccio, corazzato in metallo. Da qui la vista sul paese di Molyvos e sulla zona circostante è molto bella. I tetti rossi delle case si accavallano l'uno all'altro ed arrivano fino al mare blu, luccicante sotto sole di mezzogiorno. Fa caldo, ma tira un bel venticello qui. Si vede la costa turca ed i verdeggianti dintorni dei rilievi isolani. C'è un palco per gli spettacoli che spesso si tengono qui. Si vede dall'alto la spiaggia di Molyvos, una bella baia di sabbia con vari gazebo e acque poco profonde. La gita vale sicuramente almeno per il panorama che si ammira da queste mura.
Scendendo è sempre piacevole perdersi per le vie del paesino, ombreggiate da rampicanti. Ora quasi deserte e solitarie. Dopo aver mangiato qualcosa, rientriamo in hotel. Docciati, truccati, vestiti, facciamo le valigie e siamo pronti per andare a vedere la sposa che si veste. Troviamo con facilità la casa, anche perchè tra le viette riconosciamo alcune delle persone che ieri sera erano a tavola con noi e andiamo insieme verso la casa "Capitan View". Hanno affittato questa casa a Molyvos con bellissima vista sul mare e ci sono le altre sue amiche ed i parenti. Arrivano parrucchiere e truccatrici e la stanza è piena di ragazze in fermento. Sopra ci sono pasticcini e stuzzichini che mangio sempre con piacere.
La nostra amica truccata, pettinata e vestita è bellissima. Capelli biondi lisci, occhi sfumati sui toni del grigio con un pò di glitter e un'aspetto che trovo molto greco, anche se moderno, semplice ma elegante. Lasciamo la casa per andare alla fermata del bus, dove troviamo il pullman che hanno noleggiato per trasportare tutti da Molyvos, visto che alloggiano tutti qui praticamente. Il bus ci porta a Skala Sikamià non senza qualche peripezia. La strada strettissima a tornanti è un pò snervante per il guidatore. Ogni volta per evitare altre macchine prima o dopo le curve è un cinema perchè nessuno si ferma quando suona il clacson.
Nonostante questi numeri da circo tra macchine strette in cui passiamo a malapena, gridate di parolacce fuori dal finestrino, arriviamo a destinazione. La sposa non è ancora arrivata, dato che per tradizione arriva sempre un pò più tardi. Troviamo già molti parenti ed amici con il futuro sposo, emozionatissimo, vestito molto elegante, con un bouquet di fiori bianchi in mano. C'è un bel caos di gente, ci sarà tutto il paese, in questa piccola piazzetta sul mare. La piccola chiesa bianca dal tetto rosso si trova su di una grande pietra violacea sul mare. Le scale sono di roccia e sono state sistemate delle lanterne bianche in ferro battuto con delle candele, dei nastrini bianchi e dei rami di ulivo. L'ora è a dir poco perfetta, sono le otto di sera e il sole rosso fuoco inizia la sua lenta discesa verso il mare, colorando il cielo di arancio e rosa. Noi ci mischiamo agli invitati, facciamo qualche foto e ci guardiamo intorno incuriositi ed eccitati per essere ad un matrimonio greco. Ormai sembra che a parte la sposa non manchi nessuno.
Arriva finalmente la sposa, scende dalla macchina e lo sposo la bacia e le dà il bouquet, le prende la mano e salgono insieme i gradini per entrare nelle piccola chiesa. Ci saranno al massimo una ventina di posti, riesco a prenderne uno, come suggeritomi dalla sorella della sposa. La chiesa è piena di fiori, icone e candele. I due pope barbuti iniziano la S.Messa nuziale, tutta cantata. Il testimone, in lingua greca chiamato Cumbara, è uno solo e sta dietro gli sposi. Al momento giusto mette loro in testa una coroncina per uno e le scambia ripetutamente.
Esco dalla chiesa per far entrare altri amici e parenti. Tutte le altre persone sono qui fuori sul muretto della rocca sul mare mentre il sole piano piano va giù. Si chiacchiera con i vari amici e si fanno nuove conoscenze. Quando la Messa sta per finire gli sposi girano più volte intorno all'altare mentre tutti gli invitati lanciano il riso. Fuori dalla chiesa ci han dato delle scatoline bianche di cartoncino con il riso a chicci bianchi e verdi. Loro non lo lanciano fuori dalla Chiesa, ma quando gli sposi son ancora dentro. Così entiamo a turno per lanciare il riso. All'uscita degli sposi ci danno dei sacchettini trasparenti con dentro un dolcetto delizioso di pasta di mandorla. Il cielo è già scuro e ci sono un sacco di luci, sulla chiesa sul porto e sulla costa turca.
Dopo un po' di chiacchiere e vari saluti riprendiamo il bus che ci porterà al ristorante. Ne hanno scelto uno a Molyvos, un po' fuori, con vista sul castello illuminato e sul mare. Ceniamo all'aperto, in tavoli bianchi a bordo piscina, decorati con sassi bianchi e rami di ulivo.
Noi stranieri siamo tutti allo stesso tavolo. Si parla in inglese e un pò in tedesco, qualche volta in italiano. Sono tutti molto simpatici. Gli sposi arrivano qualche minuto dopo di noi e da tradizione greca fanno un ballo insieme per dare inizio. Ballano un tango, sono bravissimi e pensare che han fatto solo dieci lezioni in vita loro. Poi tagliano la torta nuziale e danno il via alla cena. Ovviamente verrà magiata alla fine, ma per tradizione la prima fetta si taglia subito.
Antipasti greci vari con insalta greca, vari tipi di carne e pesce, il tutto innaffiato da ottimo vino greco. Una delizia. Tra chiacchiere e balli greci si termina la festa alle 4,00 del mattino. Peccato che domani abbiamo il bus alle 8,00 e ci dobbiamo alzare presto.

24/8/2010
Alzarsi presto dopo l'abbuffata del matrimonio non è il massimo. Salutiamo i gestori del nostro hotel, sempre gentili e sorridenti. A piedi con le valigie dobbiamo farci tutta la salita di ciottoli che dal porticciolo arriva a Molyvos paese. Ci giriamo per guardare l'ultima volta il porto e il nostro hotel, questa manciata di case dai tetti rossi.
Il bus parte alle 8.00 puntuale e ci porta in due ore a Mitilene. Dal finestrino scorrono le immagini delle strade e dei panorami del primo giorno. Ora che per noi sono così familiari ci spiace lasciarle e ci sembrano così diverse dalla prima volta che le abbiamo viste.
Arrivati alla capitale Mitilene abbiamo il tempo per fare colazione e per fare un giro per la città.
Non ci resta che recarci al porto e aspettare la nave che ci condurrà a Mykonos, altre emozioni greche, anche se Mykonos la conosciamo già.
Guardiamo le case colorate di Mitilene ed il mare blu mentre salpiamo e i gabbiani volano sopra le nostre teste. Se non fosse stato per il matrimonio non ci saremmo mai venuti. Di solito adoro quelle isole piccole, scogli ossuti nel mare Egeo, così autentici. Ma abbiamo amato anche Lesvos in questa settimana. Sicuramente merita più tempo, l'isola è molto grande e ci sono una quantità di villaggi in cui perdersi è un piacere. Per non parlare delle foresta pietrificata, che è unica. Vale anche per il cibo che è ottimo ovunque e i bei panorami verdi ed i numerosi monasteri. Anche le spiagge, ce ne sono per tutti i gusti. Lasciamo Lesvos con la speranza che altri la conosceranno ed apprezzeranno quanto noi. Ma soprattutto con la speranza che non cambi mai.L’isola di Saffo si rivela in tutta la sua bellezza, con il valore aggiunto dell’immersione totale in un autentico matrimonio greco!

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